È ora di voltare pagina per varcare la porta del futuro

Qualche volta capita di non curarsi dei sogni notturni, eppure quasi sempre ci parlano di noi, di ciò che siamo e vogliamo davvero. Sono un’interessante fonte di informazioni sul nostro mondo interiore, che quasi mai è privo di pensieri o sentimenti rispetto al tempo che viviamo.

Qualche sera fa un’amica carissima, raccontandomi come aveva iniziato il nuovo anno, mi ha parlato di un sogno ricorrente che agita i suoi sonni da molte notti.

La scena che mi ha descritto è sempre la stessa, nella sostanza. Anche se muta lo sfondo o le persone che il sogno coinvolge sono diverse, la sequenza delle immagini le mostrano ogni volta una casa dai contorni non ben definiti e un uscio, dal quale si sente fortemente attratta.

Nella visione, dopo aver camminato a lungo, i passi, veloci e affaticati, la conducono al di là di quel varco, che pure sembrava inaccessibile, ma una volta fuori, dinanzi ai suoi occhi, c’è un’altra strada da fare e un altro confine, delimitato, questa volta, da un cancello in ferro battuto con spuntoni altissimi, che sembrano inarrivabili.

Al cospetto dell’ennesimo cancello chiuso, il sogno si interrompe, lasciando in lei, ormai desta, una strana sensazione di incompiutezza.

Il racconto, se pur inserito in una conversazione più ampia, ha trovato nella mia curiosità una facile preda. Di lì a poco ero già a digitare sulla tastiera, per leggere, da qualche parte, il significato di quel che avevo appena sentito.

Non è mai troppo difficile comprendere le paure delle persone che amiamo e forse quel racconto, inserito tra i tanti degli anni della nostra amicizia, non era di così complicata interpretazione. Eppure valeva la pena analizzarlo a fondo, visto che, al di là delle singole storie di provenienza, siamo tutti, ad un certo punto della vita, dinanzi al portone chiuso dei nostri confini mentali.

Il cancello è un simbolo che ha anche, secondo Jung, un significato spirituale, in quanto rappresenta un transitare da uno stato mentale ad un altro e la possibilità di superare le barriere che ci impediscono di realizzare chi siamo e cosa vogliamo diventare.

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È incredibile quanto il linguaggio di certi sogni ci urli il senso del nostro vivere! Stando all’interpretazione più comune, uscire da una casa per andare all’aperto indica, già di per sé, il bisogno di aprire la mente a nuove prospettive. Il cancello in tal senso non è solo una porta d’accesso. Raffigura un passaggio di crescita, la certezza che solo attraversandolo si potrà essere felici.

Voltare pagina e varcare la porta del futuro richiede coraggio e il coraggio lo possiamo imparare.

Nel momento in cui comprendiamo ciò che ci sta accadendo, si mettono in moto forze straordinarie.

Se hai letto La Profezia di Celestino, un libro incredibilmente bello scritto da James Redfield nel 1993 e ancora oggi tra i più apprezzati dai lettori di tutto il mondo, sai che la vita è una rivelazione “seducente e magica”. La trasformazione inizia, secondo l’autore, nel momento esatto in cui avvertiamo un profondo senso di irrequietezza. La stessa che si sprigiona quando cosa facciamo non coincide con chi vorremmo essere. Sono quelli, scrive Redfield, “momenti della vita che ci sembrano in qualche modo diversi, più intensi e carichi di ispirazione”, per questo ci conducono sempre lontano, in un tempo e un luogo dove mai avremmo pensato di poter vivere, ma che pure diventano, a poco a poco, la nostra vita stessa.

Nel racconto del sogno, laddove l’arrivo dinanzi ad un cancello chiuso sembrava precludere ogni altra strada verso l’uscita dalla propria condizione mentale ed emotiva, appare tuttavia, al di là degli spuntoni di ferro, l’orizzonte.

Quanti orizzonti appaiono al cospetto del nostro campo visivo, che non sappiamo abbracciare perché privi della forza necessaria ad abbattere le catene del pregiudizio e delle nostre convinzioni limitanti. Quante volte trascuriamo i segnali che arrivano dal nostro IO più profondo e pretendiamo di decodificare con la mente ciò che solo il cuore può comprendere.

Per attingere al meglio dall’energia trasformativa dei nostri sogni (anche di quelli ad occhi aperti), occorre provare a mettere da parte il passato e fare un passo verso il futuro.

Due mondi così distanti tra loro, uno legato ai ricordi e un altro proteso verso ciò che verrà, non possono coabitare dentro di noi senza causare infelicità.

Oltrepassare tutti i cancelli che ci impediscono di andare oltre il presente della nostra condizione è ciò che voglio fare insieme a te, fino al momento in cui saremo a Milano, il 27 e 28 Ottobre, e ci incontreremo dal vivo per condividere l’esperienza del Life Forum promosso da Life Strategies.

Life Forum, il più grande evento sulla Crescita Persoanle

So bene che al momento non hai ancora deciso se partecipare o meno. Tuttavia se sei qui e stai leggendo quanto scrivo, sicuramente hai già avuto modo di scoprire nel dettaglio il ventaglio delle personalità che ho deciso di coinvolgere per la prima ed emozionante edizione del più importante evento di crescita personale mai realizzato in Italia.

Ho trovato il messaggio di ognuno di essi così importante per la mia vita da sentirlo utile anche per la tua!

Rileggendo La Profezia di Celestino, in vista dell’incontro a tu per tu con James Redfield, ho avuto anche io un’illuminazione. Non una di quelle indicate da lui nella storia, ma un’altra, altrettanto profonda e potente.

Il ritmo della vita è talvolta troppo veloce per permetterci di coordinare lucidamente le idee che abbiamo rispetto a cosa fare, dove andare, quali interessi seguire e le risposte che cerchiamo sono, il più delle volte, nei sogni, negli incontri, nelle coincidenze che si presentano lungo il viaggio verso la nostra nuova esistenza.

La domanda delle domande, per dirla con lo stesso Redfield, è la seguente: “hai mai avuto un presentimento o un’intuizione a proposito di qualcosa che volevi fare, di un cambiamento che volevi imporre alla tua esistenza, senza sapere come metterlo in pratica?”. Se la risposta è sì, allora comprenderai da dove nasce e perché nasce Life Forum.

