Amare se stessi: perché a volte è difficile?

amare se stessi

L’amore è probabilmente il sentimento più intenso che proviamo: per amore siamo capaci di stringere compromessi che non avremmo creduto possibili, trovare in noi un coraggio che non sapevamo di avere e prendere decisioni che, altrimenti, non saremmo riusciti a sostenere.

L’amore assume diverse forme e può evolversi nel corso del tempo, ma c’è un punto fermo: quando parliamo di questo sentimento ci riferiamo ad una componente così importante per ciascuno di noi che nessuno potrebbe affermare di non aver avuto esperienza almeno di una delle sue tante forme.

Eppure, proprio una di queste è forse il sentimento più difficile da sentire nella vita: si tratta dell’amore per se stessi, una condizione tanto fortunata per coloro che la raggiungono, quanto necessaria per essere davvero in pace.

Amare se stessi: una chiave per la vera felicità

Al mondo non esistono due persone identiche, che provino le stesse emozioni e che abbiano vissuto le stesse storie. Nonostante questo, la profonda necessità di amore incondizionato accomuna tutti noi, a prescindere dai valori e dalle intenzioni per il futuro.

Daniel Lumera è allievo di Anthony Elenjimittam, uno degli ultimi discepoli di Gandhi, e i suoi programmi sono oggi applicati nell’alta formazione del personale medico e sanitario, nelle carceri e nelle università. La Giornata Internazionale del Perdono, da lui ideata, nel 2017 ha ricevuto nelle ultime tre edizioni la Medaglia del Presidente della Repubblica italiana. Le sue ricerche e il percorso di vita lo hanno condotto a comprendere quei meccanismi che bloccano l’esperienza di emozioni autentiche e che limitano la creazione di una realtà allineata con le proprie esigenze più profonde. Lumera definisce l’amore come uno “stato di coscienza” nel quale non vi è fine né separazione alcuna. Questa condizione di unità e di integrità perfetta è ciò di cui abbiamo profondamente bisogno per sentirci reali e realizzati in questa vita, indipendentemente dagli avvenimenti, dalle circostanze esterne e dalle relazioni”.

Essere amati in modo così autentico e sincero richiede consapevolezza: ciò vale tanto per l’amore che gli altri provano per noi, quanto per quello che noi proviamo per noi stessi.

Quante persone possono dire di sentirsi amate, accolte, accettate in maniera incondizionata, indipendentemente da cosa facciano o abbiano fatto nella loro vita?

Quante sono capaci di perdonarsi nonostante i fallimenti, gli errori e le delusioni?

Amare se stessi: i 3 surrogati di cui liberarsi

L’amore incondizionato è il nutrimento principale per l’equilibrio interiore e per vivere in armonia con noi stessi e gli altri. Perciò, quando non riceviamo una sufficiente quantità di questo “alimento”, cerchiamo soddisfazione in alcuni surrogati, cioè fattori che lo sostituiscono ma che, di fatto, non sono ugualmente appaganti.

Molte persone cercano di colmare le proprie esigenze con dei surrogati, tanto in ambito professionale, quanto in quello personale. Per aiutarci a comprendere quali siano i nostri autentici desideri, Daniel Lumera indica 3 dei surrogati più comuni e come possiamo liberarcene.

1 – Il desiderio di approvazione

Quando l’essere umano non riceve amore incondizionato, dagli altri o da se stesso, il primo surrogato a cui fa ricorso è il desiderio di approvazione.

L’importanza dell’approvazione è un elemento che apprendiamo fin dall’infanzia, quando ci viene insegnato che dobbiamo dimostrarci “bravi” per ottenere ciò che vogliamo. Molto spesso, pur di ricevere approvazione, ci adattiamo alle esigenze altrui, anche se queste non rispecchiano i nostri bisogni.

Per smascherare questo surrogato, Lumera suggerisce questo breve test:

  1. Fai un elenco di tre cose che sei riuscito a far succedere “facendo il bravo”
  2. In quali occasioni ricerchi o hai bisogno di approvazione?
  3. In quali relazioni personali e professionali hai attuato la strategia dell’approvazione per ottenere ciò che volevi?

2 – Il potere

Quando non riusciamo a far succedere ciò che vogliamo attraverso l’approvazione, allora entra in gioco il potere. Molte persone usano il potere per ottenere l’amore, la considerazione, l’ammirazione e l’approvazione che cercano, obbligando gli altri a dare loro ciò che desiderano. Secondo Lumera, alla base di questo comportamento vi è una paura irrisolta di non essere amati e della solitudine.

Anche in questo caso, il ricercatore indica un test per porre fine all’uso sbagliato del potere:

  1. Che sensazione ti dà il potere?
  2. Cosa vuol dire per te “avere potere” ed “esercitare potere”?
  3. Sinceramente, quale pensi sia davvero lo scopo del potere?
  4. Come eserciti il potere? In quali ambiti della tua vita eserciti potere e come?
  5. Quando eserciti potere è per obbligare gli altri a fare ciò che tu vuoi?
  6. Ciò che vuoi quando eserciti potere corrisponde al benessere di tutti o soddisfa in larga misura solo le tue esigenze?

3 – Identificarsi con le necessità degli altri

Gli adolescenti spesso emulano i propri idoli, anche imitando il modo di vestire e di parlare. Per Lumera, questo meccanismo è un esempio di un altro surrogato dell’amore: quando siamo incapaci di soddisfare le nostre necessità di amore e non riusciamo ad avere successo tramite l’approvazione e il potere, ci identifichiamo in coloro che reputiamo vincenti per nutrirci del loro successo, con il rischio di perdere di vista la nostra individualità e le nostre autentiche necessità. Il ragionamento che scatta dentro di noi è: “se faccio come loro sarò amato, accettato, adorato e riceverò amore incondizionato”.

Ecco il test sviluppato da Daniel Lumera per smettere di identificarsi negli altri:

  1. Quali modelli ti hanno ispirato durante l’adolescenza?
  2. Quali modelli ti hanno ispirato nella vita professionale?
  3. Quali modelli ti ispirano in questo momento nella tua vita personale e professionale?
  4. Cosa hai ottenuto imitando quei modelli? È davvero ciò che volevi?
  5. A quale tua necessità profonda rispondono quei modelli?
  6. Hai mai avuto una relazione di coppia dove hai sostituito le tue esigenze reali con quelle del partner? Come è andata a finire?

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