Igor Sibaldi, scrittore, filologo, esperto di psicologia del profondo e autore di La specie nuova, quando ci parla di desideri ci descrive alcune particolarità e comportamenti che taluni hanno approcciandosi al desiderare.

Altre volte, invece, possiamo ascoltare le esperienze degli altri e confrontarle con ciò che abbiamo noi stessi messo in pratica al momento di de-siderare, di “puntare alle stelle”.

 

Come vengono formulati i nostri desideri?

 Igor Sibaldi, durante i suoi seminari, ci ha detto che c'è un tipo di personalità che prende forma al momento di approcciarsi alla formulazione dei nostri desideri.

Non è un giudizio su di noi, bensì la descrizione di come tendiamo ad avvicinarci al mondo dei desideri: può essere insito in chiunque e denota una situazione ben precisa.

Spesso è quasi un passaggio dovuto, esperienziale. Anche importante.

Di cosa sto parlando?

Dell'esprimere i desideri in modo compulsivo.

Succede.

Specie quando scopriamo di poterci concedere il permesso di desiderare ed esplorare nuove possibilità.

Viviamo un'esperienza del tutto nuova che si fa strada tra quotidiani doveri e rinunce.

Iniziamo a redigere la nostra lista dei desideri e la riempiamo di richieste di ogni tipo.

È come se si fosse aperta in quel momento la possibilità di far avverare tutto quello che abbiamo sempre voluto ottenere ma mai osato chiedere, con la strana sensazione che ci sia una scadenza temporale. Cominciamo velocemente a riempire le pagine di desideri più svariati, spesso di tipo materiale e fisico:

Vorrei fare quel viaggio che ho rimandato, vorrei incontrare una certa persona, vorrei fare un altro viaggio, vorrei acquistare questo o quell'altro oggetto, vorrei una casa al mare, voglio una casa in montagna, voglio una casa in pianura, voglio fare questa professione, voglio risolvere quella data problematica, voglio quell'oggetto, voglio quel cagnolino, quel gattino, quel cricetino …

Sono una serie di cose che desideriamo ma senza un criterio e un'intuizione interiore.

Questi sono i desideri compulsivi: desideri immediati, che non rappresentano l'anima interiore della persona, non rappresentano “il suo IO più grande” - dice Sibaldi.

In ciò che formuliamo non c'è un legame con il nostro futuro, il nostro scopo, con l'ignoto e le nostre aspirazioni più profonde.

 

In questo caso alcuni desideri sono destinati a non avverarsi mai, semplicemente perché sono molto lontani dal nostro scopo nel futuro e lontani da quell'IO più grande che sta oltre (metà) il nostro Io piccolo , quello che sta compulsivamente riempiendo pagine e pagine di richieste.

Altri, invece, si avvereranno ma non avranno alcuna forza di cambiamento vero in noi. Il futuro e l'ignoto rimarranno lontani. Lo stupore (stupor) e l'Eros rimangono in attesa.

Insomma: non cambierà nulla, specie nel nostro livello di felicità.

desiderare

La mia esperienza personale da compulsiva

Posso fare una confessione?

Anche io ho stilato una serie di desideri molto materiali e fisici affiancati da una serie di desideri profondi e anche molto difficili da avverarsi ( di quelli che “questo non si avvererà mai!” ).

Paradossalmente ho visto realizzarsi nel giro di pochissimo tempo un desiderio molto molto difficile, quasi una magia, e al quale avevo dato anche un termine molto stringente: si è realizzato, precisamente, puntualmente, tranquillamente.

Si è avverato così immediatamente che nella mia misera lista di pochi desideri è stato cancellato subito.

Al contrario, un desiderio molto semplice e molto banale, nonostante sia qualcosa di materiale che io sento di desiderare davvero, non si è ancora realizzato.

Vi starete chiedendo di cosa si tratti, per capire quanto sia effettivamente complesso il mio desiderio.

Ebbene: voglio una carriola in dono da mettere in giardino per farci un'aiuola di petunie e fiori primaverili. Niente di così difficile qui in campagna. Eppure ….

Immagino il mio IO grande che mi fissa e mi dice “ma cosa c'entra questo con il tuo scopo???”.

In realtà un tentativo di argomentazione l'ho fatto, ma forse sono poco efficace come avvocato di me stessa.

Intanto continuo a guardare le carriole fiorite nei giardini degli altri...

Un avvertimento importante

In un gruppo di fan delle tematiche trattate da Igor Sibaldi si affronta spesso l'argomento dei desideri e della lista dei 101 desideri.

Ritroviamo frequentemente anche in letteratura e in cinematografia l'avvertimento classico di molte storie:

“Devi stare molto attento a ciò che desideri, perché potrebbe avverarsi!”

 

Effettivamente è così.

Molti nel gruppo vengono messi in guardia, o redarguiti se già accaduto, dalla prassi di desiderare qualsiasi cosa come fossero voglie o soddisfazioni da togliersi.

