LITIGI FREQUENTI? IMPARA A GESTIRE I PROBLEMI DI COPPIA CON L’EROS

Non mi stupisce mai rientrando a casa con un mazzo di fiori.

Non cucina mai il mio piatto preferito.

Non organizza mai un romantico weekend fuoriporta.

Ci mette ore a rispondere ai miei messaggi.

 

Se avessimo un euro ogni volta che ci lamentiamo del partner, probabilmente ora avremmo in mano un biglietto aereo, pronti per un viaggio senza fine intorno al mondo!

Tutti, anche coloro che hanno una relazione consolidata, si ritrovano a litigare per motivi più o meno importanti, anzi: forse sono proprio quelli che si conoscono meglio a rischiare di farlo più spesso.
Se avete avuto almeno una relazione nella vostra vita, saprete sicuramente di cosa stiamo parlando!

 

Prima di tutto, meglio sfatare il mito secondo cui le donne si lamenterebbero più degli uomini: è vero che le donne si arrabbiano di più a causa di minuzie e dettagli, ma è anche vero che, di solito, sanno mascherare lo stress meglio degli uomini, i quali in situazioni complesse perdono la calma più facilmente.

Al di là di questa distinzione di fondo, quel che è certo è che in ogni rapporto ci sono alti e bassi, ed è del tutto normale che sia così. Piuttosto, quello che stupisce è il motivo per cui, anche nei momenti più felici, capita di affrontare battibecchi di poco conto, invece di vivere serenamente la propria relazione concentrandosi su ciò che è importante.

Perché ci ritroviamo a litigare per delle sciocchezze, rischiando di causare problemi di coppia più seri?
Non potremmo semplicemente sorvolare su certe cose con pazienza, comprensione e soprattutto amore?

 

Per Igor Sibaldi, noto scrittore e filologo, questo è possibile solo se a tenerci uniti è l’Eros.

Quando ci arrabbiamo perché l’altro non ci mette al centro dell’attenzione, o perché non ci rivolge continue romanticherie come fa il partner di una nostra amica, o ancora quando lo accusiamo di trascurarci perché non ci telefona mai per primo, in realtà non è quel preciso comportamento a farci arrabbiare.

Magari qualche volta vi sarà addirittura capitato di prendervela con qualcuno perché non vi sorprendeva mai con un regalo, salvo poi smettere di dare importanza alla cosa quando ha cominciato ad accontentarvi. Come mai?

Secondo Sibaldi questo succede perché la rabbia d’amore non è scatenata da un atteggiamento specifico, che una volta evitato, smette di causare litigi, bensì da un continuo confronto tra le nostre aspettative e le azioni dell’altro.

Il guaio è che spesso tali aspettative continuano a essere disattese nonostante tutto, perché vogliamo sempre qualcosa di più o di diverso: in questo modo si cade nel paradosso dell’infelicità voluta, in un tranello che porta a cercare l’insoddisfazione.

Per svelare le cause di quest’atteggiamento controproducente, Sibaldi invita a scavare nella propria psiche, ritenendo che all’origine vi siano i paletti imposti dalla società, già nell’infanzia, al nostro vivido desiderio di scoperta, dettato proprio dall’Eros che è dentro di noi.

 

Nei primi anni di vita, infatti, la nostra innata curiosità, la nostra sete di conoscenza e sapere è al culmine.
Tuttavia, invece di essere soddisfatta, viene continuamente frustrata da binari prestabiliti che cercano di incanalarla, senza lasciarci liberi di esplorare. Non a caso, una frase che i nostri genitori ci ripetevano di continuo è “sei troppo piccolo per questo”.

Cresciamo così con l’idea che, semplicemente, la soddisfazione dell’Eros, cioè questa naturale energia che ci fa aspirare sempre a qualcosa di più e a voler conoscere le cose più a fondo, non possa realizzarsi, senza saperne il motivo. In età adulta, la frustrazione vissuta nell’infanzia diventa uno schema ripetuto ogni volta che rimuginiamo inutilmente su sciocchezze di poco conto, ingigantendole nella nostra mente senza un perché: ecco ciò che succede nei piccoli litigi d’amore.

 

In che modo è possibile liberarsi da questo meccanismo deleterio che impedisce di vivere relazioni felici e una vita appagante?

Nel tour Le Scoperte dell’Eros Igor Sibaldi ha analizza l’aspetto in profondità, oltre ad aver toccato molti altri temi utili a raggiungere consapevolezza nella propria vita e nelle relazioni con gli altri, permettendo di ristabilire il proprio equilibrio interiore.

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NON C’È NIENTE DI SPECIALE AD ESSERE NORMALI: COME VIVERE LIBERI GRAZIE ALL’EROS

Dicembre 2016: Donald Trump viene eletto 45° presidente degli Stati Uniti, suscitando scalpore in tutto il Paese. Gli americani si dividono a causa delle sue rigide politiche anti-immigrazione e delle sue posizioni conservatrici: lo scorso gennaio, il giorno dopo l’insediamento alla Casa Bianca, in migliaia si riversano nelle strade per aderire alla “Marcia delle donne”, una manifestazione che, da rivendicazione dei diritti femminili, si è trasformata in una vera e propria contro-inaugurazione a sostegno di valori quali anti-razzismo e libertà personale.

