Uomini e Donne: le ultime scoperte sul tradimento, con John Gray

Perché le donne tradiscono?

Le ricerche di oggi ci indicano quanto il tasso di tradimento delle donne stia aumentando. Cosa sta succedendo? Come mai? Gli uomini sono stati sempre considerati traditori ma adesso sono le donne a tradire…cosa sta succedendo in questa società? In fondo quella che io credo essere la ragione di questo cambiamento è una combinazione di diversi fattori, che però confluiscono in uno solo: le donne non sono soddisfatte della loro relazione.

A riguardo, è importante considerare le differenze di genere esistenti tra l’uomo e la donna: comunemente le donne tradiscono perché sono stufe, perché l’interesse verso il partner in un determinato momento cala, perché ci sono conflitti a casa, per mancanza di passione e così via.

Il fatto che oggigiorno le donne abbiano una maggiore indipendenza finanziaria le rende più autentiche: loro vogliono fortemente essere se stesse. La loro sicurezza non è più dipendente dall’uomo e la possibilità di essere indipendenti e di correre qualche rischio, rispetto al passato è già una condizione sufficiente a promuovere il tradimento.

Dall’altro lato, gli uomini mantengono le stesse dinamiche perché continuano ad essere finanziariamente indipendenti – come in passato – e oggigiorno hanno maggiori opportunità. Ma la verità è che le donne avevano le loro opportunità anche prima, perché gli uomini erano interessati a ottenere sesso.  Generalmente non è difficile né per le donne né per gli uomini ottenerlo.

 

Scopri come migliorare le relazioni uomo-donna con John Gray, autore del celebre bestseller "Gli Uomini vengono da Marte, le Donne da Venere"

 

Perché gli uomini tradiscono?

Gli uomini tendono a tradire quando sono annoiati, o quando sono stanchi. Ad esempio, se si trovano nella situazione in cui hanno contemporaneamente una moglie ed un’amante, con l’effetto di avere in mente un’altra donna oltre la moglie, tenderanno sempre ad essere stuzzicati da quell’opportunità che li distrae dalla consueta vita familiare.

Per gli uomini l’eccitamento è diverso da quello femminile

Per gli uomini l’eccitamento avviene quando i livelli di testosterone raggiungono dei picchi e ciò crea uno stimolo e una maggiore concentrazione, nonché la tendenza a dimenticare tutto il resto. D’altro canto, quando un uomo ama sua moglie, viene prodotta una sostanza detta ossitocina, che ha la capacità di diminuire di livelli di testosterone.

Quando l’uomo incontra una donna che non conosce invece, la produzione di ossitocina non si verifica, per cui non c’è diminuzione del testosterone. Trattandosi di una cosa segreta, vi sarà invece produzione di dopamina, che a sua volta aumenterà l’eccitamento. È un po’ come quando si assumono delle droghe, si ha l’illusione che tutto sia bello e che il partner non lo saprà mai. Questo è il motivo per il quale gli uomini spesso tradiscono, ma può anche capitare che non siano soddisfatti della loro relazione, come può succedere anche per le donne, che ad esempio tradiscono se vengono meno l’intrigo, le attenzioni, il desiderio. Sono queste, infatti, le cose di cui la donna ha bisogno e che cerca tradendo.

 

John Gray per la prima volta a Milano! Scopri come partecipare all'esclusivo evento Marte e Venere oggi: istruzioni per l'uso!

 

Gli uomini hanno bisogno di amore incondizionato e di una partner che li soddisfi sessualmente. Ciò non significa semplicemente che vogliono una donna che li apprezzi, ma anche che non li rifiuti quando la cercano, che non li critichi e non li stressi.

Le donne hanno bisogno fondamentalmente di avere qualcuno che parli con loro, che interagisca con loro, che condivida i propri sentimenti. È soprattutto questo che cercano altrove quando non lo ricevono in casa.

In definitiva, quello che dobbiamo fare – e credetemi sarà un grande passo in avanti – è considerare il tradimento non come un grosso peccato mortale e saltare subito alla conclusione: “il mio partner mi tradisce, devo chiedere il divorzio”. Un tradimento può renderci molto tristi, ma parte del processo per guarire il nostro cuore è capire che le persone hanno dei bisogni e se si ama qualcuno, dobbiamo fare di tutto per soddisfare il suo bisogno e trattenerlo all’interno della relazione. Ci sono molti benefici nel fare questo.

Anni fa mia moglie venne da me e mi disse: “Penso di volerti tradire”. Ed io le chiesi: “C’è qualcuno con cui vorresti tradirmi?”.  Lei mi disse: “Voglio tradirti con te, vorrei provare quelle emozioni di un tempo di nuovo, con te”. Così ci abbiamo lavorato e abbiamo ricreato, all’interno della nostra coppia, quel fantastico sentimento che era svanito da tempo.

L’obiettivo che dobbiamo prefiggerci è di avere una relazione dove non sia necessario nascondere qualcosa, perché potremmo ferire il partner o i suoi sentimenti, o creare gelosia, o altre emozioni che potrebbero causare problemi peggiori. Anche di fronte a sentimenti come la gelosia o la curiosità verso altre esperienze, bisogna parlare e avere una relazione aperta. Statisticamente, risulta che le coppie con una relazione aperta e sincera hanno molto più di successo delle “tipiche” coppie monogame.

 

John Gray, autore del celebre bestseller "Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere", sarà in Italia all'evento formativo "Marte e Venere oggi: istruzioni per l'uso!

John Gray è considerato il maggior esperto al mondo di relazioni uomo-donna, con più di 15 bestseller internazionali sul tema, tra questi l’ultimo “Marte è di Ghiaccio, Venere è di fuoco”.

 

Il mio suggerimento finale è di creare passione utilizzando una buona comunicazione, capendo il valore della monogamia e i frutti che può portare. Inoltre, dovremmo imparare a non prendere le cose troppo personalmente e a comunicare, per non doverci più nascondere dal nostro partner.

Non dobbiamo spaventarci di sembrare fragili, dobbiamo essere liberi di essere noi stessi, parlare di sesso, esplorare la sessualità con il nostro partner e capire che, quando riusciamo a convogliare le nostre energie sessuali, possiamo letteralmente conquistare lo spirito, la mente e il corpo di una persona, perché il corpo è controllato dalla mente e questa dallo spirito. Tradire, invece, è come lasciare che il nostro corpo controlli la nostra mente e che il nostro spirito resti estraneo a tutto ciò. Quello che dobbiamo fare, per rendere il nostro rapporto ottimale, è fare in modo di avere tutte le cose insieme: l’amore, il controllo della mente e la sessualità; in altre parole, dobbiamo coltivare tutte e tre le parti che ci costituiscono: l’animale, l’uomo e lo spirito, e farle prosperare all’interno della relazione. Quando otteniamo una grande energia vitale e riusciamo a controllarla, con la persona che amiamo, questa ritorna indietro e si rigenera dandoci la possibilità di una maggiore salute, maggiore felicità, maggiore successo.

