Siamo una comunità di 50 trilioni di cellule

Se, come dicono, il corpo umano è una “macchina” perfetta, conoscerne il funzionamento è non solo utile, ma indispensabile a garantirne la miglior condizione possibile, ad ogni età.

Non tutti siamo attenti ad ascoltarne i richiami, eppure basterebbe davvero poco per averne cura.

Studiare i meccanismi che sono alla base del suo andamento può essere il primo passo verso la prevenzione di molte malattie, oltre che il fondamento di una vita serena e appagante.

Apprendiamo presto, quando studiamo la biologia a scuola, che nel nostro corpo ogni cellula, ogni nervo, ogni organo lavora per rendere efficiente la macchina nella sua interezza.

Grazie alle nuove tecnologie e alle conquiste fatte dalla medicina abbiamo oggi la possibilità di studiarne in modo approfondito la conformazione, rendendo l’apporto della scienza più vigile ed efficace nei confronti di numerose patologie.

Durante un corso di istologia il docente universitario Bruce Lipton, appassionato studioso di biologia cellulare, iniziò a parlare delle cellule come di “esseri umani in miniatura”. Tale analogia con il corpo umano avrebbe reso più facile la comprensione, da parte dei suoi studenti, del loro funzionamento e comportamento.

Bruce Lipton

“La maggior parte dei componenti della cellula”, così come illustrato nel corso delle sue lezioni, “sono chiamati organelli, ovvero organi in miniatura, in sospensione nel citoplasma gelatinoso. Gli organelli sono gli equivalenti funzionali dei tessuti e degli organi del nostro corpo. Comprendono il nucleo, che è l’organello più grande, i mitocondri, l’apparato di Golgi e i vacuoli. L’insegnamento tradizionale prevede di studiare per prime queste strutture cellulari”, prosegue Litpon, “per poi passare ai tessuti e agli organi del corpo umano. Io, invece, ho unificato i due studi per rispecchiare la sovrapposizione tra la natura del corpo umano e della cellula”.

L’analogia è utile a comprendere in modo semplice le funzionalità del nostro organismo, che è un’entità complessa e composita. Quando Lipton iniziò a parlare ai suoi studenti dei meccanismi biochimici utilizzati dagli organelli della cellula disse che erano proprio come quelli del corpo umano.

“Ogni eucariote (cellula dotata di nucleo)”, scrisse in seguito in una delle sue pubblicazioni, “possiede gli equivalenti funzionali del nostro sistema nervoso, apparato digerente, sistema respiratorio, escretorio, endocrino, muscolo-scheletrico, circolatorio, tegumentale (pelle), riproduttivo e persino un primitivo sistema immunitario, che utilizza una famiglia di proteine ubiquitine analoghe agli anticorpi”.

Lipton ha in seguito dimostrato che ogni cellula è un essere intelligente, dotato della capacità di sopravvivere autonomamente. Come gli esseri umani, le cellule analizzano migliaia di stimoli provenienti dal microambiente in cui vivono e, attraverso la decodifica di questi dati, attivano le appropriate risposte comportamentali per assicurarsi la sopravvivenza.

Le cellule sono inoltre capaci di apprendere dalle esperienze legate all’ambiente e di creare una memoria cellulare che trasmettono poi alle cellule figlie. A tal proposito Lipton fa l’esempio del morbillo. Quando il virus di questa malattia colpisce un bambino, “una cellula immunitaria immatura è chiamata a formare una proteina-anticorpo contro quel virus. In pratica la cellula deve creare un gene che servirà da modello per la creazione dell’anticorpo del morbillo”. Il primo passo verso la creazione dello specifico gene dell’anticorpo avviene nel nucleo delle cellule immunitarie immature. Tra i loro geni, sostiene Lipton, “c’è un alto numero di segmenti di DNA che codificano frammenti di proteine specifiche. Assemblando e ricombinando in modo casuale questi segmenti di DNA, le cellule immunitarie creano un gran numero di geni diversi, ognuno dei quali fornisce un anticorpo della forma specifica. Quando una cellula immunitaria immatura produce un anticorpo che è quasi un complemento fisico del virus invasore del morbillo, questa cellula viene attivata”.

