Come usare le 5 Intelligenze per Realizzare te stesso

Era il 1982 quando i cinema di tutto il mondo proiettavano Blade Runner, film di fantascienza diventato un cult, le cui vicende avveniristiche sono ambientate nel 2019.  La trama si svolge in un futuro distopico: la Terra è invivibile a causa di inquinamento e sovraffollamento e la tecnologia è talmente avanzata da aver prodotto dei robot identici agli esseri umani, ma dotati di maggiori abilità intellettuali e forza fisica.

Oltre alla spettacolarità degli effetti speciali, il film è stato reso celebre anche dalla complessità e dall’attualità dei temi trattati. Se confrontiamo il pianeta Terra del 2019 immaginato dal regista Ridley Scott con quello in cui effettivamente vivremo tra poco più di un anno, possiamo individuare diverse analogie. Prima fra tutte, il sorprendente sviluppo nella produzione di robot che non siano solo efficienti, ma anche “familiari”.

Basti pensare che fino ad alcuni mesi fa, al Vitra design museum di Weil am Rhein, in Germania, si teneva la mostra Hello, Robot. Design between Human and Machine, dedicata alle ultime innovazioni della robotica. Già il nome dell’esposizione (“Ciao, robot. Design tra l’uomo e la macchina”) fa riflettere sui traguardi raggiunti dall’Intelligenza Artificiale. Un esempio concreto del futuro verso cui ci avviciniamo è ElliQ, robot studiato per fornire assistenza agli anziani e per mantenerli attivi, arricchendo la loro vita e riducendo il senso di solitudine di cui molti soffrono. L’idea di avere un robot come amico è già realtà e sta bussando alla nostra porta.

L’Intelligenza Artificiale

Il termine I.A. (Intelligenza Artificiale) identifica la capacità di una macchina di ricreare le funzioni intellettive tipiche della mente umana. Il nostro rapporto con l’I.A. non è a senso unico: l’interazione tra queste due intelligenze è reciproca e costante, come dimostra, ad esempio, il progetto delle auto con guida autonoma, che cambierà totalmente le nostre abitudini e che sta sollevando domande quali: “come dovrebbe comportarsi l’I.A. dell’auto se, in caso di incidente inevitabile, dovesse scegliere tra la sopravvivenza dei passeggeri e quella degli altri?”.

La centralità dell’I.A. nella nostra vita quotidiana è confermata anche dagli studi di Daniel Lumera, ricercatore e docente universitario considerato un riferimento a livello internazionale per quanto riguarda le scienze del benessere, il quale la include tra le 5 Intelligenze che ci permettono di raggiungere l’autentica consapevolezza di noi stessi e di vivere pienamente la nostra esistenza.

Secondo Lumera, l’Intelligenza Artificiale è affiancata da Intelligenza Biologica, Intelligenza Emotiva, Intelligenza Mentale e Intelligenza Spirituale. Vediamo insieme cosa sono e come svilupparle attraverso alcuni test ed esercizi da lui stesso ideati.

L’Intelligenza Biologica

L’intelligenza Biologica corrisponde al “saper fare” e abbraccia sia le nostre abilità manuali e fisiche, grazie a cui abbiamo creato il mondo che conosciamo, sia la capacità del nostro corpo di adattarsi alle circostanze esterne. Pensiamo, ad esempio, alla gestione dello stress, alla resilienza, alla risposta immunitaria e agli altri meccanismi biologici che ci permettono non solo di sopravvivere, ma di superare con successo crisi e difficoltà.

Intelligenza Biologica

 

L’Intelligenza Emotiva

L’Intelligenza Emotiva corrisponde al “saper sentire”, cioè alla capacità di riconoscere, manifestare, gestire e guidare tanto le proprie emozioni, quanto quelle degli altri.

Secondo Lumera, alla base dell’Intelligenza Emotiva vi è la consapevolezza che non sono gli eventi esterni a determinare la nostra vita, bensì noi stessi, con le nostre scelte quotidiane. Siamo noi a scegliere se lasciarci bloccare dalle emozioni negative, come la collera e la paura, o se trasformarle in risorse con cui disegnare il destino che vogliamo. Ogni emozione rivela un aspetto di noi da sviluppare: basta comprendere quale sia e in che modo agire per farne un punto di forza.
Ad esempio, la collera può essere trasformata in determinazione una volta liberi dalla sensazione di impotenza che la causa, mentre la paura può diventare amore se impariamo ad accettarla, senza scappare.

Intelligenza Emotiva

 

 

L’Intelligenza Mentale

L’Intelligenza Mentale è legata al “saper pensare”. La maggior parte delle persone crede che una mente attiva sia costantemente affollata da pensieri logici e ragionamenti, ma questo in realtà non fa che generare confusione e distogliere la nostra attenzione da ciò che è davvero importante per noi.
Prerogativa fondamentale per pensare in modo chiaro e ordinato è il silenzio mentale, uno stato di concentrazione e ascolto profondo durante cui la nostra mente si svuota, superando i limiti e facendo spazio a nuove idee, intuizioni e atti creativi per esprimere il nostro vero essere.

Un esercizio per sviluppare la capacità di praticare il silenzio mentale è la camminata del silenzio: passeggiamo per circa 30 minuti nella natura evitando di fare qualsiasi tipo di rumore. Dai passi, alla respirazione, allo struscio degli abiti, tutto deve essere compiuto nel maggior silenzio possibile, con estrema concentrazione e attenzione nei movimenti. Al termine, restiamo seduti in ascolto dei rumori intorno a noi, finché non saremo pronti a rialzarci.

Intelligenza Mentale

 

L’Intelligenza Spirituale

L’Intelligenza Spirituale agisce sul nostro “saper essere” mettendoci in contatto con lo scopo e il proposito consapevole della nostra vita.

Seguire ciò in cui si crede senza paura, rimanere fedeli ai propri autentici valori, coltivare ogni giorno la motivazione, tener conto dell’interconnessione tra il proprio benessere e quello altrui, rendersi conto che tutto ciò che viviamo e che proviamo ha origine dentro di noi: queste sono le capacità a cui l’Intelligenza Spirituale dà accesso e che permettono di determinare il corso del proprio destino in maniera responsabile.

Nessuna di queste può però essere raggiunta senza lo sviluppo delle altre 4 Intelligenze: ciascuna di loro ha un ruolo fondamentale nel nostro benessere, secondo un sistema strettamente interconnesso.

I test qui proposti sono strumenti ideati dallo scrittore e studioso Daniel Lumera nel corso delle sue ricerche sulla consapevolezza e ti aiuteranno a valutare il livello delle tue 5 Intelligenze.
Per proseguire insieme a lui in questo percorso di crescita personale e sollevare il velo sotto cui si nascondono i misteri del nostro destino e la vera essenza del reale, clicca qui.

Troverai maggiori informazioni sul tour di Lumera Il codice della realtà, realizzato in esclusiva per Life Strategies. Scegli in quale città partecipare per scoprire come trasformare il tuo destino da una serie di eventi casuali in un cammino di scelte consapevoli, fino alla piena realizzazione di te stesso!

Il codice della realtà Daniel Limera - Life Strategies

Emozioni e Consapevolezza: il nostro weekend con Bruce Lipton e Gregg Braden

“Siamo divini e dobbiamo vivere non in base alla sopravvivenza del più forte, ma in un modo che sostenga tutti e tutto su questo pianeta.”
Bruce Lipton

Questo è solo uno dei preziosi insegnamenti che lo scorso weekend, a Milano, hanno illuminato le nostre menti e colmato di emozione i nostri cuori.

