Igor Sibaldi e i 3 segreti del Metodo Metafisico

Tutti noi, a volte, abbiamo l’impressione di non vivere “abbastanza”.
Non abbastanza a lungo, ma in modo soddisfacente rispetto alle proprie aspirazioni.
Cosa accadrebbe se ognuno di noi sapesse come raggiungere la propria “Terra Promessa”, cioè quel luogo in cui vivere tantissimo, in maniera ricca e piena, con passione e gioia?

La risposta a questa domanda è racchiusa nel Metodo Metafisico, che ci aiuta ad uscire da un mondo troppo limitato per noi ed esplorare dimensioni molto più vaste ed entusiasmanti, dove esistono poche certezze e, di conseguenza, tutto può accadere.

Chiunque può avventurarsi in questo viaggio, ma non tutti sono in grado di compierlo fino in fondo: ecco perché.

 

In viaggio verso nuovi mondi

Quando partiamo per quest’esperienza straordinaria, la prima cosa che avviene dentro di noi è la scoperta di un vuoto terribile, generato dalle tante domande per le quali non abbiamo risposta.
È un inizio difficile da sopportare.

In realtà, per chi ha il coraggio di proseguire, questo vuoto si trasforma in un posto bellissimo, spazioso, in cui si nasconde molto.

Questo luogo è quello che il filosofo e filologo Igor Sibaldi chiama deserto, la sede delle domande senza risposta, dove smettiamo di accontentarci di ciò che conosciamo e nulla può saziare la nostra curiosità. Un simile cambiamento può spaventare, tuttavia solo chi ha la forza di superare la paura del vuoto e dell’imprevedibile scoprirà cosa esiste al di là del deserto.

 

Attraversare il deserto

Quali sono i segreti per attraversare il deserto e andare oltre la sensazione di vuoto che rischia di ostacolare il nostro viaggio? Igor Sibaldi ne elenca 3.

 

1. Primo segreto

Questo segreto è svelato nella Bibbia, più precisamente nella storia di Mosè.
Il segreto è la manna che nel deserto piove alla mattina. Sibaldi spiega che la parola manna traduce l’espressione ebraica man hu’, che significa “che cos’è?”. Ciò significa che man hu’, la manna, il segreto per andare oltre il deserto, è il coraggio di porsi domande.

Al mattino, il momento della manna, iniziamo a farci domande e non smettiamo! Poniamoci continuamente domande, sempre nuove, e cerchiamo le risposte senza mai stancarci.

Questo significa fare Metafisica: avanzare nelle proprie scoperte per giungere al di là di quello che si sa. La Metafisica è come una fiaba che non finisce mai, un’avventura che ci impegna in ogni istante riempiendoci la vita di passione e meraviglia. Non ha termine e si rinnova ogni giorno, senza fine.

 

2. Secondo segreto

Superare la paura vuol dire essere coscienti di non sapere nulla.

Solo chi si rende conto che ciò che ha scoperto fino ad ora è troppo poco e intuisce che c’è ancora molto da conoscere è in grado di dire “io non so niente”. È grazie a questa consapevolezza che potremo far emergere e realizzare anche i nostri desideri più grandi, perché davanti a noi si aprirà un nuovo mondo, molto più ampio di quello in cui abbiamo sempre vissuto.

Abbiamo ancora tutto da scoprire e questa è una delle rivelazioni più importanti che il deserto ha in serbo per noi.

Ci vuole coraggio, molto coraggio per ammetterlo, ma una volta fatto saremo in grado di ammirare un orizzonte immenso e superare noi stessi, abbandonando le piccole certezze quotidiane e dimenticando ciò che sappiamo di noi stessi per poi ricostruire tutto, verso traguardi molto più alti.

deserto

 

3. Terzo segreto.

Noi non siamo nessuno.

Il primo a capire questo fu Ulisse, nella caverna di Polifemo, quando capì che solo se fosse stato imprevedibile avrebbe potuto superare l’ostacolo e continuare il suo viaggio.

Non essere nessuno significa avere la possibilità di scoprire in se stessi sempre qualcosa di nuovo, far emergere parti di sé nascoste e risorse sopite. In questo modo porteremo alla luce idee straordinarie, grazie a cui superare i limiti che frenano il nostro pieno sviluppo.

Ecco le immense sorprese che ci attendono nel deserto.

 

Cosa c’è davvero nel deserto?

Capita a tutti di provare la sensazione che una parte del nostro Io resti nell’ombra, che gli aspetti di noi che riusciamo ad esprimere siano solo una porzione molto più piccola rispetto a chi sentiamo di essere. È come se ciò che finora abbiamo sperimentato non fosse abbastanza, come se la nostra vita fosse racchiusa in confini troppo stretti.

Ci vuole un gran coraggio ad esplorare se stessi, ma è un’esperienza che vale la pena di intraprendere se vogliamo diventare capaci di superare tutto.
Per riuscirci, dobbiamo iniziare ad applicare il Metodo Metafisico nella nostra quotidianità, giorno dopo giorno: questo è lo strumento che ci permetterà di assaporare l’autentica libertà.

Libertà da cosa?
Dal passato, dalle paure, dalle convinzioni, dai legami, dalle certezze e da molti altri elementi che limitano le nostre decisioni e azioni.

Libertà di fare cosa?
Questo è ciò che scopriremo una volta attraversato il deserto, se saremo abbastanza audaci da avventurarci fra le sue sabbie…

Nel nostro viaggio risveglieremo capacità dimenticate, scorgeremo orizzonti sconosciuti e spingeremo i nostri desideri un po’ più in là, verso nuove prospettive.
In quest’avventura, grazie al Metodo Metafisico non ci accontenteremo di sentire, immaginare, pensare, ma passeremo al fare, mettendo in pratica nella nostra vita di ogni giorno ciò che scopriremo ed esprimendo a pieno chi siamo.

 

Per muovere i primi passi in questo viaggio di consapevolezza e sviluppare le tue doti personali sotto la guida di Igor Sibaldi, clicca qui.

Scoprirai le prossime date del suo tour Il Metodo Metafisico, in esclusiva per Life Strategies. Partecipando potrai apprendere direttamente da Sibaldi come utilizzare il Metodo Metafisico per capire quali sono le tue vere aspirazioni, portare alla luce il tuo Io e dare forma concreta alla vita che desideri.

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Cosa si nasconde dietro le bugie?

Paura di affrontare le proprie responsabilità, evitare di deludere qualcuno a cui teniamo molto, desiderio di far colpo sugli altri ed essere accettati: questi sono solo alcuni tra i più comuni motivi per cui facciamo ricorso alle bugie.

Mentire è un’azione che accomuna tutti noi, tanto che sono stati effettuati diversi studi per capire come mai lo facciamo nonostante ci venga insegnato che è sbagliato.

In particolare, una ricerca condotta su soggetti tra i 2 e i 3 anni di età ha rivelato che iniziamo a dire bugie molto presto. Durante l’esperimento, ai bambini è stato consegnato un giocattolo, chiedendo loro di non usarlo mentre erano soli. Come previsto, l’80% di loro ha disobbedito, ma a differenza dei bambini di 2 anni, che lo hanno ammesso, quelli di 3 anni hanno mantenuto il punto.

Crescendo, diventiamo sempre più consapevoli del valore della sincerità e delle possibili conseguenze negative delle bugie, eppure mentire rimane una nostra tendenza naturale. Stando al lavoro di alcuni ricercatori, le persone mentono in media 1 o 2 volte al giorno.

 

Perché mentiamo agli altri?

Le ragioni per cui non sempre dichiariamo apertamente la verità sono varie, così come è varia la gravità delle bugie che inventiamo.

Alcune, quasi innocenti, servono più che altro a non ferire i sentimenti altrui, mentre altre sono delle vere e proprie menzogne che distorcono la realtà e obbligano chi le dice ad indossare delle maschere da cui è difficile liberarsi. Pensiamo, ad esempio, alla differenza tra chi usa una piccola scusa per non uscire con qualcuno che non gli è molto simpatico e chi invece nasconde al proprio compagno un tradimento o problemi economici che riguardano l’intera la famiglia.

