COS’È LA BELLEZZA PER LA NOSTRA SOCIETÀ?

Chi di voi ha sorelle, cugine, nipoti o figlie adolescenti probabilmente avrà notato che oggi le giovani sono molto più attente all’aspetto estetico che in passato: sono poche quelle che hanno il coraggio di uscire di casa struccate anche solo per andare a scuola e, nonostante l’età, sono già esperte di make up  grazie ai tutorial di YouTube.

Se, invece, non avete queste esperienze dirette, vi basterà fare un giro in un qualsiasi negozio di prodotti cosmetici, dove troverete ogni tipo di articolo: dal classico fondotinta allo spray fissatore, dallo smalto fortificante al primer occhi. È la chiara dimostrazione che benessere e cura di sé sono dei valori nella nostra società, e ciò vale tanto per le donne quanto per gli uomini.

Ma è meglio fare attenzione: una simile esaltazione dell’aspetto esteriore può rivelarsi un’arma a doppio taglio.

La bellezza ci può trafiggere come un dolore”: se lo scrittore Thomas Mann, con queste parole, celebrava la bellezza per la sua capacità di scatenare forti emozioni in chi la ammira, oggi essa potrebbe addirittura rappresentare un rischio, in particolar modo per le donne.

 

La cronaca ci racconta periodicamente di episodi di violenza con l’apposito intento di privare le donne della propria bellezza: uno dei più recenti risale ad alcuni giorni fa a Rimini, quando una giovane ventottenne è stata sfregiata dall’ex fidanzato che le ha lanciato dell’acido in volto.

Cosa si cela dietro un gesto simile?

Si può parlare di desiderio di possesso esclusivo, di sete di vendetta, di rabbia, di delusione, ma nessuno di questi spiega perché oggi gli uomini si accaniscano tanto proprio contro la bellezza, uno dei valori che da sempre esalta.

 

La risposta è più complessa e va cercata nel significato storico-culturale della bellezza femminile.

La società non ha mai chiesto alle donne di essere indipendenti, o acculturate, o di raggiungere traguardi di successo nella vita; tuttavia, ha sempre preteso da loro che fossero belle.
Persino nelle favole è indifferente che la protagonista sia una principessa o una contadinella, l’importante è che la sua bellezza tolga il fiato; allo stesso modo attrici, presentatrici televisive, commesse, hostess e qualsiasi altra figura professionale a contatto con il pubblico deve avere come primo requisito un bell’aspetto.

 

A proposito del bisogno di adeguarsi a canoni ben definiti, lo scrittore Igor Sibaldi fa delle interessanti riflessioni, affermando che un modo per liberarsi da questa “tirannia” esiste: basta riscoprire l’amore-Eros.

Vediamo meglio di cosa si tratta.

 

Per Sibaldi sia le donne che gli uomini tentano di uniformarsi a dei modelli estetici, tuttavia lo fanno in modi diversi: se le donne usano il trucco, gli uomini enfatizzano i propri comportamenti.

La questione supera il semplice desiderio di mostrare un’immagine migliore di sé perché questi sono stratagemmi con cui tutti mentiamo non solo agli altri, ma anche a noi stessi.

Il trucco e le bugie, infatti, sono tentativi di eguagliare degli stereotipi: così facendo, mentre ci illudiamo di perfezionare la nostra immagine, in realtà la impoveriamo, perché nascondiamo la nostra identità, il nostro vero essere, tutto ciò che ci rende unici.

Da un lato, le donne coprono rughe, imperfezioni, correggono il colorito della carnagione, ingrandiscono gli occhi e allungano le ciglia; dall’altro, gli uomini si fingono più spavaldi, carismatici, galanti, assumono atteggiamenti innaturali per essere più attraenti.

In poche parole, tutti noi indossiamo delle maschere: “nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”, diceva Pirandello.

 

Questo comportamento, però, non può renderci felici, non solo perché ci costringe a tenere alta la maschera con cui otteniamo consensi, ma pure perché ci porta ad ignorare chi siamo davvero.

Quest’ultima è la conseguenza più dannosa: a forza di recitare la parte che la società ci impone perdiamo la capacità di ascoltarci, di conoscerci, di capire i nostri reali desideri e obbiettivi, condannandoci all’infelicità.

 

Come uscire da questo circolo vizioso?

 

La soluzione, per Sibaldi, è proprio l’Eros.

 

 

Questo termine, perlopiù usato per parlare della sfera sessuale, in realtà ha un significato molto più profondo.

 

 

L’Eros è una delle componenti maggiori della nostra psiche ed una delle nostre principali energie emotive: esso ci spinge ad esprimere noi stessi attraverso azioni creative e a conoscerci per chi siamo davvero, esplorando i nostri sogni più autentici.

Inoltre ci spinge a desiderare la conoscenza assoluta, cioè la verità, senza illusioni né finzioni. Ecco perché coloro che provano amore-Eros (e non semplicemente amore) non si rifugiano in trucchi o bugie: essi accettano tutto sia di loro stessi che dell’altro perché vogliono conoscere la vera identità del loro amato, oltre alla maschera dietro cui essa si cela.

L’Eros permette di raggiungere una sincera consapevolezza di sé e degli altri, aiutandoci ad accogliere tutta la complessità dell’animo umano e a non nasconderci dietro inganni imposti dall’esterno: così questa importante facoltà della psiche può guidarci verso relazioni soddisfacenti e una vita pienamente felice.

 

Certamente la tentazione di seguire indicazioni altrui piuttosto che scoprire le nostre autentiche vocazioni può essere forte, perché la società in cui viviamo non ci educa ad ascoltare noi stessi e a seguire i nostri sentimenti profondi.

Credi di essere caduto in questo tranello anche tu?

La buon notizia è che è possibile risvegliarsi e porre fine a tutte le abitudini in cui non ti riconosci più!

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LIBERA IL POTERE CREATIVO DELL’EROS CHE SI NASCONDE IN TE!

Creare è stata sempre considerata un’attività elitaria: in antichità chi svolgeva mansioni intellettuali occupava le posizioni più alte della scala sociale perché le loro conoscenze, inaccessibili a tutti gli altri, conferivano un potere esclusivo.

Pensiamo agli scribi nell’antico Egitto o, andando avanti nella storia, alla raffinata educazione delle classi nobiliari in epoca moderna e ai mecenati nel Rinascimento, che aprivano le proprie corti ad artisti e uomini di cultura in modo da acquisire maggior prestigio.

