L’Imprevedibile: un’opportunità per Vivere Liberi

Cos’è l’imprevisto?

Siamo abituati a vederlo come un evento indesiderato che porta scompiglio. Ma se, per una volta, lo accogliessimo? Se per questa volta, con coraggio, decidessimo di abbracciare quest’imprevisto e diventare la sorpresa che gli altri non si aspettano?

Proviamo!

 

Un po’ di storia: una Nuova Vita ci attende

All’inizio del ‘900 moltissimi abitanti del Sud Italia emigrano in America, trovandosi improvvisamente in un mondo sconosciuto. Questi coraggiosi si costruiscono una nuova vita, più stabile di quella a cui avrebbero potuto aspirare nel proprio Paese, e danno forma, in poche generazioni, a nuove identità.

Questa storia ci insegna che il modo per liberarsi dei propri limiti consiste nel cambiare le vecchie abitudini e riuscire a vedere la novità anche dove è difficilissimo notarla.
Si tratta, come fecero i migranti, di diventare un Io.

Questo cambiamento di prospettiva sposta la nostra attenzione dal mondo in cui siamo immersi, con le sue regole e i suoi sistemi, alle situazioni, alle condizioni delle quali possiamo liberarci perché sono solo una piccola parte di un tutto molto più grande.

Chi riesce a farlo potrebbe sorprendersi della propria genialità e della propria capacità di decidere come devono andare le cose nella propria vita.

È importante essere al centro del proprio mondo, altrimenti i confini che ci circondano saranno talmente stretti da non permetterci di esprimere a pieno chi siamo. Ecco cosa succede in quello che Igor Sibaldi definisce sottomondo.

Per ampliare i nostri confini, invece, dobbiamo spostarci al centro del mondo che conosciamo, prendere in mano il timone della nostra vita e decidere per noi stessi.

timone

 

Una domanda importante

Cosa ci blocca? Questa è la domanda!

Igor Sibaldi, esperto di filosofia e teologia, ci ha insegnato che porre domande è importantissimo: e allora cosa davvero ci blocca in tutto questo?

Il senso di colpa.

Il senso di colpa è quella sensazione di essere sempre sbagliati, che ci porta a pensare che gli altri, a prescindere dalle abilità, ottengano risultati migliori di noi. Invece, dentro di noi ci sono grandi capacità che non usiamo proprio a causa del senso di colpa.

Il senso di colpa è ciò che ci tiene legati a un sottomondo, nella convinzione di essere sbagliati. Solo rendendoci conto di questo possiamo eliminare il senso di colpa alla radice: gli altri continueranno a fare ciò che hanno sempre fatto, ma noi prenderemo coscienza che le nostre capacità sono diverse e di certo particolari rispetto a quelle di chiunque altro.

Per liberarci dal senso di colpa dobbiamo spostarlo dal piano dell’essere (l’idea di essere sbagliati) a quello dell’avere (l’idea di avere l’atteggiamento tipico di chi si sente sbagliato), e infine al piano del fare (l’idea di fare ciò che farebbe chi si sente sbagliato).
Infatti, tutto ciò che semplicemente facciamo può essere cambiato immediatamente facendo qualcosa di diverso.

La formula da seguire, quindi è: ESSERE >>> AVERE >>> FARE.

 

È un bene “avere ragione”?

Le persone vogliono certezze ed è per questo che si avvicinano ai tanti “noi” che ci circondano: l’azienda, la religione, lo Stato, gruppi vari, ognuno dei quali non fa che fornire risposte, anziché porsi domande. Invece, sono proprio le domande quelle che dobbiamo cercare.

Aver ragione ci tiene legati a quella dimensione stretta, quel sottomondo dove si vive poco.
Piuttosto, meglio pensare di avere torto e farsi domande: dobbiamo rimanere sempre in fase di apprendimento.

“Nella vita” dice Sibaldi, ma forse non solo lui, “o hai ragione o sei felice”.
Sinceramente: cosa vuoi scegliere?

Chi non vuole che tu cambi, ti darà sempre ragione. Tienilo a mente. Tu continua a porti delle domande e poi crea il vuoto dentro di te.

Perché il vuoto?

Perché anche Dio creò il mondo dal nulla, dal vuoto. Facendoci delle domande apriamo dei vuoti che la realtà tende a riempire fornendoci le risposte, ma queste possono arrivare solo se abbiamo fatto lo spazio necessario. Senza spazio, non possono arrivare cose nuove da scoprire.

pagina vuota

 

Se non impari a perdere, non vincerai mai

Ponendoci tante domande, tuttavia, scopriremo che per molte di esse non esiste risposta: questo farà male. Questo “dolore” però è positivo ed ha una spiegazione.

È noto che le critiche sono più stimolanti dei complimenti (ragion per cui il pensiero positivo e tutte le sue declinazioni favoriscono poco il cambiamento). Perciò, possiamo dedurne che se non impariamo a perdere, non vinceremo mai: è grazie alle cadute che possiamo rialzarci più forti di prima.

Quante storie conosciamo, anche tramite il cinema, di persone che alla fine ce l’hanno fatta dopo mille cadute! Questa è la storia di tutti noi e dobbiamo cercare di viverla in questo modo per trarne forza, energia e affrontare le sfide con coraggio. È questo a darci il giusto impulso per fare dei balzi in avanti. Affronta le sconfitte, fai errori, poniti domande e se farà male non preoccuparti, perché ti renderà più forte.

Crescere, in fondo, implica una condizione di incertezza, di imprevedibilità.
Quello che oggi sai di te non descrive tutto ciò che sei e ciò che sarai domani, e questo è rassicurante perché permette di vivere liberi dal passato. Il nostro passato non dice nulla di noi.

“Sarò qualcosa che ancora non si è espresso”: ecco cosa ci può descrivere.

Ci vuole un grandissimo coraggio a scappar via dal nostro passato, ma ora sappiamo che possiamo farlo: abbandoniamo questo passato e iniziamo a realizzare l’infinito come ci esorta Igor Sibaldi.

1,2,3… pronti?

 

Per scoprire il metodo sviluppato da Igor Sibaldi per superare i nostri limiti grazie alle domande che spesso non abbiamo il coraggio di porci, partecipa al suo nuovo tour Il Metodo Metafisico, in esclusiva per Life Strategies.

Potrai imparare come liberarti dalle paure e dai dubbi che ostacolano lo sviluppo del tuo vero Io e avvicinarti, passo dopo passo, alla tua piena realizzazione.

Clicca qui e scopri subito la tappa più vicina a te!

Il Metodo Metafisico Life Strategies

Chiacchierando con Igor Sibaldi: un esercizio di Metafisica

La vita spesso ci regala situazioni o persone che ci aiutano a crescere.

Possono essere esperienze felici, ma anche circostanze complicate, in cui dobbiamo affrontare qualche problema. A volte capitano senza preavviso, altre volte siamo noi i primi a cercare modelli, punti di riferimento, maestri che possano ispirarci e offrirci spunti per vedere il mondo con occhi nuovi.

Hai mai incontrato qualcuno del genere? Hai mai seguito un maestro? Che rapporto hai con queste persone?

Voglio raccontarti la mia esperienza in senso… metafisico. Un po’ come ci insegna Igor Sibaldi che, a sua volta, lo voglia o no, un po’ maestro lo è.

 

Chiacchierare e Immaginare con Igor Sibaldi

Un giorno qualsiasi ero in cucina e ho immaginato di chiacchierare con Igor Sibaldi.
Cosa c’è di meglio di miscelare una figura innovativa come lui e l’immaginazione, per ritrovarsi a chiacchierare con il proprio Io più profondo proprio come lui insegna, l’Io che sta al di là di ciò che conosciamo?

Quella mattina il mio Io metafisico ha fantasticato di chiacchierare liberamente, mentre un Igor Sibaldi immaginario lo ascoltava.

Gli ho raccontato il mio rapporto con i vari insegnanti e maestri che ho incontrato nella vita.
Immagino sia successo anche a te di incontrarne, o addirittura sceglierne, uno o più di uno: guardare alle conoscenze altrui per trarne insegnamenti o ispirazioni è una cosa che accomuna tutti noi.

libro

 

Alcuni si saranno affezionati a qualcuno in particolare mentre altri, nel corso del proprio sviluppo interiore, avranno sperimentato più maestri e insegnamenti.

Igor Sibaldi oggi è considerato un maestro e molti di noi lo ascoltano, lo seguono, frequentano i suoi seminari. Lui stesso ci parla di maestri: antichi o attuali, interessanti o incoerenti.

Ha questa caratteristica: sposta la nostra attenzione da sé agli insegnamenti più antichi.
È come se dicesse: “non occuparti di me, ma del metodo metafisico che anticamente ci hanno tramandato perché è questo che veramente ti serve”.

Ho pensato: cosa farei se me lo trovassi davanti?
Gli racconterei una storia. La mia storia. E così ho fatto:

 

“Non mi sono mai davvero legata a nessuno dei maestri che ho incontrato o scelto durante la mia vita. Legata è la parola giusta: fa un certo effetto, e me l’ha sempre fatto, come se mi mancassero l’aria e la libertà. Ma li ho cercati spesso e ne ho trovati molti.

