Immaginazione e Desideri: 8 ostacoli da superare per Realizzare ciò che Vogliamo

L’immaginazione permette di esplorare territori mai visti. È lo strumento con cui elaboriamo nuovi progetti e diamo forma al cambiamento, la dimensione da cui partono le linee del nostro destino.

L’immaginazione è più che mai necessaria quando abbiamo l’impressione di vivere in luoghi, situazioni e condizioni che non ci permettono di sperimentare la felicità, il piacere e la bellezza.

Per liberarci da questa sensazione, dobbiamo mettere in moto l’immaginazione ed esplorare la possibilità di un cambiamento importante e duraturo.

 

Iniziamo un Viaggio Imprevedibile

Tutti noi siamo divisi tra gli obblighi della vita quotidiana e il desiderio di libertà. In molti casi, la libertà che ci concediamo dipende dagli impegni che rincorriamo ogni giorno e dalle regole a cui ci adattiamo, anziché seguire le nostre aspirazioni.

È un po’ come se osservassimo il mondo attraverso un cannocchiale che restringe il nostro orizzonte, mentre dovremmo imparare a guardare con i nostri occhi se non vogliamo accontentarci di una vita che altri hanno deciso per noi.

Chi ha il coraggio di guardare oltre i confini di questo cannocchiale, usando la sua personale prospettiva, conoscerà la meraviglia e lo stupore.

 

Sorridi e la meraviglia sarà l’unica tua guida”, dice Igor Sibaldi.

Chi si nutre di stupore non sa dove va perché per lui tutto è nuovo e il futuro è spazioso, libero. Questa idea può spaventare, ma è assolutamente normale all’inizio, perché apre di fronte a noi infinite possibilità.

Esplorare orizzonti sconosciuti può comportare dei rischi: forse commetteremo qualche sbaglio, forse non sapremo subito che direzione prendere, ma che importa! Anche gli errori aiutano a crescere e a darci energia: avremo talmente tante cose da scoprire che non resterà tempo per i sensi di colpa!

La responsabilità è qualcosa che potremo lasciarci alle spalle perché riguarda chi segue quello che fanno tutti gli altri, ma non è questo ciò che noi vogliamo: essere liberi e trovare noi stessi.

come usare l'immaginazione

 

Il fascino dell’Intuizione

L’immaginazione consente di scoprire cose che non riusciamo ad esprimere a parole, ma di cui abbiamo comunque intuizione.

Accade tutte le volte che sentiamo qualcosa dentro di noi, ma le parole non bastano a descriverlo. Ciò avviene perché il pensiero arriva sempre dopo rispetto all’intuizione, ed è troppo piccolo per poter comprendere tutto ciò che il nostro Io intuisce.
Descrivere un’intuizione significherebbe comprimerla in un cassettino chiamato pensiero: un vero peccato.

Finché non raggiungeremo una più profonda comprensione di noi stessi e del reale, questo è l’unico modo che abbiamo per conoscere il mondo.

Quando usiamo l’immaginazione gettiamo uno sguardo sull’ignoto, senza averne paura: proviamo una sensazione di piacere, ne siamo affascinati. Il principio con cui funziona questo meccanismo è quello del “chiedi e ti sarà dato”.

Non dobbiamo mai esitare nel chiedere. Solo trovando le risposte alle domande che sorgono in noi spontaneamente potremo far scorrere libero il flusso dell’immaginazione e cogliere ciò che ancora non sappiamo, portando alla luce i nostri desideri nascosti.

La formula da seguire è:

VOLONTÀ + IMMAGINAZIONE = DESIDERIO

Quindi possiamo e dobbiamo osare!

 

Cosa ci impedisce di Desiderare?

Sono 8 gli elementi che impediscono a molti di noi di affidarsi all’immaginazione e di seguire i propri desideri:

  1. la rabbia, che spesso deriva da un senso di insoddisfazione
  2. il rimpianto per non aver ancora raggiunto ciò che vorremmo e potremmo ottenere
  3. il rimorso per gli errori commessi in passato
  4. il rancore, che corrisponde alla rabbia di cui non ci siamo liberati
  5. l’ignoranza, cioè non voler sapere o fingere di non sapere
  6. identificarsi nei problemi, fino a pensare di essere noi stessi il problema
  7. la paura, soprattutto quella di uscire dalla nostra zona di comfort
  8. il senso di colpa, a causa di cui pensiamo di essere sbagliati.

Superare questi 8 ostacoli ci permetterà di iniziare a chiedere ciò che vogliamo e di cui sentiamo il bisogno, perché solo chi chiede ottiene.

Là fuori, nella dimensione dei desideri, dove nascono nuovi modi di guardare e costruire il futuro, tutti potremo avere ciò a cui aspiriamo.

Seguiamo la nostra immaginazione, facciamo le nostre scoperte e i nostri sbagli, troviamo il coraggio di risolvere i nostri problemi e potremo così percorrere un cammino ricco di felicità e soddisfazioni, liberi da condizionamenti e norme imposti dall’esterno.

 

Lungo il percorso dovremo affrontare dubbi e timori che spesso nascondono il nostro potenziale. Per evitare che queste difficoltà ostacolino la nostra crescita personale e la scoperta del nostro vero Io, dobbiamo seguire un metodo che ci aiuti, passo dopo passo, a raggiungere la piena consapevolezza di noi stessi.

A questo scopo, Igor Sibaldi sarà in diverse città d’Italia a partire da settembre con un nuovo tour, realizzato in esclusiva per Life Strategies: Il Metodo Metafisico.

Partecipando nella località a te più vicina potrai scoprire le tecniche che ti consentiranno di allargare gli orizzonti delle tue conoscenze e imparerai come risvegliare la meraviglia e la curiosità attraverso le giuste domande, quelle più coraggiose.

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Il Metodo Metafisico Life Strategies

Come farsi Capire dagli altri quando Spiegare non basta

Ognuno di noi si confronta ogni giorno con decine di persone: alcune sono conoscenti, altre colleghi, altre ancora familiari e, infine, amici. A queste categorie si aggiungono, poi, persone con cui intratteniamo rapporti su social network, forum online e applicazioni di messaggistica, divise tra chi conosciamo anche nella vita quotidiana e chi, invece, no.

Relazioni di vario genere che si svolgono su livelli differenti, in cui adottiamo comportamenti diversi. Tuttavia, gli elementi che entrano in gioco nella comunicazione sono sempre gli stessi: contenuto, forma e relazione.

Il contenuto riguarda il messaggio della comunicazione, ciò che vogliamo trasmettere agli altri; la forma ha a che fare con il modo in cui il messaggio viene veicolato, cioè con quali parole, espressioni, tono di voce e gestualità; la relazione è qualcosa di molto più sottile e sfuggente, perché coinvolge non solo il modo in cui il messaggio è costruito, ma anche quello in cui viene recepito, determinando il tipo di rapporto che si instaura tra noi e un’altra persona.

Ciò significa che la comunicazione incide in maniera determinante sulle nostre relazioni, sul modo in cui gli altri ci vedono e su come si pongono nei nostri confronti.

 

Entrare in sintonia con gli altri

Fare in modo che gli altri ci vedano come vogliamo non è semplice: a tutti capita di non riuscire ad entrare in sintonia con qualcuno nonostante l’impegno nel mostrare cortesia e disponibilità. Quando ciò accade, siamo soliti dire che “non siamo sulla stessa lunghezza d’onda”, come se le nostre relazioni dipendessero dal caso o dalla fortuna più che dalla nostra abilità di coltivarle.

La reciproca comprensione, invece, va costruita. Se vogliamo che gli altri ci capiscano dobbiamo comunicare con loro in modo da superare 3 ostacoli che la nostra mente ci pone davanti:

  1. L’effetto del falso consenso, a causa del quale pensiamo che tutti ragionino come noi e condividano le nostre opinioni
  2. L’effetto di falsa unicità, che ci fa credere che, in quanto unici, nessuno provi emozioni affini alle nostre o si comporti in maniera simile a noi
  3. L’illusione della trasparenza, in base a cui riteniamo che i nostri sentimenti siano facilmente intuibili, senza bisogno di fare luce su ciò che sentiamo o su ciò che vorremmo.

