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allenare attenzione

Allenare attenzione e migliorare il nostro rapporto con la tecnologia

Allenare attenzione: cos’è cambiato rispetto al passato e perché è importante?

“Poche cose sono maltrattate dal nostro attuale stile di vita quanto la capacità di prestare attenzione.”
– Pietro Trabucchi

Il nostro modus vivendi comprende una costante connessione online e un’esposizione continua a milioni di stimoli visivo-auditivi, che hanno minato diverse risorse interiori dell’individuo. Ma cosa c’entra l’attenzione con lo stress e con l’essere o meno resilienti?

Per spiegarlo, partiamo da un dato. Due milioni di anni di caccia hanno apportato modifiche alla struttura cerebrale umana, dotando l’individuo di un “preciso equipaggiamento” di capacità mentali: la resilienza e i suoi corollari, vale a dire l’attenzione, l’autocontrollo e il riuscire a rimanere motivati a lungo. L’attenzione era fondamentale nella caccia, perché permetteva di concentrarsi sia sull’ambiente esterno, sia su quello interno, ovvero sul funzionamento del corpo. Al cacciatore non bastava saper rimanere concentrato a lungo sull’obiettivo: doveva possedere la capacità di gestire in modo attivo e flessibile l’attenzione, spostandola di continuo da dentro a fuori, così da poterla distogliere dalla fatica e dallo stress causati dalla lunga caccia.

Ciò che a tutti gli effetti doveva fare il cacciatore era resistere il maggior tempo possibile a una tentazione: quella di fermarsi, di cedere alla fatica che gli avrebbe fatto rinunciare alla preda. In altre parole: “Devo tenere duro ora, se voglio poter mangiare dopo”.

Il legame che intercorre tra volontà e attenzione è fondamentale. Pensiamo, ad esempio, a una persona che sta correndo e che vorrebbe fermarsi perché sfinita. Mentre il suo corpo manda messaggi d’allarme (“Fermati!”, “Non ce la fai più, devi arrestarti!”), il cervello vince la tentazione ad arrendersi. Come ci riesce? Spostando l’attenzione.

È lo stesso meccanismo che scatta quando lavoriamo sodo, magari oltre l’orario stabilito, sopportiamo fatiche, stress e demotivazioni, riuscendo a pianificare e tollerare un certo tipo di disagio in vista di una ricompensa successiva. Non a caso, sia la forza di volontà sia l’attenzione sono gestite nelle aree prefrontali, le parti più recenti del nostro cervello.

“La Resilienza origina qui, dove autocontrollo e attenzione si fondono”.
– Pietro Trabucchi

Volontà, autocontrollo, motivazione, passione

A differenza delle aree istintuali più arcaiche del cervello, che presiedono comportamenti basilari come la nutrizione e la sessualità, quelle recenti vanno allenate. La volontà, vale a dire l’autocontrollo, va appresa e, se non la mettiamo in moto fin da bambini, questa rischierà di rimanere atrofizzata per il resto della vita.

Ogni volta che desisti dal dire “basta” a tutto è perché stanno intervenendo le tue aree prefrontali.

La spinta umana verso mete rilevanti si basa su qualcosa che potremmo definire “sogno”. “Tale sogno”, dice Trabucchi, “deve tramutarsi in passione, perché tutto questo si trasformi in spinta concreta verso l’obiettivo.”

Superfluo sottolineare il legame profondo che intercorre tra motivazione e resilienza, visto che quest’ultima altro non è che “la capacità di mantenere la motivazione costante ed elevata, nonostante le avversità o i cambiamenti.” Chi è spinto dall’automotivazione è molto più resiliente e le condizioni che ad altri appariranno “stressanti”, a lui non sembreranno tali. Ma neanche la passione è sufficiente da sola. Ognuno di noi dovrebbe essere capace di perseverare e tenere duro, perché un conto è parlare di un sentimento che rende l’attività piacevole di per sé, un altro conto è il percorso quotidiano verso il raggiungimento di tale obiettivo, che non sempre è così poetico e sognante.