Alcuni sono state persone che ho incrociato per un certo periodo di tempo: mi hanno insegnato qualcosa, dato ispirazione, lasciato un segno. Alcuni sono stati animali. Quasi nessuno di loro sa di essere stato tra i miei maestri.”

 

Ho immaginato Igor Sibaldi sorridere a questa mia confessione, che sembra unica ma che, in realtà, credo possa accomunarci tutti.

 

“Ricordo il tizio che aveva un modo di affrontare le questioni completamente calmo e riflessivo, senza il timore di fare delle lunghe pause di silenzio e di lasciare che gli altri attendessero che i suoi pensieri prendessero forma.

Poi è arrivato quello curioso di tutto, che cercava cose nuove di continuo: ha suscitato la mia meraviglia e l’ho voluto imitare, cambiando un bel po’ il mio modo di affacciarmi al mondo, passando dall’accontentarmi al non accontentarmi più di ciò che già sapevo.

Una ragazza che ho conosciuto per caso ha così tanta energia che la descrivo come una cura di emergenza: se sei triste basta trascorrere un pomeriggio con lei e passa tutto.

Ho imparato a non avere timore nel quotidiano: nel fare le cose, nel parlare, nel chiedere, nel tentare.
Un paio di maestri inconsapevoli mi hanno mostrato che si può essere generosi senza aspettarsi nulla in cambio, senza lesinare se stessi, senza timore di delusioni. Uno dei due è un gatto.”

 

Questi sono solo alcuni dei maestri che ho incontrato, e sono certa che anche tu avrai i tuoi personalissimi insegnanti. Ma proseguiamo la chiacchierata immaginaria.

 

“Tutto questo è stato possibile perché ho osservato quelle persone da un punto di vista differente e ho voluto cogliere quanto di straordinario portavano con sé: piccoli spunti per cambiare e voler allargare i miei confini, anche solo di poco.
Anche solo un poco può essere un cambiamento straordinario. Sono persone che hanno lasciato il segno: in fondo noi tutti siamo maestri inconsapevoli di persone che incontriamo nella nostra vita”.

 

Poi ci sono i Maestri speciali

“Poi ci sono i maestri che nel nostro immaginario occupano il rango di persona speciale, quella che ha una sapienza e una conoscenza oltre ogni limite.

Ce ne sono stati nella storia e ce ne sono tuttora. Soprattutto, li abbiamo incontrati personalmente.
Io però ho sempre avuto un approccio un po’ distaccato nei loro confronti e non li ho mai considerati come delle star. Forse è un modo di fare un po’ superbo?”

 

Lui, l’Igor Sibaldi con cui dialogavo, sorrise su questo ma io non avevo capito cosa stesse pensando di me in quel momento.

 

“Per me i maestri sono persone che incontro sul mio cammino, ma restano comunque persone.

Li vedo come fonti di ispirazione, occasioni per allargare i miei confini, ma rimangono esseri umani, con tutti i loro difetti, i loro problemi, le loro vite, esattamente come chiunque altro. Sono maestri su certi aspetti ma su altri sono in cammino, come chiunque di noi.

cambiare

 

Non escludo che in certe questioni ciascuno potrebbe rivelarsi maestro per il proprio maestro e trasformarsi in continuazione: una bella prospettiva!”

 

Il mio Sibaldi immaginario ha detto: “esatto! Ciascuno di noi ha tutte le potenzialità per fare della propria vita un capolavoro!” proprio come aveva già detto altrove, in una qualche intervista.
Ho un’immaginazione a risparmio a volte.

 

Ho proseguito:

 

“Vedendo i maestri come persone capaci di ispirarmi, senza però lasciarli entrare in ogni aspetto della mia vita, ho sempre mantenuto una certa indipendenza: di scelta, intellettuale, intuitiva.

Ho citato l’intuito. Credo che sia l’intuito a guidarmi in queste scelte. Sento che perderei un certo grado di libertà se seguissi un maestro solo, per sempre, senza metterlo mai in discussione. Voglio mantenere il mio diritto a disobbedire!”

 

Quest’ultima frase l’ho detta in modo piuttosto teatrale, ridendo. Ci vuole complicità in questo desiderio di disobbedienza, anche quando sei in cucina sola con te stessa.

 

“Del resto, non è forse fondamentale che l’allievo superi il maestro? Che se ne distacchi, che tagli il cordone ombelicale? Ecco: ho sempre evitato di aggrapparmi a quel cordone, che poi diventa un cappio stretto stretto e non fa respirare bene.”

 

La Sorpresa

“Talvolta qualche maestro mi sorprende. A volte sono insegnamenti del tutto nuovi e mi ritrovo sorpresa ed emozionata di fronte a una nuova realtà che si dischiude: non sono più quella di prima. Sono certa che capisci cosa intendo.”

 

Forse non direi mai al vero Sibaldi “sono certa che capisci”… ma da sola, nella mia cucina, l’ho fatto. Tanto lui non lo saprà mai.

 

“A volte invece trovo chi ha il potere di dare corpo e forma a numerose intuizioni che si agitano dentro di me, da qualche parte in un luogo del mio Io. Riconosco il maestro perché non mi dice niente di nuovo, niente che in un certo senso non sapessi già, ma gli dà un ordine, un senso, un collegamento con tutto il resto.”

 

Unire i puntini, Estendere i Confini

“E così ogni maestro mi ha mostrato il significato di certe intuizioni. È come se fossi un vaso che non solo si riempie, ma che cambia, si estende, rinnova colore, forma, sostanza. In fondo perché mai dovrei rimanere sempre uguale a me stessa?

All’arrivo di una novità, non ho mai rinnegato le scoperte precedenti. Ogni scoperta si è mescolata con tutto il resto e ha dato forza ad un cambiamento originale e solo mio.

Un maestro dà la nota di partenza, ma il viaggio, la creazione, l’immaginazione per generare una me diversa sono solo miei. Se mi legassi troppo al maestro di turno, sento che perderei questa possibilità. I maestri sono come scintille da cui partire per qualcosa di nuovo, ma questo non è possibile se deleghiamo una parte di noi ad un’altra persona.

Ho cambiato spesso maestro e spesso i miei confini sono cambiati. Sono sorte nuove domande ed è cambiato il mio modo di concepire il mondo attorno a me.

Non è stato sempre casuale. A volte l’ho proprio voluto, desiderato. A volte qualcuno ha avuto la stessa forza di uno schiaffo in pieno viso: può essere utile se desideri uscire dallo status quo. Ma che male che fa!”

 

Penso che a volte serva molta energia per separarsi da una situazione che ci è familiare.

 

“A un certo punto però tu, Igor Sibaldi, hai tirato fuori altre cose che non conoscevo per niente e che non sapevo esistessero. Quella volta mi hai sorpreso e sorprendere è qualcosa di speciale, che modifica all’istante tutto il mondo che hai attorno. La sorpresa trasforma.

Rimani un messaggero del mio intenso desiderio di allargare i miei confini, come un sarto che confeziona il tuo nuovo abito.
Ecco: sei un maestro. Per ora, per questa parte di viaggio, per queste cose che insegni.

Mi auguro che verrà un giorno, presto, prestissimo, che quanto ci racconti sia compreso da tutti e che si possa tutti insieme andare a immaginare qualcosa che veramente superi ogni confine già scoperto o sentiero già percorso, per arrivare là dove nulla è mai stato scritto né detto.”

 

Ecco”, ha ribattuto.

Cosa replichi a chi ti racconta, sfrontata, queste cose?

Lui ha detto: “Basta solo desiderarlo.” E ha sorriso provocatorio, come fa sempre.

 

Per incontrare Igor Sibaldi e vivere con lui quest’esperienza straordinaria, clicca qui!

Scoprirai tutte le tappe del suo nuovo tour Il Metodo Metafisico, che toccherà diverse città d’Italia.
Partecipando potrai apprendere direttamente da Igor come dare forma concreta alle intuizioni del tuo Io e esercitarti ad applicare la Metafisica alla tua vita quotidiana grazie al suo metodo innovativo.

Clicca qui per maggiori informazioni!

Il Metodo Metafisico Life Strategies

Al di là del deserto: come Trasformare la Paura in un Viaggio di Scoperta

La società attuale riserva a ciascuno di noi moltissimi stimoli e possibilità: i progressi scientifici e tecnologici degli ultimi decenni hanno cambiato la nostra percezione dello spazio e del tempo, permettendoci di raggiungere qualsiasi angolo del mondo nell’arco di alcune ore e di essere “virtualmente” in più posti nello stesso momento. Videochiamate, lavoro da remoto, corsi online, conferenze a cui ognuno può partecipare anche restando a casa: ciò che prima rappresentava un confine invalicabile, una difficoltà che limitava le nostre esperienze ad un’area e ad una categoria circoscritte, oggi non è più un problema.

