Impara a credere in te stesso e realizza il tuo sogno

“Non lasciatevi vivere, ma prendete nelle mani la vostra vita e vogliate decidere di farne un autentico e personale capolavoro”.

                                                                                                                      Giovanni Paolo II

 

Prima o poi arriva quel momento in cui certe domande fanno capolinea nella nostra vita. Rispondere ad ognuna di esse è un compito non sempre facile. Mette in campo tutta la nostra onestà intellettuale, la capacità di accettare chi siamo al momento in cui lo chiediamo e la disponibilità ad accogliere la verità, in qualunque modo si rappresenti e riveli.

Le domande hanno il potere di cambiare il nostro destino, se sono quelle giuste. Il porsele aiuta la mente creativa ad immaginare nuovi percorsi per la propria vita e quasi sempre a riflettere su ciò che conta davvero. Tra i quesiti che hanno il merito di farci evolvere ce n’è uno per il quale non sempre abbiamo una risposta: qual è il senso della mia/nostra vita?

I meno coraggiosi evitano ogni genere di richiamo esistenziale e abdicano al tempo, ai doveri, alle tante cose da fare ogni giorno, per giustificare la non disponibilità a ragionare su sé stessi. Del resto pensare a quale sia il senso della propria vita e non avere la risposta a portata di mano è un fatto comune. A qualunque età capita di chiedersi se si stia andando nella direzione giusta o di sentirsi confusi al cospetto di una decisione da prendere. Certi dialoghi interiori non si possono rimandare. Se non ci affrettiamo a cercare le risposte per la nostra vita, arriva sempre quel momento, prima o poi, in cui sono loro a cercare noi e allora rimane poco margine per incidere sul nostro destino.

Con la maturità degli anni alcune domande si fanno avanti prepotenti. Anche se vorresti non tenerle in conto, ti entrano dentro e ti danno il tormento, fino a quando non sei costretto/a a fermarti per trovare una risposta.

“Un uomo si misura da due cose: dalla sua vita e dalla sua morte”, scrive Dan Millman ne “I viaggi di Socrate”.

Il valore di una vita lo comprendi quando, guardandola all’indietro, nel suo complesso, unisci i puntini e comprendi che non hai né rimpianti, né rimorsi. Il valore di una morte è dato dal come si è vissuto ed in nome di che cosa. Pare che i momenti che contano, quelli in grado di avere un impatto straordinario sulla nostra esistenza, siano legati da un filo indissolubile. Se fatti di verità, spalancano le porte del nostro cuore e lo rendono capace di cose straordinarie. Avere un obiettivo chiaro aiuta a non perdere la rotta quando la nave è in mezzo al mare e soprattutto ad avere una vita piena ed entusiasmante.

Nel 2006 ho avuto il privilegio di incontrare un uomo davvero felice. Un uomo semplice, dall’aspetto minuto, che ha saputo trovare nella forza di certe scelte il senso della propria esistenza.

Padre Pietro Lavini e Sara Pagnanelli

Si tratta di Padre Pietro Lavini, il frate cappuccino, anche detto “muratore di Dio” (così lo definì un articolo pubblicato su “Famiglia Cristiana” molti anni fa), la cui vita fu interamente dedicata alla ricostruzione dell’antico monastero di San Leonardo, situato nel cuore delle Gole dell’Infernaccio, sui Monti Sibillini.

Padre Pietro Lavini – Fonte foto: Il Resto del Carlino

Detta così, sembrerebbe un’impresa di poco conto, ma se conosceste la storia di Padre Pietro e la sua infaticabile voglia di lavorare e lottare contro le avversità, capireste il valore del suo carisma e il grande messaggio che ha lasciato.

‘Mi sono convinto’, scrisse ormai in là con gli anni, ‘che per essere felici occorre inventare una favola, una leggenda’ e lui, in effetti, quella favola l’ha creata davvero, coltivando un sogno e impegnandosi duramente per realizzarlo.

È impossibile elencare in questo breve articolo tutti i disagi che hanno fatto da sfondo ai quarant’anni dedicati alla ricostruzione di San Leonardo: Padre Pietro ha dovuto dapprima lottare contro chi non credeva in lui, poi contro le incomprensioni dei monaci cappuccini, infine con le oggettive difficoltà della ricostruzione, avvenuta in totale solitudine, sacrificio dopo sacrificio, pietra su pietra.

Nel 1965, spinto da quella che definì “una forza misteriosa”, si incamminò verso i monti e vi scoprì il piccolo pianoro di “San Leonardo”, con solo pochi ruderi ricoperti di rovi e ortiche, a ricordare quello che, in epoche differenti e passate, era stato luogo di preghiera e pellegrinaggio. Fu una folgorazione! Un immediato riconoscersi in quella che solo più tardi si affrettò a definire “la chiamata del Signore”.

Nel maggio 1971, dopo aver ricevuto in dono il rudere dai figli del senatore Albertini (che intestò al monastero di Santa Vittoria in Matenano), l’umile frate cappuccino si avventurò su, per le montagne, e diede il via ad un’impresa umanamente impossibile: ricostruire, tutto da solo, il monastero e riportarlo ad essere quel luogo di culto che era stato secoli prima.

Vestito solo del suo saio, con in tasca un crocifisso, Padre Pietro si immerse con coraggio nel progetto che lo avrebbe impegnato fino alla fine dei suoi giorni e riuscì in quella che può essere definita un’opera titanica.

Seguendo le orme di San Francesco e rispondendo all’esortazione ‘va’, ripara la mia casa, che come vedi è tutta in rovina’, l’umile cappuccino diede vita all’opera di riedificazione, circondato da tanto scetticismo, ma sostenuto da un’incrollabile fede, la stessa che non dovrebbe mai abbandonare ognuno di noi.

Padre Pietro, il ‘muratore di Dio’. Foto dal Libro ‘Lassù sui monti’

E non importa se si tratta della fede in un Dio o in quella verso qualcosa che amiamo: credere fortemente in un progetto, desiderare che si realizzi a qualunque costo, agire perché diventi realtà, è il primo ed essenziale passo verso la felicità a cui aspiriamo. 

Per veder realizzati i sogni occorre impegno, dedizione, amore.

La felicità sta nel duro lavoro quotidiano, che è anche il viaggio per arrivare alla méta. La maggior parte delle persone immagina la felicità come un bene tangibile, un obiettivo raggiunto, un traguardo concreto. In verità, essa si sostanzia delle azioni che compiamo per approdare ad una destinazione.

Padre Pietro ha realizzato sé stesso nel progetto di riedificare il monastero di San Leonardo. Ha percorso centinaia di volte al giorno la strada che da valle giunge al pianoro, situato a 1128 metri, portando sulle spalle pietre, cemento e qualunque altra suppellettile servisse al lavoro che da solo svolgeva ogni giorno, in ogni stagione dell’anno. Senz’acqua e senza cibo, talvolta mangiando un pezzo di pane muffito, questo piccolo grande uomo ha compiuto il suo capolavoro.

Non aveva un carattere malleabile. Forse anche per questo venne definito dai più “l’eremita di San Leonardo”. La sua scelta di vita, il cammino percorso e i giorni trascorsi in totale solitudine su quella montagna, furono da alcuni ritenuti un atto di superbia, da altri una vera e propria follia.

Fasi di ricostruzione dell’Eremo di San Leonardo. Foto di Don Ubaldo Paciaroni

In realtà, nei quarant’anni trascorsi a San Leonardo, Padre Pietro, che amava contemplare in silenzio e meditazione la sua montagna, ebbe modo di farsi tanti amici. Persone che, quando si sparse la voce della sua presenza, andarono a trovarlo, spinte, in qualche caso, dalla semplice curiosità. Alcuni di essi lo amarono come un padre e, quando poterono, ottenuto il suo assenso, gli diedero una mano a realizzare piccoli lavori di supporto.

Ciò significa che essere solitari, come ho già scritto in un precedente articolo, non vuol dire essere soli, ma semplicemente riuscire a godere della propria compagnia. Solo chi sa trovare una ragione per essere felice in solitudine trova persone con le quali stabilire relazioni sane. E, quando ciò avviene, stare con gli altri è una scelta, non una soluzione per colmare il vuoto dell’esistenza.

Penso spesso a Padre Pietro da quando lavoro in Life Strategies. Conoscerlo è stato un privilegio e sedere alla sua mensa un dono del quale sarò sempre grata.

Padre Pietro Lavini e Sara Pagnanelli

Lottando contro ogni speranza, ha restituito alla sua montagna uno dei monumenti più antichi e più belli del passato.

“Devo riconoscere che la mia favola si è costruita su una solida base”, ha scritto, “una riflessione sul vero senso del lavoro, che consideriamo il più delle volte un peso, una condanna, perdendo così la sua etica. Oggi è difficile”, ha lasciato detto ad un giornalista che lo ha intervistato pochi mesi prima di morire, “riuscire a provare il gusto del lavoro, che lo renderebbe meno pesante, più efficace, più lieto. E invece la gioia è il primo elemento di ogni costruzione. Quel che ci rende felici in ciò che facciamo è amare ciò che si fa”.

La crescita personale è una scelta di vita. Chi la compie seriamente sa che comporta un duro lavoro su sé stessi. Lo dico spesso a chi frequenta i nostri corsi, a quelli che ci scrivono su facebook per commentare, a volte in modo polemico, i nostri post, a quelli che ci considerano una macchina per fare soldi.

Se non sei disposto a cambiare, perché dici che il cambiamento non esiste?

“Se è vero che ogni nuovo inizio nasce povero, anche la mia iniziativa doveva percorrere la stessa strada: una strada fatta tutta di sacrifici, rinunce, privazioni, lotte, rischi e anche incomprensioni da parte di persone che cercano sempre di ostacolare il nostro cammino”, diceva Padre Pietro. La felicità comporta anche questo, saper rinunciare a quello che ci ha trattenuto nella condizione che vogliamo cambiare, privarsi degli agi, lottare con lo status quo, reagire in modo proattivo nei confronti della vita.

Mi manca Padre Pietro. Oggi più che mai.

Il dono prezioso di Padre Pietro Lavini a Sara Pagnanelli

Vorrei fargli sapere che il Life Forum, il più grande evento italiano dedicato alla crescita personale che sto organizzando per sabato 27 e domenica 28 ottobre, è anche un po’ merito suo.

Vorrei dirgli che quando ho letto i libri che Dan Millman ha scritto e conosciuto la sua storia di vita, ho pensato alle tante analogie che ci fossero con la sua.

Di certo potrei dirgli che mi rende felice aiutare le persone a trovare la forza per cambiare la propria vita. Che la strada, quella di Life Strategies e la mia, è in salita, ma il carico e le responsabilità che comporta non mi spaventano in alcun modo, perché, come lui mi ha insegnato, “il mondo può essere salvato dall’amore” ed è proprio con amore che mi rivolgo ogni giorno a chi ci segue, ricordandogli che la felicità è possibile, se la si vuole davvero.

“Sono le tue azioni che determineranno il tuo futuro, in meglio o in peggio”, dice Padre Serafim a Socrate nel libro che Dan Millman ha scritto nel 2006 per raccontare la storia del suo maestro, “è il potere del libero arbitrio”, si affretta a chiarire.