E ancora: in epoca contemporanea, gli artisti hanno iniziato ad essere visti come dei ribelli che conducono vite fuori dall’ordinario, circondandosi di un alone quasi mistico: ricordiamo, ad esempio, il concetto romantico di “poeta maledetto”, il quale tende a una dimensione superiore rispetto a quella reale, o gli intellettuali che, durante i conflitti mondiali, si sono opposti alle imposizioni dei regimi, facendosi guide di intere parti di popolazione altrimenti inascoltate.
Pablo Picasso diceva che il principale nemico della creatività è il buonsenso: la cultura e la creatività sono sinonimi di coraggio, libertà ed esclusività; elementi che non tutti ritengono di possedere.

Ma ne siamo proprio sicuri?

Senza dubbio l’atto creativo è un fenomeno complesso che coinvolge numerosi elementi. Chi crea, indipendentemente dallo scopo finale, deve dimostrare di possedere competenze tecniche, affinabili col tempo e con la pratica, ma pure innate doti personali, quali l’intuizione, la sensibilità, la capacità di cogliere la giusta ispirazione e di analizzare il contesto socio-culturale in cui vive, dando forma a tutto ciò in un messaggio nel quale il pubblico si identifichi.

Stando a una simile descrizione, la creatività appare davvero come qualcosa di precluso alle persone comuni e che si rivela solo a pochi individui “illuminati”. Sarete quindi sorpresi di sapere che l’energia tipica di ogni processo creativo è racchiusa in tutti noi, perché si tratta di uno dei maggiori sistemi della nostra psiche: stiamo parlando dell’Eros.


Definire con precisione l’Eros non è semplice, in quanto il termine è stato variamente interpretato nel corso dei secoli via via fino ai giorni nostri, in cui è finito col coincidere con l’intimità fisica: la nostra società collega la sfera erotica alla sfera sessuale, sminuendo così il concetto molto più ampio che si cela dietro questa parola.

Igor Sibaldi, noto scrittore e filologo, ripercorre l’evoluzione storica del significato di Eros partendo dalla mitologia greca, in cui era immaginato come una divinità alata, figlio di Afrodite, la dea della Bellezza.
Celebrato dalla cultura pagana, Eros venne poi represso dal cristianesimo, che lo sostituì con rigidi valori morali ed etici.

 

Nella sua digressione storico-filosofica, Sibaldi si sofferma sulle concezioni di Eros di Platone e Socrate, da cui riprende aspetti centrali: egli vede nell’Eros il motore primario di ogni nostra azione, unendo l’idea platonica di Eros come conoscenza con quella socratica di Eros come fecondità, soprattutto psicologica.

In quest’ottica l’Eros, che non è limitato alla sfera fisica, spinge l’uomo a raggiungere la conoscenza assoluta, che segue a sua volta la conoscenza di sé.

L’Eros è quindi sapienza, ma non una sapienza fatta di concetti, teorie e idee senza riscontro nella vita reale: è un sapere che vuole raggiungere la verità e renderla concreta attraverso azioni tangibili.
E quale processo può conferire forma tangibile alla conoscenza se non quello creativo?

“La bellezza è verità, la verità è bellezza” scriveva John Keats.

Nel momento in cui verità e bellezza ispirano qualcuno, esse infondono l’energia vitale che poi si ritrova nelle opere d’arte e in qualsiasi altra produzione dell’uomo: creare, infatti, significa fare qualcosa di completamente nuovo, dare vita a qualcosa che, fino a poco prima, non esisteva ed era persino impensabile.

Così inteso, lo stimolo creativo non è prerogativa dei lavori artistici ma si manifesta in ogni elemento della vita umana, dalle azioni alle idee: il disegno fantasioso di un bambino, o la ricetta che avete inventato quasi per caso, oppure vostro padre che si diverte a fare bricolage nelle domeniche libere sono tutti esempi di questa energia.

 

 

È l’Eros a fornirci il coraggio indispensabile ad esplorare le dimensioni psichiche ed emotive che ancora non abbiamo indagato e grazie alle quali potremo diventare:

  • più consapevoli, perché avremo una maggior conoscenza di noi stessi e del mondo;
  • più positivi e proattivi, perché il sapere stimola il processo creativo necessario a dargli forme concrete;
  • più motivati, perché la creatività, una volta attivata, pervade il nostro modo di pensare e di agire, facendoci raggiungere risultati inaspettati e rendendoci di conseguenza più coscienti delle nostre capacità personali.

L’Eros coincide con la pienezza della vita e con la propria autorealizzazione. Per questo occorre riprendere contatto con la profonda energia racchiusa nell’Eros, così da poter ascoltare i propri desideri più intimi, assecondarli e poi dar loro forma concreta nel mondo.

Anche tu percepisci nel tuo animo la presenza di forze che vorrebbero esprimersi ma non sai comprenderle a pieno? Ora potrai finalmente elevare la consapevolezza di te stesso e, attraverso nuovi occhi, raggiungere la tua realizzazione personale.

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COSA POSSIAMO IMPARARE DAL BLUE MONDAY?

Dopo il Black Friday di novembre, appuntamento imperdibile per chiunque fosse a caccia di sconti, ieri, 16 gennaio, è stato il turno del Blue Monday: il giorno più triste dell’anno.

Stando allo psicologo dell’Università di Cardiff Cliff Arnall, le cause dell’umore nero che ieri ci avrebbero afflitto sono:

  • rigide condizioni meteo: freddo, grigiore, sole pallido e scarse ore di luce non infondono certo allegria, tantomeno a noi italiani;
  • stress: siamo da poco rientrati a lavoro dalle ferie natalizie e ci ritroviamo con una pila di urgenze e scadenze arretrate da smaltire, di cui sentiamo la pressione;
  • sensi di colpa: dopo le festività, durante le quali ci siamo lasciati andare a qualche eccesso, ora dobbiamo fare i conti sia con i soldi spesi tra regali e bagordi, sia con i peccati di gola;
  • ansia: anche quest’anno abbiamo stilato una lunga lista di buoni propositi che adesso ci angoscia perché metterli in pratica risulta molto più difficile che non il semplice elencarli su carta o digitarli al cellulare.

Non sembra proprio una bella ricorrenza da celebrare, vero?
Eppure il Blue Monday può rivelare un lato meno negativo del previsto.

La tristezza non è che un muro tra due gradini”.
Questa frase del celebre poeta Khalil Gibran coglie in pieno il concetto di tristezza come stimolo ad avanzare.

 

Quando una persona è triste, infatti, è molto più concentrata su di sé rispetto al solito: preferisce starsene in solitudine a riflettere, ripercorrendo mentalmente gli episodi che l’hanno portata a sentirsi così e analizzando cosa avrebbe potuto fare per evitarli.
Si tratta di uno stato psicoemotivo delicato ma anche molto produttivo, tanto che studi scientifici hanno dimostrato che malinconia e silenzio, caratteristiche tipiche della tristezza, favoriscono le attività che richiedono una profonda concentrazione.