Bruce Lipton

Lipton spiega in modo semplice e di facile comprensione cosa accade quando le cellule vengono attivate. In pratica esse “utilizzano un sorprendente meccanismo, chiamato affinity maturation (maturazione per affinità), che consente alla cellula di “adattare” perfettamente la forma definitiva del suo anticorpo, in modo che diventi il perfetto complemento del virus invasore. Attraverso un processo chiamato ipermutazione somatica, le cellule immunitarie attivate producono centinaia di copie del loro gene dell’anticorpo originario. Tuttavia”, continua Lipton, “ogni nuova versione del gene presenta una lieve mutazione, quindi codifica un anticorpo di forma leggermente diversa. La cellula sceglierà la variante del gene che costituisce l’anticorpo più adatto”. Anche questa versione selezionata del gene attraverserà varie fasi di ipermutazione somatica… finché, quando l’anticorpo prodotto aggancerà il virus invasore, lo disattiverà e lo marchierà perché venga distrutto, “proteggendo in tal modo l’organismo del bambino dai danni del morbillo. Le cellule conservano la “memoria” genetica di questo anticorpo e, se in futuro l’individuo sarà nuovamente esposto al morbillo, potranno far scattare immediatamente una risposta immunitaria”.

L’esempio del virus del morbillo è utile a comprendere la straordinarietà dell’ingegneria genetica naturale, oltre che ad evidenziare il meccanismo di “intelligenza” innata che consente l’evoluzione delle cellule.

Se potessimo diventare piccoli come una cellula e vedere il nostro corpo da quella prospettiva, avremmo una visione del mondo completamente diversa, dice Lipton. Da quella prospettiva non ci concepiremmo più come una singola entità, ma come una popolazione in fermento di oltre 50 trilioni di cellule individuali. Negli ultimi anni la ricerca epigenetica ha dimostrato che le influenze dell’ambiente, compreso il nutrimento, lo stress e le emozioni, possono modificare i geni senza mutarne il modello base.

Il vero segreto della vita sta dunque nella comprensione dei meccanismi biologici delle cellule, mediante le quali il nostro corpo traduce i segnali ambientali in comportamento.

L’esempio del morbillo è per evidenziare la capacità evolutiva che ha ogni piccola cellula del nostro organismo di rispondere agli stimoli esterni e le implicazioni che una simile consapevolezza può comportare sono enormi.

È tempo che si affronti la vita tenendo a mente che la comprensione di certi meccanismi può aiutarci a vivere in modo sano e più a lungo. L’epigenetica ha allargato a tal punto gli orizzonti della scienza da risultarne forza propulsiva e vitale.

Quello che conta non è tanto a chi affidarsi, quanto piuttosto sapere che abbiamo la possibilità di determinare il nostro destino. Ecco perché, al di là di quale cammino si decida di intraprendere, è importante avere la consapevolezza di dove la scienza stia andando, per prendere poi le dovute decisioni su quale sia il miglior stile di vita da adottare.

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La preghiera, una scienza perduta al servizio dell’umanità

In un mondo che, a detta di molti, gira veloce e senza un perché, occorrerebbe fermarsi a coltivare la propria spiritualità, prima di tutto il resto. Il riferimento è a quel tipo di particolare sensibilità che è adesione a determinati modi di vivere e sperimentare la realtà, non certo ad una dimensione di carattere squisitamente religioso, alla quale spesso riconduciamo il senso di questa parola.

Accade quasi sempre dopo un grande dolore o in un momento di forte crisi esistenziale che si cerchi un modo per andare avanti o invertire il corso degli eventi. In particolare ci si chiede come sopravvivere alle ferite della vita, cercando, pur senza troppi entusiasmi, la chiave di una nuova felicità.

Gregg Braden, lo scrittore americano che di questi argomenti ha fatto lo scopo di tante ricerche e il perno di molti viaggi nei luoghi più remoti del mondo, sostiene che “la chiave della sopravvivenza  consiste nell’immergersi nelle lotte della vita”, senza tuttavia perdere se stessi durante quell’esperienza. Può sembrare alquanto paradossale eppure è l’unica via che può condurci a trovare un’àncora di salvezza e la forza necessaria per sopportare qualunque impresa.

Gregg Braden

C’è uno strumento di consapevolezza che va oltre ogni altra forma di conoscenza di sé ed è la preghiera. Braden ne spiega il grande potere ripercorrendo la storia di alcune grandi civiltà del passato e, con l’eloquenza tipica della saggezza degli antichi maestri, ne mette in risalto una grande verità: ogni individuo ha la responsabilità di vivere nella felicità o nella sofferenza.

