A cura di Life Strategies
Nella vita di ognuno di noi esistono momenti in cui la nostra realtà sembra diventare piccola, quasi asfittica, un labirinto da cui non riusciamo a uscire. A volte siamo proprio noi a delimitare le nostre possibilità e, cosa ancora più grave, lo facciamo spinti dalle nostre stesse emozioni. Succede, ad esempio, quando siamo alle prese con la paralizzante incapacità di chiudere una relazione ormai spenta: anche se sentiamo che è finita, non riusciamo a prendere in mano la situazione, gesto che invece amplierebbe di nuovo la nostra realtà.
Il compromesso e la trappola dell’abitudine
In ogni relazione esiste una fase di compromesso: superato l’iniziale entusiasmo, si prendono le misure della quotidianità, si smussano gli angoli, si finisce per non dare la giusta importanza al parere del partner e si scivola lentamente in quella brutta parola che domina l’esistenza di tante relazioni: l’abitudine. L’abitudine, però, a lungo andare agisce come un anestetico: se da una parte attenua il dolore acuto della scelta, dall’altra ci condanna a un dolore cronico, a bassa intensità, che ci logora giorno dopo giorno.
La seconda vita digitale
Così iniziamo a vivere all’esterno la nostra vera emotività, ridendo più con gli altri che a casa e alimentando sempre di più una dimensione alternativa. Questa viene nutrita dallo strumento che ci preserva dal prendere una decisione: il telefono. Custode dei nostri segreti più inconfessabili, diventa prima canale di evasione, poi di intrattenimento, quindi di compensazione e infine di vera e propria sostituzione. I dati Audiweb del 2025 parlano chiaro: con 44,4 milioni di utenti internet in Italia, la possibilità di avere una “seconda vita” non è più un fenomeno di nicchia, ma una realtà diffusa che attraversa tutte le fasce d’età, dai Millennial ai Boomer, questi ultimi in forte crescita sulle piattaforme di dating.
L’illusione del controllo
Secondo Giorgio Nardone, il telefono nascosto rappresenta la perfetta “tentata soluzione che mantiene il problema”. Si tratta dell’illusione di controllo: l’utente pensa “uso il telefono in segreto così non faccio soffrire il partner e mantengo i miei spazi”. Ma l’effetto è paradossale: nascondere il telefono genera una tensione che il partner percepisce inevitabilmente. Da qui nasce il sospetto, il sospetto porta al controllo e il controllo spinge chi nasconde a mentire sempre di più. Il risultato è che la “seconda vita” digitale finisce per prosciugare le energie della “prima vita” reale, portando al collasso della relazione senza che ci sia stato un confronto onesto.
Sempre secondo Giorgio Nardone, il problema non è tanto ciò che ci accade, quanto il modo in cui tentiamo di risolverlo. Spesso, infatti, le nostre tentate soluzioni finiscono per alimentare il problema stesso: più cerchiamo di evitare il dolore dell’altro attraverso la menzogna, più costruiamo una realtà artificiale che ci consuma.
Agire per sentire diversamente
Esistono però tecniche specifiche che non lavorano sulla comprensione del passato, ma sulla rottura degli schemi presenti. Una di queste è la visualizzazione dello scenario peggiore: dobbiamo chiederci come vivremo tra 5 o 10 anni se continuiamo a restare nella menzogna. Se l’immagine che emerge è quella di una vita sprecata, allora proveremo una paura molto più intensa di quella che potrebbe generare un eventuale distacco.
In sostanza, non dobbiamo aspettare che il dolore passi o che arrivi il coraggio per agire. Dobbiamo, piuttosto, agire in modo diverso per iniziare a sentire in modo diverso.
Giorgio Nardone sarà protagonista degli eventi di Life Strategies: insieme a lui esploreremo i temi legati alla nostra crescita personale. Un viaggio attraverso la gestione delle emozioni e del cambiamento, delle tentate soluzioni e dei meccanismi che ci impediscono di cogliere nuove opportunità. Scopri il prossimo corso cliccando qui!






