Siamo una comunità di 50 trilioni di cellule

Se, come dicono, il corpo umano è una “macchina” perfetta, conoscerne il funzionamento è non solo utile, ma indispensabile a garantirne la miglior condizione possibile, ad ogni età.

Non tutti siamo attenti ad ascoltarne i richiami, eppure basterebbe davvero poco per averne cura.

Studiare i meccanismi che sono alla base del suo andamento può essere il primo passo verso la prevenzione di molte malattie, oltre che il fondamento di una vita serena e appagante.

Apprendiamo presto, quando studiamo la biologia a scuola, che nel nostro corpo ogni cellula, ogni nervo, ogni organo lavora per rendere efficiente la macchina nella sua interezza.

Grazie alle nuove tecnologie e alle conquiste fatte dalla medicina abbiamo oggi la possibilità di studiarne in modo approfondito la conformazione, rendendo l’apporto della scienza più vigile ed efficace nei confronti di numerose patologie.

Durante un corso di istologia il docente universitario Bruce Lipton, appassionato studioso di biologia cellulare, iniziò a parlare delle cellule come di “esseri umani in miniatura”. Tale analogia con il corpo umano avrebbe reso più facile la comprensione, da parte dei suoi studenti, del loro funzionamento e comportamento.

Bruce Lipton

“La maggior parte dei componenti della cellula”, così come illustrato nel corso delle sue lezioni, “sono chiamati organelli, ovvero organi in miniatura, in sospensione nel citoplasma gelatinoso. Gli organelli sono gli equivalenti funzionali dei tessuti e degli organi del nostro corpo. Comprendono il nucleo, che è l’organello più grande, i mitocondri, l’apparato di Golgi e i vacuoli. L’insegnamento tradizionale prevede di studiare per prime queste strutture cellulari”, prosegue Litpon, “per poi passare ai tessuti e agli organi del corpo umano. Io, invece, ho unificato i due studi per rispecchiare la sovrapposizione tra la natura del corpo umano e della cellula”.

L’analogia è utile a comprendere in modo semplice le funzionalità del nostro organismo, che è un’entità complessa e composita. Quando Lipton iniziò a parlare ai suoi studenti dei meccanismi biochimici utilizzati dagli organelli della cellula disse che erano proprio come quelli del corpo umano.

“Ogni eucariote (cellula dotata di nucleo)”, scrisse in seguito in una delle sue pubblicazioni, “possiede gli equivalenti funzionali del nostro sistema nervoso, apparato digerente, sistema respiratorio, escretorio, endocrino, muscolo-scheletrico, circolatorio, tegumentale (pelle), riproduttivo e persino un primitivo sistema immunitario, che utilizza una famiglia di proteine ubiquitine analoghe agli anticorpi”.

Lipton ha in seguito dimostrato che ogni cellula è un essere intelligente, dotato della capacità di sopravvivere autonomamente. Come gli esseri umani, le cellule analizzano migliaia di stimoli provenienti dal microambiente in cui vivono e, attraverso la decodifica di questi dati, attivano le appropriate risposte comportamentali per assicurarsi la sopravvivenza.

Le cellule sono inoltre capaci di apprendere dalle esperienze legate all’ambiente e di creare una memoria cellulare che trasmettono poi alle cellule figlie. A tal proposito Lipton fa l’esempio del morbillo. Quando il virus di questa malattia colpisce un bambino, “una cellula immunitaria immatura è chiamata a formare una proteina-anticorpo contro quel virus. In pratica la cellula deve creare un gene che servirà da modello per la creazione dell’anticorpo del morbillo”. Il primo passo verso la creazione dello specifico gene dell’anticorpo avviene nel nucleo delle cellule immunitarie immature. Tra i loro geni, sostiene Lipton, “c’è un alto numero di segmenti di DNA che codificano frammenti di proteine specifiche. Assemblando e ricombinando in modo casuale questi segmenti di DNA, le cellule immunitarie creano un gran numero di geni diversi, ognuno dei quali fornisce un anticorpo della forma specifica. Quando una cellula immunitaria immatura produce un anticorpo che è quasi un complemento fisico del virus invasore del morbillo, questa cellula viene attivata”.

Bruce Lipton

Lipton spiega in modo semplice e di facile comprensione cosa accade quando le cellule vengono attivate. In pratica esse “utilizzano un sorprendente meccanismo, chiamato affinity maturation (maturazione per affinità), che consente alla cellula di “adattare” perfettamente la forma definitiva del suo anticorpo, in modo che diventi il perfetto complemento del virus invasore. Attraverso un processo chiamato ipermutazione somatica, le cellule immunitarie attivate producono centinaia di copie del loro gene dell’anticorpo originario. Tuttavia”, continua Lipton, “ogni nuova versione del gene presenta una lieve mutazione, quindi codifica un anticorpo di forma leggermente diversa. La cellula sceglierà la variante del gene che costituisce l’anticorpo più adatto”. Anche questa versione selezionata del gene attraverserà varie fasi di ipermutazione somatica… finché, quando l’anticorpo prodotto aggancerà il virus invasore, lo disattiverà e lo marchierà perché venga distrutto, “proteggendo in tal modo l’organismo del bambino dai danni del morbillo. Le cellule conservano la “memoria” genetica di questo anticorpo e, se in futuro l’individuo sarà nuovamente esposto al morbillo, potranno far scattare immediatamente una risposta immunitaria”.

L’esempio del virus del morbillo è utile a comprendere la straordinarietà dell’ingegneria genetica naturale, oltre che ad evidenziare il meccanismo di “intelligenza” innata che consente l’evoluzione delle cellule.

Se potessimo diventare piccoli come una cellula e vedere il nostro corpo da quella prospettiva, avremmo una visione del mondo completamente diversa, dice Lipton. Da quella prospettiva non ci concepiremmo più come una singola entità, ma come una popolazione in fermento di oltre 50 trilioni di cellule individuali. Negli ultimi anni la ricerca epigenetica ha dimostrato che le influenze dell’ambiente, compreso il nutrimento, lo stress e le emozioni, possono modificare i geni senza mutarne il modello base.

Il vero segreto della vita sta dunque nella comprensione dei meccanismi biologici delle cellule, mediante le quali il nostro corpo traduce i segnali ambientali in comportamento.

L’esempio del morbillo è per evidenziare la capacità evolutiva che ha ogni piccola cellula del nostro organismo di rispondere agli stimoli esterni e le implicazioni che una simile consapevolezza può comportare sono enormi.

È tempo che si affronti la vita tenendo a mente che la comprensione di certi meccanismi può aiutarci a vivere in modo sano e più a lungo. L’epigenetica ha allargato a tal punto gli orizzonti della scienza da risultarne forza propulsiva e vitale.

Quello che conta non è tanto a chi affidarsi, quanto piuttosto sapere che abbiamo la possibilità di determinare il nostro destino. Ecco perché, al di là di quale cammino si decida di intraprendere, è importante avere la consapevolezza di dove la scienza stia andando, per prendere poi le dovute decisioni su quale sia il miglior stile di vita da adottare.

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