Come superare la gelosia grazie all’amore-eros

Ripensate ai vostri rapporti sentimentali passati o presenti: potete affermare di non essere mai stati gelosi o di non essere mai stati vittime della gelosia?

Sicuramente la risposta è no, e non c’è niente di sbagliato in questo.

Tante persone, spavaldamente, sostengono di non essere affatto gelose perché si fidano ciecamente del proprio partner, eppure una simile affermazione, per quanto importante, non è del tutto sincera.
È vero che la fiducia è essenziale per un amore maturo ed equilibrato, ma la gelosia fa comunque parte della nostra sfera emotiva, per cui, come ogni altro sentimento umano, non possiamo annullarla. Quello che possiamo fare è imparare a conoscerla, per capire come tollerarla e gestirla.

Riflettete ora sulla vita di tutti i giorni: chi non ha mai lanciato uno sguardo stizzito alla propria dolce metà mentre chiacchiera con un elegante collega? Chi può dire di non essersi mai ingelosita o ingelosito se il proprio compagno o compagna non ha immediatamente risposto al telefono mentre era ad una serata tra amici?
È evidente che le piccole e naturali dimostrazioni di gelosia fanno parte della quotidianità, perché derivano dal desiderio di essere considerati speciali dal proprio amato. Questa emozione è dunque un “male necessario” che può persino gratificare il soggetto verso cui è rivolta in quanto indice di attaccamento sentimentale.

Certe situazioni normali, tuttavia, possono decadere in “eccessi monomaniacali”. Prendiamo, ad esempio, il controllo del cellulare, oggi tanto diffuso. La presenza sempre più invadente di smartphone e social network nelle nostre vite ha senz’altro acuito le manifestazioni di gelosia all’interno delle coppie: pensate che, secondo dati raccolti dall’associazione “Avvocati Matrimonialisti Italiani”, nel 2015, i messaggi scambiati via chat costituiscono, in Italia, una delle principali cause di incomprensioni tra coniugi, tanto da portare a separazioni e divorzi nel 40% dei casi.

smartphone e gelosia

 

A queste esagerazioni, purtroppo, si affiancano anche situazioni molto più gravi, come gli episodi di violenza domestica e di femminicidio: in Italia, attualmente, stando ai dati raccolti dalla rete “Non una di meno”, si parla di una donna uccisa ogni 3 giorni. Per non parlare, poi, di quei Paesi in cui vigono usi e costumi che mortificano la libertà individuale e istituzionalizzano il predominio dell’uomo sulla donna.

Quelli fin qui elencati sono perlopiù vicende in cui la gelosia viene scatenata dalla presenza di rivali in amore o dal timore che ve ne siano. Ciò nonostante, l’interferenza di altri soggetti nella coppia non è l’unica circostanza in grado di scatenare questo sentimento. Infatti, esso può essere causato anche dalla soddisfazione personale della persona amata.

Come rivela il noto scrittore Igor Sibaldi nel suo libro Eros e Amore, la gelosia non si rivolge solo contro terze persone nel presente: essa può essere provocata anche dai successi professionali del proprio partner, dai suoi progetti futuri, dalle sue passioni, o addirittura dal suo passato.
Quando questo accade, la gelosia smette di essere una comune emozione e degenera in desiderio di possesso: l’innamorato vuole essere il fulcro delle attenzioni e delle azioni della persona amata, senza lasciarle alcuna possibilità di trovare gratificazione in altre componenti della propria esistenza.
Sensazioni di questo genere portano l’innamorato a voler cancellare tutto ciò che c’è stato prima di lui e che potrebbe esserci dopo, qualificandosi come unico elemento di valore nell’intera vita dell’altro.

Per Sibaldi questo tipo di gelosia è sostanzialmente inconciliabile con l’amore inteso come Eros. L’amore-Eros, infatti, è soprattutto desiderio di conoscenza: Sibaldi lo definisce il più grande strumento a nostra disposizione per conoscere chi siamo davvero e per raggiungere l’autentica autorealizzazione. Chi entra in contatto con Eros, quindi, non ha paura di conoscere nulla né di se stesso né del proprio amato, anzi! Chi conosce Eros è entusiasmato da ogni nuova scoperta.
Qualsiasi dettaglio, sia presente, che futuro, che passato, è una fonte di piacere inesauribile per l’Eros. Questo spiega perchè esso non soffra né di paura né di preoccupazione, ma trovi sempre stimoli che alimentano curiosità e interesse, avvicinando l’innamorato alla felicità. Ciò è possibile perché la curiosità dell’Eros non ha mai lo scopo di controllare l’altro, come avviene per chi è vittima di gelosia. Al contrario, essa è alimentata dalla gioia che scaturisce dalla conoscenza stessa.

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Come riconoscere le emozioni e gestirle

Prenditi 5 minuti di pausa e ripensa alla tua giornata di ieri: come la definiresti?

Stressante? Produttiva? Noiosa? Frenetica? Prova a descriverla con una sola parola.

Ora che hai trovato un aggettivo, rispondi a questa domanda: ti sei sentito così per tutto il giorno o hai cambiato diversi umori nel corso delle ore?

Sicuramente in alcuni momenti sarai stato più allegro, in altri più nervoso, in certi ti sarai sentito stanco oppure pieno di energia, e così via: se ci rifletti, scoprirai di aver attraversato tanti stati d’animo diversi nel corso delle ultime 24 ore.

Passare continuamente da uno stato emozionale ad un altro è assolutamente normale: tutti viviamo esperienze psicologiche diverse a seconda del momento, senza neanche rendercene conto. È proprio la mancanza di consapevolezza a rendere impossibile il controllo dei nostri stati interni.

Ti sembra un terreno inesplorato o qualcosa di troppo complicato? Non ti preoccupare! Robert Dilts, uno dei massimi esperti al mondo di Programmazione Neurolinguistica, svela qual è la tecnica migliore per riconoscere le proprie emozioni e gestirle.