Quattrocento anni fa i grandi saggi della nazione Navajo, collocata nelle zone desertiche del sud-ovest americano, furono messi a dura prova dalla terra, dalla natura e delle tribù confinanti. Sperimentando il dramma della siccità e della carestia, compresero che l’unica arma a disposizione per sconfiggere il male che li stava affliggendo era quella di fare appello al potere della sofferenza interiore. La loro sopravvivenza dipendeva proprio dal saper imparare questa lezione. E la appresero.

La soluzione che trovarono fu quella di dare a ciascuno una convinzione, un motivo per andare avanti nella certezza che ci sarebbero stati giorni migliori.

La preghiera di cui parla Braden non è quella che comunemente pensiamo. Traendo spunto dagli scritti gnostici ed esseni, come pure dalle tradizioni dei nativi di tutte le Americhe, egli si è convinto che il dolore, la benedizione e la bellezza sono concordemente riconosciuti come chiavi per la sopravvivenza rispetto alle maggiori prove cui la vita ci sottopone. La preghiera è dunque il linguaggio che “ci permette di applicare le nostre lezioni di vita alle situazioni che viviamo”.

San Francesco d’Assisi, descrivendo il mistero e il potere che convivono nell’animo di ciascun individuo, evidenziò come “dentro di noi esistono forze selvagge e meravigliose”. Partendo da questa prospettiva e valorizzando le esperienze degli antichi popoli d’America, Braden ha concepito saggezza e dolore come punti cardine di una stessa esperienza. “Il dolore”, scrive, “si pone come sentimento iniziale, risposta istintiva ad una perdita, a un dispiacere o a notizie dei media che turbano la nostra sensibilità. La saggezza”, invece, “rappresenta l’espressione del dolore dopo la sua guarigione”. Secondo Braden “noi trasformiamo il dolore in saggezza, dando nuovo significato alle esperienze dolorose. Benedizione, bellezza e preghiera sono gli strumenti di cambiamento di cui disponiamo”.

Giotto, San Francesco d’Assisi – Basilica superiore di Assisi

Ma perché la preghiera?

Perché la preghiera è un linguaggio che ci collega alle forze più potenti dell’universo.

“Alcuni esperimenti svolti sul finire del XX secolo”, spiega Braden, “hanno confermato che siamo immersi in un campo di energia che collega tutti noi agli eventi che avvengono nel mondo”. In pratica la ricerca ha dimostrato che, grazie a questo campo energetico, al quale sono stati attribuiti i nomi più disparati, da Ologramma quantico a Mente di Dio, le convinzioni e le preghiere che trovano posto dentro di noi sono trasmesse al mondo fuori di noi. Sia la scienza sia le antiche tradizioni approdano alle stesse considerazioni: dobbiamo incarnare nella vita quotidiana le condizioni che desideriamo sperimentare nel mondo.

La chiave di volta sta nel riconoscere il potere nascosto della bellezza, della benedizione, della saggezza e del dolore.

Il reverendo Samuel Shoemaker, utopista cristiano del XX secolo, ha descritto il potere di trasformazione insito nella preghiera con una frase molto significativa: “la preghiera può non cambiare le cose per voi, ma sicuramente cambia voi, nel modo in cui affrontate le cose”.

Samuel Shoemaker

Ciò vuol dire che, anche quando pregassimo per eliminare la causa di una nostra sofferenza, avremmo la possibilità di assegnare al fatto che la determina un diverso significato e dunque di approcciarci ad esso con un nuovo sentimento, spalancando perfino le porte alla guarigione dei nostri ricordi più dolorosi.

La preghiera appartiene a tutti. Non è un fatto religioso, è un fatto spirituale ed appartiene ad ogni abitante dell’universo indistintamente.

Chi ne scopre il potere abbraccia un nuovo modo di pensare e vivere la realtà.

Ho visto mia nonna pregare ogni giorno fino alla morte e trarne sollievo nel suo mondo fatto di poche e difficili cose. Era malata e aveva molte sofferenze fisiche, sicuramente molte ragioni per essere arrabbiata e infelice, ma ha sempre accolto tutti con generosità e amore, dimostrando fino all’ultimo una straordinaria resilienza.