Nasce dall’esigenza interiore, mia e della squadra di persone che lavorano in Life Strategies, di scoprire qual è il mistero che circonda la nostra vita, svelandone a poco a poco i tratti che lo rendono capace di fecondare il nostro mondo interiore.

Nelle prossime settimane ti racconterò un po’ di più su questo viaggio che ho deciso di intraprendere.

Oggi ti lascio con questa considerazione che Redfield fa ad un certo punto del libro, sicura che anche tu, come me, sappia quanto sia importante non essere soli nei momenti di passaggio da una fase all’altra della vita.

…e poi, dopo che te ne sei quasi dimenticato concentrandoti su altre cose, improvvisamente incontri qualcuno, leggi qualcosa o finisci in un posto che ti conduce proprio a quella stessa opportunità che avevi immaginato…”, allora è tempo di volare, di fare nuovi pensieri, di abbracciare l’orizzonte delle speranze e delle aspettative che hanno alimentato la nostra vita per trasformarle in realtà.

Se vuoi incontrare James Redfield e conoscerlo di persona, ascoltandolo dal vivo a Milano, per cominciare con me e con lui il viaggio che ti condurrà ad un nuovo senso dell’esistenza, clicca qui e ne saprai quanto basta per scegliere di esserci a qualunque costo!

Sara Pagnanelli
Fondatrice e Vice Presidente Life Strategies

Sara Pagnanelli, Fondatrice e Vice Presidente Life Strategies

 

 

 

 

In viaggio verso il Life Forum 2018

Sara Pagnanelli - Life Forum - Life Strategies
Sara Pagnanelli

Hai presente quella magnifica sensazione di benessere che si prova quando si sente di aver realizzato un progetto di vita a cui si teneva particolarmente?

Riconoscerla è semplice. Si avverte nel cuore un senso di profonda quiete, lo stesso di quando, dopo tanta fatica, arrivi in vetta alla montagna che avevi deciso di scalare e ti godi il panorama sapendo che non avevi altro modo per osservarlo da quella posizione, se non percorrere il cammino che avevi innanzi.

Il punto è che possiamo rifuggire quanto vogliamo dal sentiero che abbiamo di fronte, rimandare per anni la decisione di intraprendere il cammino, ma per avanzare, nella vita, occorre mettersi in viaggio. E non importa quanto lungo o faticoso sia il percorso che si profila all’orizzonte delle nostre scelte. Ciò che conta, al di là di ogni pur ragionevole dubbio, è continuare a camminare.

Ne Le vie dei Canti, diario di un viaggio di Bruce Chatwin in Australia, pubblicato nel 1987, l’autore, viaggiatore esperto e incrollabile, invita a non perdere mai la voglia di farlo, perché solo camminando ogni giorno è possibile raggiungere quello stato di benessere che da solo basta a scacciare ogni malanno e fare pensieri migliori per la propria vita.

Agli albori di un nuovo anno, messi da parte i festeggiamenti di rito, occorre dare compiutezza ai propositi augurali e migliorare davvero la nostra vita.

Affinché la frase “…che il nuovo anno ti porti ciò che desideri” abbia un senso, è necessario respirare a pieni polmoni e iniziare a muoversi verso la destinazione scelta, consapevoli che viaggiare è sempre istruttivo. Un luogo nuovo quasi mai genera vecchi pensieri. Solo chi si muove apprezza le soste e non conosce la noia.

Life Forum, Crescita Personale

Non so voi, ma a me è capitato spesso, dopo anni di arrivi e partenze, di domandarmi, davanti ad una valigia vuota, cosa fosse più giusto portare. Hai sempre il timore che, in qualche modo, ti servirà tutto quello che non hai e, sebbene ci si illuda di avere sviluppato nel tempo una certa competenza, ad ogni nuova esperienza ci si accorge che l’unica vera regola da non tradire mai è quella di viaggiare leggeri.

Occorre insomma, nel viaggio della vita, lasciare a casa i pregiudizi e le convinzioni limitanti, acquisendo, passo dopo passo, la consapevolezza che ognuno di noi, non importa quanto adulto o affermato o maturo, abbia bisogno di incontrare qualcuno che lo incoraggi ad andare avanti. Il mondo è pieno di cattivi maestri, ma quando trovi quelli giusti, quelli che sono in grado di insegnarti e accompagnarti lungo il tragitto della vita, allora tu devi conoscerli di persona! A volte non basta leggere i loro libri e imparare da ciò che hanno scritto. Occorre frequentarli da vicino per trarre dal loro esempio l’ispirazione necessaria a cambiare, in meglio, la nostra esistenza.

Per questo, all’inizio dell’anno 2018, te ne propongo sei che potrai conoscere dal vivo se verrai a Milano, il 27 e 28 ottobre, a vivere con me l’emozione del LIFE FORUM, il più importante evento italiano sulla crescita personale.

Life Forum - Life Strategies

Il primo è Hal Elrod, uno dei migliori life coach al mondo. Il suo libro The Miracle Morning ha venduto oltre 10 milioni di copie ed è stato tradotto in più di 27 lingue. Dopo essersi ripreso da un gravissimo incidente, che lo ha condotto ad un passo dalla morte, ha deciso di condividere la sua esperienza con tante persone in tutto il mondo, insegnando pratiche quotidiane attraverso cui ottenere benefici concreti per la propria vita.

 

Il secondo è Dan Millman, l’autore del famosissimo libro La Via del Guerriero di Pace, che ha ispirato il film “La forza del campione”, uscito nelle sale nel 2006 e subito campione di incassi. Pluripremiato asso di atletica, ha dedicato la sua vita ad aiutare persone di ogni età e professione a sviluppare i propri talenti e scoprire il disegno della propria vita.

 

Il terzo maestro che ti propongo è una donna straordinaria, Lucia Giovannini, l’unica trainer italiana certificata direttamente da Louise Hay. Da oltre vent’anni tiene corsi e conferenze in Europa e in Asia per accompagnare le persone nella ricerca della propria armonia e attraverso Le vie dell’Anima (titolo, tra le altre cose, del suo ultimo libro, pubblicato da Roi Edizioni) ha ricondotto migliaia di persone verso la scoperta delle trenta qualità fondamentali per relazionarsi con gli altri, mantenersi in equilibrio in un mondo sempre più stressante e vivere felici.

