A cura di Life Strategies
In un tempo dominato da crisi geopolitiche e rivoluzioni digitali, la precarietà emotiva non è una sensazione passeggera ma un vero e proprio tratto distintivo che definisce un’epoca. Un periodo contrassegnato da un contesto globale in continuo mutamento, in cui si insinua in ognuno di noi la paura di affrontare complessità che difficilmente possiamo capire, figuriamoci dominare.
Secondo Giorgio Nardone, a peggiorare il senso di instabilità generato da guerre e crisi contribuiscono anche le tecnologie digitali che, nell’offrire sicurezze illusorie e forme di compensazione, alterano sistematicamente il nostro senso di stabilità. È quella che Nardone definisce la Società dell’Ansia, un contesto in cui la paralisi decisionale e gli scatti di aggressività contraddistinguono sempre più spesso la condotta di giovani e adulti.
Come l’ansia entra nella vita quotidiana
Questo fenomeno si manifesta in molti ambiti della vita quotidiana. Lo vediamo nel lavoro, dove i dubbi e la paura del giudizio bloccano promozioni o scelte manageriali. Oppure nel rapporto con i figli, che temiamo di deludere o di non riuscire a controllare, finendo così per oscillare tra atteggiamenti di iperprotezione e forme di delega eccessiva. E nelle relazioni sentimentali, spesso dominate dal timore di non essere amati e dall’angoscia del rifiuto.
Possiamo uscirne?
La risposta, secondo Giorgio Nardone, va cercata nello sviluppo di abilità personali specifiche che, anziché lavorare sul passato, permettano di intervenire sull’ansia nel presente attraverso l’uso di tecniche pratiche.
Una di queste è la tecnica del “Come se”, che lavora sfruttando una forma di auto-inganno terapeutico. Quando ci comportiamo diversamente, infatti, cambia anche la percezione che abbiamo di noi stessi. Si parte da un piccolo cambiamento, per esempio nel modo in cui ci vestiamo o nel modo in cui camminiamo, da attuare ogni giorno alla stessa ora e per soli dieci minuti, adottando un atteggiamento artificialmente indotto: ci comportiamo, cioè, come se l’insicurezza non esistesse.
Il potere dei micro-cambiamenti
È fondamentale che questi cambiamenti siano micro-passi e che vengano applicati in uno specifico ambito della vita, che sia il proprio aspetto, il lavoro oppure le relazioni. L’obiettivo, infatti, non è diventare un’altra persona, ma indossare gradualmente una nuova versione di noi stessi, via via più sicura, finché questa non diventa naturale. Occorre mantenere questo cambiamento per una settimana, per poi analizzarne i risultati senza esprimere giudizi su noi stessi.
Possiamo partire da un micro-dettaglio da modificare nella nostra giornata: la postura, mantenendo la schiena dritta e lo sguardo orizzontale. Lo sguardo stesso, prolungando leggermente il contatto visivo quando salutiamo qualcuno, oppure la voce, adottando un tono più fermo. Non dobbiamo temere l’ansia, perché siamo consapevoli di stare semplicemente recitando una parte per soli dieci minuti al giorno. Tenere a mente che si tratta di un esercizio aiuta a controllare la pressione psicologica che ci spingerebbe a tornare alla solita postura, al consueto tono di voce o allo sguardo abituale, impedendoci di sperimentare l’effetto del cambiamento, anche se temporaneo.
Allenare la fiducia in noi stessi
Riuscire a ripetere in modo controllato questo esercizio è efficace perché, se in quel breve lasso di tempo riceviamo feedback positivi dagli altri, la fiducia in noi stessi aumenta. A quel punto saremo naturalmente portati a ripetere l’esperienza, allenando il cambiamento fino al momento in cui smetteremo di delegare agli altri la fiducia che dovremmo avere in noi stessi.
Giorgio Nardone sarà protagonista dei prossimi corsi di Life Strategies. Durante questi appuntamenti, scopriremo come gestire le nostre emozioni, facilitare il cambiamento personale e trasformare ostacoli e limiti in nuove prospettive e in soluzioni efficaci. Scopri il prossimo corso, cliccando qui!