Ogni dono è accompagnato dalla responsabilità di prendere in mano la propria vita. Allora cosa stai aspettando?

Tutte le vie sono buone, purché conducano ad un’esistenza più elevata.

“Vai al di là delle parole, scendi nel cuore che sa tutto”, direbbe Dan Millman. Non sei venuto al mondo per credere a chi ti vorrebbe sempre fermo nella tua condizione di partenza. “Sei qui per credere in te, per seguire la tua via”, per essere felice e soddisfatto della tua esistenza.

Comincia dal lavorare su te stesso! Dal decidere di seguire un corso, piuttosto che leggere un libro e lasciati ispirare da chi è riuscito ad aiutare milioni di persone, in tutto il mondo, a realizzare i propri sogni.

Ti aspetto, se vorrai scegliere questa via, al Life Forum, sabato 27 e domenica 28 ottobre 2018.

Ti prego di indicarmi la tua presenza, quando sarai in sala. Mi piacerebbe conoscerti di persona e condividere con te parte del cammino che hai scelto di percorrere, se lo vorrai.

CLICCA QUI e avrai modo di conoscere tutti i dettagli del programma.

“Ho sempre creduto che nessuno di noi possa stabilire se la nostra presenza sia più utile in un posto piuttosto che in un altro, anche perché il nostro giudizio è sempre legato a qualche interesse. Spesso il nostro sguardo non riesce a vedere oltre i confini del nostro piccolo orizzonte. In quel momento, comunque, il mio sguardo era orientato verso la montagna”.
Padre Pietro Lavini

(Pochi mesi prima di morire, Padre Pietro vide realizzato il sogno di apporre, alla sua opera muraria, l’antico campanile. Oggi San Leonardo è mèta di pellegrini e centro di spiritualità internazionale).

Padre Lavini – L’Eremo di San Leonardo

Per essere felice devi imparare a bastare a te stesso!

felice

Quando tutto sembra sfuggire al nostro controllo, non sempre siamo in grado di affrontare la vita con lo spirito che vorremmo.

Stati di ansia e preoccupazione, come pure l’insorgere improvviso di un problema, fanno saltare l’ordine delle cose, fino a darci l’impressione di aver perso il controllo totale della nostra esistenza.

Mi capita sempre più frequentemente di incontrare persone che colgono l’occasione di una chiacchierata per confidare la difficoltà a tenere insieme tutto: lavoro, famiglia, figli…

Donne e uomini, ma anche giovani e giovanissimi, sempre più fragili e soli al cospetto dell’esistenza.

Tempo fa chiesi ad un’amica in difficoltà se avesse un angolo di mondo tutto suo in cui rifugiarsi per ritrovare la forza e il coraggio che aveva perso.

Ce l’hai un “orticello” da cui attingere la serenità necessaria a guardare le cose da un’altra prospettiva? Un posto che idealmente ti faccia provare la sensazione di bastare a te stessa?

orticello

Ci sono persone che definiamo “solitarie” perché felici di stare sole. Considerarle tali, il più delle volte, sa di giudizio, condanna…come se una vita sana fosse quella in cui ci si divide di continuo tra un impegno e l’altro, possibilmente fuori casa.

Succede che si faccia il pieno di incombenze, faccende di poco conto e responsabilità, o che ogni occasione sia buona per stare in mezzo ad altra gente, che perfino le mille occupazioni dei figli oltre la scuola, siano un modo per far socializzare i genitori e metterli nella condizione di divagare dopo il lavoro.

Ma perché non insegniamo ai bambini ad annoiarsi? Perché non li mettiamo nella condizione di sviluppare creatività? E sì perché quando non hai nulla di programmato ti inventi un nuovo gioco, leggi un libro, impari a stare con te stesso…

bambino, libro

 

Io, quando ero bambina, ho trascorso tante estati da sola in città. I miei lavoravano e, a parte una breve vacanza di due settimane, non potevano certo partire. I miei amici e compagni di scuola se ne andavano quasi tutti. Molti avevano una seconda casa di villeggiatura e se ne andavano a giugno, dopo la fine della scuola, per ritornare a settembre. Non c’erano “campi estivi”, ludoteche o altre attività che potessi fare con i pochi che restavano, ma mi divertivo anche da sola. Tra i giochi che organizzavo ce ne erano alcuni improvvisati, ma belli, che mi hanno lasciato tanti ricordi, anche da condividere con mia sorella, che doveva prestarsi, suo malgrado, ad essere mia “sponda” in tante mirambolesche avventure. Come quella, tra le mie preferite, in cui andavo a prendere gli avanzi di stoffa che la nonna (sarta per tutta la sua vita) metteva da parte quando smetteva di cucire e adattarli ai nostri corpicini di bimbe, ai quali venivano prontamente legati con spille da balia, per trasformarsi in fastosi abiti da “principesse”, con cui sfilavamo per casa rappresentando la vita di una corte reale europea del settecento. Gli spunti ce li davano le storie dei film della serie “Sissi”, che rievocavano la vita di Elisabetta di Baviera divenuta imperatrice d’Austria e che ormai conoscevamo a memoria, tante erano le volte in cui li avevamo visti in tv.

bambina

Imparare a stare soli dovrebbe essere lo scopo educativo di ciascuno di noi.

Essere adulti vuol dire occupare il tempo libero con attività che rendono felici, ma per capire cosa ci renderebbe davvero felici dobbiamo avere spazi tutti nostri per comprenderlo e assaporarlo, a poco a poco. Il primo passo da compiere è dunque la conoscenza di sé, soprattutto da bambini, quando siamo capaci di imparare qualunque cosa, anche a vivere!

Ma torniamo alla domanda iniziale. Ce l’hai un “orticello” tuo e soltanto tuo in cui rifugiarti quando ti senti affaticato o quando vuoi semplicemente stare in pace con te stesso?

L’”orticello”, come amo definirlo, è un qualcosa che, quando lo facciamo, ci fa dimenticare di qualunque realtà sia rimasta fuori. Un’oasi di serenità, se vogliamo definirla così.

“Trova la pace dentro di te e nessuno potrà mai sconfiggerti”, recita la massima di un libro di Dan Millman “I viaggi di Socrate”. Parole sagge, pronunciate da un grande maestro al suo apprendista.

Le ho fatte mie leggendo uno dei libri che ha scritto, forse il più bello di tutti.

Vi si narra la vera storia del “guerriero di pace”, Socrate, che nel libro “La via del Guerriero di Pace” (il primo e più popolare scritto da Millman), era l’enigmatico maestro di Dan.

Questo libro, scritto sulla scia del successo editoriale del primo, è un’opera da far propria con il cuore aperto ad ascoltare il grande messaggio che contiene ed è tra i più avvincenti che abbia mai letto.

Nella storia di Socrate, personaggio realmente esistito, c’è il fulcro di sentimenti umani che ciascuno di noi ha provato o è in grado di provare nella propria vita, per questo è un libro la cui lettura consiglio a tutti.

La pace interiore da ricercare è un’arma potentissima. Se hai mai combattuto una qualche battaglia, sai che la vittoria arriva quando sei sufficientemente distaccato e per niente interessato al suo esito.

Bisogna, in qualche modo, raggiungere quella perfetta armonia dell’anima derivante dalla liberazione dalle passioni, che gli antichi greci chiamavano atarassia, letteralmente “assenza di agitazione”.

“Ogni giorno è un nuovo giorno…non si può fare altro che rimanere consapevoli e dare il meglio di sé”.  Dan Millman

La via del guerriero di pace è un percorso greve e disciplinato, che non tralascia, tra i suoi insegnamenti, l’etica e la pazienza verso gli obiettivi che si è scelti di realizzare.

Socrate impara la via dal suo maestro Serafim. Condivide con lui lo spazio della vita monastica, si abbandona ai suoi precetti, con la gratitudine e l’amore di un bravo discepolo. Le parole di Serafim, sempre acute e piene di significato, penetrano nella sua mente, ma anche nel suo cuore…

“L’addestramento non finisce mai”, dice, “continua ad evolvere, a seconda degli obiettivi”.

Come qualunque percorso di crescita personale incontra lungo il suo cammino delle difficoltà, ma superarle tutte consente di acquisire abilità che non si pensava di poter mai possedere.

“Il vero tesoro è interiore”.

Lo si può coltivare solo allontanandosi dai rumori della quotidianità. La vera felicità non ha bisogno di nessun altro, solo di noi stessi.

“I talenti si nutrono nella solitudine, ma il carattere si forma nelle tempeste del mondo”.  Johann Wolfgang Goethe

Dan Millman sarà tra i protagonisti del Life Forum, sabato 27 e domenica 28 ottobre 2018, a Milano.

Sarà un evento unico, grazie al quale scopriremo, passo passo, le incredibili risorse della via del guerriero di pace. Le stesse che ha percorso Dan e, prima di lui, il suo bisnonno Sergei. Eh sì! Lo sapevi che Socrate è un personaggio realmente esistito e che tutto ciò che Dan ha scritto nei suoi libri è assolutamente autobiografico?

“Da giovane pensavo che la vita si potesse svolgere secondo le mie speranze e le mie aspettative. Ora so che la Via si snoda come un fiume, sempre mutevole, sempre avanti, sempre attratta verso Dio, verso il Grande Oceano dell’Essere. I miei viaggi mi hanno fatto capire che è la Via stessa che forma il guerriero, che ogni cammino conduce alla pace e ogni scelta alla saggezza. E che la vita nasce e nascerà sempre dal Mistero”.

                       Dal “Diario di Socrate”

I 5 passi per ritrovare equilibrio e pace del cuore

pace nel cuore

Quando per qualche ragione pensiamo che la vita ci abbia colpito ingiustamente, tendiamo a provare rabbia, delusione, amarezza. Sentimenti che ci avvolgono completamente, consumandoci all’infinito.

Sono riflessi del nostro animo ferito che, dopo una fase di normale abbandono, cedono il passo ad un malessere profondissimo, capace di spegnere ogni altro entusiasmo e farci diventare duri e astiosi nei confronti di chiunque provi a farci del bene.

La rabbia e l’odio provati verso un marito o una moglie che ci ha traditi e lasciati, verso un genitore che non ci ha amati abbastanza, verso un amico che ci ha pugnalato alle spalle, un fratello che ha disatteso i valori di un’infanzia comune o un progetto che non è andato come avremmo voluto sono molto diffusi.

Ognuno di noi, leggendo quest’articolo, può rintracciare nella propria storia un risentimento causato da fatti simili e vederci l’inizio o la fine di una nuova fase della propria esistenza, dominata da sentimenti meno positivi del passato e comunque protesi a ricercare in una qualsivoglia azione di rivalsa, l’opportunità di veder pareggiati almeno i conti.

dolore
Vivere per la “vendetta”, chiamiamola così, o per il “risarcimento” morale dei danni subiti, è solo una perdita di tempo, l’occasione di una nuova infelicità.

Ci sono passata, lo so cosa vuol dire provare tanta rabbia verso qualcuno, sentire il cuore impazzire dal dolore, non riuscire a pensare ad altro che fargli provare lo stesso. Ho attraversato tutto quello che c’era dentro e alla fine del percorso vi ho trovato risorse che non pensavo di possedere.