La PNL dimostra che la nostra condizione emotiva, in un dato istante, influenza il modo in cui percepiamo le esperienze e anche il modo in cui rispondiamo ad esse. Perciò, se vogliamo essere padroni delle nostre sensazioni e delle nostre reazioni agli stimoli, il primo passo da compiere è fare un inventario degli stati emozionali interni e imparare ad assumere quello di volta in volta più adatto a raggiungere gli obiettivi.

Per individuare gli stati interni bisogna porre l’attenzione sulle posture (gesti, respirazione, movimenti), sulle submodalità (temperatura, luci, suoni) e sulle emozioni che li caratterizzano. In altre parole, dobbiamo diventare consapevoli sia di come ci muoviamo nello spazio, sia dell’ambiente che ci circonda, sia delle sensazioni che proviamo mentre sperimentiamo una specifica condizione emotiva.
Una volta catalogati più stati emozionali interni possibile, bisogna imparare come entrarvi ed uscirne a nostro piacimento, assumendone pieno controllo.

Dilts spiega che il miglior strumento per controllare gli stati interiori è il cosiddetto “ancoraggio”: esso permette di stabilire dei segnali in grado di riportare alla nostra mente tutti gli elementi distintivi di una certa condizione emozionale, in modo da ricrearla e quindi riattivarla.

Emozioni

Ph. by Rodion  Kutsaev

Ci sono vari tipi di ancore:

  1. le ancore spaziali: consentono l’accesso ad uno stato interno tramite una posizione.
    Come fare?
    Scegliete una posizione da associare a una condizione emotiva specifica ed assumetela. Mentre siete in questa posizione individuate posture, submodalità ed emozioni tipiche dello stato da riattivare. Una volta catalogati tutti gli elementi distintivi dello stato emozionale, abbandonate la posizione. Fatto ciò, esercitatevi più volte a riprendere la posizione della vostra ancora spaziale finché questa non vi permetterà di riaccedere automaticamente allo stato interiore.
  2. le ancore interne: permettono l’accesso a uno stato interno grazie a un colore o ad un suono.  Sappiamo che le submodalità dell’ambiente circostante influenzano la nostra condizione emotiva: usare un’ancora interna significa esercitarsi a riattivare un certo stato ogni volta che vediamo un determinato colore o che ascoltiamo un suono preciso.
  3. il “mentoring”: è un tipo particolare di ancoraggio con cui ci si mette nei panni di un mentore a nostro piacimento (reale o immaginario, in forma umana o non) ogni volta che vogliamo risvegliare alcune capacità riconosciute a lui ma non a noi stessi. Questo tipo di ancora ci aiuta a far affiorare in superficie doti sopite dentro di noi.

Dilts fa vari esempi pratici su come usare l’ancoraggio per muoversi tra diversi stati interni e spiega che l’unico modo per padroneggiare pienamente questo processo è esercitarsi il più possibile.

Usando la tecnica dell’ancoraggio descritta da Dilts possiamo imparare a calarci negli stati emozionali tipici delle 6 fasi del ciclo delle convinzioni, con cui è possibile avviare cambiamenti profondi nella percezione del mondo e di noi stessi. Ogni fase, infatti, è caratterizzata da una precisa condizione emotiva: per padroneggiare l’intero ciclo è indispensabile imparare a muoversi tra le emozioni che lo compongono. Quando saremo capaci di fare questo, potremo ripercorrere il ciclo ogni volta che abbiamo bisogno di attivare il cambiamento o raggiungere un obiettivo.

La PNL offre diversi strumenti e tecniche utili ad operare trasformazioni radicali nel modo di rapportarsi alle esperienze e agli altri, con lo scopo di realizzare il proprio potenziale. Di come riconoscere gli stati interni e influenzarli in modo che diventino il motore di un grande cambiamento parleremo a Rimini il 2 e 3 giugno durante il corso “Il Coraggio di Cambiare” con Robert Dilts, Giorgio Nardone e Jeffrey Zeig. Sarà un’occasione unica per scoprire tutti i metodi che favoriranno il tuo sviluppo personale! Contattaci per informazioni.

Il Coraggio di Cambiare: corso con Robert Dilts, Giorgio Nardone e Jeffrey Zeig

Convinzioni autolimitanti: come trasformarle in risorse potenzianti

Ci sono convinzioni che determinano più di ogni altra cosa i nostri pensieri, le nostre azioni e che danno  significato ad ogni esperienza della nostra vita. Sono esse forme di pensiero che condizionano il raggiungimento dei nostri obiettivi fino a precluderne la realizzazione.

Non sono sempre positive e potenzianti. Le convinzioni possono essere in molti casi negative e autolimitanti.

Robert Dilts, uno dei massimi esperti mondiali di Programmazione Neurolinguistica, nel libro Il potere delle parole e della PNL spiega come le convinzioni autolimitanti si manifestino in diversi modi e contesti.

Ti è mai capitato di sentirti senza speranza perché un obiettivo ti sembrava irraggiungibile? Hai mai avuto una sensazione di impotenza determinata dalla scarsa fiducia nelle tue capacità? Hai mai avvertito la frustrazione di non essere all’altezza dell’obiettivo che desideravi tanto raggiungere?

Se pensi di aver vissuto almeno una di queste condizioni nel corso della tua vita, allora sei stato sicuramente vittima di una delle tue convinzioni limitanti.

Come fare dunque a superarle, realizzando pienamente se stessi?

La soluzione arriva dalla PNL, un approccio nuovo ed efficace alla comunicazione e allo sviluppo personale.

La vita di ogni giorno ci mette davanti a sfide che ci spaventano e a domande per le quali non sempre abbiamo delle risposte: in famiglia, come pure a lavoro o in altri ambiti della nostra quotidianità, siamo messi costantemente alla prova.
Le difficoltà ci spingono il più delle volte ad abbracciare vecchi schemi di pensiero e a rintracciare in essi le ragioni per cui rimanere fermi nella nostra comfort zone.