 

I Limiti della nostra Mente

Il superamento di impedimenti concreti come questi, tuttavia, non si accompagna ad un superamento delle nostre barriere mentali. Se è vero che ogni giorno abbiamo davanti infinite opportunità da cogliere e che disponiamo dei mezzi per farle nostre, è anche vero che la maggior parte di noi rimane ancorata a una dimensione quotidiana molto più ristretta di quella a cui potremmo accedere.

Fin da quando siamo piccoli, dei bambini curiosi e affamati di conoscenza, liberi da qualsiasi pregiudizio o condizionamento, il mondo esterno ci mostra una strada da percorrere, strada che altri hanno tracciato per noi. Non sempre ci è chiaro chi siano questi “altri”: a volte hanno il volto dei nostri genitori, altre prendono la forma dei nostri compagni di scuola, a cui veniamo paragonati e con cui entriamo in competizione, altre ancora non sono individuabili in una figura precisa, perché crescendo il modello che cominciamo a seguire si perde nella cultura e nelle convenzioni sociali.

Perché, nonostante il moltiplicarsi delle nostre possibilità, continuiamo ad aggrapparci alle piccole certezze di ogni giorno anche se non sempre sono quelle che più ci soddisfano?

Questa domanda riguarda da vicino tutti noi, eppure pochi se la pongono davvero, presi come siamo dalla ricerca di approvazione da parte degli altri.
Crescendo, l’importante non è più fare ciò che ci rende felici, come quando eravamo bambini e assecondavamo le nostre autentiche inclinazioni e i nostri effettivi interessi, senza preoccuparci delle opinioni esterne. Ora che siamo adulti rincorriamo gli ordini dei nostri superiori, vogliamo evitare che la nostra famiglia sia in disaccordo con il nostro modo di vivere, ci accontentiamo di ricevere complimenti per come gli altri ci vedono piuttosto che chiederci chi siamo, cosa vogliamo e come realizzarlo.
È come se ognuno di noi vivesse all’interno di un contenitore, senza riuscire a vedere che, poco più su del proprio naso, esiste una via di fuga che si apre su distese sconfinate, tutte da esplorare.

scoperta

 

Questo è ciò di cui parla anche il grande scrittore e filosofo Igor Sibaldi, che con i suoi recenti studi ha trovato la risposta a questo quesito che tutti dovremmo porci.

 

Sapienza e Comprensione

Secondo Sibaldi, all’origine dei limiti che ci poniamo c’è la confusione tra sapienza e comprensione.
Nonostante il nostro istinto naturale ci porti a farci continue domande e a indagare direttamente la realtà, purtroppo questo istinto non viene incoraggiato, anzi, è soffocato dall’apprendimento di concetti, idee, e filosofie, secondo il pensiero che la conoscenza sia un capire, un comprendere ciò che ci circonda.

La nostra cultura razionalistica vuole padroneggiare il reale, controllarne le leggi, e per farlo ha bisogno di definire ogni aspetto, inserendolo in categorie chiare e ben definite. È proprio così che la nostra conoscenza diventa sempre più limitante, sempre più chiusa su se stessa, innalzando barriere contro ciò che non riusciamo a spiegare secondo gli schemi mentali a cui siamo abituati.

Per Sibaldi, questa forma di conoscenza non può in alcun modo portarci oltre i nostri limiti e aiutarci a realizzare il nostro vero Io. Al contrario, ciò a cui dobbiamo aspirare non è la comprensione del mondo, ma una sapienza molto diversa, che abbraccia il niente, una dimensione che non “si può capire, né afferrare, né comprendere. Si può solo sentire”.

 

Al di là del deserto

Possiamo sapere solo che non sappiamo nulla. E questo è il più alto grado di sapienza umana.
Lev Tolstoj

Questo ci invita a fare anche Sibaldi: spingerci al di là delle certezze della vita quotidiana, di ciò che conosciamo e di chi pensiamo di essere, per iniziare finalmente l’esplorazione di ciò che ci è ignoto e che, per paura, riteniamo inconoscibile.
Fare questo significa ritrovarsi di fronte al niente, proprio come gli ebrei che, fuggendo dall’Egitto sotto la guida di Mosè, si ritrovarono nel deserto: una dimensione a loro sconosciuta, sinonimo di morte e desolazione. Eppure, sorprendentemente, questo deserto non si rivelò vuoto, anzi, regalò loro nutrimento e pace, fino a giungere alla Terra Promessa.

Anche noi, quando saremo nel niente che si apre oltre i confini delle nostre conoscenze, troveremo nutrimento e pace, ricominciando a porci le domande che nel mondo quotidiano abbiamo smesso di farci e trovando nuove risposte ogni giorno, risvegliando così il nostro Io autentico, liberi dalle imposizioni che ostacolano la libera espressione di noi stessi.
Questa, per noi, è la Terra Promessa da raggiungere: la dimensione in cui non ci sono più limiti a ciò che possiamo realizzare o a cui possiamo aspirare, una dimensione definita solo e unicamente da noi, dai nostri desideri e dalla continua ricerca della nostra parte più profonda.

Nei suoi studi, Igor Sibaldi ha definito un metodo grazie a cui rendere questo percorso di crescita e autoconsapevolezza davvero efficace per il nostro benessere quotidiano: il Metodo Metafisico.

Si tratta di un sistema che ciascuno di noi può mettere in pratica nella propria vita di ogni giorno e che ci permette di indagare ciò che si trova al di là delle nostre piccole abitudini, ma che spesso non riusciamo a intuire con la sola ragione.

 

Per scoprire come funziona il Metodo Metafisico, clicca qui.

Potrai partecipare al nuovo tour di Igor Sibaldi, durante cui imparerai direttamente da Igor cosa significa fare Metafisica e come questa può spingere i nostri limiti sempre un po’ più in là. Inoltre, avrai l’opportunità di esercitarti personalmente con lui ad applicare questo metodo concretamente.
Scopri qui tutti i dettagli e la città più vicina a te!

Il Metodo Metafisico Life Strategies

La storia di Chiara, che aveva dei Confini troppo Stretti

Chiara è una donna come tante: fa quello che fanno tutti, vive una quotidianità nella norma.
Dentro di lei, però, sente il disagio di un tempo che scorre sempre uguale, privo di prospettive, senza la possibilità di realizzare i suoi desideri più profondi.

Guarda fuori dalla finestra. Ormai è estate, e il volo degli uccelli le pare un’espressione di libertà che a lei non è concessa.

Chiara è un po’ come tutti noi e la sua storia è come la nostra, quella che possiamo osservare se abbiamo la forza di guardarci dentro e superare i nostri confini, fino a raggiungere un cambiamento, il punto di svolta oltre il quale volere sempre di più, con felicità e anche un pizzico di tenacia.

Igor Sibaldi sarebbe fiero dei problemi che Chiara ha trovato, della volontà di raggiungere la libertà di quei voli che osservava dalla finestra e che l’hanno portata al punto di svolta verso un futuro diverso.

 

L’inizio del Viaggio: il tuffo nei problemi

Chiara inizia questo viaggio all’improvviso.

Il mondo che le sta attorno ha fissato delle rigide regole che Chiara osserva da tempo: i doveri quotidiani, che tracciano un passato pesante e un futuro rigido, devono essere controllati in ogni aspetto per essere giudicata “brava, buona e bella”.

Pian piano si è lasciata trasportare in un mondo stretto e costretto, senza spazi di espressione creativa. Il “dovere” è il mantra di ogni giorno.

Il “non sentirsi a suo agio” in queste regole è dovuto al suo vissuto personale e alla sua relazione con il sistema di controllo che c’è attorno a lei, ma soprattutto dentro di lei.

“Ho sempre questa esigenza di tenere tutto sotto controllo, in ogni istante del giorno e della notte”.

Del resto, non farlo comporta il non rispettare le regole che impongono di essere bravi e diligenti. Non farlo non è contemplato: è come se, venendo meno alle regole, il mondo potesse crollare.

Chiara è come sdoppiata. Una parte di lei è consapevole di ciò che sta accadendo e del grigiore di cui si colora vivendo sotto quelle regole quotidiane: si osserva dall’esterno e vede che dentro di lei c’è una seconda Chiara.
L’ altra se stessa, invece, è tenace nel mantenere il controllo.

conoscere se stessi

Una parte di lei, infatti, è completamente immersa in un mondo di regole, perfettamente immedesimata nei ruoli quotidiani di madre, moglie, lavoratrice, figlia, consumatrice, sportiva, schierata politicamente, e così via. Va dritta verso il suo obiettivo di efficienza quotidiana.

L’altra Chiara, la prima, riesce ad osservarla perché è oltre, ma il suo alito di vento a volte è lontano: si trova in un punto un po’ più in là, legata alla speranza che da quel tunnel senza luce si possa anche uscire.

La Chiara Autòs, cioè la Chiara un po’ rigida e immersa nei doveri, rinchiusa nell’orizzonte ristretto della mente ordinaria, non vuole assolutamente perdere il controllo. L’Autòs di Chiara non vuole demordere e fa scelte che la allontanano da quel cambiamento che assume l’aspetto delle paure più grandi.