 

 

Una persona triste, perciò, non è passiva, anzi: si trova nella condizione di raccoglimento ideale per ritrovare dentro di sé gli elementi che le permetteranno di passare da una fase della propria vita ad un’altra.

Anche lo psicanalista James Hillman conferma questa idea, sottolineando che la tristezza viene oggi demonizzata proprio a causa della tranquillità e della riflessione che la accompagnano: “ognuno di noi è soggetto alla tirannia di una vita che va in fretta. E la malinconia è diventata un oltraggio, in questa società che corre senza sapere dove”.

 

Tuttavia, per essere certi di arrivare da qualche parte, sapere dove si sta correndo è fondamentale!
Persino la tristezza, con il bisogno di ascoltarsi che la caratterizza, può essere utile al nostro cambiamento.

Perciò, non serve necessariamente scappare dalle emozioni “negative” : il modo migliore per affrontarle ed evitare che ci rendano apatici è imparare a riconoscerle, accettarle e gestirle, traendone stimoli in grado di risvegliare le nostre risorse personali di cui non siamo ancora consapevoli.

Tutti possiamo riuscirci: basta applicare quelle strategie che ci permettono di scavare a fondo nel nostro spirito e nella nostra mente, rimettendo in contatto coscienza e desideri dimenticati o inascoltati. Capire se stessi è il passaggio fondamentale per imparare a gestire le emozioni: solo in seguito potremo indirizzarle nella direzione giusta per raggiungere cambiamenti concreti nelle nostre vite.

 

Una tecnica che aiuta a rimettersi in ascolto dei propri sentimenti e a trasformare le reazioni che ne conseguono è la riassociazione, molto usata nell’Ipnosi Ericksoniana.

La riassociazione può essere definita come la capacità di associare sensazioni positive a gesti, situazioni, frasi o altri elementi che solitamente suscitano in noi sensazioni negative.

 

Jeffrey Zeig, fondatore e direttore della Milton Erickson Foundation, racconta il caso di una donna di religione ebraica la cui famiglia scampò alle persecuzioni naziste. Questa donna si lacerava le unghie a causa del senso di colpa: il fatto che avesse una vita apparentemente felice la tormentava nei confronti dei propri genitori, i quali avevano tanto sofferto, perciò lacerarsi le unghie era per lei un modo di punirsi.

In casi come questo, una volta compresi i sentimenti alla base di certe azioni controproducenti, si potrebbe riassociare gli elementi collegati alle emozioni negative con altri che suscitino sensazioni positive.

Ad esempio, le mani, e di conseguenza anche le unghie, che per la donna di cui sopra erano oggetti carichi di e colpevolezza, potrebbero essere riassociate a tutte quelle immagini che, al contrario, ne fanno dei simboli di protezione, accompagnamento, sostegno: le mani che si accarezzano l’un l’altra e che accarezzano quelle di chi amiamo, oppure le mani che si stringono in segno di saluto e accoglienza, o ancora le mani di una madre che si prende cura del proprio figlio.

Si tratta quindi di un allenamento finalizzato a far scattare emozioni gratificanti e piacevoli di fronte a elementi o gesti che, in precedenza, suscitavano sentimenti negativi.

 

Ovviamente, dato che la nostra sfera emotiva non è regolata da meccanismi razionali, secondo questa strategia è molto più efficace usare metafore, raccontare storie e fornire esempi indiretti per far sì che le risorse sopite dentro di noi vengono risvegliate, piuttosto che fornire indicazioni chiare, precise e dirette su come riassociare tra loro gli elementi.

Uno degli scopi dell’Ipnosi Ericksoniana, che tanto usa la riassociazione, è proprio questo: fornire suggestioni attraverso cui le persone possano assumere nuovi occhi nei confronti della vita e delle relazioni, senza quasi rendersene conto, solo grazie all’attivazione delle potenzialità nascoste in loro stesse.

Questa è solo una breve anticipazione sulle tecniche che l’Ipnosi Ericksoniana utilizza per superare la paura delle emozioni e del cambiamento.

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Potrai apprendere nuovi strumenti che ti porteranno a gestire meglio le tue emozioni e prendere il controllo della tua vita, direttamente da Jeffrey Zeig, che insieme a Giorgio Nardone e Robert Dilts sarà protagonista de Il Coraggio di Cambiare, un evento unico in Europa grazie al quale potrai capire davvero te stesso, i tuoi obiettivi e scoprire come affrontare i dubbi che non ti hanno ancora permesso di raggiungerli!
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UNA TECNICA PER SUPERARE LA PAURA DEL CAMBIAMENTO NELLA SOCIETÀ LIQUIDA DI BAUMAN

Il 2017 si apre con una grande perdita per il panorama culturale contemporaneo: il 9 gennaio ci ha lasciati il celebre sociologo Zygmunt Bauman.

Polacco, Bauman scampò alle persecuzioni razziali e fu testimone del crollo delle ideologie politiche, della globalizzazione, della crisi economica internazionale e della rivoluzione digitale.

Un veloce susseguirsi di cambiamenti epocali che l’hanno portato a teorizzare il passaggio dalla società solida, caratterizzata da senso di stabilità e da quadri politici rigidi e autoritari, a quella che lui stesso coniò col termine di società liquida, in cui dominano incertezza e precarietà.

Tratto distintivo della società liquida è il continuo mutamento: proprio come l’acqua assume ogni forma e penetra in ogni fessura, allo stesso modo i fenomeni sociali odierni non sono circoscritti da confini precisi, ma si estendono capillarmente e investono aree molto distanti tra loro, con una rapidità mai vista prima.

Pensiamo, ad esempio, ai mercati finanziari, che risentono di congiunture politiche e di conflitti ovunque essi si svolgano, intaccando il nostro benessere economico in modo diretto.

Uno scenario per certi versi inquietante, riassunto nella frase che il sociologo pronunciò in riferimento al periodo bellico: “Allora la gente era ottimista, vedeva la luce alla fine del tunnel. Le insicurezze erano temporanee. Ora invece ci rendiamo conto che l’insicurezza è per sempre”.

 

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Questa riflessione, così categorica, solleva un interrogativo fondamentale che tocca da vicino ciascuno di noi: come può l’uomo orientarsi in un presente vago al punto da rendere il concetto di libertà, per cui tanto si è lottato, un sinonimo di caos e paura di decidere?

Rispondere non è semplice, tuttavia la soluzione esiste, ed è acquisire una maggior flessibilità nell’interpretazione del reale.

Cosa significa?

Vuol dire sfruttare tutte le occasioni che l’ambiente ha da offrirci, senza escluderne nessuna a causa di paure o dubbi che influenzano le nostre azioni e decisioni.

