A cura di Life Strategies
Ci capita decine di volte al giorno di non ricordare una parola, il nome di un attore o una data storica: apriamo il motore di ricerca, digitiamo, il telefono risponde e la domanda si richiude nel giro di pochi secondi, assumendo la connotazione di un automatismo totale.
Eppure, proprio dietro questo gesto così banale, Igor Sibaldi individua qualcosa che va ben oltre la semplice curiosità: il modo in cui gestiamo i nostri dubbi decide quanto ci lasciamo effettivamente muovere da un’esperienza.
L’esperimento delle finestre ad arco
Durante il suo percorso Sentimenti e Sensazioni, Sibaldi racconta un episodio molto semplice. Tornando a casa in treno, nota che alcune finestre delle case sono ad arco e altre rettangolari, chiedendosi il motivo di questa differenza. Ma invece di cercare subito una risposta, decide di lasciarla aperta.
Nel giro di poche ore quella domanda lo porta, senza alcuno sforzo, a un ragionamento sull’architettura antica e sul modo in cui gli edifici venivano pensati per lasciare spazio all’intuizione. Era una domanda che continuava a lavorare da sola, nel retro della mente, senza essere spinta in alcuna direzione.
La differenza tra cercare e abitare
Una ricerca su internet finisce nel momento stesso in cui ottiene il suo dato: la risposta compare e la domanda si chiude. Una domanda aperta, invece, segue un percorso diverso: resta viva più a lungo e continua a produrre connessioni e immagini che un riscontro immediato avrebbe interrotto sul nascere.
Nella vita di tutti i giorni questo si traduce in un esperimento alla portata di tutti. Basta scegliere, anche solo una volta al giorno, di non archiviare subito quello che ci incuriosisce o ci infastidisce: può essere il comportamento insolito di un collega o un dettaglio della strada che facciamo ogni mattina e che non avevamo mai notato.
La tentazione è sempre quella di dargli un nome e passare oltre. Lasciarlo senza risposta per qualche ora attiva un meccanismo diverso: la mente continua a lavorarci mentre facciamo altro, e la soluzione, quando arriva, porta con sé collegamenti che non avevamo previsto.
Oltre il giudizio immediato
Vale anche per l’irritazione. Pensate a qualcosa che vi ha indignato nei giorni scorsi, magari letta sui social. Invece di trasformarla subito in un giudizio definitivo (“quella persona ha torto, è una situazione ingiusta”), possiamo chiederci a cosa serva quella reazione e dove ci stia portando.
Sono domande importanti, che servono a far ragionare: più a lungo restano aperte, più scavano in profondità.
Non è un esercizio facile, poiché viviamo circondati da strumenti che promettono certezze istantanee, e abbiamo imparato ad associare l’incertezza a un fastidio da eliminare al più presto. Tenere aperta una domanda richiede una scelta consapevole: decidere di abitare per un po’ lo spazio tra il non sapere e il capire, senza correre a chiudere la porta.
Un semplice esercizio di prospettiva può sempre trasformarsi in una piccola rivoluzione personale: basta farsi sorprendere dalla prossima domanda che si affaccia alla mente e, per una volta, avere il coraggio di non risponderle subito.
Igor Sibaldi sarà protagonista dei prossimi corsi di Life Strategies, e assieme a lui parleremo di come capire meglio sé stessi e gli altri. Scopri tutti i dettagli cliccando qui!






