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Conoscere noi stessi: il principio del “Sei-Sai”

A cura di Life Strategies.

Una delle frasi più comuni che ci sentiamo dire quando siamo alle prese con i nostri problemi è che solo quando avremo imparato a conoscerci sapremo come ottenere la felicità che desideriamo.

Da secoli, ogni civiltà si è interrogata sul rapporto che abbiamo con noi stessi: dal tempio di Apollo Delfico fino allo Sciamanesimo, troviamo l’invito a ricercare il nostro posto nel mondo.

Ma perché è così difficile? Perché liberarci da condizionamenti, sensi di colpa, fallimenti e vincoli non è difficile solo perché la società, i modelli esterni, l’educazione esercitano un potere su di noi, ma perché spesso siamo noi stessi ad aggrapparci a quella cultura (di modelli appunto) che definisce la nostra identità. Separarci da un sistema di credenze consolidato sembra farci allontanare da ciò che siamo.

La libertà (da condizionamenti, stereotipi, modelli di comportamento) è costosa e comporta una grande assunzione di responsabilità: quando ce ne facciamo carico, riconosciamo che la felicità dipende solo da noi, non dagli altri, che sono quindi sollevati dagli obblighi verso di noi, che invece potremmo in altri momenti caricare sulle loro spalle.

Ma che cosa significa conoscere se stessi? Nella sua ricerca sulle relazioni, con noi stessi e con gli altri, Igor Sibaldi introduce un apparente paradosso ed è il principio del “Sei-Sai”:

“Se tu sei qualcosa, non sai che lo sei. Se tu sai che sei qualcosa, tu non lo sei più”

Facciamo un esempio pratico: se un bugiardo dice: “Ho detto una bugia”, sta dicendo la verità, quindi ha smesso di mentire. Se traslato su un percorso di autoconsapevolezza, ciò significa che più conosci te stesso e meno lo sei. Intraprendere questo percorso significa innanzitutto applicare il principio del “Sei-Sai” ai 5 elementi che, nel mondo occidentale, codificano chi siamo:

  • nome
  • cognome
  • professione
  • ruolo familiare
  • storia passata

Nome: il nome che abbiamo non lo abbiamo scelto, quindi non dice nulla di noi, dice molto di coloro che lo hanno scelto. Provando a pensare con forte vividezza al fatto che non siamo più il nostro nome, secondo Igor Sibaldi non lo perdiamo ma semplicemente ci rendiamo conto che abbiamo il nome come abbiamo il nostro io percettuale (quello presente nella mente). E chi siamo dopo? Tutto si allarga immediatamente.

Cognome: noi siamo o abbiamo il nostro cognome? Il nostro cognome ha deciso tante cose nella vita, ha determinato tante scelte, consapevolmente o meno. Magari non siamo totalmente il nostro cognome ma lo siamo stati tanto. Ma noi abbiamo il nostro cognome e non dice niente di noi.

È ovvio che approfondire questo principio applicato alla professione, al ruolo che abbiamo in famiglia, alla storia vissuta spalanca le porte a un distacco che deriva dalla definizione di noi stessi. E se iniziamo a pensare che dentro di noi c’è questa enorme libertà di cambiare il mondo e di scoprire la realtà, noi stiamo cambiando la nostra cultura.

Abbiamo chiesto ad Igor di approfondire questa tecnica in un corso online di un’intera giornata, Sabato 11 giugno, dal titolo Enciclopedia delle relazioni – I tempi della vita. Igor ci guiderà in una profonda analisi del rapporto che abbiamo con noi stessi, con gli altri, con il piacere e con la creatività, per silenziare obblighi e sensi di colpa, tutti quei freni che ci impediscono di fare ciò che davvero ci piace.

Per scoprire di cosa parleremo e conoscere il programma, clicca qui!

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