Sabato 28 e domenica 29 Ottobre, la città di Milano ha ospitato uno degli eventi di crescita personale più attesi dell’anno, trasformandosi nel punto d’incontro per oltre mille persone provenienti da ogni angolo del globo, unite dallo stesso desiderio di essere più consapevoli di sé, delle proprie potenzialità e dei metodi per rendere il mondo un luogo in cui tutti possano esprimersi e realizzarsi a pieno, senza limiti né paure.

I celebri scienziati Bruce Lipton e Gregg Braden, autorità internazionali per quanto concerne lo stretto legame tra biologia e comportamento, tra DNA e ambiente, tra cuore e mente, ci hanno regalato due giornate incredibili, che resteranno impresse tanto nei nostri ricordi, quanto nei nostri animi.

Insieme a loro abbiamo potuto ascoltare rivelazioni sorprendenti e fare esperienza diretta delle loro scoperte, vivendo in prima persona sensazioni che hanno arricchito le nostre coscienze e che ci hanno reso più aperti, accoglienti, resilienti ma soprattutto pronti ad affrontare ogni momento della nostra quotidianità da una prospettiva totalmente nuova.

bruce lipton gregg braden

 

L’evento si è aperto con Gregg Braden, che ha condiviso i risultati delle sue ricerche per renderci capaci di rispondere a una domanda fondamentale: come possiamo superare il caos che ci circonda ogni giorno e raggiungere un ordine superiore, grazie a cui dare inizio ad un nuovo capitolo della storia umana?

Cambiamenti del clima e dei ritmi naturali, crisi politiche ed economiche, conflitti: ognuno di questi elementi assume un ruolo preciso nella fase storica attuale, e Braden ci ha mostrato non solo qual è il percorso davanti a noi, ma anche come possiamo agire per trovare le soluzioni ed andare oltre tutto questo. “Perché le soluzioni esistono: dobbiamo soltanto rendercene conto e applicarle”, ha spiegato Braden, che per gran parte della sua vita ha esplorato le zone più remote del globo per entrare in contatto con le civiltà che custodiscono saperi antichissimi, recuperandoli.

bruce lipton gregg braden

 

Un weekend in cui sono stati approfonditi non solo i segreti delle culture antiche, ma anche i misteri della biologia e dell’evoluzione.

Questo, in particolare, è stato l’argomento principale degli interventi di Bruce Lipton, il quale, attraverso vari studi scientifici, ha messo in discussione i limiti dettati dal materialismo moderno e ampliato i nostri orizzonti ben oltre questi confini. “Siamo collegati energicamente a tutto ciò che ci circonda. Smettiamo di credere che i processi fisiologici seguano i principi della meccanica newtoniana. Non siamo vittime della genetica” ha dichiarato Lipton, ribadendo il ruolo centrale dell’energia in ogni più piccola componente sia di noi stessi, che del mondo circostante.

bruce lipton gregg braden

Oltre ad averci reso partecipi di scoperte fondamentali per vivere al meglio la nostra quotidianità, i due studiosi ci hanno anche permesso di fare esperienza diretta dei metodi per armonizzare cuore e mente attraverso esercizi di gruppo e dimostrazioni pratiche sul palco, allo scopo di raggiungere un vero stato di benessere e sviluppare la consapevolezza di noi stessi.

Ognuno di questi momenti ha contribuito a creare l’atmosfera unica che ha reso queste due giornate indimenticabili, in un continuo scambio di emozioni alimentate anche dalle esibizioni di Emiliano Toso, musicista compositore e biologo cellulare che, con la sua Translational Music, ha aiutato i partecipanti ad esprimere le proprie sensazioni più profonde e ritrovare benessere fisico, emozionale e spirituale.

bruce lipton gregg braden

 

Non eri presente a questo attesissimo appuntamento?

Allora continua a seguirci per scoprire le grandi sorprese che Life Strategies ha in serbo per te nel corso del 2018 e preparati a vivere insieme a noi molte altre emozioni in grado di trasformare la tua vita!

Nel frattempo, guarda questo video per avere un assaggio di ciò che abbiamo condiviso nel weekend con Bruce Lipton e Gregg Braden. Ci vediamo al prossimo corso e… buona visione!

La differenza tra essere Felici e essere Contenti

Vi siete mai soffermati sulla differenza tra l’essere felice e l’essere contento?

Secondo Igor Sibaldi, scrittore, studioso di teologia ed esperto di psicologia dell’inconscio, c’è un’enorme differenza sia nel significato dei due termini, sia nelle azioni che coinvolgono queste due condizioni esistenziali.

Siamo abituati a pensare che contentezza e felicità siano sinonimi, tuttavia il loro significato indica uno stato dell’anima differente.

È meglio essere felice oppure essere contento?

Scopriamo insieme la risposta.

 

Essere Contenti: lo stato di Benessere

La parola “contento” viene dalla parola “contenere” e ci fa pensare ad un contenitore dove, per sua natura, possiamo inserire solo una certa quantità di elementi, in base al limite dettato dalla capienza del contenitore, come un vaso che può contenere solo una determinata quantità di terra.

Ciò significa che la persona contenta si contiene nelle sue azioni: sta bene nel mondo di cui fa esperienza ogni giorno e questo status quo la fa sentire protetta. Rimane nel suo vaso.

Conosciamo questo concetto con il termine comfort zone, una condizione che ci dà una sensazione di benessere e… contentezza.

Quindi, accontentarsi vuol dire contenersi e “chiudersi”, un po’ come se fossimo in una scatola. Una persona contenta della propria vita si rinchiude in ciò che già ha ed in ciò che già è. Non lascia spazio ad imprevisti o a tentativi di esplorare qualcosa di nuovo, che potrebbe rivelarsi rischioso. La sua ricerca di certezze la tratterrà nel rassicurante status quo.

Si tratta di una condizione statica, che implica un blocco nella propria crescita personale. Eppure, anche le persone contente possono avvertire la mancanza di qualcosa di profondo del quale non hanno piena coscienza, qualcosa di impalpabile, che sfugge alla loro comprensione.

 

La Felicità porta novità

Quali sono le caratteristiche di una persona felice?

Possiamo capire meglio il significato del termine “felicità” se pensiamo alla parola inglese happy.

“Happy” viene dal verbo “to happen” e significa “accadere”. Quindi, la persona felice è quella che lascia che le cose accadano nella sua vita.

In italiano, il termine “felicità” deriva da “felix”, che significa fertile. La felicità rappresenta la fertilità di avvenimenti, lasciare che, attraverso di noi, la vita accada. Se siamo felici generiamo continuamente cose nuove semplicemente perché quello che già abbiamo non ci è sufficiente.

La persona felice si sente libera di essere se stessa e si apre al mondo esprimendo i propri bisogni e la propria curiosità. Vuole che le cose accadano e non teme l’imprevedibilità, anzi, la accoglie con entusiasmo e desiderio, mettendosi in gioco nel cambiamento.

Possiamo essere felici: possiamo guardarci intorno, possiamo aprirci al nuovo e possiamo iniziare a desiderare che qualcosa ci accada, uscendo da quella scatola che tenta di rinchiuderci. Se siamo felici possiamo scrivere una nuova storia, tutta nostra.

