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L’arte di decidere: dai Maestri Invisibili al mondo dei desideri

Decidere: quando ogni scelta è a sé

“Ciò che non è assolutamente possibile è non scegliere”, diceva Jean-Paul Sartre.

Sì, perché, se ci pensiamo bene, anche non scegliere è una scelta. A volte prendiamo decisioni sbagliate, che ci lasciano infelici o pieni di rimpianti, oppure rimaniamo bloccati per molto tempo di fronte a un bivio. Alcuni di noi sono istintivi e impulsivi, altri più ponderati e riflessivi. Alcune persone riescono a essere lucide e rapide nelle decisioni più “rilevanti” e magari si perdono in quelle meno importanti. Nella serie di Netflix Virgin River, la protagonista, interpretata da Alexandra Breckenridge, in seguito a una serie di sconvolgimenti nella sua vita, decide di cambiare tutto all’improvviso: lascia la città, il lavoro, la famiglia, gli amici e si reca in un posto sperduto. In altre parole, decide di cambiare totalmente l’esistenza di punto in bianco.

Quando le viene riconosciuta una certa qualità istintiva, lei ribatte: “No, istintiva direi proprio di no; una volta mi ci sono voluti sei mesi per scegliere una padella per le crepes”.

Sei mesi per scegliere una padella per le crepes!

A chi non è mai capitato di dedicare una quantità irragionevole su una futile questione e magari ha impiegato due secondi per prendere una decisione importante. Non c’è una regola e non dobbiamo rientrare forzatamente in categorie ben precise. In un articolo precedente, abbiamo visto che un recente studio pubblicato sul Journal of Personality & Social Psychology ha esaminato il potenziale disagio causato dal processo decisionale. Lo studio ha rilevato che prendere decisioni sembra angosciante solo quando siamo eccessivamente preoccupati di “fare la cosa giusta”. E che questo ha a che fare con lo stile decisionale a cui una persona è predisposta, suggerendo altresì che ci sono due categorie principali di modalità decisionale.

Resta comunque un punto fermo: scegliere non è affatto facile, perché occorre bilanciare le forze apparentemente contrastanti dell’emozione e della razionalità. In un certo senso poi, decidere è un verbo che allaccia tre tempi verbali: il passato, che ci frena perché una volta qualcosa è andato storto, il presente, che incalza nell’attesa di agire e decidere, e il futuro, che ci invita a essere il più previdenti possibile.

Poi le emozioni! Certo, sappiamo già che, ad esempio, la paura conduce alla fuga o alla lotta, mentre il disgusto porta all’evitamento. Ma il ruolo delle emozioni nel processo decisionale scava molto più in profondità di queste risposte istintive: le emozioni sono chiaramente una componente cruciale nella neurobiologia della scelta, ma il fatto che ci consentano di prendere quella giusta è tutt’altra cosa. Come abbiamo approfondito in un articolo, uno studio di Nitika Garg, Jeffrey Inman e Vikas Mittal dell’Università di Chicago ha mostrato che la rabbia tende a renderci impetuosi, egoisti e inclini al rischio. Il disgusto, invece, è un frenante e ci rende maggiormente cauti. E la tristezza, invece? Le ricerche hanno evidenziato che le persone tristi generalmente impiegano più tempo per considerare tutte le alternative offerte e finiscono per fare le scelte migliori.

Sono davvero molteplici i meccanismi che entrano in gioco in una scelta. Ma che cosa accade a livello fisico?

Decidere: è tutto predestinato?

Richard Webb, fisico ed editore di New Scientist, spiega che:

ogni volta che decidi qualcosa, un certo schema di neuroni si attiva nel cervello per trasformare il pensiero in azione: che sia spostandoti verso la cucina per fare il caffè o mentre formuli qualcosa di cui ti pentirai. In definitiva, tutto dipende dagli impulsi di elettroni, particelle fondamentali che seguono le leggi ferree della fisica, in base alle quali tutto è determinato da ciò che è accaduto immediatamente prima. Ciò non lascia molto spazio al libero arbitrio, a quanto pare”.