Liberarsi dal risentimento e dalla rabbia è come uscire dalla più cupa e tetra delle prigioni. Perché odiare costa troppe energie e non porta a nulla, se non a stare più male. Se non altro perché, ragionando in termini di rivalsa, non c’è miglior vendetta che essere felici e realizzati al cospetto di chi ci ha fatto del male. Ma se investiamo le nostre energie nel pensare al male da fare a qualcuno o a quello che quel qualcuno ci ha fatto, cosa rimane da investire per la nostra felicità?

Ragionavo di questi temi l’altro giorno al tavolino di un bar con un’amica carissima. La sua storia e i suoi dolori, molto simili a quelli che ho provato io in passato, mi hanno dato lo spunto per una riflessione più ampia, che vorrei condividere.

Il male fa parte della vita e per fortuna, perché altrimenti non potremmo godere delle gioie derivate dal fare e ricevere il bene a cui aspiriamo.

Ho imparato a considerare ogni dolore uno strumento di evoluzione interiore.

“Lasciando andare il passato… vendetta e morte non hanno più significato”.

Queste parole, tratte da un bellissimo libro di Dan Millman, I viaggi di Socrate, sono un balsamo che scende dolce sulle tante, troppe volte in cui tendiamo a crogiolarci nella morsa dei “se avessi detto”, “se avessi fatto”, inutilmente. Il passato è passato e nessuno potrà mai cambiarlo. Dobbiamo piuttosto imparare ad accettarlo, facendo pace con ciò che in esso è lezione di vita e strumento di elevazione ad uno stadio più alto della nostra esistenza.

La meditazione aiuta a distinguere chiaramente ciò che c’è dentro: ci fa capire gli errori, i perché, perfino i “cosa”, i “come” e i “dove” della nostra vita.

meditazione

Ogni volta che ho concentrato l’attenzione su certi pensieri ed emozioni, ho raggiunto un elevato grado di consapevolezza e ho provato un sentimento bellissimo e potentissimo: la gratitudine verso chi mi aveva fatto del male, per avermi permesso di diventare più forte.

Potrei dire che ho percorso la strada del “guerriero di pace”, come la definirebbe Millman, e che lungo quella strada ho incontrato la persona che sarei voluta diventare.

 

“Chi è in guerra con sé stesso viene sempre sconfitto. Ti supplico, fai pace dentro di te…”, dice il maestro Serafim all’aspirante guerriero Socrate, deciso a vendicare l’assassino della moglie e del figlio neonato. “Non tutti i sentimenti devono trasformarsi in azione. Che tu rimanga qui o che te ne vada, consegna la tua vita ad una volontà più alta”, gli dice con uno slancio quasi disperato.

È incredibilmente bella la storia che ci regala Dan Millman e la cosa incredibile è che, sebbene ne abbia dato contezza Hollywood, non tutti hanno colto l’elemento autobiografico e più profondo che contiene al suo interno.

C’è in ogni parola e riferimento pratico, una chiave di lettura della vita.

E colpisce che alcune di esse arrivino al cuore in modo così diretto da farlo tremare e piangere di commozione.

Socrate, l’antico filosofo greco questa volta e non il personaggio descritto da Millman, da cui pure esso prende il nome, diceva ai giovani ateniesi che la saggezza inizia dalla meraviglia. Ed è vero!

L’intelletto ci aiuta a capire come arrivare alla porta del paradiso, ma solo la saggezza del cuore può aprire quella porta e illuminare il nostro cammino.

Il paradiso è l’oasi di pace interiore che siamo in grado di costruirci ed è in grado di infonderci un equilibrio solido, che nessuno può portarci via.

Ottenere l’equilibrio di cui parlo è il risultato di un lavoro costante e certosino, che ha risvolti positivi nel tempo, solo se siamo disposti e cercare nel lungo termine le soddisfazioni del nostro divenire.

Ecco i 5 step per ottenerlo:

  1. Semplificare, fare pulizia delle relazioni e delle situazioni che non ci fanno stare bene. A cominciare da quelle negative, che sono nocive alla salute interiore. O alle cose, da quelle inutili conservate negli armadi a quelle, decisamente troppo ingombrati, conservate nelle nostre borse (qua parlo più alle donne che agli uomini! 🙂 ).
  2. Essere nel “qui ed ora” sempre e comunque, anche quando la mente vorrebbe volare altrove, nel passato dei nostri ricordi o nelle ansie per i giorni futuri. Bisogna imparare ad accorgersi quando sta andando in un’altra dimensione temporale e fermarla prima che sia tardi. Come? Basta essere concentrati sui pensieri che si stanno facendo in un dato momento e dominarli, cambiarli, ridimensionarli. Un’operazione non facile all’inizio, ma di semplice attuazione quando si impara a praticarla.
  3. Avere fiducia che “non può piovere per sempre”. Questa frase è una verità assoluta da tenere a mente in ogni circostanza. Ogni stato d’animo o problema o evento ha un inizio e una fine. È quella che Eric dice a Sarah, citando il verso di una sua canzone, nel film “Il Corvo”, alludendo non certo ad una condizione metereologica, ma ad una metafora di vita. È vero infatti che le cose non possono andare sempre male, non si può essere sempre sfortunati o infelici. Alla fine torna sempre il sereno, anche nelle nostre vite, per cui mai perdere la speranza che tutto abbia un’evoluzione positiva e praticare piuttosto la pazienza, non a caso definita “virtù dei forti”.
  4. Dominare le emozioni fino a renderle alleate delle nostre giornate. La tentazione di abbandonare tutto c’è sempre, ma bisogna trovare la forza di portare a termine gli incompiuti del nostro quotidiano come quelli della nostra vita. Il “fare”, a qualunque livello, dona gioia e serenità. Posso garantirlo!
  5. Sorridere, sempre, di tutto, anche di noi stessi. Non dico ridere di ciò che ci succede, che pure non sarebbe male ogni tanto, ma di sdrammatizzare e alleggerire il peso delle ingiunzioni che facciamo a noi stessi per non essere stati all’altezza o in grado di… Insomma, parliamoci chiaro! Gli errori li fanno tutti, se siamo disposti a perdonare quelli degli altri, perché non dovremmo avere uno sguardo meno severo verso i nostri?

Mettere in pratica questi cinque suggerimenti può aiutarci a ritrovare l’equilibrio quando sentiamo di averlo perduto, poi sta a noi iniziare un cammino di crescita interiore e personale in grado di farlo divenire perno di un’evoluzione più ampia.

Alcune persone hanno il coraggio di “morire”, in tutti i sensi in cui questa parola può essere declinata nel nostro linguaggio colloquiale, ma non hanno il coraggio di vivere… Pazzesco, vero?

Ho pensato proprio a loro quando ho deciso di organizzare il Life Forum, il più grande evento di crescita personale mai realizzato in Italia, che si terrà sabato 27 e domenica 28 ottobre 2018 a Milano, al quale prenderà parte, tra gli altri, Dan Millman in persona. Ritengo che le due giornate di conferenza ed esercitazioni potranno essere un valido aiuto ad individuare la strada giusta per ognuno di noi, quella che, una volta intrapresa, può bastare a farci essere felici per tutta la vita.

Non si tratta della VIA. Non ce n’è una universale che va bene per tutti. A Milano approderemo con i nostri problemi e ci impegneremo a trasformarli in soluzioni per la nostra esistenza, trovando la strada migliore per realizzare quanto desideriamo e perseguiamo.

Ciò che accadrà, una volta lì, sarà divenire consapevoli di non essere più soli e adottare le strategie necessarie per andare oltre ed essere finalmente felici.

“A volte facciamo noi le nostre scelte, altre volte la vita le fa per noi. E può accadere che comprendiamo che il momento in cui ci troviamo è stato preparato dal passato”, dice Dan Millman. Se questo è, dobbiamo ripartire da esso per cambiare la nostra vita e farla essere quell’oasi di amore e pace che meritiamo!

“Ho una storia triste da raccontare e una gioiosa. Alla fine ho scoperto che sono una sola, perché il dolce e l’amaro hanno ognuno la propria stagione e si alternano come il giorno e la notte, anche quando sono ormai al tramonto”.

                                                                                       (dal diario di Socrate, di Dan Millman)

 

 

L’energia femminile che cambia il mondo

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Conosco tante donne che desiderano migliorare la propria condizione e si impegnano ogni giorno per conciliare i tempi della vita personale con quelli della vita professionale, senza rinunciare ad essere sé stesse fino in fondo. Sono mogli, madri, colleghe, amiche, sorelle, figlie. Sono piene di talento e disposte a grandi sacrifici per metterlo a frutto, quasi mai consapevoli del loro grande valore, sempre protese ad aiutare gli altri e capaci di occuparsene con amore.

Questo articolo è dedicato a loro, ma anche agli uomini che vogliono comprenderle e imparare a viverle intimamente.

Scriverlo mi dona una pace immensa, perché anche quando lo si voglia leggere con superficialità, questo articolo è privo di qualunque logica femminista.

Penso che le donne abbiano l’innata capacità di approfondire questioni complesse. Lo fanno da quando sta in piedi il mondo e continueranno a farlo perché, anche quando non lo vorrebbero, sono più disposte a mettersi in gioco e a ricercare in sé stesse autostima e consapevolezza.

Ne ho conosciute tante in questi anni, ai seminari di Life Strategies. Anime dolci e gentili, dotate di straordinaria forza.

Sara Pagnanelli a un seminario Life Strategies

È a loro che devo parte di questo progetto, compresa l’idea di organizzare il Life Forum, un evento che, oltre ad essere il più cliccato di sempre sui social, sta riscuotendo un successo incredibile di adesioni.

La formazione professionale è una necessità, ma la crescita personale è una scelta di vita. Le donne sono più disposte a compierla, vivendone con coraggio le molteplici implicazioni.

Louise L. Hay, scrittrice statunitense e autrice del bestseller mondiale “Puoi guarire la tua vita”, considerato uno dei testi fondamentali del pensiero positivo, ha scritto che “rafforzare il potere delle donne è la cosa migliore che possiamo fare per il pianeta. Quando le donne vengono represse, tutti perdono. Quando le donne vincono, tutti noi vinciamo”. Lei, con un’infanzia segnata da un patrigno aggressivo e una violenza sessuale subita da un vicino di casa quando aveva solo cinque anni, ha saputo reagire ai tanti dolori della vita, trasformandoli in amore da dare agli altri.

“Il potere del pensiero femminile”, come lo definirebbe Lucia Giovannini, insegnante del metodo di Louise Hay in Italia, è un mix di intuizione, amore, intimità, connessione, significato. Un’energia intensa e sublime, che bisogna imparare ad accrescere dall’interno, per farne il perno di un cambiamento che è anche miglioramento della propria vita.

Lucia Giovannini, Life Forum - Life Strategies
Lucia Giovannini

Mentre scrivo penso alle tante donne che hanno fatto la storia del mondo. Penso a quelle che hanno lottato per affermare sé stesse in contesti ed epoche ostili. Penso alle tante che ancora vivono i condizionamenti della società e li combattono. Penso alla gioia delle donne al volante, per la prima volta, in Arabia Saudita, ma anche a quelle che stringono i denti, aspettando nuove libertà.

