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Quando la felicità deve fare i conti con il perfezionismo

La felicità nelle piccole cose di ogni giorno

Troppo spesso, quando immaginiamo un cambiamento nella nostra vita, fantastichiamo su stravolgimenti sensazionali o su rotture nette col passato, in seguito ai quali tutta la nostra vita dovrebbe diventare totalmente diversa. Allo stesso modo, quando riflettiamo sulla nostra quotidianità, siamo abituati a paragonarla con quella di altre persone che non hanno nulla a che vedere con noi, magari persino con quella di personaggi famosi, dei quali ammiriamo i successi e la fama. Ecco, proprio quest’ultima risulta la meno efficace per ottenere dei veri cambiamenti, perché non fa che allontanarci dalla vita reale, concreta, quella su cui possiamo agire realmente.

Perciò, quando ci accorgiamo di essere caduti in questo tranello, dobbiamo invertire la rotta e cercare la felicità nelle piccole cose di ogni giorno, quelle che da tempo abbiamo smesso di notare. Facciamo alcuni esempi:

  • Quand’è stata l’ultima volta che ci siamo sentiti orgogliosi per aver appreso qualcosa di nuovo, superando una piccola sfida con noi stessi?
  • Perché continuiamo a rimandare quella decisione tanto importante, eppure siamo sempre lì che ci rimuginiamo su?
  • Quante volte ci siamo detti che dovremmo ritagliarci del tempo solo per noi, e coltivare quelle passioni e quegli hobby che ormai, tra lavoro e impegni vari, abbiamo totalmente accantonato?

“Mi basterebbe il tempo di una passeggiata…” ci diciamo, eppure troviamo sempre qualcosa di più urgente da fare, e i nostri desideri rimangono in secondo piano.

Felicità: questione di piccole abitudini?

Sono proprio queste le piccole cose a cui non prestiamo la dovuta attenzione, proprio perché non vediamo la connessione tra le nostre abitudini quotidiane e la concreta differenza che possono apportare nella vita di ciascuno di noi, per quanto sciocche possano sembrare. Esattamente come una minuscola goccia cade nell’acqua, generando increspature che si allargano in lontananza, diventando sempre più ampie, così anche noi possiamo ottenere molto iniziando con poco.

E questa piccola ricerca vale per tutti, anche per chi potrebbe sembrare la persona più felice del mondo ai nostri occhi, perciò non dobbiamo sentirci soli in questa ricerca: ognuno dovrebbe affrontare il proprio percorso alla ricerca di se stesso e della propria serenità, affidandosi alla guida delle figure in grado di fornire gli strumenti, le tecniche e le strategie più adatte a raggiungere con successo questo scopo tanto importante per il benessere personale!

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Tutti alla ricerca della felicità

Ricordi il boom di iscritti per un corso sulla ricerca della felicità? Poco tempo fa, infatti, fece notizia il fatto che il corso più popolare negli oltre tre secoli di storia dell’ateneo Ivy League in Connecticut risultava proprio un corso sulla felicità: ‘Psychology and the Good Life‘ era il nome del corso (La psicologia e la buona vita). Con quasi 1200 iscritti, uno studente su quattro lo aveva scelto. E questo dovrebbe far pensare…

“Gli studenti sono interessati” – ha spiegato la dottoressa Laurie Santos, docente di psicologia di Yale, al New York Times – “perché negli anni del liceo hanno dovuto mettere in secondo piano la loro felicità per essere ammessi a scuola, adottando abitudini di vita dannose che hanno portato a quelle che si chiamano ‘crisi di salute mentale’, che si vedono in posti come Yale”. Non a caso, secondo un studio del 2013 della stessa università, riporta sempre il  New York Times, oltre la metà degli studenti ha avuto bisogno di un supporto psicologico durante il corso di laurea di primo livello. “Molti di noi sono ansiosi, stressati, infelici, intorpiditi – ha detto uno studentessa – se un corso del genere ha tanto successo la dice tutta sul fatto che gli studenti sono stanchi di mostrare di essere insensibili”.