 

 

Quando sei Felice non torni più indietro

“Per essere felice devi essere diverso.”
Igor Sibaldi

 

Le persone felici rompono i ponti con il passato e cambiano radicalmente, creando la propria vita momento dopo momento, in base ai desideri che realizzano e alle scoperte a cui giungono.

“La felicità è semplicemente quel senso che ci fa sentire bene quando facciamo, pensiamo, diciamo ciò che è bene per noi, e ci dà sensazioni sgradevoli o deprimenti in caso contrario. Non vi è guida migliore nella vita d’ogni giorno”, dice Sibaldi.

La felicità è un senso come l’udito o l’olfatto ma, mentre i nostri cinque sensi sono rivolti all’esterno, la felicità agisce dentro di noi. La felicità è la migliore compagna che potremo mai avere per realizzare chi siamo davvero, permettendoci di conoscerci a fondo e guidandoci verso il miglior futuro che potremmo mai desiderare.

 

Il metodo per diventare Felici

“Il paradosso è che per essere Happy bisogna essere scontenti”, afferma Sibaldi.

Cosa vuol dire?

Essere scontenti significa non essere soddisfatti di ciò che già abbiamo.

Tutto quello che ci rende scontenti ci stimola ad uscire per un istante da quel vaso o quella scatola che ci sta contenendo. La scontentezza è un segnale che il mondo che abbiamo attorno non ci è più sufficiente, perciò dobbiamo cercare qualcosa di nuovo, renderci conto che possiamo realizzare molto di più nella nostra vita e sviluppare a pieno le nostre capacità sopite.

In che modo?

Con un metodo che ci permetta di giungere oltre i nostri limiti e superare ciò che finora ha ostacolato la piena realizzazione del nostro Io.

Attraverso il Metodo Metafisico, Igor Sibaldi ci guida in un viaggio alla ricerca della vera felicità nascosta dentro di noi, superando le paure e le insicurezze che restringono i confini della nostra conoscenza.

 

Per scoprire come applicare questo metodo nella tua vita quotidiana insieme a Igor Sibaldi, clicca qui.

Troverai tutte le informazioni per partecipare al tour Il Metodo Metafisico, grazie a cui potrai iniziare a porti le domande giuste per ampliare illimitatamente le tue possibilità di crescita personale!

Il tour sta per concludersi: contattaci subito per partecipare!

Il Metodo Metafisico Life Strategies

Ascolto Attivo e Comunicazione: come creare Relazioni serene

Quando si pensa alla comunicazione, molti la immaginano come un’azione rivolta perlopiù all’esterno, collegata ad azioni come parlare, scrivere e esprimere concetti con la musica o con le immagini. Non dimentichiamo, tuttavia, che chi produce e chi riceve il messaggio hanno ruoli ugualmente importanti, confermando il fatto che la comunicazione non è mai a senso unico.

Tutti ne abbiamo prova anche nella quotidianità: a chi non è mai capitato di svolgere un lavoro concordato con un cliente o con i propri collaboratori, per poi ricevere lamentele perché non rispondeva a quanto richiesto? Oppure quante volte ci siamo ritrovati a discutere con il partner perché le nostre parole erano state mal interpretate, cercando di spiegarci meglio per farci capire? E infine, chi può dire di non essersi mai sentito incompreso quando, confidando a un amico qualche preoccupazione, le sue reazioni sono state considerate esagerate?

Ognuna di queste situazioni è spesso conseguenza di una comunicazione inefficace, dovuta alla mancanza di ascolto. Come disse Carl Ransom Rogers:

“l’incapacità dell’uomo di comunicare è il risultato della sua incapacità di ascoltare davvero ciò che viene detto.”

 

Ascolto Passivo e Ascolto Attivo

Il fatto che comunicare con gli altri sia per noi un atto assolutamente spontaneo potrebbe farci pensare che anche saper ascoltare sia altrettanto spontaneo. In realtà, l’ascolto è un’attività complessa, tanto quanto saper creare la giusta sintonia con qualcuno.

È vero che ognuno di noi ascolta in maniera inconsapevole, ma questo tipo di ascolto, definito passivo, non aiuta a stabilire un contatto con chi abbiamo davanti. Pensate a quando lavoriamo con la radio accesa o leggiamo un libro davanti alla tv: percepiamo i suoni ma non prestiamo loro alcuna attenzione e non raccogliamo nessuna informazione. Più che ascoltare stiamo sentendo, secondo un utilizzo automatico di uno dei nostri cinque sensi, senza concentrazione.

L’ascolto passivo, anziché rafforzare la relazione tra le persone, è spesso causa di incomprensioni perché alza un vero e proprio muro tra i soggetti coinvolti nella comunicazione: chi ha l’impressione di non essere ascoltato si sente rifiutato e la sua prima reazione è quella di allontanarsi dalla persona che ha provocato questa sensazione. I principali segnali di un ascolto passivo sono:

  • sguardo sfuggente
  • domande incalzanti sull’argomento della conversazione per arrivare velocemente al nocciolo della questione
  • svolgimento di altre azioni (ad esempio usare il cellulare, sfogliare il giornale, fare zapping in televisione)
  • fretta nell’offrire soluzioni e opinioni personali per chiudere la discussione prima possibile
  • giudizi dati solo sulla base delle proprie esperienze, senza tenere conto di ciò che l’altro sta dicendo.

Al contrario, l’ascolto che rende possibile la comunicazione, detto anche ascolto attivo, coinvolge una serie di abilità tutt’altro che automatiche e dà luogo ad atteggiamenti che hanno lo scopo di creare empatia con la persona che ci sta parlando.

Infatti, l’ascolto attivo va ben oltre il semplice ascoltare in silenzio: richiede non solo la profonda comprensione di ciò che l’altro sta dicendo, ma anche una rielaborazione e una riformulazione di ciò che esprime allo scopo di allinearsi sulla sua stessa lunghezza d’onda, interpretarne i segnali non verbali, percepirne le emozioni e trasmettergli vicinanza, contribuendo pienamente ad ogni momento della comunicazione.

comunicazione e relazioni con gli altri

 

Sviluppare l’Ascolto Attivo e migliorare i rapporti con gli altri attraverso il Dialogo Strategico

“Qui non c’è nessuno che mi ascolta!”

Quante volte abbiamo detto (o pensato) questa frase, sul lavoro o in famiglia, con il partner o tra amici? Le abilità tipiche dell’ascolto attivo, capaci di rendere più efficace il nostro modo di comunicare e di migliorare le nostre relazioni quotidiane, sono indispensabili nella vita di tutti i giorni, ma pochi sono coloro in grado di utilizzarle.

Giorgio Nardone, considerato uno dei maggiori esponenti della Scuola di Palo Alto, in decenni di studio e ricerca sul campo ha ideato una serie di tecniche avanzate, la cui applicazione permette di sviluppare a pieno sia le nostre capacità di comunicazione, sia quelle di ascolto: il Dialogo Strategico.

Queste tecniche si rivelano fondamentali in ognuna delle varie fasi dell’ascolto attivo, consentendo a ciascuno di noi di entrare subito in sintonia con chi abbiamo davanti e facilitare la collaborazione reciproca in ogni ambito del quotidiano.