Penso all’ultima estate della principessa Diana, in fuga da un’umanità guardona e crudele, e alla giovane Meghan Markle, di recente andata in sposa al suo giovane figlio Henry. Quante delle conquiste dei giovani Windsor sono figlie delle sofferenze della donna che più di ogni altra ha sfidato la monarchia britannica? Siamo certi che se Diana non avesse rinunciato ai privilegi della vita reale per ricercare l’amore vero, i suoi figli avrebbero potuto sposare due donne borghesi, una delle quali afro-americana e perfino divorziata?

Diana Spencer tra le donne ispiratrici di Life Strategies
Diana Spencer e i suoi figli

Tra delusioni e speranze, le donne hanno sempre accettato la sfida di migliorare la propria condizione. Lo hanno fatto faticando il doppio degli uomini, senza mai abbandonare la voglia di essere madri e mogli.

Io queste donne le stimo follemente. Sono fonti di ispirazione continua e sono capaci di prendere in mano la loro vita, nonostante i condizionamenti, anche inconsci, che subiscono ogni giorno.

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Rispetto alla generazione precedente, le donne oggi hanno sicuramente accesso con maggiore facilità agli studi universitari, hanno migliori opportunità di lavoro, possono decidere chi sposare e chi amare, ma quanto si sentono libere di seguire davvero la voce della loro anima?

Spesso il frastuono di certi sibili interiori è oppressivo. Assorda con il suo “fai questo!”, “fai quello!” e impedisce di realizzare quanto si vorrebbe.

Ma come si fa a renderlo innocuo?

L’unica strada percorribile sembra essere quella della comprensione di sé, della conoscenza del mondo, della cultura che lo rende bello, della crescita personale che sussume ogni cosa.

La cultura di cui parlo ha il potere di aprire gli occhi e permette alla mente di pensare, di sviluppare idee autonome e scevre da qualunque pregiudizio sociale. La crescita personale che invoco è una conseguenza e si compie quando accettiamo di considerare che c’è sempre un punto di vista nuovo e più interessante.

Le donne questo lo sanno bene. Per questo molte di loro hanno smesso di vivere rassegnate una condizione di sudditanza e si sono ribellate allo status quo.

Esiste tuttavia un divario ancora troppo grande tra il talento di cui dispongono e la capacità di metterlo a frutto, tra il potenziale che possiedono e la capacità di sfruttarlo.

Il più delle volte neppure un’ampia cultura consente loro di essere pienamente soddisfatte nel lavoro, nelle relazioni, nel rapporto con i figli.

Al di là di quale sia la loro condizione economica o psicologica, non riescono ad usare propriamente il potere interiore di cui sono dotate.

Ciò perché un conto è conoscere i meccanismi che regolano certi processi, un conto è saperli applicare con regolarità, facendone uno stile di comportamento e di vita.

Servono gli attivatori del “sapere”, che oltre a generare azione, laddove regnava sovrana l’inattività, sappiano valorizzare i punti deboli e trasformarli in punti di forza, spingendo a realizzare progetti e sogni ad ogni età e in ogni luogo.

L’archetipo del femminile che si esprime solo nella cura della casa e dei figli è obsoleto.

Come pure è cambiato il ruolo dei padri, che sempre più vogliono essere presenti nella vita dei figli e non lo possono fare come vorrebbero perché la legge impone alla madre il ruolo dell’accudimento perenne.

I tempi sono cambiati e maturi perché maschile e femminile convivano armoniosamente, contribuendo insieme a realizzare quell’impalcatura morale di cui tanto hanno bisogno le prossime generazioni.

Al Life Forum, sabato 27 e domenica 28 ottobre, ho intenzione di affrontare anche questo tema, tra gli altri.

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Lo voglio fare con Lucia Giovannini e Simona Atzori, ma anche con James Redfield, Giulio Cesare Giacobbe, Dan Millman ed Hal Elrod.

Il punto di vista maschile sarà interessante perché “barbaro nei sentimenti” (l’espressione non è mia, ma dello psicoterapeuta Giorgio Nardone e dunque la metto tra virgolette) e proprio per questo capace di offrire uno sguardo disincantato e obiettivo dell’universo femminile.

Mi aspetto che le due giornate di corso diano a ciascuna donna presente gli strumenti per “guarire” l’importantissimo e talvolta tormentato rapporto con sé stessa e le indicazioni per farne buon uso.

La condivisione con altre donne sarà fonte di un potere immenso. Perché se c’è una cosa che mi piace pensare è che accanto alla sempre più citata fratellanza universale possa esistere una sorellanza di intenti e valori, che unisca le donne e le renda non solo amiche, ma complici e sostenitrici le une delle altre, nel lavoro e nella vita civile.

A questo punto mi commuovo sempre.

Chi mi conosce sa che tendo a considerare possibile l’impossibile e che non mi arrendo finché non lo ottengo.

Condividere il Life Forum con te, moglie, madre, collega, amica, sorella, figlia che hai letto questo articolo, sarebbe…sarà… l’emozione più grande della mia vita.

Ti aspetto!
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Sara Pagnanelli
Sara Pagnanelli, Fondatrice e Vice Presidente Life Strategies

Usa il potere di un dolore

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Capita a tutti, prima o poi, di avere un momento di sconforto e malinconia. Un momento in cui tutto appare sfocato e le forze vengono meno.

Quando soffriamo i giorni diventano infiniti e le notti eterne. Abbiamo uno stato d’ansia costante, che sembra paralizzare ogni azione, fino allo stordimento e all’abbandono.

Purtroppo non c’è modo di superare un grande dolore, se non attraversandolo tutto.

Si può cercare questo o quel rimedio miracoloso, ma solo guardandolo in faccia e sfidandolo potrà essere vinto e messo al servizio di una causa più grande, che è quella della nostra vita.

È inutile girarci intorno. Il dolore è una condizione universale e appartiene ad ogni essere umano. Si esprime in tanti modi e appare sotto diverse sembianze, ma è impossibile evitarlo. Quando si manifesta è già tempo che lo affrontiamo.

Vedo persone intrappolate in uno stato di infelicità assoluta e per nulla intenzionate ad uscirne. Ascolto affatto rassegnata i racconti che fanno a sé stesse e agli altri e trovo in ogni parola pronunciata il seme di una profezia che si auto-adempie.

La sofferenza che proviamo è la reazione ad una serie di eventi che accadono, ma anche ciò che non accade può essere causa di dolore, se lo abbiamo desiderato ardentemente.

Qualunque ne sia la motivazione, il dolore fa parte della vita e prima impariamo ad affrontarlo e meglio è.

Personalmente ringrazio tutte le sofferenze che ho provato nel corso della mia, perché oggi che le guardo dalla giusta distanza, posso dire con assoluta certezza che sono state propedeutiche a realizzare quanto desideravo per la mia felicità.

Quando soffriamo perdiamo di vista ciò che conta davvero, ciò che era importante per noi. Viviamo sospesi nel limbo di una lunga serie di scopi disattesi e perdiamo tempo a rimuginare su cose che non cambieranno.

Sono dell’idea che il dolore vada affrontato con temperamento e arginato prima che debordi, avvolgendo ogni aspetto della nostra vita.

La prima cosa da fare è accettarlo.

Inutile dire “perché a me?”. Ho capito anzitempo che serve solo a trasformarlo in risentimento. Tanto più che non c’è persona al mondo che non lo abbia provato, almeno una volta, nella sua vita. Al cospetto della sofferenza siamo tutti uguali.

Altra cosa da non fare è dare ascolto alla vocina che ci trattiene in basso quando sentiamo la voglia di volare in alto. È il senso di colpa e compare quando gli diamo spazio per crescere e prosperare.

Il rumore delle persone che ti danno consigli sarebbe da evitare. Fare silenzio dentro e fuori noi stessi è un primo passo verso la risoluzione del problema.

Analizzare gli aspetti positivi del male che avvertiamo può rappresentare la svolta. E se a dirlo sembra quasi un paradosso (cosa c’è di positivo nel dolore?), ti assicuro che non lo è, l’ho sperimentato più volte nella mia vita.

Infine direi che l’azione è l’unico antidoto possibile alla paralisi. Fare, in questi casi, è meglio che non fare. Aspettare che il vento torni favorevole non serve a nulla se smetti di guidare la nave. Quando la tempesta avanza, la cosa migliore da fare è tenere ben salde le mani al timone della propria vita.

Non mi aspetto che, leggendo queste parole, tu possa ritenerlo facile, ma che lo possa considerare possibile. Del resto, se ci sono riuscita io, puoi farcela anche tu.

Chi ha cambiato il mondo non lo ha fatto senza ostacoli. Lo ha fatto malgrado questi…

Forse dovremmo pensare al dolore che proviamo come ad un ostacolo lungo la strada per la felicità… e tentare di ridimensionarlo.

A volte un problema ci appare più grande di quello che è, solo perché siamo coinvolti emotivamente e non abbiamo la lucidità necessaria a viverlo come una condizione di passaggio.

Ecco perché, quando stiamo tanto male, dovremmo pensare a chi avrebbe mille ragioni per stare peggio di noi e invece vive felice.

La domanda più giusta da porsi sarebbe “ma cosa ci manca per essere felici?”. Rispondere sembrerebbe facile, se fossimo al cospetto di una condizione standard, ma poniamo che a domandarcelo sia Simona Atzori, la ballerina nata senza braccia, cosa le diremmo? Che ci manca un scatto di carriera? Un fidanzato? Un obiettivo di vita?

Sara Pagnanelli e Simona Atzori
Sara Pagnanelli e Simona Atzori

Ho conosciuto Simona nel 2015. La sua dolcezza e forza di volontà sono un esempio per tutti. Nonostante la grave menomazione fisica, ha realizzato i sogni che aveva nel cuore, trasformando i suoi limiti in un punto di forza.

Quando sei con lei comprendi che il senso della vita non è quello che spesso gli diamo.

Del resto, ti chiede con un sorriso disarmante, “perché ci identifichiamo sempre con quello che non abbiamo, invece di guardare quello che c’è?”.

È nostra responsabilità essere felici. Non esistono unguenti miracolosi, esiste solo la voglia di intraprendere un percorso di crescita personale che ci faccia accettare chi siamo e migliorare la nostra esistenza, partendo dalle piccole azioni del quotidiano.

Si le azioni! Questo è il tema dei temi.

Chi aspetta che la felicità arrivi da qualche parte non sarà mai neppure moderatamente soddisfatto.

La felicità implica decisioni da prendere, volontà di cambiare la propria vita, azioni da mettere in atto.

La felicità appartiene alle persone in movimento, non certo a quelle intrappolate nella loro zona di confort a rimuginare su ciò che non hanno.

Conosci la storia di Walt Disney?