È vero che non sempre è possibile andare d’accordo con tutti nella stessa misura, ma ciò non toglie che la giusta comunicazione può aiutarci a migliorare qualsiasi genere di rapporto, anche quello apparentemente più conflittuale, stimolando chi abbiamo davanti ad accogliere il nostro punto di vista e a collaborare volentieri con noi verso obiettivi comuni, sia nella vita personale sia nel lavoro.

comunicazione come farsi capire

 

Come comunicare per capire gli altri e per farsi capire

Secondo le ricerche di Giorgio Nardone, considerato uno dei massimi rappresentanti della Scuola di Palo Alto, tra le tecniche più efficaci per entrare in sintonia con gli altri vi è l’uso del linguaggio performativo.

Il linguaggio performativo non ha lo scopo di fornire informazioni, come avviene nella maggior parte delle conversazioni quotidiane, bensì quello di suscitare negli altri sensazioni che li avvicinino a noi, al nostro modo di sentire e di pensare.

Nardone mostra come l’uso di determinate parole, espressioni, toni di voce e persino pause nel discorso sia in grado di far provare agli altri, in maniera diretta, ciò che vorremmo evocare in loro, ottenendo effetti che una semplice spiegazione non è in grado di raggiungere. Grazie a questa strategia le persone sono più propense ad ascoltarci, ci comprendono meglio e si immedesimano in noi più facilmente, agendo così in modo favorevole nei nostri confronti, senza bisogno di convincerle a cambiare idea o atteggiamento verso di noi.

Ripensiamo, ad esempio, alle discussioni ed ai conflitti che in adolescenza abbiamo affrontato con i nostri genitori. L’esperienza comune mostra che, in questi casi, le spiegazioni logiche e lineari non sempre agevolano la reciproca comprensione e che, di conseguenza, l’accordo tra punti di vista diversi viene difficilmente raggiunto. È proprio in simili situazioni che il linguaggio performativo può rivelare tutta la sua efficacia, grazie all’uso di espressioni e formule che toccano corde molto più profonde di quelle raggiungibili tramite semplici informazioni.

Questo tipo di linguaggio è solo uno degli elementi che caratterizzano il Dialogo Strategico, forma di comunicazione avanzata che riprende i metodi della dialettica antica unendoli alle moderne scoperte della psicologia e della pragmatica della comunicazione.

Per conoscere tutte le altre tecniche del Dialogo Strategico sviluppate da Giorgio Nardone, clicca qui!

Potrai partecipare a L’arte di Dialogare Strategicamente e apprendere direttamente da Nardone le strategie che ti permetteranno di risolvere efficacemente le incomprensioni quotidiane e di vivere relazioni serene con gli altri, migliorando la qualità della tua vita.

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Supera l’indecisione con le domande giuste!

Ambivalenza è un termine che spesso assume un’accezione negativa.

Nel pensiero comune un comportamento ambivalente denota indecisione, caratteristica poco apprezzata in una società come la nostra, che ci vorrebbe sempre pronti a reagire con freddezza e rapidità ad ogni circostanza, senza esitare un istante di fronte a quelle più insolite o per le quali non ci sentiamo preparati.

Cambiare città, mettersi alla prova con un nuovo lavoro, frequentare persone diverse dalla solita cerchia di amici, cimentarsi in hobby o sport che non abbiamo mai provato prima: molte persone nutrono in sé desideri simili e si dicono pronte a “mollare gli ormeggi” del porto sicuro per mettersi in discussione.

Come mai, se tante persone lo dicono, in poche lo fanno?

Perché tutti noi, in fondo, siamo un po’ ambivalenti.

Tutti siamo affascinati dall’idea di esplorare posti nuovi ma abbiamo paura di ciò che non conosciamo.
Tutti vorremmo accrescere le nostre conoscenze e migliorare le nostre abilità, salvo poi chiederci se saremo in grado di superare le sfide che incontreremo lungo il percorso.
E che dire del momento in cui ci troviamo tra sconosciuti su cui vorremmo fare una buona impressione, ma timidezza e insicurezza ci ammutoliscono, bloccando tutta l’intraprendenza che avremmo voluto sfoggiare?

In casi come questi l’indecisione può portarci ad evitare ciò che vorremmo ma, in altre situazioni, essa può anche aiutarci a comprendere meglio la complessità del reale.

È proprio per merito di un atteggiamento ambivalente che molti si prendono il tempo necessario per valutare pro e contro di una situazione, capire i propri punti di forza e debolezza, definire quali siano le priorità del momento e, così facendo, diventano consapevoli degli sforzi necessari per raggiungere i cambiamenti desiderati.

In altre parole, ambivalenza e indecisione possono anche essere sinonimo di riflessione, attenzione verso le proprie esigenze ed ascolto delle proprie emozioni: aspetti fondamentali per vivere con serenità ed equilibrio.

superare indecisione

 

Capire se stessi con le domande del Dialogo Strategico

Ascoltarsi implica anche sapersi parlare: quante volte, ad esempio, ci siamo ritrovati a rimuginare su una scelta importante, proiettando nella nostra mente tutti gli scenari possibili, fino a non sapere più che strada intraprendere?

Può capitare in ufficio, al cospetto di una promozione che implica maggiori responsabilità e un maggior carico di lavoro, oppure nel dover decidere se trasferirsi per frequentare un corso di studi o restare vicino ai propri affetti. In entrambi i casi siamo davanti a situazioni ambivalenti, dall’esito incerto, che offrono opportunità, ma nascondono anche difficoltà.

Per non esitare all’infinito e superare i dubbi su noi stessi e sul nostro futuro, porsi le domande giuste può aiutarci a fare chiarezza e a superare l’impasse dell’indecisione, come dimostrato dalle tecniche del Dialogo Strategico.

Si tratta di un metodo sviluppato dallo psicologo e psicoterapeuta Giorgio Nardone, in seguito all’osservazione diretta delle forme di interazione che intercorrono negli ambiti più disparati, dai contesti professionali e sportivi fino a quelli più comuni della vita quotidiana.

Tali ricerche sul campo hanno permesso al professore di individuare le strategie di comunicazione che meglio agiscono sulle nostre modalità di pensiero, consentendoci di raggiungere più efficacemente gli obiettivi, di migliorare i rapporti con gli altri e di correggere spontaneamente alcuni comportamenti di cui non sempre siamo consapevoli ma che, a volte, ci impediscono di agire con maggior decisione e fiducia in noi stessi.

Porre domande in modo strategico, infatti, permette alla nostra mente di considerare alternative prima nascoste, portando alla luce bisogni inespressi. In questo modo i nostri ragionamenti giungono spontaneamente ad una scelta chiara anziché vagare in modo confuso.

L’innovazione del Dialogo Strategico sta proprio nella capacità di guidare il libero sviluppo delle nostre idee senza mai forzarle: il suo scopo non è quello di spingerci in una direzione piuttosto che un’altra, bensì di mostrarci, attraverso il potere delle parole e delle espressioni non verbali (come gesti e toni di voce), possibilità fino a quel momento rimaste nell’ombra.
Grazie a queste strategie l’orizzonte delle nostre valutazioni si allarga e il processo decisionale viene agevolato.

“La maggioranza dei problemi non deriva dalle risposte che ci diamo ma dalle domande che ci poniamo”.
Immanuel Kant

 

Per imparare a porti le domande giuste e risolvere così i dubbi che ti impediscono di superare le difficoltà della vita quotidiana, clicca qui.

Troverai tutti i dettagli del nuovo corso di Giorgio Nardone L’arte di Dialogare Strategicamente, in cui potrai apprendere le tecniche innovative del Dialogo Strategico ed esercitarti ad applicarle per esprimere a pieno il tuo potenziale, andando oltre i tuoi limiti.

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Come combattere la noia della routine quotidiana e Vivere con Entusiasmo

“Ora basta: da oggi cambio vita!”

Chi non ha mai pronunciato questa frase almeno una volta?