  1. Comprensione del messaggio: in questa fase dobbiamo assicurarci di capire fino in fondo ciò che la persona sta dicendo. Ascoltare in silenzio non è sufficiente: dobbiamo contrastare la naturale tendenza a interpretare le sue parole secondo le nostre esperienze personali, i nostri giudizi e la nostra scala di valori. Per fare ciò, assicuriamoci di porre domande aperte, cioè domande che prevedono una risposta diversa da un semplice sì o no, in modo da approfondire l’argomento e affrontarne aspetti che, senza le nostre domande, rimarrebbero oscuri. Inoltre, quando ci accorgiamo che alcuni questioni sono confuse, possiamo usare le domande a illusione di alternative, grazie cui offrire due possibili soluzioni che aiuteranno l’altro a proseguire nei propri ragionamenti in modo più chiaro. Ad esempio, possiamo chiedere: “Pensi che sarebbe meglio fare così… o in quest’altro modo…?”, oppure: “Cambierebbe qualcosa se invece di dire questo… dicessi questo…?”.

 

  1. Entrare in sintonia: tutti sappiamo che spesso bisogna prestare attenzione più a ciò che non si dice che alle parole. Gestualità, postura, toni di voce, ritmo del discorso sono tutti segnali importanti delle emozioni e dello stato d’animo di chi abbiamo davanti, perciò è fondamentale saperli interpretare e usare in modo da stabilire la giusta connessione emotiva e agevolare la comunicazione. In particolare, è bene mantenere il contatto visivo, facendo attenzione a non mettere l’altro in imbarazzo fissandolo in modo troppo insistente, e assumere una posizione che rifletta quella dell’interlocutore per metterlo il più possibile a suo agio.

 

  1. Manifestare interesse senza giudicare: quando qualcuno ci confida un problema o ci chiede un consiglio, la tentazione maggiore a cui dobbiamo resistere è quella di fornire soluzioni o valutazioni personali su quanto ci è stato detto. La cosa migliore da fare, in questi casi, è riformulare le frasi dell’altro attraverso delle parafrasi ristrutturanti come: “Mi sembra di capire che…”, “Quindi da quello che dici deduco che…”. Procedere di tanto in tanto a questo tipo di verifica permette sia di evitare incomprensioni, sia di trasmettere all’altro il proprio sincero interesse.

Queste sono solo alcune delle strategie grazie a cui è possibile allenare l’ascolto attivo e intavolare una comunicazione efficace. Per scoprire tutte le altre tecniche del Dialogo Strategico e come usarle nei vari ambiti della tua vita quotidiana al fine di instaurare relazioni solide e rapporti di collaborazione duraturi, clicca qui.

Potrai partecipare al corso L’arte di Dialogare Strategicamente ed esercitarti insieme a Giorgio Nardone nelle tecniche del Dialogo Strategico da lui ideate, scoprendo come metterle in pratica nella tua vita di ogni giorno per raggiungere più facilmente i tuoi traguardi, sia personali, sia professionali.

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Comunicare senza parlare? Ti basta Sorridere!

Comunicazione: un’attività che è parte integrante della nostra vita quotidiana e che, per la maggior parte di noi, coincide con il parlare. Molti, leggendo questo termine, probabilmente avranno immaginato una conversazione diretta con qualcuno, le cosiddette “quattro chiacchiere” tra amici. Tuttavia, la comunicazione può manifestarsi in una miriade di modi e sfumature, abbracciando un intero universo di situazioni, modalità e strumenti che vanno ben oltre il parlare.

Uno di questi, forse il più emblematico, è il sorriso.

Quando incontriamo qualcuno che conosciamo, ancora prima di salutare, gli sorridiamo: si tratta di una reazione del tutto spontanea, un’espressione silenziosa eppure molto chiara di ciò che sentiamo in quel momento, qualcosa che sorge in noi senza pensarci.

Persino i neonati usano il sorriso come forma di comunicazione: già dopo la seconda settimana di vita, i bambini rispondono con un sorriso alla voce dei genitori, mentre dalla sesta settimana iniziano a farlo anche quando vedono il viso della madre. Tutto ciò dimostra che il sorriso, oltre ad essere uno dei primi strumenti che utilizziamo per comunicare le nostre emozioni, ha una funzione sociale.

sorridere

 

I 3 tipi di Sorriso sociale

A questo proposito, un team di psicologi e neuroscienziati della Cardiff University, della University of Glasgow e della University of Wisconsin-Madison, ha analizzato le caratteristiche del cosiddetto sorriso sociale, cioè il sorriso involontario frutto delle nostre relazioni con gli altri, classificandone 3 tipi:

  1. il sorriso di gratificazione, che esprime il nostro apprezzamento nei confronti di ciò che ha detto o fatto un’altra persona. È il tipo di sorriso che scatta quando ascoltiamo una battuta, una barzelletta o quando assistiamo ad uno scherzo
  2. il sorriso di affiliazione, attraverso cui esprimiamo la nostra vicinanza emotiva e la nostra comprensione a chi abbiamo davanti. Lo adottiamo, ad esempio, quando confortiamo un amico in difficoltà o mentre diamo un consiglio
  3. il sorriso di superiorità, con cui indichiamo la nostra posizione nella gerarchia sociale. È il sorriso che possiamo cogliere sulle labbra di un manager durante una riunione con i propri sottoposti, o su quelle di un fratello maggiore mentre mostra orgoglioso un disegno ai propri genitori, sicuro di essere stato più bravo del fratellino.

Comunicare senza parlare: il potere del Sorriso

sorrisoSorridere ci mette in relazione con gli altri senza il bisogno di pronunciare nessuna parola: quante volte, in una situazione in cui eravamo sotto pressione, un sorriso è riuscito a tranquillizzarci? Oppure quante volte abbiamo percepito una certa diffidenza verso qualcuno solo perché il suo modo di sorridere ci è apparso poco sincero?

In ogni momento della nostra giornata, sia che ci confrontiamo con persone che conosciamo bene o che vediamo solo di rado, ciò che riusciamo a comunicare loro con un semplice sorriso può determinare la sintonia che riusciremo ad instaurare fin dal primo incontro.

Non tutti i sorrisi sono uguali, anzi: ne esistono più generi, ognuno capace di trasmettere sensazioni diverse. Perciò, se vogliamo che la nostra comunicazione sia efficace, dobbiamo imparare a riconoscere i vari tipi di sorriso e diventare consapevoli di ciò che suscitano in chi abbiamo di fronte:

  1. sorriso a bocca aperta: è il sorriso spontaneo, quello che automaticamente associamo a benessere, allegria, complicità, quello che più di tutti consideriamo come una sincera manifestazione di gioia e divertimento
  2. sorriso con le labbra leggermente aperte: è il tipo di sorriso che incontriamo più spesso perché è collegato a una vasta gamma di emozioni, sia positive, sia negative, come, ad esempio, paura e timidezza. Mentre nel sorriso a bocca aperta la persona mostra i denti, qui non accade, e ciò può far pensare che non sia un sorriso del tutto onesto, sollevando il dubbio che si stia nascondendo qualcosa
  3. sorriso nascosto: chi sorride in questo modo lo fa coprendo la bocca con la mano o abbassando la testa per non mostrarsi apertamente. Questo sorriso comunica imbarazzo, timidezza, scarsa fiducia di sé e insicurezza, per cui non aiuta a creare sintonia con gli altri
  4. mezzo sorriso: in questo caso si sorride solo con una parte delle labbra. È uno dei sorrisi meno convincenti, perché viene interpretato come una forzatura, un tentativo malriuscito di mascherare il proprio disaccordo. Quando sorridiamo in questo modo esprimiamo sarcasmo o dubbio, suscitando negli altri la sensazione di non essere in armonia con loro.