Secondo Dilts, tra le altre cose, la PNL può trasformare una convinzione autolimitante in una convinzione potenziante in quanto ci aiuta a capire quali sono le sfide e i quesiti da cui fuggiamo e per quale motivo lo facciamo. In questo modo, i limiti che prima ci imprigionavano si trasformano, in realtà, in risorse capaci di spronarci ad agire e ad aprirci al cambiamento.

Il coraggio di Cambiare, risorse potenzianti

Perché ciò avvenga, spiega Dilts, occorre  assumere il controllo del cosiddetto “ciclo naturale di cambiamento delle convinzioni”.
Questo ciclo, nel corso degli anni, è applicato inconsciamente da ognuno di noi, secondo il naturale processo di sviluppo personale: la PNL ci offre gli strumenti necessari  a padroneggiarlo in modo consapevole, senza sforzo, attraverso l’esercizio pratico nella nostra quotidianità.

La formula suggerita è di facile applicazione. Basta far uso di quel linguaggio, verbale e non verbale, capace di produrre effetti positivi sulle nostre emozioni, sui nostri atteggiamenti e più in generale sulla nostra vita.

Per sfruttare a nostro vantaggio il ciclo di cambiamento delle convinzioni, dobbiamo prestare attenzione alle posture che assumiamo, alle submodalità sensoriali che ci circondano e alle sensazioni che proviamo mentre attraversiamo le fasi del ciclo.
Per ogni fase, memorizziamo i gesti, la nostra respirazione, la luce e i suoni in cui siamo immersi, e concentriamoci su come ci sentiamo: questi sono i dettagli che caratterizzano il nostro stato interno in quella precisa fase.

Una volta che siamo consapevoli dei nostri stati interni in ogni fase, quello che dobbiamo fare è semplicemente ricrearli ogni volta che vogliamo percorrere il ciclo per trasformare una convinzione limitante in potenziante.
Con l’esercizio diventeremo abili a farlo in modo naturale e spontaneo: basta allenarsi!

Robert Dilts approfondirà quest’argomento con esercitazioni pratiche a Rimini il 2 e 3 giugno durante il corso Il Coraggio di Cambiare . Partecipando potrai scoprire insieme a lui le strategie di Programmazione Neurolinguistica più efficaci per superare le convinzioni autolimitanti e promuovere il cambiamento; inoltre potrai capire meglio te stesso e a raggiungere i tuoi obiettivi con Jeffrey Zeig e Giorgio Nardone grazie all’Ipnosi Ericksoniana e alla Terapia Breve Strategica. Scopri subito tutti i dettagli.

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PAURA D’AMARE: VINCILA CON LA CONOSCENZA

La paura d’amare è il grande demone del nostro tempo.

Quanta gente conosci che vorrebbe trovare l’amore ma non ci riesce?
Molti credono che sia tutta questione di fortuna, un puro caso, oppure merito del destino. Tuttavia, la verità è che l’amore non si fa trovare da chi non sa accoglierlo.

Tante persone dicono di voler trovare l’amore e poi scappano quando gli incontri si fanno più frequenti e le emozioni più intense. Tutti vogliono innamorarsi, ma pochi lasciano che l’amore entri nelle loro vite.
Perché accade questo?

Il celebre scrittore Igor Sibaldi lo spiega bene nel suo libro Eros e Amore quando afferma che “abbiamo paura di amare perché abbiamo paura di conoscere noi stessi”.

Il concetto di Eros come fonte di sapienza ha origini antichissime: deriva da Platone ed è stato poi sviluppato da Plotino. Riprendendo questo pensiero, Sibaldi definisce l’amore il più grande strumento a nostra disposizione per conoscere chi siamo davvero e aggiunge che non possiamo amare se non siamo curiosi di conoscere ciò che è nascosto dentro di noi.

Un viaggio tanto profondo in se stessi, tuttavia, richiede coraggio e libertà interiore: solo così è possibile raggiungere le parti più avventurose del proprio essere e abbandonarsi ad esse, anche a rischio di perdere il confortante senso di normalità a cui tutti si aggrappano.

L’amore può renderci “geniali” se vinciamo la paura di scoprire chi potremmo diventare, cosa saremmo capaci di fare e dove potrebbe portarci la nostra piena realizzazione. Eppure, la maggior parte della gente ha così tanta paura dell’amore e del cambiamento che preferisce non correre il rischio.

amore

Per Sibaldi la diffusa paura d’amare nasce dal non sentirsi degni della libertà, della felicità e della soddisfazione dei propri desideri. Anche Robert Dilts, esperto mondiale di Programmazione Neurolinguistica, parla del non sentirsi degni, definendo questa condizione una convinzione autolimitante che impedisce lo sviluppo personale. Di conseguenza, la paura d’amare si può definire una convinzione autolimitante perché non permette all’amore di espandersi dentro di noi e di liberarci da un modo di vivere insoddisfacente.

Chi ha paura d’amare non vuole far luce nella parte più oscura di sé perché teme le conseguenze distruttive e spaventose dell’autoconoscenza. I bambini, dice Sibaldi, sono i soli ad essere liberi dalla paura d’amare, poichè sono mossi da un’infinita curiosità e da un insaziabile desiderio di conoscenza che permettono loro di vivere a pieno ogni momento. È la civiltà con le sue sovrastrutture che trasmette la paura di pensare, di conoscere e di conoscersi, rendendo ciascuno schiavo delle proprie convinzioni autolimitanti.

Il vero antidoto alla paura d’amare sta quindi nello sprigionare l’innata sete di sapienza che è in noi: solo aprendoci a tale scoperta potremo essere capaci d’amare davvero.