 

Se le precsuperare la paura del cambiamentoedenti generazioni programmavano il futuro secondo uno schema piuttosto rigido, questo oggi è impensabile: basta guardare quanti giovani laureati in Italia decidono di avviare un’azienda agricola, o quanti padri di famiglia, dopo anni di lavoro, decidono di trasferirsi in un altro Paese per ricominciare da zero.

Queste persone dimostrano sia di avere una percezione del reale molto elastica e libera da pregiudizi, sia di fare esperienza diretta delle opzioni che l’ambiente pone sul loro percorso.

Questa è la differenza sostanziale tra chi vede nell’incertezza un ventaglio di possibilità da cogliere e chi, invece, un fattore che blocca le scelte personali.

 

Per potenziare questa capacità, insita in tutti noi, si può partire da semplici esercizi quotidiani.

 

La Terapia Breve Strategica, approccio innovativo alla soluzione dei problemi sviluppato dagli psicoterapeuti Giorgio Nardone e Paul Watzlawick, può aiutarci a reagire alle circostanze che la vita ci presenta in modo più flessibile, combattendo la paura di decidere che blocca il cambiamento.

Un esercizio rapido ed efficace per superare le proprie paure è il seguente:

  • scrivete su un foglio le paure che vi trattengono dall’intraprendere un cambiamento che vorreste attuare. Ad esempio: “vorrei trasferirmi in un altro Paese per lavoro ma temo di non essere capace di imparare una nuova lingua abbastanza in fretta”;
  • iniziate a mettere in pratica le azioni che vi porterebbero a raggiungere l’obiettivo, partendo dalla più semplice: nel nostro caso, si potrebbe scaricare un’app per la didattica della lingua che permetta di interagire con altri studenti, oppure seguire una serie tv in lingua originale con sottotitoli che ne facilitino la comprensione. Nel farlo, ogni giorno, scrivete i timori che nutrite verso la giornata che affronterete: nella nostra ipotesi, una delle paure quotidiane potrebbe essere: “temo che lo studio si riveli più difficile del previsto e che ciò mi scoraggi”;
  • al termine della giornata controllate quante delle vostre paure si siano effettivamente realizzate e come le avete gestite. Tornando all’esempio dello studio, infatti, si potrebbe scoprire che questo non si è affatto rivelato difficile come si temeva, anzi: potrebbe essere risultato addirittura più divertente di quanto presunto;
  • continuate con questo esercizio giornaliero: stilate sempre nuovi elenchi di piccole azioni necessarie a raggiungere obiettivi intermedi che, col tempo, porteranno a raggiungere lo scopo finale, ed esaminate di volta in volta come risolvete i relativi timori. Otterrete così una serie di problemi e soluzioni che vi dimostrerà che siete perfettamente in grado di gestire tutti i passi indispensabili per arrivare alla meta desiderata.

 

Vi renderete conto che la paura spesso non è determinata da un problema concreto, ma è frutto di scarsa fiducia in se stessi: questa consapevolezza vi spingerà col tempo a sperimentare tutti quei piccoli grandi cambiamenti che finora avete rimandato.

Possiamo perciò concludere che la domanda da porsi non è tanto “come può l’uomo orientarsi in un presente così indefinito?” , bensì “come può l’uomo far sì che l’incertezza del presente rappresenti uno stimolo al cambiamento anziché un ostacolo?”.

La risposta è racchiusa nella cognizione che non esiste un momento ideale per avviare il proprio sviluppo personale: il potere di realizzare concretamente i propri obiettivi è nelle mani di ciascuno di noi, e stabilire quando e come farlo è una nostra scelta.

Non ci resta quindi che trovare dentro di noi Il Coraggio di Cambiare grazie a tecniche come quella sopra citata: il 2 e 3 giugno a Rimini Robert Dilts, Giorgio Nardone e Jeffrey Zeig  ne forniranno molte altre, tutte finalizzate a portare alla luce le risorse potenzianti sopite dentro di noi.

È arrivato il momento di superare la paura dell’incerto, smettere di rimandare le decisioni che ci spaventano e prendere il controllo della nostra vita: ora che sappiamo come farlo sta solo a noi iniziare!

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GESTIRE IL CAMBIAMENTO GRAZIE A UN MENTORE INASPETTATO!

La prima volta che gli italiani hanno potuto vederlo risale a quasi 40 anni fa.  Precisamente il 4 aprile 1978, sulla storica “Rete 2” Ufo Robot, l’indimenticabile cartone giapponese, faceva la sua prima apparizione nel bel Paese.

Se nel 1978 la prima puntata veniva guardata su uno schermo che, fino all’anno precedente, conosceva solo il bianco e nero, oggi quello stesso episodio viene cercato in streaming online o magari direttamente su Youtube dallo smartphone, ed è l’argomento di web forum a cui chiunque può partecipare virtualmente da ogni parte del globo.

In soli 40 anni il mondo che ci circonda e i costumi sono cambiati radicalmente.

La rivoluzione digitale innescata dall’avvento di internet è un vero e proprio spartiacque della società odierna, in cui convivono i cosiddetti “millenials” o “nativi digitali” e i figli dell’era Goldrake.

Quando si dice appartenere a due generazioni diverse: da un lato i nati a ridosso del millennio, che sanno usare intuitivamente tutti gli strumenti digitali e hanno totale padronanza sia di internet che dei social network, dall’altro gli ultraquarantenni, che in breve sono stati catapultati in un contesto completamente diverso da quello in cui sono cresciuti.

La generazione over 40, infatti, non ha avuto modo di scoprire le nuove tecnologie crescendo, lasciandosi guidare dalla naturale curiosità, ma è stata costretta ad adattarsi velocemente a tutti i cambiamenti che ne sono derivati.

E se il ragazzino che rimaneva incollato allo schermo guardando le gesta di Actarus sarebbe stato entusiasta di questa rivoluzione, l’uomo maturo che la affronta oggi spesso storce il naso.

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La trasformazione del mondo del lavoro, ad esempio, è stata radicale, oppure pensate ai neologismi che sono stati introdotti nel linguaggio corrente: incomprensibili per intere generazioni di adulti, tanto da ostacolare ulteriormente la già difficile comunicazione tra genitori e figli.

Le nuove tecnologie hanno comportato una profonda trasformazione, al punto da generare un senso di ansia ed esclusione in chiunque non sia stato pronto ad adeguare i propri processi mentali ai nuovi ritmi della società.

Ovviamente l’avvento del digitale è solo un esempio delle centinaia di trasformazioni a cui la vita ci sottopone costantemente, sfidando la nostra capacità di adattamento e lettura dell’ambiente.

Per gestire al meglio periodi come quello che stiamo vivendo ci sono diverse tecniche che permettono di non essere in balia del cambiamento, ma anzi di controllarlo.