 

Il multiculturalismo non è solo un’idea ma una realtà concreta, che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni anche noi: quando vengono costruite moschee o sinagoghe nel nostro quartiere, quando usciamo di casa e incrociamo i vicini in abiti tipici dei loro Paesi d’origine, quando il compagno di banco di nostro figlio parla un’altra lingua e capisce poco l’italiano.

La diffidenza verso ciò che è diverso non si rivolge solo contro persone di altre culture, ma anche contro i nostri concittadini che, per motivi personali, si discostano dalle scelte di vita più comuni: basta pensare alla discussione sulle coppie di fatto che, per mesi, ha infuocato tanto le sedi della vita politica quanto le strade e i talk-show.

 

Non vi sembra strano che ancora oggi, nel 2017, si senta il bisogno di rivendicare il diritto a manifestare apertamente il proprio modo di essere? Come si spiegano queste contraddizioni?

 

Per capirlo meglio partiamo da alcune riflessioni di Igor Sibaldi sul concetto di “normalità”

Che la normalità sia relativa è ormai un pensiero ampiamente condiviso: ognuno di noi è unico e mosso da desideri, aspirazioni e emozioni diverse da chiunque altro, perciò non può esistere un’idea di normalità comune a tutti, per quanto condivisibile.

 

Eppure, se la teoria mette tutti d’accordo, i fatti continuano a generare conflitti: in ogni società persistono concezioni talmente radicate da essere percepite come vere e proprie norme di vita a cui attenersi.

Si tratta di stereotipi che ingabbiano la nostra mente, di ruoli che continuiamo a cucirci addosso senza chiederci se ci rispecchiano davvero: il figlio che segue la strada dettata dai genitori solo per soddisfarne le aspettative, la moglie perfetta che smette di dedicare del tempo a se stessa per accudire la prole, il marito modello che soffre di stress pur di adempiere ad ogni richiesta della famiglia, e via dicendo.

 

Queste norme, che rischiano di entrare in contrasto con la nostra autorealizzazione, possono esserci trasmesse anche inconsapevolmente, ad esempio quando da piccoli facevamo sport.
La pratica sportiva è certamente un’esperienza edificante, che educa a valori fondamentali come l’impegno, la perseveranza e lo spirito di squadra. Tuttavia, in una competizione vi sono anche elementi di stress, in particolare:

  • si ha un obiettivo preciso a cui mirare e bisogna evitare qualsiasi distrazione per riuscirci;
  • si deve arrivare all’obiettivo prima degli altri perché il vincitore è unico: tutti gli altri sono rivali da battere, nemici;
  • è necessario rispettare le regole imposte da un’autorità indefinita, le quali non possono essere messe in discussione.

 

Se in una sfida questi tre elementi sono necessari per la vittoria, quando essi vengono trasferiti sul piano dell’essere individuale e delle relazioni interpersonali portano a dei conflitti interiori, a causa dei quali l’adolescente limita le proprie emozioni, i propri stimoli, i propri desideri: è così che la società ci rende “sudditi” uniformi e disciplinati, che operano in funzione dell’ordine stabilito.
Non bisogna farsi domande, né cercare soluzioni o opzioni alternative: ci viene solo richiesto di integrarci, ma non di integrarci tra noi, con rispetto e comprensione reciproci, bensì di adattarci seguendo la direzione verso cui tutti remano.

Si può uscire da questa condizione di “schiavitù” mentale?

Secondo Sibaldi sì: per farlo bisogna riscoprire una dimensione psichica comune a tutti nell’infanzia, un’energia insita nell’uomo fin dalla nascita, ovvero l’Eros.

È proprio per merito dell’Eros, infatti, che i bambini sono curiosi di tutto e non si pongono limiti nella scoperta del mondo, di sé e degli altri, privi di pregiudizi e inibizioni. Le loro azioni hanno un solo scopo: ricavare benessere, piacere e felicità da ogni esperienza concreta.

Chi risveglia l’Eros è capace di di liberarsi da convinzioni e ruoli imposti dall’alto: così può realizzare i propri veri desideri e seguire la propria coscienza in totale consapevolezza. In questo modo si aprono all’uomo infinite possibilità: chi si lascia guidare dall’Eros non vede più confini alla sua volontà, alle sue decisioni, ai suoi sentimenti, e sa che nel mondo non ci sono limiti a ciò che vale la pena provare, alle sfide in cui cimentarsi, alle persone con cui confrontarsi, cogliendo da tutto questo continua sorpresa e stupore.

 

Vuoi vivere personalmente questa profonda rinascita, uscendo dal tracciato della cosiddetta “normalità” per sviluppare la tua essenza autentica, libero da qualsiasi condizionamento limitante?
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ITALIANI SEMPRE PIÙ SINGLE: CHE FINE FARÀ SAN VALENTINO?

Oggi è il fatidico 14 febbraio: che voi siate in coppia o no, follemente innamorati o felicemente liberi da qualsiasi impegno, non potrete comunque ignorare le vetrine piene di cuoricini multicolore, candele profumate e petali di rosa sparsi un po’ ovunque, oppure l’esplosione di offerte per cene romantiche nei ristoranti della vostra città.
San Valentino non passa certo inosservato!

 

Sicuramente qualcuno starà pensando “per fortuna sono single, queste cose non fanno proprio per me!”; qualcun altro invece, si starà dicendo “peccato, mi sarebbe piaciuto ricevere un bel mazzo di fiori in ufficio”: è la prova che nessuno, né da una parte né dall’altra, è totalmente indifferente a San Valentino.
Sapete perché?