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Cambiare con la Programmazione Neurolinguistica

Eccoci qua: anche questo 2016 sta volgendo al termine, e tutti ci ritroviamo a fare il bilancio dell’anno appena vissuto.

Le domande che ci frullano in testa, nella corsa tra regali di Natale per i parenti e dolci per gli ospiti dell’ultimo minuto, spesso sono queste:

  • Il mio lavoro e la mia attività mi fanno sentire appagato?
  • Sono soddisfatto delle relazioni che ho o potrei migliorarle?
  • Ho intrapreso un percorso o sono sempre nella stessa posizione?

A queste domande, che sorgono spontanee ma che non sono per niente scontate, non sempre diamo una risposta: in molti casi preferiamo farle cadere nel vuoto e non rispondere affatto.

In effetti guardarsi indietro, ripercorrere mentalmente i piccoli e grandi successi quotidiani o le proprie delusioni, può spaventare.
Potremmo accorgerci di non aver tenuto fede ad alcune promesse, alla famosa lista di buoni propositi che ogni anno stiliamo e che poi, sballottati dalla frenesia quotidiana, dimentichiamo. O peggio, potremmo accorgerci di non ricordare nessuna emozione speciale, nessuna circostanza particolare che ci faccia esclamare: “Questo 2016 è stato importante proprio per questo!”.
In questi casi, la reazione immediata è evitare di pensare: lasciarsi ancora una volta trascinare dalla fretta, dagli impegni, dai doveri, da quello che gli altri si aspettano da noi, senza prendere fiato.

Essere in tensione verso qualcosa di diverso e aspirare a nuovi obiettivi può essere sfidante, ma non deve spaventare, per due motivi:
il primo è che si tratta di una sensazione che chiunque prova, la vera differenza sta nel saperla gestire.

Il secondo è che questa sensazione può essere analizzata, compresa e persino superata: cambiare è possibile, ed è possibile per chiunque. Basta sapere come promuovere il cambiamento nella nostra vita!

Più facile a dirsi che farsi!

Sicuramente, ma solo per chi non conosce come mettere in moto i meccanismi che stimolano il cambiamento.

cambiamento

La Programmazione Neuro-Linguistica o PNL, scienza che studia lo sviluppo e i meccanismi del linguaggio nel nostro sistema nervoso, ha dimostrato che la nostra percezione del mondo dipende da mappe mentali che il nostro cervello forma nei primi anni di vita attraverso le esperienze sensibili e il linguaggio.

Le mappe mentali non registrano solo quello che vediamo, tocchiamo, annusiamo, ma registrano anche le emozioni, le sensazioni, le fantasie, i ricordi e tutto quello che esula dal mondo esterno ed ha a che fare con il nostro mondo personale. In aggiunta, le mappe mentali raccolgono pensieri, convinzioni, valori, tutti elementi che non derivano da un’esperienza sensibile, ma che, inevitabilmente, ne influenzano la percezione.
Questo significa che psiche e realtà sono strettamente interconnesse, tanto che non è possibile stabilire cosa sia la realtà in modo univoco, perché ognuno di noi ne ha una percezione diversa.

 

Robert Dilts, uno dei principali innovatori della programmazione neurolinguistica, nel suo libro Il potere delle parole e della PNL, spiega come sia naturale promuovere un cambiamento profondo e radicale nella propria vita una volta compreso il legame tra percezione del reale e linguaggio: le parole sono potenti, e lo sono al punto da poter guidare il nostro approccio alla vita.

La magia delle parole è tutta racchiusa negli “Sleight of Mouth”, i modelli alla base del nostro linguaggio: tutti noi applichiamo inconsciamente certi Sleight of Mouth piuttosto che altri nella percezione del mondo e di noi stessi, e così facendo rivolgiamo le nostre interpretazioni in una direzione piuttosto che in un’altra.

Facciamo un esempio pratico: dire “Voglio raggiungere il mio risultato ma ho un problema” è molto diverso dal dire “Voglio raggiungere il mio risultato anche se ho un problema”: basta cambiare una piccola porzione di frase, apparentemente insignificante, per spostare l’attenzione dall’ostacolo al risultato che si vuole raggiungere.
Questo è solo un esempio basilare, ma gli Sleight of Mouth che possiamo applicare ogni giorno alle nostre esperienze sono molti e, cosa ancor più importante, diventano una pratica spontanea e naturale se ci esercitiamo a farne uso.

neurolinguistica

Questa è una scoperta fondamentale di Dilts: ognuno di noi può cambiare la propria percezione di sé, della sua vita e delle sue relazioni semplicemente applicando gli Sleight of Mouth più adatti per ottenere il risultato desiderato, e soprattutto per abbattere le proprie convinzioni autolimitanti.
Con questa tecnica scoprirai che il linguaggio è capace di mettere in luce risorse finora sopite dentro di te, a causa di convinzioni autolimitanti che impediscono loro di emergere.

Le convinzioni, spiega Dilts, nascono nelle strutture più profonde del nostro cervello, e sono così potenti da portare la nostra attenzione solo su certe aree di esperienza, nascondendo tutte le altre: ecco perché abbiamo la sensazione che non ci siano né alternative né possibilità di scelta in determinate situazioni.

Solo se prendiamo coscienza delle convinzioni che ci autolimitano saremo capaci di esplorare davvero le infinite possibilità a nostra disposizione, senza escluderne nessuna, e di attingere quindi a tutte le risorse personali finora inascoltate. Questo è possibile grazie agli Sleight of Mouth.

È chiaro, a questo punto, che non hai bisogno di andare troppo lontano per cambiare la tua vita: le risorse che ti servono sono già tutte dentro di te, bisogna solo portarle in superficie e imparare come sfruttarle a pieno.

No, non è una strana teoria: è un esercizio che puoi applicare quotidianamente e con cui otterrai risultati straordinari, di cui ti sorprenderai tu stesso.

Per apprendere come fare direttamente da Robert Dilts clicca qui!