 

Una di queste è il “mentoring”, una tecnica sviluppata dalla Programmazione Neurolinguistica che consiste nell’assumere il punto di vista di un’altra persona in modo tale da percepire, interpretare e pensare esattamente come se fossimo lei.

Il mentore scelto non dev’essere necessariamente qualcuno che conosciamo da vicino: può essere un autore che stimiamo, il protagonista di un film che ci emoziona, un intellettuale che troviamo particolarmente acuto… Qualsiasi soggetto, insomma, che per qualche sua capacità riteniamo più capace di noi di affrontare una situazione in cui siamo in difficoltà.

Per utilizzare più efficacemente questa strategia dobbiamo porci delle domande che ci aiutino a immedesimarci nel nostro mentore, ad esempio:

– cosa farebbe lui/lei in questa situazione per risolverla?
– come reagirebbe a un evento del genere?
– che consigli mi darebbe per superare l’indecisione?
– chiederebbe aiuto? A chi si rivolgerebbe?

Simili quesiti ci aiutano a guardare una particolare circostanza con occhio imparziale e a non farci trasportare dalle nostre emozioni e dal nostro passato.

mentoring

 

Questo è tanto vero sia nella vita privata che al lavoro. Ad esempio, se il compito di un genitore è far fare i compiti al proprio figlio, il mentore da utilizzare in questo caso potrebbe essere una celebrità o un personaggio di fantasia verso cui i figli nutrono particolare stima, in modo da ricreare quel rapporto di fiducia che essi rivolgono al di fuori dell’ambiente familiare.

Oppure, nel caso si debba consegnare un lavoro importante che implica, magari, anche una presentazione in pubblico, potremmo calarci nei panni di un manager, un giornalista o un formatore che, coi suoi consigli, rappresenta per noi un punto di riferimento professionale.

In un certo senso anche il protagonista di Ufo Robot applica il mentoring quando usa Goldrake in battaglia, assumendone le sembianze e trasformandosi così in un supereroe che protegge la terra da invasioni aliene.

Grazie a questo metodo è possibile raggiungere subito risultati concreti e liberarsi dall’ansia provocata da bruschi cambi di scenario o situazioni inaspettate.

Così, se questo nuovo anno si preannuncia carico di cambiamenti e vuoi scoprire come gestirli al meglio, clicca qui.

Potrai scoprire, oltre al mentoring, alcune tra le migliori tecniche che ti permetteranno di gestire efficacemente il cambiamento nella tua vita, così da indirizzarlo esattamente nella direzione che hai scelto per te.

Grazie alle più innovative ricerche di Robert Dilts, Giorgio Nardone e Jeffrey Zeig, che si riuniranno insieme per la prima volta, potrai venire in contatto con i più efficaci strumenti derivanti da PNL, Terapia Breve Strategica e Ipnosi Ericksoniana, e finalmente vivere il futuro per quello che è: un insieme di grandiose possibilità!

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Come superare la gelosia grazie all’amore-eros

Ripensate ai vostri rapporti sentimentali passati o presenti: potete affermare di non essere mai stati gelosi o di non essere mai stati vittime della gelosia?

Sicuramente la risposta è no, e non c’è niente di sbagliato in questo.

Tante persone, spavaldamente, sostengono di non essere affatto gelose perché si fidano ciecamente del proprio partner, eppure una simile affermazione, per quanto importante, non è del tutto sincera.
È vero che la fiducia è essenziale per un amore maturo ed equilibrato, ma la gelosia fa comunque parte della nostra sfera emotiva, per cui, come ogni altro sentimento umano, non possiamo annullarla. Quello che possiamo fare è imparare a conoscerla, per capire come tollerarla e gestirla.

Riflettete ora sulla vita di tutti i giorni: chi non ha mai lanciato uno sguardo stizzito alla propria dolce metà mentre chiacchiera con un elegante collega? Chi può dire di non essersi mai ingelosita o ingelosito se il proprio compagno o compagna non ha immediatamente risposto al telefono mentre era ad una serata tra amici?
È evidente che le piccole e naturali dimostrazioni di gelosia fanno parte della quotidianità, perché derivano dal desiderio di essere considerati speciali dal proprio amato. Questa emozione è dunque un “male necessario” che può persino gratificare il soggetto verso cui è rivolta in quanto indice di attaccamento sentimentale.

Certe situazioni normali, tuttavia, possono decadere in “eccessi monomaniacali”. Prendiamo, ad esempio, il controllo del cellulare, oggi tanto diffuso. La presenza sempre più invadente di smartphone e social network nelle nostre vite ha senz’altro acuito le manifestazioni di gelosia all’interno delle coppie: pensate che, secondo dati raccolti dall’associazione “Avvocati Matrimonialisti Italiani”, nel 2015, i messaggi scambiati via chat costituiscono, in Italia, una delle principali cause di incomprensioni tra coniugi, tanto da portare a separazioni e divorzi nel 40% dei casi.

smartphone e gelosia

 

A queste esagerazioni, purtroppo, si affiancano anche situazioni molto più gravi, come gli episodi di violenza domestica e di femminicidio: in Italia, attualmente, stando ai dati raccolti dalla rete “Non una di meno”, si parla di una donna uccisa ogni 3 giorni. Per non parlare, poi, di quei Paesi in cui vigono usi e costumi che mortificano la libertà individuale e istituzionalizzano il predominio dell’uomo sulla donna.

Quelli fin qui elencati sono perlopiù vicende in cui la gelosia viene scatenata dalla presenza di rivali in amore o dal timore che ve ne siano. Ciò nonostante, l’interferenza di altri soggetti nella coppia non è l’unica circostanza in grado di scatenare questo sentimento. Infatti, esso può essere causato anche dalla soddisfazione personale della persona amata.

Come rivela il noto scrittore Igor Sibaldi nel suo libro Eros e Amore, la gelosia non si rivolge solo contro terze persone nel presente: essa può essere provocata anche dai successi professionali del proprio partner, dai suoi progetti futuri, dalle sue passioni, o addirittura dal suo passato.
Quando questo accade, la gelosia smette di essere una comune emozione e degenera in desiderio di possesso: l’innamorato vuole essere il fulcro delle attenzioni e delle azioni della persona amata, senza lasciarle alcuna possibilità di trovare gratificazione in altre componenti della propria esistenza.
Sensazioni di questo genere portano l’innamorato a voler cancellare tutto ciò che c’è stato prima di lui e che potrebbe esserci dopo, qualificandosi come unico elemento di valore nell’intera vita dell’altro.