Vivere ogni giorno con entusiasmo e dare sempre il meglio di sé sono due atteggiamenti fondamentali per essere sereni e migliorare sia a livello personale, sia professionale. Farlo richiede impegno, non solo per chi vorrebbe intraprendere un profondo cambiamento nella propria vita, ma anche per chi ritiene di aver già raggiunto i propri obiettivi e si sente soddisfatto di sé.

Un elemento che può ostacolare questo approccio alla vita quotidiana e che spesso passa inosservato, nonostante tocchi da vicino tutti noi, è la routine.

Vi è mai capitato di iniziare un nuovo lavoro pieni di motivazione, o di concentrarvi su un progetto che vi appassionava, salvo poi sentire la vostra energia affievolirsi con il passare del tempo, senza averne chiaro il motivo?

Qualcosa di simile può accadere anche nelle relazioni interpersonali: è il caso, ad esempio, della fine di un rapporto di lunga data, quando sentimenti ed emozioni, anziché crescere giorno dopo giorno, si indeboliscono fino a spegnersi, anche se nessuno dei due ha fatto un torto all’altro.

In ognuno di questi esempi, tra le varie cause, la routine quotidiana assume un peso non trascurabile.

 

Gli effetti delle piccole certezze quotidiane

Alla nostra mente piace seguire schemi comprovati: tutto ciò che interferisce con l’ordine stabilito, gli avvenimenti abituali e le reazioni prevedibili implica uno sforzo di elaborazione e adattamento alle circostanze, che il cervello preferisce evitare.

Ecco perché la routine è così rassicurante per molte persone: non ci sono sorprese inaspettate che potrebbero turbare il normale andamento di una qualsiasi giornata, non si devono affrontare imprevisti dalle conseguenze incerte e, soprattutto, non ci si deve mettere in gioco né interrogare sulle proprie esigenze o sulle proprie emozioni.

La routine quotidiana assomiglia ad una bolla che protegge dalle interferenze, esterne o interne che siano: più seguiamo il tracciato che meglio conosciamo, senza porci domande su noi stessi, su ciò che vogliamo, sulle nostre relazioni con gli altri e sulla direzione che vogliamo dare alla nostra vita, meno corriamo il rischio di uscire fuori strada e perdere l’orientamento.

Questo atteggiamento, tuttavia, non assicura la serenità, anzi: con il tempo, quella che inizialmente percepiamo come una piacevole quiete può trasformarsi in noia, insoddisfazione, senso di incompletezza.

Le piccole certezze di ogni giorno non fanno che allontanarci sempre più dai nostri autentici desideri e dall’ascolto del nostro Io.

 

Come combattere la noia della routine quotidiana

Gli effetti dell’abitudine sui nostri comportamenti sono stati oggetto di diversi studi in ambito psicologico, nel tentativo di individuare le tecniche efficaci per spezzare la routine.

Una di queste è la cosiddetta “tecnica dello spiazzamento”, che consiste nell’inserire in un contesto abituale, dove le dinamiche sono prevedibili, un dettaglio inaspettato, per portare le persone a riflettere su ciò che stanno vivendo anziché reagire secondo automatismi scontati.

Ad esempio, è stato provato che la maggior parte delle persone ignora gli sconosciuti che chiedono dei soldi per strada. Al contrario, più della metà delle persone accontenta tale richiesta se, anziché chiedere genericamente qualche spicciolo, viene posta la domanda “Avrebbe 37 centesimi?”.

Qual è la spiegazione?

A fare la differenza è l’esattezza della cifra: un particolare inusuale che rompe lo schema della routine e, in un istante, riattiva l’attenzione delle persone, spingendole ad interagire.

Come possiamo applicare questo principio alla nostra vita e combattere la noia della routine quotidiana?

Un metodo ci viene offerto da Igor Sibaldi, autore, filologo e studioso di psicologia del profondo, che spiega come sollevare il velo delle abitudini, superare la paura dell’ignoto e andare oltre i limiti delle piccole certezze quotidiane grazie al Metodo Metafisico.

vivere con entusiasmo

 

Vivere con Entusiasmo: il Metodo Metafisico di Igor Sibaldi

“Io non so niente” e “Io non sono nessuno”: ecco le due “chiavi di volta” con cui il Metodo Metafisico ci permette di guardare ogni attimo della nostra giornata da una prospettiva diversa rispetto a quella comune.

La nostra società identifica tutti noi in un ruolo: chi è genitore, chi è studente, chi è medico e così via.
Allo stesso modo, fin da piccoli impariamo una definizione ben precisa per tutto quello che ci circonda e le norme che regolano tutti i fenomeni del mondo.

Questa forma di conoscenza crea, nella nostra mente, quello che Igor chiama “sottomondo”, cioè un’idea del reale molto limitata, data solo da ciò che sappiamo e che ci è stato insegnato.

Si tratta però di una conoscenza che non ha nulla a che fare con l’esplorazione di se stessi e della realtà circostante, attraverso cui possiamo raggiungere dimensioni molto più vaste rispetto al piccolo sottomondo della nostra vita quotidiana.

Solo chi ha il coraggio di ricominciare a porsi le domande coraggiose che si faceva da bambino, seguendo la curiosità e la sete di sapienza innate in sé, può liberarsi della paura dell’ignoto e risvegliare l’entusiasmo di scoprire ogni giorno un mondo nuovo, muovendo i propri confini sempre un po’ più in là e trasformando ogni momento della propria giornata in una esperienza ricca di sorpresa e stupore.

Questo, per Sibaldi, significa fare Metafisica, come ci spiega in questo video:

 

Per accettare l’invito di Igor e ampliare i tuoi orizzonti sotto la sua guida, clicca qui.

Potrai scoprire tutte le tappe del suo nuovo tour Il Metodo Metafisico e partecipare nella città a te più vicina, esercitandoti insieme a lui ad applicare nella tua quotidianità questo metodo, grazie a cui abbracciare con entusiasmo le infinite opportunità nascoste oltre ciò che conosci.

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Igor Sibaldi, la Metafisica e i gatti: 3 insegnamenti per Vivere Meglio

Nei suoi seminari, libri e video, Igor Sibaldi parla anche dei gatti e di come queste creature possono aiutarci nel percorso di scoperta di un Io più grande, del vasto mondo che si espande al di là del deserto e di ciò che conosciamo.

Durante gli incontri dei suoi seminari egli cita, ad esempio, il gatto Wellington, che ritroviamo poi nel suo libro Il tuo Aldilà Personale, mentre in Al di là del deserto, libro in cui Sibaldi tenta di riportare la filosofia vicino alla gente, si parla delle trasformazioni che i gatti possono stimolare in noi, offrendoci la giusta motivazione per superare i nostri limiti.

Ecco i 3 insegnamenti da seguire per cogliere, partendo dall’osservazione dei gatti, il cuore del messaggio sibaldiano.

 

Il Metodo Metafisico e i gatti

Cercare questi insegnamenti nelle parole di Igor Sibaldi all’inizio non è semplice, ma una volta individuati si rivelano molto utili per vivere meglio e con maggior consapevolezza di sé.
Potremmo descriverli come una breve sintesi del Metodo Metafisico, degli spunti attraverso cui porci alcuni importanti interrogativi.

È come fare un viaggio oltre il nostro piccolo mondo quotidiano e guardare i nostri comportamenti da un punto di vista tanto diverso quanto necessario se vogliamo spingerci un po’ più in là. Ci vuole, come sempre, audacia e coraggio.

Molti di noi hanno un gatto, magari anche più di uno, e questo ci aiuterà a riconoscerci nei 3 insegnamenti che seguono.

 

1. Impariamo dal loro esempio

Quando i gatti ci guardano, sembra che vogliano comunicare con noi per insegnarci qualcosa.

Come possiamo comprendere ciò che vogliono dirci?

Sibaldi ci consiglia di prendere spunto dal loro esempio concreto: il gatto si occupa ogni giorno di cose importantissime, come riposare e dedicarsi a se stesso, azioni a cui dovremmo dare il giusto spazio anche noi. Non farlo è uno dei limiti che dobbiamo superare per vivere una vita piena e soddisfacente in ogni ambito.