Tutte questi benefici arrivano quanto più noi siamo autentici. Anche la nostra parte più potente è la sessualità e non deve essere soppressa, ma indirizzata.

Di questo e molto altro ti parlerò all’imperdibile evento formativo Marte e Venere oggi: istruzioni per l’uso, che si terrà il 22-23 Ottobre a Milano, nel quale tratterò il tema delle relazioni uomo-donna insieme a Paolo Crepet (uno dei più illustri psicologi italiani) e Giulio Cesare Giacobbe (il famoso autore del libro cult Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita).

Scopri tutte le informazioni in merito a questo imperdibile evento formativo, ci vediamo presto a Milano!

John Gray

Marte e Venere oggi: istruzioni per l'uso! Migliorare la relazione uomo donna con John Gray, Paolo Crepet e Giulio Cesare Giacobbe

 

Chi è John Gray?

È l’autore del celebre libro “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere”, che ha venduto oltre 10 milioni di copie in tutto il mondo, è stato tradotto in 40 lingue, ed è rimasto per oltre 6 anni nella lista dei best seller del New York Times.

Nato a Houston nel 1951, laureato in Psicologia presso la Columbia Pacific University, è  psicologo, terapeuta e consulente di coppia ed è riconosciuto a livello internazionale come uno dei più autorevoli esperti nel campo della psicologia relazionale.
Membro dell’American Board of Medical Psychotherapists, è invitato ai più noti show televisivi e radiofonici americani e internazionali (Good Morning America, CBS Morning Show, Larry King Show).
Definito “The Supertherapist” dal New York Times, John Gray riscuote un forte consenso da media come Newsweek, Forbes, People, USA Today e confermato ogni anno dal successo internazionale dei suoi corsi.
Gray ha scritto altri quattordici best seller sul tema dei rapporti uomo-donna, tra cui l’ultimo “ Le Regole di Marte, le Eccezioni di Venere.
I segreti dell’intelligenza del cuore per fare squadra a casa e al lavoro” in cui estende il metodo “Marte e Venere” anche al contesto lavorativo, svelando preziosi consigli per migliorare la nostra vita in ufficio, dove rivalità e stress la fanno da padroni.

 

Tradimento: perché fa tanto male?

In questo articolo parlerò dell’amore tradito, quello che mette fine ad una relazione importante e lascia in balìa di un malessere profondo.

Parlerò di una delle esperienze più dolorose della vita, che anche quando non ha i clamori della cronaca, porta con sé il dramma della sconfitta e l’amarezza dell’abbandono.

 

Il tradimento è devastante. Certamente il modo più doloroso per mettere fine ad una relazione. E non ci sono parole in grado di consolare il cuore di chi lo subisce, perché l’infedeltà, quando si consuma e rende visibile agli occhi dell’amato, ha già avuto un impatto devastante sulla sua vita.

 

In “Medea”, tragedia andata in scena per la prima volta ad Atene, nel 431 a.C., Euripide, Amphora-with-Medea-Ixion-Paintercon toni forti e al contempo delicatissimi, descrive in modo esemplare il passaggio dalla cieca passione all’odio violento di una donna vittima del tradimento coniugale e dell’abbandono. Giasone, suo marito, la ripudia per sposare Glauce, la figlia del re di Corinto. Il vecchio monarca gli offre la successione al trono in cambio del matrimonio con la sua giovane figlia e Giasone accetta la sua proposta. Medea non può opporsi alla sua decisione. Al suo rinfacciargli tutta l’ipocrisia e la mancanza di coraggio con la quale aveva vissuto il loro amore, Giasone riesce solo ad opporre banali ragioni di convenienza. In un attimo Medea vede crollare tutto ciò che faticosamente aveva costruito e, morsa da un dolore feroce, attua la più disumana delle vendette: uccide la giovane sposa e i figli avuti dal marito, dopo di che, pur straziata nel cuore, gli mostra i cadaveri dei piccini, per vedere impresso nelle pieghe del suo volto distrutto dal dolore, la stessa angoscia e la stessa desolazione che aveva provato lei, quando, dopo averlo tanto amato, era stata abbandonata e delusa profondamente.

Una storia struggente quella di Medea, che solo i più superficiali possono definire una donna “pazza” e senza scrupoli. Le sfaccettature del personaggio sono tante e tali da farne uno dei più straordinari della letteratura greca classica.

 

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Il tradimento è il più atroce delitto all’amore. Non solo e non tanto per il gesto in sé, banale se vogliamo, ma per le implicazioni che esso assume nel contesto della relazione. E’ evidente infatti che, anche quando si ritorna dalla persona amata, quell’azione ritenuta senza importanza, abbia in realtà provocato un danno irreparabile all’intimità della coppia, che non è data solo dal sesso, ma dalla complicità e dalla certezza di poter solo con l’altro provare una certa emozionata vicinanza di cuore e mente.

Chi tradisce prova l’ebbrezza della passione, talvolta della trasgressione, ma anche senso di colpa, smarrimento e confusione su “cosa si voglia veramente”. Chi viene tradito, quando lo scopre, prova invece dolore, rabbia, frustrazione e a volte desiderio di rivalsa o, piuttosto, rimarrà immobile, negando addirittura l’evidenza, pur di non perdere la persona amata: in ognuno di questi casi si sentirà derubato, svuotato di qualcuno o qualcosa che considerava ormai parte di sé.

E anche la terza persona, colui o colei che si è inserito nella coppia soffre. Soffre perché consapevole di non avere del tutto chi vuole, sentendosi essa stessa tradita. Inoltre perché, anche nel migliore dei casi, la terza persona che arriva, invece che accrescere la propria autostima nella luce di un amore, si umilia nelle tenebre di un’eterna attesa che, il più delle volte, non finisce mai.