Per Sibaldi questo tipo di gelosia è sostanzialmente inconciliabile con l’amore inteso come Eros. L’amore-Eros, infatti, è soprattutto desiderio di conoscenza: Sibaldi lo definisce il più grande strumento a nostra disposizione per conoscere chi siamo davvero e per raggiungere l’autentica autorealizzazione. Chi entra in contatto con Eros, quindi, non ha paura di conoscere nulla né di se stesso né del proprio amato, anzi! Chi conosce Eros è entusiasmato da ogni nuova scoperta.
Qualsiasi dettaglio, sia presente, che futuro, che passato, è una fonte di piacere inesauribile per l’Eros. Questo spiega perchè esso non soffra né di paura né di preoccupazione, ma trovi sempre stimoli che alimentano curiosità e interesse, avvicinando l’innamorato alla felicità. Ciò è possibile perché la curiosità dell’Eros non ha mai lo scopo di controllare l’altro, come avviene per chi è vittima di gelosia. Al contrario, essa è alimentata dalla gioia che scaturisce dalla conoscenza stessa.

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Come riconoscere le emozioni e gestirle

Prenditi 5 minuti di pausa e ripensa alla tua giornata di ieri: come la definiresti?

Stressante? Produttiva? Noiosa? Frenetica? Prova a descriverla con una sola parola.

Ora che hai trovato un aggettivo, rispondi a questa domanda: ti sei sentito così per tutto il giorno o hai cambiato diversi umori nel corso delle ore?

Sicuramente in alcuni momenti sarai stato più allegro, in altri più nervoso, in certi ti sarai sentito stanco oppure pieno di energia, e così via: se ci rifletti, scoprirai di aver attraversato tanti stati d’animo diversi nel corso delle ultime 24 ore.

Passare continuamente da uno stato emozionale ad un altro è assolutamente normale: tutti viviamo esperienze psicologiche diverse a seconda del momento, senza neanche rendercene conto. È proprio la mancanza di consapevolezza a rendere impossibile il controllo dei nostri stati interni.

Ti sembra un terreno inesplorato o qualcosa di troppo complicato? Non ti preoccupare! Robert Dilts, uno dei massimi esperti al mondo di Programmazione Neurolinguistica, svela qual è la tecnica migliore per riconoscere le proprie emozioni e gestirle.

La PNL dimostra che la nostra condizione emotiva, in un dato istante, influenza il modo in cui percepiamo le esperienze e anche il modo in cui rispondiamo ad esse. Perciò, se vogliamo essere padroni delle nostre sensazioni e delle nostre reazioni agli stimoli, il primo passo da compiere è fare un inventario degli stati emozionali interni e imparare ad assumere quello di volta in volta più adatto a raggiungere gli obiettivi.

Per individuare gli stati interni bisogna porre l’attenzione sulle posture (gesti, respirazione, movimenti), sulle submodalità (temperatura, luci, suoni) e sulle emozioni che li caratterizzano. In altre parole, dobbiamo diventare consapevoli sia di come ci muoviamo nello spazio, sia dell’ambiente che ci circonda, sia delle sensazioni che proviamo mentre sperimentiamo una specifica condizione emotiva.
Una volta catalogati più stati emozionali interni possibile, bisogna imparare come entrarvi ed uscirne a nostro piacimento, assumendone pieno controllo.

Dilts spiega che il miglior strumento per controllare gli stati interiori è il cosiddetto “ancoraggio”: esso permette di stabilire dei segnali in grado di riportare alla nostra mente tutti gli elementi distintivi di una certa condizione emozionale, in modo da ricrearla e quindi riattivarla.

Emozioni

Ph. by Rodion  Kutsaev

Ci sono vari tipi di ancore:

  1. le ancore spaziali: consentono l’accesso ad uno stato interno tramite una posizione.
    Come fare?
    Scegliete una posizione da associare a una condizione emotiva specifica ed assumetela. Mentre siete in questa posizione individuate posture, submodalità ed emozioni tipiche dello stato da riattivare. Una volta catalogati tutti gli elementi distintivi dello stato emozionale, abbandonate la posizione. Fatto ciò, esercitatevi più volte a riprendere la posizione della vostra ancora spaziale finché questa non vi permetterà di riaccedere automaticamente allo stato interiore.
  2. le ancore interne: permettono l’accesso a uno stato interno grazie a un colore o ad un suono.  Sappiamo che le submodalità dell’ambiente circostante influenzano la nostra condizione emotiva: usare un’ancora interna significa esercitarsi a riattivare un certo stato ogni volta che vediamo un determinato colore o che ascoltiamo un suono preciso.
  3. il “mentoring”: è un tipo particolare di ancoraggio con cui ci si mette nei panni di un mentore a nostro piacimento (reale o immaginario, in forma umana o non) ogni volta che vogliamo risvegliare alcune capacità riconosciute a lui ma non a noi stessi. Questo tipo di ancora ci aiuta a far affiorare in superficie doti sopite dentro di noi.

Dilts fa vari esempi pratici su come usare l’ancoraggio per muoversi tra diversi stati interni e spiega che l’unico modo per padroneggiare pienamente questo processo è esercitarsi il più possibile.

Usando la tecnica dell’ancoraggio descritta da Dilts possiamo imparare a calarci negli stati emozionali tipici delle 6 fasi del ciclo delle convinzioni, con cui è possibile avviare cambiamenti profondi nella percezione del mondo e di noi stessi. Ogni fase, infatti, è caratterizzata da una precisa condizione emotiva: per padroneggiare l’intero ciclo è indispensabile imparare a muoversi tra le emozioni che lo compongono. Quando saremo capaci di fare questo, potremo ripercorrere il ciclo ogni volta che abbiamo bisogno di attivare il cambiamento o raggiungere un obiettivo.

La PNL offre diversi strumenti e tecniche utili ad operare trasformazioni radicali nel modo di rapportarsi alle esperienze e agli altri, con lo scopo di realizzare il proprio potenziale. Di come riconoscere gli stati interni e influenzarli in modo che diventino il motore di un grande cambiamento parleremo a Rimini il 2 e 3 giugno durante il corso “Il Coraggio di Cambiare” con Robert Dilts, Giorgio Nardone e Jeffrey Zeig. Sarà un’occasione unica per scoprire tutti i metodi che favoriranno il tuo sviluppo personale! Contattaci per informazioni.

Il Coraggio di Cambiare: corso con Robert Dilts, Giorgio Nardone e Jeffrey Zeig

Convinzioni autolimitanti: come trasformarle in risorse potenzianti

Ci sono convinzioni che determinano più di ogni altra cosa i nostri pensieri, le nostre azioni e che danno  significato ad ogni esperienza della nostra vita. Sono esse forme di pensiero che condizionano il raggiungimento dei nostri obiettivi fino a precluderne la realizzazione.

Non sono sempre positive e potenzianti. Le convinzioni possono essere in molti casi negative e autolimitanti.

Robert Dilts, uno dei massimi esperti mondiali di Programmazione Neurolinguistica, nel libro Il potere delle parole e della PNL spiega come le convinzioni autolimitanti si manifestino in diversi modi e contesti.