 

gatto

2. Osserviamo con attenzione il mondo che ci circonda e ciò che c’è oltre

Dopo aver mangiato, i gatti riposano e osservano la natura, mentre noi spesso mangiamo e ci riposiamo guardando la televisione. In questo modo siamo spesso distratti, il che ci permette di notare solo aspetti piccoli di mondi piccoli, mentre perdiamo di vista lo spettacolo nascosto oltre ciò che conosciamo, in dimensioni molto più vaste di quelle a cui siamo abituati.

I gatti, probabilmente, considerano la televisione un po’ come uno strumento attraverso cui giochiamo al come se: concentrandoci su ciò che vediamo in tv facciamo viaggiare la nostra immaginazione e ci immedesimiamo nei protagonisti di storie che vorremmo vivere anche noi.

A questo proposito, è curioso il fatto che i nostri occhi, di solito, si muovono in continuazione, come avviene per quelli di una preda in pericolo. Ad un gatto, probabilmente, ciò appare strano, perché non capisce a cosa sia dovuta la nostra costante paura, dato che non vede minacce intorno a noi.

Al contrario, quando guardiamo la tv, i nostri occhi si fissano sullo schermo: è a questo punto che i gatti possono provare a comunicare con noi, pensando che siamo tranquilli e focalizzati.
Per farlo si mettono al centro del nostro campo visivo, come sarà spesso capitato a molti! Solo quando si rendono conto che, in realtà, non stiamo prestando alcuna attenzione al mondo intorno a noi, se ne vanno.

Sembra quasi che rinuncino al tentativo di insegnarci ad osservare meglio ciò che ci circonda, superando le apparenze e le piccole certezze da cui ci lasciamo condizionare ogni giorno, ignari dello stupore e della meraviglia che la vita riserva a chi ha il coraggio di abbracciare anche gli aspetti più nascosti del reale.

 

3. Usciamo dalle regole delle abitudini quotidiane

A volte i nostri gatti ci guardano correre dietro a mille impegni, affannati e incerti, senza capire perché viviamo la nostra vita in questo modo. Si accorgono che prendiamo la quotidianità troppo sul serio, invece di ridere e affrontare ogni giornata con serenità e leggerezza.

Loro, invece, sanno quanto sia importante trovare occasioni per divertirsi ed è per questo che si ritagliano sempre un po’ di tempo per giocare e fare ciò che amano.

È un po’ come se volessero dirci che non dobbiamo vivere seguendo delle regole prefissate, che altri ci hanno insegnato allo scopo di mantenere un ordine ben preciso. Siamo noi stessi a dover delineare le regole della nostra vita, quelle che ci fanno sentire bene e che ci permettono di realizzare i nostri autentici desideri, affrontando ogni giorno con gioia e soddisfazione.

 

Seguire questi consigli di Igor e iniziare il nostro viaggio di ricerca attraverso il deserto non è facile: come ogni viaggio presenta delle difficoltà che richiedono coraggio.
Tuttavia, solo chi ha la forza di porsi domande e indagare il proprio Io può intraprendere questo percorso straordinario e raggiungere una nuova consapevolezza, dando forma alla vita che ha sempre voluto.

Per muovere i primi passi lungo la via indicataci da Igor e iniziare con lui questo straordinario viaggio di scoperta, partirà a settembre il nuovo tour Il Metodo Metafisico, realizzato in esclusiva per Life Strategies.

Partecipare sarà semplice, basterà scegliere la città a noi più vicina e scoprire direttamente con Igor Sibaldi come applicare il Metodo Metafisico alla nostra vita, per acquisire una nuova prospettiva e trasformare le proprie esperienze quotidiane nelle tappe di una continua crescita personale!

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Amicizia e Relazioni: come usare il Dialogo per Migliorare i Rapporti con gli altri

Il 30 luglio si festeggia la Giornata Mondiale dell’Amicizia, istituita dall’Onu allo scopo di promuovere la reciproca comprensione tra popoli e culture e di stimolare il confronto e l’arricchimento sia della persona, sia della società nel suo complesso.

 

Amicizia e Relazioni

L’amicizia è un valore fondamentale che ci accompagna in ogni fase della vita, evolvendo insieme a noi e trasformandosi nel tempo: se da bambini essere amici significa giocare e divertirsi insieme, con l’adolescenza l’amico diventa nostro complice, ci ascolta e supporta.

L’amicizia insegna a crescere insieme, a collaborare nelle difficoltà, a superare i conflitti per il bene dell’altro, a entrare in empatia con chi abbiamo davanti.

Instaurare e mantenere vivi dei rapporti d’amicizia autentici può rivelarsi difficile: prima di incontrare persone capaci di restare al nostro fianco anche in periodi complicati si potrebbe inciampare in qualche delusione, a dimostrazione che gli amici vanno scelti con cura, ma anche che noi per primi dobbiamo impegnarci a essere dei buoni amici per gli altri.

amicizia e relazioni

 

Come superare le incomprensioni con il Dialogo Strategico

A volte le amicizie si incrinano senza chiari motivi. Non sempre le persone si allontanano per ragioni precise, anzi, spesso ciò avviene in modo silenzioso, senza un vero e proprio confronto.

Forse a qualcuno sarà capitato di rimuginare sui propri comportamenti, chiedendosi quali siano stati i propri errori, ma di non riuscire a rispondere a questa domanda.

Non è semplice gestire le relazioni con gli altri: parole, gesti, sguardi, silenzi, toni di voce e atteggiamenti sono tutti elementi che possono determinare reazioni inaspettate.
Imparare a controllare la nostra comunicazione può aiutarci a stabilire una nuova sintonia con gli altri, evitare malintesi, superare facilmente le incomprensioni e prevenire conflitti non desiderati.

A questo scopo, le tecniche del Dialogo Strategico sviluppate dallo psicologo e psicoterapeuta Giorgio Nardone si rivelano strumenti efficaci che tutti possiamo applicare nella nostra vita quotidiana.

Si tratta di metodi definiti in decenni di ricerche sul campo, durante cui Nardone ha attentamente analizzato le dinamiche delle interazioni interpersonali, individuando le strategie che favoriscono la collaborazione reciproca e che permettono di adattare la propria comunicazione a diversi contesti, aiutandoci a costruire relazioni serene, attraverso cui raggiungere più facilmente i nostri obiettivi e migliorare la qualità della nostra vita.

Ad esempio, vi è mai capitato di non sapere cosa fare quando un amico vi chiede un consiglio riguardo una questione delicata, temendo che le vostre parole possano ferirlo o allontanarlo da voi?

La soluzione non è assecondarlo, quanto piuttosto dire ciò che riteniamo giusto.

 

“Un amico può dirti cose che tu non vuoi dire a te stesso.”
Frances Ward Weller

 

Dobbiamo essere abbastanza abili da offrire al nostro amico delle prospettive diverse da quelle che ha considerato finora, aiutandolo a scoprire autonomamente la soluzione, senza forzature.

migliorare le relazioni con il dialogo

 

Per fare questo, possiamo usare alcune tecniche del Dialogo Strategico:

  • Non indaghiamo in modo troppo diretto le idee del nostro amico, altrimenti rischiamo di apparire aggressivi. Meglio adottare un atteggiamento rassicurante, che lo metta a suo agio e lo inviti a parlare spontaneamente: sguardo aperto e rilassato, sorriso naturale, mento abbassato come quando annuiamo, a dimostrargli assenso e disponibilità, palmi delle mani leggermente rivolti verso l’alto, per trasmettergli un senso d’accoglienza

 

  • Una volta che il nostro amico ha concluso il discorso, usiamo le cosiddette domande ad alternativa di risposta, offrendogli due possibili alternative.
    Questo tipo di quesiti permette, da un lato, di creare un’atmosfera di comfort e fiducia, mettendo in sintonia le persone, dall’altro, di guidare il nostro amico in una sequenza di domande e risposte che lo condurranno a scoprire, in modo spontaneo, delle opzioni ancora non valutate, senza accorgersi del nostro intervento.
    Ad esempio, invece di domandare “Cosa ne pensi di questa situazione?” domandiamo “Pensi che questa situazione sia frutto di una tua mancanza o che sia dovuta alle azioni di qualcun altro?”

