Igor Sibaldi e i 3 segreti del Metodo Metafisico

Tutti noi, a volte, abbiamo l’impressione di non vivere “abbastanza”.
Non abbastanza a lungo, ma in modo soddisfacente rispetto alle proprie aspirazioni.
Cosa accadrebbe se ognuno di noi sapesse come raggiungere la propria “Terra Promessa”, cioè quel luogo in cui vivere tantissimo, in maniera ricca e piena, con passione e gioia?

La risposta a questa domanda è racchiusa nel Metodo Metafisico, che ci aiuta ad uscire da un mondo troppo limitato per noi ed esplorare dimensioni molto più vaste ed entusiasmanti, dove esistono poche certezze e, di conseguenza, tutto può accadere.

Chiunque può avventurarsi in questo viaggio, ma non tutti sono in grado di compierlo fino in fondo: ecco perché.

 

In viaggio verso nuovi mondi

Quando partiamo per quest’esperienza straordinaria, la prima cosa che avviene dentro di noi è la scoperta di un vuoto terribile, generato dalle tante domande per le quali non abbiamo risposta.
È un inizio difficile da sopportare.

In realtà, per chi ha il coraggio di proseguire, questo vuoto si trasforma in un posto bellissimo, spazioso, in cui si nasconde molto.

Questo luogo è quello che il filosofo e filologo Igor Sibaldi chiama deserto, la sede delle domande senza risposta, dove smettiamo di accontentarci di ciò che conosciamo e nulla può saziare la nostra curiosità. Un simile cambiamento può spaventare, tuttavia solo chi ha la forza di superare la paura del vuoto e dell’imprevedibile scoprirà cosa esiste al di là del deserto.

 

Attraversare il deserto

Quali sono i segreti per attraversare il deserto e andare oltre la sensazione di vuoto che rischia di ostacolare il nostro viaggio? Igor Sibaldi ne elenca 3.

 

1. Primo segreto

Questo segreto è svelato nella Bibbia, più precisamente nella storia di Mosè.
Il segreto è la manna che nel deserto piove alla mattina. Sibaldi spiega che la parola manna traduce l’espressione ebraica man hu’, che significa “che cos’è?”. Ciò significa che man hu’, la manna, il segreto per andare oltre il deserto, è il coraggio di porsi domande.

Al mattino, il momento della manna, iniziamo a farci domande e non smettiamo! Poniamoci continuamente domande, sempre nuove, e cerchiamo le risposte senza mai stancarci.

Questo significa fare Metafisica: avanzare nelle proprie scoperte per giungere al di là di quello che si sa. La Metafisica è come una fiaba che non finisce mai, un’avventura che ci impegna in ogni istante riempiendoci la vita di passione e meraviglia. Non ha termine e si rinnova ogni giorno, senza fine.

 

2. Secondo segreto

Superare la paura vuol dire essere coscienti di non sapere nulla.

Solo chi si rende conto che ciò che ha scoperto fino ad ora è troppo poco e intuisce che c’è ancora molto da conoscere è in grado di dire “io non so niente”. È grazie a questa consapevolezza che potremo far emergere e realizzare anche i nostri desideri più grandi, perché davanti a noi si aprirà un nuovo mondo, molto più ampio di quello in cui abbiamo sempre vissuto.

Abbiamo ancora tutto da scoprire e questa è una delle rivelazioni più importanti che il deserto ha in serbo per noi.

Ci vuole coraggio, molto coraggio per ammetterlo, ma una volta fatto saremo in grado di ammirare un orizzonte immenso e superare noi stessi, abbandonando le piccole certezze quotidiane e dimenticando ciò che sappiamo di noi stessi per poi ricostruire tutto, verso traguardi molto più alti.

deserto

 

3. Terzo segreto.

Noi non siamo nessuno.

Il primo a capire questo fu Ulisse, nella caverna di Polifemo, quando capì che solo se fosse stato imprevedibile avrebbe potuto superare l’ostacolo e continuare il suo viaggio.

Non essere nessuno significa avere la possibilità di scoprire in se stessi sempre qualcosa di nuovo, far emergere parti di sé nascoste e risorse sopite. In questo modo porteremo alla luce idee straordinarie, grazie a cui superare i limiti che frenano il nostro pieno sviluppo.