 

La funzione del Sorriso nel Dialogo Strategico

Il sorriso è una componente del linguaggio non verbale ampiamente utilizzata anche nel Dialogo Strategico, strategia avanzata di comunicazione basata sulle tecniche sviluppate in decenni di ricerca diretta sul campo dallo psicologo e psicoterapeuta Giorgio Nardone, considerato il maggior esponente della Scuola di Palo Alto.

Nardone mostra quanto le espressioni del viso siano determinanti ai fini dell’impressione suscitata negli altri, a prescindere dalle parole che pronunciamo. Questo avviene perché la maggior parte di noi non è in grado di controllare i propri sguardi, gesti e toni di voce: si tratta di fattori di cui non abbiamo piena consapevolezza e che, spesso, sottovalutiamo, supponendo che una comunicazione efficace sia tutta nell’abilità di formulare le giuste frasi.

Gli studi di Giorgio Nardone, invece, dimostrano che un viso disteso, accompagnato da un sorriso appena accennato, non solo suscita fiducia e tranquillità, ma aiuta anche a stabilire una maggior sintonia con chi abbiamo davanti, stimolandolo a collaborare con noi spontaneamente.

Questo non significa che per comunicare in modo efficace dobbiamo apprendere meccanicamente quali espressioni adottare: così facendo risulteremmo forzati e otterremo l’effetto opposto, cioè diffidenza. Ciò che il Dialogo Strategico ci permette di sviluppare è l’abilità di controllare con assoluta naturalezza tutte le componenti della comunicazione, in modo da utilizzarle per migliorare le nostre relazioni e raggiungere più facilmente i nostri obiettivi, sia personali, sia professionali.

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Come diventare i Creatori della propria Vita

“Se non sai, cresci” dice Igor Sibaldi, scrittore, teologo e studioso delle religioni.

Ma che cosa significa?

Significa che possiamo superare i confini di questo mondo piccolino, che ormai inizia a starci stretto e in cui percepiamo una mancanza di libertà.

Forse non sappiamo esattamente cosa sia questa libertà a cui aspiriamo, ma sappiamo che vogliamo creare una vita in cui poterla sperimentare e conoscere sempre di più. Vogliamo diventare i creatori della nostra vita.

 

Aprire la Porta del proprio Futuro

Ciò che ci attrae e ci porta ad esplorare nuovi orizzonti è il futuro. Siamo attratti dal futuro e dalle possibilità che ci riserva.

Quando ci innamoriamo di persone, cose ed eventi ci innamoriamo del futuro che hanno, delle possibilità che pensiamo ci daranno. In esse vediamo qualcosa di ulteriore da realizzare, che va oltre ciò che già abbiamo e conosciamo.

Vale per tutto, anche per le scelte: è la possibilità di esprimere qualcosa di noi stessi che non aveva ancora trovato spazio, pur essendo alla nostra portata fin da bambini.

Quando invece l’amore per una persona o per un progetto finisce, accade perché non sentiamo più il richiamo di quel futuro che avevamo visto, o sentiamo che quel futuro non è più il nostro: avviene quando cambiamo e la direzione che avevamo preso inizia ad andarci stretta, perché desideriamo di più.

Andare oltre noi stessi e creare qualcosa di nuovo è lo scopo principale dell’esistenza.

È un richiamo fortissimo, che sentiamo quando cominciamo a porci domande su ogni cosa perché diventiamo consapevoli di non sapere. È così che inizia il dubbio, la curiosità.

Le persone creative sono molto curiose: si fanno sempre domande, vogliono conoscere tutto e scoprire cose nuove. Porsi degli interrogativi spinge oltre i confini.

Quando il futuro bussa alla porta, sono le persone piene di domande ad aprirla.

porta verso il futuro

Ci vuole molto coraggio per accettare che sia meglio non capire, non essere certi di nulla e sentire la voglia di spostare sempre un po’ più avanti l’asticella delle proprie possibilità.

Fare questo significa essere un po’ scettici, cioè non accontentarsi delle spiegazioni che si ricevono e delle realtà che vengono offerte.

Il termine scetticismo viene dalla parola greca σκέψις (sképsis), che significa “ricerca”, “dubbio”. Questa parola ha la stessa radice del verbo sképtesthai, che significa “osservare attentamente”, “esaminare”.

Non è semplice fare gli scettici e porsi nel dubbio costante, nella domanda e nella ricerca. Lo scettico non è mai soddisfatto, non si accontenta e non è mai contento: punta alla felicità.

Quando entriamo in questa condizione, intuiamo che in ogni cosa si nasconde molto di più di quello che ci hanno raccontato, e vogliamo scoprire cosa sia.

Proprio questo ci permetterà di fare un salto in avanti rispetto agli altri, un salto esistenziale grazie a cui passeremo dal sistema dell’adattamento al sistema della creazione.

Saremo capaci di creare il nostro personale mondo, più ampio, in cui percepire, vedere e sperimentare cosa si cela in ogni cosa.

 

Dall’Evoluzionismo allo Scetticismo: un salto verso la Felicità

La nostra vita si basa sull’Evoluzionismo darwiniano, che recita: “per sopravvivere devi adattarti”. Dobbiamo adeguarci.

Eppure, chi si adegua vive un’esistenza limitata e poco felice, perché non indaga chi potrebbe essere, cosa potrebbe raggiungere. Lo scettico, che non si adegua e non è mai soddisfatto, fa esattamente il contrario di questo, perché non gli basta sopravvivere accontentandosi.

Per essere scettici, felici e creare il nostro nuovo mondo dobbiamo prestare attenzione a ciò che non capiamo, anche se questo può darci un po’ di insicurezza o incertezza, e di paura.

Infatti, le certezze sono rassicuranti: ecco perché restiamo nella nostra comfort zone.

Per superare il senso di insicurezza, di incertezza e il timore di tuffarsi in un futuro che non conosciamo, facciamoci aiutare dalle domande, dalla curiosità, dai numerosi “perché” che possiamo chiedere durante tutta la nostra giornata. Osserviamo il mondo come un bambino curioso che scopre per la prima volta ciò che lo circonda, con lo stesso entusiasmo di chi si aspetta l’imprevedibile e la fortuna da un momento all’altro.

Quando le risposte alle nostre domande arriveranno, allora i timori svaniranno: in quel momento toccheremo la parte grande e creativa di noi che non conoscevamo, portandola dal futuro ignoto al presente che stiamo vivendo.

Creare la propria felicità significa proprio questo: realizzare nel presente un futuro più ampio, senza accontentarci delle risposte che già conosciamo.

Significa creare ciò che ci permetterà di scoprire lo scopo della nostra esistenza, raggiungere il luogo in cui poter realizzare i nostri veri desideri.

 

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Chi è grato è più felice. I benefici della Gratitudine

La parola “grazie” è una delle prime che impariamo da piccoli, quando ci viene insegnato che ringraziare gli altri è uno dei fondamenti della buona educazione, una convenzione sociale da seguire senza porci troppe domande. In realtà, saper ringraziare è una vera e propria capacità emotiva, perché coinvolge una serie di fattori importanti per il nostro sviluppo psicologico e ha effetti sul nostro stato di benessere generale.

Lo psicologo Robert A. Emmons ha effettuato uno studio sul legame tra gratitudine e felicità chiedendo a 3 gruppi di persone di tenere un diario. A cadenza settimanale, ripensando ai 7 giorni appena trascorsi, i componenti del primo gruppo hanno annotato 5 cose per cui erano grati, quelli del secondo gruppo 5 problemi affrontati, quelli del terzo gruppo 5 situazioni vissute. Dopo 10 settimane, un test effettuato rivelò che il primo gruppo si sentiva più felice degli altri.