Il cambiamento è l’esatto opposto del controllo. Il cambiamento fa paura.

 

Dal Controllo al Cambiamento

Così ragiona la mente, mantenendoci nel tanto rassicurante status quo.
È così che veniamo addomesticati nei nostri sistemi sociali, di credenze, politici, religiosi. È una versione collettiva di una mente che vuole rimanere ancorata a ciò che conosce, che è facilmente gestibile e controllabile.

Chiara sa che per uscire dalle regole che non le consentono di esprimere ciò che ha dentro deve affrontare un cambiamento, e quindi perdere il controllo.

Chi controlla non è mai disposto a cedere spazio: grande energia viene spesa affinché non avvengano cambiamenti che modifichino lo stato delle cose, anche dentro di noi.
Quando siamo immersi nel nostro status quo spendiamo molta energia per cercare di rimanervi e sentirci al sicuro, convinti che ogni cambiamento porterebbe grandi disastri, sofferenze, perdite.
Eppure, non ci rendiamo conto che siamo noi stessi i nostri carcerieri.

Questo è il fulcro. Questo è il centro. Per vederlo, però, bisogna librarsi in alto.

 

Non è come quando dici le bugie

Chiara lo capisce questo fulcro. Lo ammette.
Si rende conto che accorgersi di avere un Autòs interiore molto spaventato, ma anche fortemente al comando, non è come quando dici una bugia e vieni scoperto.

Quando la tua bugia viene scoperta, il palcoscenico cade e tutto il mondo si riorganizza attorno alla nuova realtà, ripartendo su una strada diversa, non menzognera: sei stata scoperta e ricominci con un’altra azione.

No, non funziona così con la nostra testolina.

Ogni santo giorno bisogna ammetterlo, esercitarsi, prendere confidenza, tentare nuove strade perché Autòs, la sua paura e il suo bisogno di controllo avranno sempre voglia di tornare nel piccolo mondo che già conoscono.

Noi non siamo fatti per rimanere nel mondo conosciuto: quella parte di noi che ama il controllo ci è utile per le azioni pratiche quotidiane, che non dobbiamo re-imparare ogni volta.
Per il resto, siamo scoperta, immaginazione, stupore e questo è ciò che Chiara da qualche parte manteneva vivo.

È quello che ciascuno di noi, in fondo, sa.

scoperta

 

Poi tutto Cambia e si Esce dai propri Confini

Come fa Chiara ad attivare la forza del cambiamento?

La storia di Chiara ci aiuta a scorgere alcuni schemi che possono valere anche per noi, per uscire da quei confini per i quali non siamo fatti, attraversando il deserto di cui parla Igor Sibaldi.
Chiara ha messo in pratica, senza conoscerlo, il Metodo Metafisico, il famoso Competence Without Comprehension di cui Igor Sibaldi parla spesso.

Chiara fa una cosa mentre compie il suo percorso: si proietta idealmente nel suo futuro.
Immagina se stessa in un periodo in cui è una persona diversa, fa cose diverse, si sente entusiasta, realizza alcuni suoi progetti che da tempo vede come possibilità lontane. Si sente felice e libera.

Chiara visualizza un futuro che non c’è, ma che inizia a vedere come possibile: lei vuole uscire dalla realtà attuale che le sta stretta e diventare la Chiara che è nel suo futuro immaginato.

Un futuro in cui non fa solo quello che fanno tutti, in cui è una persona normalissima, ma in cui è anche felice e libera da quel mondo così stretto che sta vivendo ora.

Si toglie di dosso un vestito che la infastidisce e la costringe in una condizione asfissiante.

libertà

 

Questa problematica, in quel futuro, non la rappresenta più e ciò che vede di sé tra qualche anno è una condizione di grandi possibilità.

Chiara, metafisicamente parlando, inizia a vivere secondo il principio di scopo, abbandonando il principio di causa-effetto: il futuro che vuole la aiuta a cambiare il presente affinché tutto si avveri.
Così è stato e così è sempre, per chiunque di noi.

 

La Libertà come Desiderio

“Non ero libera di scegliere perché sottostavo morbosamente a leggi e legacci che io stessa mi ero creata.”

Il tema della libertà ritorna spesso nella storia di Chiara: non si sente libera e questa condizione inizia a generare in lei un desiderio che, pian piano, riduce la forza di Chiara Autòs a tal punto da poter immaginare un momento in cui nuove porte si spalancano. Il cambiamento è stato desiderato.

Un ricordo fa capolino nel suo presente, fra un problema e l’altro: devi solo vivere la vita.
Si accorge che non sta vivendo, che è sempre occupata a pensare a come rimanere nei suoi problemi, così rassicuranti.

La strada che ha intrapreso è una strada che ha percorso da sola, dentro di sé, anche se accanto ha avuto tante persone che hanno continuato a starle vicino.
Perché, come lei stessa dice, “non c’è nessuno che possa davvero vedere e sentire quel che hai dentro” ad eccezione di quella Chiara che, da qualche parte, vedeva la vita scorrere e che, a un certo punto, ha desiderato un futuro diverso.

La strada del guerriero è la strada di tutti noi.
Non si tratta propriamente di battaglie, anche se portiamo addosso una serie di cicatrici ideali, raccolte nel corso di prove, scoperte e tentativi, a volte estremamente dolorosi. Dice Sibaldi: “Se tu scopri, non puoi sbagliare. Si comincia a sbagliare non appena si smette di scoprire”.

E se scrivessi “Non ascoltare gli altri, che non sanno quello che dicono” non sapreste dirmi se a dirlo sia stata Chiara o Igor Sibaldi. Ma non ha importanza, purché possa ispirare.

Chiara il suo percorso lo ha fatto. Si è aggrappata alla vita ed ha lasciato il suo passato, con una grande forza di perdono verso se stessa che l’ha portata avanti verso quel futuro che continuamente si crea e si ricrea con nuovi desideri.

Chiara sa che non le basta e non le basterà mai. Chiara ha esteso così tanto i suoi confini da essersi abituata a un Io molto più vasto, che non vuole smettere di fare nuove scoperte.

Chiara ha avuto una volontà talmente potente che oggi vive di entusiasmo, con una visione avida di futuro e di desideri perché “i problemi ti portano giù, ma io voglio salire sempre più su”.

Nei suoi occhi passa l’immagine di una forza realizzatrice che, se ha saputo trovare lei, potrà trovare anche noi tutti.

 

Vuoi anche tu intraprendere insieme a Igor Sibaldi questo percorso di autoconoscenza, durante cui potrai portare alla luce il tuo Io più profondo e rimetterti in ascolto dei tuoi desideri più autentici? Clicca qui!

Scoprirai come partecipare a Il Metodo Metafisico, il nuovo tour di Igor Sibaldi in esclusiva per Life Strategies. Potrai incontrare Igor nella città a te più vicina e apprendere direttamente da lui come liberare il tuo Io dai limiti che la vita quotidiana ci impone, ampliando le tue capacità oltre i confini di ciò che già conosci.

Contattaci subito per maggiori informazioni!

Il Metodo Metafisico Life Strategies

Come guardare il mondo dalla giusta prospettiva e trovare la via per vivere sereni

Oggi il progresso della tecnologia, le conoscenze scientifiche e la fiducia nella logica hanno una profonda influenza sulla vita quotidiana di ciascuno di noi.

Ogni nostra più piccola azione, a lavoro come nel tempo libero, è svolta attraverso mezzi che la rendono più agevole e immediata: ci teniamo in contatto con telefoni cellulari e social network, gestiamo gli impegni professionali grazie a software di vario genere e ci scambiamo documenti tramite email, monitoriamo la nostra attività sportiva usando applicazioni su smartphone, andiamo a caccia di nuove ricette su Google o forum di cucina, prima di andare a dormire leggiamo libri su tablet.

Il fatto che tali strumenti abbiano portato cambiamenti così notevoli nella nostra vita di ogni giorno, ci fa sorprendere delle capacità della mente umana: passo dopo passo, progresso dopo progresso, la scienza e la logica hanno permesso alle nostre conoscenze di avanzare, con la speranza che magari, un giorno, riusciremo a comprendere tutti i fenomeni che ci circondano.

Eppure questa situazione, a pensarci bene, racchiude alcune contraddizioni.

Se davvero, nel tempo, la mente umana si è avvicinata e continua ad avvicinarsi sempre più alla sapienza, allora questo dovrebbe anche avvicinare ciascuno di noi alla serenità e alla soddisfazione, ma questo non è un obiettivo così semplice da raggiungere.

Chi di noi può dire di non aver mai provato la sensazione che la propria vita non stesse andando nella direzione che davvero desiderava?

vivere-sibaldi

Non sempre sappiamo il motivo di queste emozioni: a volte, dopo esserci impegnati tanto per raggiungere un traguardo personale o per conquistare una posizione di lavoro, una volta ottenuto il nostro scopo continuiamo comunque a sentirci inappagati, senza capirne il motivo. Da cosa dipende questa confusione?

Lo scrittore Igor Sibaldi, con le proprie ricerche, fornisce una risposta a questa domanda.