Perché nessuno, a prescindere da età e carattere, esclude l’amore dalla propria vita: c’è chi oggi lo dimostrerà al proprio compagno, chi ai figli, chi all’amica sempre disponibile oppure chi si immergerà con passione in un hobby o in un nuovo progetto professionale. Ecco perché si dice che l’amore muove il mondo: perché ci dà energia e motivazione in ogni circostanza.

 

Se ne sono accorti anche gli sviluppatori delle applicazioni per i nostri cellulari: il progresso tecnologico è stato accompagnato da un vero e proprio boom di dating app, cioè programmi che agevolano gli incontri tra persone che magari, nella vita reale, hanno basse probabilità di incrociarsi.
Se a questo aggiungiamo le serate per single, come gli speed-date, durante cui si cerca di conoscere più persone possibili in una sera, ci rendiamo conto che oggi le occasioni di trovare un partner sono molte più che in passato, per cui sarebbe lecito aspettarsi che trovare la propria dolce metà sia anche più facile…

 

 

Sbagliato! Secondo le statistiche i single in Italia sono aumentati del 41% negli ultimi 10 anni: a dispetto di ogni logica, inciampare nell’amore sembra sempre più difficile! Come si spiega tutto ciò?

 

Pare che la motivazione abbia a che fare più con l’economia che col romanticismo e che, come in ogni mercato che si rispetti, sia tutta una questione di domanda e offerta.
Secondo Adam Smith una relazione felice si fonda su empatia, condivisione e amore di sé: tutti cerchiamo queste cose, creando la domanda, ma coloro che incontriamo, cioè l’offerta, non soddisfano le nostre aspettative. Nonostante i single rappresentino una parte consistente della società, essi chiedono più di quanto sono disposti ad offrire, e questo porta un’ampia percentuale di loro a non impegnarsi nonostante i numerosi appuntamenti possibili.

Se ci pensate bene, sarà accaduto anche a voi almeno una volta: magari la vostra ultima relazione è finita proprio perché non vi sentivate più appagati come prima e avete cominciato a pretendere sempre di più, oppure siete stati voi stessi a non voler più dare il massimo in un rapporto. In entrambi i casi, a un certo punto, l’equilibrio tra domanda e offerta si è rotto.

 

Proprio a questo si riferisce anche il filosofo Igor Sibaldi quando distingue nettamente Amore e Eros.
L’amore è un sentimento che porta a fare continue richieste, nonché a un desiderio di possesso verso l’altro. Ovviamente, dato che ognuno ritiene di essere speciale e unico per la propria metà, vogliamo che egli abbia occhi solo per noi e che faccia tutto il possibile per renderci felici, senza chiederglielo direttamente: l’altro dovrebbe quasi vivere in funzione del nostro benessere.

La conseguenza di un simile atteggiamento è la reciproca limitazione di azioni, aspirazioni e desideri, perché entrambi i soggetti coinvolti si aspettano che il partner faccia sempre ciò che è meglio per l’altro, senza preoccuparsi del fatto che questo potrebbe non coincidere con ciò che è meglio per lui.

 

 

L’esempio di una situazione del genere è la rottura a causa di un trasferimento per motivi di lavoro: magari la persona di cui ci innamoriamo decide, malgrado il nostro disappunto, di accettare un’importante promozione che lo porterà in un’altra città, e così finiamo col restare profondamente delusi perché non mette la nostra felicità al primo posto.
È qui che l’equilibrio domanda/offerta rischia di rompersi: alcune caratteristiche personali che prima rappresentavano un valore aggiunto per il rapporto, come l’ambizione e l’intraprendenza, all’improvviso diventano un ostacolo perché l’altro non tiene conto delle nostre richieste. Dall’altra parte, di riflesso, anche l’altro è deluso da noi, perché non siamo spontaneamente disposti a seguirlo o a trovare una soluzione di compromesso, considerando prioritaria la sua gratificazione.

 

Come rompere questo circolo vizioso?

 

La soluzione consiste nel superare tale visione limitante delle relazioni grazie all’Eros racchiuso in noi: la sua energia può guidarci alla scoperta di chi siamo davvero, liberandoci dallo schema domanda/offerta tanto nocivo per le relazioni. L’Eros permette di superare i comuni preconcetti su cosa un rapporto dovrebbe darci e su cosa dovremmo aspettarci da esso, consentendoci di conoscere a fondo noi stessi e di capire ciò di cui abbiamo bisogno.

L’Eros infatti, al contrario dell’amore comunemente inteso, non chiede conferme esterne: il suo coronamento è tutto nella consapevolezza a cui ognuno arriva dentro di sé, da sviluppare anche per merito della relazione con l’altro, ma non necessariamente. Esso ci permette, infatti, di realizzare i nostri intimi desideri liberi dall’inganno che spinge a cercare la soddisfazione personale in qualcun altro.

 

Pensi di non aver ancora provato questo sentimento nella tua vita? Non sei il solo. Di certo l’Eros non è una dimensione a cui veniamo educati, ma che può essere riscoperta smantellando vecchie convinzioni radicate nella nostra psiche.

Il tour di Igor Sibaldi Le Scoperte dell’Eros ha fatto il tutto esaurito in diverse città italiane.
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COS’È LA BELLEZZA PER LA NOSTRA SOCIETÀ?

