Life Strategies

Uscire dalle nostre trappole

Pensare è facile, agire è difficile, mettere i propri pensieri in pratica è la cosa più difficile del mondo.”
Goethe

Come affermava il grande poeta tedesco, non è facile passare dalla teoria alla pratica e, soprattutto, è ancora più difficile passare da una buona teoria ad una buona pratica. Insomma, come se non fosse già problematico oltrepassare il ponte che porta dal pensiero all’azione, dobbiamo anche premurarci di aver scelto il giusto punto di partenza e quello d’arrivo.

Infatti, pensiero ed azione si influenzano e correlano a vicenda. Così le 7 modalità di pensiero, di cui abbiamo parlato nel precedente articolo, possono trasformarsi in altrettanto pericolosi passi falsi quando si tratta di agire.
Vediamo quali sono i 7 tranelli in cui tendiamo a cadere ogni giorno e come fare per evitarli.

Insistere

La perseveranza, la tenacia, l’insistenza sono spesso decantate come doti fondamentali per chiunque voglia raggiungere i propri obiettivi. Eppure, queste virtù possono trasformarsi in pericolosi vizi che finiranno per produrre l’opposto dei risultati sperati. Un’insistenza cieca e fuori controllo può, nel lungo periodo, portare soltanto all’esasperazione. Spesso falliamo nei nostri tentativi a causa dell’insistenza a portare avanti azioni controproducenti nella convinzione di non aver perseverato abbastanza.

Per evitare di incaponirci in approcci infruttuosi, occorre fare di tanto in tanto un’analisi delle strategie, in modo da verificare se le tentate soluzioni non abbiano in realtà prodotto effetti controproducenti, dopo un iniziale esito positivo. È stupido ripetere un certo comportamento nel tempo e sperare che produca effetti differenti da quelli prodotti in passato.

Rinunciare e arrendersi

Apparentemente questo tranello è l’opposto di quello precedente. È vero, però, che si può perseverare anche nell’arrendersi. Questa tendenza a non volersi mettere alla prova può essere pericolosissima perché, se per paura di sbagliare non facciamo qualcosa e reiteriamo nel tempo questo comportamento, finiremo comunque per confermare al nostro inconscio l’incapacità di agire, fino a renderla reale.

Per fronteggiare un’eccessiva arrendevolezza, è necessario confrontarsi con le sfide in cui ogni giorno ci imbattiamo. Dobbiamo cambiare la nostra prospettiva e vedere i problemi come possibilità di miglioramento. Come scriveva il filosofo austriaco Karl Popper: “La vita è una serie di problemi da risolvere”. Tirarsi indietro costantemente davanti ad essi significa vivere a metà o, peggio, non vivere.

La mania del controllo

La capacità di controllare eventi a noi estranei ha permesso all’umanità di evolversi e prosperare, quindi questo atteggiamento è senz’altro positivo. Si tramuta però in una modalità nociva di pensiero quando la portiamo all’eccesso, cercando di controllare problemi e situazioni che sono largamente oltre le nostre capacità. Se, di fronte ad una reazione incontrollabile o una qualsiasi altra manifestazione di emozioni, cerchiamo costantemente di inibire gli effetti che questa ha su di noi, finiamo per ingigantire un problema minimo fino a renderlo una vera e propria fobia.

Per evitare la tendenza al controllo esasperato possiamo applicare la tecnica della “peggiore fantasia”, immaginando a priori le situazioni in cui temiamo di perdere il controllo. Questo ci permetterà di considerarle come eventi da noi creati e controllati, non più come eccessi spontanei o fuori dalla nostra volontà.

Rimandare

“Lo faccio più tardi”. Quante volte ce lo siamo ripetuto? E quante volte abbiamo constatato che il più tardi si trasformava in domani, che il domani si trasformava nella prossima settimana e così via fino ad accantonare del tutto quello che dovevamo fare? Che si rimandi qualcosa per paura o per una presunta mancanza di tempo, il risultato è lo stesso: la nostra capacità decisionale e di fronteggiare la realtà verrà danneggiata. Se perseveriamo con questo atteggiamento ci trasformiamo in persone inermi e incapaci di qualsiasi iniziativa.