Potrai avere tutte le informazioni sull’evento Il Coraggio di Cambiare, che il 2 e 3 giugno a Rimini vedrà per la prima volta insieme proprio Robert Dilts, Jeffrey Zeig e Giorgio Nardone: ti aiuterà a capire come usare gli strumenti della PNL per promuovere reali cambiamenti positivi nella tua vita e per scardinare le tue convinzioni autolimitanti!

 

 

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Il potere delle parole

“Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste, le parole sono importanti”.

Se non sapessimo che queste frasi appartengono ad una delle scene più famose del cinema italiano, urlate da Nanni Moretti alla giovane giornalista che lo stava intervistando, penseremmo che siano state pronunciate da qualche  saggio o profeta per quanto ci sembrano autentiche.

Lì, il protagonista le pronunciava per criticare l’uso e l’abuso di frasi fatte e luoghi comuni ma, a guardare bene, la verità che si nasconde dietro a quel monito è anche un’altra e non si cela solo dietro la considerazione che le parole sono importanti. O meglio, bisogna trovare le parole giuste non solo per metterci al riparo da possibili liti o incomprensioni quando interagiamo con un’altra persona ma anche per arrivare ad avere una diversa percezione di noi stessi.

Cade in errore, infatti, chi pensa al linguaggio solo come ad uno strumento “neutro” che utilizziamo per esprimerci e per comunicare con gli altri: le parole sono capaci di molto di più. Hanno un loro peso e potere e per questo sono in grado di incidere profondamente nella realtà che ci circonda.

Ma le parole che usiamo hanno potere anche su noi stessi e sul modo in cui percepiamo le situazioni che ci accadono. Esse ci permettono infatti di migliorarci o di aiutare gli altri a migliorarsi scuotendo quelle convinzioni limitanti che impediscono di cambiare in meglio. Già, ma come?

Robert Dilts, uno dei maggiori esperti mondiali sulla Programmazione Neurolinguistica, li chiama sleight of mouth, letteralmente “giochi di parole”: dei modelli linguistici che ci aiutano a inquadrare in un’altra cornice quelle credenze che ci fanno rimanere ancorati solo ad una porzione di realtà, impedendoci di vedere il resto.

Uno di questi modelli linguistici consiste nello spostare l’attenzione dal problema al risultato. Facciamo un esempio che ci aiuti meglio a comprendere ciò di cui stiamo parlando.

Immaginate di essere grandi appassionati di sport e di volervi cimentare in una nuova attività sportiva che avete sempre seguito ma mai sperimentato: il golf.

Avete davanti a voi un percorso di cinque buche e il vostro maestro afferma che occorrono venti colpi per terminare il percorso. Forti della vostra attitudine alle discipline sportive, vi prefiggete come risultato quello di impiegare esattamente venti tiri per portare a compimento il percorso. Accade però che di colpi ve ne occorrano molti di più e, per questo, vi sentite frustrati e inadatti a questo sport.

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Il problema non sta nella vostra scarsa predisposizione al green, ma nel tipo di risultato che vi aspettavate dalla situazione: l’idea di portare a termine il gioco in modo egregio pur non avendolo mai praticato. Rispetto a questo risultato, l’idea che vi porterete a casa di questa esperienza è quella dell’insuccesso, del fallimento, del non essere abbastanza capaci.

Le cose però cambiano se, anziché tendere verso il risultato della perfezione, adottiamo quello di aver scoperto qualcosa di nuovo e di essere riusciti a capire, ad esempio, la differenza tra quando usare un “legno” e quando un “ferro”.

Scegliere questo secondo tipo di risultato va a modificare il modo in cui interpretiamo l’esperienza vissuta e quello che prima ci era apparso come una completa sconfitta rispetto all’imperativo del “farlo perfettamente”, può essere considerato una vittoria rispetto alla prospettiva di “scoprire qualcosa di nuovo”.

Se il vostro maestro vi dicesse che il risultato del gioco è apprendere qualcosa di nuovo anziché dimostrare di essere in grado di eccellere in ogni sport, avrebbe applicato il modello di spostamento ad un altro risultato teorizzato da Dilts.

Di esempi come questi sono piene le nostre vite. Che si tratti di golf, di un progetto da consegnare a lavoro o di un compito da fare a scuola, ogni giorno siamo sottoposti a imprese sfidanti. Avere strumenti efficaci per capire meglio noi stessi e trovare soluzioni alle convinzioni limitanti che ci creiamo è un fattore determinante per innescare cambiamenti positivi nella nostra vita e ottenere risultati fuori dalla norma.

Per fornirti nel dettaglio le migliori tecniche che permettono di innescare cambiamenti specifici abbiamo creato l’evento riunito Il Coraggio di Cambiare. In un weekend unico potrai ampliare le tue possibilità di decisione e superare i limiti che impediscono la trasformazione grazie alle migliori intuizioni derivanti da PNL, Ipnosi Ericksoniana e Terapia Breve Strategica. Inoltre avrai la possibilità di vedere insieme per la prima volta:  Robert Dilts, tra i principali innovatori ed esperti mondiali sulla Programmazione Neurolinguistica, Jeffrey Zeig, uno dei più importanti ipnoterapeuti e psicoterapeuti al mondo, Giorgio Nardone, l’esponente maggior spicco della Scuola di Palo Alto.

Clicca qui per avere tutte le informazioni su questo inedito evento formativo e scoprire come partecipare!

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La bellezza è nell’occhio di chi guarda?

Forse qualcuno di voi ricorderà una ricerca pubblicata lo scorso anno dall’Università del Kent e presto diventata popolare in rete perché rilanciava un tema eternamente attuale: quello della bellezza.

Lo studio, grazie a un programma informatico di norma usato per elaborare l’identikit dei ricercati, giunse ad individuare l’uomo e la donna ideali più belli del mondo.