 

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Ci sono notevoli differenze tra uomini e donne che vivono relazioni extraconiugali. Le donne legano il tradimento ad un coinvolgimento emotivo e amoroso, ad un’insoddisfazione nel proprio rapporto di coppia ufficiale e hanno solitamente più difficoltà a viverlo clandestinamente, anche se tendono a nasconderlo meglio. Gli uomini invece legano per lo più il tradire alla ricerca del puro piacere sessuale e non iniziano una relazione extraconiugale perché insoddisfatti del proprio rapporto di coppia ufficiale o matrimonio che sia. Non hanno grandi difficoltà a viverlo clandestinamente e anzi, va detto, che è proprio la clandestinità ad aumentare il piacere della relazione. Rispetto alle donne, gli uomini sono meno “accorti” nel nasconderlo e vengono più facilmente scoperti.

 

Le ferite provocate dal dolore di un tradimento si rimarginano molto lentamente e, anche quando non portano ad una separazione, costringono ad un cammino faticoso verso un nuovo sé che avanza e si pone in modo nuovo verso la realtà della propria vita.

 

Nel libro “Marte e Venere si innamorano di nuovo”, lo psicologo americano John Gray, marte-e-venere-si-innamorano-di-nuovo_13846spiega come anche le emozioni negative derivate da una separazione o da un divorzio possono aiutarci a cambiare la direzione della nostra vita. Occorre però “dare alla tristezza la possibilità di esprimersi, aprendo di nuovo il cuore alla dolcezza dell’amore”. Come farlo? Sicuramente è necessario comprendere fino in fondo le differenze esistenti tra i sessi nel vivere anche queste tappe dolorose della vita. Mentre infatti “gli uomini possono accelerare il processo di guarigione ascoltando il dolore degli altri”, dice Gray, “le donne trovano beneficio soprattutto nell’essere ascoltate”. Per superare il senso di prostrazione che un simile stato suscita, occorre darsi del tempo. Il tempo di imparare dagli errori e valutare in modo nuovo se stessi. L’unica certezza, in questi casi, è che “anche un doloroso divorzio può aprire le porte d’accesso ad una ricca e appagante nuova vita di coppia”.

 

Hai mai fatto esperienza del tradimento, compiendolo o subendolo? Come l’hai affrontata? Come ne sei uscito? Raccontacelo nei commenti!

Sai già anche che hai la possibilità di incontrare John Gray – il massimo esperto mondiale sul tema delle relazioni uomo-donna, autore di più di 15 bestseller – in Italia all’eccezionale evento formativo “Marte e Venere oggi: istruzioni per l’uso!? Insieme a lui vi saranno presenti Giulio Cesare Giacobbe e Paolo Crepet. Scopri tutti i dettagli di questo imperdibile evento formativo qui!

 

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Si può vincere in amore?

Dai dati sulle separazioni e i divorzi che leggo, sembra evidente che ci siano sempre meno relazioni sane e durature nel mondo. Due persone si incontrano senza conoscersi, si innamorano dell’immagine ideale che riflettono sul partner e poi, prima o dopo, si svegliano dall’incantesimo. È un duro colpo, ma è ancora peggio l’amarezza di non vedere più corrispondenza tra il compagno e il modello e accorgersi che forse non c’è mai stata. È stato un abbaglio, si dice. La domanda è: da dove veniva quella luce accecante che ha abbagliato?

 

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La vita alienante dell’uomo medio lo allontana da se stesso. Altrimenti non si chiamerebbe alienante. Allontana l’uomo dalla sua ricerca verso se stesso. Si proiettano all’esterno i parametri e le risposte. Il senso della vita dipende dal numero di beni accumulati, dal rispetto delle persone, dalla posizione sociale, etc. Il maggior tempo dedicato alle relazioni avviene tramite uno smartphone o un tablet. Le persone non si guardano più negli occhi che, come sappiamo, sono lo specchio per l’anima. Forse perché non c’è molto da vedere. Ma per guardare negli occhi qualcuno serve prima essersi guardati allo specchio. In esso sono riflesse tutte le nostre sfaccettature. In quanti hanno il coraggio di specchiarsi? Meglio far finta di nulla e passare da illusione in illusione. Come l’illusione della persona che pensiamo di aver scelta. Proiezioni su proiezioni. Ed ecco da dove viene la luce. Sono tutte queste proiezioni che abbagliano.

Tutto viene spostato sul mentale e sul ragionamento.

Si dipinge un mondo basato sullo sforzo della sopravvivenza e credendo di essere le proprie maschere. Si incarnano ruoli e si ricercano ruoli, che danno sicurezza. Di non cambiare nulla, di lasciare tutto così, in un’area ben definita e presidiata dalle proprie certezze. Una perfetta ed efficiente organizzazione al servizio delle proprie esigenze. Sopratutto proprie. Ne deriva un egoismo malsano, a tutela della staticità e della finta comodità, puro intorpidimento. Ascoltare e capire l’altro è terribilmente faticoso. Meglio assecondare con delle comode routine e delle tecniche collaudate. In questo grigiore triste anche nei suoi sfarzi, non c’è una vera relazione, perché manca la relazione con se stessi. Con tutto il costrutto mentale che si è ben costruito negli anni si cercano di capire cose che si possono solo comprendere con le emozioni. La testa non può essere coinvolta in prima battuta, deve aspettare il suo turno. La caverna platoniana è la vergogna di mostrare ciò che si è. Le ombre sono tutte le cose che cercano di essere capite con la sola ragione. Aumentano di importanza e grandezza fino e perdere completamente la loro forma originaria. Si prendono decisioni in funzione di questi ologrammi attraverso le proprie maschere. Quando la propria maschera vacilla e si intravede quello che c’è dietro si prova inadeguatezza. Quella terribile inadeguatezza di vivere completamente le emozioni, tenute nascoste per timore di essere giudicati diversi. Questa omologazione sociale, che penalizza la diversità e si riunisce in coalizioni, crea una standardizzazione delle emozioni consentite. O bianco, o nero. Il fucsia non è ammesso e nemmeno il giallo. Per fortuna non è per tutti così. C’è chi sta iniziando a porsi domande diverse, ascoltare altre campane. Chi cerca le fonti tra chi le sussurra, non dagli altoparlanti chiassosi della propaganda di regime. Questi sussurratori amano i colori.