 

  • Al termine di ogni spiegazione, parafrasiamo le parole del nostro amico, in modo da manifestare ulteriormente il nostro interesse e di evitare fraintendimenti.
    Iniziamo la frase con “Quindi, se ho ben capito, vuoi dire che …” e riformuliamo ciò che abbiamo ascoltato, riorganizzandolo in uno schema chiaro. Le parafrasi non hanno lo scopo di correggere l’altro, bensì di farlo sentire compreso e, al contempo, di mettere in luce i punti poco coerenti del suo discorso, permettendogli di risolverli sempre in modo spontaneo.

 

Usando queste strategie riusciremo a comunicare meglio in ogni ambito della vita, trasformando le difficoltà in occasioni per rafforzare i nostri rapporti interpersonali, sia privati sia professionali.

Le tecniche del Dialogo Strategico definite da Giorgio Nardone possono essere applicate alle circostanze più disparate e riguardano molti altri aspetti tipici delle nostre interazioni abituali.

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Scoprirai come partecipare a L’arte di Dialogare Strategicamente, il nuovo corso di Giorgio Nardone in cui apprenderai direttamente da lui i metodi più efficaci per entrare subito in sintonia con gli altri, instaurare relazioni durature, collaborare in modo proficuo con chi ti circonda e risolvere facilmente le incomprensioni attraverso le giuste domande.

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Comunicazione e lavoro di gruppo: le tecniche per Collaborare meglio

Il mondo del lavoro oggi ci pone davanti a sfide continue: qualunque sia l’ambito in cui ci muoviamo e la posizione che ricopriamo, a tutti noi vengono richieste non solo le competenze necessarie per svolgere al meglio le nostre attività, ma anche capacità che vanno al di là della sfera strettamente professionale.

Non si tratta più, semplicemente, di essere qualificati ed esperti nel proprio settore: oggi, per rispondere alle esigenze di un mercato del lavoro sempre più esigente, dobbiamo sviluppare doti che ci permettano di interagire al meglio con gli altri, in modo da raggiungere risultati che, da soli, sarebbe più difficile ottenere.

Stiamo parlando delle cosiddette “competenze trasversali”, caratteristiche personali che giocano un ruolo importante nelle modalità di pensiero e di comportamento, sia in contesti sociali sia di lavoro.
Esempi di competenze trasversali sono: capacità di diagnosi, di relazione, di problem solving, di decisione, di comunicazione, di organizzazione del proprio lavoro, di gestione del tempo e dello stress, spirito di iniziativa, flessibilità. Tali abilità sono determinanti per la nostra crescita professionale e personale.

 

Il lavoro di gruppo

Una situazione concreta che richiede l’uso di queste competenze, ormai parte della routine lavorativa di molti di noi, è il lavoro di gruppo.

In realtà, il lavoro di gruppo fa parte delle nostre attività quotidiane fin dall’infanzia: già all’asilo, infatti, veniamo coinvolti in giochi di squadra e in compiti educativi che stimolano la nostra capacità di collaborare con gli altri. Crescendo, poi, questi compiti si trasformano in ricerche scolastiche da svolgere con i propri compagni di classe, colloqui di lavoro di gruppo e così via, fino all’interazione con team in cui possono rientrare anche esperti esterni al proprio ambiente di lavoro abituale.

 

collaborare

Poco importa che si lavori in una grande azienda, che si gestisca una piccola impresa o che si svolga una libera professione: a prescindere dal nostro ruolo e settore riferimento, ci ritroveremo più o meno frequentemente a collaborare con i colleghi per sviluppare un progetto, a confrontarci con i clienti per soddisfare le più disparate esigenze, a partecipare a riunioni di fronte a responsabili e superiori.

Ognuna di queste circostanze rappresenta, in modo diverso, un lavoro di gruppo in cui dovremo adoperare diverse competenze trasversali. I lavori di gruppo, infatti, non sono tutti uguali e non hanno tutti le stesse finalità:

  • Ci sono i gruppi creativi in cui diverse professionalità collaborano a un obiettivo comune, per raggiungere un risultato il cui valore sia maggiore della somma delle singole parti. Questi gruppi sono stimolati a produrre nuove idee, pensare fuori dagli schemi e mettere insieme le varie proposte in modo coerente e costruttivo
  • Ci sono i gruppi chiamati a risolvere problemi specifici e urgenti, che hanno lo scopo di snellire i processi e la comunicazione in modo da giungere a una soluzione in modo più efficace e tempestivo
  • Ci sono i gruppi che si riuniscono periodicamente per valutare insieme l’andamento di un progetto, di un processo, di un’attività particolare, analizzandone criticità e definendo sistemi di miglioramento.

Come lavorare in gruppo e migliorare le relazioni con gli altri: il Dialogo Strategico

Se, da un lato, lavorare in gruppo permette di tirare fuori il meglio da ciascun componente e di cooperare ad un progetto di ampio respiro, che esalti e accresca le abilità di tutti grazie all’apprendimento reciproco, raggiungere questo obiettivo può rivelarsi difficile.

Nelle relazioni con gli altri, infatti, possono sorgere dei conflitti dovuti al confronto tra modi di pensare e di agire diversi tra loro. Questo avviene naturalmente, a prescindere dal tipo di legame: che siano rapporti professionali, familiari, sentimentali o di amicizia, ogni forma di interazione richiede la capacità di superare le piccole incomprensioni e di giungere a compromessi.

 

Il Dialogo Strategico di Giorgio Nardone, psicologo e psicoterapeuta considerato il più illustre esponente della Scuola di Palo Alto, rappresenta una tecnica di comunicazione avanzata che può aiutarci a raggiungere questi obiettivi.

Infatti le tecniche del Dialogo Strategico, sviluppate in decenni di ricerche negli ambiti più disparati, si rivelano efficaci tanto nella sfera professionale quanto in quella personale, permettendoci di adattare la nostra comunicazione ad ogni circostanza della vita quotidiana.

Tutti sappiamo quanto siano delicati gli equilibri tra le persone: a volte basta una parola detta con leggerezza, un tono di voce percepito come troppo severo o uno sguardo mal interpretato a rovinare il clima di sintonia costruito con impegno nel tempo.
Per creare solide relazioni interpersonali, grazie a cui raggiungere più facilmente i nostri obiettivi, è quindi fondamentale padroneggiare i vari livelli della comunicazione e imparare come fare le domande giuste per ottenere in modo spontaneo le risposte che vogliamo.

 

migliorare le relazioni

A questo scopo, una delle tecniche usate nel Dialogo Strategico è il linguaggio performativo o suggestivo.
Si tratta di un linguaggio che non si limita a fornire informazioni o istruzioni, bensì mira a suscitare emozioni precise, che stimolino gli altri a compiere determinate azioni in modo del tutto volontario, senza nessuna forzatura.
Questo è possibile attraverso l’uso di analogie, aforismi e metafore che evochino delle immagini concrete, dando vita e forza alle parole anche grazie al giusto tono di voce, delle pause e del volume con cui le espressioni vengono formulate.

Ad esempio, quando ci troviamo di fronte a una persona molto introversa e chiusa in se stessa, può essere difficile coinvolgerla nelle attività di un gruppo semplicemente chiedendoglielo o spiegandole gli effetti negativi dei suoi comportamenti sul gruppo. Al contrario, una frase come “questo atteggiamento è simile a quello di una marionetta rotta, con gli occhi rivolti al suo interno anziché al mondo che ha di fronte”, se detta nel modo più efficace e seguendo i giusti accorgimenti, potrebbe suscitare una reazione immediata e destare il cambiamento necessario in tempi brevi.

Il Dialogo Strategico, grazie a strategie di comunicazione appositamente studiate, è perciò capace di far percepire sia agli altri sia a noi stessi ogni situazione da una nuova prospettiva, aiutandoci a superare le difficoltà quotidiane nei rapporti interpersonali.