Chi di voi ha sorelle, cugine, nipoti o figlie adolescenti probabilmente avrà notato che oggi le giovani sono molto più attente all’aspetto estetico che in passato: sono poche quelle che hanno il coraggio di uscire di casa struccate anche solo per andare a scuola e, nonostante l’età, sono già esperte di make up  grazie ai tutorial di YouTube.

Se, invece, non avete queste esperienze dirette, vi basterà fare un giro in un qualsiasi negozio di prodotti cosmetici, dove troverete ogni tipo di articolo: dal classico fondotinta allo spray fissatore, dallo smalto fortificante al primer occhi. È la chiara dimostrazione che benessere e cura di sé sono dei valori nella nostra società, e ciò vale tanto per le donne quanto per gli uomini.

Ma è meglio fare attenzione: una simile esaltazione dell’aspetto esteriore può rivelarsi un’arma a doppio taglio.

La bellezza ci può trafiggere come un dolore”: se lo scrittore Thomas Mann, con queste parole, celebrava la bellezza per la sua capacità di scatenare forti emozioni in chi la ammira, oggi essa potrebbe addirittura rappresentare un rischio, in particolar modo per le donne.

 

La cronaca ci racconta periodicamente di episodi di violenza con l’apposito intento di privare le donne della propria bellezza: uno dei più recenti risale ad alcuni giorni fa a Rimini, quando una giovane ventottenne è stata sfregiata dall’ex fidanzato che le ha lanciato dell’acido in volto.

Cosa si cela dietro un gesto simile?

Si può parlare di desiderio di possesso esclusivo, di sete di vendetta, di rabbia, di delusione, ma nessuno di questi spiega perché oggi gli uomini si accaniscano tanto proprio contro la bellezza, uno dei valori che da sempre esalta.

 

La risposta è più complessa e va cercata nel significato storico-culturale della bellezza femminile.

La società non ha mai chiesto alle donne di essere indipendenti, o acculturate, o di raggiungere traguardi di successo nella vita; tuttavia, ha sempre preteso da loro che fossero belle.
Persino nelle favole è indifferente che la protagonista sia una principessa o una contadinella, l’importante è che la sua bellezza tolga il fiato; allo stesso modo attrici, presentatrici televisive, commesse, hostess e qualsiasi altra figura professionale a contatto con il pubblico deve avere come primo requisito un bell’aspetto.

 

A proposito del bisogno di adeguarsi a canoni ben definiti, lo scrittore Igor Sibaldi fa delle interessanti riflessioni, affermando che un modo per liberarsi da questa “tirannia” esiste: basta riscoprire l’amore-Eros.

Vediamo meglio di cosa si tratta.

 

Per Sibaldi sia le donne che gli uomini tentano di uniformarsi a dei modelli estetici, tuttavia lo fanno in modi diversi: se le donne usano il trucco, gli uomini enfatizzano i propri comportamenti.

La questione supera il semplice desiderio di mostrare un’immagine migliore di sé perché questi sono stratagemmi con cui tutti mentiamo non solo agli altri, ma anche a noi stessi.

Il trucco e le bugie, infatti, sono tentativi di eguagliare degli stereotipi: così facendo, mentre ci illudiamo di perfezionare la nostra immagine, in realtà la impoveriamo, perché nascondiamo la nostra identità, il nostro vero essere, tutto ciò che ci rende unici.

Da un lato, le donne coprono rughe, imperfezioni, correggono il colorito della carnagione, ingrandiscono gli occhi e allungano le ciglia; dall’altro, gli uomini si fingono più spavaldi, carismatici, galanti, assumono atteggiamenti innaturali per essere più attraenti.

In poche parole, tutti noi indossiamo delle maschere: “nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”, diceva Pirandello.

 

Questo comportamento, però, non può renderci felici, non solo perché ci costringe a tenere alta la maschera con cui otteniamo consensi, ma pure perché ci porta ad ignorare chi siamo davvero.

Quest’ultima è la conseguenza più dannosa: a forza di recitare la parte che la società ci impone perdiamo la capacità di ascoltarci, di conoscerci, di capire i nostri reali desideri e obbiettivi, condannandoci all’infelicità.

 

Come uscire da questo circolo vizioso?

 

La soluzione, per Sibaldi, è proprio l’Eros.

 

 

Questo termine, perlopiù usato per parlare della sfera sessuale, in realtà ha un significato molto più profondo.

 

 

L’Eros è una delle componenti maggiori della nostra psiche ed una delle nostre principali energie emotive: esso ci spinge ad esprimere noi stessi attraverso azioni creative e a conoscerci per chi siamo davvero, esplorando i nostri sogni più autentici.

Inoltre ci spinge a desiderare la conoscenza assoluta, cioè la verità, senza illusioni né finzioni. Ecco perché coloro che provano amore-Eros (e non semplicemente amore) non si rifugiano in trucchi o bugie: essi accettano tutto sia di loro stessi che dell’altro perché vogliono conoscere la vera identità del loro amato, oltre alla maschera dietro cui essa si cela.

L’Eros permette di raggiungere una sincera consapevolezza di sé e degli altri, aiutandoci ad accogliere tutta la complessità dell’animo umano e a non nasconderci dietro inganni imposti dall’esterno: così questa importante facoltà della psiche può guidarci verso relazioni soddisfacenti e una vita pienamente felice.