 

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Li cercano dappertutto e li esaltano. Quando i colori si riescono ad esprimere l’incontro diventa un rincontro. Sembra di essersi già conosciuti da qualche parte. Si vede nell’altro qualcosa di familiare, si riesce quasi a scorgere una famiglia dietro di lui. Questo incontro è colorato dei colori dell’arcobaleno. Si iniziano a depositare tutte le maschere bianche e nere indossate fino a quel momento e ci si guarda negli occhi. In questo sguardo c’è la totale accettazione dell’altro, per tutto ciò che è. La comunicazione è sempre empatica e l’amore fa luce, senza abbagliare, in tutte le zone finora rimaste in ombra. In queste ombre si scoprono nuovi colori. L’amore nelle sue infinite forme. Si ama la madre, il padre, l’amico, il partner, il collega, la natura… La lista è lunga ma la fonte una sola. L’amore per noi stessi. Nessuno vince mai, perché non c’è alcuna lotta. Il linguaggio del cuore non deve lottare, perché non ha nessuna posizione da difendere. Di quello che siamo non ci dobbiamo vergognare e alla persona che amiamo abbiamo mostrato proprio quello. Nell’essere se stessi il passaggio dalla ragione è automatico e molto rapido, per non interferire. Le parole cercano il vero e la pulizia. Si fanno strada fra i costrutti della mente per tornare alla comunicazione tra cuore e cuore, fino a ritrovarla.

E’ importante sapere cosa si deve cercare. Lo scontro è sempre mentale, perché dietro le ombre della mente c’è sempre una forma d’amore. Le interferenze mentali possono sempre tornare, l’importante è saperle riconoscere insieme e riconoscere nell’altro uno specchio di se stessi. Nei momenti di aberrazione mentale si tendono a confondere con dei vetri e lì nasce lo scontro. Nella proiezione nell’altro delle magagne personali. Si dimentica che l’altro siamo noi. Con questa consapevolezza ci si tolgono un sacco di fastidi. Restare in osservazione interiore e vedere nella manifestazione esterna un riflesso dell’interno. La pulizia è sempre interiore. Ripulendo se stessi si puliscono tutti gli specchi che sono gli altri. Potrebbe essere questa l’origine della famosa frase di Gandhi, che consiglia di essere il cambiamento che si vuole vedere nel mondo. Forse perché il mondo è un nostro riflesso.

Di questo e molto altro verrà discusso all’evento formativo Marte e Venere oggi: istruzioni per l’uso, che si terrà il 22-23 Ottobre a Milano, nel quale si tratterà il tema delle relazioni uomo-donna con i maggiori esperti internazionali e italiani: John Gray (l’autore di “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere” e altri 15 best-seller), Paolo Crepet (uno dei più illustri psicologi italiani) e Giulio Cesare Giacobbe (il rinomato autore del libro cult “Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita”).

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La regola del 50-50 nelle relazioni

In un’epoca di maghi illusionisti e falsi dei era molto difficile, per chi sentiva la spinta verso la trascendenza, trovare qualcosa di autentico. Per autentico intendo un messaggio che parta dal cuore, senza fini manipolativi. All’inizio di questa ricerca dell’autenticità, ci si imbatteva spesso in queste figure, che sono molto ben ancorate al potere e sanno padroneggiare perfettamente le tecniche di manipolazione e di illusionismo. In apparenza poteva sembrare di ricevere da costoro contenuti autentici, finalizzati alla scoperta di Sé. Gli alchimisti cercavano la trasmutazione del piombo in oro. L’accostamento di questi due elementi era dovuto al fatto che sono separati da tre soli protoni. Il piombo, nero e di scarso valore, ne ha 82 e l’oro, luminoso e prezioso, ne ha 79, così vicini ma così lontani. Less is more.

I maghi usavano la chimica per stupire e suggestionare le masse, soprattutto i re, e si facevano passare per alchimisti, tanto sapevano che la maggior parte delle persone non si sarebbe accorta della differenza. La voglia di entrare in contatto con qualcosa di così vero e potente li rendeva ciechi ai segnali evidenti di manipolazione. Pochi si accorgevano dell’inganno. Chi era ancorato alla verità erano gli alchimisti, che i maghi temevano perché sapevano che padroneggiavano quei trucchi meglio di loro e li potevano smascherare. I re erano facilmente accessibili per il loro attaccamento al potere, che i maghi sapevano come usare per corromperli. I veri alchimisti operavano in tutt’altro modo. La vera trasmutazione avviene dentro ciascuno di noi, quando riusciamo a trasmutare per esempio l’odio in amore.

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È da qui che la metafora del piombo che diventa oro trae la sua origine. Il potere delle allegorie. Capendo la differenza tra un’allegoria e la realtà il concetto traspare. Quando questo accadeva era molto più difficile essere ingannati e finire sotto l’incantesimo di un mago illusionista. Si entrava in contatto con la vera magia, quella che ha origine dal nostro interno e che si fonda sull’amore. Le persone iniziavano ad essere ciò che sono e ritrovavano accesso al proprio potere personale ed è proprio così che potevano uscire dall’ipnosi collettiva in cui erano stati indotti nel processo di educazione o, come lo chiama Igor Sibaldi, di adulterazione, tipico anche dei giorni nostri. L’adulto è un essere adulterato, forzato a uscire dal suo potere per delegarlo a chi ha provocato l’induzione ipnotica di cui sopra. Un chiaro esempio è stato Gesù. Ha prima smascherato i falsi profeti nel loro tempio, che poi è crollato, per mostrare la via per trovare il maestro in se stessi. Su questo non era d’accordo con Giovanni Battista, nonostante si fosse fatto battezzare da lui. Quest’ultimo predicava l’arrivo di un Messia e la necessaria purificazione in attesa del suo avvento.

Oggi qualcosa è cambiato, il livello di consapevolezza collettivo si è elevato. Qualcuno parla di cambio vibrazionale della terra, come David Icke, altri di massa critica, Gregg Braden per esempio. Fatto sta che non abbiamo più l’anello al naso. O meglio, sempre in meno lo hanno. Le persone sono più guidate dalla ricerca del vero, anche se non mancano gli illusionisti. Anche gli uomini di potere si sono resi conto che non è nel potere temporale che troveranno le risposte, ma nel potere che deriva dalla conoscenza di Sé. Il potere temporale può essere così messo al servizio del prossimo e finalizzato al benessere della collettività. Un proverbio indiano dice “Quando avrete abbattuto l’ultimo albero, quando avrete pescato l’ultimo pesce, quando avrete inquinato l’ultimo fiume, allora vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.” Io lo chiamo egoismo consapevole.

Partendo da questo presupposto, è possibile avere degli indizi per capire se siamo sulla “retta via”. Uno di questi coinvolge la comunicazione.