 

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L’Imprevedibile: un’opportunità per Vivere Liberi

Cos’è l’imprevisto?

Siamo abituati a vederlo come un evento indesiderato che porta scompiglio. Ma se, per una volta, lo accogliessimo? Se per questa volta, con coraggio, decidessimo di abbracciare quest’imprevisto e diventare la sorpresa che gli altri non si aspettano?

Proviamo!

 

Un po’ di storia: una Nuova Vita ci attende

All’inizio del ‘900 moltissimi abitanti del Sud Italia emigrano in America, trovandosi improvvisamente in un mondo sconosciuto. Questi coraggiosi si costruiscono una nuova vita, più stabile di quella a cui avrebbero potuto aspirare nel proprio Paese, e danno forma, in poche generazioni, a nuove identità.

Questa storia ci insegna che il modo per liberarsi dei propri limiti consiste nel cambiare le vecchie abitudini e riuscire a vedere la novità anche dove è difficilissimo notarla.
Si tratta, come fecero i migranti, di diventare un Io.

Questo cambiamento di prospettiva sposta la nostra attenzione dal mondo in cui siamo immersi, con le sue regole e i suoi sistemi, alle situazioni, alle condizioni delle quali possiamo liberarci perché sono solo una piccola parte di un tutto molto più grande.

Chi riesce a farlo potrebbe sorprendersi della propria genialità e della propria capacità di decidere come devono andare le cose nella propria vita.

È importante essere al centro del proprio mondo, altrimenti i confini che ci circondano saranno talmente stretti da non permetterci di esprimere a pieno chi siamo. Ecco cosa succede in quello che Igor Sibaldi definisce sottomondo.

Per ampliare i nostri confini, invece, dobbiamo spostarci al centro del mondo che conosciamo, prendere in mano il timone della nostra vita e decidere per noi stessi.

timone

 

Una domanda importante

Cosa ci blocca? Questa è la domanda!

Igor Sibaldi, esperto di filosofia e teologia, ci ha insegnato che porre domande è importantissimo: e allora cosa davvero ci blocca in tutto questo?

Il senso di colpa.

Il senso di colpa è quella sensazione di essere sempre sbagliati, che ci porta a pensare che gli altri, a prescindere dalle abilità, ottengano risultati migliori di noi. Invece, dentro di noi ci sono grandi capacità che non usiamo proprio a causa del senso di colpa.

Il senso di colpa è ciò che ci tiene legati a un sottomondo, nella convinzione di essere sbagliati. Solo rendendoci conto di questo possiamo eliminare il senso di colpa alla radice: gli altri continueranno a fare ciò che hanno sempre fatto, ma noi prenderemo coscienza che le nostre capacità sono diverse e di certo particolari rispetto a quelle di chiunque altro.

Per liberarci dal senso di colpa dobbiamo spostarlo dal piano dell’essere (l’idea di essere sbagliati) a quello dell’avere (l’idea di avere l’atteggiamento tipico di chi si sente sbagliato), e infine al piano del fare (l’idea di fare ciò che farebbe chi si sente sbagliato).
Infatti, tutto ciò che semplicemente facciamo può essere cambiato immediatamente facendo qualcosa di diverso.

La formula da seguire, quindi è: ESSERE >>> AVERE >>> FARE.

 

È un bene “avere ragione”?

Le persone vogliono certezze ed è per questo che si avvicinano ai tanti “noi” che ci circondano: l’azienda, la religione, lo Stato, gruppi vari, ognuno dei quali non fa che fornire risposte, anziché porsi domande. Invece, sono proprio le domande quelle che dobbiamo cercare.

Aver ragione ci tiene legati a quella dimensione stretta, quel sottomondo dove si vive poco.
Piuttosto, meglio pensare di avere torto e farsi domande: dobbiamo rimanere sempre in fase di apprendimento.

“Nella vita” dice Sibaldi, ma forse non solo lui, “o hai ragione o sei felice”.
Sinceramente: cosa vuoi scegliere?

Chi non vuole che tu cambi, ti darà sempre ragione. Tienilo a mente. Tu continua a porti delle domande e poi crea il vuoto dentro di te.

Perché il vuoto?

Perché anche Dio creò il mondo dal nulla, dal vuoto. Facendoci delle domande apriamo dei vuoti che la realtà tende a riempire fornendoci le risposte, ma queste possono arrivare solo se abbiamo fatto lo spazio necessario. Senza spazio, non possono arrivare cose nuove da scoprire.

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Se non impari a perdere, non vincerai mai

Ponendoci tante domande, tuttavia, scopriremo che per molte di esse non esiste risposta: questo farà male. Questo “dolore” però è positivo ed ha una spiegazione.

È noto che le critiche sono più stimolanti dei complimenti (ragion per cui il pensiero positivo e tutte le sue declinazioni favoriscono poco il cambiamento). Perciò, possiamo dedurne che se non impariamo a perdere, non vinceremo mai: è grazie alle cadute che possiamo rialzarci più forti di prima.

Quante storie conosciamo, anche tramite il cinema, di persone che alla fine ce l’hanno fatta dopo mille cadute! Questa è la storia di tutti noi e dobbiamo cercare di viverla in questo modo per trarne forza, energia e affrontare le sfide con coraggio. È questo a darci il giusto impulso per fare dei balzi in avanti. Affronta le sconfitte, fai errori, poniti domande e se farà male non preoccuparti, perché ti renderà più forte.

Crescere, in fondo, implica una condizione di incertezza, di imprevedibilità.
Quello che oggi sai di te non descrive tutto ciò che sei e ciò che sarai domani, e questo è rassicurante perché permette di vivere liberi dal passato. Il nostro passato non dice nulla di noi.

“Sarò qualcosa che ancora non si è espresso”: ecco cosa ci può descrivere.

Ci vuole un grandissimo coraggio a scappar via dal nostro passato, ma ora sappiamo che possiamo farlo: abbandoniamo questo passato e iniziamo a realizzare l’infinito come ci esorta Igor Sibaldi.

1,2,3… pronti?

 

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Chiacchierando con Igor Sibaldi: un esercizio di Metafisica

La vita spesso ci regala situazioni o persone che ci aiutano a crescere.

Possono essere esperienze felici, ma anche circostanze complicate, in cui dobbiamo affrontare qualche problema. A volte capitano senza preavviso, altre volte siamo noi i primi a cercare modelli, punti di riferimento, maestri che possano ispirarci e offrirci spunti per vedere il mondo con occhi nuovi.

Hai mai incontrato qualcuno del genere? Hai mai seguito un maestro? Che rapporto hai con queste persone?

Voglio raccontarti la mia esperienza in senso… metafisico. Un po’ come ci insegna Igor Sibaldi che, a sua volta, lo voglia o no, un po’ maestro lo è.

 

Chiacchierare e Immaginare con Igor Sibaldi

Un giorno qualsiasi ero in cucina e ho immaginato di chiacchierare con Igor Sibaldi.
Cosa c’è di meglio di miscelare una figura innovativa come lui e l’immaginazione, per ritrovarsi a chiacchierare con il proprio Io più profondo proprio come lui insegna, l’Io che sta al di là di ciò che conosciamo?

Quella mattina il mio Io metafisico ha fantasticato di chiacchierare liberamente, mentre un Igor Sibaldi immaginario lo ascoltava.

Gli ho raccontato il mio rapporto con i vari insegnanti e maestri che ho incontrato nella vita.
Immagino sia successo anche a te di incontrarne, o addirittura sceglierne, uno o più di uno: guardare alle conoscenze altrui per trarne insegnamenti o ispirazioni è una cosa che accomuna tutti noi.

libro

 

Alcuni si saranno affezionati a qualcuno in particolare mentre altri, nel corso del proprio sviluppo interiore, avranno sperimentato più maestri e insegnamenti.

Igor Sibaldi oggi è considerato un maestro e molti di noi lo ascoltano, lo seguono, frequentano i suoi seminari. Lui stesso ci parla di maestri: antichi o attuali, interessanti o incoerenti.