Ecco le immense sorprese che ci attendono nel deserto.

 

Cosa c’è davvero nel deserto?

Capita a tutti di provare la sensazione che una parte del nostro Io resti nell’ombra, che gli aspetti di noi che riusciamo ad esprimere siano solo una porzione molto più piccola rispetto a chi sentiamo di essere. È come se ciò che finora abbiamo sperimentato non fosse abbastanza, come se la nostra vita fosse racchiusa in confini troppo stretti.

Ci vuole un gran coraggio ad esplorare se stessi, ma è un’esperienza che vale la pena di intraprendere se vogliamo diventare capaci di superare tutto.
Per riuscirci, dobbiamo iniziare ad applicare il Metodo Metafisico nella nostra quotidianità, giorno dopo giorno: questo è lo strumento che ci permetterà di assaporare l’autentica libertà.

Libertà da cosa?
Dal passato, dalle paure, dalle convinzioni, dai legami, dalle certezze e da molti altri elementi che limitano le nostre decisioni e azioni.

Libertà di fare cosa?
Questo è ciò che scopriremo una volta attraversato il deserto, se saremo abbastanza audaci da avventurarci fra le sue sabbie…

Nel nostro viaggio risveglieremo capacità dimenticate, scorgeremo orizzonti sconosciuti e spingeremo i nostri desideri un po’ più in là, verso nuove prospettive.
In quest’avventura, grazie al Metodo Metafisico non ci accontenteremo di sentire, immaginare, pensare, ma passeremo al fare, mettendo in pratica nella nostra vita di ogni giorno ciò che scopriremo ed esprimendo a pieno chi siamo.

 

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Saper Comunicare stimola l’Intelligenza, ecco perché

Sono diverse le branche della scienza che, nel corso del tempo, hanno analizzato e cercato di misurare l’intelligenza umana: dalle neuroscienze alla psicologia, dagli studi sulla cognizione a quelli sociologici, le ricerche hanno definito l’intelligenza in più modi e identificato numerosi elementi capaci di influenzarla.

Se, in una prima fase, si credeva che l’intelligenza si limitasse alle abilità di apprendimento e che dipendesse perlopiù da fattori genetici, ora sappiamo che essa ha molteplici espressioni e che sia l’ambiente, sia l’educazione giocano un ruolo fondamentale nel suo sviluppo.

Questo può essere notato, ad esempio, nel caso di fratelli adottati da famiglie diverse, nei quali a fare la differenza non è il corredo genetico bensì lo stile di vita e il contesto circostante. Lo stesso vale anche per i fratelli che, pur essendo stati educati nello stesso ambiente, sviluppano tipi d’intelligenza diversi in virtù di esperienze differenti, oltre che delle specifiche inclinazioni personali.

Sono perciò gli stimoli esterni (cultura, relazioni, circostanze a cui adattarsi e a cui reagire) a determinare gran parte della nostra intelligenza.

 

Misurare l’intelligenza: QI e QE

Negli studi, uno dei parametri più usati per misurare l’intelligenza è l’ormai noto QI, cioè Quoziente Intellettivo, concetto elaborato dallo psicologo William Stern, vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento. Il QI misura il livello di sviluppo dell’intelligenza di una persona in rapporto alla sua età anagrafica: questo dato resta stabile finché non si superano gli 80 anni, momento in cui la rapidità di reazione inizia a declinare.
Ciò significa che le nostre capacità intellettive restano sostanzialmente le stesse nel corso della vita.

Ricerche più recenti hanno poi introdotto un secondo parametro di misurazione: il QE, cioè Quoziente Emotivo, valore che, al contrario del QI, può variare significativamente nel tempo. Il QE misura il livello di sviluppo di un tipo di intelligenza diversa rispetto a quella intellettiva: anziché valutare le capacità cognitive di analisi, ragionamento, apprendimento e logica, si concentra sulle abilità tipiche dell’Intelligenza Emotiva.

Di questo tipo d’intelligenza hanno iniziato a parlare gli psicologi Peter Salovey e John D. Mayer alla fine del Novecento, descrivendola come l’insieme di abilità di relazione, empatia, gestione di stress ed emozioni, di espressione e consapevolezza di sé.
L’aspetto più interessante dell’Intelligenza Emotiva è che essa, al contrario di quella cognitiva, può essere appresa e allenata, permettendoci di fare la differenza in moltissime situazioni quotidiane.