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La regola del 50-50

Il popolo non è bue e non è vero quanto diceva Hobbes che homo hominis lupus. Da ciascuno si può avere qualcosa e a ciascuno si può dare qualcosa quando si percorre la strada della consapevolezza. In ciascun dialogo c’è un passaggio di informazioni da una parte all’altra. Del 100% di informazioni trasmesse, se ci si pone nei confronti dell’altro con l’atteggiamento 100-0 (io do e tu prendi) o 0-100 (io prendo e tu dai) ci si perde la possibilità di instaurare un rapporto di scambio. Nel primo caso serve umiltà e nel secondo stima di se stessi. Instaurare con qualcuno un rapporto 50-50 è meraviglioso. Si esce dai ruoli. In medio stat virtus. Funziona in ogni relazione. Affettiva, amicale, lavorativa. Ciò che si pensa di perdere lasciando la manipolazione è ben poca cosa rispetto a quello che si guadagna mantenendo l’altro nel suo potere e, anzi, collaborando ad aumentarlo. La stessa sproporzione che descriveva Pascal nella sua famosa scommessa. Questo concetto è molto collegato alla comunicazione empatica. Nella fase di dialogo attivo ci dev’essere anche una parte di ascolto che resta in accoglimento del contributo e della presenza dell’altro. Nella fase di dialogo passivo, au contraire, si deve mantenere la mente critica in funzione, per selezionare ciò che risuona e ciò che non lo fa. Si rischia, sennò, per i primi di sovrastare l’interlocutore – che diventa un passivo ascoltatore – perdendo il contributo che egli può dar loro e, dal lato dell’ascoltatore, di  subire passivamente il dialogo, senza restare in ascolto di ciò che è buono e giusto per lui.

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Questo concetto è espresso molto bene nella profezia di Celestino. Due persone si ritrovano per arricchirsi a vicenda e non per prendere qualcosa all’altro. Tante volte basta una chiave di lettura nuova per cambiamenti significativi. Con le giuste chiavi di lettura, molte cose diventano ovvie e, come diceva spesso Ludwig Van Beethoven, “Quando è ovvio per tutti, possiamo iniziare a lavorare”.

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I segni sono sintomi, oppure è vero il contrario? Te lo rivela Igor Sibaldi

A me sì, è capitato. Poi non so a voi.

Mi spiego: di alzarmi un giorno e di notare come ad un certo punto, uno dei tanti rituali che normalmente compio durante la giornata non sia quello che esattamente mi aspetto, ma qualcosa di differente, di anomalo. Di notare, ad esempio, come la mia giacca preferita, quella un po’ sgualcita sui gomiti, non mi stia indosso più come prima. Mi tira alla schiena, le maniche mi sembrano corte, è anche un po’ troppo lisa. Ecco, mi capita a volte di alzarmi e notare che le mie certezze presentino un cambiamento o peggio una stortura.

Ora non è che mi cambi l’umore il sapere che la mia vecchia giacca sia diventata ancor più vecchia, o che il caffè la mattina non abbia lo stesso sapore, chissà che ci mettono nell’acqua mi dico. Questo non è davvero un problema. I guai arrivano quando queste percezioni distorte involvono cose un po’ più rilevanti, cose come le mie idee su giustizia, morale e amore. Su diritti e doveri. Sulla spiritualità e sul sesso. Insomma, quando mi sveglio con le idee scombussolate riguardo alla vita. E il fatto strano, è che con buonissime probabilità, il giorno che il caffè mi sembra più amaro del solito è anche il giorno in cui penso di non aver capito niente di uno dei tanti argomenti sui quali fino a poco prima dispensavo agevolmente pareri con i miei commensali o con chicchessia.

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Al punto che mi porgo la domanda: i segni sono sintomi? E cioè: è colpa del caffè se oggi penso che la politica in Italia non funzioni, che ci sia bisogno di un nuovo tipo di premura nei confronti dell’ambiente, che la nostra morale non basti a migliorare il mondo? Sarebbe difficile però incolpare il caffè, non se lo merita dopotutto. Ma se y non è funzione di x allora può darsi che x sia funzione di y. Per cui sarebbe la mia sfiducia nell’attuale stato politico italiano a farmi percepire il caffè come amaro.

C’è un ultimo punto da chiarire però. Io prima bevo il caffè e poi penso. Se non bevessi il caffè non potrei pensare perché con buona probabilità mi sarei rimesso a dormire. Ma allora com’è possibile che le mie idee mi facciano restringere la giacca o mi guastino il caffè se ancora non le ho pensate?

Da dove vengono le mie idee? Così pure: da dove vengono quelle di tutti? Ora la risposta non è cosa semplice, storicamente ci hanno provato in molti. Platone e la caverna, Cartesio e i suoi dubbi e così via. E sono tutte buone idee le loro. Ma può un’idea spiegare cosa sia un’idea?

A dirla tutta c’è un’altra idea, ancora più vecchia di Platone, ed è questa: cantami o musa.

Cosa sta facendo Omero? Dove sta procacciando le idee? Omero a quanto lui stesso afferma, sta attingendo ad un’altra dimensione, quella delle nove muse. Ora l’aedo, per attingere a questa nuova dimensione usa l’immaginazione. Anzi l’Immaginazione. Questa nostra facoltà spesso confusa con la fantasia e con la creatività, sembrerebbe in realtà tutt’altro. Come sapientemente esplicato da Igor Sibaldi l’immaginazione non è una qualsiasi facoltà umana, ma è la capacità principe della nostra psiche. La capacità tramite la quale possiamo credere che il caffè sia più o meno buono, pur avendolo bevuto nel solito bar con la solita barista.

Cover evento fb la via dell'immaginazione

Come possiamo sviluppare l’immaginazione? Come possiamo riuscire ad arrivare dove finora non siamo arrivati? A vivere quello che non abbiamo finora vissuto? Perché di questo si tratta: rendere i segni, sintomi di un malessere e fare di tutto per mutare quel malessere in benessere. I problemi sono positivi, ci permettono di progredire, di migliorare. Se l’uomo non avesse avuto problemi non sarebbe quello che è oggi. La parte delicata qui è quindi trovare un giusto approccio ai problemi, non vederli soltanto come ostacoli ma riuscire ad IMMAGINARE vie nuove per superarli. Questo processo può essere pericoloso, proprio come per Vitangelo Moscarda, protagonista di ‘’Uno, nessuno, centomila’’ che spinto dalla moglie ad una riflessione cui forse non era pronto, finisce per non riuscire a gestire le conseguenze del cambio di paradigma nei suoi pensieri. Per abbattere i muri, per gettare ponti, ci vuole perizia, e allenamento. Il nostro pensiero va allenato tanto quanto il nostro corpo. E proprio come il nostro corpo, per farlo al meglio, è necessaria l’attenzione di un personal trainer che ci segua.

