Quando gli occhi parlano

occhi

“Ho passato la vita a guardare negli occhi della gente, è l’unico luogo del corpo dove forse esiste ancora un’anima”, scriveva ormai avanti negli anni Josè Saramago, premio Nobel per la letteratura nel 1998. Una considerazione amara quella dello scrittore portoghese e tuttavia uno spunto di riflessione che va oltre il senso delle sue stesse parole.

Vi è mai capitato di guardare intensamente negli occhi una persona? E non mi riferisco a quelli della persona amata, bensì, più in generale, negli occhi di un qualunque essere umano con il quale siete entrati in relazione?

Sarebbe bello poterlo fare a lungo e senza essere osservati, perché gli occhi, mentre indagano il mondo, rivelano anche molto di noi stessi.

Occhi, specchio dell’anima

Già gli antichi attribuivano allo sguardo di una persona diversi significati. L’occhio, per alcuni, era simbolo di luce ed energia divina. Nella religione egizia, per esempio, era simbolo della prosperità, del potere regale e della buona salute. Nelle scritture buddhiste Buddha stesso viene definito “l’Occhio del Mondo” e la rappresentazione dei suoi occhi, di solito su una stupa, come spesso la vediamo in Nepal, intende raffigurare la mente onnisciente di un Buddha, che non a caso è, secondo la tradizione, un essere che ha raggiunto il massimo grado dell’illuminazione.

Nella cultura occidentale gli occhi sono spesso considerati lo specchio dell’anima. Ciò perché in essi si riflettono in maniera immediata le nostre emozioni, le nostre paure, le nostre sfumature sentimentali più intime. Pensate a quando abbassiamo lo sguardo perché siamo imbarazzati o abbiamo paura. In quel momento cerchiamo un “rifugio” o una via di fuga. Se ci capita solo con alcune persone o in alcune circostanze vuol dire che proviamo imbarazzo o disagio verso una particolare situazione, se invece è una pratica ricorrente, allora quello stesso sguardo nasconde un malessere più profondo.

Cosa ci dicono gli occhi

Gli occhi sono, in pratica, una fonte di informazione costante. Ci svelano limiti e punti di forza del nostro corpo, come pure cosa stiamo pensando e provando.

Il collegamento tra movimenti oculari e attività mentali, inizialmente studiato dallo psicologo americano William James nel suo libro Principles of Psychology, nel 1890, è stato approfondito, nella seconda metà degli anni ’70, dai fondatori della PNL Richard Bandler e John Grinder. Entrambi annotarono le associazioni esistenti tra rappresentazioni interne e movimenti oculari e sempre insieme, in seguito, individuarono specifici modelli legati ad altrettanti processi cognitivi. I loro studi furono poi organizzati in una teoria ancora oggi adoperata per comprendere le modalità attraverso cui le persone prendono decisioni, imparano, tendono a motivarsi o a memorizzare.

Secondo gli esperti di iridologia la lettura dell’iride fornisce interessanti informazioni sulla nostra persona, sia a livello fisico che emotivo. Si conferma dunque l’importanza degli occhi per la comprensione di ulteriori peculiarità presenti a livello emotivo e sociale. Attraverso un iridoscopio elettronico è possibile mettere in evidenza la costituzione fisica di una persona, le sue predisposizioni genetiche, gli apparati e organi da tutelare, come pure il punto di vista emotivo e cognitivo. Si inizia comunque sempre ad indagare la struttura fisica, per andare a correggere quelle abitudini del quotidiano che minano i ritmi biologici fino a danneggiare l’organismo.

Occhi specchio dell'anima

Esistono all’interno di noi delle componenti istintive, inconsce e consce, che danno origine al modo in cui siamo soliti affrontare la vita di tutti i giorni e le relazioni. Attraverso lo studio dell’iride si può capire il perché dei modi di pensare di una persona, come pure le sue strategie di relazione con il mondo esterno. Spesso ci capita di interrogarci sulle motivazioni di una nostra azione, lo studio dell’iride può darci le informazioni utili ad elaborare una risposta.

E allora ha ragione lo scrittore Alessandro D’Avenia nel sostenere che:

“Ci sono due modi di guardare il volto di una persona. Uno è guardare gli occhi come parte del volto, l’altro è guardare gli occhi e basta…come se fossero il volto”.

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