Sconfitte: impariamo a gestirle come un regalo

Sconfitte: ostacoli o regali?

Nessuno è immune: nel corso della vita ognuno di noi vive delle esperienze che possono essere interpretate, più o meno, come sconfitte. Ma è proprio nell’interpretazione che possiamo trovare una chiave preziosa per gestire meglio le conseguenze emotive dei “fallimenti” e imparare a trasformarli in opportunità, attraverso nuovi comportamenti.

Accogliere le sconfitte per apprendere a vincere

Per ogni atleta, la sconfitta è l’esperienza grazie alla quale apprendere la maggior parte delle cose che servono per vincere. Solo quando accogliamo e accettiamo il dolore generato dalla sconfitta, infatti, la rabbia, la frustrazione e tutte le emozioni negative che ne derivano, riusciamo davvero a capire che cosa avremmo potuto fare meglio e quali sono i comportamenti sui quali possiamo intervenire. Solo in quel momento la sconfitta diventa il più grande regalo.

Secondo Nicoletta Romanazzi, che ha aiutato campioni del calibro di Marcell Jacobs ad affrontare le cosiddette “gambe di pietra” prima delle sue gare cruciali, a mano a mano che esercitiamo questa capacità di “stare nel dolore”, per poi intervenire laddove possiamo lavorare, il tempo che passiamo nella prima fase si accorcia sempre di più.

Che cosa significa stare nel dolore: un esercizio

È la stessa Nicoletta Romanazzi, mental coach e facilitatrice di respiro, a suggerirci alcune utili esercitazioni che ci permettono, estremizzandole, di capire meglio e di applicare il concetto di “stare nel dolore”. Una di queste consiste nello scrivere in un diario la risposta alle seguenti domande:

“Che cosa posso fare e non fare… / Dire o non dire… / Pensare o non pensare… per essere sicuro di peggiorare la situazione ed essere sicuro di fallire?”

La cosa migliore per riuscire in questo esercizio è lasciarsi andare e scrivere, senza filtri e senza limiti. Al termine, è necessario rileggere tutto e procedere a cancellare tutte le cose che siamo certi non potrebbero mai succedere. Accanto invece agli avvenimenti che riteniamo possibili, dovremo scrivere i numeri 1, 2, 3 o 4, corrispondenti alle probabilità che essi si realizzino.

Questo esercizio ci insegna a riconoscere quelle che il Professor Giorgio Nardone chiama tentate soluzioni fallimentari, ovvero quei comportamenti che tendiamo ad attuare sempre allo stesso modo, in risposta ad un problema, anche se in effetti non ci portano alla sua soluzione. Renderle visibili è molto importante per disinnescarle: fa sì che, ogni volta che stiamo per attivare queste soluzioni fallimentari, un allarme ci avvisa che non dovremmo dar loro seguito.

Imparare a stare nel momento presente: il flow

Una volta individuati questi comportamenti funzionali, però, come possiamo costruire un nuovo modello di comportamento? Come possiamo sviluppare il nostro framework all’interno del quale inserire obiettivi ambiziosi, ma comunque ben ponderati rispetto alle nostre capacità?
Uno dei segreti per essere più centrati è, per Nicoletta Romanazzi, stare nel momento presente, perché ciò permette di allineare perfettamente la mente con il corpo:

“La mia mente pensa una cosa e il mio corpo la sta già facendo.”
Nicoletta Romanazzi

Quando c’è questo allineamento, raggiungiamo il picco della nostra performance, siamo nel cosiddetto stato di flow, di sincronia: è lì che succedono i “miracoli”, che tutto fluisce e funziona.

Un saldo equilibrio tra l’immaginare e il fare

Per entrare in questo stato, abbiamo bisogno di creare un equilibrio tra il fare e l’immaginare. Dobbiamo, quindi, delineare in modo chiaro i nostri obiettivi e, successivamente, studiare e mettere in atto le azioni più funzionali per raggiungerli.  Prima “ho in mente una cosa”, suggerisce Nicoletta Romanazzi, poi “la faccio”.

Se ci concentriamo subito ed eccessivamente sul fare, infatti, tutto ci sembrerà molto faticoso e sarà molto difficile focalizzare la nostra meta. Allo stesso tempo, se immaginiamo soltanto, se creiamo tutto un mondo nella nostra mente, ma non mettiamo nulla in pratica, ci perderemo nei nostri intenti. Se ci proiettiamo verso qualcosa che non è ancora successo, non siamo in sincronia. La soluzione è stare nel momento presente: ci consente di portare l’attenzione su un dettaglio alla volta e di trovare così il perfetto equilibrio tra fare e immaginare.

Costruire i giusti obiettivi

Chiaramente, è possibile che gli obiettivi che ci poniamo siano difficili da raggiungere. Per questo è importante anche saper intervenire su di essi perché non generino frustrazione. Questo significa utilizzare tecniche che ci permettono di creare un obiettivo concretamente raggiungibile e di verificare gli step di avvicinamento allo stesso.

Resistenze, sabotaggi, ostacoli possono frapporsi tra noi e l’obiettivo. E può trattarsi anche di agenti esterni, che stanno al di fuori della nostra sfera di controllo diretto. E poi ci sono parti inconsapevoli di noi che possono non essere del tutto d’accordo o persino per niente d’accordo con un certo obiettivo.

Sconfitte o vittorie: cosa ci fa più paura?

Di questo ostacolo interiore è una riprova – spiega ancora Romanazzi – il fatto che con gli atleti, piuttosto che sul sentimento di sconfitta, ci si eserciti più spesso sulla paura di vincere. Ci sono infatti infinite resistenze inconsce che hanno a che fare con la possibilità di vittoria e che vengono a galla proprio quando ci poniamo nuovi obiettivi. È come la paura di essere felici: c’è una parte di noi che ha tutta una serie di timori legati a ciò che la vittoria porta con sé. E, in effetti, questo spiega anche le differenze che vediamo a volte nelle performance  degli atleti in fase di allenamento e in gara. In alcuni frangenti, infatti, anche negli atleti può emergere la parte indolente che li frena e li spinge a non fare nulla. Anche a questa parte, tuttavia, nei giusti momenti e contesti va dato spazio. Può sembrare paradossale, ma riconoscerne l’esistenza, ancora una volta, consente di imparare a gestirla e sblocca la performance.

Gestire le sconfitte come doni

Trasformare la paura in coraggio, insomma, si può. È un processo che implica conoscere limiti e risorse e imparare a costruire l’equilibrio tra immaginare e fare, elaborando obiettivi in modo funzionale e riconfigurando i propri comportamenti nel modo più adatto a raggiungerli. Approfondiremo il tema del dolore e della gestione delle emozioni nei prossimi corsi Life Strategies che puoi scoprire cliccando qui.

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