Oggi, Igor Sibaldi, filosofo e studioso di religioni, sta portando avanti un progetto chiamato ‘’La Via dell’Immaginazione’’. Tramite questa iniziativa, composta da una serie di workshop, è possibile iniziare il percorso di miglioramento che ti porterà a sviluppare l’immaginazione in modo da beneficiare di effetti concreti e tangibili nella tua vita. Non solo i traumi possono essere superati, ma possono essere usati come trampolini di lancio. Farlo non è semplice, almeno all’inizio. Ora hai l’opportunità di venire aiutato da un maestro che ti farà evitare le insidie che derivano da un cambiamento di pensiero rivoluzionario come questo. Ma nessuna paura, sarai insieme ad altri che, come te e me, si svegliano la mattina, si ritrovano il caffè amaro e capiscono che qualcosa non va. Viviamo una vita breve, che almeno il caffè sia dolce. Rendiamolo dolce insieme.

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La via dell’immaginazione di Igor Sibaldi si sposta al Sud e toccherà le città di Cosenza, Bari e Palermo! Scopri le migliori condizioni per partecipare cliccando qui. Non è mai troppo tardi per rivoluzionare il proprio mondo, e non è stato mai tanto facile farlo soltanto con il pensiero.

La comunicazione empatica che migliora le relazioni

grandi comunicatori che ho conosciuto hanno tutti una caratteristica in comune: sanno far mutare lo stato emozionale del proprio interlocutore più volte durante i loro interventi.
In un discorso che può durare anche pochi minuti, riescono a portare l’audience in un viaggio emozionale, coerente con il contenuto dell’esposizione. Entrano in empatia con i temi e con il pubblico, ma soprattutto esorcizzano l’elemento noia con un saliscendi emozionale che tiene le persone incollate alla sedia. Più sono bravi, più queste emozioni in cui surfano sono sentite e profonde. L’opposto è la monotonia, quando cioè si trattano ancora e ancora le stesse cose, coinvolgendo una sola emozione. L’amico Ciro Imparato usava molto efficacemente i colori della voce per aumentare la coerenza espositiva, definendo chi non usa tono, timbro e ritmo un daltonico vocale.

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Per uscire dal tecnicismo, che si nota in chi usa le tecniche ma non entra nel “sentire”, occorre provare, vivere e capire le emozioni che vengono trasmesse con maggior forza.

Se la voce ha solo un colore, qualunque esso sia, diventa monotona e quindi annoia. Viceversa, alternare i colori nella giusta sequenza, ci permette di dipingere il discorso ottimale: emozionante e carismatico. Si dice, infatti:

“Ti dimenticherai probabilmente ciò che dico, potrai dimenticarti ciò che faccio, ma non ti dimenticherai mai come ti faccio sentire”

Sappiamo bene che, in questa nuova era della comunicazione, è l’emozione che domina. Non è più la mente che parla, ma il cuore. E il cuore ha un potere comunicativo mille volte superiore. Il mio consiglio è di vivere le emozioni, senza giudicarle troppo presto. Ciascuna di queste ha una funzione e riuscire a provare ciò che prova l’altro significa entrare in empatia con lui. Un buon comunicatore sa captare lo stato d’animo del suo pubblico e si collega con esso, per poi portarlo in un viaggio ricco di colori.

 

 

Nella PNL hanno definito questo processo come “ricalco e guida“. Nel ricalco mi collego allo stato d’animo dell’altro e lo sento. Una volta agganciato, posso guidarlo in altre esperienze emozionali. Al di là degli scimmiottamenti quasi grotteschi che si vedono in giro, e che si basano solo sul copiare i movimenti dell’altro, un buon ricalco si ottiene quando si instaura un collegamento empatico, che apre la porta di una buona comunicazione e di un buon dialogo. Lo specchiare i movimenti diventa così automatico e non è più sgradevole.

 “Se più persone imparassero ad entrare in empatia con il proprio interlocutore, con integrità emozionale, ci sarebbero molti meno scontri”

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Così facendo, si entrerebbe subito in connessione con il vero tema, con ciò che è vero. Il cuore ha informazioni dirette, il cervello le riceve in seconda battuta. Di solito il cuore non viene coinvolto nel suo potenziale, perché c’è molta paura di provare emozioni. Il dolore e la sofferenza pregressi erigono un muro di insensibilità e chi vive con questo muro alzato non è più capace di trasmettere emozioni, perché non ne prova. Chi ha invece un’intelligenza emotiva molto sviluppata ha a sua disposizione un mondo molto più vasto in cui sperimentare la vita e può scendere in contatto con tutto il meraviglioso mare emozionale che ha dentro con lucidità e pulizia. Quello che è molto importante è riuscire a stare connessi, anche se per pochi secondi, all’emozione. Gli indiani d’America dicono in fatti:

“Prima di giudicare una persona cammina nei suoi mocassini per tre lune”

Tenere aperto il canale emozionale aiuta a capire l’altro. C’è ascolto, anche mentre si parla. All’inizio può sembrare faticoso, ma i risultati che si possono ottenere sono un premio assai più gratificante del prezzo da pagare.

Nel seminario Marte e Venere Oggi – Istruzioni per l’uso, per esempio, uno degli interventi, assieme a quello del grande John Gray, autore del celeberrimo libro “Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere“, e a quello di Giulio Cesare Giacobbe, sarà quello di Paolo Crepet, che tratterà questo tema e l’influenza che esso ha nel mondo delle relazioni di genere tra uomo e donna. Padroneggiare la comunicazione empatica è un vero “salto quantico” sia nella relazione con gli altri che in quella con se stessi. In questo seminario, che si terrà a Milano il 22 e 23 Ottobre, si scenderà in profondità nel capire come funzionano le relazioni di genere nella vita privata e in quella lavorativa, per aiutare i partecipanti a fare un bel passo in avanti sul tema delle relazioni stesse.
Scopri subito come partecipare alle migliori condizioni. Grazie alla politica di early booking prima ti iscrivi migliore sarà il posto che avrai e minore sarà il prezzo!

Clicca qui per iscriverti ora!

Marte e Venere Oggi - Istruzioni per l'uso | John Gray Giulio Cesare Giacobbe Paolo Crepet

 

La magia che accade è proprio quella di riuscire ad arrivare subito al vero tema che, una volta visto, scioglie tutto quello che il cervello di solito complica.

 

Foto tratte da google immagini e http://film.disney.it/inside-out.

QUANDO GLI OCCHI PARLANO

“Ho passato la vita a guardare negli occhi della gente, è l’unico luogo del corpo dove forse esiste ancora un’anima”, scriveva ormai avanti negli anni Josè Saramago, premio Nobel per la letteratura nel 1998. Una considerazione amara quella dello scrittore portoghese e tuttavia uno spunto di riflessione che va oltre il senso delle sue stesse parole.