E ancora il filosofo della fisica Jenann Ismael della Columbia University di New York afferma:

“le leggi fisiche, se sono deterministiche, mi dicono che tutto ciò che faccio, tutto ciò che accade nel mondo, inclusa ogni decisione che abbia mai preso, segue logicamente le leggi della natura [e] l’iniziale condizione dell’universo”.

Ogni volta che sentiamo dire “hai già preso una decisione” forse ha a che fare anche con questo concetto. Ma di certo non significa che dobbiamo abbandonare la possibilità di agire da veri padroni della nostra vita.

Decidere: tagliar via

Il significato etimologico della parola decidere è da ricondursi al latino decīdĕre, dall’unione del prefisso de- (da), con il verbo caedĕre = tagliare.

Igor Sibaldi, da filologo e studioso di psicologia del profondo, si domanda cosa taglia via una decisione:

“Decisione. Ecco una bella parola, onesta e coraggiosa. Propriamente (in latino) significa: tagliare via, mozzare. Che cosa si taglia via, in una decisione? Il passato, anzi un mondo intero: tutto il tuo mondo, come era prima che tu decidessi. Presa la decisione, tutto intorno a te si assetta in una prospettiva nuova, che chissà da quanto tempo aspettava, dentro di te, di prendere forma. Magari da anni, da vite, da secoli”.

Prendere una decisione ha pertanto a che fare con il tempo e con alcune parti del nostro Io. Per scendere maggiormente in profondità, ci affidiamo proprio agli studi di Igor Sibaldi e vedremo in che modo “decidere” si lega praticamente a tutti i suoi più affascinanti temi.

Chi decide? I nostri Io

“Nella nostra psiche non c’è un unico Io: ce ne sono molti, in conflitto tra loro, impegnati a soffocarsi a vicenda; e spesso, quello che prende le decisioni non è né il migliore di tutti, né il più autentico. Capita di vivere per decenni inseguendo un desiderio o un ideale che in realtà appartiene a qualcun altro e che perciò può produrre solo amarezza e frustrazione. Capita di nutrire timori paralizzanti, che in realtà sono soltanto altrui”.

Scrive così Igor Sibaldi e viene spontaneo domandarsi: quale parte di noi decide? O meglio: quale Io decide nella nostra vita?

Per lo studioso non vi sono dubbi: spesso il nostro Io che sceglie e si attiva nella vita non è il più “autentico”. Non è il più autentico perché non siamo abituati a desiderare davvero qualcosa per noi (ne abbiamo parlato qui), perché siamo continuamente in balìa del giudizio degli altri e un po’ perché, in fondo, non conosciamo affatto noi stessi. E così, basiamo la nostra esistenza su ciò che fanno, vogliono e desiderano le persone comuni. Non è un caso che per Sibaldi l’invidia sia il desiderare ciò che desiderano gli altri e non ciò che desideriamo noi. Il termine, infatti, viene da in-videre, vale a dire: “guardare nel guardare altrui” o anche “non riuscire a guardare (da soli)”. In questo articolo puoi approfondire la visione dei vizi capitali che dà Sibaldi, una visione lontana dalle interpretazioni stereotipate.

Decidere con la guida dell’Angelologia

C’è una cosa di cui siamo certi: la conoscenza di noi stessi è una grande sfida. E non ci riferiamo alla mera consapevolezza di pregi e difetti, ma all’identità interiore, quella più profonda, che gli antichi erano soliti identificare con gli Angeli.

A tutti noi capita di mettere in moto una serie di atteggiamenti sbagliati (da qui la paura di decidere) che si ripetono come un film già visto, un libro che abbiamo letto e di cui non è possibile cambiare il finale. Eppure, non riusciamo a farne a meno. Ci domandiamo il perché, ci addossiamo colpe, non troviamo una spiegazione razionale. Ciò che accade sempre più spesso è che ci lasciamo trasportare da un vento che non capiamo o non vogliamo ascoltare. Ecco allora, come anticipavamo all’inizio di questo articolo, che ricadiamo in decisioni sbagliate e sperimentiamo senso di smarrimento quando ci troviamo a operare una scelta. La verità è che facciamo appello solamente a una piccola parte della nostra mente, ignorando e tralasciando quella con cui riflettiamo maggiormente su noi stessi. In queste facoltà superiori della mente (gli Angeli, per l’appunto) si materializzano i più insospettabili desideri, le più alte vocazioni, la chiave di lettura di un DNA spirituale, scritto ancor prima che nascessimo. L’Angelologia, che indaga la data di nascita di ognuno di noi, cerca di scoprire qualcosa in più su di noi, sulle vocazioni e i desideri più profondi. Quest’antichissima filosofia, infatti, rivela che cosa siamo venuti a fare in questo mondo.

