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Pasqua e Hanami: è il momento della Rinascita. Come ritrovare l’Equilibrio Interiore

Manca poco a Pasqua, e già i telegiornali presentano varie statistiche su quanti italiani la passeranno in famiglia o tra amici, a casa o al ristorante, per poi limitarsi alla classica gita fuori porta del lunedì di Pasquetta, e su quanti, invece, ne approfitteranno per una vera e propria mini-vacanza o, al contrario, non la celebreranno affatto.

Statistiche e pranzi a parte, la Pasqua è una ricorrenza che ha origini molto più antiche di quanto si creda, il cui significato si espande ben oltre i riti religiosi.

 

La Pasqua nella storia

Forse non tutti sanno che le tradizioni tipiche della Pasqua hanno origini pagane: ecco perché tuttora cade la domenica dopo il primo plenilunio dall’Equinozio di primavera. Forse starete pensando: “questi antichi erano davvero bravi se sapevano fare previsioni tanto complicate!”. In realtà, si tratta semplicemente di seguire i cicli lunari: Pasqua coincide con la domenica che segue la prima luna piena dopo il 20 marzo.

Questa modalità di calcolo evidenzia il legame della Pasqua con le festività propiziatorie della fecondità della terra: in epoca romana, ad esempio, proprio nel periodo che seguiva l’Equinozio si celebrava il dio Attis, la cui morte e resurrezione simboleggiava il ciclo della natura.
Persino il significato simbolico dell’uovo di Pasqua risale ad epoche antiche, come si può vedere dalle statue pagane della Dea Madre, la cui fertilità era rappresentata, appunto, dalle uova.

La Pasqua, perciò, non è solo la festa della resurrezione in senso strettamente religioso: è la festa della rinascita, del risveglio, della trasformazione e della vita in tutti i suoi molteplici aspetti. Un’occasione di gioia e ringraziamento per il benessere e i frutti che la terra vorrà donare nei mesi successivi.

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Una manifestazione affascinante e unica al mondo di questo inno alla vita tipico del periodo è il rituale giapponese dell’hanami, che ogni anno vede partecipare anche molti turisti.

 

Cos’ è l’Hanami

Il termine Hanami in giapponese significa “osservare i fiori” ed indica la contemplazione della fioritura dei ciliegi sparsi in tutto il Paese. I fiori di ciliegio sbocciano proprio in questo periodo, nei mesi di marzo e aprile, trasformando per 2 settimane il panorama in modo stupefacente: non solo comuni cittadini e turisti, ma anche fotografi professionisti ne approfittano per immortalare questo spettacolo molto suggestivo.

Per l’occasione, i giapponesi organizzano pic-nic sotto ai ciliegi bevendo tè preparato con l’infuso dei loro fiori e mangiando un dolce di riso avvolto da una foglia di ciliegio: tutti rituali che rendono l’hanami una vera e propria tradizione culturale. Per capirne l’importanza, basta pensare che i meteorologi forniscono delle apposite previsioni, indicando i giorni in cui la fioritura raggiunge l’apice in ogni area del Paese.

Per noi italiani, circondati ogni giorno da bellezze paesaggistiche che tutto il mondo ci invidia, potrebbe essere difficile capire come mai il Giappone dedichi così tanta attenzione a questo fenomeno naturale.

Qual è il vero significato dell’hanami?

 

L’Hanami e il Ciclo della Vita

I fiori di ciliegio sbocciano, rendono il panorama incantevole e poi appassiscono nell’arco di appena 2 settimane. Ammirarli si tratta di un vero e proprio carpe diem, qualcosa che non si può rimandare rispetto ai propri impegni quotidiani se non lo si vuole perdere.

Questa caratteristica rende l’hanami qualcosa di più di una semplice osservazione della natura: chi vi si immerge entra in contatto con la fugacità della vita, con la consapevolezza del divenire di tutte le cose, del ciclo di genesi, trasformazione, morte e rinascita che dall’alba dei tempi si ripete incessante, riflettendosi sia nel mondo esterno che nel nostro mondo interiore, nel nostro spirito.

hanami
L’hanami celebra l’unione degli opposti, un cerchio in cui inizio e fine si uniscono e si fondono in un tutto inseparabile. Risvegliarsi, fiorire, crescere, maturare, evolversi, reinventarsi: questi sono i valori che rendono l’hanami tanto importante per la cultura orientale, molto più sensibile di quella occidentale all’equilibrio tra mondo materiale e spirituale.