Talvolta mentire si rivela un utile strumento di difesa, che permette di evitare conflitti ed allentare tensioni, salvaguardando i nostri rapporti, sia nella vita privata, sia sul lavoro. Esempi ne sono gli stratagemmi che adottiamo ogni giorno per dimostrarci collaborativi verso conoscenti o colleghi, piuttosto che alimentare atteggiamenti ostili che danneggerebbero la qualità della nostra vita.

dire bugie

 

Mentire a se stessi: come far emergere il proprio Io

Se alcune piccole bugie, usate nel modo e al momento giusto, possono salvaguardare le nostre relazioni, ciò non vale per quelle che raccontiamo a noi stessi.

In realtà, tutti noi ci raccontiamo bugie: lo facciamo quando, specchiandoci, facciamo finta di non accorgerci che l’immagine riflessa non corrisponde alla nostra vera personalità, bensì al ruolo che la società ci richiede di assumere.

Lo facciamo ogni volta che mettiamo da parte i nostri desideri e rinunciamo a realizzare i nostri sogni pur di soddisfare le aspettative altrui, seguendo modelli circostanti e assecondando pressioni esterne piuttosto che prendere decisioni libere e consapevoli, con coraggio.

Queste bugie, per quanto nascoste e “silenziose”, hanno un grande impatto su di noi, perché sono in grado di limitare il nostro sviluppo personale: definirci all’interno di categorie ben precise significa escludere dalla nostra esperienza e dalle nostre conoscenze tutto ciò che si espande oltre tali confini, impedendo al nostro potenziale di fiorire.

Ecco perché, a volte, abbiamo la sensazione che manchi qualcosa nella nostra vita, anche se non comprendiamo in modo chiaro che cosa.

Al contrario, trovare noi stessi significa sia portare alla luce ciò che non sappiamo del nostro Io, sia risvegliare doti e risorse che crescendo abbiamo dimenticato, proprio come spiega il filosofo e autore Igor Sibaldi in questo video.

 

 

Le ultime ricerche di Sibaldi uniscono l’antica sapienza filosofica alla sua innovativa teoria della psiche, individuando il metodo grazie a cui superare paure e convinzioni radicate per spingere la nostra consapevolezza al di là di limiti autoimposti, verso una dimensione molto più ampia.

Tale metodo, da lui definito Metodo Metafisico, può aiutarci a raggiungere una maggior comprensione dei desideri e dei bisogni sopiti nel profondo della nostra mente, trasformando dubbi e timori che spesso ostacolano il nostro percorso di crescita personale nel motore di un viaggio alla scoperta del nostro Io.

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Scoprirai come partecipare al nuovo tour di Sibaldi Il Metodo Metafisico, dove potrai apprendere personalmente da lui le tecniche che ti permetteranno di liberare te stesso da bugie, incertezze e imposizioni, esprimendo chi sei davvero.

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Immaginazione e Desideri: 8 ostacoli da superare per Realizzare ciò che Vogliamo

L’immaginazione permette di esplorare territori mai visti. È lo strumento con cui elaboriamo nuovi progetti e diamo forma al cambiamento, la dimensione da cui partono le linee del nostro destino.

L’immaginazione è più che mai necessaria quando abbiamo l’impressione di vivere in luoghi, situazioni e condizioni che non ci permettono di sperimentare la felicità, il piacere e la bellezza.

Per liberarci da questa sensazione, dobbiamo mettere in moto l’immaginazione ed esplorare la possibilità di un cambiamento importante e duraturo.

 

Iniziamo un Viaggio Imprevedibile

Tutti noi siamo divisi tra gli obblighi della vita quotidiana e il desiderio di libertà. In molti casi, la libertà che ci concediamo dipende dagli impegni che rincorriamo ogni giorno e dalle regole a cui ci adattiamo, anziché seguire le nostre aspirazioni.

È un po’ come se osservassimo il mondo attraverso un cannocchiale che restringe il nostro orizzonte, mentre dovremmo imparare a guardare con i nostri occhi se non vogliamo accontentarci di una vita che altri hanno deciso per noi.

Chi ha il coraggio di guardare oltre i confini di questo cannocchiale, usando la sua personale prospettiva, conoscerà la meraviglia e lo stupore.

 

Sorridi e la meraviglia sarà l’unica tua guida”, dice Igor Sibaldi.

Chi si nutre di stupore non sa dove va perché per lui tutto è nuovo e il futuro è spazioso, libero. Questa idea può spaventare, ma è assolutamente normale all’inizio, perché apre di fronte a noi infinite possibilità.

Esplorare orizzonti sconosciuti può comportare dei rischi: forse commetteremo qualche sbaglio, forse non sapremo subito che direzione prendere, ma che importa! Anche gli errori aiutano a crescere e a darci energia: avremo talmente tante cose da scoprire che non resterà tempo per i sensi di colpa!

La responsabilità è qualcosa che potremo lasciarci alle spalle perché riguarda chi segue quello che fanno tutti gli altri, ma non è questo ciò che noi vogliamo: essere liberi e trovare noi stessi.

come usare l'immaginazione

 

Il fascino dell’Intuizione

L’immaginazione consente di scoprire cose che non riusciamo ad esprimere a parole, ma di cui abbiamo comunque intuizione.

Accade tutte le volte che sentiamo qualcosa dentro di noi, ma le parole non bastano a descriverlo. Ciò avviene perché il pensiero arriva sempre dopo rispetto all’intuizione, ed è troppo piccolo per poter comprendere tutto ciò che il nostro Io intuisce.
Descrivere un’intuizione significherebbe comprimerla in un cassettino chiamato pensiero: un vero peccato.

Finché non raggiungeremo una più profonda comprensione di noi stessi e del reale, questo è l’unico modo che abbiamo per conoscere il mondo.

Quando usiamo l’immaginazione gettiamo uno sguardo sull’ignoto, senza averne paura: proviamo una sensazione di piacere, ne siamo affascinati. Il principio con cui funziona questo meccanismo è quello del “chiedi e ti sarà dato”.

Non dobbiamo mai esitare nel chiedere. Solo trovando le risposte alle domande che sorgono in noi spontaneamente potremo far scorrere libero il flusso dell’immaginazione e cogliere ciò che ancora non sappiamo, portando alla luce i nostri desideri nascosti.

La formula da seguire è:

VOLONTÀ + IMMAGINAZIONE = DESIDERIO

Quindi possiamo e dobbiamo osare!

 

Cosa ci impedisce di Desiderare?

Sono 8 gli elementi che impediscono a molti di noi di affidarsi all’immaginazione e di seguire i propri desideri:

  1. la rabbia, che spesso deriva da un senso di insoddisfazione
  2. il rimpianto per non aver ancora raggiunto ciò che vorremmo e potremmo ottenere
  3. il rimorso per gli errori commessi in passato
  4. il rancore, che corrisponde alla rabbia di cui non ci siamo liberati
  5. l’ignoranza, cioè non voler sapere o fingere di non sapere
  6. identificarsi nei problemi, fino a pensare di essere noi stessi il problema
  7. la paura, soprattutto quella di uscire dalla nostra zona di comfort
  8. il senso di colpa, a causa di cui pensiamo di essere sbagliati.

Superare questi 8 ostacoli ci permetterà di iniziare a chiedere ciò che vogliamo e di cui sentiamo il bisogno, perché solo chi chiede ottiene.

Là fuori, nella dimensione dei desideri, dove nascono nuovi modi di guardare e costruire il futuro, tutti potremo avere ciò a cui aspiriamo.

Seguiamo la nostra immaginazione, facciamo le nostre scoperte e i nostri sbagli, troviamo il coraggio di risolvere i nostri problemi e potremo così percorrere un cammino ricco di felicità e soddisfazioni, liberi da condizionamenti e norme imposti dall’esterno.

 

Lungo il percorso dovremo affrontare dubbi e timori che spesso nascondono il nostro potenziale. Per evitare che queste difficoltà ostacolino la nostra crescita personale e la scoperta del nostro vero Io, dobbiamo seguire un metodo che ci aiuti, passo dopo passo, a raggiungere la piena consapevolezza di noi stessi.

