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fatica mentale

Liberarsi dalla fatica mentale – l’arte di essere leggeri

Liberarsi dalla fatica mentale: la consapevolezza oltre le abitudini

Liberarsi dalla fatica mentale significa essere leggeri, volare come Garuḍa, l’uccello di fuoco che solitamente viene raffigurato mentre con la bocca porta via qualcosa. Quel qualcosa sono le difficoltà che ci appesantiscono, ma che spesso noi stessi costruiamo quando entriamo nel loop della fatica mentale.

Leggi qui l’articolo sulla Leggerezza.

La mente piomba nella fatica mentale quando c’è abitudine. Qui non ha senso parlare di abitudine negativa, nociva o di abitudine positiva. L’abitudine, ricorda la psicologa e antropologa Selene Calloni Williams, è quando facciamo qualcosa di automatico, in modo ripetitivo, spesso senza esserne consapevoli. In altre parole, l’abitudine è ciò che facciamo non solo senza consapevolezza, ma senza amore. Quando manca la passione in ciò che facciamo, l’atto diventa automatico e, alla fine, otteniamo sempre un risultato inferiore rispetto a quello che avremmo ottenuto con l’amore. È quando diventiamo “robot” che le cose diventano faticose.

Quando agiamo con consapevolezza e amore, senza automatismi, può sembrare che facciamo qualcosa di ancora più faticoso, mentre in realtà è proprio l’opposto, perché diventa un’azione creativa, che ci può solo arricchire.

Anche se all’inizio ci può apparire più “lenta”, qualunque cosa stiamo facendo lo stiamo facendo in modo creativo, umano, con emozione. E la sera, nonostante abbiamo impiegato più tempo per le nostre azioni quotidiane, ci renderemo conto di avere più energia e meno pesantezza.

“Quando un gesto diventa abitudinario, cioè meccanico, automatico, ripetitivo, fatto senza passione, senza amore, senza cuore, senza consapevolezza e senza attenzione cosciente, quel gesto lì non potrà mai essere positivo”.

Fatica mentale: quando l’importante è… Finire

Pertanto non possiamo parlare dell’esistenza di abitudini positive.

“Bisogna conservare la capacità di stupirci in ogni più piccola cosa che facciamo”.

Se pensiamo alla pesantezza e alla fatica mentale, allora capiamo che la nostra mente (che è razionale, dualistica e schiava del sistema) ci mente. Ci mente perché ci fa passare da una fatica all’altra: quando lavoriamo o facciamo qualcosa senza consapevolezza non vediamo l’ora che finisca per riappropriarci dei nostri svaghi. Ma siamo poi sicuri di amare, apprezzare e assaporare pienamente quello che viene comunemente chiamato come “tempo di svago”? Paradossalmente, viviamo in un modo tale che tutto ciò che facciamo, sia che la mente lo classifichi come lavoro, sia che lo classifichi come ricreazione, non vediamo l’ora che finisca.

“La nostra mente è continuamente nella fatica mentale, è sempre nella fatica, perché non vede l’ora di finire le cose che sta facendo, qualunque esse siano, per farne altre che non vedrà l’ora di veder finite”

La nostra mente funziona separatamente dal cuore e trasforma ogni nostra azione, anche la più semplice, in qualcosa di pesante. E quando le azioni si trasformano in abitudini, alimentano il senso di fatica: sono sempre azioni che non vedi l’ora di cessare.

Viviamo con un senso continuo di stanchezza, come se tutto intorno a noi fosse fuori posto. Ma le cose non sono mai al loro posto”, ricorda Selene. Gli oggetti che ci circondano, tutti i nostri più semplici gesti, hanno tutti una loro emozione e una loro storia e sta a noi farne parte, allontanandoci da quel senso di fretta e spossatezza che ci portiamo dietro.

Stupirci, affidarci e provare piacere: le tre armi più potenti contro la fatica mentale

L’opposto della fatica mentale è la capacità di stupirsi, l’abilità di essere presenti, attenti e consapevoli a tutte le emozioni che possono arrivarci, lasciandoci appassionare da ciò che accade.

La fatica mentale è data dall’incapacità di stupirci, dovuta al fatto che compiamo qualsiasi cosa in modo automatico e abitudinario, dalla mancanza della volontà di offrirci, perché siamo soliti voler prevedere qualsiasi cosa e averne il controllo, e dall’incapacità di provare piacere, come può essere il piacere di stare nel nostro corpo e sentirne la consapevolezza anche nel più piccolo movimento.

“Stupirci, affidarci e provare piacere: queste sono le tre armi più potenti contro la fatica mentale.

L’OMI per rendere più leggera la fatica mentale

L’OMI è una meditazione di un minuto. Questa andrebbe ripetuta tre volte, in tre momenti della giornata. Pratichiamola sotto la guida di Selene:

Questa pratica è per chi sente il bisogno di alleggerirsi dalla fatica mentale. Chi è alleggerito dalla fatica mentale vive tutt’altra vita. La via della leggerezza, la guarigione sciamanica è il primo di tre corsi che compongono Guerrieri Immaginali, la via del vortice Wabi Sabi, con Selene Calloni Williams. Scoprilo cliccando qui!

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