Il team di scienziati – guidato da Chris Solomon, esperto di mappatura facciale – ha rilevato che quando si tratta di volto maschile, le donne prediligono un viso dai tratti più aggraziati, a differenza degli uomini che reputano più attraente un profilo più mascolino. Quanto al volto femminile, invece, le donne reputano più bello un viso dall’aria più attraente rispetto a quello apprezzato dagli uomini: labbra piene, viso affilato, zigomi alti.

Quel che ci interessa, non è tanto l’esito della ricerca in sé quanto piuttosto la motivazione che l’ha indotta.
Cosa fa sì che un oggetto, un paesaggio, una persona siano definiti belli? Quali sono gli ingredienti o i canoni che concorrono a creare questa bellezza? Queste domande non sono di certo nuove. Filosofi, psicologi e artisti s’interrogano da secoli su questo punto.

 

bellezza

 

Leibniz, filosofo e matematico del ‘600, ha dato una ragionevole e laconica risposta:  “la bellezza è un non so che”.

Quando ammiriamo un’opera d’arte e ci viene chiesto se l’apprezziamo siamo capaci di rispondere in maniera netta: o sì o no. Ma questa sicurezza vacilla se ci viene domandato perché l’opera ci piaccia o meno, tanto che si finisce per rispondere con un serafico “non lo so”. Vediamo immediatamente se una cosa ci piace o non ci piace ma non vediamo con altrettanta rapidità e chiarezza il perché quella cosa ci piace o non ci piace.

Sollecitando i sensi, la bellezza sollecita anche il pensiero e lo spirito e quindi l’eros. Oggi eros si riferisce alla sfera della sessualità, ma per i Greci indicava il fervente desiderio di raggiungere l’eccellenza e di approfondire il viaggio della vita. Un desiderio potente, che si manifesta nel tentativo di andare oltre, di superare i propri limiti per alzare sempre un po’ più in alto l’asticella della realtà.  Volendo spiegare  cosa intendesse per “essere artista”, Van Gogh ha aggiunto un significato a questa parola, quello di una ricerca che non ha mai fine: “Sto cercando, sto lottando, ci sono dentro con tutte le mie forze”.

Oggi, il significato originario della parola eros ci viene restituito grazie ad uno dei più affascinanti intellettuali e scrittori del panorama italiano: Igor Sibaldi. A suo dire, l’eros è il maggiore sistema della psiche umana, quello da cui dipendono tutti i nostri desideri e le nostre capacità intuitive e creative. Un tempo era il nome di un Dio e indicava, oltre all’energia sensuale, anche la vastità della mente, l’impulso alla libertà e alla conoscenza, poi represso e falsato in età adulta.

Nel libro Eros e Amore, Sibaldi spiega che “l’Eros non è suscitato necessariamente da una persona, bensì dalla bellezza, non importa di chi o di cosa, e dalla sapienza; e quanto più grande appare ciò in cui si scorgano bellezza o sapienza, tanto più grande è lo slancio che l’eros imprime”.

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Perché abbiamo paura di amare?

La paura di amare è una delle caratteristiche della nostra epoca. Quali sono le cause?

A prima vista, non si direbbe che amore e paura possano avere qualcosa in comune. In apparenza, niente sembra legarle. All’amore, infatti, associamo un sentimento positivo, tanto più che spesso lo indichiamo come unica ragione di vita. Al contrario, della paura non abbiamo una buona considerazione e finiamo per scansare tutte quelle situazioni in cui, in qualche modo, percepiamo di essere di fronte ad un pericolo, sia esso reale o solo frutto della nostra mente. Come si legano allora paura e amore?

Avete mai sentito parlare di philofobia? In psicologia è l’espressione che si usa per indicare il timore di essere coinvolti in una relazione amorosa. Un bel guaio, direte voi. Già, perché mentre la fobia dell’altezza, quella degli spazi chiusi o quella, ancora più comune, dei ragni, sono facilmente aggirabili,  lo scotto da pagare per chi è spaventato dall’amore è ben più alto. Se siamo disposti ad accettare che ogni amore, parafrasando la scrittrice Margaret Mazzantini, ha una paura dentro, è di fronte alla paura dell’amore che ci troviamo più impreparati.

Nella relazione amorosa, la grammatica della paura non ha una voce sola. Diversi e vari sono i meccanismi che possono scatenare la reticenza a portare avanti un rapporto a due.

paura di amare

Si ha paura di essere traditi, feriti e abbandonati. Quando si ama, la persona amata non può reggere il confronto con nessun’ altra. È l’unica che vogliamo mettere al centro del nostro universo e l’unica capace di renderci felici. Per questo il tradimento fa così male: perché ci costringe a fare i conti con la cruda realtà che, per il nostro universo, noi non siamo che una minuscola pagliuzza.

Si ha paura di sbagliare e di commettere errori di valutazione. In un articolo del New York Times di qualche tempo fa, lo scrittore Alain de Botton rivelava che una delle cose di cui abbiamo più paura e che facciamo di tutto per evitare – anche se vanamente – è il timore di sposare la persona sbagliata.  Questo perché raramente, prima del matrimonio, siamo disposti ad approfondire le nostre complessità. Secondo lo scrittore, ogni volta che i rapporti occasionali minacciano di rivelare i nostri difetti, diamo la colpa al partner mandando così all’aria la storia. Uno dei privilegi dello stare da soli è crogiolarsi nella convinzione che vivere con noi stessi sia estremamente semplice.

Si ha paura di impegnarsi perché anche la paura d’amare, come tutte le fobie, implica una perdita di libertà.
Il sociologo Zigmut Bauman, in proposito, parla di amore liquido, volendo alludere alla fragilità dei vincoli affettivi che non conoscono più la gioia delle cose durevoli, alla ricerca di appagamento che però non è mai soddisfatta, alla lacerazione tra il desiderio di emozioni e la paura del legame.