 

Sibaldi e la Metafisica: la via per conoscere meglio se stessi

Secondo Sibaldi, le varie forme di conoscenza umana (come la scienza, la tecnologia e la religione) non possono in alcun modo avvicinarci a una profonda consapevolezza di noi stessi e del mondo, perché queste non sono che contenitori limitati di tutto ciò che possiamo conoscere.

L’errore in cui tutti noi cadiamo sta nel porci domande per capire e comprendere la realtà intorno a noi, anziché per scoprire ciò che non sappiamo ancora.

Così facendo, infatti, ci poniamo solo alcuni quesiti, sempre gli stessi. Con una vista così limitata sull’ambiente circostante e sulle nostre possibilità di sviluppo, non è possibile conoscere a fondo se stessi, i propri desideri e il proprio Io autentico.

Al contrario, solo facendo fluire liberamente i pensieri, senza permettere ai pregiudizi, alle certezze e al timore delle opinioni altrui di ostacolarne il percorso, potremo porci le domande giuste grazie a cui trovare risposte sempre nuove ed osservare il mondo con occhi sempre diversi.

Proprio questo è lo scopo della Metafisica secondo Sibaldi: permetterci di intendere la realtà più che di capirla, cioè tendere verso tutto ciò che non abbiamo ancora compreso, così da spingerci continuamente oltre i nostri limiti e portare lo sguardo sempre un po’ più in là rispetto ai confini precedenti, in una scoperta del mondo e di noi stessi che non ha fine.

“Il mondo non è comprensibile, ma è abbracciabile.”
Martin Buber

 

Mettere in pratica la Metafisica nella vita di tutti i giorni significa rientrare in contatto con gli aspetti più profondi del proprio essere e superare tutti i preconcetti, i dubbi e i timori che finora hanno ostacolato la nostra piena crescita personale, acquisendo consapevolezza della vita che vogliamo davvero per noi.

Per incontrare Igor Sibaldi ed esercitarti personalmente con lui ad applicare la Metafisica nella quotidianità, clicca qui.

Scoprirai come partecipare al suo nuovo tour Il Metodo Metafisico, realizzato in esclusiva per Life Strategies, e così iniziare il tuo viaggio verso una vita più serena e autentica grazie ai più recenti studi del celebre autore.

 

Il Metodo Metafisico Life Strategies

 

L’arte del farsi domande: come superare i propri limiti

Quando un bambino non ha più domande, è diventato uomo.
Arto Seppälä

Fare domande, continuamente e su qualsiasi argomento, anche su quelli che noi adulti consideriamo ovvi e banali: probabilmente è questa una delle caratteristiche dei bambini che più ci sorprende.

Anche la scienza ha studiato la loro spontanea e continua curiosità, individuando una fase che tutti noi attraversiamo nel corso della vita: la cosiddetta età dei perché.

L’età dei perché ha inizio intorno ai due anni, momento in cui le nostre capacità di linguaggio cominciano a svilupparsi. Questo permette ai più piccoli di esprimere tutto il loro stupore verso il mondo.

Le domande dei bambini non servono solo a conoscere ciò che ancora non sanno, ma anche a capire perché non sempre possono fare ciò che vorrebbero. Ecco allora che ci pongono domande come “perché devo dormire?” o “perché non posso andare subito a giocare?”.
Per loro è incomprensibile non assecondare i propri desideri e i propri istinti, al contrario di noi adulti, che ce ne dimentichiamo quotidianamente pur di non trasgredire la famosa regola prima il dovere, poi il piacere.

Questi interrogativi potrebbero sembrarci sciocchi, eppure basterebbe fermarsi un attimo a riflettere per rendersi conto che i bambini possono insegnarci qualcosa di molto importante per vivere sereni: come tornare in contatto con le nostre emozioni e con le nostre aspirazioni.

 

L’arte di porsi domande

Igor Sibaldi, autore ed esperto di filosofia e teologia, ci ricorda che tutti noi, da bambini, siamo stati dei veri esperti nell’arte del fare domande.
Da piccoli ci chiedevamo il perché di tutto, senza dare mai nulla per scontato: la nostra immaginazione correva veloce, molto più veloce delle risposte che i nostri genitori o i nostri insegnanti ci davano, e non ponevamo limiti alle nostre possibilità di scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo e speciale.

Poi, crescendo, qualcosa dentro di noi cambia: le domande che ci poniamo sono sempre meno, la meraviglia per ciò che ci circonda si affievolisce, la nostra sete di conoscenza si smorza, e più che alimentarla attraverso quesiti spontanei la spegniamo con le risposte che la società ci fornisce, ancora prima di scoprire cosa vogliamo davvero.

In questo modo, ognuno di noi si rinchiude in quello che Sibaldi definisce un sottomondo, cioè una realtà molto più ristretta e limitata rispetto a quella che esploravamo da bambini, quando siamo liberi da pregiudizi e ci lasciamo guidare solo dalla gioia e dal piacere derivanti dalla conoscenza.

 

La vita nel sottomondo

Se da piccoli il nostro sguardo riusciva a cogliere un orizzonte sconfinato, e in qualsiasi direzione guardassimo riuscivamo sempre a portare i nostri occhi un po’ più in là, crescendo perdiamo questa dote. Invece di continuare ad assecondare la nostra fantasia, seguire i nostri sogni, indagare la realtà unicamente sulla scia dei nostri veri desideri, lasciamo che tutti questi stimoli spontanei vengano sostituiti dai giudizi altrui su ciò che è giusto o sbagliato, dall’opinione comune su cosa possiamo fare e cosa no.

Piano piano, dal centro di un mondo vastissimo, libero da limiti di qualsiasi genere, ci spostiamo in una piccola porzione di realtà che altri hanno definito per noi.
Inizia così la nostra vita nel sottomondo: una realtà fatta di certezze, ossia insegnamenti che abbiamo assimilato senza mai metterli in discussione, e cose a cui crediamo perché seguiamo l’esempio di quelli che ci stanno accanto, convincendoci che solo se siamo come loro verremo apprezzati.

relazioni con gli altri

 

Non tutti si rendono conto di questo passaggio da una realtà illimitata al sottomondo, perché col tempo ci dimentichiamo di quanto fosse vasto il nostro orizzonte in passato, di quante più cose avessimo la possibilità di scoprire e provare prima di limitarci.
Soltanto chi ha il coraggio di ricominciare a porsi domande, secondo Sibaldi, ha l’opportunità di riportare il proprio sguardo e i propri pensieri sempre più in là, tornando piano piano a riprendere consapevolezza del proprio Io autentico.

 

Il potere della Metafisica

Questo è, per lo scrittore, lo scopo della Metafisica: fornire lo strumento attraverso cui ognuno di noi può giungere oltre i propri limiti, le proprie certezze, rimettendo in discussione i presupposti che finora hanno ostacolato la piena realizzazione del nostro vero essere.

Attraverso il Metodo Metafisico Igor Sibaldi ci guida in un viaggio alla riscoperta di noi stessi e alla ricerca della vera felicità nascosta dentro di noi, che può essere portata alla luce solo superando le paure e le insicurezze che restringono i confini della nostra conoscenza.

 

Per iniziare personalmente questo viaggio insieme a Igor, clicca qui.

Troverai tutte le informazioni per partecipare al nuovo tour Il Metodo Metafisico e scoprire come porti le domande giuste per ampliare illimitatamente le tue possibilità di crescita personale!

Il Metodo Metafisico Life Strategies

 

Metti una mattina, le faccende, Igor Sibaldi ed io

Igor Sibaldi, studioso di teologia, filologia, filosofia e storia delle religioni, scrittore ma soprattutto qualcuno che mi sta mostrando una strada efficace per cambiare, per dare un senso a molte intuizioni che già avevo, dice che per uscire dai nostri confini e per andare al di là del deserto non dobbiamo essere un noi, ma dobbiamo essere un Io; abbiamo sempre saputo invece che per cambiare le cose è necessario fare gruppo, fare rete, unire le forze e utilizzare la forza delle masse. Dobbiamo essere uniti è il mantra che ci ha accompagnato fino ad oggi, ma Sibaldi ci spiazza quando dice che dobbiamo occuparci della nostra personale lotta.

Ci si può pensare, in una qualsiasi mattinata mentre passiamo l’aspirapolvere: il momento ideale per fare metafisica e porsi delle domande. Soprattutto su quanto lui dice.

 

Fare gruppo o fare l’individuo

Questa mattina mi sento un po’ giù di morale: mi sembra spesso di girare a vuoto e di non realizzare nulla.
Lavoro tanto e mi sembra di non concludere alcunché, di non arrivare da nessuna parte.
Giro attorno alle cose.

Continuo poi a fare confronti con gli altri: li guardo e mi sembrano sempre bravi, efficaci, realizzativi.
Degli altri noto che hanno la capacità di uscire dalla “zona di comfort” e anche di uscire proprio, di relazionarsi, di mettersi in gruppo e realizzare progetti. Di prendersi dei rischi.

rapporto con gli altri

 

Il fatto è che in casa propria si sta bene. Non a caso oggi mi dedico a tirarla a lucido, aspirapolvere alla mano.