 

Certamente la tentazione di seguire indicazioni altrui piuttosto che scoprire le nostre autentiche vocazioni può essere forte, perché la società in cui viviamo non ci educa ad ascoltare noi stessi e a seguire i nostri sentimenti profondi.

Credi di essere caduto in questo tranello anche tu?

La buon notizia è che è possibile risvegliarsi e porre fine a tutte le abitudini in cui non ti riconosci più!

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LIBERA IL POTERE CREATIVO DELL’EROS CHE SI NASCONDE IN TE!

Creare è stata sempre considerata un’attività elitaria: in antichità chi svolgeva mansioni intellettuali occupava le posizioni più alte della scala sociale perché le loro conoscenze, inaccessibili a tutti gli altri, conferivano un potere esclusivo.

Pensiamo agli scribi nell’antico Egitto o, andando avanti nella storia, alla raffinata educazione delle classi nobiliari in epoca moderna e ai mecenati nel Rinascimento, che aprivano le proprie corti ad artisti e uomini di cultura in modo da acquisire maggior prestigio.

E ancora: in epoca contemporanea, gli artisti hanno iniziato ad essere visti come dei ribelli che conducono vite fuori dall’ordinario, circondandosi di un alone quasi mistico: ricordiamo, ad esempio, il concetto romantico di “poeta maledetto”, il quale tende a una dimensione superiore rispetto a quella reale, o gli intellettuali che, durante i conflitti mondiali, si sono opposti alle imposizioni dei regimi, facendosi guide di intere parti di popolazione altrimenti inascoltate.
Pablo Picasso diceva che il principale nemico della creatività è il buonsenso: la cultura e la creatività sono sinonimi di coraggio, libertà ed esclusività; elementi che non tutti ritengono di possedere.

Ma ne siamo proprio sicuri?

Senza dubbio l’atto creativo è un fenomeno complesso che coinvolge numerosi elementi. Chi crea, indipendentemente dallo scopo finale, deve dimostrare di possedere competenze tecniche, affinabili col tempo e con la pratica, ma pure innate doti personali, quali l’intuizione, la sensibilità, la capacità di cogliere la giusta ispirazione e di analizzare il contesto socio-culturale in cui vive, dando forma a tutto ciò in un messaggio nel quale il pubblico si identifichi.

Stando a una simile descrizione, la creatività appare davvero come qualcosa di precluso alle persone comuni e che si rivela solo a pochi individui “illuminati”. Sarete quindi sorpresi di sapere che l’energia tipica di ogni processo creativo è racchiusa in tutti noi, perché si tratta di uno dei maggiori sistemi della nostra psiche: stiamo parlando dell’Eros.


Definire con precisione l’Eros non è semplice, in quanto il termine è stato variamente interpretato nel corso dei secoli via via fino ai giorni nostri, in cui è finito col coincidere con l’intimità fisica: la nostra società collega la sfera erotica alla sfera sessuale, sminuendo così il concetto molto più ampio che si cela dietro questa parola.

Igor Sibaldi, noto scrittore e filologo, ripercorre l’evoluzione storica del significato di Eros partendo dalla mitologia greca, in cui era immaginato come una divinità alata, figlio di Afrodite, la dea della Bellezza.
Celebrato dalla cultura pagana, Eros venne poi represso dal cristianesimo, che lo sostituì con rigidi valori morali ed etici.

 

Nella sua digressione storico-filosofica, Sibaldi si sofferma sulle concezioni di Eros di Platone e Socrate, da cui riprende aspetti centrali: egli vede nell’Eros il motore primario di ogni nostra azione, unendo l’idea platonica di Eros come conoscenza con quella socratica di Eros come fecondità, soprattutto psicologica.

In quest’ottica l’Eros, che non è limitato alla sfera fisica, spinge l’uomo a raggiungere la conoscenza assoluta, che segue a sua volta la conoscenza di sé.

L’Eros è quindi sapienza, ma non una sapienza fatta di concetti, teorie e idee senza riscontro nella vita reale: è un sapere che vuole raggiungere la verità e renderla concreta attraverso azioni tangibili.
E quale processo può conferire forma tangibile alla conoscenza se non quello creativo?

“La bellezza è verità, la verità è bellezza” scriveva John Keats.

Nel momento in cui verità e bellezza ispirano qualcuno, esse infondono l’energia vitale che poi si ritrova nelle opere d’arte e in qualsiasi altra produzione dell’uomo: creare, infatti, significa fare qualcosa di completamente nuovo, dare vita a qualcosa che, fino a poco prima, non esisteva ed era persino impensabile.

Così inteso, lo stimolo creativo non è prerogativa dei lavori artistici ma si manifesta in ogni elemento della vita umana, dalle azioni alle idee: il disegno fantasioso di un bambino, o la ricetta che avete inventato quasi per caso, oppure vostro padre che si diverte a fare bricolage nelle domeniche libere sono tutti esempi di questa energia.

 

 

È l’Eros a fornirci il coraggio indispensabile ad esplorare le dimensioni psichiche ed emotive che ancora non abbiamo indagato e grazie alle quali potremo diventare:

  • più consapevoli, perché avremo una maggior conoscenza di noi stessi e del mondo;
  • più positivi e proattivi, perché il sapere stimola il processo creativo necessario a dargli forme concrete;
  • più motivati, perché la creatività, una volta attivata, pervade il nostro modo di pensare e di agire, facendoci raggiungere risultati inaspettati e rendendoci di conseguenza più coscienti delle nostre capacità personali.