Walt Disney e Topolino©
Walt Disney e Topolino©

È noto che quando decise di creare il primo parco dei divertimenti a tema fu ostacolato da tutti. Il sogno di costruire un luogo felice dove adulti e bambini potessero gustare insieme l’esperienza delle meraviglie della vita, fu visto come un progetto troppo costoso e per niente realistico, tanto che in molti, da suo fratello Roy (socio in affari) ai tanti con cui lavorava e lo consigliavano ogni giorno, crebbe l’idea che fosse del tutto impazzito. Walt non si arrese. Sapeva che la sua Disneyland sarebbe stata uno spettacolo unico al mondo, in cui le persone avrebbero potuto stare sulla scena e partecipare all’azione, divenendo esse stesse attori di un film in carne e ossa. Realizzare il suo sogno gli costò, oltre il denaro, la credibilità e la fiducia di chi lo aveva sempre sostenuto. Convincere tutti della bontà della sua iniziativa fu un’impresa più ardua della costruzione stessa del parco e gli costò notti insonni e delusioni di ogni tipo, ma nulla scalfì il suo sogno. Rimasto solo a lottare contro tutti, umiliato dai tanti che gli negarono i finanziamenti necessari ad edificarlo, Walt rispose con il suo incrollabile entusiasmo. Era convinto che tutto sarebbe andato bene, che sarebbe stato un qualcosa di straordinario e che avrebbe rappresentato un concetto inedito di divertimento. Alla fine ebbe ragione. Disneyland fu aperta al pubblico il 15 luglio 1955 e fu un successo globale.

Disneyland©
Disneyland©

In seguito, ai tanti che gli chiesero come avesse fatto a non arrendersi quando tutto era contro di lui, cosa gli avesse dato forza e coraggio quando le circostanze erano completamente sfavorevoli al suo obiettivo, rispose: “tutte le avversità, i problemi e gli ostacoli che ho incontrato nella mia vita mi hanno dato la forza di andare avanti”.

Credo che debba essere così per ognuno di noi.

Impariamo ad amare i nostri problemi, perché trovarne la soluzione ci farà essere più forti. Impariamo ad apprezzare le nostre ombre, perché serviranno a mettere in evidenza i tanti punti luce che abbiamo. Infine, impariamo a godere delle nostre sconfitte, perché contengono il germe delle nostre vittorie future.

Con questo messaggio voglio lasciarti oggi. Nella certezza che l’unico giudizio che conta è quello che hai di te stesso.  Lavora affinché sia positivo e incoraggiante!

Life Forum - Life Strategies

Al momento la mia “Disneyland” da costruire si chiama Life Forum ed è il più grande evento dedicato alla crescita personale mai realizzato in Italia. Si terrà sabato 27 e domenica 28 ottobre a Milano e sarà fonte di ispirazione per le tantissime persone che vi parteciperanno.

Se ci sarai, e me lo auguro vivamente, sarà un momento di condivisione profondo, in cui idee, sogni e avvenimenti della nostra vita saranno rivisitati per essere in taluni casi capiti, in altri realizzati.

CLICCA QUI e ricorda…

Se puoi sognarlo, puoi farlo”.  Walt Disney

Liberati dai sensi di colpa
e accogli la tua nuova vita!

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Tra i pensieri di questi giorni ne ho fermato uno che credo possa interessarti. Riguarda il senso di colpa e tutti quei sentimenti ad esso connessi. Ascoltando, osservando e vivendo, talvolta, le storie di chi, per un motivo o per un altro, chiede un suggerimento o un supporto, spunta sempre fuori che, a monte di una scelta, di uno stile di vita, di una esperienza rimandata, c’è stato o c’è un disagio profondo, capace di farci sentire “colpevoli” di aver trasgredito regole morali che ci appartengono nostro malgrado. Il motivo per cui ve ne parlo è che il più delle volte questo “senso di colpa” paralizza la nostra esistenza, rallentando, se non addirittura bloccando irrimediabilmente, il nostro processo di evoluzione.

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Uno studio di qualche anno fa ha evidenziato come la somma dei momenti in cui, nell’arco di una settimana, avvertiamo un senso di colpa, anche lieve, verso qualcosa o qualcuno, corrisponda a circa 5 ore. Significa che, in un modo o nell’altro, per tutto questo tempo, le nostre azioni sono in balìa delle emozioni da esso generate. In poche parole, non siamo liberi di scegliere cosa vogliamo fare ma soggiogati da una serie di condizionamenti limitanti che rischiano di deviare il corso naturale della nostra vita.

Purtroppo i sensi di colpa ci impediscono di essere felici. Non solo ci rendono refrattari a qualunque possibile godimento, ma abbassano di molto la soglia di attenzione, facendoci diventare difficoltosa qualunque attività, anche in ambito lavorativo.  Ma come si fa a riconoscerli fra i tanti sentimenti che pure proviamo ogni giorno?

È semplice.Quando ci sentiamo “colpevoli” di qualcosa avvertiamo pulsioni negative e distruttive verso noi stessi.Il prendere coscienza delle sofferenze che abbiamo provocato o provocheremmo a qualcuno con le nostre scelte, ci consuma interiormente a tal punto da sacrificare ogni anelito alla vita e al cambiamento.

Li coltiviamo fin da piccoli, portando avanti, in taluni casi, perfino quelli dei nostri progenitori. I sensi di colpa sono, purtroppo, “contagiosi” e condizionano l’esistenza di ognuno, a prescindere dall’età e dallo status di appartenenza.

Il senso di colpa che più detesto tuttavia, quello che, per intenderci, dal punto di vista dell’entità, riesce perfino ad offuscare tutti gli altri, lo sviluppiamo quando siamo felici. Incredibile vero? Mi spiego meglio.

Quando otteniamo un risultato importante e positivo per la nostra vita, tendiamo ad averne paura. Ci sentiamo a disagio, quasi fosse un insulto a chi soffre o una condizione che non meritiamo. Finiamo così per auto-sabotarci, trasformando la meritata felicità nella consueta, familiare e purtroppo nota infelicità.

Hal Elrod - Life Forum
Hal Elrod

Hal Elrod, che oltre ad essere un famoso relatore motivazionale, è uno dei migliori life coach al mondo, sostiene che per uscire dalla trappola dei sensi di colpa occorre innanzitutto “accettare la piena responsabilità di ogni aspetto della propria vita”. È infatti importante guardarsi dentro, capirsi nel profondo e rifiutarsi di dare la colpa a qualcun altro.

Quest’ultimo punto è a dir poco essenziale, perché, dice Elrod, “il grado con cui accettiamo la responsabilità di tutto ciò che è la nostra vita, corrisponde esattamente al grado di potere personale su cui possiamo contare per cambiare o creare” quanto vogliamo. Il punto focale da tenere a mente è che “la responsabilità non è la stessa cosa della colpa. Mentre la colpa infatti determina chi sbaglia nel fare qualcosa, la responsabilità definisce chi si impegna a migliorare le cose”, chi non accetta lo status quo ed è pronto a cambiare tutto.

Quando il senso di colpa ci avvolge, dovremmo dunque lavorare su noi stessi, per mantenere la lucidità necessaria a considerarlo quello che è: un sentimento, un momento della nostra vita interiore che dobbiamo imparare a gestire, perché non ci risucchi nella morsa del “non fatto” o “non detto”.

Per addomesticare i sensi di colpa e piegarli al nostro volere occorre procedere a piccoli ma decisi passi. Tanto per iniziare devi:

ACCOGLIERLI DENTRO DI TE!

In pratica devi concentrarti, riconoscerli e visualizzarli. Quando sarai di fronte a ciò che ti impedisce di andare avanti e lo vedrai contenuto in un perimetro ben definito, ridimensionerai il tutto alla luce di un aspetto: tu sei più forte e saprai pendere le tue decisioni senza fare del male a nessuno! Ripetendolo a te stesso per tante e tante volte ti sentirai pervaso da una nuova forza.

GODI DELL’EMOZIONE DI SCOPRIRE CHE SEI IN GRADO DI GESTIRLI!

Chiudi gli occhi e nel silenzio del tuo cuore ascolta il battito che quest’ultimo genera quando si emoziona. Stringi i pugni e fai defluire la forza che non pensavi di avere, ma che invece è lì, pronta a sostenerti nella battaglia contro i tuoi fantasmi. Infine…

AGISCI!

Prendi la decisione che rimandavi da tanto! Non importa dove ti porterà, l’importante è che ti faccia uscire dallo stallo in cui ti trovi. Quando l’avrai presa e avrai agito per attuarla, ti sentirai più leggero e comprenderai il senso di ogni scelta futura. Ricorda…

“NON È DAVVERO IMPORTANTE CHI È COLPEVOLE DI QUALCOSA, L’IMPORTANTE È CHE CI IMPEGNIAMO A LASCIARE IL PASSATO NEL PASSATO E A RENDERE LE NOSTRE VITE ESATTAMENTE COME VOGLIAMO CHE SIANO A PARTIRE DA OGGI”.

Questa frase, tratta dal libro The miracle morning, riassume il sentimento con cui Hal Elrod ha fondato il metodo che ha cambiato la vita di milioni di persone in tutto il mondo. Leggerla mi ha emozionata al punto da spingere ogni mia azione verso l’edificazione di un nuovo progetto di crescita personale, pratico e semplice da attuare.

Hal Elrod sarà a Milano sabato 27 e domenica 28 ottobre 2018, per spiegare dal vivo i risultati delle sue ultime ricerche.

CLICCA QUI per conoscere il programma del Life Forum, il più importante evento dedicato alla crescita personale mai realizzato in Italia.

Life-Forum

Guarda le cose come vorresti che fossero invece di come sono, ti scoprirai capace di generare risultati positivi per la tua vita e vorrai condividerli con altri, come è capitato a me.

Per questo ti aspetto a Milano!

“Dove sei ora è il risultato di dove sei stato, ma dove andrai dipende interamente da chi scegli di essere”.
                                                                                   Hal Elrod

Sara Pagnanelli
Fondatrice di Life Strategies

Sara Pagnanelli, Fondatrice e Vice Presidente Life Strategies

 

 

 

 

Prima di vivere a lungo, preoccupati di essere felice!

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La paura della morte ha spinto per secoli gli uomini a ricercare in qualche elisir di lunga vita il segreto dell’eterna giovinezza.

Centinaia di studi e ricerche hanno messo in luce, soprattutto in questi ultimi anni, le straordinarie proprietà di questo o quell’elemento che, da solo o insieme ad altri, sarà in grado di farci vivere sani, in forma e, naturalmente, il più a lungo possibile, ma in pochi hanno chiarito come si possa oltrepassare il secolo potendo essere pienamente soddisfatti della propria esistenza.

È di questi giorni la notizia che la donna più vecchia del mondo vive in Russia ed è nata l’1 giugno 1889. Si chiama Koku Istambulova e, ai giornalisti impazienti di conoscere ogni particolare sulla sua lunga vita, l’arzilla nonnina ha dato una risposta che ha spiazzato tutti: “in 129 anni non ho mai avuto un giorno felice”.

Koku Istambulova
Koku Istambulova

Questa dichiarazione, fatta peraltro ad un pubblico che sperava di conoscere il segreto di tanta longevità, mi ha invitata ad una riflessione più profonda, che vorrei condividere con te.

Sopravvivere al limite medio della vita di un uomo è un dono o una sventura?