Ti è mai capitato di sentirti senza speranza perché un obiettivo ti sembrava irraggiungibile? Hai mai avuto una sensazione di impotenza determinata dalla scarsa fiducia nelle tue capacità? Hai mai avvertito la frustrazione di non essere all’altezza dell’obiettivo che desideravi tanto raggiungere?

Se pensi di aver vissuto almeno una di queste condizioni nel corso della tua vita, allora sei stato sicuramente vittima di una delle tue convinzioni limitanti.

Come fare dunque a superarle, realizzando pienamente se stessi?

La soluzione arriva dalla PNL, un approccio nuovo ed efficace alla comunicazione e allo sviluppo personale.

La vita di ogni giorno ci mette davanti a sfide che ci spaventano e a domande per le quali non sempre abbiamo delle risposte: in famiglia, come pure a lavoro o in altri ambiti della nostra quotidianità, siamo messi costantemente alla prova.
Le difficoltà ci spingono il più delle volte ad abbracciare vecchi schemi di pensiero e a rintracciare in essi le ragioni per cui rimanere fermi nella nostra comfort zone.

Secondo Dilts, tra le altre cose, la PNL può trasformare una convinzione autolimitante in una convinzione potenziante in quanto ci aiuta a capire quali sono le sfide e i quesiti da cui fuggiamo e per quale motivo lo facciamo. In questo modo, i limiti che prima ci imprigionavano si trasformano, in realtà, in risorse capaci di spronarci ad agire e ad aprirci al cambiamento.

Il coraggio di Cambiare, risorse potenzianti

Perché ciò avvenga, spiega Dilts, occorre  assumere il controllo del cosiddetto “ciclo naturale di cambiamento delle convinzioni”.
Questo ciclo, nel corso degli anni, è applicato inconsciamente da ognuno di noi, secondo il naturale processo di sviluppo personale: la PNL ci offre gli strumenti necessari  a padroneggiarlo in modo consapevole, senza sforzo, attraverso l’esercizio pratico nella nostra quotidianità.

La formula suggerita è di facile applicazione. Basta far uso di quel linguaggio, verbale e non verbale, capace di produrre effetti positivi sulle nostre emozioni, sui nostri atteggiamenti e più in generale sulla nostra vita.

Per sfruttare a nostro vantaggio il ciclo di cambiamento delle convinzioni, dobbiamo prestare attenzione alle posture che assumiamo, alle submodalità sensoriali che ci circondano e alle sensazioni che proviamo mentre attraversiamo le fasi del ciclo.
Per ogni fase, memorizziamo i gesti, la nostra respirazione, la luce e i suoni in cui siamo immersi, e concentriamoci su come ci sentiamo: questi sono i dettagli che caratterizzano il nostro stato interno in quella precisa fase.

Una volta che siamo consapevoli dei nostri stati interni in ogni fase, quello che dobbiamo fare è semplicemente ricrearli ogni volta che vogliamo percorrere il ciclo per trasformare una convinzione limitante in potenziante.
Con l’esercizio diventeremo abili a farlo in modo naturale e spontaneo: basta allenarsi!

Robert Dilts approfondirà quest’argomento con esercitazioni pratiche a Rimini il 2 e 3 giugno durante il corso Il Coraggio di Cambiare . Partecipando potrai scoprire insieme a lui le strategie di Programmazione Neurolinguistica più efficaci per superare le convinzioni autolimitanti e promuovere il cambiamento; inoltre potrai capire meglio te stesso e a raggiungere i tuoi obiettivi con Jeffrey Zeig e Giorgio Nardone grazie all’Ipnosi Ericksoniana e alla Terapia Breve Strategica. Scopri subito tutti i dettagli.

Il Coraggio di Cambiare: corso con Robert Dilts, Giorgio Nardone e Jeffrey Zeig

PAURA D’AMARE: VINCILA CON LA CONOSCENZA

La paura d’amare è il grande demone del nostro tempo.

Quanta gente conosci che vorrebbe trovare l’amore ma non ci riesce?
Molti credono che sia tutta questione di fortuna, un puro caso, oppure merito del destino. Tuttavia, la verità è che l’amore non si fa trovare da chi non sa accoglierlo.

Tante persone dicono di voler trovare l’amore e poi scappano quando gli incontri si fanno più frequenti e le emozioni più intense. Tutti vogliono innamorarsi, ma pochi lasciano che l’amore entri nelle loro vite.
Perché accade questo?

Il celebre scrittore Igor Sibaldi lo spiega bene nel suo libro Eros e Amore quando afferma che “abbiamo paura di amare perché abbiamo paura di conoscere noi stessi”.

Il concetto di Eros come fonte di sapienza ha origini antichissime: deriva da Platone ed è stato poi sviluppato da Plotino. Riprendendo questo pensiero, Sibaldi definisce l’amore il più grande strumento a nostra disposizione per conoscere chi siamo davvero e aggiunge che non possiamo amare se non siamo curiosi di conoscere ciò che è nascosto dentro di noi.

Un viaggio tanto profondo in se stessi, tuttavia, richiede coraggio e libertà interiore: solo così è possibile raggiungere le parti più avventurose del proprio essere e abbandonarsi ad esse, anche a rischio di perdere il confortante senso di normalità a cui tutti si aggrappano.

L’amore può renderci “geniali” se vinciamo la paura di scoprire chi potremmo diventare, cosa saremmo capaci di fare e dove potrebbe portarci la nostra piena realizzazione. Eppure, la maggior parte della gente ha così tanta paura dell’amore e del cambiamento che preferisce non correre il rischio.

amore

Per Sibaldi la diffusa paura d’amare nasce dal non sentirsi degni della libertà, della felicità e della soddisfazione dei propri desideri. Anche Robert Dilts, esperto mondiale di Programmazione Neurolinguistica, parla del non sentirsi degni, definendo questa condizione una convinzione autolimitante che impedisce lo sviluppo personale. Di conseguenza, la paura d’amare si può definire una convinzione autolimitante perché non permette all’amore di espandersi dentro di noi e di liberarci da un modo di vivere insoddisfacente.

Chi ha paura d’amare non vuole far luce nella parte più oscura di sé perché teme le conseguenze distruttive e spaventose dell’autoconoscenza. I bambini, dice Sibaldi, sono i soli ad essere liberi dalla paura d’amare, poichè sono mossi da un’infinita curiosità e da un insaziabile desiderio di conoscenza che permettono loro di vivere a pieno ogni momento. È la civiltà con le sue sovrastrutture che trasmette la paura di pensare, di conoscere e di conoscersi, rendendo ciascuno schiavo delle proprie convinzioni autolimitanti.