A Siena, due anni fa, una donna minuta e dal cuore grande, mi ha accolto nella sua bellissima casa nel cuore storico della città, mostrandomi il suo mondo, fatto della scoperta di un’altra via, quella buddista, per realizzare la rivoluzione della felicità. Non dimenticherò mai Grazia, il suo sorriso gentile, il suo cuore appagato e placido.

Non importa in cosa o chi tu creda, ciò che conta è come lo fai.

La trasformazione interiore influenza il nostro ambiente.

Un crescente numero di scoperte conferma l’esistenza di una forma di energia finora sconosciuta, capace di spiegare per quale motivo le preghiere funzionano. Gli scienziati non si sono accordati sul nome da dare a questo campo unitario di energia, ma sono tutti d’accordo nel ritenere che sia la trama vivente sulla quale intessere l’insieme degli eventi della nostra vita.

Max Planck, vincitore del Premio Nobel e concordemente considerato il padre della fisica quantistica, sosteneva che l’esistenza di questo campo energetico stava ad indicare che il mondo fisico fa capo ad una grandiosa forma di intelligenza. Da tale considerazione egli trasse la seguente conclusione: “questa mente è la matrice di tutta la materia”. Durante un famoso discorso tenuto a Firenze nel 1917 scioccò il mondo con il suo riferimento al potere delle forze invisibili della natura. Planck anticipò i tempi, risalendo le sue intuizioni a quasi ottant’anni prima che la fisica quantistica dimostrasse, in condizioni di laboratorio, l’esistenza di un corpo unitario”.

Tale campo, come dicevano gli antichi, risponde alle emozioni umane, ecco perché, come le antiche tradizioni hanno svelato migliaia di anni fa, lo strumento che abbiamo per connetterci ad esso sta in un’esperienza molto comune e condivisa da tutti, quella dei sentimenti e delle emozioni umane.

Senza il bisogno di usare particolari parole o tenere le mani in una data posizione, la preghiera di cui parla Gregg Braden è semplicemente un sentire in noi un’emozione chiara e potente, che corrisponda a ciò che proveremmo se le nostre richieste fossero già state esaudite.

“In un giorno in cui il vento è perfetto, basta solo spiegare le vele e il mondo si riempie di bellezza. Oggi è un giorno come quello”.

Rumi

Per leggere il programma e i contenuti del seminario che vedrà protagonista Gregg Braden, clicca qui! 

Epigenetica: gli stimoli ambientali che ci fanno stare bene

Fino alla scoperta dell’epigenetica si credeva che il nucleo di una cellula, contenente il DNA, fosse così importante al suo funzionamento da esserne, in un certo senso, il “cervello”.

Durante il periodo in cui lavorava come ricercatore e professore alla scuola di Medicina dell’Università del Wisconsin, il biologo americano Bruce Lipton, autorità mondiale per quanto concerne i legami tra scienza e comportamento, fece una sorprendente scoperta sui meccanismi attraverso cui le cellule ricevono ed elaborano le informazioni.

Mentre il Progetto Genoma Umano era su tutte le prime pagine dei giornali, il gruppo di scienziati di cui faceva parte cominciò a rendere noti i risultati di alcuni test significativi che, di fatto, andavano oltre quello stesso progetto. Ne risultò la nascita di una nuova branca della biologia chiamata epigenetica, secondo cui il funzionamento di un organismo non dipende tanto dai geni, quanto piuttosto dalla loro attivazione o disattivazione in risposta a stimoli ambientali.

Si trattò di una scoperta destinata a mutare i paradigmi della scienza, proprio per questo non sempre accolta con favore negli ambienti dell’ortodossia accademica, ciò nonostante fondamentale a scriverne nuove pagine.

Oggi è accettato e risaputo che l’impatto della genetica sulla salute è ben più complesso della semplice struttura del DNA. Le influenze dell’ambiente, comprensive del modo in cui ci nutriamo, dello stress che ci avvolge nel quotidiano e delle emozioni che proviamo, possono modificare i geni a tal punto da condizionare il futuro delle successive generazioni.