Certo che, detta così ad un malato in fase terminale, la risposta apparirebbe scontata. La vita è assolutamente un dono e bisognerebbe celebrarla finché si è in tempo.

Proviamo invece ad immaginare per un attimo la nostra vita senza le persone che abbiamo amato. Perché è evidente che se, come Koku, arrivi a vivere 129 anni, qualcuno, lungo la strada, te lo sei perso di certo. Saresti felice di sopravvivere, pur in salute, alle persone che ami?

Koku al momento vive in Cecenia, è autonoma in tutto, cammina, si nutre da sola ed è vigile e cosciente. Pur avendo mille ragioni per essere felice non lo è e considera la sua vita una punizione divina. Ha raccontato di essere sopravvissuta alla guerra civile russa, alla Seconda Guerra Mondiale, alla deportazione cecena del 1944. Aveva 27 anni quando la Rivoluzione Russa detronizzò lo zar Nicola II, 55 quando la Seconda Guerra Mondiale finì e 102 quando l’Unione Sovietica crollò. Una vita che, per sua stessa ammissione, è stata difficile e dolorosa, contrassegnata da tanti sacrifici, rinunce, perdite, come quella dei suoi figli.

I suoi racconti, tutti orientati a definire chi è stata, non lasciano spazio ai “se” e ai “ma”. “Ho sempre lavorato, non ho mai avuto un momento per riposarmi o divertirmi”. Sicuramente una predisposizione genetica, visto che la sua ultima figlia, Tamara, è morta a 104 anni, ma dietro ad un’esistenza tanto lunga c’è, secondo lei, lo zampino di Dio, il quale, dice, “ha scelto per me, costringendomi a vivere senza neppure un giorno di felicità”.

Sono parole tristi, che lasciano poco spazio ai festeggiamenti per l’imminente compleanno. Nonostante le 129 candeline spente e la salute con cui le è stato concesso di arrivare ad un simile traguardo, Koku si dichiara “troppo stanca di vivere” e aspetta pazientemente il giorno in cui, dice, “Dio la rivorrà con sé”.

È evidente che non sono la quantità, ma la qualità degli anni che passano a renderci persone felici di esistere. E allora, forse, non dovremmo tanto concentrarci sull’aggiungere giorni ai giorni, ma sul rendere ogni minuto speciale e fare della nostra vita un capolavoro.

Qualche anno fa, un’altra centenaria, Rita Levi Montalcini, rivolgendosi ad un immaginario uditore, dichiarò: “qualunque decisione tu abbia preso per il tuo futuro, sei autorizzato e direi incoraggiato a sottoporla ad un continuo esame, pronto a cambiarla, se non risponde più ai tuoi desideri”.

Le sue parole erano grevi e suonavano come un ammonimento a non arrendersi mai, neppure quando pensiamo che nulla possa cambiare, ricercando la felicità nelle piccole e grandi cose. Lei, Premio Nobel per la medicina nel 1996, dopo aver dedicato un’intera esistenza alla scienza, fino a poco prima di morire, a 103 anni, ha contribuito a divulgare ciò che aveva appreso in oltre mezzo secolo di lavoro sul campo.

Quando la incontrai e intervistai, nel 2004, aveva perso un po’ la vista e l’udito quasi del tutto. Alle conferenze, diceva, non vedeva le proiezioni e non riusciva a sentire più bene, ma era orgogliosa di ammettere che neppure a vent’anni aveva pensato tanto come in quell’ultimo lembo di tempo che le rimaneva da vivere. La forza e la determinazione con cui affrontava ogni giornata erano solo pari alla passione che aveva nutrito per tutta la vita nei confronti di ciò che faceva, tanto da farle dire “il corpo faccia quello che vuole, io non sono il corpo: io sono la mente”, un monito e un insegnamento profondissimo che è ancora vivo dentro di me.

Fai pace con te stesso e scegli di essere felice! Non te lo dico io, ma il sottotitolo di un libro scritto nel 2013 da Lucia Giovannini e pubblicato da “Sperling & Kupfer”, “Mi merito il meglio”.

Solo che la felicità di cui parla non arriva in automatico. Occorre volerla!

È necessario voler crescere, evolvere, decidere di cercare il meglio anche nei giorni più bui.

“Niente dà forma alla nostra vita più delle nostre intenzioni”, dice Lucia.

Tu che intenzioni hai?

Vuoi capire cosa potrebbe migliorare la tua vita e definire chi sei al cospetto dell’esistenza?

Sei pronto ad impegnarti seriamente per aggiungere vita agli anni piuttosto che anni alla vita?

Di recente, durante un incontro pubblico a Macerata, lo psicoterapeuta Giulio Cesare Giacobbe, parlando della felicità, ha preso in prestito un ricordo della propria vita per rispondere a questa domanda. Ha infatti raccontato di aver perso un figlio, una delle esperienze più drammatiche e laceranti della condizione umana. Un figlio che amava moltissimo e che, nonostante i suoi anni, non aveva mai manifestato un disagio, riuscendo ad avere un approccio positivo qualunque cosa facesse.

Giulio Cesare Giacobbe a Macerata
Giulio Cesare Giacobbe
Sara Pagnanelli e Giulio Cesare Giacobbe
Sara Pagnanelli e Giulio Cesare Giacobbe

 

Il cammino può apparire non semplice, ma la felicità che cerchiamo è dentro di noi. Cambiare il modo di vedere le cose può essere un primo passo per aggiustare il tiro della nostra vita e cominciare a viverla responsabilmente.

Life-Forum

Per questo e per condividere molto altro ti invito a venire a Milano, il 27 e 28 ottobre 2018, e partecipare al Life Forum, un evento incredibile che vedrà su un unico palco alcuni fra i maggiori esperti di felicità che ci sono al mondo.

Dai un’occhiata al programma e vieni a vivere con me l’emozionante viaggio che conduce al cuore dell’esistenza.

Metti al primo posto la tua felicità! Solo quando sei felice inizi ad agire per te stesso. Quando poi agisci e fai le cose che contano, scopri che ti fanno stare bene. È a quel punto che ottieni tutto ciò che avresti sempre voluto. E a quel punto tutto si fa più chiaro.

“Cerca dentro di te. Cercare la felicità al di fuori di sé è come aspettare un raggio di sole dentro a una grotta che guarda a nord”.

                                                                                                          Antico Proverbio Tibetano

 

Sara Pagnanelli
Fondatrice di Life Strategies

Sara Pagnanelli, Fondatrice e Vice Presidente Life Strategies

 

Sei pronto per essere felice?

Se pronto per essere felice? Life Strategies

Sulla felicità si sono espressi in molti. Dagli antichi filosofi greci ai più grandi psicologi del mondo, ciascuno, a suo modo, ha dato una propria definizione della felicità e proposto un modo per conseguirla.

Ma cos’è davvero la felicità? E come la si può ottenere?

Dopo aver incontrato le migliaia di persone che ogni anno frequentano i nostri corsi e aver ascoltato, più o meno attentamente, uomini e donne di ogni età e grado di istruzione, ho capito che la felicità, come insegna Lucia Giovannini, “è un’abilità” che possiamo apprendere.

Faccio un passo indietro, perché tu possa comprendere come mai, così a bruciapelo, mi metto a parlare di felicità e di come ottenerla.

Come ho avuto modo di raccontarti in precedenti articoli sull’argomento, sabato 27 e domenica 28 ottobre 2018 realizzerò il sogno di portare a Milano, su un unico palco, sei persone che, a vario titolo, nel corso degli anni, mi hanno trasmesso un pezzettino, un tassello della conoscenza necessaria ad incontrare e riconoscere la felicità in questa vita. Sì questa, perché non potevo aspettare, come vogliono alcune religioni monoteistiche, di essere felice dopo, in un’altra dimensione e in un altro luogo. Io volevo essere felice ora, in questo tempo che mi era stato dato di vivere, onorando il miracolo dell’esistenza che si compie nell’attimo stesso del nostro concepimento e poi della nascita.

L’obiettivo era ambizioso, ma la determinazione per conseguirlo è stata tale da fissarne, tappa dopo tappa, punti di partenza nuovi e occasioni di scoperta che non avevo pensato possibili.

Il Life Forum è nato da un’esigenza interiore, quella di dare risposte ad altre domande ed altri perché, mettendo tutti in connessione, creare una comunità di persone accumunate dalla passione per la crescita personale, mettere insieme esperienze ed evidenziare come ciascuno, nel proprio, può essere davvero felice, se è disposto ad impegnarsi seriamente.

Ad oggi in tanti stanno contattando Life Strategies da tutta Italia. Centinaia di persone si sono già iscritte, altre si sono unite a me nella promozione. Vorrei poter dare a tutti l’occasione di esserci, anche se già so che, a questo ritmo, probabilmente saremo sold out prima di settembre. Sono comunque soddisfatta che tu mi stia leggendo, a prescindere dal fatto che ci sarai o meno, perché il tempo è quello giusto per un risveglio collettivo. Sono convinta che ricercare una condizione di benessere assoluto in questa vita debba essere l’obiettivo di tutti, non solo il mio.

Lucia Giovannini - Life Forum - Strategies
Lucia Giovannini

Lucia Giovannini, che ho conosciuto personalmente anni fa e di cui ho letto tanto, è tra le personalità che maggiormente hanno ispirato questo cammino. È stata lei ad insegnarmi che “possiamo imparare a essere felici indipendentemente da tutto” e che “una volta che abbiamo raggiunto uno stato di felicità, mantenerlo è solo la conseguenza di impegno e sforzo personale”.

I suoi insegnamenti, i suoi pensieri e i suoi passi hanno guidato parte dei miei verso ciò che volevo diventare e farla essere tra le protagoniste di questo importante evento italiano sulla crescita personale è stato un desiderio subitaneo e fortissimo.

“Quando la felicità ci viene incontro non è mai vestita come pensavamo. Spesso ci passa accanto silenziosa e non sappiamo riconoscerla”.

                                                                                                                    Romano Battaglia

Tutti noi viviamo momenti di crisi ogni tanto. La confusione arriva perfino a paralizzarci quando non sappiamo che direzione prendere.

Lucia mi ha insegnato a creare le condizioni per la felicità, perché, come lei sostiene, “la felicità è un’esperienza che deriva da una serie di cause interiori e non la si può ordinare a comando”.

Le cause interiori di cui parla sono dunque i nostri reali obiettivi, quelli che dobbiamo perseguire, prima di ogni altra cosa.

Non so a te, ma a me è capitato di incontrare persone felici con poco. Persone che noti a distanza per la beatitudine che emanano qualunque cosa facciano. Diciamo pure…quel tipo di persone che quando sei nervoso e arrabbiato ti sembrano appartenere ad una specie extra-terrestre e ti fanno girare ancor più le eliche quando, con calma serafica, proferiscono parola e dicono “ma qual è il problema?”.

Ecco, la prima cosa che ho imparato è che essere felici non vuol dire non avere problemi. Anche perché vivere in assenza di problemi non è possibile: la vita stessa è un insieme di imprevisti e sentieri da percorrere a piedi.