Laddove manca una guida, gli Angeli ci vengono in soccorso…

Non solo non ci appelliamo alle parti più profonde di noi che meriterebbero maggiore attenzione ma, fin da piccoli, siamo stati abituati, a causa della pubblicità e dei canoni imposti, a ignorare quello che ci piace. Quindi quando arriva il momento di decidere, sono rare le volte in cui a scegliere è il nostro Io più autentico.

Con l’immaginazione, oltre il timore di decidere

Fortunatamente, il nostro “mi piace” non è scomparso totalmente: c’è ancora, anche se sopito, in disparte, ad aspettarci nella mente, in posti minuscoli. L’immaginazione qui ricopre un ruolo fondamentale, perché è quella parte di noi che interviene in ogni percezione, ogni volta che comunichiamo con qualcuno o che prendiamo o ci rifiutiamo di prendere una decisione. Secondo Igor, altro non è che un radar per i contenuti nuovi e le situazioni che la nostra psiche non riesce totalmente a cogliere.

Perché allora non ce ne serviamo più spesso? Perché è faticoso, per utilizzare l’immaginazione bisogna togliere pensieri, sentimenti ed emozioni molto pesanti, primo tra tutti il senso di colpa. Una delle tecniche, squisitamente legata all’immaginazione (spesso Igor ha mostrato come ampliare la nostra immagine della realtà attraverso la Teoria della Creatività per migliorare il nostro modo di decidere, di premiarci, di superarci, di amarci e di amare), è quella dei Maestri Invisibili.

Le domande che non riusciamo a porci: decidere meglio con la tecnica dei Maestri Invisibili

Se non li conosci, sappi che in realtà i Maestri ti sono molto più familiari di quanto tu creda. Hai presente, infatti, quella strana sensazione in cui hai delle intuizioni, che poi si rivelano sempre e sorprendentemente vere? Quei momenti in cui riesci a cogliere tutta la tua intelligenza e senti che puoi realizzare qualsiasi cosa, senza limiti e confini?

A tutti noi capita di avvertire alcune vibrazioni interiori, ma la nostra attenzione riesce a coglierle solo al limite delle percezioni. Eppure, anche se le abbiamo sentite in un’area della psiche, ci sono sembrate estremamente reali e concrete. Ma finiamo per ignorarle. Perché? Perché ogni giorno siamo costretti a comportarci e ad agire come se ci trovassimo in un vagone del treno che procede sempre nella stessa direzione. Non abbiamo tempo, né voglia, né speranza di accorgerci delle mille direzioni a cui possiamo aspirare.

Che bello sarebbe se potessimo accorgerci che la mente è una stazione immensa che non ha confini di tempo, di spazio, di direzioni, di possibilità?

Ecco cosa sono i Maestri Invisibili: rappresentano la nostra occasione di accorgerci di cosa ci stiamo perdendo, di quanto possiamo dare e fare, di tutte quelle intuizioni straordinarie che possono stravolgere in meglio la nostra vita.

A loro possiamo affidare le scelte. Facciamo loro domande: non ci deluderanno.

Per Igor, che li studia da più di 20 anni, i Maestri sono molto probabilmente nomi e volti che ognuno di noi dà alle aree superiori della propria mente. Non sono entità in cui credere, ma altre zone contattabili attraverso l’immaginazione.

Gli Spiriti Guida rappresentano il tuo eccesso di intelligenza che personifichi: un po’ come facevano i poeti e i cantori antichi quando venivano ispirati dalle Muse. Gli Spiriti Guida sono “la parte migliore di noi”, che è capace di ispirazione, di comprensione. Rappresentano quella vocina interiore che la società e la cultura occidentale si sforzano al massimo di zittire: quella vocina ti farebbe realizzare grandi cose e rappresenta uno strumento millenario di autoanalisi. Ascoltarla e non ignorarla è il grande dono che possiamo farci.

