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Il mito di Amore e Psiche e la ricerca dell’Ikigai

Conosci il mito di Amore e Psiche?

La storia narra di una bellissima principessa mortale, di nome Psiche, che non riusciva a trovare marito ed era talmente bella da meritarsi tra gli uomini l’appellativo di Afrodite, la dea della bellezza e dell’amore. Afrodite, venuta a conoscenza della bellezza della fanciulla e sentendosi offesa, chiede l’aiuto di suo figlio Amore, Eros, per vendicarsi: il giovane dio, con le sue frecce, avrebbe dovuto far innamorare Psiche dell’uomo più brutto e avaro del mondo. Amore, tuttavia, di fronte allo splendore della fanciulla, per l’emozione sbaglia il tiro e scocca per errore una freccia sul suo piede, finendo così per innamorarsene perdutamente.

Per non far scatenare l’ira della madre, il dio dell’Amore decide di tener nascosta la sua identità a Psiche e di amarla soltanto nell’oscurità della notte. I due si amano ogni notte con il patto che ella non cerchi mai di vedere il suo volto. Spinta dalle sorelle invidiose e dalla curiosità, una sera Psiche decide di illuminare il volto del suo misterioso amante addormentato. Alla luce della lampada ad olio, Psiche si trova davanti l’uomo più bello che avesse mai visto e, folgorata dalla sua bellezza, si distrae, lasciando cadere una goccia d’olio sulla pelle di Amore, che si sveglia. Infranta la promessa, Amore l’abbandona. Da quel momento, Psiche va alla ricerca di Amore e, per ricongiungersi a lui, dovrà affrontare dure prove. Il lieto fine c’è: supera tutte le sfide, ritorna da Amore e diventa anch’ella immortale.

Alla ricerca di Amore: il cammino che dalla paura conduce alla consapevolezza

“Quando Psiche si separa da Amore”, scrive la psicologa e antropologa Selene Calloni Williams, “entra nel buio dell’esistenza mondana, lascia il castello del suo amante divino per entrare nella fatica e nella pesantezza della separazione”. È una vita molto dura quella di Psiche, fino a che non ritrova Amore.

Una separazione quella di Psiche, dice Calloni, necessaria per crescere e maturare. Un cammino indispensabile, che dalla paura conduce alla consapevolezza e all’Amore stesso, che vince la paura e, quindi, la morte. Allieva diretta del grande psicanalista James Hillman, Selene Calloni Williams parla di come la vita sia immagine e di come l’esistenza sia sogno, apparizione, immaginazione. Anche la fisica quantistica sembrerebbe condurre in questa direzione, con un’eco che ci rimanda al passato. Negli antichi purāṇa, infatti, era scritto:

“L’esistenza è la danza di Shiva.
Shiva, danzando, risveglia la materia e ne fa onde pulsanti”.

Ciò che prima era pura e semplice poesia, oggi, se vogliamo, è anche scienza.

Partendo dal presupposto che l’esistenza è una grande immagine, è naturale che la mente logica non riesce a coglierla.

Qui usiamo qui i termini psiche e anima quali come sinonimi: psykhḗ è il soffio vitale, l’anima. Dunque, se la grande imago è poesia e creazione dell’anima rimarrà sempre un mistero.

La mente, iper-razionale e patricentrica, non può pertanto rivelarsi uno strumento adatto a condurci, a comprendere e quindi a realizzare la missione dell’anima e il nostro ideale.

Ma allora, a cosa affidarci?

A un nuovo metodo di pensiero, quello che il filosofo e mistico indiano Sri Aurobindo chiamava overmind, il pensiero del cuore, e che Selene chiama mente poetica: una mente capace di ragionare certo, ma di farlo in armonia con il cuore, con la complessità della fede, del coraggio, e non animata dalla paura.

Scopri QUI quali sono i 3 accessi che conducono alla mente poetica

Selene parla chiaramente di due menti, una delle quali è quella che purtroppo usiamo più spesso, che vuole il controllo e il potere e che quindi non ci porterà mai a ritrovare e amore.

La grande imago, l’immagine di psykhḗ, ha come fine ultimo l’amore. Che cosa deve mai fare Psiche se non ritrovare Amore?

Psiche: alla ricerca dell’amore, la missione dell’anima di noi tutti

Riprendendo la leggenda, Psiche ha perso di vista Amore e quindi la grande Imago, la creazione di psiche, l’immagine di psiche, l’esistenza, e ora ha come obiettivo quello di ritrovare l’amore: è l’espressione del suo desiderio, della sua aspirazione a ritrovare amore ed è anche la manifestazione della chiamata di amore.

Ikigai: la missione dell’anima, di psiche

Comprendere questo, capire la missione dell’anima, il nostro ideale e manifestarlo in ogni gesto della nostra vita, in ogni respiro, è importante e ci conduce nell’eudaimonia, che è la realizzazione del nostro daimon (ne abbiamo parlato QUI), del nostro ideale, ma è anche la felicità: i giapponesi lo chiamano Ikigai, ciò per cui vale la pena vivere.

Come raccontiamo in questo articolo, quando i ricercatori sono stati sull’isola di Okinawa in Giappone, che è una delle zone blu del mondo (quelle aree dove c’è un’aspettativa di vita più lunga), e hanno chiesto agli abitanti ultracentenari

quale fosse il loro segreto, questi hanno risposto due cose:

  1. Una è la regola dell’ottanta per cento: mai riempire lo stomaco di cibo al cento per cento, tenere sempre un 20 per cento vuoto;
  2. La seconda cosa che hanno detto è stato Ikigai, ciò per cui vale la pena vivere, l’ideale, la missione dell’anima.

L’ideale (éidõlon), parola idolo per gli antichi, significava proprio immagine, un’immagine simulacro, di amore.

L’ideale è ritrovare amore, la missione è ritrovare amore: la missione, dice Selene, è una uguale per tutti, però si manifesta in ciascuno di noi i modi e qualità assolutamente diverse.

È uguale per tutti ma diversa per ognuno di noi, perché è esattamente così la psiche, l’anima: non fa mai una cosa quale ad un’altra, non c’è mai un fiore uguale ad un altro, non c’è mai un albero uguale ad un altro.

Così vale per tutti: la missione dell’anima, l’Ikigai, si manifesta in modi diversi e ognuno di noi deve comprendere e abbracciare i propri modi, le proprie modalità, perché, dice Selene, “se l’anima ha una missione, sicuramente è venuta per realizzarla, ed è venuta con le doti e i talenti necessari per far sì che questa realizzazione avvenga”.

Compreso questo passo, siamo già ad una tappa importante nel raggiungimento del nostro Ikigai: la nostra anima, per realizzare il suo obiettivo, si munisce di tutte le doti e i talenti per farlo. Cliccando qui puoi leggere l’articolo in cui approfondiamo come proseguire il tuo percorso, che prosegue tra 4 iniziazioni e lo yoga sciamanico, che può condurti al tuo Ikigai!

“Quindi non c’è dubbio che tu hai tutte le piene capacità di realizzarti: devi togliere gli ostacoli che ti impediscono di manifestarle”.

Nel frattempo, il 6 novembre, online, si terrà il seminario di e con la psicologa Selene Calloni Williams proprio su questo tema, l’Ikigai, che puoi scoprire più nel dettaglio cliccando qui!

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