Ha questa caratteristica: sposta la nostra attenzione da sé agli insegnamenti più antichi.
È come se dicesse: “non occuparti di me, ma del metodo metafisico che anticamente ci hanno tramandato perché è questo che veramente ti serve”.

Ho pensato: cosa farei se me lo trovassi davanti?
Gli racconterei una storia. La mia storia. E così ho fatto:

 

“Non mi sono mai davvero legata a nessuno dei maestri che ho incontrato o scelto durante la mia vita. Legata è la parola giusta: fa un certo effetto, e me l’ha sempre fatto, come se mi mancassero l’aria e la libertà. Ma li ho cercati spesso e ne ho trovati molti.

Alcuni sono state persone che ho incrociato per un certo periodo di tempo: mi hanno insegnato qualcosa, dato ispirazione, lasciato un segno. Alcuni sono stati animali. Quasi nessuno di loro sa di essere stato tra i miei maestri.”

 

Ho immaginato Igor Sibaldi sorridere a questa mia confessione, che sembra unica ma che, in realtà, credo possa accomunarci tutti.

 

“Ricordo il tizio che aveva un modo di affrontare le questioni completamente calmo e riflessivo, senza il timore di fare delle lunghe pause di silenzio e di lasciare che gli altri attendessero che i suoi pensieri prendessero forma.

Poi è arrivato quello curioso di tutto, che cercava cose nuove di continuo: ha suscitato la mia meraviglia e l’ho voluto imitare, cambiando un bel po’ il mio modo di affacciarmi al mondo, passando dall’accontentarmi al non accontentarmi più di ciò che già sapevo.

Una ragazza che ho conosciuto per caso ha così tanta energia che la descrivo come una cura di emergenza: se sei triste basta trascorrere un pomeriggio con lei e passa tutto.

Ho imparato a non avere timore nel quotidiano: nel fare le cose, nel parlare, nel chiedere, nel tentare.
Un paio di maestri inconsapevoli mi hanno mostrato che si può essere generosi senza aspettarsi nulla in cambio, senza lesinare se stessi, senza timore di delusioni. Uno dei due è un gatto.”

 

Questi sono solo alcuni dei maestri che ho incontrato, e sono certa che anche tu avrai i tuoi personalissimi insegnanti. Ma proseguiamo la chiacchierata immaginaria.

 

“Tutto questo è stato possibile perché ho osservato quelle persone da un punto di vista differente e ho voluto cogliere quanto di straordinario portavano con sé: piccoli spunti per cambiare e voler allargare i miei confini, anche solo di poco.
Anche solo un poco può essere un cambiamento straordinario. Sono persone che hanno lasciato il segno: in fondo noi tutti siamo maestri inconsapevoli di persone che incontriamo nella nostra vita”.

 

Poi ci sono i Maestri speciali

“Poi ci sono i maestri che nel nostro immaginario occupano il rango di persona speciale, quella che ha una sapienza e una conoscenza oltre ogni limite.

Ce ne sono stati nella storia e ce ne sono tuttora. Soprattutto, li abbiamo incontrati personalmente.
Io però ho sempre avuto un approccio un po’ distaccato nei loro confronti e non li ho mai considerati come delle star. Forse è un modo di fare un po’ superbo?”

 

Lui, l’Igor Sibaldi con cui dialogavo, sorrise su questo ma io non avevo capito cosa stesse pensando di me in quel momento.

 

“Per me i maestri sono persone che incontro sul mio cammino, ma restano comunque persone.

Li vedo come fonti di ispirazione, occasioni per allargare i miei confini, ma rimangono esseri umani, con tutti i loro difetti, i loro problemi, le loro vite, esattamente come chiunque altro. Sono maestri su certi aspetti ma su altri sono in cammino, come chiunque di noi.

cambiare

 

Non escludo che in certe questioni ciascuno potrebbe rivelarsi maestro per il proprio maestro e trasformarsi in continuazione: una bella prospettiva!”

 

Il mio Sibaldi immaginario ha detto: “esatto! Ciascuno di noi ha tutte le potenzialità per fare della propria vita un capolavoro!” proprio come aveva già detto altrove, in una qualche intervista.
Ho un’immaginazione a risparmio a volte.

 

Ho proseguito:

 

“Vedendo i maestri come persone capaci di ispirarmi, senza però lasciarli entrare in ogni aspetto della mia vita, ho sempre mantenuto una certa indipendenza: di scelta, intellettuale, intuitiva.

Ho citato l’intuito. Credo che sia l’intuito a guidarmi in queste scelte. Sento che perderei un certo grado di libertà se seguissi un maestro solo, per sempre, senza metterlo mai in discussione. Voglio mantenere il mio diritto a disobbedire!”

 

Quest’ultima frase l’ho detta in modo piuttosto teatrale, ridendo. Ci vuole complicità in questo desiderio di disobbedienza, anche quando sei in cucina sola con te stessa.

 

“Del resto, non è forse fondamentale che l’allievo superi il maestro? Che se ne distacchi, che tagli il cordone ombelicale? Ecco: ho sempre evitato di aggrapparmi a quel cordone, che poi diventa un cappio stretto stretto e non fa respirare bene.”

 

La Sorpresa

“Talvolta qualche maestro mi sorprende. A volte sono insegnamenti del tutto nuovi e mi ritrovo sorpresa ed emozionata di fronte a una nuova realtà che si dischiude: non sono più quella di prima. Sono certa che capisci cosa intendo.”

 

Forse non direi mai al vero Sibaldi “sono certa che capisci”… ma da sola, nella mia cucina, l’ho fatto. Tanto lui non lo saprà mai.

 

“A volte invece trovo chi ha il potere di dare corpo e forma a numerose intuizioni che si agitano dentro di me, da qualche parte in un luogo del mio Io. Riconosco il maestro perché non mi dice niente di nuovo, niente che in un certo senso non sapessi già, ma gli dà un ordine, un senso, un collegamento con tutto il resto.”

 

Unire i puntini, Estendere i Confini

“E così ogni maestro mi ha mostrato il significato di certe intuizioni. È come se fossi un vaso che non solo si riempie, ma che cambia, si estende, rinnova colore, forma, sostanza. In fondo perché mai dovrei rimanere sempre uguale a me stessa?

All’arrivo di una novità, non ho mai rinnegato le scoperte precedenti. Ogni scoperta si è mescolata con tutto il resto e ha dato forza ad un cambiamento originale e solo mio.

Un maestro dà la nota di partenza, ma il viaggio, la creazione, l’immaginazione per generare una me diversa sono solo miei. Se mi legassi troppo al maestro di turno, sento che perderei questa possibilità. I maestri sono come scintille da cui partire per qualcosa di nuovo, ma questo non è possibile se deleghiamo una parte di noi ad un’altra persona.

Ho cambiato spesso maestro e spesso i miei confini sono cambiati. Sono sorte nuove domande ed è cambiato il mio modo di concepire il mondo attorno a me.

Non è stato sempre casuale. A volte l’ho proprio voluto, desiderato. A volte qualcuno ha avuto la stessa forza di uno schiaffo in pieno viso: può essere utile se desideri uscire dallo status quo. Ma che male che fa!”

 

Penso che a volte serva molta energia per separarsi da una situazione che ci è familiare.

 

“A un certo punto però tu, Igor Sibaldi, hai tirato fuori altre cose che non conoscevo per niente e che non sapevo esistessero. Quella volta mi hai sorpreso e sorprendere è qualcosa di speciale, che modifica all’istante tutto il mondo che hai attorno. La sorpresa trasforma.

Rimani un messaggero del mio intenso desiderio di allargare i miei confini, come un sarto che confeziona il tuo nuovo abito.
Ecco: sei un maestro. Per ora, per questa parte di viaggio, per queste cose che insegni.

Mi auguro che verrà un giorno, presto, prestissimo, che quanto ci racconti sia compreso da tutti e che si possa tutti insieme andare a immaginare qualcosa che veramente superi ogni confine già scoperto o sentiero già percorso, per arrivare là dove nulla è mai stato scritto né detto.”