In fondo, chi di noi può dire di non aver mai provato la sensazione che la propria vita non stesse andando nella direzione che davvero desiderava?

Sibaldi e la Metafisica: la via per conoscere meglio se stessi

L’errore in cui tutti cadiamo sta nel porci domande per capire e comprendere la realtà intorno a noi, anziché per scoprire ciò che non sappiamo ancora.
Così facendo, infatti, ci poniamo solo alcuni quesiti, sempre gli stessi. Con una vista così limitata sull’ambiente circostante e sulle nostre possibilità di sviluppo, non si può conoscere a fondo se stessi, i propri desideri e il proprio Io autentico.

Al contrario, solo facendo fluire liberamente i pensieri, senza permettere ai pregiudizi, alle certezze e al timore delle opinioni altrui di ostacolarne il percorso, potremo porci le domande giuste grazie alle quali trovare risposte sempre nuove, osservare il mondo con occhi diversi e prendere decisioni davvero in linea con il nostro Io grande.

Ne abbiamo parlato nell’articolo L’importanza delle parole e l’umile arte del “non-capire”: siamo abituati ad avere a che fare con tante persone che dicono di aver capito e compreso tutto. I social hanno amplificato questa percezione, ma non solo. Se litighiamo con il partner, con un familiare, con il collega di lavoro o con un amico e cerchiamo di mettere in dubbio qualcosa che “non torna”, spesso ci sentiamo dire: “Ho capito come sei fatto/a”, “Conosco la persona che sei”.

Eppure per Igor… non è mica così male non-capire!

““Perché”. È una parola che utilizzano tantissimo i bambini. Man mano che si diventa adulti la si utilizza sempre meno, perché un adulto bravo è quello che non chiede “perché” e che non si fa domande”.

Chiederci “perché?”, ci spiega il filologo, vuol dire che tutto quello che ci è stato spiegato non è sufficiente, così come non lo è ciò che abbiamo capito fino ad ora.

Proprio questo è lo scopo della Metafisica secondo Sibaldi: permetterci di intendere la realtà più che di capirla, tendere verso tutto ciò che non abbiamo ancora compreso, così da spingerci continuamente oltre i nostri limiti e portare lo sguardo sempre un po’ più in là rispetto ai confini precedenti, in una scoperta del mondo e di noi stessi che non ha fine.

“Il mondo non è comprensibile, ma è abbracciabile.” – Martin Buber

Mettere in pratica la Metafisica nella vita di tutti i giorni significa rientrare in contatto con gli aspetti più profondi del nostro essere e superare preconcetti, dubbi e timori che finora hanno ostacolato la nostra piena crescita personale, acquisendo consapevolezza della vita che vogliamo davvero per noi.

Paura di sbagliare – il coraggio di decidere e non essere noi stessi

C’è un altro aspetto fondamentale che ha a che fare con la nostra difficoltà a decidere: la paura di sbagliare, di commettere un errore e di non riuscire a tornare “indietro”. Il punto di vista di Igor sul concetto di errore è affascinante:

“Tu hai sentito dire, e forse credi anche, che si possono fare errori perché ci sono cose giuste e cose sbagliate e l’errore consiste nell’incappare in queste ultime. Ma sai bene che ogni cosa è giusta per alcuni e sbagliata per altri: quindi, se l’errore dipendesse da un’idea che si ha di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, ne verrebbe che nessun errore è veramente un errore, perché lo è solo per alcuni e non per altri.”

Di fronte a questa fobia dell’errore, con la quale siamo più o meno cresciuti tutti, ci siamo sentiti dire spesso frasi simili a questa: “Se sei te stesso, non puoi commettere errori”. Ecco allora che leggiamo incitazioni quali: “Sii te stesso. Sii consapevole delle tue capacità. L’importante è essere se stessi.”

Quante volte hai letto o sentito queste frasi? Tante, vero?

Per Igor, dobbiamo dimenticarle, perché è fondamentale imparare a non essere noi stessi, sempre.