Essere felici, davvero felici, vuol dire affrontare i problemi e gli imprevisti della vita con il giusto atteggiamento.

Martin Seligman, professore di psicologia all’Università della Pennsylvania e fondatore della psicologia positiva, tra le personalità più eminenti di questo secolo, è stato chiaro nel dire che alla base di una solida costruzione della felicità c’è la capacità, insita in ognuno di noi, di imparare ad essere ottimisti, per esempio. Significa, in parole povere, contrapporre alla logica del “deficit” quella del “potenziale”. E se si riesce in questo si è già a metà della strada.

Qualcuno potrebbe obiettare che, detta così, sia un po’ troppo semplicistico e che non è comunque facile essere ottimisti quando tutto intorno richiama pensieri negativi sull’avvenire. Eppure abbiamo tutti le qualità interiori necessarie ad esaltare il nostro potenziale inespresso. Basta attivarle e metterle al servizio di un obiettivo più alto, che è quello della nostra vita.

Come durante una tempesta cerchiamo un luogo sicuro all’interno del quale ripararci, così, nei momenti bui dell’esistenza, dobbiamo rifugiarci in uno spazio interiore costruito ad hoc per ritrovare pace, armonia, fiducia, gioia, dal quale “possano nascere, dice Lucia, “nuovi stati d’animo, nuove azioni, nuovi risultati”. “Un luogo all’interno di noi stessi da cui ripartire”, insomma, per creare il quale occorre innanzitutto fare chiarezza dentro noi stessi e sviluppare tutto quello che in noi è armonia.

Ho incontrato persone che, in situazioni disperate, facevano coraggio agli altri e mantenevano uno stato di positivo approccio al problema. Conoscendole più approfonditamente, le ho scoperte talmente normali da non sembrare affatto dotate di chissà quali poteri magici. Come abbiano fatto a non perdere la fiducia in certi momenti l’ho capito solo dopo, quando le ho osservate attentamente nel loro incedere pacato e gentile.

Erano persone che non ricercavano all’esterno ragioni per essere felici, ma che avevano trovato all’interno del proprio animo il senso profondo della propria esistenza.

E tu? Ci hai mai pensato? Cosa dà significato alla tua vita?

Siamo sicuri che i valori che ci propone la società siano i migliori per noi?

Tanto per iniziare dobbiamo individuare il nostro scopo di esseri umani, poi dare seguito alla nostra ritrovata consapevolezza con azioni in grado di attuarlo. Solo così potremo essere davvero felici. L’ho imparato a mie spese.

Guardati allo specchio come ho fatto io e sii sincero con te stesso! Non barare!

Trova le ragioni del tuo esistere e, come dice Seligman, “puntiamo oltre noi stessi”. Scopriamo quali sono i nostri talenti e i nostri punti di forza, impariamo a svilupparli e a condividerli per metterli al servizio di qualcosa di più grande di noi. Solo così faremo la differenza nella vita e, piccola o grande che sia, questa differenza basterà a farci essere davvero felici.

 

“Ottenere, mantenere e ritrovare la felicità è in effetti la motivazione segreta degli uomini di tutti i tempi, in tutto ciò che fanno”.

                                                                                                                     William James

 

Ciascuno dei relatori del prossimo Life Forum, Hal Elrod, Giulio Cesare Giacobbe, James Redfield, Simona Atzori, Lucia Giovannini e Dan Millman, hanno qualcosa da dire sulla felicità e sul come conquistarla.

I loro interventi saranno complementari e insieme costituiranno un percorso di crescita personale che promette di emozionare, oltre che convincere.

Intanto, in preparazione di questo importante evento, scriverò nei prossimi giorni quale esperienza ho fatto della felicità e attraverso quali vie l’ho condotta nella mia vita.

Che tu ci creda o no, anche se non ti conosco personalmente e non so cosa tu stia facendo in questo momento, ho a cuore la tua vita e vorrei esserti di supporto nella ricerca della felicità che meriti.

“Per tanto tempo ho avuto la sensazione che la mia vita sarebbe presto cominciata, la vera vita! Ma c’erano sempre ostacoli da superare strada facendo, qualcosa di irrisolto, un affare che richiedeva ancora tempo, dei debiti che non erano stati ancora regolati. In seguito la vita sarebbe cominciata. Finalmente ho capito che questi ostacoli erano la vita”.

                                                                                                                                 Alfred Souza

Allora? Cosa stai aspettando?

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Sara Pagnanelli
Fondatrice di Life Strategies
Sara Pagnanelli, Fondatrice e Vice Presidente Life Strategies

 

 

 

 

Come ritrovare forma fisica e benessere per essere felice

salute e benessere per essere felice - life forum - life strategies

Hai mai riflettuto sul perché gli sportivi adottano sempre un regime alimentare ristretto, nonostante le tante, tantissime calorie bruciate durante gli allenamenti?

Fanno tanto di quell’esercizio fisico da non avere certo problemi a concedersi qualche golosità ogni tanto, eppure non lo fanno, reputando l’essere fedeli ad un certo programma alimentare fondamentale per raggiungere risultati sul campo.

“Di tutte le attività umane, mangiare è la prima da mettere a posto”, dice il maestro a Dan Millman nel libro La Via del Guerriero di Pace, e ciò è tanto vero da meritare un discorso approfondito sui perché dovremmo tutti decidere, prima o poi, di adottare un regime alimentare controllato nella vita di tutti i giorni.

Non conta chi tu sia o cosa tu faccia. È evidente che la normale alimentazione può darti un mucchio di energia, ma anche renderti confuso, influenzare negativamente i tuoi stati d’animo e, soprattutto, abbassare il tuo livello di consapevolezza.

Il punto è che per ottenere qualcosa da te stesso, devi innanzitutto nutrire il tuo corpo nel modo giusto, farlo essere capace di supportarti nelle avversità della vita e renderlo un contenitore degno della tua anima.

Personalmente ho sperimentato il valore di certe scelte alimentari e credo fermamente che averle portate avanti senza condizionamenti nel corso di tutta la vita abbia giovato al mio carattere, prima ancora che al corpo. In questo senso devo molto ai miei nonni, le cui umili origini sono servite a farmi apprezzare il cibo semplice e genuino della terra, piuttosto che quello raffinato dell’industria moderna.

Nella loro concezione di vita era un atto vergognoso alzarsi da tavola con la pancia piena e di assoluto non rispetto avanzare qualcosa nel piatto. Il rapporto con il cibo doveva essere equilibrato, parsimonioso e franco, esattamente come le loro origini contadine.

Ti racconto una storia vera.

Quando avevo 16 anni mia madre conobbe per caso una vecchietta simpaticissima che viveva da sola nella nostra città. Si chiamava Anita e aveva 102 anni.

Incredibilmente sottile, leggiadra come il vento, si recava ogni giorno nella chiesa vicina, attraversando le vie cittadine con passo veloce e felpato. In inverno indossava uno scialle di lana fatto a mano per ripararsi dal freddo e noi, equipaggiati per temperature artiche con piumini a prova di Polo Nord, ci chiedevamo come facesse a non ammalarsi vestita così. Mia madre se ne innamorò subito e quando la vedeva passare non perdeva occasione di seguirne gli spostamenti con lo sguardo, per capire come facesse, con i suoi 102 anni, a vivere una vita più mondana di lei che aveva appena 40 anni. In breve tempo nacque un’amicizia e Anita, che aveva visto morire il marito, l’unico figlio e la nipote, non avendo più nessuno al mondo fu letteralmente adottata dalla nostra famiglia. Trascorreva i week end da noi e, come era prevedibile, divenne un’adorabile mascotte. Nel raccontarsi, apprendemmo che la sua vita, iniziata il 13 febbraio 1893, era stata costellata da tanti eventi, molti dei quali legati alla storia dell’Italia post Risorgimento e alle guerre mondiali, delle quali era stata, suo malgrado, spettatrice. Ci faceva sorridere quando in macchina, passando davanti alla statua di Giuseppe Garibaldi, salutava con un affettuoso “ciao Peppe” quell’eroe dei due mondi che era stato capace di unire l’Italia con una spedizione leggendaria e che era morto solo cinque anni prima della sua nascita.

In casa Anita non aveva termosifoni e neppure un camino, ma diceva di non sentire freddo. Prima di andare a letto diceva di bere la Sambuca, un liquore dolce che la riscaldava dentro e che la faceva addormentare. Ma la cosa incredibile era la sua dieta. Anita non cucinava, perché usare il gas non la faceva sentire sicura. Così, visti anche i pochi soldi a disposizione, al mattino comprava un pezzetto di formaggio e un piccolo panino, che mangiava con gusto nell’unico pasto che faceva ogni giorno di ogni stagione dell’anno. La sua alimentazione spartana e lo stile di vita semplice ed essenziale non ha mai minato il suo stato di salute, tanto che quando trascorreva il week end da noi, facevamo attenzione a che assaggiasse i piatti che preparavamo con parsimonia, per non appesantire il suo piccolo stomaco e rompere un equilibrio che, in un modo o nell’altro, le aveva consentito di superare il secolo di vita in ottima salute. Anita è entrata nei nostri cuori e ci ha lasciato improvvisamente una notte, qualche anno dopo averla conosciuta e amata, a 105 anni. Non ha mai avuto un cappotto, ha continuato a bere Sambuca fino alla fine ed è morta senza perdere mai, neppure per un attimo, la sua concentrazione sulla vita.

Ho voluto condividere con te questo ricordo per farti capire che l’alimentazione è la prima forma di cura del nostro corpo e più è raffinata e più è letale per il nostro organismo.

Non sono le cattive abitudini che contano, ma quelle buone, dice Socrate a Dan deciso più che mai a diventare un “guerriero di pace”, ed è vero. “Ciò significa che le tue buone abitudini devono diventare così potenti da annullare quelle che sono diventate inutili”.

“Occorre mangiare solo ciò che è salutare e solo nella quantità necessaria”, dice Socrate e, se non avessi il libro di Dan Millman tra le mani, penserei che a dirmelo sia mia nonna. Anche lei mi diceva sempre la stessa cosa e lo faceva anche cantandomi quella famosa nenia per bambini che recitava “andiamo a tavola, bambini cari…tutto buonissimo, tutto mi piace, chi mangia troppo è una vergogna…”, capisci? Mangiare troppo era una vergogna, perché bisognava mangiare solo ciò che è necessario e, per dirla ancora con le parole del nostro Socrate, “per apprezzare quello che chiami naturale, devi affinare i tuoi istinti. Devi diventare naturale”.