Per far fronte a questo tranello della nostra mente, si può utilizzare la paura terapeutica. Iniziare a immaginare ogni giorno gli effetti che il rimandare avrebbe non solo su una particolare attività della nostra vita, ma su tutte – dalle più comuni alle più particolari – ci permetterà di comprendere a fondo i danni che il procrastinare ha sulle nostre azioni.

L’aiuto che danneggia

C’è una linea sottile tra l’aiutare una persona a superare un problema e sostituirsi a questa persona, affrontando per lui le difficoltà. È pericoloso oltrepassarla perché ogni volta volta che eccediamo sostituendoci nei compiti di qualcuno, finiamo per alimentare in quella persona una sensazione di incapacità e svogliatezza. Un individuo capace e responsabile deve poter disporre della propria autonomia e indipendenza: queste due doti essenziali sono conquiste, non doni ricevuti.

Per evitare di avere intorno persone incapaci di prendere decisioni e di affrontare i problemi autonomamente, dobbiamo essere attenti e centellinare l’aiuto che impartiamo. Soprattutto dobbiamo sempre tenere in mente la massima che dice: “Insegna a pescare invece di regalare un pesce”.

Difendersi preventivamente

Pensate ad Alberto Sordi nel ben noto film “Un eroe dei nostri tempi”. Il protagonista, un modesto impiegato, diffida di chiunque e ha il timore, come ripete spesso, di “venire incastrato”. Ha cioè sviluppato una totale sfiducia negli altri e vede in ogni persona una potenziale minaccia. Questo comportamento finisce per dare esiti grotteschi in una serie di scene memorabili che hanno fatto la fortuna del film di Monicelli.
Il problema è che spesso anche noi tendiamo a comportarci come il protagonista del film. Il nostro modo di comunicare costruisce letteralmente la nostra relazione con gli altri: se comunichiamo diffidenza ne suscitiamo altrettanta nei nostri confronti.

Per evitare di sviluppare una diffidenza eccessiva, dobbiamo porci in modo da offrire all’altro un’apertura al contatto e una progressiva fiducia sulla base della nostra disponibilità, offerta a piccole dosi. È necessario imparare ad offrire per primi la disponibilità all’apertura relazionale, per poi, se necessario, essere capaci di retrocedere di fronte ad un atteggiamento non altrettanto amichevole da parte dell’altro. La gentilezza è uno strumento potente: disarma il diffidente come il maleducato.

Condividere tutto

Questa modalità di pensiero è particolarmente rilevante al giorno d’oggi con il proliferare sempre maggiore dei social network. Consiste nella tendenza a svendere la privacy della propria vita. Come diceva Voltaire: “il segreto per annoiare sta nel dire tutto”. Sembriamo però restii ad imparare questa lezione e assumiamo atteggiamenti eccessivi, finalizzati al metterci in mostra. Ma del pavone è celebre tanto la bellezza quanto la vanità. Questo vale per la nostra immagine ma anche per le nostre parole.
Quanto sono insopportabili gli individui che non fanno altro che parlare dei loro successi o delle loro sventure? Non dimentichiamo però che questa tendenza è attiva in ognuno di noi e va tenuta a bada.

Per farlo bisogna imparare a reggere il peso dei nostri problemi, così come l’onere delle nostre vittorie: “Il vincitore è solo”, afferma Paolo Coelho. Ogni tanto è utile alleggerirsi e condividere gioie e dolori con le persone a noi care, ma dobbiamo evitare che il nostro alleggerimento sovraccarichi l’ascoltatore. Ognuno deve portare il suo bagaglio e, solo di tanto in tanto, dare o prendere qualcosa da quello dei suoi compagni.

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Dal 2016 ci occupiamo del benessere delle persone, organizzando eventi per la crescita personale. Tale attività, che è anche un valore della nostra vita, non può essere svolta se mette a rischio la salute di chi amiamo.
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