Per fare passi avanti però sento, sentiamo, di dover uscire, in tutti i sensi: stare chiusi in casa non fa raggiungere alcun risultato. Giusto?

Sembra sempre che gli altri facciano meglio: nascono contatti, si fa rete, gruppo, comunità, anche affiatata. Ci si cerca.

Fare comunità non è da tutti. Costruire il noi è difficile e richiede costanza, impegno, capacità di relazione e negoziazione. Non è certo sempre “rose e fiori”.

L’individuo deve cedere il passo alla volontà del gruppo e non è per niente facile mettersi da parte per far spazio ad un obiettivo collettivo.

Tra un rumore di aspirapolvere e angolini da ripulire, rifletto sul perché mi è così difficile fare gruppo pur ritenendolo razionalmente una scelta ideale.

Mi è ostico ma sono anche un po’ allergica a tutto ciò. Sono una persona decisamente scomoda da gestire e che difficilmente si piega alle logiche imposte o suggerite da un gruppo.
Non mi piace piegarmi. Effettivamente. Sono ribelle.

 

I primi dubbi, le prime domande

Così mi è venuto in mente Igor Sibaldi, che spesso parla di disobbedienza come di un elemento importante dell’Io.

Come disobbediente vado alla grande: disobbedisco anche a ciò che io stessa reputo razionale. Mi disobbedisco da sola. Sorrido mentre ripasso con l’aspirapolvere la stessa mattonella da almeno due minuti.

Sibaldi dice chiaramente che il creare un noi, un gruppo in cui perdere una parte di sé, un concetto collettivo, non è la strada migliore. Non è la strada  per superare i nostri confini personali e ricercare la connessione con un Io molto più grande. Il contrario di ciò in cui credono in molti, me compresa. Invece, dice lui laconico: “Se c’è un ‘noi’ non esiste connessione”.

Mi fermo e spengo l’aspirapolvere. Devo solamente cambiare stanza, ma effettivamente inizio a pormi delle domande perché tutto questo mette in crisi alcune certezze.

Sicuramente non solo mie. Davvero il tema di comunità, rete, gruppo non è da perseguire?

Adesso bisogna uscirne da soli: la nostra è un’epoca di Noè. Noè non portò tanti umani sulla sua arca … si salvò da solo o quasi.

È il tema cardine del cambiamento, del costruire un mondo migliore: tornare all’Uno, connettersi, diventare un’unica cosa in un nuovo kosmos in cui non ci sarà più l’Io, con la sua individualità, ma solo un’unica entità, l’unica mente, l’unica volontà.

Sono nate filosofie, ideologie, religioni perché si pensava che da certe trappole della vita si potesse uscire in gruppo, con la forza del gruppo. Effettivamente sono due concetti opposti. Almeno all’apparenza.

Ci rifletto su, provo a guardare le cose da punti di vista differenti e inizio a pormi delle domande:

Sibaldi dice che per fare metafisica dobbiamo porci delle domande, fare come i bimbi che si chiedono sempre il perché e il senso delle cose. Farò metafisica con quello che ho ascoltato da lui. Si può fare metafisica su quello che ci dice Sibaldi? Credo non gli dispiaccia.

ascoltare se stessi

 

Non dobbiamo perderci in un gruppo, con le sue regole, il suo pensiero comune, il limitare dell’azione singola, con la sua gerarchia.

Dobbiamo essere un Io.

Un Io che si occupa della sua personale lotta, interiore, con il suo io piccolino.
Ma cosa significa?  Non sembreremmo egoisti a pensare soltanto a noi stessi?

Provo a trovare un elemento in comune, recuperandolo dal passato quando incontrai  una certa storia.

Seguimi. Intendo seguimi mentre passo l’aspirapolvere lungo le stanze di casa mia.

La storia è questa:

Dobbiamo tornare al Tutto perché è successo che un tempo il Tutto decidesse di scendere in questo mondo in cui sperimentare il concetto di separazione. Si è frammentato in varie individualità per capire come poteva sentirsi non essendo connesso. Decise quindi di vivere e sperimentare questo “gioco”, con gioia e piacere. Essendo quindi separati e giocando di vero impegno, le individualità si sono immedesimate in questa realtà perdendo memoria della connessione da cui provenivano e credendo infine di essere state in origine creature separate da tutto il resto.

Il “velo” di cui si sente parlare spesso è questa separazione che crediamo sia reale. Stiamo ancora giocando, convinti che sia estremamente serio, e cercando una maniera per tornare ad un’origine che in qualche modo sentiamo, in lontananza, essere nostra.

In una realtà di individualità, cerchiamo di sperimentare la connessione creando gruppi, comunità, reti e tutto quello che ci dà la possibilità di provare il tema dell’unione.
Un gioco che stiamo giocando troppo bene. Per noi non è più un gioco.

È una storia che ho sentito diversi anni fa e ogni tanto mi torna alla memoria.

Cosa c’entra con Sibaldi e con l’indicazione di curarci del nostro Io
Perché se è un gioco, penso, allora il nostro compito è giocare bene.
Non ci dice, forse, Sibaldi, di vivere e ricercare il nostro piacere? Cosa c’è di più piacevole che giocare un gioco e farlo con il piacere di giocarlo fino in fondo, sapendo che è un gioco? Dobbiamo sperimentare l’individualità, dice la mia storiella, e dobbiamo occuparci dell’Io, dice Sibaldi. Qui c’è il punto in comune.

Eureka!

Eureka nel senso che ho terminato di passare l’aspirapolvere. Farlo è un gioco che non mi piace per niente…

 

Il torto dell’aver ragione

Allora giochiamo, ma diventiamo consapevoli che è un gioco. E se è un gioco possiamo spingerci sempre un po’ più in là, tentare, sbagliare, riprovare, godere di ciò che scopriamo, immedesimarci in giochi sempre diversi: il nostro sperimentare prima o poi avrà fine; nel frattempo divertiamoci.

E’ quello che Sibaldi definisce come l’accorgersi e poi perseguire ciò che ci piace, come elemento di grande e fortissima connessione.

Adesso è il tempo in cui le tue scoperte le fai da te.

Toh! Più gioco e più mi connetto. E più mi connetto e più giocherò finché quel Tutto… mah, forse lo ritroverò. Non so… ho ancora molto da imparare, mi mancano alcuni elementi.

Ho però capito che dobbiamo vivere il gioco ponendoci un obiettivo diverso da quello che ci siamo posti fino ad ora: dobbiamo scoprire l’Io e se siamo qui è per concederci questa esperienza di Io che diventa sempre più grande ed esce dai suoi confini. Senza disperarci ma orientandoci verso ciò che è bello e piacevole, verso l’immaginazione e la capacità di desiderare sempre più in grande.

superare i propri limiti

 

Sarà proprio così?

Dobbiamo avere aspirazioni personali senza perdere la nostra identità nei vari gruppi che incrociamo lungo la strada. Quale strada?

Quella nel deserto.
Nel deserto non mi basterà il mio aspirapolvere… troppa sabbia…
Quando ci accorgiamo che la vita è come un gioco possiamo iniziare ad astrarci e a guardarla a distanza, da punti di vista differenti e meno coinvolti. Magari da un centro, fisso come il perno di un orologio.

Sono riuscita ad unire ciò che Sibaldi dice con il tema del noi a quegli argomenti tanto cari all’esoterismo e nei quali ho visto troppe volte le persone perdersi sotto l’ala protettrice del guru di turno, delegando se stessi.

Fortunatamente Sibaldi non verrà mai a conoscere i miei pensieri mattutini, in tuta e ciabatte.

Ho fatto metafisica ponendomi delle domande e cercando le risposte.
Ho trovato il modo di dare un senso a due temi che sembrano in contrapposizione. Ora ho un punto fermo da cui ripartire.

Ecco. La metafisica sibaldiana dice anche che se hai delle certezze, se hai trovato delle risposte, se pensi di essere nella verità è il momento in cui sei lontano dalla connessione e dall’uscire dai tuoi confini, dal diventare più grande.

Sono quindi ancora dentro al mio deserto? Ho semplicemente fatto un esercizio per “avere ragione”?

Iniziamo ad uscire dal nostro deserto, i nostri confini personali, quando capiamo di avere avuto torto su tutto e rimettiamo in discussione ogni cosa che prima sapevamo essere giusta.

Oggi ho messo in discussione un tema importante ma ho voluto aver ragione. Ho voluto per forza di cose trovare quel punto in comune che salvasse le mie vecchie convinzioni, informazioni, certezze.
Accidenti! Ho avuto torto sul mio aver ragione.

Mi ci vorrà ancora un po’ di metafisica, di sane domande e di cammino mentre ancora passeggio nel mio deserto e cerco di andare oltre. Ma almeno ho iniziato a passeggiare.

Tu non sai niente: è il segreto per poter cominciare a muoversi nel deserto.

 

Vuoi approfondire personalmente con Igor Sibaldi cosa significa, davvero, cominciare a muoversi nel deserto?