 

Il quarto maestro è Giulio Cesare Giacobbe, lo psicologo autore del best seller Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita (Ponte alle Grazie), che a Milano illustrerà il suo Vademecum antistress (divenuto anche un libro pubblicato da Roi Edizioni), con tutte le strategie che ogni giorno possono eliminare lo stress nella nostra vita e aiutarci a vivere più serenamente.

 

Il quinto maestro è Simona Atzori, l’affascinante ballerina nata senza braccia che ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali per la sua arte. Esempio di atteggiamento positivo e amore verso la vita ha utilizzato le sue avversità per sviluppare nuove competenze ed elevare il suo potenziale.

 

Infine, l’ultimo maestro che ti propongo oggi è James Redfield, studioso di filosofia orientale e autore del best seller mondiale La Profezia di Celestino. Nel corso delle due giornate sarà lui a farci scoprire le chiavi per comprendere ciò che abbiamo dentro e farci entrare in una nuova era di consapevolezza.

 

Questi sei maestri saranno tutti insieme a Milano, il 27 e 28 Ottobre, per un emozionante seminario di due giornate. È questa l’assoluta novità che chi, come noi, è appassionato di crescita personale non può perdersi assolutamente. Viverli per due giorni, tutti sullo stesso palco, e ascoltarli dal vivo raccontare le tecniche con cui hanno davvero cambiato la vita di milioni di persone, è un evento talmente straordinario da essere unico nel suo genere in Italia e in Europa.

 

Ci sono molti modi di attraversare gli anni! C’è chi si lascia trasportare da flussi esterni, come un turista, e chi invece ama scegliere per sé stesso, come un viaggiatore. Ciò che conta, quando si decide di intraprendere un viaggio, è cercare un compagno di strada, qualcuno con cui dividere le responsabilità del proprio percorso e renderlo piacevole, anche se in salita.

 

Al Life Forum saremo in tanti a metterci in viaggio verso una nuova vita, per questo vorrei che anche tu fossi tra coloro che intraprenderanno questo viaggio di scoperta!

Se vuoi saperne di più clicca qui

 

Sara Pagnanelli
Fondatrice e Vice-Presidente Life Strategies
Sara Pagnanelli

COME ASCOLTARE SE STESSI: ECCO UNA TECNICA CHE FUNZIONA

Famiglia, carriera, indipendenza, aiutare gli altri, viaggiare, avere fama e celebrità: qual è la vostra idea di felicità?

 

Questo è quello che si sono chiesti gli ideatori di The Great Brain Experiment, applicazione sviluppata per capire come pensiamo e come agiamo.

“Che cosa mi rende felice?” è uno dei quattro giochi proposti: gli utenti simulano scelte tipiche della vita quotidiana, totalizzando un punteggio in base alle decisioni prese.

Questo esperimento dimostra che le persone non sono più contente per merito delle ricompense economiche, bensì dei desideri realizzati e delle aspettative appagate: sono le esperienze positive, la condivisione e le relazioni interpersonali a gratificarci, come, ad esempio, trascorrere il tempo con gli amici, intraprendere un viaggio o suonare uno strumento.

 

Ciò vuol dire che l’uomo trae soddisfazione dalle azioni concrete con cui esprime il proprio spirito, inteso come insieme di idee, emozioni e percezioni: trovarsi in armonia con lo spirito favorisce il processo di cambiamento perché rende più consapevoli della direzione da seguire per raggiungere l’autentica felicità.

 

Allineare mente e spirito, tuttavia, non è facile, anzi: raramente ascoltiamo quel che le nostre percezioni più personali ci suggeriscono e questo ci porta a riempire le nostre vite di attività insoddisfacenti.
Pensate a quante persone svolgono annoiate tutti i giorni gli stessi compiti, aspettando con ansia il fine settimana nella speranza di trovare il tempo di dedicarsi un po’ a loro stesse e, invece, continuano a correre dietro a mille impegni, senza mai ascoltarsi. Spesso si ritrovano ad accontentare le richieste di partner, amici e familiari, e così si sentono sempre più soffocate.

 

 

Magari anche noi, come loro, in diverse occasioni abbiamo avvertito il bisogno di cambiare, eppure non abbiamo agito di conseguenza.

Perché?

 

Chi si comporta così non si ritiene capace di affrontare una simile trasformazione, non conosce le strategie per gestirla e non sa da che parte iniziare. Troppe volte la paura ci paralizza e ci porta a seguire vuote abitudini, ignorando tanto i nostri sentimenti quanto le risorse personali grazie a cui, invece, potremmo innescare una vera e propria rivoluzione nelle nostre vite.

Certo, il cambiamento può spaventare, perché obbliga ad uscire dalla propria zona di comfort e a correre dei rischi, eppure provate ad immaginare cosa accadrebbe se ascoltaste davvero voi stessi e deste voce a ciò che più vi rende sereni: vi siete mai domandati quante cose potreste realizzare e quanta felicità ne trarreste se solo trovaste il coraggio di iniziare?

 

Per riuscirci, prima di tutto, bisogna imparare a comunicare con il proprio spirito in modo da raggiungere l’autocoscienza e la consapevolezza dei propri desideri più profondi.

 

Lo spirito racchiude i nostri istinti e le nostre emozioni, al contrario dell’Io, che consiste nell’immagine di noi stessi da trasmettere al mondo esterno: esso include le idee e le convinzioni che seguiamo per rispondere alle aspettative altrui.

Ovviamente, quello che gli altri vorrebbero da noi non sempre coincide con le nostre aspirazioni, perciò, quando l’Io prende il sopravvento sullo spirito e lo soffoca, si genera insoddisfazione.

Come fare per rompere questo meccanismo che influisce negativamente sul nostro equilibrio interiore?