Il periodo dell’hanami ci offre l’opportunità di riflettere sulle componenti della nostra psicologia e del nostro animo, in tutte le loro forme, dato che ognuno di noi raccoglie in sé sia punti di forza e capacità, che paure e debolezze. Dobbiamo imparare che sono proprio la consapevolezza di tutti questi elementi nascosti in noi, la loro unione equilibrata e l’abilità di sfruttarla a nostro vantaggio a renderci completi, forti e capaci di reagire ad ogni circostanza della vita con coraggio e fiducia in noi stessi.

 

Come ristabilire l’Equilibrio Interiore

A volte le persone hanno difficoltà ad accettare i propri limiti e difetti: siamo talmente impegnati ad essere sempre perfetti, tanto sul lavoro quanto in famiglia e tra gli amici, che non riusciamo a sopportare nessuna crepa nel nostro modo di essere. Eppure, questo è impossibile: proprio come insegna l’hanami, la vita stessa è un ciclo in cui si incontrano bene e male, buono e cattivo, e così avviene anche per noi.

Solo accettandoci per ciò che siamo, incluse luci ed ombre, possiamo liberare il nostro potenziale inespresso e sentirci finalmente in pace con noi stessi, liberi da pregiudizi e felici.

Quante volte, ad esempio, abbiamo avuto dei sensi di colpa perché non siamo stati abbastanza pazienti con i nostri figli o perché non ci siamo mostrati molto disponibili verso qualcuno che richiedeva la nostra vicinanza in un momento particolare della propria vita? Oppure, ci sarà anche capitato di subire dei rimproveri dal partner per non aver mantenuto una promessa, e così via, andando da circostanze apparentemente banali fino a episodi più importanti.

Accettare i propri limiti, perdonare i propri errori e superare così la barriera tra chi siamo e chi dovremmo essere è fondamentale per riportare equilibrio nel nostro spirito e nella nostra vita.

come ritrovare l'Equilibrio Interiore
Possiamo muovere un primo passo verso questo obiettivo con il seguente esercizio, conosciuto in Programmazione Neurolinguistica come identità del sé buono e del sé cattivo: si tratta di un esercizio che si può fare sia in coppia che da soli, semplicemente alternando scrittura e dialogo.

Vediamo come procedere in quest’ultimo caso:

  • Prima di tutto bisogna centrarsi, cioè entrare in connessione profonda con il proprio centro, il punto dove si raccolgono le nostre energie e le nostre emozioni più profonde;
  • Fatto ciò, scriviamo su un foglio: “ciò che voglio che il mondo veda è che io sono … “ ed elenchiamo i nostri punti di forza, le nostre qualità, ciò che ci rende fieri di noi. Queste componenti costituiscono il nostro “sé buono”;
  • Allo stesso modo, poi, scriviamo: “ciò che non voglio che il mondo veda è che io sono anche …” e mettiamo nero su bianco ciò che vorremmo eliminare dal nostro modo di essere, che ci rende insicuri e che ci spaventa perché temiamo che possa danneggiare l’opinione degli altri su di noi. Questi fattori rappresentano, al contrario, il nostro “sé cattivo”;
  • Una volta terminato, leggiamo il foglio in questo ordine:
    1) prima diciamo: “io vedo che sono …” e leggiamo ciò che abbiamo scritto nella sezione del sé buono;
    2) poi diciamo “io vedo anche che sono …” e leggiamo ciò che è scritto nella sezione del sé cattivo;
    3) concludiamo dicendo: “io vedo che sono tutte queste cose insieme, e oltre a queste sono anche molto, molto di più”.
    Sentiamo questa frase fin nel profondo del nostro centro, fino a quando percepiremo una sensazione di serenità e completezza del nostro essere. A questo punto riprendiamo contatto con l’ambiente circostante.

Questo esercizio ci permette di superare la separazione psicologica tra le nostre capacità e i nostri limiti, ricomponendo così la frattura inconscia tra la parte positiva e negativa di noi stessi.

Solo in questo modo potremo raggiungere la piena consapevolezza dell’unità del nostro essere, compiendo il passo necessario per il successivo sviluppo delle nostre potenzialità ancora inespresse.

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