A cura di Life Strategies
Succede ai nostri figli, succede sul posto di lavoro, succede nella vita privata: non sempre abbiamo voglia di fare qualcosa. E quando questo accade, tendiamo a giustificarci: perché abbiamo poco tempo, perché il collega non ci supporta, o perché nostro figlio non riesce a prendere una decisione su cosa fare sabato.
Nel mentre il tempo scorre, non prendiamo decisioni e le cose si accumulano, come le valigie dopo una vacanza, gli scatoloni di libri vecchi o i decori di Natale che restano vicino all’ingresso fino a metà gennaio.
Ma cosa succede davvero quando procrastiniamo?
Quando decidiamo di rimandare attività importanti a beneficio di attività più piacevoli o meno urgenti, non stiamo compiendo la scelta migliore per il prosieguo della giornata. Volenti o nolenti, infatti, quella cosa che dovevamo fare e che era importante ci perseguiterà in futuro, innescando sensi di colpa accompagnati da veri e propri attacchi alla nostra autostima.
Quando l’indolenza aumenta l’insicurezza
Perché, alla fine, non compiamo quella scelta?
Gli alibi possono essere molti e ben giustificati, ma, a guardare bene la realtà, spesso non facciamo quello che dobbiamo fare perché c’è una vocina dentro di noi che ci spinge a scegliere un beneficio momentaneo che, con uno sforzo inferiore, ci consente di colmare quel senso di colpa e ci legittima a non fare, in nome di un vantaggio che percepiamo come facilmente raggiungibile. Il divano vince sulla libreria da sistemare, la PlayStation vince sulla voglia di uscire e fare due passi, la pizza congelata vince sul cucinare qualcosa. Ma il piacere che ne deriva ci fa stare davvero bene? Il più delle volte ricorre il pensiero: “oggi no, ma domani lo faccio”. Quindi la risposta è no, perché un atteggiamento di questo tipo alimenta quel senso di incompiutezza e insicurezza che si ripresenta il giorno dopo.
Cosa ci manca per non procrastinare?
In questi casi, nessuna decisione logica o razionale può venirci in aiuto: solo un’avversione di pancia, quindi emotiva, al rimandare può innescare la reazione virtuosa del fare quando dobbiamo farlo. Secondo Giorgio Nardone, infatti, quando procrastiniamo non per un atteggiamento cronico ma a causa dell’incertezza o del bisogno di certezza nell’agire, esistono tecniche che possono aiutarci a far scattare l’azione. Al risveglio, possiamo pensare a tutta la giornata che abbiamo davanti, immaginando le cose che dobbiamo fare e anticipando i momenti in cui tenderemo a rimandarle. Questo atto volontario, infatti, innesca una reazione emozionale paleo-encefalica: sentendo in anticipo gli effetti negativi del rinviare e i problemi che derivano dal non fare, sviluppiamo una forte avversione verso quella tendenza cognitiva a rimandare per evitare di affrontare determinate situazioni.
Quando il ciclo positivo aumenta l’autostima
Che soddisfazione proviamo non appena abbiamo terminato il cambio di stagione? E quando abbiamo finalmente avuto un confronto aperto con un collega? Ecco, quel senso di appagamento, di aver fatto il nostro dovere o di aver “sistemato le cose”, è il premio che l’esperienza del fronteggiare le situazioni genera nella nostra autostima. Questo perché, secondo Nardone, è proprio l’esperienza di affrontare con successo le difficoltà o le cose che non abbiamo voglia di fare a sviluppare quella sicurezza personale che contribuisce ad accrescere l’autostima.
Giorgio Nardone sarà protagonista dei prossimi corsi di Life Strategies: insieme a lui, scopriremo come superare blocchi, paure e ansie, per gestire al meglio le nostre emozioni e dare il meglio di noi stessi. Scopri il prossimo appuntamento, cliccando qui!