Bruce Lipton, che di questa nuova scienza è senza dubbio il precursore e il padre morale, ha illustrato in un libro, La Biologia delle Credenze, gli anni di studio che lo hanno condotto ad elaborare importanti teorie sulla vita umana, spiegando in che modo il pensiero influenzi il DNA e ogni nostra cellula. Per il valore delle sue scoperte e per la semplicità con cui le ha narrate, il libro, pubblicato in Italia da Macro Edizioni, è stato vincitore del premio come miglior libro di scienza nel 2006 negli Stati Uniti e un utile strumento di divulgazione, alla portata non solo di addetti ai lavori, ma anche di semplici appassionati che ne hanno tratto spunto di riflessione e occasione di cambiamento della propria esistenza.

“Non dimenticherò mai una perla di saggezza che ricevetti nel 1967, il primo giorno in cui imparai a clonare le cellule staminali all’università”, scrive Lipton. “Il mio docente, mentore e scienziato emerito, Irv Konigsberg, fu uno dei primi biologi cellulari a padroneggiare l’arte di clonare le cellule staminali. Mi disse che quando una cellula messa in coltura è sofferente, per scoprirne la causa bisogna osservare prima di tutto l’ambiente e non soltanto la cellula… anche se allora non era così evidente, alla fine capii che quel suggerimento era un’intuizione chiave per la comprensione della natura della vita”.  E così fu. Perché da allora in poi la via battuta da Lipton fu percorsa da molti altri scienziati in tutto il mondo.

Un importante studio della Duke University, pubblicato nel numero del 1 agosto 2003 di Molecular and Cellular Biology, ha dimostrato che nei topi, per esempio, un ambiente arricchito può perfino ignorare le mutazioni genetiche. Sono stati infatti osservati gli effetti di una dieta arricchita di integratori alimentari su femmine gravide con il gene anomalo Agouti. I topi Agouti hanno il pelo giallo e sono estremamente obesi, fatto questo che li predispone a malattie cardiovascolari, diabete e cancro. Nell’esperimento un gruppo di madri Agouti gialle e obese ha ricevuto degli integratori alimentari arricchiti di gruppi metilici: acido folico, vitamina B12, betaina e colina. Quando i gruppi metilici si legano al DNA di un gene, si produce un cambiamento nelle caratteristiche del legame delle proteine regolatrici dei cromosomi. Nel caso delle due femmine di topo Agouti di un anno e geneticamente identiche, la somministrazione di un supplemento di metile alla madre ha cambiato il colore del pelo alla progenie da giallo a marrone, riducendo l’incidenza dell’obesità, del diabete e del cancro.

L’alimentazione, in questo caso, ha decisamente battuto i geni, dimostrando che i meccanismi epigenetici sono coinvolti in numerose malattie, compreso il cancro. Solo nel 5% dei pazienti infatti, scrive Lipton, la malattia è attribuibile a fattori ereditari. Sebbene i media sbandierino la scoperta del BRCA1 e del BRCA2 (i geni del tumore al seno), scrive il biologo, essi non dicono che nel 95% dei casi il tumore al seno non è dovuto a fattori ereditari. La gran parte dei tumori maligni è dovuta ad alterazioni epigenetiche indotte dall’ambiente e non da geni difettosi.

“Nei miei esperimenti di laboratorio avevo constatato un’infinità di volte l’impatto dei cambiamenti ambientali sulle cellule, ma solo verso la fine della mia carriera di ricercatore, a Stanford, recepii pienamente il messaggio”, scrive Lipton a proposito di come le cellule reagiscano agli stimoli esterni.

“Mi eccitava oltretutto il fatto che le cellule si trasformassero anche se distruggevo il loro DNA con i raggi gamma…queste cellule mostravano chiaramente una sorta di controllo “intelligente” anche in assenza dei loro geni”.

Il lavoro di Bruce Lipton e di altri scienziati che, come lui e dopo di lui, si allinearono su tali convinzioni, ha evidentemente dimostrato che il DNA non controlla i processi biologici della cellula. Le cellule sono modellate dall’ambiente in cui vivono.

La portata di questa scoperta è stata ed è tale da mettere in mano all’uomo la chiave della sua stessa sopravvivenza.

È evidente che ciascuno di noi ha il potere di determinare il proprio destino, con norme di comportamento quotidiano che tutelino salute, benessere, felicità. Ve ne parlerò nei prossimi articoli.

Intanto ciò che conta è che prendiamo in mano la nostra vita e decidiamo consapevolmente cosa farne, sapendo che nulla è deciso in partenza, ma che siamo noi, giorno dopo giorno, a costruire la parabola della nostra esistenza.