 

I benefici della gratitudine

La vera gratitudine non ha nulla a che fare con il sentirsi in dovere di ricambiare un favore o con il semplice ringraziare qualcuno per un regalo ricevuto.

La gratitudine è un atteggiamento mentale che ci aiuta a trovare elementi positivi nella vita di ogni giorno, oltre che un sentimento spontaneo basato su empatia con gli altri e consapevolezza di sé.

Tutti, di tanto in tanto, incappiamo nelle cosiddette “giornate no”, quelle in cui tutto sembra andare storto: perdiamo l’autobus o il treno, restiamo imbottigliati nel traffico, veniamo sorpresi da una pioggia improvvisa quando non abbiamo con noi l’ombrello, veniamo convocati ad una riunione di lavoro fuori programma, oppure dimentichiamo il cellulare in ufficio o in palestra, solo per fare alcuni piccoli esempi.

Riuscire a essere grati della propria quotidianità nonostante imprevisti come questi significa sviluppare abilità molto importanti, le stesse che permettono di superare anche altre difficoltà comuni a ognuno di noi, tra cui incomprensioni familiari, tensioni nei rapporti interpersonali e scarsa flessibilità di fronte a situazioni sconosciute.

gratitudine

 

Ecco alcuni benefici della gratitudine.

1. Aumenta l’ottimismo e la positività

La gratitudine non va rivolta solo verso gli altri, ma soprattutto verso noi stessi e la nostra vita, in particolar modo quando le cose non vanno secondo le nostre aspettative.
Provare una sincera riconoscenza per le esperienze con cui ci siamo confrontati, per ciò che abbiamo imparato nel tempo e per tutto quello che ancora possiamo fare per migliorare noi stessi è fondamentale per maturare pensieri positivi, atteggiamenti propositivi e scovare opportunità anche nelle circostanze difficili.

 

2. Migliora le relazioni con gli altri

La gratitudine verso un’altra persona sorge in modo totalmente spontaneo: possiamo essere grati a un genitore che ci prepara il nostro piatto preferito, a un’amica che ci ascolta quando le chiediamo consigli, al nostro compagno che rinuncia alla partita della sua squadra del cuore per trascorrere del tempo con noi.

Qualsiasi sia il motivo della nostra gratitudine, questa si manifesta quando riconosciamo il valore dell’altro nella nostra vita, quando ne apprezziamo i gesti incondizionati, sentendo in noi il desiderio di ricambiare. Si innesca così un circolo virtuoso che stimola l’empatia e rafforza i legami con le persone che ci circondano, in modo autentico.

 

3. Fa crescere l’autostima

Saper essere grati significa riconoscere i propri limiti senza, per questo, sentirsi inadeguati alle situazioni o soffrire il confronto con gli altri. Chi esprime gratitudine è ben consapevole delle proprie doti, ha fiducia in se stesso e, al contempo, coglie nelle altre persone spunti per la propria crescita personale, apprezzando sinceramente il fatto che queste possano aiutarlo a raggiungere tale obiettivo.

 

4. Ci fa sentire bene

La gratitudine non aiuta solo a mantenere alto l’ottimismo, ma favorisce anche il benessere fisico rafforzando il sistema immunitario, abbassando la pressione sanguigna e migliorando qualità e durata del sonno. Un vero toccasana sia per la mente, sia per il corpo!

 

Sviluppare la Gratitudine con la giusta Comunicazione

Se empatia e autoconsapevolezza sono i pilastri della gratitudine, per sviluppare questo sentimento dobbiamo lavorare sulla nostra capacità di entrare in sintonia con gli altri e di comprendere noi stessi. In che modo? Applicando nella vita quotidiana le tecniche di Comunicazione che, in anni di ricerca sulla pragmatica delle interazioni umane, si sono dimostrate più efficaci a raggiungere questi scopi.

Tali tecniche, sviluppate dallo psicoterapeuta Giorgio Nardone, considerato l’esponente di maggior spicco della Scuola di Palo Alto, costituiscono il Dialogo Strategico, un modello di Comunicazione avanzato che permette di:

  1. adattare la propria comunicazione alle più svariate situazioni della vita quotidiana, aiutandoci a raggiungere i risultati desiderati
  2. evocare emozioni positive in chi abbiamo di fronte grazie all’uso delle giuste parole e della gestualità adatta
  3. trasformare i piccoli conflitti quotidiani in opportunità di comprensione reciproca e sviluppo personale.

Le tecniche del Dialogo Strategico del Dott. Nardone agiscono su ogni livello della comunicazione, da quello verbale a quello non verbale. Per scoprire come metterle in pratica nella tua vita sia per migliorare le tue relazioni, sia per conoscere a fondo te stesso, clicca qui.

Troverai tutti i dettagli per partecipare a L’arte di Dialogare Strategicamente, il corso in cui potrai apprendere ed applicare il Dialogo Strategico direttamente con Giorgio Nardone.

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Igor Sibaldi e i 3 segreti del Metodo Metafisico

Tutti noi, a volte, abbiamo l’impressione di non vivere “abbastanza”.
Non abbastanza a lungo, ma in modo soddisfacente rispetto alle proprie aspirazioni.
Cosa accadrebbe se ognuno di noi sapesse come raggiungere la propria “Terra Promessa”, cioè quel luogo in cui vivere tantissimo, in maniera ricca e piena, con passione e gioia?

La risposta a questa domanda è racchiusa nel Metodo Metafisico, che ci aiuta ad uscire da un mondo troppo limitato per noi ed esplorare dimensioni molto più vaste ed entusiasmanti, dove esistono poche certezze e, di conseguenza, tutto può accadere.

Chiunque può avventurarsi in questo viaggio, ma non tutti sono in grado di compierlo fino in fondo: ecco perché.

 

In viaggio verso nuovi mondi

Quando partiamo per quest’esperienza straordinaria, la prima cosa che avviene dentro di noi è la scoperta di un vuoto terribile, generato dalle tante domande per le quali non abbiamo risposta.
È un inizio difficile da sopportare.

In realtà, per chi ha il coraggio di proseguire, questo vuoto si trasforma in un posto bellissimo, spazioso, in cui si nasconde molto.

Questo luogo è quello che il filosofo e filologo Igor Sibaldi chiama deserto, la sede delle domande senza risposta, dove smettiamo di accontentarci di ciò che conosciamo e nulla può saziare la nostra curiosità. Un simile cambiamento può spaventare, tuttavia solo chi ha la forza di superare la paura del vuoto e dell’imprevedibile scoprirà cosa esiste al di là del deserto.

 

Attraversare il deserto

Quali sono i segreti per attraversare il deserto e andare oltre la sensazione di vuoto che rischia di ostacolare il nostro viaggio? Igor Sibaldi ne elenca 3.

 

1. Primo segreto

Questo segreto è svelato nella Bibbia, più precisamente nella storia di Mosè.
Il segreto è la manna che nel deserto piove alla mattina. Sibaldi spiega che la parola manna traduce l’espressione ebraica man hu’, che significa “che cos’è?”. Ciò significa che man hu’, la manna, il segreto per andare oltre il deserto, è il coraggio di porsi domande.

Al mattino, il momento della manna, iniziamo a farci domande e non smettiamo! Poniamoci continuamente domande, sempre nuove, e cerchiamo le risposte senza mai stancarci.