A questo scopo, Igor Sibaldi sarà in diverse città d’Italia a partire da settembre con un nuovo tour, realizzato in esclusiva per Life Strategies: Il Metodo Metafisico.

Partecipando nella località a te più vicina potrai scoprire le tecniche che ti consentiranno di allargare gli orizzonti delle tue conoscenze e imparerai come risvegliare la meraviglia e la curiosità attraverso le giuste domande, quelle più coraggiose.

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Come combattere la noia della routine quotidiana e Vivere con Entusiasmo

“Ora basta: da oggi cambio vita!”

Chi non ha mai pronunciato questa frase almeno una volta?

Vivere ogni giorno con entusiasmo e dare sempre il meglio di sé sono due atteggiamenti fondamentali per essere sereni e migliorare sia a livello personale, sia professionale. Farlo richiede impegno, non solo per chi vorrebbe intraprendere un profondo cambiamento nella propria vita, ma anche per chi ritiene di aver già raggiunto i propri obiettivi e si sente soddisfatto di sé.

Un elemento che può ostacolare questo approccio alla vita quotidiana e che spesso passa inosservato, nonostante tocchi da vicino tutti noi, è la routine.

Vi è mai capitato di iniziare un nuovo lavoro pieni di motivazione, o di concentrarvi su un progetto che vi appassionava, salvo poi sentire la vostra energia affievolirsi con il passare del tempo, senza averne chiaro il motivo?

Qualcosa di simile può accadere anche nelle relazioni interpersonali: è il caso, ad esempio, della fine di un rapporto di lunga data, quando sentimenti ed emozioni, anziché crescere giorno dopo giorno, si indeboliscono fino a spegnersi, anche se nessuno dei due ha fatto un torto all’altro.

In ognuno di questi esempi, tra le varie cause, la routine quotidiana assume un peso non trascurabile.

 

Gli effetti delle piccole certezze quotidiane

Alla nostra mente piace seguire schemi comprovati: tutto ciò che interferisce con l’ordine stabilito, gli avvenimenti abituali e le reazioni prevedibili implica uno sforzo di elaborazione e adattamento alle circostanze, che il cervello preferisce evitare.

Ecco perché la routine è così rassicurante per molte persone: non ci sono sorprese inaspettate che potrebbero turbare il normale andamento di una qualsiasi giornata, non si devono affrontare imprevisti dalle conseguenze incerte e, soprattutto, non ci si deve mettere in gioco né interrogare sulle proprie esigenze o sulle proprie emozioni.

La routine quotidiana assomiglia ad una bolla che protegge dalle interferenze, esterne o interne che siano: più seguiamo il tracciato che meglio conosciamo, senza porci domande su noi stessi, su ciò che vogliamo, sulle nostre relazioni con gli altri e sulla direzione che vogliamo dare alla nostra vita, meno corriamo il rischio di uscire fuori strada e perdere l’orientamento.

Questo atteggiamento, tuttavia, non assicura la serenità, anzi: con il tempo, quella che inizialmente percepiamo come una piacevole quiete può trasformarsi in noia, insoddisfazione, senso di incompletezza.

Le piccole certezze di ogni giorno non fanno che allontanarci sempre più dai nostri autentici desideri e dall’ascolto del nostro Io.

 

Come combattere la noia della routine quotidiana

Gli effetti dell’abitudine sui nostri comportamenti sono stati oggetto di diversi studi in ambito psicologico, nel tentativo di individuare le tecniche efficaci per spezzare la routine.

Una di queste è la cosiddetta “tecnica dello spiazzamento”, che consiste nell’inserire in un contesto abituale, dove le dinamiche sono prevedibili, un dettaglio inaspettato, per portare le persone a riflettere su ciò che stanno vivendo anziché reagire secondo automatismi scontati.

Ad esempio, è stato provato che la maggior parte delle persone ignora gli sconosciuti che chiedono dei soldi per strada. Al contrario, più della metà delle persone accontenta tale richiesta se, anziché chiedere genericamente qualche spicciolo, viene posta la domanda “Avrebbe 37 centesimi?”.

Qual è la spiegazione?

A fare la differenza è l’esattezza della cifra: un particolare inusuale che rompe lo schema della routine e, in un istante, riattiva l’attenzione delle persone, spingendole ad interagire.

Come possiamo applicare questo principio alla nostra vita e combattere la noia della routine quotidiana?

Un metodo ci viene offerto da Igor Sibaldi, autore, filologo e studioso di psicologia del profondo, che spiega come sollevare il velo delle abitudini, superare la paura dell’ignoto e andare oltre i limiti delle piccole certezze quotidiane grazie al Metodo Metafisico.

vivere con entusiasmo

 

Vivere con Entusiasmo: il Metodo Metafisico di Igor Sibaldi

“Io non so niente” e “Io non sono nessuno”: ecco le due “chiavi di volta” con cui il Metodo Metafisico ci permette di guardare ogni attimo della nostra giornata da una prospettiva diversa rispetto a quella comune.

La nostra società identifica tutti noi in un ruolo: chi è genitore, chi è studente, chi è medico e così via.
Allo stesso modo, fin da piccoli impariamo una definizione ben precisa per tutto quello che ci circonda e le norme che regolano tutti i fenomeni del mondo.

Questa forma di conoscenza crea, nella nostra mente, quello che Igor chiama “sottomondo”, cioè un’idea del reale molto limitata, data solo da ciò che sappiamo e che ci è stato insegnato.

Si tratta però di una conoscenza che non ha nulla a che fare con l’esplorazione di se stessi e della realtà circostante, attraverso cui possiamo raggiungere dimensioni molto più vaste rispetto al piccolo sottomondo della nostra vita quotidiana.

Solo chi ha il coraggio di ricominciare a porsi le domande coraggiose che si faceva da bambino, seguendo la curiosità e la sete di sapienza innate in sé, può liberarsi della paura dell’ignoto e risvegliare l’entusiasmo di scoprire ogni giorno un mondo nuovo, muovendo i propri confini sempre un po’ più in là e trasformando ogni momento della propria giornata in una esperienza ricca di sorpresa e stupore.

Questo, per Sibaldi, significa fare Metafisica, come ci spiega in questo video:

 

Per accettare l’invito di Igor e ampliare i tuoi orizzonti sotto la sua guida, clicca qui.

Potrai scoprire tutte le tappe del suo nuovo tour Il Metodo Metafisico e partecipare nella città a te più vicina, esercitandoti insieme a lui ad applicare nella tua quotidianità questo metodo, grazie a cui abbracciare con entusiasmo le infinite opportunità nascoste oltre ciò che conosci.

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Igor Sibaldi, la Metafisica e i gatti: 3 insegnamenti per Vivere Meglio

Nei suoi seminari, libri e video, Igor Sibaldi parla anche dei gatti e di come queste creature possono aiutarci nel percorso di scoperta di un Io più grande, del vasto mondo che si espande al di là del deserto e di ciò che conosciamo.

Durante gli incontri dei suoi seminari egli cita, ad esempio, il gatto Wellington, che ritroviamo poi nel suo libro Il tuo Aldilà Personale, mentre in Al di là del deserto, libro in cui Sibaldi tenta di riportare la filosofia vicino alla gente, si parla delle trasformazioni che i gatti possono stimolare in noi, offrendoci la giusta motivazione per superare i nostri limiti.

Ecco i 3 insegnamenti da seguire per cogliere, partendo dall’osservazione dei gatti, il cuore del messaggio sibaldiano.

 

Il Metodo Metafisico e i gatti

Cercare questi insegnamenti nelle parole di Igor Sibaldi all’inizio non è semplice, ma una volta individuati si rivelano molto utili per vivere meglio e con maggior consapevolezza di sé.
Potremmo descriverli come una breve sintesi del Metodo Metafisico, degli spunti attraverso cui porci alcuni importanti interrogativi.

È come fare un viaggio oltre il nostro piccolo mondo quotidiano e guardare i nostri comportamenti da un punto di vista tanto diverso quanto necessario se vogliamo spingerci un po’ più in là. Ci vuole, come sempre, audacia e coraggio.