 

La soluzione è ristabilire un contatto con il proprio spirito. Per farlo ecco un semplice esercizio:

  1. sedetevi in una posizione comoda, con i piedi poggiati sul pavimento;
  2. cercate il vostro baricentro e rilassatevi, mantenendo comunque uno stato di attenzione, proprio come fanno i tuffatori mentre si preparano all’esecuzione. Bisogna essere rilassati e mentalmente presenti al tempo stesso;
  3. prestate attenzione al vostro corpo: ascoltatevi, percepite voi stessi e calmatevi;
  4. quando vi sentirete a vostro agio, iniziate a seguire il ritmo del respiro. Abbracciate la piacevole sensazione della respirazione che scorre lungo la spina dorsale e rivolgete pensieri positivi verso voi stessi: pensate a quello che sapete fare bene e a tutto quello che avete;
  5. quando vi sentirete padroni delle vostre emozioni, cercate il vostro centro d’energia. Percepitelo e individuatelo esattamente, proprio come se voleste toccarlo con una mano: è lì che si trova il vostro spirito;
  6. una volta focalizzata la sede dello spirito, scrivete cosa vorreste cambiare nella vostra vita e poi rileggete ad alta voce, lentamente: sentirete pian piano crescere in voi la consapevolezza dei vostri reali desideri;
  7. adesso è il momento di immaginare la direzione da dare al vostro futuro e di proiettarla nell’ambiente fisico intorno a voi. Visualizzate il vostro cambiamento e indicate la direzione che state immaginando con l’altra mano: il vostro futuro è proprio lì, che vi aspetta.

 

Quest’esercizio vi aiuterà a trovare la vostra centratura, cioè l’equilibrio tra l’Io e lo spirito, tra coscienza dei vostri bisogni attuali e rappresentazione ideale del vostro futuro. Grazie alla centratura potrete gestire i problemi in maniera costruttiva e acquisire la determinazione necessaria a perseguire i cambiamenti che davvero vi renderanno felici, perché saranno dettati dalle vostri bisogni più autentici.

Provateci: muovete qualche passo nella direzione in cui avete mentalmente proiettato il cambiamento. Non sentite che la paura della trasformazione inizia ad allentarsi? Vuol dire che è la direzione giusta per voi! Perciò, è arrivato il momento di agire!

Iniziate questo nuovo anno con azioni concrete che vi avvicinino alla felicità giorno dopo giorno: lasciatevi sorprendere da voi stessi e cominciate subito a diventare ciò che davvero desiderate!

 

Per conoscere tecniche di crescita personale più specifiche e dettagliate clicca qui!

 

Potrai apprenderle direttamente da Robert Dilts, uno dei massimi esperti della PNL, Giorgio Nardone, fondatore del Centro di Terapia Strategica, e Jeffrey Zeig, direttore della Milton Erickson Foundation.

I 3 grandi pensatori saranno per la prima volta insieme per Il Coraggio di Cambiare, un evento senza precedenti in Europa. Clicca qui per saperne di più!

COSA POSSIAMO IMPARARE DAL BLUE MONDAY?

Dopo il Black Friday di novembre, appuntamento imperdibile per chiunque fosse a caccia di sconti, ieri, 16 gennaio, è stato il turno del Blue Monday: il giorno più triste dell’anno.

Stando allo psicologo dell’Università di Cardiff Cliff Arnall, le cause dell’umore nero che ieri ci avrebbero afflitto sono:

  • rigide condizioni meteo: freddo, grigiore, sole pallido e scarse ore di luce non infondono certo allegria, tantomeno a noi italiani;
  • stress: siamo da poco rientrati a lavoro dalle ferie natalizie e ci ritroviamo con una pila di urgenze e scadenze arretrate da smaltire, di cui sentiamo la pressione;
  • sensi di colpa: dopo le festività, durante le quali ci siamo lasciati andare a qualche eccesso, ora dobbiamo fare i conti sia con i soldi spesi tra regali e bagordi, sia con i peccati di gola;
  • ansia: anche quest’anno abbiamo stilato una lunga lista di buoni propositi che adesso ci angoscia perché metterli in pratica risulta molto più difficile che non il semplice elencarli su carta o digitarli al cellulare.

Non sembra proprio una bella ricorrenza da celebrare, vero?
Eppure il Blue Monday può rivelare un lato meno negativo del previsto.

La tristezza non è che un muro tra due gradini”.
Questa frase del celebre poeta Khalil Gibran coglie in pieno il concetto di tristezza come stimolo ad avanzare.

 

Quando una persona è triste, infatti, è molto più concentrata su di sé rispetto al solito: preferisce starsene in solitudine a riflettere, ripercorrendo mentalmente gli episodi che l’hanno portata a sentirsi così e analizzando cosa avrebbe potuto fare per evitarli.
Si tratta di uno stato psicoemotivo delicato ma anche molto produttivo, tanto che studi scientifici hanno dimostrato che malinconia e silenzio, caratteristiche tipiche della tristezza, favoriscono le attività che richiedono una profonda concentrazione.

 

 

Una persona triste, perciò, non è passiva, anzi: si trova nella condizione di raccoglimento ideale per ritrovare dentro di sé gli elementi che le permetteranno di passare da una fase della propria vita ad un’altra.

Anche lo psicanalista James Hillman conferma questa idea, sottolineando che la tristezza viene oggi demonizzata proprio a causa della tranquillità e della riflessione che la accompagnano: “ognuno di noi è soggetto alla tirannia di una vita che va in fretta. E la malinconia è diventata un oltraggio, in questa società che corre senza sapere dove”.

 

Tuttavia, per essere certi di arrivare da qualche parte, sapere dove si sta correndo è fondamentale!
Persino la tristezza, con il bisogno di ascoltarsi che la caratterizza, può essere utile al nostro cambiamento.

Perciò, non serve necessariamente scappare dalle emozioni “negative” : il modo migliore per affrontarle ed evitare che ci rendano apatici è imparare a riconoscerle, accettarle e gestirle, traendone stimoli in grado di risvegliare le nostre risorse personali di cui non siamo ancora consapevoli.

Tutti possiamo riuscirci: basta applicare quelle strategie che ci permettono di scavare a fondo nel nostro spirito e nella nostra mente, rimettendo in contatto coscienza e desideri dimenticati o inascoltati. Capire se stessi è il passaggio fondamentale per imparare a gestire le emozioni: solo in seguito potremo indirizzarle nella direzione giusta per raggiungere cambiamenti concreti nelle nostre vite.

 

Una tecnica che aiuta a rimettersi in ascolto dei propri sentimenti e a trasformare le reazioni che ne conseguono è la riassociazione, molto usata nell’Ipnosi Ericksoniana.

La riassociazione può essere definita come la capacità di associare sensazioni positive a gesti, situazioni, frasi o altri elementi che solitamente suscitano in noi sensazioni negative.

