Oltre sé stessi: la mentalità del performer

Oltre sé stessi: la mentalità del performer

A cura di Life Strategies

Ognuno di noi si trova ad affrontare sfide personali o lavorative che mettono a dura prova la motivazione. Superare questi ostacoli richiede una mentalità da performer, una motivazione incrollabile e un atteggiamento che deve essere sviluppato e applicato come se si trattasse di una vera e propria arte, o meglio, di una scienza.

Quello della scienza della performance è un paradigma sviluppato dal professore Giorgio Nardone, psicologo e psicoterapeuta che ha sviluppato e creato modelli di interventi efficaci dove la razionalità e le tecniche ordinarie non sono in grado di ottenere soluzioni. Il professore ha collaborato con grandi atleti, per portarli ad ottenere prestazioni straordinarie. Infatti, per superare un momento di difficoltà esiste una sola strada: spingerci oltre noi stessi.

Chi è il performer?

Per comprendere la scienza della performance, è bene prima chiarire chi è il performer. Il performer è qualcuno che, nel proprio campo, vuole superare i limiti raggiunti da sé o da altri. Ovviamente, non è possibile pensare di superare sfide importanti senza un’adeguata propensione o preparazione. L’impegno nel superamento di un determinato limite deve essere consolidato e il desiderio di superarlo poggiare su basi salde.

Il professor Nardone, attraverso le sue ricerche e la prolungata esperienza pratica, ha individuato i tre elementi che contraddistinguono le capacità di un performer ad alte prestazioni.

Resilienza determinata, incoscienza guidata, trance performativa

Il primo è la resilienza determinata: chi vuole raggiungere obiettivi elevati deve essere molto determinato nel proprio progetto, deve sapere chiaramente dove vuole arrivare ed essere disposto a lavorare duramente per raggiungere quel livello. Non esistono scorciatoie: non si diventa detentori di record o grandi artisti in pochi mesi, né scienziati solo grazie a un lampo di genio. E anche se si ha un’idea geniale, bisogna saperla organizzare e realizzare, altrimenti rimane soltanto un progetto campato per aria. Nel corso degli ultimi anni, abbiamo imparato a conoscere il concetto di resilienza: è la capacità di assorbire gli urti della vita. Quando subiamo un colpo, cadiamo, ci rialziamo e continuiamo. Combinare determinazione e resilienza è la prima condizione fondamentale per superare se stessi ed è un lavoro che richiede tempo.

La seconda caratteristica del performer è l’incoscienza guidata, una capacità di usare le proprie risorse emotive. Le neuroscienze dimostrano che ciò che ci spinge oltre non è solo la razionalità, ma anche le emozioni. Educare questa incoscienza attraverso tecniche sperimentate ci permette di rispondere automaticamente e velocemente. Ad esempio, uno schermitore risponde in millesimi di secondo senza pensare; se pensasse, verrebbe colpito. Questo vale anche per il tennis, dove le palline viaggiano a oltre 120 km/h e non c’è tempo per pensare. L’incoscienza guidata permette di rispondere automaticamente, attivando risposte emotive arcaiche.

La terza componente è l’induzione di una trance performativa. Si tratta di una forma di autosuggestione che permette al corpo e alla mente di sintonizzarsi in uno stato suggestivo. In questo stato, la percezione interna si espande enormemente mentre il corpo rimane completamente rilassato, ma pronto a rispondere immediatamente, caricato e pompato dall’interno.

È sulla base di questi tre principi che il professor Nardone ha spinto grandi campioni verso performance altrimenti impensabili.

Insieme ad Alessia Zecchini, apneista che detiene 39 record mondiali e che ha raggiunto una profondità di 123 metri, il professore ha lavorato sull’incoscienza guidata, educando i movimenti del corpo e riducendo il consumo di energia. Grazie alle visualizzazioni, la campionessa è riuscita ad abbassare il battito cardiaco sotto i 20 battiti al minuto. Giorgio Nardone ha inoltre collaborato con Aldo Montano e Giovanni Sirovic, portando lo schermitore a vincere il campionato mondiale, nonostante una lesione al polpaccio che richiedeva un’operazione immediata dopo la vittoria. L’autoinduzione di trance performativa ha permesso al campione di non avvertire dolore durante la prestazione.

I temi che riguardano il potenziamento delle proprie prestazioni attraverso la resilienza e la determinazione, le esperienze guidate, le emozioni correttive e la propensione al miglioramento sono al centro dei corsi del professor Giorgio Nardone. Scopri il prossimo appuntamento, cliccando qui!

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