Il vero antidoto alla paura d’amare sta quindi nello sprigionare l’innata sete di sapienza che è in noi: solo aprendoci a tale scoperta potremo essere capaci d’amare davvero.

Per scoprire tutti i dettagli del nuovo tour di Igor Sibaldi Il Metodo Metafisico, che da settembre toccherà diverse città, clicca qui!

Il Metodo Metafisico Life Strategies

Cambiare con la Programmazione Neurolinguistica

Eccoci qua: anche questo 2016 sta volgendo al termine, e tutti ci ritroviamo a fare il bilancio dell’anno appena vissuto.

Le domande che ci frullano in testa, nella corsa tra regali di Natale per i parenti e dolci per gli ospiti dell’ultimo minuto, spesso sono queste:

  • Il mio lavoro e la mia attività mi fanno sentire appagato?
  • Sono soddisfatto delle relazioni che ho o potrei migliorarle?
  • Ho intrapreso un percorso o sono sempre nella stessa posizione?

A queste domande, che sorgono spontanee ma che non sono per niente scontate, non sempre diamo una risposta: in molti casi preferiamo farle cadere nel vuoto e non rispondere affatto.

In effetti guardarsi indietro, ripercorrere mentalmente i piccoli e grandi successi quotidiani o le proprie delusioni, può spaventare.
Potremmo accorgerci di non aver tenuto fede ad alcune promesse, alla famosa lista di buoni propositi che ogni anno stiliamo e che poi, sballottati dalla frenesia quotidiana, dimentichiamo. O peggio, potremmo accorgerci di non ricordare nessuna emozione speciale, nessuna circostanza particolare che ci faccia esclamare: “Questo 2016 è stato importante proprio per questo!”.
In questi casi, la reazione immediata è evitare di pensare: lasciarsi ancora una volta trascinare dalla fretta, dagli impegni, dai doveri, da quello che gli altri si aspettano da noi, senza prendere fiato.

Essere in tensione verso qualcosa di diverso e aspirare a nuovi obiettivi può essere sfidante, ma non deve spaventare, per due motivi:
il primo è che si tratta di una sensazione che chiunque prova, la vera differenza sta nel saperla gestire.

Il secondo è che questa sensazione può essere analizzata, compresa e persino superata: cambiare è possibile, ed è possibile per chiunque. Basta sapere come promuovere il cambiamento nella nostra vita!

Più facile a dirsi che farsi!

Sicuramente, ma solo per chi non conosce come mettere in moto i meccanismi che stimolano il cambiamento.

cambiamento

La Programmazione Neuro-Linguistica o PNL, scienza che studia lo sviluppo e i meccanismi del linguaggio nel nostro sistema nervoso, ha dimostrato che la nostra percezione del mondo dipende da mappe mentali che il nostro cervello forma nei primi anni di vita attraverso le esperienze sensibili e il linguaggio.

Le mappe mentali non registrano solo quello che vediamo, tocchiamo, annusiamo, ma registrano anche le emozioni, le sensazioni, le fantasie, i ricordi e tutto quello che esula dal mondo esterno ed ha a che fare con il nostro mondo personale. In aggiunta, le mappe mentali raccolgono pensieri, convinzioni, valori, tutti elementi che non derivano da un’esperienza sensibile, ma che, inevitabilmente, ne influenzano la percezione.
Questo significa che psiche e realtà sono strettamente interconnesse, tanto che non è possibile stabilire cosa sia la realtà in modo univoco, perché ognuno di noi ne ha una percezione diversa.

 

Robert Dilts, uno dei principali innovatori della programmazione neurolinguistica, nel suo libro Il potere delle parole e della PNL, spiega come sia naturale promuovere un cambiamento profondo e radicale nella propria vita una volta compreso il legame tra percezione del reale e linguaggio: le parole sono potenti, e lo sono al punto da poter guidare il nostro approccio alla vita.

La magia delle parole è tutta racchiusa negli “Sleight of Mouth”, i modelli alla base del nostro linguaggio: tutti noi applichiamo inconsciamente certi Sleight of Mouth piuttosto che altri nella percezione del mondo e di noi stessi, e così facendo rivolgiamo le nostre interpretazioni in una direzione piuttosto che in un’altra.

Facciamo un esempio pratico: dire “Voglio raggiungere il mio risultato ma ho un problema” è molto diverso dal dire “Voglio raggiungere il mio risultato anche se ho un problema”: basta cambiare una piccola porzione di frase, apparentemente insignificante, per spostare l’attenzione dall’ostacolo al risultato che si vuole raggiungere.
Questo è solo un esempio basilare, ma gli Sleight of Mouth che possiamo applicare ogni giorno alle nostre esperienze sono molti e, cosa ancor più importante, diventano una pratica spontanea e naturale se ci esercitiamo a farne uso.

neurolinguistica

Questa è una scoperta fondamentale di Dilts: ognuno di noi può cambiare la propria percezione di sé, della sua vita e delle sue relazioni semplicemente applicando gli Sleight of Mouth più adatti per ottenere il risultato desiderato, e soprattutto per abbattere le proprie convinzioni autolimitanti.
Con questa tecnica scoprirai che il linguaggio è capace di mettere in luce risorse finora sopite dentro di te, a causa di convinzioni autolimitanti che impediscono loro di emergere.

Le convinzioni, spiega Dilts, nascono nelle strutture più profonde del nostro cervello, e sono così potenti da portare la nostra attenzione solo su certe aree di esperienza, nascondendo tutte le altre: ecco perché abbiamo la sensazione che non ci siano né alternative né possibilità di scelta in determinate situazioni.

Solo se prendiamo coscienza delle convinzioni che ci autolimitano saremo capaci di esplorare davvero le infinite possibilità a nostra disposizione, senza escluderne nessuna, e di attingere quindi a tutte le risorse personali finora inascoltate. Questo è possibile grazie agli Sleight of Mouth.

È chiaro, a questo punto, che non hai bisogno di andare troppo lontano per cambiare la tua vita: le risorse che ti servono sono già tutte dentro di te, bisogna solo portarle in superficie e imparare come sfruttarle a pieno.

No, non è una strana teoria: è un esercizio che puoi applicare quotidianamente e con cui otterrai risultati straordinari, di cui ti sorprenderai tu stesso.

Per apprendere come fare direttamente da Robert Dilts clicca qui!

Potrai avere tutte le informazioni sull’evento Il Coraggio di Cambiare, che il 2 e 3 giugno a Rimini vedrà per la prima volta insieme proprio Robert Dilts, Jeffrey Zeig e Giorgio Nardone: ti aiuterà a capire come usare gli strumenti della PNL per promuovere reali cambiamenti positivi nella tua vita e per scardinare le tue convinzioni autolimitanti!

 

 

Immagini tratte da Google Immagini