 

Jeffrey Zeig, fondatore e direttore della Milton Erickson Foundation, racconta il caso di una donna di religione ebraica la cui famiglia scampò alle persecuzioni naziste. Questa donna si lacerava le unghie a causa del senso di colpa: il fatto che avesse una vita apparentemente felice la tormentava nei confronti dei propri genitori, i quali avevano tanto sofferto, perciò lacerarsi le unghie era per lei un modo di punirsi.

In casi come questo, una volta compresi i sentimenti alla base di certe azioni controproducenti, si potrebbe riassociare gli elementi collegati alle emozioni negative con altri che suscitino sensazioni positive.

Ad esempio, le mani, e di conseguenza anche le unghie, che per la donna di cui sopra erano oggetti carichi di e colpevolezza, potrebbero essere riassociate a tutte quelle immagini che, al contrario, ne fanno dei simboli di protezione, accompagnamento, sostegno: le mani che si accarezzano l’un l’altra e che accarezzano quelle di chi amiamo, oppure le mani che si stringono in segno di saluto e accoglienza, o ancora le mani di una madre che si prende cura del proprio figlio.

Si tratta quindi di un allenamento finalizzato a far scattare emozioni gratificanti e piacevoli di fronte a elementi o gesti che, in precedenza, suscitavano sentimenti negativi.

 

Ovviamente, dato che la nostra sfera emotiva non è regolata da meccanismi razionali, secondo questa strategia è molto più efficace usare metafore, raccontare storie e fornire esempi indiretti per far sì che le risorse sopite dentro di noi vengono risvegliate, piuttosto che fornire indicazioni chiare, precise e dirette su come riassociare tra loro gli elementi.

Uno degli scopi dell’Ipnosi Ericksoniana, che tanto usa la riassociazione, è proprio questo: fornire suggestioni attraverso cui le persone possano assumere nuovi occhi nei confronti della vita e delle relazioni, senza quasi rendersene conto, solo grazie all’attivazione delle potenzialità nascoste in loro stesse.

Questa è solo una breve anticipazione sulle tecniche che l’Ipnosi Ericksoniana utilizza per superare la paura delle emozioni e del cambiamento.

Per saperne di più clicca qui!

Potrai apprendere nuovi strumenti che ti porteranno a gestire meglio le tue emozioni e prendere il controllo della tua vita, direttamente da Jeffrey Zeig, che insieme a Giorgio Nardone e Robert Dilts sarà protagonista de Il Coraggio di Cambiare, un evento unico in Europa grazie al quale potrai capire davvero te stesso, i tuoi obiettivi e scoprire come affrontare i dubbi che non ti hanno ancora permesso di raggiungerli!
Clicca qui per scoprire tutti i dettagli!

Immagini tratte da Google immagini

 

UNA TECNICA PER SUPERARE LA PAURA DEL CAMBIAMENTO NELLA SOCIETÀ LIQUIDA DI BAUMAN

Il 2017 si apre con una grande perdita per il panorama culturale contemporaneo: il 9 gennaio ci ha lasciati il celebre sociologo Zygmunt Bauman.

Polacco, Bauman scampò alle persecuzioni razziali e fu testimone del crollo delle ideologie politiche, della globalizzazione, della crisi economica internazionale e della rivoluzione digitale.

Un veloce susseguirsi di cambiamenti epocali che l’hanno portato a teorizzare il passaggio dalla società solida, caratterizzata da senso di stabilità e da quadri politici rigidi e autoritari, a quella che lui stesso coniò col termine di società liquida, in cui dominano incertezza e precarietà.

Tratto distintivo della società liquida è il continuo mutamento: proprio come l’acqua assume ogni forma e penetra in ogni fessura, allo stesso modo i fenomeni sociali odierni non sono circoscritti da confini precisi, ma si estendono capillarmente e investono aree molto distanti tra loro, con una rapidità mai vista prima.

Pensiamo, ad esempio, ai mercati finanziari, che risentono di congiunture politiche e di conflitti ovunque essi si svolgano, intaccando il nostro benessere economico in modo diretto.

Uno scenario per certi versi inquietante, riassunto nella frase che il sociologo pronunciò in riferimento al periodo bellico: “Allora la gente era ottimista, vedeva la luce alla fine del tunnel. Le insicurezze erano temporanee. Ora invece ci rendiamo conto che l’insicurezza è per sempre”.

 

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Questa riflessione, così categorica, solleva un interrogativo fondamentale che tocca da vicino ciascuno di noi: come può l’uomo orientarsi in un presente vago al punto da rendere il concetto di libertà, per cui tanto si è lottato, un sinonimo di caos e paura di decidere?

Rispondere non è semplice, tuttavia la soluzione esiste, ed è acquisire una maggior flessibilità nell’interpretazione del reale.

Cosa significa?

Vuol dire sfruttare tutte le occasioni che l’ambiente ha da offrirci, senza escluderne nessuna a causa di paure o dubbi che influenzano le nostre azioni e decisioni.

 

Se le precsuperare la paura del cambiamentoedenti generazioni programmavano il futuro secondo uno schema piuttosto rigido, questo oggi è impensabile: basta guardare quanti giovani laureati in Italia decidono di avviare un’azienda agricola, o quanti padri di famiglia, dopo anni di lavoro, decidono di trasferirsi in un altro Paese per ricominciare da zero.

Queste persone dimostrano sia di avere una percezione del reale molto elastica e libera da pregiudizi, sia di fare esperienza diretta delle opzioni che l’ambiente pone sul loro percorso.

Questa è la differenza sostanziale tra chi vede nell’incertezza un ventaglio di possibilità da cogliere e chi, invece, un fattore che blocca le scelte personali.

 

Per potenziare questa capacità, insita in tutti noi, si può partire da semplici esercizi quotidiani.

 

La Terapia Breve Strategica, approccio innovativo alla soluzione dei problemi sviluppato dagli psicoterapeuti Giorgio Nardone e Paul Watzlawick, può aiutarci a reagire alle circostanze che la vita ci presenta in modo più flessibile, combattendo la paura di decidere che blocca il cambiamento.