L’Eros coincide con la pienezza della vita e con la propria autorealizzazione. Per questo occorre riprendere contatto con la profonda energia racchiusa nell’Eros, così da poter ascoltare i propri desideri più intimi, assecondarli e poi dar loro forma concreta nel mondo.

Anche tu percepisci nel tuo animo la presenza di forze che vorrebbero esprimersi ma non sai comprenderle a pieno? Ora potrai finalmente elevare la consapevolezza di te stesso e, attraverso nuovi occhi, raggiungere la tua realizzazione personale.

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Come superare la gelosia grazie all’amore-eros

Ripensate ai vostri rapporti sentimentali passati o presenti: potete affermare di non essere mai stati gelosi o di non essere mai stati vittime della gelosia?

Sicuramente la risposta è no, e non c’è niente di sbagliato in questo.

Tante persone, spavaldamente, sostengono di non essere affatto gelose perché si fidano ciecamente del proprio partner, eppure una simile affermazione, per quanto importante, non è del tutto sincera.
È vero che la fiducia è essenziale per un amore maturo ed equilibrato, ma la gelosia fa comunque parte della nostra sfera emotiva, per cui, come ogni altro sentimento umano, non possiamo annullarla. Quello che possiamo fare è imparare a conoscerla, per capire come tollerarla e gestirla.

Riflettete ora sulla vita di tutti i giorni: chi non ha mai lanciato uno sguardo stizzito alla propria dolce metà mentre chiacchiera con un elegante collega? Chi può dire di non essersi mai ingelosita o ingelosito se il proprio compagno o compagna non ha immediatamente risposto al telefono mentre era ad una serata tra amici?
È evidente che le piccole e naturali dimostrazioni di gelosia fanno parte della quotidianità, perché derivano dal desiderio di essere considerati speciali dal proprio amato. Questa emozione è dunque un “male necessario” che può persino gratificare il soggetto verso cui è rivolta in quanto indice di attaccamento sentimentale.

Certe situazioni normali, tuttavia, possono decadere in “eccessi monomaniacali”. Prendiamo, ad esempio, il controllo del cellulare, oggi tanto diffuso. La presenza sempre più invadente di smartphone e social network nelle nostre vite ha senz’altro acuito le manifestazioni di gelosia all’interno delle coppie: pensate che, secondo dati raccolti dall’associazione “Avvocati Matrimonialisti Italiani”, nel 2015, i messaggi scambiati via chat costituiscono, in Italia, una delle principali cause di incomprensioni tra coniugi, tanto da portare a separazioni e divorzi nel 40% dei casi.

smartphone e gelosia

 

A queste esagerazioni, purtroppo, si affiancano anche situazioni molto più gravi, come gli episodi di violenza domestica e di femminicidio: in Italia, attualmente, stando ai dati raccolti dalla rete “Non una di meno”, si parla di una donna uccisa ogni 3 giorni. Per non parlare, poi, di quei Paesi in cui vigono usi e costumi che mortificano la libertà individuale e istituzionalizzano il predominio dell’uomo sulla donna.

Quelli fin qui elencati sono perlopiù vicende in cui la gelosia viene scatenata dalla presenza di rivali in amore o dal timore che ve ne siano. Ciò nonostante, l’interferenza di altri soggetti nella coppia non è l’unica circostanza in grado di scatenare questo sentimento. Infatti, esso può essere causato anche dalla soddisfazione personale della persona amata.

Come rivela il noto scrittore Igor Sibaldi nel suo libro Eros e Amore, la gelosia non si rivolge solo contro terze persone nel presente: essa può essere provocata anche dai successi professionali del proprio partner, dai suoi progetti futuri, dalle sue passioni, o addirittura dal suo passato.
Quando questo accade, la gelosia smette di essere una comune emozione e degenera in desiderio di possesso: l’innamorato vuole essere il fulcro delle attenzioni e delle azioni della persona amata, senza lasciarle alcuna possibilità di trovare gratificazione in altre componenti della propria esistenza.
Sensazioni di questo genere portano l’innamorato a voler cancellare tutto ciò che c’è stato prima di lui e che potrebbe esserci dopo, qualificandosi come unico elemento di valore nell’intera vita dell’altro.

Per Sibaldi questo tipo di gelosia è sostanzialmente inconciliabile con l’amore inteso come Eros. L’amore-Eros, infatti, è soprattutto desiderio di conoscenza: Sibaldi lo definisce il più grande strumento a nostra disposizione per conoscere chi siamo davvero e per raggiungere l’autentica autorealizzazione. Chi entra in contatto con Eros, quindi, non ha paura di conoscere nulla né di se stesso né del proprio amato, anzi! Chi conosce Eros è entusiasmato da ogni nuova scoperta.
Qualsiasi dettaglio, sia presente, che futuro, che passato, è una fonte di piacere inesauribile per l’Eros. Questo spiega perchè esso non soffra né di paura né di preoccupazione, ma trovi sempre stimoli che alimentano curiosità e interesse, avvicinando l’innamorato alla felicità. Ciò è possibile perché la curiosità dell’Eros non ha mai lo scopo di controllare l’altro, come avviene per chi è vittima di gelosia. Al contrario, essa è alimentata dalla gioia che scaturisce dalla conoscenza stessa.

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PAURA D’AMARE: VINCILA CON LA CONOSCENZA

La paura d’amare è il grande demone del nostro tempo.