 

Ecco”, ha ribattuto.

Cosa replichi a chi ti racconta, sfrontata, queste cose?

Lui ha detto: “Basta solo desiderarlo.” E ha sorriso provocatorio, come fa sempre.

 

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Come essere Persuasivi: le tecniche del Dialogo Strategico

Se ripensiamo alle situazioni che viviamo ogni giorno, ci accorgeremo che le nostre reazioni alle stesse circostanze sono cambiate nel tempo.

Sul lavoro, magari, le riunioni che un tempo ci spaventavano ora non sono più un problema; durante le cene tra amici, invece, se qualche anno fa la presenza di sconosciuti ci intimidiva, ora la consideriamo una felice opportunità di incontrare persone con cui condividere le nostre passioni.

Certo, crescendo si fanno esperienze e si matura, tuttavia questo sviluppo non è scontato: anche la capacità di lavorare su di sé e migliorarsi continuamente va acquisita e stimolata. In questo modo le nostre azioni e reazioni agli eventi diventeranno ogni giorno più efficaci e ci aiuteranno a stare sempre meglio, sia con noi stessi che con gli altri.

Per raggiungere questo obiettivo tanto importante per il nostro benessere, possiamo intervenire su più fronti, tra cui il linguaggio che usiamo quotidianamente. Infatti:

“La realtà è il frutto del linguaggio che usiamo per descriverla.”
Ludwig Wittgenstein

Le parole con cui le persone descrivono, interpretano ed elaborano le situazioni permette loro di affrontarle con maggiore o minore successo: ecco perché, se pensiamo ad alcuni avvenimenti che ci hanno cambiato, ci accorgeremo che oggi non solo li vediamo con occhi diversi ma, nel parlarne, usiamo anche parole, espressioni e un tono di voce del tutto nuovi.

 

Il linguaggio della Persuasione

Non tutti sono consapevoli di quanto il linguaggio possa determinare sia i nostri rapporti interpersonali che quello con noi stessi, oltre che il modo con cui gestiamo la quotidianità.

In particolare, lo psicologo e psicoterapeuta Giorgio Nardone vede nel linguaggio persuasorio lo strumento più potente per superare i conflitti e creare sintonia, andando ad agire sia sulla nostra mente che sulla nostra emotività.

migliorare le relazioni

 

Questo tipo di comunicazione stimola l’empatia, la reciproca comprensione, il confronto e, di conseguenza, la nostra crescita personale. Tutto ciò è possibile perché la persuasione non si avvale solo del linguaggio indicativo, con istruzioni, informazioni e spiegazioni, ma anche del linguaggio performativo, evocando sensazioni capaci di cambiare le modalità con cui interpretiamo il mondo.

Le ricerche di Nardone sulla persuasione e sulla pragmatica della comunicazione l’hanno portato a sviluppare una forma di comunicazione avanzata, che applica delle specifiche strategie ad ogni aspetto della comunicazione, sia verbale che non verbale: il Dialogo Strategico.

 

Gli strumenti del Dialogo Strategico: comunicazione verbale

Le principali strategie di comunicazione verbale usate nel Dialogo Strategico sono 3:

  1. Ingiungere, cioè usare un linguaggio che esorti l’altro a fare delle esperienze che possano cambiare la sua opinione, il suo punto di vista.
    Non si tratta di imposizioni o ordini, bensì di una comunicazione suggestiva e persuasiva, che evochi nelle persone la sensazione di poter fare qualcosa di completamente diverso da ciò a cui sono abituate, superando i propri limiti.
    Un esempio ne è la massima di Gandhi “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, che non impone nulla a chi ascolta, ma lo esorta ad azioni nuove e a migliorare se stesso.
  2. Evocare, cioè usare un linguaggio che, attraverso analogie ed immagini, aiuti a proiettarsi in situazioni concrete.
    Non occorre pensare a nulla di troppo complesso: anche la semplicissima frase “ho dormito come un bambino” assolve a pieno a questa tecnica del Dialogo Strategico, con un’immagine che evoca in chi ascolta una chiara esperienza. Un altro esempio è la frase di Fernando Pessoa: “porto addosso tutte le ferite delle battaglie che ho evitato”, grazie a cui un concetto astratto come il rinunciare evoca i contorni concreti di ferite che danneggiano, per primi, noi stessi.
    Evocare permette di trasmettere un messaggio specifico senza scambio di informazioni, persuadendo gli altri ad agire in un determinato modo.
  3. Ristrutturare, cioè cambiare la struttura e la sequenza delle parole usate da una persona per offrirle dei punti di vista diversi senza modificare il contenuto del suo discorso, in maniera indiretta.
    Per ristrutturare si possono usare parafrasi, domande strategiche che guidino l’interlocutore in una certa direzione, narrazioni, aforismi suggestivi.
    Ad esempio, per ristrutturare il comportamento iperprotettivo di due genitori si potrebbe usare l’aforisma di Oscar Wilde: “con le migliori intenzioni si producono gli effetti peggiori”. Immediatamente i due genitori avrebbero una percezione diversa del proprio atteggiamento, e questo li porterebbe a cambiare spontaneamente.

Gli strumenti del Dialogo Strategico: comunicazione non verbale

Il Dialogo Strategico si avvale anche di chiare strategie di comunicazione non verbale:

  • musicalità delle parole e modulazione della voce: Nardone spiega che, ai fini della persuasione, le emozioni suscitate da un messaggio sono importanti tanto quanto il contenuto. Per questo motivo è fondamentale l’uso di un linguaggio musicale e armonico, che faccia largo uso di assonanze e dissonanze.
    Nardone porta come esempio la frase “ognuno costruisce ciò che poi subisce” che, attraverso l’assonanza dei suoni, invita a riflettere sul contenuto del messaggio.
    A seconda della sensazione da evocare, si dovranno prediligere alcuni suoi su altri, così come modulare le pause, il tono e il volume della voce, in modo da affascinare chi ascolta. Inoltre, la modulazione della voce rende la comunicazione più viva: pensate alle conferenze in cui gli speaker usano sempre lo stesso tono, ritmo e volume di voce, perdendo in fretta l’attenzione del pubblico. Questo è proprio quello che va evitato se vogliamo persuadere gli altri ed entrare in sintonia con loro.
    sguardo
  • sguardo e mimica: secondo alcuni studi, per fare una buona prima impressione sugli altri abbiamo circa 30 secondi, giusto il tempo necessario per salutare, dire il nostro nome e poco altro.
    Perciò lo sguardo e la mimica sono necessari per evocare le giuste sensazioni: mantenere il contatto visivo aiuta a instaurare empatia e suscitare simpatia, mentre guardare qualcuno in modo troppo insistente potrebbe metterlo a disagio e incrinare la sintonia.
    Lo stesso vale per le espressioni del viso: una mimica forzata e innaturale suscita diffidenza, invece un sorriso rilassato trasmette un senso di accoglienza e comprensione.
  • postura e movimenti: una delle strategie più efficaci per stabilire una connessione con gli altri è rispecchiare le loro posture e i loro movimenti, sempre in modo naturale.
    Ad esempio, inclinare la testa dallo stesso lato del nostro interlocutore o incrociare le gambe nella stessa direzione, inconsciamente, ci aiuta a stabilire un rapporto, a prescindere dal contenuto del discorso.
    Anche la distanza può aumentare la sintonia, ma attenzione: se siamo troppo vicini rischiamo di creare disagio, se siamo troppo distanti trasmetteremo una sensazione di distacco. Sta a noi capire, di volta in volta, la giusta misura.

 

Le strategie e le tecniche del Dialogo Strategico definite da Giorgio Nardone, tuttavia, non si esauriscono in questi punti.

Per conoscere gli altri metodi con cui sviluppare le tue abilità di persuasione e modellare la tua comunicazione a diversi contesti, clicca qui.

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Grazie ai suoi insegnamenti potrai migliorare le tue relazioni, conoscere a fondo te stesso ed agire in modo più efficace sia nella vita personale, che nel lavoro.

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