Vi è mai capitato di guardare intensamente negli occhi una persona? E non mi riferisco a quelli della persona amata, bensì, più in generale, negli occhi di un qualunque essere umano con il quale siete entrati in relazione?

Sarebbe bello poterlo fare a lungo e senza essere osservati, perché gli occhi, mentre indagano il mondo, rivelano anche molto di noi stessi.

Già gli antichi attribuivano allo sguardo di una persona diversi significati. L’occhio, per alcuni, era simbolo di luce ed energia divina. Nella religione egizia, per esempio, era simbolo della prosperità, del potere regale e della buona salute. Nelle scritture buddhiste Buddha stesso viene definito “l’Occhio del Mondo” e la rappresentazione dei suoi occhi, di solito su una stupa, come spesso la vediamo in Nepal, intende raffigurare la mente onnisciente di un Buddha, che non a caso è, secondo la tradizione, un essere che ha raggiunto il massimo grado dell’illuminazione.

Nella cultura occidentale gli occhi sono spesso considerati lo specchio dell’anima. Ciò perché in essi si riflettono in maniera immediata le nostre emozioni, le nostre paure, le nostre sfumature sentimentali più intime. Pensate a quando abbassiamo lo sguardo perché siamo imbarazzati o abbiamo paura. In quel momento cerchiamo un “rifugio” o una via di fuga. Se ci capita solo con alcune persone o in alcune circostanze vuol dire che proviamo imbarazzo o disagio verso una particolare situazione, se invece è una pratica ricorrente, allora quello stesso sguardo nasconde un malessere più profondo.

Gli occhi sono, in pratica, una fonte di informazione costante. Ci svelano limiti e punti di forza del nostro corpo, come pure cosa stiamo pensando e provando.

Il collegamento tra movimenti oculari e attività mentali, inizialmente studiato dallo psicologo americano William James nel suo libro “Principles of Psychology”, nel 1890, è stato approfondito, nella seconda metà degli anni ’70, dai fondatori della PNL Richard Bandler e John Grinder. Entrambi annotarono le associazioni esistenti tra rappresentazioni interne e movimenti oculari e sempre insieme, in seguito, individuarono specifici modelli legati ad altrettanti processi cognitivi. I loro studi furono poi organizzati in una teoria ancora oggi adoperata per comprendere le modalità attraverso cui le persone prendono decisioni, imparano, tendono a motivarsi o a memorizzare.

Secondo gli esperti di iridologia la lettura dell’iride fornisce interessanti informazioni sulla nostra persona, sia a livello fisico che emotivo. Si conferma dunque l’importanza degli occhi per la comprensione di ulteriori peculiarità presenti a livello emotivo e sociale. Attraverso un iridoscopio elettronico è possibile mettere in evidenza la costituzione fisica di una persona, le sue predisposizioni genetiche, gli apparati e organi da tutelare, come pure il punto di vista emotivo e cognitivo. Si inizia comunque sempre ad indagare la struttura fisica, per andare a correggere quelle abitudini del quotidiano che minano i ritmi biologici fino a danneggiare l’organismo.

Esistono all’interno di noi delle componenti istintive, inconscie e conscie, che danno origine al modo in cui siamo soliti affrontare la vita di tutti i giorni e le relazioni. Attraverso lo studio dell’iride si può capire il perché dei modi di pensare di una persona, come pure le sue strategie di relazione con il mondo esterno. Spesso ci capita di interrogarci sulle motivazioni di una nostra azione, lo studio dell’iride può darci le informazioni utili ad elaborare una risposta.

E allora ha ragione lo scrittore Alessandro D’Avenia nel sostenere che “ci sono due modi di guardare il volto di una persona. Uno è guardare gli occhi come parte del volto, l’altro è guardare gli occhi e basta…come se fossero il volto”.

 

ESSERE FELICI CON LA MINDFULNESS

Tutti siamo d’accordo nel sostenere che lo scopo dell’uomo, in qualunque parte del globo viva, sia raggiungere la felicità. Tutto ciò che facciamo, le azioni che mettiamo in campo, le nostre scelte e i nostri valori convergono nell’unica volontà di essere felici.

La felicità a cui aspiriamo non è data dai beni materiali. E’ piuttosto uno stato del cuore e della mente. Spiegano bene questo concetto le parole della scrittrice Susanna Tamaro. Nel libro “Va dove ti porta il cuore” la nota autrice scrive che “la felicità sta alla lanterna come la gioia sta al sole”, indicando nella prima uno stato d’animo positivo, ma fugace, come la flebile fiammella di una lanterna, che deve essere ben protetta dal vento per non spegnersi. Nella seconda, la gioia, un’emozione di contentezza che pervade il cuore in ogni istante della vita, anche quando ci si trova dinanzi a situazioni dolorose e impreviste. Una forza positiva talmente potente da riscaldare il nostro cuore come il sole riscalda la Terra.

Essere felici, possedere la gioia del cuore, è prerogativa dell’ ”essere” e non dell’ ”avere”. E per fortuna non è un fatto congenito. Coltivarla è possibile, per esempio, attraverso la mindfulness, un termine di importazione anglosassone che significa “pienezza mentale” e sta ad indicare un modello cognitivo sviluppato quando le neuroscienze hanno confermato il potere miracoloso della meditazione. Capire cos’è e iniziare a praticarla è all’origine di un percorso di benessere profondo.

Recenti Studi condotti negli Stati Uniti, nell’ambito della Acceptance and Commitment Therapy, una nuova forma di psicoterapia che fa parte della cosiddetta “terza onda” della terapia cognitivo-comportamentale, hanno confermato l’importanza della Mindfulness per la risoluzione di disturbi come ansia, stress, panico e depressione. La messa in pratica di semplici esercizi basterebbe infatti a farci essere mentalmente presenti e consapevoli in ogni attività, fino a renderci capaci di cogliere sul nascere quei pensieri negativi che contribuiscono al malessere emotivo.

Praticare la mindfulness significa innanzitutto imparare a meditare e quindi essere presenti alle circostanze, alle emozioni e agli stati corporei che avvengono in noi e attorno a noi. Il percorso, già noto al mondo orientale e in particolare al buddhismo, è stato inserito dai medici di tutto il mondo nelle terapie contro lo stress, con enormi benefici.