Da anni, da molto prima di leggere questo libro, ho imparato a godermi tutto il processo: la fame che precede il momento di nutrirmi, l’attenta preparazione del cibo, l’allestimento di una bella tavola, masticare, respirare, annusare, gustare, ingoiare…e alla fine, proprio come dice Socrate, “la sensazione di leggerezza e di energia”. Soprattutto ho imparato ad apprezzare i pasti semplici, tanto che le verdure, preparate secondo la tradizione di mia nonna, sono diventate pietanza e non contorno nella mia dieta quotidiana. Non è stata una fatica e quella che, inizialmente, era apparsa come una rinuncia ad alcune golosità, è oggi uno stile di vita, una buona abitudine che metto in pratica senza accorgermene.

cibo e salute - life forum - life strategies“Il piacere che ricavi dal cibo – dice il maestro a Dan – è molto più del gusto che sentono le tue papille e della sensazione della pancia piena…devi eliminare tutti i cibi che contengono zucchero raffinato, farina bianca, carne e uova, caffè, alcol, tabacco…mangerai frutta fresca e verdura cruda, cereali e legumi…potrai fare colazione con frutta fresca e ogni tanto dello yogurt.  A pranzo, che è il pasto principale, insalata verde, patate al forno o al vapore, pane integrale o semi tostati. A cena, insalata cruda e, occasionalmente, verdure appena scottate al vapore…il tutto accompagnato con semi crudi non salati e con delle noci”.

 

Questi suggerimenti dati a Dan dal maestro Socrate sono solo un esempio del “come” e del “perché” occorra intraprendere un cammino di crescita personale che includa anche un atteggiamento di maggior rispetto e cura del proprio corpo, l’unico nel quale potremo vivere, almeno per quanto riguarda questa vita, ammesso che ce ne siano  altre.

L’addestramento di un “guerriero” prevede tante cose, inclusa l’acquisizione del giusto atteggiamento interiore per fondersi con la vita.

Sabato 27 e domenica 28 ottobre, a Milano, parleremo anche di questo al Life Forum. Per saperne di più  CLICCA QUI

Un evento che, come ho già scritto in passato, non ha eguali in Europa e, proprio per questo, risulta essere già un must dell’anno 2018.

Mi auguro davvero tu possa essere presente, per dimostrarti che cambiare in meglio la propria vita è possibile, devi solo volerlo.

Le ultime parole del Buddha ai suoi discepoli furono: “IMPEGNATEVI CON TUTTE LE VOSTRE FORZE”.

Le due giornate del Life Forum saranno l’inizio di una nuova luce, fatta di rispetto per noi stessi e di un senso di potere personale che, sono certa, tu non abbia mai ancora sperimentato nella tua vita. Quando scoprirai il nesso, anche tu diventerai un “guerriero di pace” e da quel momento, tutto sarà più facile.

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Sara Pagnanelli
Fondatrice e Vice Presidente Life Strategies

Sara Pagnanelli, Fondatrice e Vice Presidente Life Strategies

 

 

Ecco un metodo che può cambiarti la vita, un mattino alla volta

Mattino

“Le cose non cambiano, siamo noi a cambiare”.

Questa frase l’ha scritta tanto tempo fa il filosofo statunitense Henry David Thoreau, ma vale ancora oggi e varrà sempre, perché non c’è nulla che possa davvero cambiare se prima non cambiamo noi stessi.

Da qualche tempo cerco di attuare il programma che Hal Elrod ha descritto nel libro The Miracle Morning e mi alzo dal letto all’alba, per cominciare con gioia la mia giornata e mettere in atto il miracolo dell’esistenza fin dalle prime ore del mattino.

Ti dico subito, perché non ci siano fraintendimenti, che sono sempre stata una dormigliona, tanto che, scherzando, mia madre ha più volte definito i ritmi del mio sonno da adulta per niente diversi da quelli di quando ero neonata. Svegliarmi per veder sorgere il sole l’ho sempre considerato un vagheggiamento poetico, qualcosa che non avrei mai potuto fare e che consideravo stancante al solo pensiero. Il mio “miracle morning” tuttavia è, malgrado i “non so” e i “nonostante”, avvenuto, regalandomi un’energia pazzesca.

Andiamo per gradi comunque. Ti voglio raccontare come è andata.

Quando frequentavo il liceo alzarmi alle 6 per andare a scuola era un trauma ogni mattina. Non era solo aprire occhi pieni di sonno, ma entrare in contatto con la luce e le temperature siderali del giorno a farmi rimpiangere il caldo e affettuoso abbraccio delle coperte durante la notte. Ogni volta pensavo: ”quando sarò grande sceglierò di fare un lavoro che non mi farà mai svegliare prima delle 8 del mattino” e così è stato.

Ho scelto di fare la giornalista, una professione bellissima che ho svolto sul campo, con passione, per quindici lunghi anni. Chi ha lavorato in una redazione sa che la giornata di un giornalista inizia, di solito, non prima delle 10 del mattino e termina dopo la mezzanotte. Nel settore televisivo, nel quale ho operato, i ritmi sono scanditi dalle edizioni dei telegiornali o dai programmi di intrattenimento. Ma a parte la lettura dei principali quotidiani, che avviene solitamente appena svegli, il resto accade dopo. Le notizie si sostanziano di vita vera e per questo accadono durante le ore in cui siamo impegnati a fare altro. Le conferenze stampa non sono mai convocate prima delle 12, i fatti politici accadono durante tutto il giorno. Solo la cronaca non ha orario, ma quella, per fortuna, è affidata a colleghi esperti e specializzati, che quando prendono in gestione un fatto lo attraversano fino alla fine, impegnandosi per 24 ore senza sosta.

Si tratta senza dubbio di uno dei lavori più duri, le cui soddisfazioni sono pari ai tantissimi sacrifici che si compiono per essere sul pezzo sempre, anche quando sei stanco e vorresti fare altro. È un tipo di attività che ti fa usare corpo e mente ogni minuto del giorno e che può darti moltissimo se sai abbandonarti totalmente ai suoi richiami. Me ne sono innamorata subito e…ancora oggi, a distanza di anni, la sento dentro di me come il primo amore, quello che non si scorda mai!

Quindici anni sono passati tuttavia velocemente, preparandomi ad un altro destino. Quanto fatto, questo l’ho capito dopo, era propedeutico a ciò che sarei diventata successivamente.

Steve Jobs ci ha ricordato che non è possibile unire i puntini guardando avanti, ma che possiamo unirli solo guardando all’indietro, avendo fiducia che, in qualche modo, nel futuro, quei puntini si potranno unire. Il Life Forum che si terrà a Milano sabato 27 e domenica 28 ottobre, come l’intero progetto Life Strategies, sta unendo i miei, senza alcun dubbio. Parlano del cammino che ho fatto, del valore di certe scelte, della coerenza di un progetto formativo iniziato quando ero al liceo.

Tornando al miracolo del mattino, ti dico subito che i primi giorni è stato difficilissimo. Successivamente però, quando è diventata una prassi, è stato un infuso di energia, una carica immensa, una sensazione di pienezza che cancellava ansie e stanchezza, rendendomi fiduciosa e volitiva come non ero mai stata.

Le prime ore del mattino hanno lo smisurato potere di farti vivere con chiarezza ogni istante. Quando la mente è lucida, il programma della giornata si dipana lieve tra le fatiche del quotidiano e ti restituisce al potere della vita. Senti nascere in te la forza di fare qualunque cosa e, quando la sera torni a casa, vai a dormire con una pace incredibile nel cuore.

Dovremmo tutti imparare a mettere ordine nella nostra mente prima di dare inizio a qualunque attività. Farlo significa non disperdere tempo ed energie a fare cose poco importanti e soprattutto avere una rotta da seguire durante il giorno.

“Dobbiamo ripulire la mente prima che la porta della via del guerriero possa aprirsi”, dice Socrate al giovane Dan nel libro La Via del Guerriero di Pace, e ho ragione di credere che farlo al mattino, un po’ alla volta, aiuti molto a fare chiarezza dentro di noi sul percorso da seguire.

È, più banalmente, il motivo per cui il detto “il mattino ha l’oro in bocca” è in uso in tanti Paesi e si è tramandato a noi in tante lingue. Molte culture dell’estremo oriente confermano che al levar del sole l’atmosfera è più ricca di energie; i latini dicevano “aurora aurum in ore habet”.

Il mattino ha l’oro in bocca: i benefici più comuni

Secondo Hal Elrod i benefici più comuni che si possono sperimentare spostando le lancette della sveglia sono evidenti e coinvolgono ogni campo della nostra vita.

Ti riporto qui di seguito alcuni di essi:

  • Svegliarsi ogni giorno con più energia, potendo contare su una routine e una strategia strutturate, capaci di massimizzare il potenziale insito in ognuno
  • Essere meno stressati
  • Disporre della lucidità necessaria a superare velocemente ogni ostacolo, avversità o pensiero limitante
  • Migliorare il nostro livello di salute complessivo, perdere peso, in alcuni casi, e raggiungere un’ottima forma fisica
  • Aumentare la produttività e la capacità di mantenere la concentrazione sulle varie priorità
  • Sviluppare un prodigioso senso di gratitudine e abbattere, conseguentemente, le preoccupazioni
  • Aumentare la capacità di generare guadagni e attrarre un maggior benessere finanziario
  • Scoprire lo scopo della nostra vita e vivere in armonia con esso
  • Infine, smettere di accontentarsi e iniziare a vivere la vita che avremmo davvero voluto avere.

Hal Elrod - Life ForumDopo aver incontrato Hal Elrod in libreria, pensai che non fosse possibile. Iniziai a leggerlo spavaldamente, cercando in ogni riga il motivo per cui fosse impossibile credere che il suo metodo potesse determinare un cambiamento tanto potente nella mia e altrui vita.

Leggere, tuttavia, mi fece capire da subito, che basta una sola idea o una piccola nuova azione, per cambiare un’esistenza e, credimi, avvertii la prepotente voglia di provare.

In seguito, nel pensare a mettere insieme, su un unico palco, personaggi che, in qualche modo avevano contribuito o stavano contribuendo a cambiare la mia vita, sentii nel cuore la voglia di includere Hal in questo progetto. Una volta contattato, fui sorpresa nel constatare che accettò immediatamente di essere dei nostri.

Considerai il suo assenso un’occasione unica di verificare in profondità il metodo che stava spopolando nel mondo e accompagnarlo a quello di altri grandi maestri.

Fu come ritrovare le motivazioni profonde che mi spinsero a ricercare nel giornalismo non solo un lavoro, ma le ragioni della mia esistenza, ed essere, come in quei lunghi e bellissimi quindici anni di professione, al servizio di un bene universale che, almeno per me, consiste nel fornire a ciascuno gli strumenti necessari a vivere una vita consapevole e piena del suo vero significato.

Così, come da giornalista pensavo di prestare i miei cinque sensi al mondo perché potesse vedere, udire, ascoltare, annusare e toccare i fatti che io stessa stavo vivendo in prima linea, ho sentito nascere in me l’urgenza di condividere con una moltitudine di persone quanto stava accadendo nella mia esistenza, facendola essere sempre più appagata e felice.

Nel prossimo articolo ti racconterò alcune cose che mi hanno fatto ottenere forza e benessere giorno dopo giorno, nel frattempo, se ti va, dai un’occhiata al programma dell’evento.

Clicca qui e condividi con me l’emozione di essere parte di questo grande progetto di crescita personale. Quando la vita mette due persone davanti allo stesso istante, il potere che ne deriva è pari a quello dell’intero universo e tutto si predispone perché tu possa avere ciò che desideri, allargando gli orizzonti della vita.

 

Sara Pagnanelli
Fondatrice e Vice Presidente Life Strategies

Sara Pagnanelli, Fondatrice e Vice Presidente Life Strategies