Clicca qui e scopri tutti i dettagli del nuovo tour Il Metodo Metafisico, in esclusiva per Life Strategies.

Partecipando potrai apprendere le tecniche sviluppate dal celebre autore per portare alla luce il tuo Io autentico e scoprire come metterle in pratica nella tua vita quotidiana. Contattaci per maggiori informazioni!

Il Metodo Metafisico Life Strategies

Il Paese più Felice del mondo: qual è e come raggiungerlo

Google parla chiaro: ogni mese sono parecchi gli italiani che consultano il web per scoprire quale sia il Paese (o la regione) più felice del mondo.

Il tema non interessa solo gli italiani, a dire il vero, ma anche le Nazioni Unite, che nell’ambito dell’iniziativa Sustainable Development Solutions Network stilano ogni anno la classifica dei Paesi più felici del mondo.
Se siete curiosi di conoscerli, questo è il posto giusto!

 

Paese che vai, felicità che trovi

Lo scorso 20 marzo, in occasione della Giornata mondiale della felicità, è stato pubblicato il World Happiness Report 2017, documento che prende in esame ben 155 Paesi per stabilire quale sia il loro “indice di felicità”.

“Come è possibile quantificare uno stato emotivo come la felicità?” potrebbe chiedersi qualcuno. In effetti, non è così semplice: per farlo, Sdsn si basa su fattori come il prodotto interno lordo pro capite, la speranza di vita, la libertà, il sostegno sociale e l’assenza di corruzione nel governo o nel business. Ed ecco qui la lista dei 10 Paesi più felici del mondo:

  1. Norvegia
  2. Danimarca
  3. Islanda
  4. Svizzera
  5. Finlandia
  6. Olanda
  7. Canada
  8. Nuova Zelanda
  9. Australia
  10. Svezia

Un primato tutto nord europeo quindi, con l’Italia che si colloca solo al 48esimo posto dopo Polonia e Uzbekistan, appena sopra la Russia.

 

Italiani alla ricerca della felicità perduta?

Forse, a noi italiani sembrerà incredibile che la nostra terra, conosciuta in tutto il mondo per le bellezze paesaggistiche, le ricchezze artistiche, il clima mite, il buon cibo e la qualità della vita, tanto da essersi guadagnata l’appellativo di Bel Paese, possa trovarsi così in basso nella lista, mentre nazioni che non possono vantare simili punti di forza siano salite sul podio.

Tuttavia, a ben vedere, questa classifica non vuole stabilire quale stato sia migliore o più bello rispetto agli altri, e tanto meno ha la presunzione di determinare in modo scientifico l’effettiva felicità delle persone che lo abitano.

Come ha spiegato Jeffrey Sachs, direttore del Sdsn, il World Happiness Report ha lo scopo di mettere in luce quali Paesi godono di un sano equilibrio tra prosperità e capitale sociale, perché è questo a produrre una maggior fiducia nella società e nel governo. Si tratta, dunque, di una classifica che vuole soprattutto sensibilizzare la politica verso la creazione di più solide fondamenta sociali, indispensabili per incrementare il benessere e le aspettative delle persone, da cui deriva anche la loro felicità.

Ecco perché la Norvegia è stata dichiarata il Paese più felice del mondo: per merito delle sue politiche a favore delle future generazioni, che si accompagnano a elevati livelli di fiducia reciproca, obiettivi condivisi, generosità e buona gestione dello Stato. Tutti elementi che si ritrovano anche negli altri Stati nord europei poco sotto nella classifica.

felicità

 

A questo punto, se è vero che la politica ha il potere e il dovere di attuare le azioni più efficaci per migliorare la vita e accrescere la serenità della popolazione, tenendo conto anche di questa statistica, resta però un dubbio:

cosa possiamo fare noi, nella piccola dimensione della nostra quotidianità, per riempire ogni giornata di gioia e soddisfazione e trovare così la strada che conduce al nostro Paese felice, quello racchiuso nello spirito di ciascuno di noi?

 

La felicità si nasconde nelle piccole cose

Troppo spesso, quando immaginiamo un cambiamento nella nostra vita, fantastichiamo su stravolgimenti sensazionali o su rotture nette col passato, in seguito ai quali tutta la nostra vita dovrebbe diventare totalmente diversa. Allo stesso modo, quando riflettiamo sulla nostra quotidianità, siamo abituati a paragonarla con quella di altre persone che non hanno nulla a che vedere con noi, magari persino con quella di personaggi famosi, dei quali ammiriamo i successi e la fama.

Al contrario, questa è la strategia meno efficace per ottenere dei veri cambiamenti, perché non fa che allontanarci dalla vita reale, concreta, quella su cui possiamo agire realmente.

Perciò, quando ci accorgiamo di essere caduti in questo tranello, dobbiamo invertire la rotta e cercare la felicità nelle piccole cose di ogni giorno, quelle che da tempo abbiamo smesso di notare. Facciamo alcuni esempi:

  • quand’è stata l’ultima volta che ci siamo sentiti orgogliosi per aver appreso qualcosa di nuovo, superando una piccola sfida con noi stessi?
  • perché continuiamo a rimandare quella decisione tanto importante, eppure siamo sempre lì che ci rimuginiamo su, e non riusciamo a smetterla?
  • quante volte ci siamo detti che dovremmo ritagliarci del tempo solo per noi, e coltivare quelle passioni e quegli hobby che ormai, tra lavoro e impegni vari, abbiamo totalmente accantonato? “Mi basterebbe il tempo di una passeggiata…” ci diciamo, eppure troviamo sempre qualcosa di più urgente da fare, e i nostri desideri rimangono in secondo piano.

Sono proprio queste le piccole cose a cui non prestiamo la dovuta attenzione, proprio perché non vediamo la connessione tra le nostre abitudini quotidiane e la concreta differenza che possono apportare nella vita di ciascuno di noi, per quanto sciocche possano sembrare.
Esattamente come una minuscola goccia cade nell’acqua, generando increspature che si allargano in lontananza, diventando sempre più ampie, così anche noi possiamo ottenere molto iniziando con poco.

Non dimentichiamo che la felicità è un tesoro nascosto dentro di noi, da riportare alla luce grazie alla cura e alla conoscenza di sé, proprio come ricorda Roberto Benigni in questo video:

 

 

Questo vale per tutti, anche per chi potrebbe sembrare la persona più felice del mondo ai nostri occhi, perciò non dobbiamo sentirci soli in questa ricerca: ognuno dovrebbe affrontare il proprio percorso alla ricerca di se stesso e della propria serenità, affidandosi alla guida delle figure in grado di fornire gli strumenti, le tecniche e le strategie più adatte a raggiungere con successo questo scopo tanto importante per il benessere personale!

 

Proprio di questo parleranno Robert Dilts, Giorgio Nardone e Jeffrey Zeig, in occasione di Il Coraggio di Cambiare. I 3 esperti di Programmazione Neurolinguistica, Terapia Breve Strategica e Ipnosi Ericksoniana saranno insieme per un evento unico in Italia, che ti darà l’opportunità di approfondire questi argomenti anche attraverso esercizi mirati a sviluppare le tue potenzialità.

Muovi il primo passo verso una vita nuova e più consapevole dei tuoi desideri!

Clicca qui per scoprire come partecipare e incontrarli personalmente.

Il Coraggio di Cambiare Life Strategies

COSA POSSIAMO IMPARARE DAL BLUE MONDAY?

Dopo il Black Friday di novembre, appuntamento imperdibile per chiunque fosse a caccia di sconti, ieri, 16 gennaio, è stato il turno del Blue Monday: il giorno più triste dell’anno.

Stando allo psicologo dell’Università di Cardiff Cliff Arnall, le cause dell’umore nero che ieri ci avrebbero afflitto sono:

  • rigide condizioni meteo: freddo, grigiore, sole pallido e scarse ore di luce non infondono certo allegria, tantomeno a noi italiani;
  • stress: siamo da poco rientrati a lavoro dalle ferie natalizie e ci ritroviamo con una pila di urgenze e scadenze arretrate da smaltire, di cui sentiamo la pressione;
  • sensi di colpa: dopo le festività, durante le quali ci siamo lasciati andare a qualche eccesso, ora dobbiamo fare i conti sia con i soldi spesi tra regali e bagordi, sia con i peccati di gola;
  • ansia: anche quest’anno abbiamo stilato una lunga lista di buoni propositi che adesso ci angoscia perché metterli in pratica risulta molto più difficile che non il semplice elencarli su carta o digitarli al cellulare.

Non sembra proprio una bella ricorrenza da celebrare, vero?
Eppure il Blue Monday può rivelare un lato meno negativo del previsto.

La tristezza non è che un muro tra due gradini”.
Questa frase del celebre poeta Khalil Gibran coglie in pieno il concetto di tristezza come stimolo ad avanzare.