Igor Sibaldi, uno dei più grandi filosofi ed esperti nell’ambito della psicologia del profondo, adduce anche un’altra motivazione. La paura di amare sarebbe alimentata dalla segreta insofferenza per il proprio modo di vita.

Il pauroso d’amore sente che tutto ciò che ha già gli è odioso, ma teme che gli sia odioso a tal punto da scatenargli incontrollabili pulsioni distruttive. Per questo mantiene i propri livelli emozionali al di sotto di una certa soglia: meglio non conoscersi che scoprire in se stessi chissà cosa”.

Quella grande forza a cui diamo il nome di amore è un potente strumento di conoscenza di chi realmente siamo. L’altro diventa lo specchio attraverso il quale poterci riflettere con il rischio di vedere un’immagine che non ci piace perché lontana da come l’abbiamo sempre pensata.

Per questo la paura d’amare è paura di perdere la bussola, di inoltrarsi in un viaggio di cui non sappiamo quale sia la meta, di intraprendere un percorso in solitaria in cui non possiamo contare su nessun compagno di viaggio se non noi stessi. Ma siamo sicuri che ne valga davvero la pena? O, nel rinunciare a indagare noi stessi, non stiamo facendo altro che mettere un freno al nostro genio?

A questa e ad altre domande sull’amore e sull’eros, Igor Sibaldi –  filosofo e autore del best seller Eros e Amore – ha risposto nell’ambito del suo workshop LE SCOPERTE DELL’EROS.

Per scoprire tutti i dettagli sul suo nuovo tour Il Metodo Metafisico, che da settembre toccherà diverse città, clicca qui!

Il Metodo Metafisico Life Strategies

 

 

 

 

 

 

6 errori da evitare per avere una relazione sana e felice

Attenzione, la lettura di questo post è caldamente sconsigliata a chi crede che una relazione felice sia basata sulla perfezione. Desideriamo informare i signori lettori che l’errore più grave che si può commettere in un rapporto di coppia è non commettere errori.

Nessuna relazione è immacolata e nessuno di noi può vantare di non aver mai compiuto passi falsi nel proprio rapporto di coppia.

Errare è umano dicevano i latini ma non è solo il perseverare ad essere diabolico. Lo è anche pensare che gli errori siano tutti uguali. Ci sarà un motivo se a scuola la maestra segnava con il blu gli errori di disattenzione e col rosso quelli gravi da non ripetere più.

Lo stesso vale per i rapporti di coppia: ci sono sbadataggini lievi sulle quali siamo disposti a passar sopra e ci sono mancanze più gravi che invece rischiano di compromettere la serenità del nostro legame. Già, ma quali sono? Niente allarmismi: ecco una lista che vi farà chiarezza sugli errori assolutamente da evitare.

 

1. Per lui: il mutismo

Quando una relazione è consolidata nel tempo è facile contrarre la “silenziosite”: patologia che colpisce buona parte della popolazione maschile.

I sintomi? Mutismo acuto e propensione a rimandare a domani le discussioni scomode. È la partner femminile a notare questa comune affezione: “Era tanto pieno di idee, prima del matrimonio, aveva tante cose da dire, era così comunicativo, stavamo ore a parlare e adesso che siamo sposati non ha più niente da dirmi!”.

Cura: il nostro esperto psicoterapeuta Giulio Cesare Giacobbe suggerisce di riappropriarsi del dialogo in quanto ingrediente base per un matrimonio davvero felice. Si badi bene: per “dialogo” non s’intende decidere chi va a prendere i bambini a scuola o cosa comprare al supermercato ma avere il coraggio di discutere di problemi personali e di coppia o semplicemente condividere i propri pensieri.

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2. Per lei: il rimprovero inutile

C’hanno sempre chiamate il “gentil sesso”, già dai tempi di Dante, ma oggi anche il sommo poeta rivedrebbe quest’espressione.

Diciamocelo, spesso nelle parole che rivolgiamo al nostro partner di gentile non c’è proprio nulla. Quante volte l’abbiamo bacchettato per il look improponibile, per la battuta fuori luogo, per quel “decidi tu”, “fai tu” che tanto ci fa innervosire?

Questi rimproveri apparentemente innocui, almeno nell’inconsapevolezza con cui li pronunciamo, possono rivelarsi fatali. John Gray, psicosessuologo e terapeuta della famiglia, sostiene che correggere il suo comportamento, dicendogli di continuo cosa fare e cosa no, lo fa sentire poco amato e ammirato. Evitiamo di trattarlo come fosse un bambino se non vogliamo demotivarlo!

 

3. Per lui e per lei: la gelosia

La gelosia è un sentimento che non ha genere: colpisce sia gli uomini che le donne anche se con delle differenze sostanziali. Due ricercatori, David Frederick (Chapman University) e Melissa Fales (UCLA), hanno scoperto che gli uomini hanno una gelosia di tipo sessuale, le donne una di tipo emozionale. Il punto però non è che tipo di gelosia provate ma quanta. Paolo Crepet, uno dei più grandi psicologi italiani, avverte: un pizzico di gelosia può fare miracoli, due combinare un disastro.

 

4. Per lei: la lamentela compulsiva

Com’è che si dice? Fai cento cose buone e nessuno se ne accorge, fai un solo sbaglio e te lo rinfacceranno per tutta la vita. Quello di non riconoscere cosa il partner fa per noi e di lamentarci per ciò che invece non ha fatto è un errore che spesso noi donne commettiamo. John Gray però ammonisce: così facendo il nostro uomo non solo si sentirà “dato per scontato” ma anche non amato se non siamo in grado di apprezzare ciò che lui fa per noi. Non conviene cambiare rotta allora?