La modalità di esprimere desideri è importante e va trattata per ciò che è : non è un gioco che ci fa ottenere beni materiali o soddisfazioni effimere ma ha una valenza e uno scopo molto più grande.

Quale?

Quello di farci vedere nuove possibilità, di farci ampliare il nostro piccolo mondo in un mondo molto più grande, di farci prendere contatto col nostro Eros e la nostra capacità creativa, di immaginare e di metterci in comunicazione diretta con il nostro IO più grande per iniziare a realizzare ciò che abbiamo in serbo nel nostro personale futuro. Ci predispone all'ignoto e a un campo di possibilità molto più ampio. E' un divenire.

Molti raccontano, dalla propria esperienza personale, che possiamo desiderare qualunque cosa ma se non è in linea con il nostro IO più grande ciò che si avvera non ci renderà felici ( Felix in latino o Happy in inglese).

In alcuni casi, con il senno di poi, si potrebbe pensare che sarebbe stato meglio non si fosse avverato mai.

esprimere un desiderio

Un caso reale: la donna che voleva essere chef

È capitato, fra i fan di Igor Sibaldi, che qualcuno raccontasse la propria esperienza: “ho espresso un certo tipo di desiderio e poi ho scoperto che non era quello che volevo davvero” oppure “non mi ha reso felice” oppure “non è cambiato nulla”.

Ricordo il caso di quella donna che raccontò che a suo tempo aveva desiderato di diventare cuoca e dedicarsi al mondo della ristorazione: era la sua scelta di vita.

Disse che il desiderio si era avverato, anche piuttosto rapidamente, ma che lavorando in quel campo aveva poi scoperto non essere la vita che voleva fare.

Ha poi cambiato lavoro.

In definitiva la considerava un'esperienza importante, non un errore, perché in questo modo ha scoperto che lavorare in cucina non le piaceva: come avrebbe potuto capirlo se non fosse riuscita a sperimentarlo?

 Se non avesse mai provato avrebbe vissuto una vita nel dubbio o nel rimpianto. Invece ha avuto la possibilità di conoscersi.

Ha chiuso una possibilità e ne ha aperte di nuove.

Ci è concesso sbagliare i desideri?

 In realtà stiamo entrando in un altro ambito, di cui Igor Sibaldi ci ha parlato spesso: il tema dello sbagliare e del non sbagliare.

Sibaldi ci rassicura se ci troviamo nella situazione in cui sentiamo di “aver sbagliato tutto”: sentire di aver sbagliato è importantissimo perché ci mette di fronte a noi stessi e ci mette di fronte alla conclusione di un percorso, per iniziarne un altro. Ne parla sempre, da molti punti di vista, tra cui anche il tema della speciazione culturale che probabilmente, lui ipotizza, è in atto in questo momento.

Se ci sentiamo sbagliati vuol dire che ciò che eravamo fino a poco tempo prima non ci basta più: siamo diventati più grandi e siamo in cerca di un ignoto che ancora non abbiamo scoperto ma che possa esprimere ciò che ora siamo.

Potrebbe essere nato un problema ( pro-blema: uno slancio in avanti dice Sibaldi ) che nasce dall'avverarsi di un desiderio che tuttavia non ci piace per nulla: ci troviamo in una situazione difficile causata proprio dall'essere stati soddisfatti.

Prendere coscienza che “abbiamo sbagliato tutto” effettivamente ci fa riconoscere che la situazione in cui ci troviamo va cambiata o che il  mondo in cui ci troviamo non ci basta più, non è più sufficiente per esprimere ciò che siamo diventati grazie a quel problema.

Niente paura.

Non c'è realmente “sbagliare o non sbagliare”: esprimiamo i nostri desideri, lasciamo che si avverino e lasciamo che eventualmente non ci piacciano. È giusto così.

Non è sbagliare, così come siamo abituati a concepire l'errore.

È sperimentare.

È provare.

È conoscere di più noi stessi, tramite il positivo ed il negativo: quello che ci piace e quello che non ci piace, per scoprire l'Eros che ci alimenta e sperimentare da cosa si genera.

Il nostro mondo, in questo modo, si amplia e ci accresce e ci fa vivere. Ci fa prendere direzioni differenti, come quando gli Europei presero la via per le Indie ma scoprirono un intero nuovo continente in cui nacquero nuovo mondi e nuove realtà: le Americhe!

Tutto è utile.

Per Igor Sibaldi, simpaticamente, il problema non si pone: sperimentiamo!

Portiamo a termine una vita, cominciamone un'altra, e poi un'altra ancora e facciamo tante cose diverse ampliando il nostro sguardo ( fino alle stelle ! )  perché “in fondo – lui dice – dovendo vivere solo 140 anni, sapete quante cose possiamo fare nel frattempo?”