 

Quando una persona è triste, infatti, è molto più concentrata su di sé rispetto al solito: preferisce starsene in solitudine a riflettere, ripercorrendo mentalmente gli episodi che l’hanno portata a sentirsi così e analizzando cosa avrebbe potuto fare per evitarli.
Si tratta di uno stato psicoemotivo delicato ma anche molto produttivo, tanto che studi scientifici hanno dimostrato che malinconia e silenzio, caratteristiche tipiche della tristezza, favoriscono le attività che richiedono una profonda concentrazione.

 

 

Una persona triste, perciò, non è passiva, anzi: si trova nella condizione di raccoglimento ideale per ritrovare dentro di sé gli elementi che le permetteranno di passare da una fase della propria vita ad un’altra.

Anche lo psicanalista James Hillman conferma questa idea, sottolineando che la tristezza viene oggi demonizzata proprio a causa della tranquillità e della riflessione che la accompagnano: “ognuno di noi è soggetto alla tirannia di una vita che va in fretta. E la malinconia è diventata un oltraggio, in questa società che corre senza sapere dove”.

 

Tuttavia, per essere certi di arrivare da qualche parte, sapere dove si sta correndo è fondamentale!
Persino la tristezza, con il bisogno di ascoltarsi che la caratterizza, può essere utile al nostro cambiamento.

Perciò, non serve necessariamente scappare dalle emozioni “negative” : il modo migliore per affrontarle ed evitare che ci rendano apatici è imparare a riconoscerle, accettarle e gestirle, traendone stimoli in grado di risvegliare le nostre risorse personali di cui non siamo ancora consapevoli.

Tutti possiamo riuscirci: basta applicare quelle strategie che ci permettono di scavare a fondo nel nostro spirito e nella nostra mente, rimettendo in contatto coscienza e desideri dimenticati o inascoltati. Capire se stessi è il passaggio fondamentale per imparare a gestire le emozioni: solo in seguito potremo indirizzarle nella direzione giusta per raggiungere cambiamenti concreti nelle nostre vite.

 

Una tecnica che aiuta a rimettersi in ascolto dei propri sentimenti e a trasformare le reazioni che ne conseguono è la riassociazione, molto usata nell’Ipnosi Ericksoniana.

La riassociazione può essere definita come la capacità di associare sensazioni positive a gesti, situazioni, frasi o altri elementi che solitamente suscitano in noi sensazioni negative.

 

Jeffrey Zeig, fondatore e direttore della Milton Erickson Foundation, racconta il caso di una donna di religione ebraica la cui famiglia scampò alle persecuzioni naziste. Questa donna si lacerava le unghie a causa del senso di colpa: il fatto che avesse una vita apparentemente felice la tormentava nei confronti dei propri genitori, i quali avevano tanto sofferto, perciò lacerarsi le unghie era per lei un modo di punirsi.

In casi come questo, una volta compresi i sentimenti alla base di certe azioni controproducenti, si potrebbe riassociare gli elementi collegati alle emozioni negative con altri che suscitino sensazioni positive.

Ad esempio, le mani, e di conseguenza anche le unghie, che per la donna di cui sopra erano oggetti carichi di e colpevolezza, potrebbero essere riassociate a tutte quelle immagini che, al contrario, ne fanno dei simboli di protezione, accompagnamento, sostegno: le mani che si accarezzano l’un l’altra e che accarezzano quelle di chi amiamo, oppure le mani che si stringono in segno di saluto e accoglienza, o ancora le mani di una madre che si prende cura del proprio figlio.

Si tratta quindi di un allenamento finalizzato a far scattare emozioni gratificanti e piacevoli di fronte a elementi o gesti che, in precedenza, suscitavano sentimenti negativi.

 

Ovviamente, dato che la nostra sfera emotiva non è regolata da meccanismi razionali, secondo questa strategia è molto più efficace usare metafore, raccontare storie e fornire esempi indiretti per far sì che le risorse sopite dentro di noi vengono risvegliate, piuttosto che fornire indicazioni chiare, precise e dirette su come riassociare tra loro gli elementi.

Uno degli scopi dell’Ipnosi Ericksoniana, che tanto usa la riassociazione, è proprio questo: fornire suggestioni attraverso cui le persone possano assumere nuovi occhi nei confronti della vita e delle relazioni, senza quasi rendersene conto, solo grazie all’attivazione delle potenzialità nascoste in loro stesse.

Questa è solo una breve anticipazione sulle tecniche che l’Ipnosi Ericksoniana utilizza per superare la paura delle emozioni e del cambiamento.

Per saperne di più clicca qui!

Potrai apprendere nuovi strumenti che ti porteranno a gestire meglio le tue emozioni e prendere il controllo della tua vita, direttamente da Jeffrey Zeig, che insieme a Giorgio Nardone e Robert Dilts sarà protagonista de Il Coraggio di Cambiare, un evento unico in Europa grazie al quale potrai capire davvero te stesso, i tuoi obiettivi e scoprire come affrontare i dubbi che non ti hanno ancora permesso di raggiungerli!
Clicca qui per scoprire tutti i dettagli!

Immagini tratte da Google immagini

 

E vissero per sempre felici e stressati

Lo stress è il male della nostra epoca

Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non ha dovuto fare i conti con un intenso periodo di stress e non abbia sperato di potersi disfare al più presto di questa pesante zavorra. Dello stress faremmo volentieri a meno, eppure i ritmi di vita che oggi ci vengono imposti decretano l’esatto contrario tanto da farlo apparire come il male dell’epoca contemporanea.

Saremmo anche disposti ad accettarlo se il prezzo da pagare non fosse una diminuzione della nostra felicità. E allora, quale soluzione ci resta? Essere stressati e quindi infelici?

stress-neg

Rinunciare alla felicità non è un’ipotesi contemplabile

Rinunciare alla felicità non è un’ipotesi contemplabile. Già Aristotele, diversi secoli orsono, sosteneva che lo scopo ultimo della vita terrena è il raggiungimento della felicità personale e la realizzazione di sé stessi.

Ad ogni modo, negare che lo stress non abbia alcun peso sul conseguimento di questo obiettivo è pura illusione ed eliminarlo dalla quotidianità delle nostre giornate, sia nella vita privata che nel contesto lavorativo, non solo non è possibile ma non è nemmeno auspicabile.

Una certa dose di stress non solo non mina la nostra felicità ma addirittura può contribuire alla crescita personale

Tutto sta nel riuscire a individuare la giusta dose di stress che siamo in grado di gestire e tollerare così da trasformare lo stress da ostacolo ad opportunità. Per spiegare questo concetto è utile ricorrere alla metafora dell’arco e della freccia elaborata da Theo Compernolle. Il neuropsichiatra belga, specialista e consulente nella gestione dello stress in particolare per il mondo del business, sostiene che la tensione dell’arco è necessaria affinché la freccia arrivi al suo obiettivo. Senza lo stress dell’arco, la freccia non può arrivare da nessuna parte. Esagerando con la tensione, l’arco si rompe. Ciò sta a significare che una certa dose di stress non solo non mina la nostra felicità ma addirittura può contribuire alla nostra crescita personale.

positive-2

Senza una certa quantità di stress non si raggiunge niente. I riconoscimenti, i premi e i traguardi che si raggiungono nella vita sono sempre accompagnati da momenti emotivamente intensi e stressanti. Ce lo insegna anche il mondo dello sport. Dopo aver vinto la medaglia d’argento nel trampolino tre metri dei tuffi sincro alle recenti Olimpiadi di Rio, Tania Cagnotto ha dato l’annuncio del suo ritiro “Arrivare a questo argento è stato feroce, scortica, toglie la pelle. So che rimpiangerò lo sport ma sono a pezzi. Stanca di soffrire. Smetto per questo, perché è un fuoco che riscalda ma che consuma anche. Non solo te ma anche quelli che ti stanno attorno”.  Eccessiva tensione e l’arco si è rotto.

Lo stress non è qualcosa che appartiene a noi soltanto, ma logora anche ci sta intorno. Per questo è importante saper riconoscere quando il partner è stressato e comprendere qual è il  modo di affrontarlo

La confessione della pluripremiata tuffatrice ci offre anche un’altra importante lezione: lo stress non è qualcosa che appartiene a noi soltanto e che non influisce su chi ci sta intorno, specie nell’ambito delle relazioni di coppia. Saper intuire e comprendere quando il partner è snervato e qual è il suo modo di affrontare lo stress evita buona parte delle incomprensioni di un rapporto.

John Gray, psicologo e psicosessuologo, nel suo best- seller Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere, spiega che uomini e donne reagiscono in modo differente allo stress e, pertanto, in queste circostanze le necessità dei due sessi divergono. Mentre gli uomini tendono a chiudersi sempre di più in sé stessi focalizzandosi sul problema, le donne si sentono più coinvolte in ciò che le angustia e sopraffa. “L’uomo si sente meglio se risolve i problemi, la donna se ne parla”. Capire queste differenze e imparare a rispettarle riduce in modo netto le confusioni e i conflitti che improntano i rapporti con l’altro sesso. Senza qualcuno che sappia supportarci (e non solo sopportarci!) anche nei momenti di maggiore stress e tensione, la strada verso la felicità è di certo più lontana e tortuosa.