5. Per lui: la monotonia

Guai a relegare la dimensione del gioco e dello scherzo solo alla sfera delle amicizie. Ridere e divertirsi insieme sono imperativi irrinunciabili per un rapporto di coppia che funzioni. E, per farlo, non c’è bisogno di stendere il lenzuolo di Twister né di rispolverare il Monopoli che giace in soffitta. A volte basta trasformare la routine domestica in una sfida di coppia, ovviamente con un premio in palio.  A buon intenditor…

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6. Per lei e per lui: non smettere di progettare

L’etimologia del verbo progettare racchiude in sé il senso dell’amore. Deriva dal latino proiectum, ovvero gettare avanti, creare un ponte tra l’idea che abbiamo in mente e la sua realizzazione. Se ci fate caso, questo verbo è associato solo alle prime fasi della vita a due: la ricerca di una casa, la convivenza, il matrimonio, i figli. Superate tutte le tappe, il desiderio di guardare avanti insieme si assopisce. Invece è importante continuare ad alimentarlo, anche partendo dalle piccole cose. Progettate un viaggio, un hobby da condividere, una passione: insomma costruite. A cosa serve il futuro se non a nutrire il presente?

Come (continuare a) farlo impazzire

Un noto proverbio dice che il matrimonio è la tomba del sesso e, va da sé, che lo stesso discorso può essere esteso ad ogni relazione che abbia superato la fatidica soglia dei 7 anni. Certo, agli adagi popolari non si attribuisce alcuna pretesa di scientificità ma, si sa, spesso celano sempre un briciolo di verità.
Col passare del tempo, infatti, un calo della passione nella coppia è fisiologico. Lo psicologo e psicoterapeuta Giulio Cesare Giacobbe in Come fare un matrimonio felice che dura tutta la vita imputa la causa di questo calo principalmente a due motivazioni.

La prima è difficilmente raggirabile a meno che non stiate pianificando un’imminente trasferimento a Tristan da Cuhna (il luogo più remoto della Terra per intenderci) e riguarda il fatto che siamo una popolazione industrializzata. Che c’entra l’industrializzazione con un calo di libido sessuale? La risposta è semplice e bene o male ci coinvolge tutti: stress.

La nostra vita è cadenzata da ritmi sempre più frenetici e dunque essere stressati è inevitabile, ma stress e sesso di comune hanno solo il battito cardiovascolare accelerato. L’eccitazione sessuale, ci dicono dalla regia, sarebbe depressa dal sistema nervoso simpatico e prodotta, al contrario, dal sistema nervoso parasimpatico.

La seconda riguarda più da vicino una delle due metà della mela, quella maschile, e la sua assuefazione.
Per consentire la massima riproduzione della specie, la natura ha dotato l’uomo dell’istinto di accoppiamento con donne sempre diverse. Ciò significa che nemmeno unendo la bellezza di Cleopatra e le “arti” di Semiramide, riuscireste ad evitare che lui guardi le altre.

Certo, a dipingerla così la situazione sembra un quadro a tinte fosche che non lascia spazio a nessun tipo di soluzione se non:
-darti al tradimento (ma tanto ci si stancherebbe anche dell’amante prima o poi)
-rassegnarti ad un matrimonio senza passione (se non hai fatto voto di castità finora non credo sia il caso di cominciare proprio adesso).

Questo destino sarebbe inevitabile se fossimo sicuri che la felicità sessuale in una coppia dipenda esclusivamente dall’attrazione fisica: ma per nostra fortuna, una buona vita sessuale dipende anche dall’impegno condiviso da entrambi i partner a voler soddisfare l’altro e non solo da mere considerazioni estetiche.

Di seguito allora, tre punti fondamentali da ricordare se non vogliamo che la nostra vita di coppia vada in letargo.

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  1. Ogni età ha i propri punti forti, valorizzateli

È vero che l’aspetto fisico non è tutto ma non per questo va sottovalutato, anche se il partner è lo stesso ormai da un paio di lustri. Ricordate la compagna di banco delle superiori? Quella magra, perfetta e impeccabile che sapientemente era in grado di abbinare già dalle 7 del mattino il colore del colletto della camicia con quello dei  calzini? Vi sarà di certo capitato di incontrarla a distanza di anni e di constatare quanto poco sia rimasto di quella voglia di essere perfetta ad ogni costo.

Non saltate sulla sedia: non vi sto sollecitando a sessioni estenuanti in palestra o a diete proibitive per avere, vita natural durante, una taglia 40. Sto solo dicendo che ogni età ha in sé della bellezza e delle qualità, tutto sta nell’esserne coscenti e valorizzarle a dovere. Quando subentra la routine, è facile avanzare la pretesa che il nostro compagno debba accettarci a prescindere, ipoteticamente anche con trenta chili in più, ma bisogna ricordare che gli uomini (e in realtà anche le donne) sono “animali visivi” e, in primo luogo, l’eccitazione viene stimolata se quello che vediamo ci piace.

 

  1. Provate nuove ricette

Specie nelle relazioni di lungo termine, si commette l’errore di pensare che quello che ci piace a vent’anni ci piacerà anche a quaranta e viceversa: quello che non ci piaceva a vent’anni non ci piacerà nemmeno a quaranta. Sbagliato! Pensate ad esempio a quanti sono i cibi che snobbavate da piccole e che ora invece vi fanno impazzire. I nostri desideri non sono statici ma mutano con noi. Per questo è importante non rimanere ancorati alle confessioni che il nostro partner ci ha svelato anni fa ma alimentare continuamente la scoperta e soprattutto… sperimentare!

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  1. Divertitevi a invertire i ruoli

Non lasciare sempre a lui l’oneroso compito di fare il primo passo. Se è vero che non vogliamo essere principesse dobbiamo dimostrarlo in tutti i campi, anche in questo. Diamo allora il benvenuto a tre nuove fate madrine: Intraprendenza, Azione e Audacia. Vi aiuteranno a stupire il vostro lui rompendo gli schemi tradizionali ai quali è abituato e dar vita a scenari del tutto nuovi, ripristinando la magia dei primi mesi.