Un esercizio rapido ed efficace per superare le proprie paure è il seguente:

  • scrivete su un foglio le paure che vi trattengono dall’intraprendere un cambiamento che vorreste attuare. Ad esempio: “vorrei trasferirmi in un altro Paese per lavoro ma temo di non essere capace di imparare una nuova lingua abbastanza in fretta”;
  • iniziate a mettere in pratica le azioni che vi porterebbero a raggiungere l’obiettivo, partendo dalla più semplice: nel nostro caso, si potrebbe scaricare un’app per la didattica della lingua che permetta di interagire con altri studenti, oppure seguire una serie tv in lingua originale con sottotitoli che ne facilitino la comprensione. Nel farlo, ogni giorno, scrivete i timori che nutrite verso la giornata che affronterete: nella nostra ipotesi, una delle paure quotidiane potrebbe essere: “temo che lo studio si riveli più difficile del previsto e che ciò mi scoraggi”;
  • al termine della giornata controllate quante delle vostre paure si siano effettivamente realizzate e come le avete gestite. Tornando all’esempio dello studio, infatti, si potrebbe scoprire che questo non si è affatto rivelato difficile come si temeva, anzi: potrebbe essere risultato addirittura più divertente di quanto presunto;
  • continuate con questo esercizio giornaliero: stilate sempre nuovi elenchi di piccole azioni necessarie a raggiungere obiettivi intermedi che, col tempo, porteranno a raggiungere lo scopo finale, ed esaminate di volta in volta come risolvete i relativi timori. Otterrete così una serie di problemi e soluzioni che vi dimostrerà che siete perfettamente in grado di gestire tutti i passi indispensabili per arrivare alla meta desiderata.

 

Vi renderete conto che la paura spesso non è determinata da un problema concreto, ma è frutto di scarsa fiducia in se stessi: questa consapevolezza vi spingerà col tempo a sperimentare tutti quei piccoli grandi cambiamenti che finora avete rimandato.

Possiamo perciò concludere che la domanda da porsi non è tanto “come può l’uomo orientarsi in un presente così indefinito?” , bensì “come può l’uomo far sì che l’incertezza del presente rappresenti uno stimolo al cambiamento anziché un ostacolo?”.

La risposta è racchiusa nella cognizione che non esiste un momento ideale per avviare il proprio sviluppo personale: il potere di realizzare concretamente i propri obiettivi è nelle mani di ciascuno di noi, e stabilire quando e come farlo è una nostra scelta.

Non ci resta quindi che trovare dentro di noi Il Coraggio di Cambiare grazie a tecniche come quella sopra citata: il 2 e 3 giugno a Rimini Robert Dilts, Giorgio Nardone e Jeffrey Zeig  ne forniranno molte altre, tutte finalizzate a portare alla luce le risorse potenzianti sopite dentro di noi.

È arrivato il momento di superare la paura dell’incerto, smettere di rimandare le decisioni che ci spaventano e prendere il controllo della nostra vita: ora che sappiamo come farlo sta solo a noi iniziare!

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Immagini tratte da Google immagini.

 

 

GESTIRE IL CAMBIAMENTO GRAZIE A UN MENTORE INASPETTATO!

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La prima volta che gli italiani hanno potuto vederlo risale a quasi 40 anni fa.  Precisamente il 4 aprile 1978, sulla storica “Rete 2” Ufo Robot, l’indimenticabile cartone giapponese, faceva la sua prima apparizione nel bel Paese.

Se nel 1978 la prima puntata veniva guardata su uno schermo che, fino all’anno precedente, conosceva solo il bianco e nero, oggi quello stesso episodio viene cercato in streaming online o magari direttamente su Youtube dallo smartphone, ed è l’argomento di web forum a cui chiunque può partecipare virtualmente da ogni parte del globo.

In soli 40 anni il mondo che ci circonda e i costumi sono cambiati radicalmente.

La rivoluzione digitale innescata dall’avvento di internet è un vero e proprio spartiacque della società odierna, in cui convivono i cosiddetti “millenials” o “nativi digitali” e i figli dell’era Goldrake.

Quando si dice appartenere a due generazioni diverse: da un lato i nati a ridosso del millennio, che sanno usare intuitivamente tutti gli strumenti digitali e hanno totale padronanza sia di internet che dei social network, dall’altro gli ultraquarantenni, che in breve sono stati catapultati in un contesto completamente diverso da quello in cui sono cresciuti.

La generazione over 40, infatti, non ha avuto modo di scoprire le nuove tecnologie crescendo, lasciandosi guidare dalla naturale curiosità, ma è stata costretta ad adattarsi velocemente a tutti i cambiamenti che ne sono derivati.

E se il ragazzino che rimaneva incollato allo schermo guardando le gesta di Actarus sarebbe stato entusiasta di questa rivoluzione, l’uomo maturo che la affronta oggi spesso storce il naso.

millenials

 

La trasformazione del mondo del lavoro, ad esempio, è stata radicale, oppure pensate ai neologismi che sono stati introdotti nel linguaggio corrente: incomprensibili per intere generazioni di adulti, tanto da ostacolare ulteriormente la già difficile comunicazione tra genitori e figli.

Le nuove tecnologie hanno comportato una profonda trasformazione, al punto da generare un senso di ansia ed esclusione in chiunque non sia stato pronto ad adeguare i propri processi mentali ai nuovi ritmi della società.

Ovviamente l’avvento del digitale è solo un esempio delle centinaia di trasformazioni a cui la vita ci sottopone costantemente, sfidando la nostra capacità di adattamento e lettura dell’ambiente.

Per gestire al meglio periodi come quello che stiamo vivendo ci sono diverse tecniche che permettono di non essere in balia del cambiamento, ma anzi di controllarlo.

 

Una di queste è il “mentoring”, una tecnica sviluppata dalla Programmazione Neurolinguistica che consiste nell’assumere il punto di vista di un’altra persona in modo tale da percepire, interpretare e pensare esattamente come se fossimo lei.

Il mentore scelto non dev’essere necessariamente qualcuno che conosciamo da vicino: può essere un autore che stimiamo, il protagonista di un film che ci emoziona, un intellettuale che troviamo particolarmente acuto… Qualsiasi soggetto, insomma, che per qualche sua capacità riteniamo più capace di noi di affrontare una situazione in cui siamo in difficoltà.