Sembra un paradosso, un’eresia, perché la cultura e la società ci hanno insegnato fin da bambini a essere noi stessi, a farci bastare quello che abbiamo, ad amarci per quello che siamo. Ma in realtà “sei molto più di quello che sei e che hai vissuto finora”. Siamo sconfinati e le nostre capacità sono senza limiti: non possiamo circoscrivere l’identità entro la cornice dell’essere e del fare.

Il nostro vero Io, come accennavamo sopra, non conosce cornici ed essere noi stessi significa semplicemente precluderci la possibilità di scorgere prospettive nuove, che potremo trovare solo quando disobbediremo a quello che sappiamo di noi. Questo rappresenta un modo veloce per riappropriarci del nostro vero Io, di tutte quelle parti spettacolari di noi messe a tacere. Non si tratta della disobbedienza che conosciamo, quella anarchica o alle autorità, ma di una disobbedienza alle abitudini, alla rassegnazione, ai limiti. È una disobbedienza che si ribella alle barriere limitanti che, nella routine della vita quotidiana, sembrano del tutto naturali e che finiamo per chiamare “destino”. Una disobbedienza che si ribella al passato come ostacolo del futuro.

L’angoscia del futuro: decidere oltre il tempo e lo spazio

Ma se è il passato, è passato, no? Perché dovrebbe angosciare? Spesso, per dirla con le parole di Igor, “il passato può essere nel presente, sotto forma del passato, di ingombro del passato.”

Per Sibaldi, il passato non dovrebbe angosciarci, perché quel è passato è precluso. “Tutte le nostre angosce sono nel presente e l’unica cosa che ci può angosciare è il futuro. Ma non corri questo rischio quando cominci a de-siderare, cioè a esplorare quel che hai davanti, a cogliere qualsiasi occasione di curiosità, in cerca di non si sa ancora che cosa: è talmente piacevole.”

Decidere è così difficile e richiede talmente così tanto coraggio perché in ballo non c’è solo il futuro, ma anche il passato e presente. Proviamo a fare chiarezza: noi non siamo il nostro passato, soprattutto per il fatto che il passato è “irrimediabile” ma noi no, noi possiamo cambiare quando vogliamo. Noi siamo nel sempre.

“Tu sei sempre. Ovvero: tu sei sempre più grande del tuo passato, del tuo presente e del tuo futuro. Nessuno di questi tre settori ti può contenere per intero.”

Non tutti riescono ad accogliere questa consapevolezza, perché la maggior parte della gente non riesce a desiderare, perché ha ripugnanza del futuro, non solo angoscia o paura. Sì, hai capito bene: ripugnanza.

In sociologia si era iniziato a studiare una tendenza che ha questo nome: shock del presente. L’idea è sviluppata da Douglas Rushkoff, professore dell’Università di New York. Ha a che fare con la sensazione – non proprio piacevole e tutt’altro che produttiva, perché ha effetti psicologici molto importanti – che nel presente ci sia già tutto ciò che si può volere e che il futuro non serva.

Ma per Sibaldi, “il presente non è altro che un cantiere per il futuro.” Quando dice “Tu non sei quello che credi di essere. Sei molto, molto di più”, Igor abbraccia un’idea più ampia, che comprende sia il nostro futuro, sia il nostro passato. Non possiamo limitare la potenzialità a qualcosa che abbiamo fatto, o che eravamo, e che ancora ci blocca nelle scelte, nei desideri, nella vita stessa.

Il nuovo seminario di e con Igor Sibaldi – dal titolo I nuovi fondamenti delle decisioni – può essere considerato come il punto di convergenza tra la filologia, la Metafisica, il mondo dei desideri e dei Maestri Invisibili. Sì perché, come abbiamo accennato in questo articolo, vivere non è altro che scegliere e, alla fine, ciò che conta è la libertà di decidere chi essere e cosa desiderare.

Il seminario si terrà in diretta streaming sabato 18 settembre. Puoi iscriverti cliccando qui!

 

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Dal 2016 ci occupiamo del benessere delle persone, organizzando eventi per la crescita personale. Tale attività, che è anche un valore della nostra vita, non può essere svolta se mette a rischio la salute di chi amiamo.
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