Proteggerci dall’ignoto: riparo o gabbia?
È capitato a tutti almeno una volta di rimanere “impantanati” in una situazione che non ci rende felici, incapaci di cambiamento. Può essere una dinamica lavorativa logorante, una relazione che ha perso la sua spinta vitale, o semplicemente una routine che ci spegne giorno dopo giorno. Sappiamo benissimo che qualcosa non va, eppure continuiamo a rimandare il momento di agire, convincendoci che “in fondo non si sta poi così male” o che “adesso non è il momento giusto” per cambiare qualcosa.
È un meccanismo umano e profondamente comprensibile. Di fronte alla prospettiva di un cambiamento reale, che porta inevitabilmente con sé l’ignoto e la possibilità di fallire, il nostro istinto di conservazione ci spinge a cercare riparo in ciò che conosciamo. L’abitudine, per quanto dolorosa, ci rassicura perché è prevedibile. Sappiamo esattamente come affrontarla.
L’ubriaco sotto il lampione
Il paradosso, però, è che per proteggerci dall’incertezza finiamo per condannarci all’insoddisfazione cronica. Quella che nasce come una strategia di sopravvivenza si trasforma lentamente in una gabbia. Il professor Giorgio Nardone, psicologo e psicoterapeuta noto per aver fondato la Terapia Breve Strategica, nei suoi studi sulle trappole umane e sulla resistenza al cambiamento illustra spesso questo cortocircuito ricorrendo a un celebre aneddoto ereditato dal suo maestro Paul Watzlawick: la storia dell’ubriaco sotto il lampione.
Un uomo sta cercando disperatamente qualcosa sotto la luce di un lampione. Un passante, impietosito, si ferma per aiutarlo. “Cosa ha perso?” gli chiede. “Le chiavi di casa,” risponde l’uomo. Dopo aver cercato insieme per un quarto d’ora senza alcun risultato, il passante domanda: “Ma è proprio sicuro di averle perse qui?”. E l’uomo candido: “No, le ho perse laggiù in fondo al vicolo, al buio. Ma le cerco qui perché qui c’è la luce”.
La risposta è fuori dalla nostra zona di comfort
Questo racconto riflette esattamente ciò che facciamo quando l’insicurezza prende il sopravvento: continuiamo a cercare soluzioni all’interno del nostro perimetro di abitudini conosciute (la luce), anche quando sappiamo perfettamente che la risposta ai nostri bisogni si trova al di fuori di esso (nel buio).
Se ci accorgiamo di stare cercando le chiavi sotto il lampione sbagliato, il primo passo non è fare rivoluzioni drastiche o lanciarci nel vuoto senza rete. Possiamo iniziare semplicemente a riconoscere la “luce” a cui ci stiamo aggrappando. Qual è quella finta sicurezza quotidiana che stiamo usando come scusa per non affrontare una piccola incognita?
Smascherare le nostre stesse giustificazioni è già un atto di grande consapevolezza; ma imparare ad avventurarci nel buio, tollerando il senso di spaesamento iniziale per trovare nuove strade, richiede un allenamento specifico.
Con Giorgio Nardone continueremo a esplorare proprio questa direzione: indagando i motivi che ci tengono bloccati nelle nostre false sicurezze e provando a comprendere come costruire il coraggio necessario per attraversare l’ignoto senza farci paralizzare. Lo faremo in occasione del corso di un’intera giornata tenuto proprio dal Professor Nardone e arricchito da momenti di interazione diretta, domande e confronto: puoi leggere il programma completo e iscriverti cliccando qui.