Molti di noi hanno un gatto, magari anche più di uno, e questo ci aiuterà a riconoscerci nei 3 insegnamenti che seguono.

 

1. Impariamo dal loro esempio

Quando i gatti ci guardano, sembra che vogliano comunicare con noi per insegnarci qualcosa.

Come possiamo comprendere ciò che vogliono dirci?

Sibaldi ci consiglia di prendere spunto dal loro esempio concreto: il gatto si occupa ogni giorno di cose importantissime, come riposare e dedicarsi a se stesso, azioni a cui dovremmo dare il giusto spazio anche noi. Non farlo è uno dei limiti che dobbiamo superare per vivere una vita piena e soddisfacente in ogni ambito.

 

gatto

2. Osserviamo con attenzione il mondo che ci circonda e ciò che c’è oltre

Dopo aver mangiato, i gatti riposano e osservano la natura, mentre noi spesso mangiamo e ci riposiamo guardando la televisione. In questo modo siamo spesso distratti, il che ci permette di notare solo aspetti piccoli di mondi piccoli, mentre perdiamo di vista lo spettacolo nascosto oltre ciò che conosciamo, in dimensioni molto più vaste di quelle a cui siamo abituati.

I gatti, probabilmente, considerano la televisione un po’ come uno strumento attraverso cui giochiamo al come se: concentrandoci su ciò che vediamo in tv facciamo viaggiare la nostra immaginazione e ci immedesimiamo nei protagonisti di storie che vorremmo vivere anche noi.

A questo proposito, è curioso il fatto che i nostri occhi, di solito, si muovono in continuazione, come avviene per quelli di una preda in pericolo. Ad un gatto, probabilmente, ciò appare strano, perché non capisce a cosa sia dovuta la nostra costante paura, dato che non vede minacce intorno a noi.

Al contrario, quando guardiamo la tv, i nostri occhi si fissano sullo schermo: è a questo punto che i gatti possono provare a comunicare con noi, pensando che siamo tranquilli e focalizzati.
Per farlo si mettono al centro del nostro campo visivo, come sarà spesso capitato a molti! Solo quando si rendono conto che, in realtà, non stiamo prestando alcuna attenzione al mondo intorno a noi, se ne vanno.

Sembra quasi che rinuncino al tentativo di insegnarci ad osservare meglio ciò che ci circonda, superando le apparenze e le piccole certezze da cui ci lasciamo condizionare ogni giorno, ignari dello stupore e della meraviglia che la vita riserva a chi ha il coraggio di abbracciare anche gli aspetti più nascosti del reale.

 

3. Usciamo dalle regole delle abitudini quotidiane

A volte i nostri gatti ci guardano correre dietro a mille impegni, affannati e incerti, senza capire perché viviamo la nostra vita in questo modo. Si accorgono che prendiamo la quotidianità troppo sul serio, invece di ridere e affrontare ogni giornata con serenità e leggerezza.

Loro, invece, sanno quanto sia importante trovare occasioni per divertirsi ed è per questo che si ritagliano sempre un po’ di tempo per giocare e fare ciò che amano.

È un po’ come se volessero dirci che non dobbiamo vivere seguendo delle regole prefissate, che altri ci hanno insegnato allo scopo di mantenere un ordine ben preciso. Siamo noi stessi a dover delineare le regole della nostra vita, quelle che ci fanno sentire bene e che ci permettono di realizzare i nostri autentici desideri, affrontando ogni giorno con gioia e soddisfazione.

 

Seguire questi consigli di Igor e iniziare il nostro viaggio di ricerca attraverso il deserto non è facile: come ogni viaggio presenta delle difficoltà che richiedono coraggio.
Tuttavia, solo chi ha la forza di porsi domande e indagare il proprio Io può intraprendere questo percorso straordinario e raggiungere una nuova consapevolezza, dando forma alla vita che ha sempre voluto.

Per muovere i primi passi lungo la via indicataci da Igor e iniziare con lui questo straordinario viaggio di scoperta, partirà a settembre il nuovo tour Il Metodo Metafisico, realizzato in esclusiva per Life Strategies.

Partecipare sarà semplice, basterà scegliere la città a noi più vicina e scoprire direttamente con Igor Sibaldi come applicare il Metodo Metafisico alla nostra vita, per acquisire una nuova prospettiva e trasformare le proprie esperienze quotidiane nelle tappe di una continua crescita personale!

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L’Imprevedibile: un’opportunità per Vivere Liberi

Cos’è l’imprevisto?

Siamo abituati a vederlo come un evento indesiderato che porta scompiglio. Ma se, per una volta, lo accogliessimo? Se per questa volta, con coraggio, decidessimo di abbracciare quest’imprevisto e diventare la sorpresa che gli altri non si aspettano?

Proviamo!

 

Un po’ di storia: una Nuova Vita ci attende

All’inizio del ‘900 moltissimi abitanti del Sud Italia emigrano in America, trovandosi improvvisamente in un mondo sconosciuto. Questi coraggiosi si costruiscono una nuova vita, più stabile di quella a cui avrebbero potuto aspirare nel proprio Paese, e danno forma, in poche generazioni, a nuove identità.

Questa storia ci insegna che il modo per liberarsi dei propri limiti consiste nel cambiare le vecchie abitudini e riuscire a vedere la novità anche dove è difficilissimo notarla.
Si tratta, come fecero i migranti, di diventare un Io.

Questo cambiamento di prospettiva sposta la nostra attenzione dal mondo in cui siamo immersi, con le sue regole e i suoi sistemi, alle situazioni, alle condizioni delle quali possiamo liberarci perché sono solo una piccola parte di un tutto molto più grande.

Chi riesce a farlo potrebbe sorprendersi della propria genialità e della propria capacità di decidere come devono andare le cose nella propria vita.

È importante essere al centro del proprio mondo, altrimenti i confini che ci circondano saranno talmente stretti da non permetterci di esprimere a pieno chi siamo. Ecco cosa succede in quello che Igor Sibaldi definisce sottomondo.

Per ampliare i nostri confini, invece, dobbiamo spostarci al centro del mondo che conosciamo, prendere in mano il timone della nostra vita e decidere per noi stessi.

timone

 

Una domanda importante

Cosa ci blocca? Questa è la domanda!

Igor Sibaldi, esperto di filosofia e teologia, ci ha insegnato che porre domande è importantissimo: e allora cosa davvero ci blocca in tutto questo?

Il senso di colpa.

Il senso di colpa è quella sensazione di essere sempre sbagliati, che ci porta a pensare che gli altri, a prescindere dalle abilità, ottengano risultati migliori di noi. Invece, dentro di noi ci sono grandi capacità che non usiamo proprio a causa del senso di colpa.

Il senso di colpa è ciò che ci tiene legati a un sottomondo, nella convinzione di essere sbagliati. Solo rendendoci conto di questo possiamo eliminare il senso di colpa alla radice: gli altri continueranno a fare ciò che hanno sempre fatto, ma noi prenderemo coscienza che le nostre capacità sono diverse e di certo particolari rispetto a quelle di chiunque altro.

Per liberarci dal senso di colpa dobbiamo spostarlo dal piano dell’essere (l’idea di essere sbagliati) a quello dell’avere (l’idea di avere l’atteggiamento tipico di chi si sente sbagliato), e infine al piano del fare (l’idea di fare ciò che farebbe chi si sente sbagliato).
Infatti, tutto ciò che semplicemente facciamo può essere cambiato immediatamente facendo qualcosa di diverso.

La formula da seguire, quindi è: ESSERE >>> AVERE >>> FARE.

 

È un bene “avere ragione”?

Le persone vogliono certezze ed è per questo che si avvicinano ai tanti “noi” che ci circondano: l’azienda, la religione, lo Stato, gruppi vari, ognuno dei quali non fa che fornire risposte, anziché porsi domande. Invece, sono proprio le domande quelle che dobbiamo cercare.

