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Serendipity e il cambiamento per serendipità

Serendipity: un termine da amare!

Serendipity: già il termine, di per sé, è sufficiente a suscitare in noi un certo fascino. Citando il dizionario Treccani, “serendipità” è:

“la capacità o fortuna di fare per caso inattese e felici scoperte, mentre si sta cercando altro.”

Sono tantissimi gli esempi nell’arte, nella scienza, nella tecnologia, di scoperte avvenute fortuitamente. Cristoforo Colombo si imbatté nelle Americhe mentre cercava di raggiungere l’India ed è famoso anche il caso dello studioso Alexander Fleming che, nel 1929, dopo essersi dimenticato di distruggere alcune colture batteriche, scoprì – casualmente – il potere antibiotico della penicillina.

Negli ultimi tempi si è parlato spesso di cosa significhi effettivamente “serendipity” e a volte sembra davvero labile il confine che intercorre tra serendipità, fortuna e destino.

Il significato che attribuiamo a ciò che ci succede (i cambiamenti che avvengono, ciò che ci accade, le persone che incontriamo o che non incontriamo) dipende dalle interpretazioni soggettive che ognuno di noi si sente di dare. Pensiamo all’amore, all’incontro di due persone che si innamorano e che decidono di trascorrere la vita insieme: c’è chi preferisce parlare di fato, di destino, di campi magnetici allineati.  Ad esempio, è divenuta famosa questa citazione del film intitolato proprio Serendipity – Quando l’amore è magia, una commedia romantica di Peter Chelsom con protagonisti John Cusack e Kate Beckinsale:

“Sembrava che tutto l’universo girasse con l’unico scopo di unirci.” 

D’altra parte, sono tante le persone che preferiscono non intravedere alcun significato celato dietro ai loro accadimenti e di non attribuire ruoli al destino. Come c’è anche chi crede fortemente che il cambiamento vada cercato e che pensa sia fondamentale la predisposizione mentale ad accettare che qualcosa… accada.

In questo senso è utile citare uno studio sui potenziali elettrici cerebrali, effettuato da un gruppo di ricercatori dell’Università La Sapienza, in collaborazione con la Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma. “La serendipità sembra prodursi – afferma Fabrizio Doricchi, coordinatore della ricerca e docente di Neuropsicologia – quando l’attenzione di un osservatore attivo non è strettamente focalizzata su ciò che, in base all’esperienza di eventi passati coscientemente percepiti, ci si aspetta di osservare in futuro”.

La ricerca ha di fatto dimostrato che siamo più capaci e più bravi a prestare attenzione a “ciò che può succederci” quando non siamo limitati dalle nostre aspettative probabilistiche.

Serendipity: il cambiamento per serendipità

Sempre a proposito di “ciò che può accadere”, tra le diverse tipologie di cambiamento ve ne è una individuata recentemente: il cambiamento per serendipità, citato dallo psicologo e psicoterapeuta Giorgio Nardone. Questo cambiamento ha a che fare proprio con l’effetto scoperta, e non solo.

“In natura gli effetti casuali sono la regola e non l’eccezione”, spiega Nardone, ed è possibile operare intenzionalmente per creare effetti scoperta che all’apparenza sembrano casuali.

Come abbiamo detto, per “serendipity” facciamo riferimento a quel fenomeno in cui un individuo, che si sta focalizzando su un obiettivo specifico, “inciampa in un evento inaspettato che gli fa scoprire qualcosa che non aveva contemplato prima.” L’arte dello stratagemma nell’antica Cina, non a caso, definisce questa modalità di operare cambiamenti “solcare il mare all’insaputa del cielo”.

serendipità

Serendipity: “solcare il mare all’insaputa del cielo”

Per introdurla, possiamo servirci del racconto che riguarda l’imperatore TaiZong di Tang. Si narra, infatti, che questo imperatore della Cina avesse la fobia di attraversare il mare. Per distrarlo da questa paura, il suo generale mise a punto uno stratagemma: con la scusa di incontrare un saggio, gli fece attraversare una buia galleria che conduceva ad una sala dov’era in corso un banchetto. Il banchetto durò a lungo e solo dopo diversi giorni l’imperatore si rese conto di aver viaggiato su una nave e di aver attraversato il mare senza avere percezione della sua fobia.

Ora trasferiamolo in un esempio pratico. Si tratta di far concentrare l’attenzione di un individuo su qualcosa da eseguire (il banchetto, nella storia dell’imperatore). Così facendo, nella distrazione, l’individuo riuscirà a fare ciò che prima non era in grado (attraversare il mare) e se ne renderà conto solo in un secondo momento.

“La mente, focalizzandosi sul preciso monitoraggio di ciò che sta accadendo”, spiega il professor Nardone, “si distrae dalla reazione di panico e riprende «spontaneamente» il controllo”.

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Questo è solo un piccolo esempio di come sia possibile riconoscere e disinnescare i meccanismi psicologici che pongono limiti alla nostra crescita personale. Con oltre 15.000 pazienti trattati con successo e oltre 300 interventi di consulenza, Giorgio Nardone è uno degli esponenti di maggior spicco della Scuola di Palo Alto e ideatore della Terapia Breve Strategica. Le sue scoperte in ambito scientifico e applicativo rappresentano una vera e propria “scuola di pensiero” alla quale si ispirano studiosi, terapeuti e manager di tutto il mondo. Il professor Giorgio Nardone terrà diversi seminari con noi, life e streaming. Se sei interessato a saperne di più di più e conoscere le modalità di partecipazione, live e streaming, scrivici a:

Il professor Giorgio Nardone terrà diversi seminari con noi, life e in streaming. Se sei interessato a saperne di più di più e conoscere le modalità di partecipazione, live e streaming, scrivici a: seminari.nardone@lifestrategies.it

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