Life Strategies

Perché si dice “fare i piccioncini”?

Vi siete mai chiesti perché ci siano così tanti piccioni in giro per le città?

Non starebbero forse meglio in campagna? Senza smog, senza palazzi ad impedirne il volo, senza le continue imprecazioni che noi tutti rivolgiamo a questi ignari volatili, scaricandogli addosso le colpe più disparate. Non starebbero meglio con tutti gli altri uccelli, liberi in cieli azzurri e non costretti tra palazzi e nuvole grigie? Secondo la logica dell’uomo, certamente starebbero meglio in un ambiente più “naturale”.
Eppure loro restano, e mi piace pensare non lo facciano solo per aver del cibo a buon mercato, ho una teoria a riguardo, ed ecco perché ho iniziato a parlare di piccioni in un blog di crescita personale. Lasciatemi quindi arrivare al punto: cosa aspettano i piccioni ad andarsene dalle città?

Fedeli al partner

Per capirci qualcosa e rispondere a questa domanda bisogna conoscere un poco le abitudini di questi volatili, infatti tra le loro caratteristiche non c’è soltanto quella di appollaiarsi sulle statue e cercare spasmodicamente briciole di pane tra i marciapiedi. Una caratteristica ben più importante dei piccioni è il loro essere monogami: restano fedeli al partner per tutta la vita. Ma c’è di più: la coppia infatti si forma dopo un lungo periodo in cui il maschio corteggia la femmina.

Solo dopo il corteggiamento i due volatili iniziano a pensare ad un futuro insieme e a prendere in considerazione l’idea di metter su casa, o nido che dir si voglia. E in questo caso il maschio per dimostrare alla femmina che è in grado di prendersi cura dei figli le porge le briciole di cui sopra, mostrandole così la sua capacità a provvedere al fabbisogno della famiglia, o covata che dir si voglia. E poi? Poi arrivano le uova, su cui si alternano, affinché restino al caldo, entrambi i coniugi e infine arrivano i piccioncini, che sono anch’essi nutriti da entrambi i genitori.

Dopo questa sessione-natura sul comportamento del piccione, o Columba livia, se volete fare i sofisticati, dovrebbe risultare chiaro cosa ci fanno i piccioni in città. Tra un volo radente sopra i taxi ingolfati e un tubare lieto alla faccia di tutti i musi lunghi che vedono di sotto, i piccioni ci ricordano una cosa che tendiamo spesso a dimenticare, e cioè che un matrimonio che dura tutta la vita è possibile, e che per ottenerlo ci deve essere l’impegno di entrambe le parti. Sia il maschio che la femmina infatti contribuiscono in maniera eguale alle necessità reciproche prima, e dei loro piccolo poi. Ambo i coniugi sviluppano cioè una personalità che potremmo definire del genitore e che è caratterizzata dal dare amore incondizionatamente.

Contrapposta alla personalità del genitore c’è però in ognuno di noi anche la personalità del bambino. Anch’egli vuole amore, ma non vuole un amore reciproco, bensì un amore assoluto e unidirezionale, il tipo di amore appunto che un bambino si aspetta dalla madre, un amore che lo protegga dal mondo. Molte persone si fermano a questo stadio di sviluppo della personalità e aspettano tutta la vita che arrivi qualcuno che si sostituisca inconsciamente alla madre o al padre e che li liberi dalle loro paure. Ma per avere una relazione felice non si può restare bambini, che difatti hanno “amichetti e amichette” ma non certo fidanzati e spasimanti.

Per ottenere un rapporto di coppia solido e felice si deve superare la personalità del bambino, per poi approdare alla personalità del genitore. Tra queste due c’è uno step intermedio che viene definito personalità dell’adulto. In questo caso non si cerca più qualcuno che ci protegga dal mondo, ma al contempo si accentua il nostro individualismo che ci porta quindi a non volere legami stabili e relazioni durature. È questa, a mio avviso, il tipo di personalità imperante oggigiorno, specie tra le persone che perseguono ciecamente una carriera lavorativa. Non è una personalità necessariamente sbagliata, soltanto poco adatta ad un impegno come quello del matrimonio. Quel che invece è sbagliato è ignorare questi meccanismi psicologici di sviluppo della personalità. Questo sì porta problemi! Soprattutto in termini di felicità personale e relazionale.

Infatti spesso non si riesce a sbrogliare il bandolo della matassa di cui è fatto il nostro cuore proprio perché non sappiamo bene chi siamo e quindi neanche cosa stiamo cercando. Da qui quella vaga sensazione di malessere che ci prende all’improvviso mentre camminiamo per le strade della nostra città e che inconsciamente scarichiamo addosso al primo piccione che capita definendolo soltanto come un topo con le ali.

Ma questo volatile è molto di più, è un esempio vivente della rotta da seguire per chiunque voglia migliorare il proprio rapporto di coppia, e a me piace pensare che abbia deciso di restare tra i grigiori delle città dell’uomo, proprio per dimostrare come un amore che possa essere definito tale, non subisca le intemperie climatiche né gli scorni della gente e che anzi, nelle difficoltà, si ritrovi più unito e affiatato e resista su tutto, arruffato e felice, tubando garrulo anche solo per una briciola di pane.

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