Quanta gente conosci che vorrebbe trovare l’amore ma non ci riesce?
Molti credono che sia tutta questione di fortuna, un puro caso, oppure merito del destino. Tuttavia, la verità è che l’amore non si fa trovare da chi non sa accoglierlo.

Tante persone dicono di voler trovare l’amore e poi scappano quando gli incontri si fanno più frequenti e le emozioni più intense. Tutti vogliono innamorarsi, ma pochi lasciano che l’amore entri nelle loro vite.
Perché accade questo?

Il celebre scrittore Igor Sibaldi lo spiega bene nel suo libro Eros e Amore quando afferma che “abbiamo paura di amare perché abbiamo paura di conoscere noi stessi”.

Il concetto di Eros come fonte di sapienza ha origini antichissime: deriva da Platone ed è stato poi sviluppato da Plotino. Riprendendo questo pensiero, Sibaldi definisce l’amore il più grande strumento a nostra disposizione per conoscere chi siamo davvero e aggiunge che non possiamo amare se non siamo curiosi di conoscere ciò che è nascosto dentro di noi.

Un viaggio tanto profondo in se stessi, tuttavia, richiede coraggio e libertà interiore: solo così è possibile raggiungere le parti più avventurose del proprio essere e abbandonarsi ad esse, anche a rischio di perdere il confortante senso di normalità a cui tutti si aggrappano.

L’amore può renderci “geniali” se vinciamo la paura di scoprire chi potremmo diventare, cosa saremmo capaci di fare e dove potrebbe portarci la nostra piena realizzazione. Eppure, la maggior parte della gente ha così tanta paura dell’amore e del cambiamento che preferisce non correre il rischio.

amore

Per Sibaldi la diffusa paura d’amare nasce dal non sentirsi degni della libertà, della felicità e della soddisfazione dei propri desideri. Anche Robert Dilts, esperto mondiale di Programmazione Neurolinguistica, parla del non sentirsi degni, definendo questa condizione una convinzione autolimitante che impedisce lo sviluppo personale. Di conseguenza, la paura d’amare si può definire una convinzione autolimitante perché non permette all’amore di espandersi dentro di noi e di liberarci da un modo di vivere insoddisfacente.

Chi ha paura d’amare non vuole far luce nella parte più oscura di sé perché teme le conseguenze distruttive e spaventose dell’autoconoscenza. I bambini, dice Sibaldi, sono i soli ad essere liberi dalla paura d’amare, poichè sono mossi da un’infinita curiosità e da un insaziabile desiderio di conoscenza che permettono loro di vivere a pieno ogni momento. È la civiltà con le sue sovrastrutture che trasmette la paura di pensare, di conoscere e di conoscersi, rendendo ciascuno schiavo delle proprie convinzioni autolimitanti.

Il vero antidoto alla paura d’amare sta quindi nello sprigionare l’innata sete di sapienza che è in noi: solo aprendoci a tale scoperta potremo essere capaci d’amare davvero.

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La bellezza è nell’occhio di chi guarda?

Forse qualcuno di voi ricorderà una ricerca pubblicata lo scorso anno dall’Università del Kent e presto diventata popolare in rete perché rilanciava un tema eternamente attuale: quello della bellezza.

Lo studio, grazie a un programma informatico di norma usato per elaborare l’identikit dei ricercati, giunse ad individuare l’uomo e la donna ideali più belli del mondo.

Il team di scienziati – guidato da Chris Solomon, esperto di mappatura facciale – ha rilevato che quando si tratta di volto maschile, le donne prediligono un viso dai tratti più aggraziati, a differenza degli uomini che reputano più attraente un profilo più mascolino. Quanto al volto femminile, invece, le donne reputano più bello un viso dall’aria più attraente rispetto a quello apprezzato dagli uomini: labbra piene, viso affilato, zigomi alti.

Quel che ci interessa, non è tanto l’esito della ricerca in sé quanto piuttosto la motivazione che l’ha indotta.
Cosa fa sì che un oggetto, un paesaggio, una persona siano definiti belli? Quali sono gli ingredienti o i canoni che concorrono a creare questa bellezza? Queste domande non sono di certo nuove. Filosofi, psicologi e artisti s’interrogano da secoli su questo punto.

 

bellezza

 

Leibniz, filosofo e matematico del ‘600, ha dato una ragionevole e laconica risposta:  “la bellezza è un non so che”.

Quando ammiriamo un’opera d’arte e ci viene chiesto se l’apprezziamo siamo capaci di rispondere in maniera netta: o sì o no. Ma questa sicurezza vacilla se ci viene domandato perché l’opera ci piaccia o meno, tanto che si finisce per rispondere con un serafico “non lo so”. Vediamo immediatamente se una cosa ci piace o non ci piace ma non vediamo con altrettanta rapidità e chiarezza il perché quella cosa ci piace o non ci piace.

Sollecitando i sensi, la bellezza sollecita anche il pensiero e lo spirito e quindi l’eros. Oggi eros si riferisce alla sfera della sessualità, ma per i Greci indicava il fervente desiderio di raggiungere l’eccellenza e di approfondire il viaggio della vita. Un desiderio potente, che si manifesta nel tentativo di andare oltre, di superare i propri limiti per alzare sempre un po’ più in alto l’asticella della realtà.  Volendo spiegare  cosa intendesse per “essere artista”, Van Gogh ha aggiunto un significato a questa parola, quello di una ricerca che non ha mai fine: “Sto cercando, sto lottando, ci sono dentro con tutte le mie forze”.

