La Mimosa Pudica, cugina della mimosa gialla che ognuno di noi conosce, è una pianta appartenente alla famiglia delle Mimosaceae e rappresenta un bellissimo esempio di come la natura possa essere una grande maestra di vita. Già dal suo nome - "Pudica" - possiamo capire che ci troviamo davanti a un vegetale particolare: quando la si sfiora, le sue foglie si chiudono per proteggersi, come se fossero "timide".

Lo possiamo osservare molto bene in questa animazione:

La Dott.ssa Monica Gagliano dell’Università dell’Australia Occidentale, ha studiato la Mimosa Pudica.

La sua ricerca, volta a indagare le possibilità di comportamento, apprendimento e memoria, consisteva nel far cadere ripetutamente dell'acqua sulle foglie di una specifica pianta di Mimosa Pudica.

Si dimostrò che la pianta riusciva a sviluppare delle risposte comportamentali incanalate attraverso la familiarizzazione. Ecco cosa si notò: in seguito a tocchi ripetuti di quel liquido, gli arbusti rimanevano aperti. La Mimosa aveva imparato che da quello specifico "tocco" non proveniva pericolo né minaccia.

Queste piante hanno la capacità di immagazzinare ricordi e di farne esperienza. Non solo: la ricerca dimostrò che, anche a distanza di settimane, la stessa mimosa aveva memorizzato la lezione appresa e l'esperienza passata.

Anche dopo che le condizioni ambientali erano cambiate, la Mimosa era in grado di riconoscere lo stesso tocco: si capì che la reazione della pianta non era qualcosa di automatico, frutto di un semplice istinto di sopravvivenza e difesa, ma una sorta di pensiero.

Quest'ultimo esperimento dimostrava a tutti gli effetti che la Mimosa, dotata di una sorta di pensiero e memoria interna, sa gestire anche situazioni diverse, in tempi, circostanze e ambienti differenti. Compie scelte e fa “previsioni” sulla base di esperienze passate, per affrontare situazioni nuove.

Lo stesso problema, in momenti diversi, richiede soluzioni diverse. Eppure, spiega il prof. Giorgio Nardone,  psicologo e psicoterapeuta il cui contributo scientifico e applicativo rappresenta una vera e propria “scuola di pensiero”, le persone si comportano in tutt'altro modo. Ogni essere umano tende, infatti, ad applicare la stessa soluzione a problemi simili o a situazioni analoghe finendo con il creare mappe associative.

Ecco una trappola molto comune: replicare ciò che ha avuto successo in passato come se fosse una soluzione universale.

Risultato?

Ripetiamo azioni che riteniamo "adatte" in tutte le situazioni apparentemente simili, ma che sono diverse tra loro. Così facendo, finiamo con l'inciampare continuamente in una trappola che abbiamo costruito noi stessi, dalla quale non sappiamo come uscire. In realtà, le situazioni diverse non possono che essere affrontate in maniera differente. Il concetto è ancor più valido nelle situazioni complicate e delicate davanti alle quali, spesso, rischiamo di bloccarci.

I tentativi di reiterare una stessa soluzione che hanno funzionato in passato, ma che non funzionano nel presente, innescano un sistema di retroazioni in cui le "tentate soluzioni" diventano il problema stesso.

"Di fronte a situazioni complesse non abbiamo bisogno di semplificare banalmente, ma di tecniche che ci permettono di ridurre la complessità a qualcosa di gestibile”, dice il prof. Giorgio Nardone, con il quale abbiamo ideato un seminario che risponde al desiderio intimo e condiviso di affrontare le sfide e non lasciare che queste ci impediscano di vivere in modo sereno con noi stessi e con gli altri.

Il titolo del seminario, Problem Solving Strategico® , prende il nome dal metodo ideato dal professore per affrontare i problemi spingendoci oltre le solite e consuete forme di ragionamento.

Per scoprire il programma della giornata formativa con il professore, clicca qui!

In questo video, il prof. Nardone ci illustra le tematiche che verranno affrontate durante il seminario.