Comunicazione e emozioni

 

Come usare la Comunicazione per sviluppare l’Intelligenza Emotiva

L’Intelligenza Emotiva, una volta sviluppata, consente di acquisire competenze applicabili sia sul piano personale, sia su quello sociale, migliorando tanto il nostro autocontrollo quanto la comprensione dei bisogni altrui, aiutandoci ad entrare in sintonia con le altre persone.

Ciò spiega perché uno degli elementi attraverso cui possiamo esprimere e sviluppare l’Intelligenza Emotiva sia la comunicazione: comunicare nel modo giusto significa, prima di tutto, sapersi ascoltare, capire quali siano le nostre esigenze ed aspirazioni e diventare consapevoli delle sensazioni che proviamo, senza lasciare che queste prendano il sopravvento su di noi.

Stimolare questi aspetti della comunicazione con noi stessi permette di applicare tali abilità anche ai nostri rapporti interpersonali, diventando capaci di interpretare in maniera efficace piccole tensioni quotidiane che, a volte, non sappiamo gestire al meglio.

A chi non è mai capitato, ad esempio, di partecipare con un po’ di preoccupazione ad una riunione di lavoro perché non sapeva come esprimere le proprie richieste in maniera costruttiva e collaborativa, così da trovare un accordo?

Quante volte, rientrando a casa dopo una lunga giornata, abbiamo involontariamente alimentato malumori in famiglia o con il partner anziché trasmettere loro il nostro interesse?

Chi non si è mai trovato a dover giustificare i propri atteggiamenti o comportamenti in seguito ad un malinteso con qualcuno, cercando le parole adatte per farsi capire?

Si tratta di circostanze ricorrenti nella vita quotidiana di ciascuno di noi e che, in mancanza della giusta comunicazione, possono ostacolare la serenità della nostra vita, sia privata, sia professionale.

 

Comunicare meglio con il Dialogo Strategico

Molti pensano che comunicare significhi semplicemente scambiarsi informazioni. In realtà, gli studi sull’Intelligenza Emotiva mostrano che la comunicazione è uno degli strumenti più potenti a nostra disposizione per stabilire un contatto autentico con le persone, facendo in modo che le relazioni che coltiviamo ogni giorno diventino il solido sostegno della vita che abbiamo sempre desiderato.

Saper comunicare ci aiuta a cooperare con gli altri verso il raggiungimento di obiettivi comuni, stimola la resilienza e ci rende capaci di trasformare i conflitti in opportunità di crescita e comprensione reciproca.

Per ottenere questi risultati bisogna essere in grado di padroneggiare tutte le componenti della comunicazione: dal linguaggio alla gestualità, dalle espressioni del viso al tono di voce, dall’uso di domande per comprendere davvero se stessi e gli altri all’utilizzo di parafrasi che propongano a chi abbiamo davanti un punto di vista diverso dal proprio.

Si tratta di acquisire strategie definite attraverso l’analisi concreta delle nostre interazioni quotidiane, attività a cui lo psicologo e psicoterapeuta Giorgio Nardone si è dedicato per decenni, fino alla formulazione di un’avanzata tecnica di comunicazione: il Dialogo Strategico.

I metodi del Dialogo Strategico possono essere applicati da tutti nelle situazioni più disparate, perché permettono di adattare la propria comunicazione al contesto e all’obiettivo da raggiungere.
Queste strategie, inoltre, vanno ad agire tanto sull’aspetto verbale quanto su quello non verbale della comunicazione, sviluppando sia la capacità di controllare le proprie emozioni, sia quella di suscitare determinate sensazioni negli altri, creando empatia, come spiegato dallo stesso Nardone in questo video.

 

Il Dialogo Strategico stimola, in chi lo applica, un approccio flessibile alla realtà, permettendogli di individuare soluzioni alternative a problemi ricorrenti e di vivere relazioni felici e soddisfacenti.

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Cosa si nasconde dietro le bugie?

Paura di affrontare le proprie responsabilità, evitare di deludere qualcuno a cui teniamo molto, desiderio di far colpo sugli altri ed essere accettati: questi sono solo alcuni tra i più comuni motivi per cui facciamo ricorso alle bugie.