Per utilizzare più efficacemente questa strategia dobbiamo porci delle domande che ci aiutino a immedesimarci nel nostro mentore, ad esempio:

– cosa farebbe lui/lei in questa situazione per risolverla?
– come reagirebbe a un evento del genere?
– che consigli mi darebbe per superare l’indecisione?
– chiederebbe aiuto? A chi si rivolgerebbe?

Simili quesiti ci aiutano a guardare una particolare circostanza con occhio imparziale e a non farci trasportare dalle nostre emozioni e dal nostro passato.

mentoring

 

Questo è tanto vero sia nella vita privata che al lavoro. Ad esempio, se il compito di un genitore è far fare i compiti al proprio figlio, il mentore da utilizzare in questo caso potrebbe essere una celebrità o un personaggio di fantasia verso cui i figli nutrono particolare stima, in modo da ricreare quel rapporto di fiducia che essi rivolgono al di fuori dell’ambiente familiare.

Oppure, nel caso si debba consegnare un lavoro importante che implica, magari, anche una presentazione in pubblico, potremmo calarci nei panni di un manager, un giornalista o un formatore che, coi suoi consigli, rappresenta per noi un punto di riferimento professionale.

In un certo senso anche il protagonista di Ufo Robot applica il mentoring quando usa Goldrake in battaglia, assumendone le sembianze e trasformandosi così in un supereroe che protegge la terra da invasioni aliene.

Grazie a questo metodo è possibile raggiungere subito risultati concreti e liberarsi dall’ansia provocata da bruschi cambi di scenario o situazioni inaspettate.

Così, se questo nuovo anno si preannuncia carico di cambiamenti e vuoi scoprire come gestirli al meglio, clicca qui.

Potrai scoprire, oltre al mentoring, alcune tra le migliori tecniche che ti permetteranno di gestire efficacemente il cambiamento nella tua vita, così da indirizzarlo esattamente nella direzione che hai scelto per te.

Grazie alle più innovative ricerche di Robert Dilts, Giorgio Nardone e Jeffrey Zeig, che si riuniranno insieme per la prima volta, potrai venire in contatto con i più efficaci strumenti derivanti da PNL, Terapia Breve Strategica e Ipnosi Ericksoniana, e finalmente vivere il futuro per quello che è: un insieme di grandiose possibilità!

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Immagini tratte da Google immagini.

 

 

Come riconoscere le emozioni e gestirle

Emozioni. impara a gestirle

Prenditi 5 minuti di pausa e ripensa alla tua giornata di ieri: come la definiresti?

Stressante? Produttiva? Noiosa? Frenetica? Prova a descriverla con una sola parola.

Ora che hai trovato un aggettivo, rispondi a questa domanda: ti sei sentito così per tutto il giorno o hai cambiato diversi umori nel corso delle ore?

Sicuramente in alcuni momenti sarai stato più allegro, in altri più nervoso, in certi ti sarai sentito stanco oppure pieno di energia, e così via: se ci rifletti, scoprirai di aver attraversato tanti stati d’animo diversi nel corso delle ultime 24 ore.

Passare continuamente da uno stato emozionale ad un altro è assolutamente normale: tutti viviamo esperienze psicologiche diverse a seconda del momento, senza neanche rendercene conto. È proprio la mancanza di consapevolezza a rendere impossibile il controllo dei nostri stati interni.

Ti sembra un terreno inesplorato o qualcosa di troppo complicato? Non ti preoccupare! Robert Dilts, uno dei massimi esperti al mondo di Programmazione Neurolinguistica, svela qual è la tecnica migliore per riconoscere le proprie emozioni e gestirle.

La PNL dimostra che la nostra condizione emotiva, in un dato istante, influenza il modo in cui percepiamo le esperienze e anche il modo in cui rispondiamo ad esse. Perciò, se vogliamo essere padroni delle nostre sensazioni e delle nostre reazioni agli stimoli, il primo passo da compiere è fare un inventario degli stati emozionali interni e imparare ad assumere quello di volta in volta più adatto a raggiungere gli obiettivi.

Per individuare gli stati interni bisogna porre l’attenzione sulle posture (gesti, respirazione, movimenti), sulle submodalità (temperatura, luci, suoni) e sulle emozioni che li caratterizzano. In altre parole, dobbiamo diventare consapevoli sia di come ci muoviamo nello spazio, sia dell’ambiente che ci circonda, sia delle sensazioni che proviamo mentre sperimentiamo una specifica condizione emotiva.
Una volta catalogati più stati emozionali interni possibile, bisogna imparare come entrarvi ed uscirne a nostro piacimento, assumendone pieno controllo.

Dilts spiega che il miglior strumento per controllare gli stati interiori è il cosiddetto “ancoraggio”: esso permette di stabilire dei segnali in grado di riportare alla nostra mente tutti gli elementi distintivi di una certa condizione emozionale, in modo da ricrearla e quindi riattivarla.

Emozioni
Ph. by Rodion  Kutsaev

Ci sono vari tipi di ancore:

  1. le ancore spaziali: consentono l’accesso ad uno stato interno tramite una posizione.
    Come fare?
    Scegliete una posizione da associare a una condizione emotiva specifica ed assumetela. Mentre siete in questa posizione individuate posture, submodalità ed emozioni tipiche dello stato da riattivare. Una volta catalogati tutti gli elementi distintivi dello stato emozionale, abbandonate la posizione. Fatto ciò, esercitatevi più volte a riprendere la posizione della vostra ancora spaziale finché questa non vi permetterà di riaccedere automaticamente allo stato interiore.
  2. le ancore interne: permettono l’accesso a uno stato interno grazie a un colore o ad un suono.  Sappiamo che le submodalità dell’ambiente circostante influenzano la nostra condizione emotiva: usare un’ancora interna significa esercitarsi a riattivare un certo stato ogni volta che vediamo un determinato colore o che ascoltiamo un suono preciso.
  3. il “mentoring”: è un tipo particolare di ancoraggio con cui ci si mette nei panni di un mentore a nostro piacimento (reale o immaginario, in forma umana o non) ogni volta che vogliamo risvegliare alcune capacità riconosciute a lui ma non a noi stessi. Questo tipo di ancora ci aiuta a far affiorare in superficie doti sopite dentro di noi.

Dilts fa vari esempi pratici su come usare l’ancoraggio per muoversi tra diversi stati interni e spiega che l’unico modo per padroneggiare pienamente questo processo è esercitarsi il più possibile.