Aver ragione ci tiene legati a quella dimensione stretta, quel sottomondo dove si vive poco.
Piuttosto, meglio pensare di avere torto e farsi domande: dobbiamo rimanere sempre in fase di apprendimento.

“Nella vita” dice Sibaldi, ma forse non solo lui, “o hai ragione o sei felice”.
Sinceramente: cosa vuoi scegliere?

Chi non vuole che tu cambi, ti darà sempre ragione. Tienilo a mente. Tu continua a porti delle domande e poi crea il vuoto dentro di te.

Perché il vuoto?

Perché anche Dio creò il mondo dal nulla, dal vuoto. Facendoci delle domande apriamo dei vuoti che la realtà tende a riempire fornendoci le risposte, ma queste possono arrivare solo se abbiamo fatto lo spazio necessario. Senza spazio, non possono arrivare cose nuove da scoprire.

pagina vuota

 

Se non impari a perdere, non vincerai mai

Ponendoci tante domande, tuttavia, scopriremo che per molte di esse non esiste risposta: questo farà male. Questo “dolore” però è positivo ed ha una spiegazione.

È noto che le critiche sono più stimolanti dei complimenti (ragion per cui il pensiero positivo e tutte le sue declinazioni favoriscono poco il cambiamento). Perciò, possiamo dedurne che se non impariamo a perdere, non vinceremo mai: è grazie alle cadute che possiamo rialzarci più forti di prima.

Quante storie conosciamo, anche tramite il cinema, di persone che alla fine ce l’hanno fatta dopo mille cadute! Questa è la storia di tutti noi e dobbiamo cercare di viverla in questo modo per trarne forza, energia e affrontare le sfide con coraggio. È questo a darci il giusto impulso per fare dei balzi in avanti. Affronta le sconfitte, fai errori, poniti domande e se farà male non preoccuparti, perché ti renderà più forte.

Crescere, in fondo, implica una condizione di incertezza, di imprevedibilità.
Quello che oggi sai di te non descrive tutto ciò che sei e ciò che sarai domani, e questo è rassicurante perché permette di vivere liberi dal passato. Il nostro passato non dice nulla di noi.

“Sarò qualcosa che ancora non si è espresso”: ecco cosa ci può descrivere.

Ci vuole un grandissimo coraggio a scappar via dal nostro passato, ma ora sappiamo che possiamo farlo: abbandoniamo questo passato e iniziamo a realizzare l’infinito come ci esorta Igor Sibaldi.

1,2,3… pronti?

 

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Chiacchierando con Igor Sibaldi: un esercizio di Metafisica

La vita spesso ci regala situazioni o persone che ci aiutano a crescere.

Possono essere esperienze felici, ma anche circostanze complicate, in cui dobbiamo affrontare qualche problema. A volte capitano senza preavviso, altre volte siamo noi i primi a cercare modelli, punti di riferimento, maestri che possano ispirarci e offrirci spunti per vedere il mondo con occhi nuovi.

Hai mai incontrato qualcuno del genere? Hai mai seguito un maestro? Che rapporto hai con queste persone?

Voglio raccontarti la mia esperienza in senso… metafisico. Un po’ come ci insegna Igor Sibaldi che, a sua volta, lo voglia o no, un po’ maestro lo è.

 

Chiacchierare e Immaginare con Igor Sibaldi

Un giorno qualsiasi ero in cucina e ho immaginato di chiacchierare con Igor Sibaldi.
Cosa c’è di meglio di miscelare una figura innovativa come lui e l’immaginazione, per ritrovarsi a chiacchierare con il proprio Io più profondo proprio come lui insegna, l’Io che sta al di là di ciò che conosciamo?

Quella mattina il mio Io metafisico ha fantasticato di chiacchierare liberamente, mentre un Igor Sibaldi immaginario lo ascoltava.

Gli ho raccontato il mio rapporto con i vari insegnanti e maestri che ho incontrato nella vita.
Immagino sia successo anche a te di incontrarne, o addirittura sceglierne, uno o più di uno: guardare alle conoscenze altrui per trarne insegnamenti o ispirazioni è una cosa che accomuna tutti noi.

libro

 

Alcuni si saranno affezionati a qualcuno in particolare mentre altri, nel corso del proprio sviluppo interiore, avranno sperimentato più maestri e insegnamenti.

Igor Sibaldi oggi è considerato un maestro e molti di noi lo ascoltano, lo seguono, frequentano i suoi seminari. Lui stesso ci parla di maestri: antichi o attuali, interessanti o incoerenti.

Ha questa caratteristica: sposta la nostra attenzione da sé agli insegnamenti più antichi.
È come se dicesse: “non occuparti di me, ma del metodo metafisico che anticamente ci hanno tramandato perché è questo che veramente ti serve”.

Ho pensato: cosa farei se me lo trovassi davanti?
Gli racconterei una storia. La mia storia. E così ho fatto:

 

“Non mi sono mai davvero legata a nessuno dei maestri che ho incontrato o scelto durante la mia vita. Legata è la parola giusta: fa un certo effetto, e me l’ha sempre fatto, come se mi mancassero l’aria e la libertà. Ma li ho cercati spesso e ne ho trovati molti.

Alcuni sono state persone che ho incrociato per un certo periodo di tempo: mi hanno insegnato qualcosa, dato ispirazione, lasciato un segno. Alcuni sono stati animali. Quasi nessuno di loro sa di essere stato tra i miei maestri.”

 

Ho immaginato Igor Sibaldi sorridere a questa mia confessione, che sembra unica ma che, in realtà, credo possa accomunarci tutti.

 

“Ricordo il tizio che aveva un modo di affrontare le questioni completamente calmo e riflessivo, senza il timore di fare delle lunghe pause di silenzio e di lasciare che gli altri attendessero che i suoi pensieri prendessero forma.

Poi è arrivato quello curioso di tutto, che cercava cose nuove di continuo: ha suscitato la mia meraviglia e l’ho voluto imitare, cambiando un bel po’ il mio modo di affacciarmi al mondo, passando dall’accontentarmi al non accontentarmi più di ciò che già sapevo.

Una ragazza che ho conosciuto per caso ha così tanta energia che la descrivo come una cura di emergenza: se sei triste basta trascorrere un pomeriggio con lei e passa tutto.

Ho imparato a non avere timore nel quotidiano: nel fare le cose, nel parlare, nel chiedere, nel tentare.
Un paio di maestri inconsapevoli mi hanno mostrato che si può essere generosi senza aspettarsi nulla in cambio, senza lesinare se stessi, senza timore di delusioni. Uno dei due è un gatto.”

 

Questi sono solo alcuni dei maestri che ho incontrato, e sono certa che anche tu avrai i tuoi personalissimi insegnanti. Ma proseguiamo la chiacchierata immaginaria.

 

“Tutto questo è stato possibile perché ho osservato quelle persone da un punto di vista differente e ho voluto cogliere quanto di straordinario portavano con sé: piccoli spunti per cambiare e voler allargare i miei confini, anche solo di poco.
Anche solo un poco può essere un cambiamento straordinario. Sono persone che hanno lasciato il segno: in fondo noi tutti siamo maestri inconsapevoli di persone che incontriamo nella nostra vita”.

 

Poi ci sono i Maestri speciali

“Poi ci sono i maestri che nel nostro immaginario occupano il rango di persona speciale, quella che ha una sapienza e una conoscenza oltre ogni limite.

Ce ne sono stati nella storia e ce ne sono tuttora. Soprattutto, li abbiamo incontrati personalmente.
Io però ho sempre avuto un approccio un po’ distaccato nei loro confronti e non li ho mai considerati come delle star. Forse è un modo di fare un po’ superbo?”

 

Lui, l’Igor Sibaldi con cui dialogavo, sorrise su questo ma io non avevo capito cosa stesse pensando di me in quel momento.

 

“Per me i maestri sono persone che incontro sul mio cammino, ma restano comunque persone.

Li vedo come fonti di ispirazione, occasioni per allargare i miei confini, ma rimangono esseri umani, con tutti i loro difetti, i loro problemi, le loro vite, esattamente come chiunque altro. Sono maestri su certi aspetti ma su altri sono in cammino, come chiunque di noi.

cambiare

 

Non escludo che in certe questioni ciascuno potrebbe rivelarsi maestro per il proprio maestro e trasformarsi in continuazione: una bella prospettiva!”