Oggi, il significato originario della parola eros ci viene restituito grazie ad uno dei più affascinanti intellettuali e scrittori del panorama italiano: Igor Sibaldi. A suo dire, l’eros è il maggiore sistema della psiche umana, quello da cui dipendono tutti i nostri desideri e le nostre capacità intuitive e creative. Un tempo era il nome di un Dio e indicava, oltre all’energia sensuale, anche la vastità della mente, l’impulso alla libertà e alla conoscenza, poi represso e falsato in età adulta.

Nel libro Eros e Amore, Sibaldi spiega che “l’Eros non è suscitato necessariamente da una persona, bensì dalla bellezza, non importa di chi o di cosa, e dalla sapienza; e quanto più grande appare ciò in cui si scorgano bellezza o sapienza, tanto più grande è lo slancio che l’eros imprime”.

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Perché abbiamo paura di amare?

La paura di amare è una delle caratteristiche della nostra epoca. Quali sono le cause?

A prima vista, non si direbbe che amore e paura possano avere qualcosa in comune. In apparenza, niente sembra legarle. All’amore, infatti, associamo un sentimento positivo, tanto più che spesso lo indichiamo come unica ragione di vita. Al contrario, della paura non abbiamo una buona considerazione e finiamo per scansare tutte quelle situazioni in cui, in qualche modo, percepiamo di essere di fronte ad un pericolo, sia esso reale o solo frutto della nostra mente. Come si legano allora paura e amore?

Avete mai sentito parlare di philofobia? In psicologia è l’espressione che si usa per indicare il timore di essere coinvolti in una relazione amorosa. Un bel guaio, direte voi. Già, perché mentre la fobia dell’altezza, quella degli spazi chiusi o quella, ancora più comune, dei ragni, sono facilmente aggirabili,  lo scotto da pagare per chi è spaventato dall’amore è ben più alto. Se siamo disposti ad accettare che ogni amore, parafrasando la scrittrice Margaret Mazzantini, ha una paura dentro, è di fronte alla paura dell’amore che ci troviamo più impreparati.

Nella relazione amorosa, la grammatica della paura non ha una voce sola. Diversi e vari sono i meccanismi che possono scatenare la reticenza a portare avanti un rapporto a due.

paura di amare

Si ha paura di essere traditi, feriti e abbandonati. Quando si ama, la persona amata non può reggere il confronto con nessun’ altra. È l’unica che vogliamo mettere al centro del nostro universo e l’unica capace di renderci felici. Per questo il tradimento fa così male: perché ci costringe a fare i conti con la cruda realtà che, per il nostro universo, noi non siamo che una minuscola pagliuzza.

Si ha paura di sbagliare e di commettere errori di valutazione. In un articolo del New York Times di qualche tempo fa, lo scrittore Alain de Botton rivelava che una delle cose di cui abbiamo più paura e che facciamo di tutto per evitare – anche se vanamente – è il timore di sposare la persona sbagliata.  Questo perché raramente, prima del matrimonio, siamo disposti ad approfondire le nostre complessità. Secondo lo scrittore, ogni volta che i rapporti occasionali minacciano di rivelare i nostri difetti, diamo la colpa al partner mandando così all’aria la storia. Uno dei privilegi dello stare da soli è crogiolarsi nella convinzione che vivere con noi stessi sia estremamente semplice.

Si ha paura di impegnarsi perché anche la paura d’amare, come tutte le fobie, implica una perdita di libertà.
Il sociologo Zigmut Bauman, in proposito, parla di amore liquido, volendo alludere alla fragilità dei vincoli affettivi che non conoscono più la gioia delle cose durevoli, alla ricerca di appagamento che però non è mai soddisfatta, alla lacerazione tra il desiderio di emozioni e la paura del legame.

Igor Sibaldi, uno dei più grandi filosofi ed esperti nell’ambito della psicologia del profondo, adduce anche un’altra motivazione. La paura di amare sarebbe alimentata dalla segreta insofferenza per il proprio modo di vita.

Il pauroso d’amore sente che tutto ciò che ha già gli è odioso, ma teme che gli sia odioso a tal punto da scatenargli incontrollabili pulsioni distruttive. Per questo mantiene i propri livelli emozionali al di sotto di una certa soglia: meglio non conoscersi che scoprire in se stessi chissà cosa”.

Quella grande forza a cui diamo il nome di amore è un potente strumento di conoscenza di chi realmente siamo. L’altro diventa lo specchio attraverso il quale poterci riflettere con il rischio di vedere un’immagine che non ci piace perché lontana da come l’abbiamo sempre pensata.

Per questo la paura d’amare è paura di perdere la bussola, di inoltrarsi in un viaggio di cui non sappiamo quale sia la meta, di intraprendere un percorso in solitaria in cui non possiamo contare su nessun compagno di viaggio se non noi stessi. Ma siamo sicuri che ne valga davvero la pena? O, nel rinunciare a indagare noi stessi, non stiamo facendo altro che mettere un freno al nostro genio?

A questa e ad altre domande sull’amore e sull’eros, Igor Sibaldi –  filosofo e autore del best seller Eros e Amore – ha risposto nell’ambito del suo workshop LE SCOPERTE DELL’EROS.

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