Usando la tecnica dell’ancoraggio descritta da Dilts possiamo imparare a calarci negli stati emozionali tipici delle 6 fasi del ciclo delle convinzioni, con cui è possibile avviare cambiamenti profondi nella percezione del mondo e di noi stessi. Ogni fase, infatti, è caratterizzata da una precisa condizione emotiva: per padroneggiare l’intero ciclo è indispensabile imparare a muoversi tra le emozioni che lo compongono. Quando saremo capaci di fare questo, potremo ripercorrere il ciclo ogni volta che abbiamo bisogno di attivare il cambiamento o raggiungere un obiettivo.

La PNL offre diversi strumenti e tecniche utili ad operare trasformazioni radicali nel modo di rapportarsi alle esperienze e agli altri, con lo scopo di realizzare il proprio potenziale. Di come riconoscere gli stati interni e influenzarli in modo che diventino il motore di un grande cambiamento parleremo a Rimini il 2 e 3 giugno durante il corso “Il Coraggio di Cambiare” con Robert Dilts, Giorgio Nardone e Jeffrey Zeig. Sarà un’occasione unica per scoprire tutti i metodi che favoriranno il tuo sviluppo personale! Contattaci per informazioni.

Il Coraggio di Cambiare: corso con Robert Dilts, Giorgio Nardone e Jeffrey Zeig

Il potere delle parole

“Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste, le parole sono importanti”.

Se non sapessimo che queste frasi appartengono ad una delle scene più famose del cinema italiano, urlate da Nanni Moretti alla giovane giornalista che lo stava intervistando, penseremmo che siano state pronunciate da qualche  saggio o profeta per quanto ci sembrano autentiche.

Lì, il protagonista le pronunciava per criticare l’uso e l’abuso di frasi fatte e luoghi comuni ma, a guardare bene, la verità che si nasconde dietro a quel monito è anche un’altra e non si cela solo dietro la considerazione che le parole sono importanti. O meglio, bisogna trovare le parole giuste non solo per metterci al riparo da possibili liti o incomprensioni quando interagiamo con un’altra persona ma anche per arrivare ad avere una diversa percezione di noi stessi.

Cade in errore, infatti, chi pensa al linguaggio solo come ad uno strumento “neutro” che utilizziamo per esprimerci e per comunicare con gli altri: le parole sono capaci di molto di più. Hanno un loro peso e potere e per questo sono in grado di incidere profondamente nella realtà che ci circonda.

Ma le parole che usiamo hanno potere anche su noi stessi e sul modo in cui percepiamo le situazioni che ci accadono. Esse ci permettono infatti di migliorarci o di aiutare gli altri a migliorarsi scuotendo quelle convinzioni limitanti che impediscono di cambiare in meglio. Già, ma come?

Robert Dilts, uno dei maggiori esperti mondiali sulla Programmazione Neurolinguistica, li chiama sleight of mouth, letteralmente “giochi di parole”: dei modelli linguistici che ci aiutano a inquadrare in un’altra cornice quelle credenze che ci fanno rimanere ancorati solo ad una porzione di realtà, impedendoci di vedere il resto.

Uno di questi modelli linguistici consiste nello spostare l’attenzione dal problema al risultato. Facciamo un esempio che ci aiuti meglio a comprendere ciò di cui stiamo parlando.

Immaginate di essere grandi appassionati di sport e di volervi cimentare in una nuova attività sportiva che avete sempre seguito ma mai sperimentato: il golf.

Avete davanti a voi un percorso di cinque buche e il vostro maestro afferma che occorrono venti colpi per terminare il percorso. Forti della vostra attitudine alle discipline sportive, vi prefiggete come risultato quello di impiegare esattamente venti tiri per portare a compimento il percorso. Accade però che di colpi ve ne occorrano molti di più e, per questo, vi sentite frustrati e inadatti a questo sport.

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Il problema non sta nella vostra scarsa predisposizione al green, ma nel tipo di risultato che vi aspettavate dalla situazione: l’idea di portare a termine il gioco in modo egregio pur non avendolo mai praticato. Rispetto a questo risultato, l’idea che vi porterete a casa di questa esperienza è quella dell’insuccesso, del fallimento, del non essere abbastanza capaci.

Le cose però cambiano se, anziché tendere verso il risultato della perfezione, adottiamo quello di aver scoperto qualcosa di nuovo e di essere riusciti a capire, ad esempio, la differenza tra quando usare un “legno” e quando un “ferro”.

Scegliere questo secondo tipo di risultato va a modificare il modo in cui interpretiamo l’esperienza vissuta e quello che prima ci era apparso come una completa sconfitta rispetto all’imperativo del “farlo perfettamente”, può essere considerato una vittoria rispetto alla prospettiva di “scoprire qualcosa di nuovo”.

Se il vostro maestro vi dicesse che il risultato del gioco è apprendere qualcosa di nuovo anziché dimostrare di essere in grado di eccellere in ogni sport, avrebbe applicato il modello di spostamento ad un altro risultato teorizzato da Dilts.

Di esempi come questi sono piene le nostre vite. Che si tratti di golf, di un progetto da consegnare a lavoro o di un compito da fare a scuola, ogni giorno siamo sottoposti a imprese sfidanti. Avere strumenti efficaci per capire meglio noi stessi e trovare soluzioni alle convinzioni limitanti che ci creiamo è un fattore determinante per innescare cambiamenti positivi nella nostra vita e ottenere risultati fuori dalla norma.

Per fornirti nel dettaglio le migliori tecniche che permettono di innescare cambiamenti specifici abbiamo creato l’evento riunito Il Coraggio di Cambiare. In un weekend unico potrai ampliare le tue possibilità di decisione e superare i limiti che impediscono la trasformazione grazie alle migliori intuizioni derivanti da PNL, Ipnosi Ericksoniana e Terapia Breve Strategica. Inoltre avrai la possibilità di vedere insieme per la prima volta:  Robert Dilts, tra i principali innovatori ed esperti mondiali sulla Programmazione Neurolinguistica, Jeffrey Zeig, uno dei più importanti ipnoterapeuti e psicoterapeuti al mondo, Giorgio Nardone, l’esponente maggior spicco della Scuola di Palo Alto.

Clicca qui per avere tutte le informazioni su questo inedito evento formativo e scoprire come partecipare!

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