 

Il mio Sibaldi immaginario ha detto: “esatto! Ciascuno di noi ha tutte le potenzialità per fare della propria vita un capolavoro!” proprio come aveva già detto altrove, in una qualche intervista.
Ho un’immaginazione a risparmio a volte.

 

Ho proseguito:

 

“Vedendo i maestri come persone capaci di ispirarmi, senza però lasciarli entrare in ogni aspetto della mia vita, ho sempre mantenuto una certa indipendenza: di scelta, intellettuale, intuitiva.

Ho citato l’intuito. Credo che sia l’intuito a guidarmi in queste scelte. Sento che perderei un certo grado di libertà se seguissi un maestro solo, per sempre, senza metterlo mai in discussione. Voglio mantenere il mio diritto a disobbedire!”

 

Quest’ultima frase l’ho detta in modo piuttosto teatrale, ridendo. Ci vuole complicità in questo desiderio di disobbedienza, anche quando sei in cucina sola con te stessa.

 

“Del resto, non è forse fondamentale che l’allievo superi il maestro? Che se ne distacchi, che tagli il cordone ombelicale? Ecco: ho sempre evitato di aggrapparmi a quel cordone, che poi diventa un cappio stretto stretto e non fa respirare bene.”

 

La Sorpresa

“Talvolta qualche maestro mi sorprende. A volte sono insegnamenti del tutto nuovi e mi ritrovo sorpresa ed emozionata di fronte a una nuova realtà che si dischiude: non sono più quella di prima. Sono certa che capisci cosa intendo.”

 

Forse non direi mai al vero Sibaldi “sono certa che capisci”… ma da sola, nella mia cucina, l’ho fatto. Tanto lui non lo saprà mai.

 

“A volte invece trovo chi ha il potere di dare corpo e forma a numerose intuizioni che si agitano dentro di me, da qualche parte in un luogo del mio Io. Riconosco il maestro perché non mi dice niente di nuovo, niente che in un certo senso non sapessi già, ma gli dà un ordine, un senso, un collegamento con tutto il resto.”

 

Unire i puntini, Estendere i Confini

“E così ogni maestro mi ha mostrato il significato di certe intuizioni. È come se fossi un vaso che non solo si riempie, ma che cambia, si estende, rinnova colore, forma, sostanza. In fondo perché mai dovrei rimanere sempre uguale a me stessa?

All’arrivo di una novità, non ho mai rinnegato le scoperte precedenti. Ogni scoperta si è mescolata con tutto il resto e ha dato forza ad un cambiamento originale e solo mio.

Un maestro dà la nota di partenza, ma il viaggio, la creazione, l’immaginazione per generare una me diversa sono solo miei. Se mi legassi troppo al maestro di turno, sento che perderei questa possibilità. I maestri sono come scintille da cui partire per qualcosa di nuovo, ma questo non è possibile se deleghiamo una parte di noi ad un’altra persona.

Ho cambiato spesso maestro e spesso i miei confini sono cambiati. Sono sorte nuove domande ed è cambiato il mio modo di concepire il mondo attorno a me.

Non è stato sempre casuale. A volte l’ho proprio voluto, desiderato. A volte qualcuno ha avuto la stessa forza di uno schiaffo in pieno viso: può essere utile se desideri uscire dallo status quo. Ma che male che fa!”

 

Penso che a volte serva molta energia per separarsi da una situazione che ci è familiare.

 

“A un certo punto però tu, Igor Sibaldi, hai tirato fuori altre cose che non conoscevo per niente e che non sapevo esistessero. Quella volta mi hai sorpreso e sorprendere è qualcosa di speciale, che modifica all’istante tutto il mondo che hai attorno. La sorpresa trasforma.

Rimani un messaggero del mio intenso desiderio di allargare i miei confini, come un sarto che confeziona il tuo nuovo abito.
Ecco: sei un maestro. Per ora, per questa parte di viaggio, per queste cose che insegni.

Mi auguro che verrà un giorno, presto, prestissimo, che quanto ci racconti sia compreso da tutti e che si possa tutti insieme andare a immaginare qualcosa che veramente superi ogni confine già scoperto o sentiero già percorso, per arrivare là dove nulla è mai stato scritto né detto.”

 

Ecco”, ha ribattuto.

Cosa replichi a chi ti racconta, sfrontata, queste cose?

Lui ha detto: “Basta solo desiderarlo.” E ha sorriso provocatorio, come fa sempre.

 

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Al di là del deserto: come Trasformare la Paura in un Viaggio di Scoperta

La società attuale riserva a ciascuno di noi moltissimi stimoli e possibilità: i progressi scientifici e tecnologici degli ultimi decenni hanno cambiato la nostra percezione dello spazio e del tempo, permettendoci di raggiungere qualsiasi angolo del mondo nell’arco di alcune ore e di essere “virtualmente” in più posti nello stesso momento. Videochiamate, lavoro da remoto, corsi online, conferenze a cui ognuno può partecipare anche restando a casa: ciò che prima rappresentava un confine invalicabile, una difficoltà che limitava le nostre esperienze ad un’area e ad una categoria circoscritte, oggi non è più un problema.

 

I Limiti della nostra Mente

Il superamento di impedimenti concreti come questi, tuttavia, non si accompagna ad un superamento delle nostre barriere mentali. Se è vero che ogni giorno abbiamo davanti infinite opportunità da cogliere e che disponiamo dei mezzi per farle nostre, è anche vero che la maggior parte di noi rimane ancorata a una dimensione quotidiana molto più ristretta di quella a cui potremmo accedere.

Fin da quando siamo piccoli, dei bambini curiosi e affamati di conoscenza, liberi da qualsiasi pregiudizio o condizionamento, il mondo esterno ci mostra una strada da percorrere, strada che altri hanno tracciato per noi. Non sempre ci è chiaro chi siano questi “altri”: a volte hanno il volto dei nostri genitori, altre prendono la forma dei nostri compagni di scuola, a cui veniamo paragonati e con cui entriamo in competizione, altre ancora non sono individuabili in una figura precisa, perché crescendo il modello che cominciamo a seguire si perde nella cultura e nelle convenzioni sociali.

Perché, nonostante il moltiplicarsi delle nostre possibilità, continuiamo ad aggrapparci alle piccole certezze di ogni giorno anche se non sempre sono quelle che più ci soddisfano?

Questa domanda riguarda da vicino tutti noi, eppure pochi se la pongono davvero, presi come siamo dalla ricerca di approvazione da parte degli altri.
Crescendo, l’importante non è più fare ciò che ci rende felici, come quando eravamo bambini e assecondavamo le nostre autentiche inclinazioni e i nostri effettivi interessi, senza preoccuparci delle opinioni esterne. Ora che siamo adulti rincorriamo gli ordini dei nostri superiori, vogliamo evitare che la nostra famiglia sia in disaccordo con il nostro modo di vivere, ci accontentiamo di ricevere complimenti per come gli altri ci vedono piuttosto che chiederci chi siamo, cosa vogliamo e come realizzarlo.
È come se ognuno di noi vivesse all’interno di un contenitore, senza riuscire a vedere che, poco più su del proprio naso, esiste una via di fuga che si apre su distese sconfinate, tutte da esplorare.

scoperta

 

Questo è ciò di cui parla anche il grande scrittore e filosofo Igor Sibaldi, che con i suoi recenti studi ha trovato la risposta a questo quesito che tutti dovremmo porci.

 

Sapienza e Comprensione

Secondo Sibaldi, all’origine dei limiti che ci poniamo c’è la confusione tra sapienza e comprensione.
Nonostante il nostro istinto naturale ci porti a farci continue domande e a indagare direttamente la realtà, purtroppo questo istinto non viene incoraggiato, anzi, è soffocato dall’apprendimento di concetti, idee, e filosofie, secondo il pensiero che la conoscenza sia un capire, un comprendere ciò che ci circonda.

