Epigenetica: gli stimoli ambientali che ci fanno stare bene

Fino alla scoperta dell’epigenetica si credeva che il nucleo di una cellula, contenente il DNA, fosse così importante al suo funzionamento da esserne, in un certo senso, il “cervello”.

Durante il periodo in cui lavorava come ricercatore e professore alla scuola di Medicina dell’Università del Wisconsin, il biologo americano Bruce Lipton, autorità mondiale per quanto concerne i legami tra scienza e comportamento, fece una sorprendente scoperta sui meccanismi attraverso cui le cellule ricevono ed elaborano le informazioni.

Mentre il Progetto Genoma Umano era su tutte le prime pagine dei giornali, il gruppo di scienziati di cui faceva parte cominciò a rendere noti i risultati di alcuni test significativi che, di fatto, andavano oltre quello stesso progetto. Ne risultò la nascita di una nuova branca della biologia chiamata epigenetica, secondo cui il funzionamento di un organismo non dipende tanto dai geni, quanto piuttosto dalla loro attivazione o disattivazione in risposta a stimoli ambientali.

Si trattò di una scoperta destinata a mutare i paradigmi della scienza, proprio per questo non sempre accolta con favore negli ambienti dell’ortodossia accademica, ciò nonostante fondamentale a scriverne nuove pagine.

Oggi è accettato e risaputo che l’impatto della genetica sulla salute è ben più complesso della semplice struttura del DNA. Le influenze dell’ambiente, comprensive del modo in cui ci nutriamo, dello stress che ci avvolge nel quotidiano e delle emozioni che proviamo, possono modificare i geni a tal punto da condizionare il futuro delle successive generazioni.

Bruce Lipton, che di questa nuova scienza è senza dubbio il precursore e il padre morale, ha illustrato in un libro, La Biologia delle Credenze, gli anni di studio che lo hanno condotto ad elaborare importanti teorie sulla vita umana, spiegando in che modo il pensiero influenzi il DNA e ogni nostra cellula. Per il valore delle sue scoperte e per la semplicità con cui le ha narrate, il libro, pubblicato in Italia da Macro Edizioni, è stato vincitore del premio come miglior libro di scienza nel 2006 negli Stati Uniti e un utile strumento di divulgazione, alla portata non solo di addetti ai lavori, ma anche di semplici appassionati che ne hanno tratto spunto di riflessione e occasione di cambiamento della propria esistenza.

“Non dimenticherò mai una perla di saggezza che ricevetti nel 1967, il primo giorno in cui imparai a clonare le cellule staminali all’università”, scrive Lipton. “Il mio docente, mentore e scienziato emerito, Irv Konigsberg, fu uno dei primi biologi cellulari a padroneggiare l’arte di clonare le cellule staminali. Mi disse che quando una cellula messa in coltura è sofferente, per scoprirne la causa bisogna osservare prima di tutto l’ambiente e non soltanto la cellula… anche se allora non era così evidente, alla fine capii che quel suggerimento era un’intuizione chiave per la comprensione della natura della vita”.  E così fu. Perché da allora in poi la via battuta da Lipton fu percorsa da molti altri scienziati in tutto il mondo.

Un importante studio della Duke University, pubblicato nel numero del 1 agosto 2003 di Molecular and Cellular Biology, ha dimostrato che nei topi, per esempio, un ambiente arricchito può perfino ignorare le mutazioni genetiche. Sono stati infatti osservati gli effetti di una dieta arricchita di integratori alimentari su femmine gravide con il gene anomalo Agouti. I topi Agouti hanno il pelo giallo e sono estremamente obesi, fatto questo che li predispone a malattie cardiovascolari, diabete e cancro. Nell’esperimento un gruppo di madri Agouti gialle e obese ha ricevuto degli integratori alimentari arricchiti di gruppi metilici: acido folico, vitamina B12, betaina e colina. Quando i gruppi metilici si legano al DNA di un gene, si produce un cambiamento nelle caratteristiche del legame delle proteine regolatrici dei cromosomi. Nel caso delle due femmine di topo Agouti di un anno e geneticamente identiche, la somministrazione di un supplemento di metile alla madre ha cambiato il colore del pelo alla progenie da giallo a marrone, riducendo l’incidenza dell’obesità, del diabete e del cancro.

L’alimentazione, in questo caso, ha decisamente battuto i geni, dimostrando che i meccanismi epigenetici sono coinvolti in numerose malattie, compreso il cancro. Solo nel 5% dei pazienti infatti, scrive Lipton, la malattia è attribuibile a fattori ereditari. Sebbene i media sbandierino la scoperta del BRCA1 e del BRCA2 (i geni del tumore al seno), scrive il biologo, essi non dicono che nel 95% dei casi il tumore al seno non è dovuto a fattori ereditari. La gran parte dei tumori maligni è dovuta ad alterazioni epigenetiche indotte dall’ambiente e non da geni difettosi.

“Nei miei esperimenti di laboratorio avevo constatato un’infinità di volte l’impatto dei cambiamenti ambientali sulle cellule, ma solo verso la fine della mia carriera di ricercatore, a Stanford, recepii pienamente il messaggio”, scrive Lipton a proposito di come le cellule reagiscano agli stimoli esterni.

“Mi eccitava oltretutto il fatto che le cellule si trasformassero anche se distruggevo il loro DNA con i raggi gamma…queste cellule mostravano chiaramente una sorta di controllo “intelligente” anche in assenza dei loro geni”.

Il lavoro di Bruce Lipton e di altri scienziati che, come lui e dopo di lui, si allinearono su tali convinzioni, ha evidentemente dimostrato che il DNA non controlla i processi biologici della cellula. Le cellule sono modellate dall’ambiente in cui vivono.

La portata di questa scoperta è stata ed è tale da mettere in mano all’uomo la chiave della sua stessa sopravvivenza.

È evidente che ciascuno di noi ha il potere di determinare il proprio destino, con norme di comportamento quotidiano che tutelino salute, benessere, felicità. Ve ne parlerò nei prossimi articoli.

Intanto ciò che conta è che prendiamo in mano la nostra vita e decidiamo consapevolmente cosa farne, sapendo che nulla è deciso in partenza, ma che siamo noi, giorno dopo giorno, a costruire la parabola della nostra esistenza.

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