Di questi e altri temi parleremo sabato 7 e domenica 8 settembre 2019 a Roma, durante un prestigioso evento internazionale che Life Strategies organizza in esclusiva per l’Italia.

Bruce Lipton e Gregg Braden, biologo cellulare il primo e studioso del legame tra scienza e spiritualità il secondo, saranno insieme su un unico palco, per due giornate, a raccontarci i risultati delle loro ricerche, utili a comprendere il perché di quanto ci accade e a farlo accadere solo se lo vogliamo davvero.

Clicca qui per conoscere i dettagli del programma e vivere con noi l’emozione di una nuova consapevolezza…

Lo sai che il pensiero può influenzare il DNA e ogni tua cellula?

Ci viene detto spesso che la salute è un bene prezioso e che prendersene cura dovrebbe essere un’attività fondamentale di tutta la nostra vita, eppure conduciamo un’esistenza che la mette in pericolo ogni giorno, accettando di buon grado le regole imposte da una società che troppo spesso si occupa di curare il sintomo e non la causa dei nostri mali.

Negli ultimi anni la medicina ha fatto passi da gigante, debellando malattie apparentemente incurabili e migliorando l’aspettativa di vita di molta parte della popolazione mondiale.

Rimane tuttavia un cono d’ombra sulle modalità attraverso cui certe patologie si sviluppano, sul perché alcuni si ammalano ed altri no, su cosa determini certe guarigioni miracolose.

Diciamo pure che la scienza ha reso l’uomo più longevo, ma per invecchiare bene occorre possedere un insieme di conoscenze che permettano a ciascuno di ascoltare il proprio corpo, lavorare sulla propria anima, governare pensieri e comportamenti che possano aiutarlo a vivere in salute, ottenendo, tra le altre cose, di aggiungere felicità e saggezza agli anni.

Personalmente ho scelto di non accontentarmi. Prima di qualunque cosa voglio conoscere il funzionamento dei meccanismi che mi fanno essere in un certo modo, per scegliere come prendermi cura di me stessa. Lo faccio da molti anni, a dispetto delle convinzioni che alimentano la nostra vita, il più delle volte false e limitanti.

Da almeno un decennio la ricerca biologica ha avvalorato le intuizioni di un geniale scienziato, Bruce Lipton, e dato seguito alle sue teorie rivoluzionarie, definendo nuove prospettive di salute e benessere.

Bruce Lipton

Le idee che ha sostenuto e portato avanti, poggiano su valori nuovi e sostenibili, che val la pena conoscere, a prescindere dal percorso che si deciderà di intraprendere.

Le ricerche di Lipton dimostrano, in modo semplice e appassionato, che ciò in cui crediamo determina ciò che siamo. Non sarebbe dunque il DNA a determinare la nostra vita e la nostra salute, bensì il nostro pensiero, che, negativo o positivo che sia, quando è in armonia con il subconscio, è in grado modificare il comportamento dei nostri stessi geni.

Secondo Lipton, ogni cellula del nostro corpo è un’entità intelligente, dotata di intenzionalità e scopo, in grado di sopravvivere autonomamente. Le sue funzioni sarebbero modellate dall’interazione con l’ambiente e non dal codice genetico. A svolgere la funzione di “cervello” della cellula sarebbe la membrana.

Alcuni test eseguiti sulla stessa hanno reso possibile scoprire che, privata della membrana, la cellula muore, esattamente come accadrebbe a noi se ci fosse asportato il cervello.

Tale scoperta ha permesso a Lipton di elaborare teorie non sempre condivise dal mondo accademico, ciò nonostante importantissime e prese a riferimento da un gran numero di studiosi in tutto il mondo.

Non si tratta di coltivare semplicemente pensieri positivi. Chi vi dicesse che bastano quelli a curare il corpo direbbe una banalità sconcertante. Le ricerche di Lipton spiegano chiaramente che occorre qualcosa in più del “pensiero positivo” per assumere il controllo del nostro corpo e della nostra vita.

Sarebbe necessario “imprimere una direzione positiva alla nostra energia mentale, alimentando pensieri che favoriscano la vita ed eliminando quelli negativi che succhiano energia e ci debilitano”. La sfumatura, se colta, è evidente.