Tra i primi a sviluppare un protocollo capace di ridurre in maniera significativa ansia e attacchi di panico è stato Jon Kabat-Zinn, il quale, nel 1979, presso il Medical Center della University Of Massachusetts, elaborò il Mindfulness Based Stress Reduction: cicli di otto settimane in cui praticare otto differenti esercizi di meditazione della durata, al massimo, di trenta minuti e una serie di momenti cosiddetti “informali” per la promozione della consapevolezza di sé in ogni ambito della vita quotidiana.

La Mindfulness è un viaggio che porta a gioire della vita, perché, come dicono molti maestri orientali, la meditazione non è solo quell’atto che si compie stando a gambe incrociate e mani congiunte, ma uno stato dell’essere, una pratica che permette di raggiungere una maggiore padronanza delle attività della mente. Si tratta, in definitiva, di un viaggio nei luoghi più intimi della propria interiorità e la si può praticare ovunque, in una stanza o in mezzo ai boschi, a contatto con la natura incontaminata. Ciò che conta è il risvolto positivo che dal suo esercizio deriva alla salute del corpo e della mente. La felicità è nel “qui ed ora” ed ha, parafrasando il titolo di un noto libro di Eckhart Tolle, il potere dell’adesso.

Ricercarla è non solo una naturale predisposizione, ma un percorso a tappe segnate che passa, direbbe Anthony De Mello, nella “scomparsa totale dei sensi di insicurezza” che impediscono di possedere “quella benedetta capacità degli uccelli del cielo e dei fiori del campo di vivere pienamente, momento per momento, nel presente, per quanto insopportabile questo possa apparire”.

di Sara Pagnanelli

IL LINGUAGGIO NASCOSTO DELL’AMORE

Vi siete mai domandati, quando pronunciate le parole “TI AMO”, cosa state davvero dicendo?

Pensate ad una persona alla quale avete rivolto questa frase. Qualcuno al quale avete sentito di dirlo in un momento della vostra vita. Chi era per voi? Cosa rappresentava e perché?

“Le cose dell’amore”, direbbe Umberto Galimberti,  non sono sempre facili da comprendere. Capita che a parlare, a dire “ti amo” appunto, non sia neppure la persona, ma il desiderio, l’idealizzazione di un impulso, il fremito di un’emozione, la tenacia di una dipendenza

E’ davvero incredibile quanta indeterminatezza ci sia in un solo termine. Sì, perché la parola “amore” si sostanzia di tutte quelle che per logica ne sono la negazione e capita proprio per questo, non di rado, che a farne uso siano uomini e donne che cercano nel tu il proprio io e nella relazione non tanto il rapporto con l’altro, quanto la possibilità di realizzare il proprio sé più profondo.

In “Io Amo. Piccola filosofia dell’amore”, il filosofo Vito Mancuso evidenzia come a volte il linguaggio quotidiano venga “messo in sacco dall’eccedenza della vita” e, nel riflettere sul cosa sia realmente l’amore che professiamo, spiega come “la grammatica, la sintassi, i concetti che fino a quel momento” funzionavano bene, “si rivelino in realtà insufficienti”, ad esprimere l’altezza o la bassezza dell’esperienza amorosa vissuta.

L’amore è un fatto, una condizione. Per dirla con Mancuso, “quella strana sensazione, insieme euforica e dolorosa, che senza troppi riguardi lacera all’improvviso l’interiorità”. Gli antichi greci immaginavano che fosse conseguenza del tiro istintivo di un dardo da parte di Eros. L’arco che il Dio dell’amore porta con sé, unito alle sue frecce, è un simbolo e insieme una chiave di lettura. Il vero amore infatti non è qualcosa che attiviamo a nostro piacimento, piuttosto, cito ancora Mancuso, “siamo noi a venire attivati da lui”. Forse la lingua inglese, con il suo fall in love, letteralmente “cadere in amore”, è quella che meglio ci fa comprendere la condizione di passività in cui versa l’innamorato. Ed è sempre il mito greco a cristallizzare nell’immagine della freccia alata che colpisce all’improvviso il cuore dell’infatuato, quel senso di stupore e insieme turbamento che lo porta a dire, senza troppi giri di parole, “non so davvero cosa mi stia capitando, ma sento, provo, sono pervaso da emozioni che non avevo mai provato prima”.

Eros, per rimanere nella metafora, introduce nel sistema ordinato dell’individuo, nuovi e sconosciuti elementi che ne comportano inevitabile confusione. Un tale sconvolgimento che, se pur legato alla sfera erotico-sentimentale della persona, porta inevitabilmente ad una sua evoluzione.

Ecco allora che l’amore diventa la via per esprimere la propria potenza interiore, un modo unico per fare la conoscenza di sé e un varco verso la vita emotiva di cui solo apparentemente abbiamo il controllo.

Certo, si fa presto a dire “ti amo”, ma il verbo, coniugato alla prima persona singolare, vuol dire, in realtà, “mi conosco”. Ti amo, dunque mi conosco e decido di connettermi alla parte sommersa del mio Io, perché possa ricomporsi con il tutto e farmi essere chi non sono mai stato.

Sembra uno scioglilingua, ma non lo è. E lo dimostra il fatto che anche i più grandi poeti, come Dante o Goethe, hanno avuto bisogno dell’amore per penetrare in luoghi occulti o crearli addirittura con il loro canto poetico. L’amore non si dice, l’amore è un’esperienza che si fa. Una ricerca di sé che passa attraverso la strumentalizzazione dell’altro.

Nella Divina Commedia è ovunque, dal basso verso l’alto, dall’Inferno dei sensi al Paradiso dello spirito. E’ la spinta che induce Dante ad intraprendere il suo viaggio, che è poi un viaggio di elevazione del sé. E’ la leva che spinge Beatrice a scendere dal cielo, ad andare nel limbo dove sta Virgilio per chiedergli di soccorrere Dante che è in difficoltà nel suo tentativo di salire sul colle. Virgilio è l’allegoria della ragione umana e la ragione non può nulla senza la forza dell’amore (Beatrice), che muove alla conoscenza. Un fatto questo che evidenzia lo stesso Antoine De Saint-Exupéry, nel suo celebre romanzo “Il Piccolo Principe”, quando scrive “si vede bene solo con il cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”.

Ci sono molti modi per avviarsi lungo il sentiero che l’amore traccia e ciascuno, per quanto adulto affermato e maturo, deve percorrerlo al meglio, traendo ispirazione, quando possibile, dai grandi maestri. Quando si dice “ti amo”, inizia un viaggio di scoperta e l’amore diventa il punto di vista privilegiato per guardare a tutta l’esistenza.

di Sara Pagnanelli