Questo significa fare Metafisica: avanzare nelle proprie scoperte per giungere al di là di quello che si sa. La Metafisica è come una fiaba che non finisce mai, un’avventura che ci impegna in ogni istante riempiendoci la vita di passione e meraviglia. Non ha termine e si rinnova ogni giorno, senza fine.

 

2. Secondo segreto

Superare la paura vuol dire essere coscienti di non sapere nulla.

Solo chi si rende conto che ciò che ha scoperto fino ad ora è troppo poco e intuisce che c’è ancora molto da conoscere è in grado di dire “io non so niente”. È grazie a questa consapevolezza che potremo far emergere e realizzare anche i nostri desideri più grandi, perché davanti a noi si aprirà un nuovo mondo, molto più ampio di quello in cui abbiamo sempre vissuto.

Abbiamo ancora tutto da scoprire e questa è una delle rivelazioni più importanti che il deserto ha in serbo per noi.

Ci vuole coraggio, molto coraggio per ammetterlo, ma una volta fatto saremo in grado di ammirare un orizzonte immenso e superare noi stessi, abbandonando le piccole certezze quotidiane e dimenticando ciò che sappiamo di noi stessi per poi ricostruire tutto, verso traguardi molto più alti.

deserto

 

3. Terzo segreto.

Noi non siamo nessuno.

Il primo a capire questo fu Ulisse, nella caverna di Polifemo, quando capì che solo se fosse stato imprevedibile avrebbe potuto superare l’ostacolo e continuare il suo viaggio.

Non essere nessuno significa avere la possibilità di scoprire in se stessi sempre qualcosa di nuovo, far emergere parti di sé nascoste e risorse sopite. In questo modo porteremo alla luce idee straordinarie, grazie a cui superare i limiti che frenano il nostro pieno sviluppo.

Ecco le immense sorprese che ci attendono nel deserto.

 

Cosa c’è davvero nel deserto?

Capita a tutti di provare la sensazione che una parte del nostro Io resti nell’ombra, che gli aspetti di noi che riusciamo ad esprimere siano solo una porzione molto più piccola rispetto a chi sentiamo di essere. È come se ciò che finora abbiamo sperimentato non fosse abbastanza, come se la nostra vita fosse racchiusa in confini troppo stretti.

Ci vuole un gran coraggio ad esplorare se stessi, ma è un’esperienza che vale la pena di intraprendere se vogliamo diventare capaci di superare tutto.
Per riuscirci, dobbiamo iniziare ad applicare il Metodo Metafisico nella nostra quotidianità, giorno dopo giorno: questo è lo strumento che ci permetterà di assaporare l’autentica libertà.

Libertà da cosa?
Dal passato, dalle paure, dalle convinzioni, dai legami, dalle certezze e da molti altri elementi che limitano le nostre decisioni e azioni.

Libertà di fare cosa?
Questo è ciò che scopriremo una volta attraversato il deserto, se saremo abbastanza audaci da avventurarci fra le sue sabbie…

Nel nostro viaggio risveglieremo capacità dimenticate, scorgeremo orizzonti sconosciuti e spingeremo i nostri desideri un po’ più in là, verso nuove prospettive.
In quest’avventura, grazie al Metodo Metafisico non ci accontenteremo di sentire, immaginare, pensare, ma passeremo al fare, mettendo in pratica nella nostra vita di ogni giorno ciò che scopriremo ed esprimendo a pieno chi siamo.

 

Per muovere i primi passi in questo viaggio di consapevolezza e sviluppare le tue doti personali sotto la guida di Igor Sibaldi, clicca qui.

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Saper Comunicare stimola l’Intelligenza, ecco perché

Sono diverse le branche della scienza che, nel corso del tempo, hanno analizzato e cercato di misurare l’intelligenza umana: dalle neuroscienze alla psicologia, dagli studi sulla cognizione a quelli sociologici, le ricerche hanno definito l’intelligenza in più modi e identificato numerosi elementi capaci di influenzarla.

Se, in una prima fase, si credeva che l’intelligenza si limitasse alle abilità di apprendimento e che dipendesse perlopiù da fattori genetici, ora sappiamo che essa ha molteplici espressioni e che sia l’ambiente, sia l’educazione giocano un ruolo fondamentale nel suo sviluppo.

Questo può essere notato, ad esempio, nel caso di fratelli adottati da famiglie diverse, nei quali a fare la differenza non è il corredo genetico bensì lo stile di vita e il contesto circostante. Lo stesso vale anche per i fratelli che, pur essendo stati educati nello stesso ambiente, sviluppano tipi d’intelligenza diversi in virtù di esperienze differenti, oltre che delle specifiche inclinazioni personali.

Sono perciò gli stimoli esterni (cultura, relazioni, circostanze a cui adattarsi e a cui reagire) a determinare gran parte della nostra intelligenza.

 

Misurare l’intelligenza: QI e QE

Negli studi, uno dei parametri più usati per misurare l’intelligenza è l’ormai noto QI, cioè Quoziente Intellettivo, concetto elaborato dallo psicologo William Stern, vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento. Il QI misura il livello di sviluppo dell’intelligenza di una persona in rapporto alla sua età anagrafica: questo dato resta stabile finché non si superano gli 80 anni, momento in cui la rapidità di reazione inizia a declinare.
Ciò significa che le nostre capacità intellettive restano sostanzialmente le stesse nel corso della vita.

Ricerche più recenti hanno poi introdotto un secondo parametro di misurazione: il QE, cioè Quoziente Emotivo, valore che, al contrario del QI, può variare significativamente nel tempo. Il QE misura il livello di sviluppo di un tipo di intelligenza diversa rispetto a quella intellettiva: anziché valutare le capacità cognitive di analisi, ragionamento, apprendimento e logica, si concentra sulle abilità tipiche dell’Intelligenza Emotiva.

Di questo tipo d’intelligenza hanno iniziato a parlare gli psicologi Peter Salovey e John D. Mayer alla fine del Novecento, descrivendola come l’insieme di abilità di relazione, empatia, gestione di stress ed emozioni, di espressione e consapevolezza di sé.
L’aspetto più interessante dell’Intelligenza Emotiva è che essa, al contrario di quella cognitiva, può essere appresa e allenata, permettendoci di fare la differenza in moltissime situazioni quotidiane.

Comunicazione e emozioni

 

Come usare la Comunicazione per sviluppare l’Intelligenza Emotiva

L’Intelligenza Emotiva, una volta sviluppata, consente di acquisire competenze applicabili sia sul piano personale, sia su quello sociale, migliorando tanto il nostro autocontrollo quanto la comprensione dei bisogni altrui, aiutandoci ad entrare in sintonia con le altre persone.

Ciò spiega perché uno degli elementi attraverso cui possiamo esprimere e sviluppare l’Intelligenza Emotiva sia la comunicazione: comunicare nel modo giusto significa, prima di tutto, sapersi ascoltare, capire quali siano le nostre esigenze ed aspirazioni e diventare consapevoli delle sensazioni che proviamo, senza lasciare che queste prendano il sopravvento su di noi.

Stimolare questi aspetti della comunicazione con noi stessi permette di applicare tali abilità anche ai nostri rapporti interpersonali, diventando capaci di interpretare in maniera efficace piccole tensioni quotidiane che, a volte, non sappiamo gestire al meglio.

A chi non è mai capitato, ad esempio, di partecipare con un po’ di preoccupazione ad una riunione di lavoro perché non sapeva come esprimere le proprie richieste in maniera costruttiva e collaborativa, così da trovare un accordo?