La nostra cultura razionalistica vuole padroneggiare il reale, controllarne le leggi, e per farlo ha bisogno di definire ogni aspetto, inserendolo in categorie chiare e ben definite. È proprio così che la nostra conoscenza diventa sempre più limitante, sempre più chiusa su se stessa, innalzando barriere contro ciò che non riusciamo a spiegare secondo gli schemi mentali a cui siamo abituati.

Per Sibaldi, questa forma di conoscenza non può in alcun modo portarci oltre i nostri limiti e aiutarci a realizzare il nostro vero Io. Al contrario, ciò a cui dobbiamo aspirare non è la comprensione del mondo, ma una sapienza molto diversa, che abbraccia il niente, una dimensione che non “si può capire, né afferrare, né comprendere. Si può solo sentire”.

 

Al di là del deserto

Possiamo sapere solo che non sappiamo nulla. E questo è il più alto grado di sapienza umana.
Lev Tolstoj

Questo ci invita a fare anche Sibaldi: spingerci al di là delle certezze della vita quotidiana, di ciò che conosciamo e di chi pensiamo di essere, per iniziare finalmente l’esplorazione di ciò che ci è ignoto e che, per paura, riteniamo inconoscibile.
Fare questo significa ritrovarsi di fronte al niente, proprio come gli ebrei che, fuggendo dall’Egitto sotto la guida di Mosè, si ritrovarono nel deserto: una dimensione a loro sconosciuta, sinonimo di morte e desolazione. Eppure, sorprendentemente, questo deserto non si rivelò vuoto, anzi, regalò loro nutrimento e pace, fino a giungere alla Terra Promessa.

Anche noi, quando saremo nel niente che si apre oltre i confini delle nostre conoscenze, troveremo nutrimento e pace, ricominciando a porci le domande che nel mondo quotidiano abbiamo smesso di farci e trovando nuove risposte ogni giorno, risvegliando così il nostro Io autentico, liberi dalle imposizioni che ostacolano la libera espressione di noi stessi.
Questa, per noi, è la Terra Promessa da raggiungere: la dimensione in cui non ci sono più limiti a ciò che possiamo realizzare o a cui possiamo aspirare, una dimensione definita solo e unicamente da noi, dai nostri desideri e dalla continua ricerca della nostra parte più profonda.

Nei suoi studi, Igor Sibaldi ha definito un metodo grazie a cui rendere questo percorso di crescita e autoconsapevolezza davvero efficace per il nostro benessere quotidiano: il Metodo Metafisico.

Si tratta di un sistema che ciascuno di noi può mettere in pratica nella propria vita di ogni giorno e che ci permette di indagare ciò che si trova al di là delle nostre piccole abitudini, ma che spesso non riusciamo a intuire con la sola ragione.

 

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La storia di Chiara, che aveva dei Confini troppo Stretti

Chiara è una donna come tante: fa quello che fanno tutti, vive una quotidianità nella norma.
Dentro di lei, però, sente il disagio di un tempo che scorre sempre uguale, privo di prospettive, senza la possibilità di realizzare i suoi desideri più profondi.

Guarda fuori dalla finestra. Ormai è estate, e il volo degli uccelli le pare un’espressione di libertà che a lei non è concessa.

Chiara è un po’ come tutti noi e la sua storia è come la nostra, quella che possiamo osservare se abbiamo la forza di guardarci dentro e superare i nostri confini, fino a raggiungere un cambiamento, il punto di svolta oltre il quale volere sempre di più, con felicità e anche un pizzico di tenacia.

Igor Sibaldi sarebbe fiero dei problemi che Chiara ha trovato, della volontà di raggiungere la libertà di quei voli che osservava dalla finestra e che l’hanno portata al punto di svolta verso un futuro diverso.

 

L’inizio del Viaggio: il tuffo nei problemi

Chiara inizia questo viaggio all’improvviso.

Il mondo che le sta attorno ha fissato delle rigide regole che Chiara osserva da tempo: i doveri quotidiani, che tracciano un passato pesante e un futuro rigido, devono essere controllati in ogni aspetto per essere giudicata “brava, buona e bella”.

Pian piano si è lasciata trasportare in un mondo stretto e costretto, senza spazi di espressione creativa. Il “dovere” è il mantra di ogni giorno.

Il “non sentirsi a suo agio” in queste regole è dovuto al suo vissuto personale e alla sua relazione con il sistema di controllo che c’è attorno a lei, ma soprattutto dentro di lei.

“Ho sempre questa esigenza di tenere tutto sotto controllo, in ogni istante del giorno e della notte”.

Del resto, non farlo comporta il non rispettare le regole che impongono di essere bravi e diligenti. Non farlo non è contemplato: è come se, venendo meno alle regole, il mondo potesse crollare.

Chiara è come sdoppiata. Una parte di lei è consapevole di ciò che sta accadendo e del grigiore di cui si colora vivendo sotto quelle regole quotidiane: si osserva dall’esterno e vede che dentro di lei c’è una seconda Chiara.
L’ altra se stessa, invece, è tenace nel mantenere il controllo.

conoscere se stessi

Una parte di lei, infatti, è completamente immersa in un mondo di regole, perfettamente immedesimata nei ruoli quotidiani di madre, moglie, lavoratrice, figlia, consumatrice, sportiva, schierata politicamente, e così via. Va dritta verso il suo obiettivo di efficienza quotidiana.

L’altra Chiara, la prima, riesce ad osservarla perché è oltre, ma il suo alito di vento a volte è lontano: si trova in un punto un po’ più in là, legata alla speranza che da quel tunnel senza luce si possa anche uscire.

La Chiara Autòs, cioè la Chiara un po’ rigida e immersa nei doveri, rinchiusa nell’orizzonte ristretto della mente ordinaria, non vuole assolutamente perdere il controllo. L’Autòs di Chiara non vuole demordere e fa scelte che la allontanano da quel cambiamento che assume l’aspetto delle paure più grandi.

Il cambiamento è l’esatto opposto del controllo. Il cambiamento fa paura.

 

Dal Controllo al Cambiamento

Così ragiona la mente, mantenendoci nel tanto rassicurante status quo.
È così che veniamo addomesticati nei nostri sistemi sociali, di credenze, politici, religiosi. È una versione collettiva di una mente che vuole rimanere ancorata a ciò che conosce, che è facilmente gestibile e controllabile.

Chiara sa che per uscire dalle regole che non le consentono di esprimere ciò che ha dentro deve affrontare un cambiamento, e quindi perdere il controllo.

Chi controlla non è mai disposto a cedere spazio: grande energia viene spesa affinché non avvengano cambiamenti che modifichino lo stato delle cose, anche dentro di noi.
Quando siamo immersi nel nostro status quo spendiamo molta energia per cercare di rimanervi e sentirci al sicuro, convinti che ogni cambiamento porterebbe grandi disastri, sofferenze, perdite.
Eppure, non ci rendiamo conto che siamo noi stessi i nostri carcerieri.

Questo è il fulcro. Questo è il centro. Per vederlo, però, bisogna librarsi in alto.

 

Non è come quando dici le bugie

Chiara lo capisce questo fulcro. Lo ammette.
Si rende conto che accorgersi di avere un Autòs interiore molto spaventato, ma anche fortemente al comando, non è come quando dici una bugia e vieni scoperto.

Quando la tua bugia viene scoperta, il palcoscenico cade e tutto il mondo si riorganizza attorno alla nuova realtà, ripartendo su una strada diversa, non menzognera: sei stata scoperta e ricominci con un’altra azione.

No, non funziona così con la nostra testolina.

Ogni santo giorno bisogna ammetterlo, esercitarsi, prendere confidenza, tentare nuove strade perché Autòs, la sua paura e il suo bisogno di controllo avranno sempre voglia di tornare nel piccolo mondo che già conoscono.

Noi non siamo fatti per rimanere nel mondo conosciuto: quella parte di noi che ama il controllo ci è utile per le azioni pratiche quotidiane, che non dobbiamo re-imparare ogni volta.
Per il resto, siamo scoperta, immaginazione, stupore e questo è ciò che Chiara da qualche parte manteneva vivo.