La passione è quel tipo di motivazione che viene fuori automaticamente, senza una spinta esterna, in grado di durare a lungo e capace di superare ogni ostacolo. Il nostro stesso cervello si basa su quest’automotivazione ma, fino a non molto tempo fa, non c’era bisogno di allenare in modo esplicito le risorse motivazionali, perché lo stile di vita era diverso e ci pensava lei a farlo. In altre parole: oggi siamo più deboli dal punto di vista motivazionale. Il motivo? Una perenne frammentazione dell’attenzione, appunto.

Come allenare l’attenzione

“La motivazione non è un dono. Può essere allenata.”
– Pietro Trabucchi

Come abbiamo visto, il nostro stile di vita dovrebbe essere orientato il più possibile all’allenamento delle aree prefrontali del cervello. Prima di scendere maggiormente nel dettaglio con alcuni consigli dello psicologo Pietro Trabucchi per riallenare l’attenzione, possiamo seguire questa serie di accorgimenti:

  • Autoimponiti condizioni di gioco più difficili
  • Esci dalla tua area di comfort
  • Datti obiettivi ben serrati
  • Misura le tue prestazioni
  • Serviti della tua forza di volontà e resisti alle tentazioni.

 

Non dimenticare che l’intenzionalità fa la differenza. Se nel precedente articolo abbiamo visto come misurare il nostro personale termometro di reazione agli eventi grazie ai consigli dello psicologo, ora è importante importante sottolineare questo concetto: non sono tanto le ore dedite all’attività in sé a farci raggiungere l’eccellenza, quanto l’intenzionalità. Compiere azioni con desiderio e attenzione ci permette di apportare modifiche neuroplastiche al nostro cervello. E poi, uno stato di intenzionalità ci aiuta a non prestare attenzione a dubbi, pensieri di fallimenti che sono del tutto umani e che possono comparire anche nei momenti più impensabili.

Ecco i consigli che Trabucchi dà per allenare l’attenzione:

  1. Stimola la curiosità. In questo modo faciliterai l’attenzione. Tutto ciò che affrontiamo con interesse, curiosità e che cerchiamo di apprezzare rilascia dopamina, l’ormone che è in grado di
    “accendere letteralmente i centri dell’attenzione delle aree prefrontali”.
  2. Sfidati. Anche la sfida produce dopamina. La dopamina ti rende concentrato. Qualsiasi compito, anche se noioso, può produrre interesse se affrontato con sfida.
  3. Rimani meno passivo di fronte alle tecnologie. Fai sì che il tuo rapporto con i social media, la televisione e il mondo digital in generale sia meno passivizzante e più consapevole. Imponiti dei limiti d’utilizzo e cerca di rispettarli. I messaggi e le notifiche che riceviamo rilasciano dopamina. Sebbene questo ormone sia alla base della passione, esso è anche alla base delle dipendenze.
  4. Disconnettiti. Stacca. Concediti degli spazi in cui poter staccare dalla televisione, dal web e dai social network. Le aree prefrontali del cervello hanno davvero bisogno di riposo. Lo hanno capito gli atleti della Squadra olimpica norvegese di scii di fondo, che si sono dati la regola di staccare i cellulari almeno tre giorni prima di una gara.
  5. “Esci da questo social e rientra in contatto con il corpo!”. Perdere il contatto con il sentire significa perdere il rapporto con la realtà. A molti di noi è successo di ritirarsi in un mondo proprio, fatto di pensieri e immagini mentali, dissociandosi dalla realtà per rifugiarsi in un altro mondo, quello virtuale.
  6. Leggi un libro ogni volta che puoi. E non smettere mai di studiare. Libri e studio permettono di sviluppare un pensiero indipendente, allenare l’attenzione e alimentare interesse e curiosità.

migliorare il nostro rapporto con la tecnologia

Nell’attesa prossimo articolo, a questo link puoi scoprire il seminario di Pietro Trabucchi, Allenare la resilienza, che ha una nuova data, in cui tratterà l’importanza di gestire i pensieri negativi. Ciò che rende il lavoro di Pietro Trabucchi così efficace è la sua capacità di oltrepassare la mera teoria, consentendoci di recuperare le risorse che ardono ancora in noi e che sono semplicemente sommerse da cattive abitudini e disattenzioni.

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