Quante volte, rientrando a casa dopo una lunga giornata, abbiamo involontariamente alimentato malumori in famiglia o con il partner anziché trasmettere loro il nostro interesse?

Chi non si è mai trovato a dover giustificare i propri atteggiamenti o comportamenti in seguito ad un malinteso con qualcuno, cercando le parole adatte per farsi capire?

Si tratta di circostanze ricorrenti nella vita quotidiana di ciascuno di noi e che, in mancanza della giusta comunicazione, possono ostacolare la serenità della nostra vita, sia privata, sia professionale.

 

Comunicare meglio con il Dialogo Strategico

Molti pensano che comunicare significhi semplicemente scambiarsi informazioni. In realtà, gli studi sull’Intelligenza Emotiva mostrano che la comunicazione è uno degli strumenti più potenti a nostra disposizione per stabilire un contatto autentico con le persone, facendo in modo che le relazioni che coltiviamo ogni giorno diventino il solido sostegno della vita che abbiamo sempre desiderato.

Saper comunicare ci aiuta a cooperare con gli altri verso il raggiungimento di obiettivi comuni, stimola la resilienza e ci rende capaci di trasformare i conflitti in opportunità di crescita e comprensione reciproca.

Per ottenere questi risultati bisogna essere in grado di padroneggiare tutte le componenti della comunicazione: dal linguaggio alla gestualità, dalle espressioni del viso al tono di voce, dall’uso di domande per comprendere davvero se stessi e gli altri all’utilizzo di parafrasi che propongano a chi abbiamo davanti un punto di vista diverso dal proprio.

Si tratta di acquisire strategie definite attraverso l’analisi concreta delle nostre interazioni quotidiane, attività a cui lo psicologo e psicoterapeuta Giorgio Nardone si è dedicato per decenni, fino alla formulazione di un’avanzata tecnica di comunicazione: il Dialogo Strategico.

I metodi del Dialogo Strategico possono essere applicati da tutti nelle situazioni più disparate, perché permettono di adattare la propria comunicazione al contesto e all’obiettivo da raggiungere.
Queste strategie, inoltre, vanno ad agire tanto sull’aspetto verbale quanto su quello non verbale della comunicazione, sviluppando sia la capacità di controllare le proprie emozioni, sia quella di suscitare determinate sensazioni negli altri, creando empatia, come spiegato dallo stesso Nardone in questo video.

 

Il Dialogo Strategico stimola, in chi lo applica, un approccio flessibile alla realtà, permettendogli di individuare soluzioni alternative a problemi ricorrenti e di vivere relazioni felici e soddisfacenti.

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Cosa si nasconde dietro le bugie?

Paura di affrontare le proprie responsabilità, evitare di deludere qualcuno a cui teniamo molto, desiderio di far colpo sugli altri ed essere accettati: questi sono solo alcuni tra i più comuni motivi per cui facciamo ricorso alle bugie.

Mentire è un’azione che accomuna tutti noi, tanto che sono stati effettuati diversi studi per capire come mai lo facciamo nonostante ci venga insegnato che è sbagliato.

In particolare, una ricerca condotta su soggetti tra i 2 e i 3 anni di età ha rivelato che iniziamo a dire bugie molto presto. Durante l’esperimento, ai bambini è stato consegnato un giocattolo, chiedendo loro di non usarlo mentre erano soli. Come previsto, l’80% di loro ha disobbedito, ma a differenza dei bambini di 2 anni, che lo hanno ammesso, quelli di 3 anni hanno mantenuto il punto.

Crescendo, diventiamo sempre più consapevoli del valore della sincerità e delle possibili conseguenze negative delle bugie, eppure mentire rimane una nostra tendenza naturale. Stando al lavoro di alcuni ricercatori, le persone mentono in media 1 o 2 volte al giorno.

 

Perché mentiamo agli altri?

Le ragioni per cui non sempre dichiariamo apertamente la verità sono varie, così come è varia la gravità delle bugie che inventiamo.

Alcune, quasi innocenti, servono più che altro a non ferire i sentimenti altrui, mentre altre sono delle vere e proprie menzogne che distorcono la realtà e obbligano chi le dice ad indossare delle maschere da cui è difficile liberarsi. Pensiamo, ad esempio, alla differenza tra chi usa una piccola scusa per non uscire con qualcuno che non gli è molto simpatico e chi invece nasconde al proprio compagno un tradimento o problemi economici che riguardano l’intera la famiglia.

Talvolta mentire si rivela un utile strumento di difesa, che permette di evitare conflitti ed allentare tensioni, salvaguardando i nostri rapporti, sia nella vita privata, sia sul lavoro. Esempi ne sono gli stratagemmi che adottiamo ogni giorno per dimostrarci collaborativi verso conoscenti o colleghi, piuttosto che alimentare atteggiamenti ostili che danneggerebbero la qualità della nostra vita.

dire bugie

 

Mentire a se stessi: come far emergere il proprio Io

Se alcune piccole bugie, usate nel modo e al momento giusto, possono salvaguardare le nostre relazioni, ciò non vale per quelle che raccontiamo a noi stessi.

In realtà, tutti noi ci raccontiamo bugie: lo facciamo quando, specchiandoci, facciamo finta di non accorgerci che l’immagine riflessa non corrisponde alla nostra vera personalità, bensì al ruolo che la società ci richiede di assumere.

Lo facciamo ogni volta che mettiamo da parte i nostri desideri e rinunciamo a realizzare i nostri sogni pur di soddisfare le aspettative altrui, seguendo modelli circostanti e assecondando pressioni esterne piuttosto che prendere decisioni libere e consapevoli, con coraggio.

Queste bugie, per quanto nascoste e “silenziose”, hanno un grande impatto su di noi, perché sono in grado di limitare il nostro sviluppo personale: definirci all’interno di categorie ben precise significa escludere dalla nostra esperienza e dalle nostre conoscenze tutto ciò che si espande oltre tali confini, impedendo al nostro potenziale di fiorire.

Ecco perché, a volte, abbiamo la sensazione che manchi qualcosa nella nostra vita, anche se non comprendiamo in modo chiaro che cosa.

Al contrario, trovare noi stessi significa sia portare alla luce ciò che non sappiamo del nostro Io, sia risvegliare doti e risorse che crescendo abbiamo dimenticato, proprio come spiega il filosofo e autore Igor Sibaldi in questo video.

 

 

Le ultime ricerche di Sibaldi uniscono l’antica sapienza filosofica alla sua innovativa teoria della psiche, individuando il metodo grazie a cui superare paure e convinzioni radicate per spingere la nostra consapevolezza al di là di limiti autoimposti, verso una dimensione molto più ampia.

Tale metodo, da lui definito Metodo Metafisico, può aiutarci a raggiungere una maggior comprensione dei desideri e dei bisogni sopiti nel profondo della nostra mente, trasformando dubbi e timori che spesso ostacolano il nostro percorso di crescita personale nel motore di un viaggio alla scoperta del nostro Io.

Per saperne di più, clicca qui.

Scoprirai come partecipare al nuovo tour di Sibaldi Il Metodo Metafisico, dove potrai apprendere personalmente da lui le tecniche che ti permetteranno di liberare te stesso da bugie, incertezze e imposizioni, esprimendo chi sei davvero.

Contattaci per conoscere la città a te più vicina ed esercitarti con Sibaldi ad applicare Il Metodo Metafisico nella tua quotidianità!

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