È quello che ciascuno di noi, in fondo, sa.

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Poi tutto Cambia e si Esce dai propri Confini

Come fa Chiara ad attivare la forza del cambiamento?

La storia di Chiara ci aiuta a scorgere alcuni schemi che possono valere anche per noi, per uscire da quei confini per i quali non siamo fatti, attraversando il deserto di cui parla Igor Sibaldi.
Chiara ha messo in pratica, senza conoscerlo, il Metodo Metafisico, il famoso Competence Without Comprehension di cui Igor Sibaldi parla spesso.

Chiara fa una cosa mentre compie il suo percorso: si proietta idealmente nel suo futuro.
Immagina se stessa in un periodo in cui è una persona diversa, fa cose diverse, si sente entusiasta, realizza alcuni suoi progetti che da tempo vede come possibilità lontane. Si sente felice e libera.

Chiara visualizza un futuro che non c’è, ma che inizia a vedere come possibile: lei vuole uscire dalla realtà attuale che le sta stretta e diventare la Chiara che è nel suo futuro immaginato.

Un futuro in cui non fa solo quello che fanno tutti, in cui è una persona normalissima, ma in cui è anche felice e libera da quel mondo così stretto che sta vivendo ora.

Si toglie di dosso un vestito che la infastidisce e la costringe in una condizione asfissiante.

libertà

 

Questa problematica, in quel futuro, non la rappresenta più e ciò che vede di sé tra qualche anno è una condizione di grandi possibilità.

Chiara, metafisicamente parlando, inizia a vivere secondo il principio di scopo, abbandonando il principio di causa-effetto: il futuro che vuole la aiuta a cambiare il presente affinché tutto si avveri.
Così è stato e così è sempre, per chiunque di noi.

 

La Libertà come Desiderio

“Non ero libera di scegliere perché sottostavo morbosamente a leggi e legacci che io stessa mi ero creata.”

Il tema della libertà ritorna spesso nella storia di Chiara: non si sente libera e questa condizione inizia a generare in lei un desiderio che, pian piano, riduce la forza di Chiara Autòs a tal punto da poter immaginare un momento in cui nuove porte si spalancano. Il cambiamento è stato desiderato.

Un ricordo fa capolino nel suo presente, fra un problema e l’altro: devi solo vivere la vita.
Si accorge che non sta vivendo, che è sempre occupata a pensare a come rimanere nei suoi problemi, così rassicuranti.

La strada che ha intrapreso è una strada che ha percorso da sola, dentro di sé, anche se accanto ha avuto tante persone che hanno continuato a starle vicino.
Perché, come lei stessa dice, “non c’è nessuno che possa davvero vedere e sentire quel che hai dentro” ad eccezione di quella Chiara che, da qualche parte, vedeva la vita scorrere e che, a un certo punto, ha desiderato un futuro diverso.

La strada del guerriero è la strada di tutti noi.
Non si tratta propriamente di battaglie, anche se portiamo addosso una serie di cicatrici ideali, raccolte nel corso di prove, scoperte e tentativi, a volte estremamente dolorosi. Dice Sibaldi: “Se tu scopri, non puoi sbagliare. Si comincia a sbagliare non appena si smette di scoprire”.

E se scrivessi “Non ascoltare gli altri, che non sanno quello che dicono” non sapreste dirmi se a dirlo sia stata Chiara o Igor Sibaldi. Ma non ha importanza, purché possa ispirare.

Chiara il suo percorso lo ha fatto. Si è aggrappata alla vita ed ha lasciato il suo passato, con una grande forza di perdono verso se stessa che l’ha portata avanti verso quel futuro che continuamente si crea e si ricrea con nuovi desideri.

Chiara sa che non le basta e non le basterà mai. Chiara ha esteso così tanto i suoi confini da essersi abituata a un Io molto più vasto, che non vuole smettere di fare nuove scoperte.

Chiara ha avuto una volontà talmente potente che oggi vive di entusiasmo, con una visione avida di futuro e di desideri perché “i problemi ti portano giù, ma io voglio salire sempre più su”.

Nei suoi occhi passa l’immagine di una forza realizzatrice che, se ha saputo trovare lei, potrà trovare anche noi tutti.

 

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Come guardare il mondo dalla giusta prospettiva e trovare la via per vivere sereni

Oggi il progresso della tecnologia, le conoscenze scientifiche e la fiducia nella logica hanno una profonda influenza sulla vita quotidiana di ciascuno di noi.

Ogni nostra più piccola azione, a lavoro come nel tempo libero, è svolta attraverso mezzi che la rendono più agevole e immediata: ci teniamo in contatto con telefoni cellulari e social network, gestiamo gli impegni professionali grazie a software di vario genere e ci scambiamo documenti tramite email, monitoriamo la nostra attività sportiva usando applicazioni su smartphone, andiamo a caccia di nuove ricette su Google o forum di cucina, prima di andare a dormire leggiamo libri su tablet.

Il fatto che tali strumenti abbiano portato cambiamenti così notevoli nella nostra vita di ogni giorno, ci fa sorprendere delle capacità della mente umana: passo dopo passo, progresso dopo progresso, la scienza e la logica hanno permesso alle nostre conoscenze di avanzare, con la speranza che magari, un giorno, riusciremo a comprendere tutti i fenomeni che ci circondano.

Eppure questa situazione, a pensarci bene, racchiude alcune contraddizioni.

Se davvero, nel tempo, la mente umana si è avvicinata e continua ad avvicinarsi sempre più alla sapienza, allora questo dovrebbe anche avvicinare ciascuno di noi alla serenità e alla soddisfazione, ma questo non è un obiettivo così semplice da raggiungere.

Chi di noi può dire di non aver mai provato la sensazione che la propria vita non stesse andando nella direzione che davvero desiderava?

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Non sempre sappiamo il motivo di queste emozioni: a volte, dopo esserci impegnati tanto per raggiungere un traguardo personale o per conquistare una posizione di lavoro, una volta ottenuto il nostro scopo continuiamo comunque a sentirci inappagati, senza capirne il motivo. Da cosa dipende questa confusione?

Lo scrittore Igor Sibaldi, con le proprie ricerche, fornisce una risposta a questa domanda.

 

Sibaldi e la Metafisica: la via per conoscere meglio se stessi

Secondo Sibaldi, le varie forme di conoscenza umana (come la scienza, la tecnologia e la religione) non possono in alcun modo avvicinarci a una profonda consapevolezza di noi stessi e del mondo, perché queste non sono che contenitori limitati di tutto ciò che possiamo conoscere.

L’errore in cui tutti noi cadiamo sta nel porci domande per capire e comprendere la realtà intorno a noi, anziché per scoprire ciò che non sappiamo ancora.

Così facendo, infatti, ci poniamo solo alcuni quesiti, sempre gli stessi. Con una vista così limitata sull’ambiente circostante e sulle nostre possibilità di sviluppo, non è possibile conoscere a fondo se stessi, i propri desideri e il proprio Io autentico.

Al contrario, solo facendo fluire liberamente i pensieri, senza permettere ai pregiudizi, alle certezze e al timore delle opinioni altrui di ostacolarne il percorso, potremo porci le domande giuste grazie a cui trovare risposte sempre nuove ed osservare il mondo con occhi sempre diversi.

Proprio questo è lo scopo della Metafisica secondo Sibaldi: permetterci di intendere la realtà più che di capirla, cioè tendere verso tutto ciò che non abbiamo ancora compreso, così da spingerci continuamente oltre i nostri limiti e portare lo sguardo sempre un po’ più in là rispetto ai confini precedenti, in una scoperta del mondo e di noi stessi che non ha fine.

“Il mondo non è comprensibile, ma è abbracciabile.”
Martin Buber

 

Mettere in pratica la Metafisica nella vita di tutti i giorni significa rientrare in contatto con gli aspetti più profondi del proprio essere e superare tutti i preconcetti, i dubbi e i timori che finora hanno ostacolato la nostra piena crescita personale, acquisendo consapevolezza della vita che vogliamo davvero per noi.

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