Il vero segreto della vita, secondo lo scienziato statunitense, “sta nella comprensione dei meccanismi biologici della membrana magica”, mediante i quali il nostro corpo traduce i segnali ambientali in comportamento.

“I suoi recettori funzionano come nano-antenne molecolari”, spiega, “sintonizzate su specifici segnali ambientali”. Alcuni si estendono dalla superficie verso l’interno della membrana cellulare per monitorare l’ambiente intracellulare, altri invece si estendono dalla superficie verso l’esterno per monitorare i segnali provenienti da fuori.

Il potenziale di queste scoperte è enorme. Chiunque vi entri in contatto riceve in dotazione le nozioni necessarie a vivere meglio.

Per questo Bruce Lipton è diventato oggetto dei miei/nostri studi. Con lui e con Gregg Braden, scrittore e conferenziere noto a livello internazionale per gli studi sulla creazione di un ponte tra scienza e spiritualità, abbiamo iniziato un percorso nel 2017, anno in cui li invitammo in Italia per parlare di “nuova consapevolezza”.

Bruce Lipton & Gregg Graden all’evento di Life Strategies “Verso una nuova consapevolezza” (2017)

L’evento fu straordinariamente partecipato, l’occasione unica per imparare ad utilizzare l’immenso potere che deriva dalle nostre credenze, curando quelle che in passato ci hanno limitato, identificando quelle che possono far regredire malattie del nostro corpo, scoprendo, infine, quelle che creano, nella nostra vita, rapporti durevoli e capaci di portarci pace e serenità.

 

Bruce Lipton e Gregg Braden con Sara Pagnanelli e Marcello Mancini, fondatori di Life Strategies

La loro esperienza di studiosi, rafforzata da una profonda amicizia, li ha portati di tanto in tanto a tenere seminari insieme. Il loro lavoro, complementare e innovativo, ha sfidato la scienza tradizionale, cambiandone i parametri fondamentali.

Sabato 7 e domenica 8 settembre 2019, insieme, torneranno in Italia, per partecipare ad un evento promosso da Life Strategies. A Roma, dove saranno per la prima volta, relazioneranno dinanzi ad oltre due mila persone provenienti da tutto il mondo, raccontando le loro più recenti scoperte sulla vita e sul potere che ciascuno di noi ha di cambiare il proprio destino, ottenendo di entrare in contatto con il linguaggio dell’universo.

Sono molto grata a Bruce e Gregg di averci scelto tra tante organizzazioni. La loro amicizia è stata ed è preziosa per me e tutto il gruppo, che non a caso ha accolto con entusiasmo l’invito a replicare nel 2019.

Si tratta della continuazione di un percorso di conoscenza che ormai trovo indispensabile. In un mondo che troppo spesso bolla come “genetico” ciò che non è in grado di essere spiegato, la consapevolezza che sia il pensiero e non i geni a controllare la nostra vita, apre scenari nuovi e incredibilmente interessanti.

Oggi molti concordano con le teorie di Lipton e sanno che se un uso appropriato della consapevolezza può ridare la salute ad un corpo malato, una gestione inconscia ed inappropriata delle emozioni può far ammalare un corpo sano. Ciò è talmente vero che anche la comunità scientifica ortodossa sta considerando il supporto psicologico e l’approccio positivo alla malattia parte integrante della cura a molti brutti morbi di questo secolo.

Mentre scrivo ripenso ad una frase che qualche giorno fa ho sentito pronunciare da un ragazzo malato di sclerosi multipla intervistato nel corso di un popolare show televisivo.

Alla giornalista che gli chiedeva come facesse ad andare avanti affrontando i disagi che la malattia, in stato avanzato, gli stava procurando, il giovane ha risposto:”ogni giorno abbiamo la possibilità di scegliere se svegliarci ed essere malati o svegliarci e vivere da protagonisti la nostra vita”.

Sabato 7 e domenica 8 settembre 2019, a Roma, faremo proprio questo! Impareremo in che modo l’ambiente può influenzare il comportamento delle cellule. Diverremo protagonisti della nostra vita e acquisiremo le conoscenze necessarie ad ottenere benessere, salute e felicità.

“Dove sei ora è il risultato di dove sei stato, ma dove vai dipende interamente da chi scegli di essere”, per cui non attendere troppo e scegli la via della consapevolezza.

Clicca qui per scoprire il programma delle due giornate e condividi con noi questo grande ed unico evento internazionale!