Felicità e perfezionismo

Non è un caso che sul sito dell’American Psychological Association venga evidenziato come “il desiderio eccessivo di avere successo e di competere con gli altri può avere un impatto negativo sulla salute psicologica”, soprattutto nei giovani. Secondo questo studio condotto da Thomas Curran, PhD dell’Università di Bath, e da Andrew Hill, PhD della York St John University, le cause sono da ricercarsi nel perfezionismo. In un articolo precedente, abbiamo proprio parlato di perfezionismo come una delle “abitudini” mentali che, nell’epoca odierna, causano maggiormente stress. La stessa FOMO (Fear Of Missing Out, ovvero “la paura di rimanere esclusi, di essere tagliati fuori”) può avere la ricerca del perfezionismo tra le tante cause scatenanti.

Ritornando alla ricerca, Thomas Curran e Andrew Hill hanno misurato tre tipi di perfezionismo:

  1. Il perfezionismo auto-riferito, vale a dire il desiderio irrazionale di essere perfetti
  2. Il perfezionismo imposto socialmente, che ha a che fare con l’eccessiva e drammatica esposizione a un’aspettativa da parte del proprio ambiente
  3. Il perfezionismo etero-riferito, orientato verso l’altro, che riguarda un po’ quello di cui parlavamo nell’incipit di questo articolo, ovvero prendere per modello uno standard di perfezione che però nn è veritiero perché non corrisponde alla realtà.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Psychological Bulletin ® , ha scoperto un dato allarmante: le generazioni più recenti di studenti universitari hanno riportato punteggi significativamente più alti per ogni forma di queste tre tipologie di perfezionismo rispetto alle generazioni precedenti. In particolare, tra il 1989 e il 2016, il punteggio del perfezionismo auto-orientato è aumentato del 10%, quello imposto socialmente prescritto è aumentato del 33% e quello orientato verso l’altro è aumentato del 16%.

Secondo Curran, una delle cause di questo esponenziale aumento è da ricercarsi nel ruolo dei social, che ha fatto crescere un isolamento sociale senza paragoni.

“Questi risultati suggeriscono che le ultime generazioni di studenti universitari hanno maggiori aspettative su se stessi e sugli altri rispetto alle generazioni precedenti”, ha affermato Curran. “I giovani di oggi sono in competizione tra loro per far fronte alle pressioni della società per avere successo e sentono che il perfezionismo è necessario per sentirsi al sicuro, socialmente connessi e di valore”.

Felicità a ogni costo

In un’intervista rilasciata al portale web multimediale Big Thing, la dottoressa Susan David, psicologa di Harvard, ha dichiarato che “l’ossessione della società per la felicità ha generato una maggiore infelicità.

“Ho di recente condotto una ricerca che ha coinvolto 70mila persone.”, dice David in un Ted Talk, “Ebbene: un terzo (dico: un terzo!) si fa problemi perché sperimenta emozioni negative, come tristezza, rabbia o persino dolore”. La psicologa parla di quanto sia diventato normale “imbottigliare” quelle che noi classifichiamo come emozioni negative, proprio in virtù di questa assidua ricerca della perfezione e della felicità a ogni costo.

“Le emozioni normali e naturali”, prosegue, “ora sono viste come buone o cattive. Ed essere positivi è diventata una nuova forma di correttezza morale. Alle persone con il cancro viene automaticamente detto di rimanere positivi. Alle donne di smettere di essere così arrabbiate. E la lista continua. È una tirannia. È una tirannia di positività. Ed è crudele. Scortese. E inefficace. E lo facciamo a noi stessi, e lo facciamo agli altri.
Quando alle persone viene permesso di sentire la loro verità emotiva, l’ impegno, la creatività e l’innovazione fioriscono. La diversità non riguarda solo le persone: è anche ciò che c’è dentro le persone. Compresa la diversità delle emozioni“.

E aggiunge una frase bellissima:

“La bellezza della vita è inseparabile dalla sua fragilità”. 

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