Mentire è un’azione che accomuna tutti noi, tanto che sono stati effettuati diversi studi per capire come mai lo facciamo nonostante ci venga insegnato che è sbagliato.

In particolare, una ricerca condotta su soggetti tra i 2 e i 3 anni di età ha rivelato che iniziamo a dire bugie molto presto. Durante l’esperimento, ai bambini è stato consegnato un giocattolo, chiedendo loro di non usarlo mentre erano soli. Come previsto, l’80% di loro ha disobbedito, ma a differenza dei bambini di 2 anni, che lo hanno ammesso, quelli di 3 anni hanno mantenuto il punto.

Crescendo, diventiamo sempre più consapevoli del valore della sincerità e delle possibili conseguenze negative delle bugie, eppure mentire rimane una nostra tendenza naturale. Stando al lavoro di alcuni ricercatori, le persone mentono in media 1 o 2 volte al giorno.

 

Perché mentiamo agli altri?

Le ragioni per cui non sempre dichiariamo apertamente la verità sono varie, così come è varia la gravità delle bugie che inventiamo.

Alcune, quasi innocenti, servono più che altro a non ferire i sentimenti altrui, mentre altre sono delle vere e proprie menzogne che distorcono la realtà e obbligano chi le dice ad indossare delle maschere da cui è difficile liberarsi. Pensiamo, ad esempio, alla differenza tra chi usa una piccola scusa per non uscire con qualcuno che non gli è molto simpatico e chi invece nasconde al proprio compagno un tradimento o problemi economici che riguardano l’intera la famiglia.

Talvolta mentire si rivela un utile strumento di difesa, che permette di evitare conflitti ed allentare tensioni, salvaguardando i nostri rapporti, sia nella vita privata, sia sul lavoro. Esempi ne sono gli stratagemmi che adottiamo ogni giorno per dimostrarci collaborativi verso conoscenti o colleghi, piuttosto che alimentare atteggiamenti ostili che danneggerebbero la qualità della nostra vita.

dire bugie

 

Mentire a se stessi: come far emergere il proprio Io

Se alcune piccole bugie, usate nel modo e al momento giusto, possono salvaguardare le nostre relazioni, ciò non vale per quelle che raccontiamo a noi stessi.

In realtà, tutti noi ci raccontiamo bugie: lo facciamo quando, specchiandoci, facciamo finta di non accorgerci che l’immagine riflessa non corrisponde alla nostra vera personalità, bensì al ruolo che la società ci richiede di assumere.

Lo facciamo ogni volta che mettiamo da parte i nostri desideri e rinunciamo a realizzare i nostri sogni pur di soddisfare le aspettative altrui, seguendo modelli circostanti e assecondando pressioni esterne piuttosto che prendere decisioni libere e consapevoli, con coraggio.

Queste bugie, per quanto nascoste e “silenziose”, hanno un grande impatto su di noi, perché sono in grado di limitare il nostro sviluppo personale: definirci all’interno di categorie ben precise significa escludere dalla nostra esperienza e dalle nostre conoscenze tutto ciò che si espande oltre tali confini, impedendo al nostro potenziale di fiorire.

Ecco perché, a volte, abbiamo la sensazione che manchi qualcosa nella nostra vita, anche se non comprendiamo in modo chiaro che cosa.

Al contrario, trovare noi stessi significa sia portare alla luce ciò che non sappiamo del nostro Io, sia risvegliare doti e risorse che crescendo abbiamo dimenticato, proprio come spiega il filosofo e autore Igor Sibaldi in questo video.

 

 

Le ultime ricerche di Sibaldi uniscono l’antica sapienza filosofica alla sua innovativa teoria della psiche, individuando il metodo grazie a cui superare paure e convinzioni radicate per spingere la nostra consapevolezza al di là di limiti autoimposti, verso una dimensione molto più ampia.

Tale metodo, da lui definito Metodo Metafisico, può aiutarci a raggiungere una maggior comprensione dei desideri e dei bisogni sopiti nel profondo della nostra mente, trasformando dubbi e timori che spesso ostacolano il nostro percorso di crescita personale nel motore di un viaggio alla scoperta del nostro Io.

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Immaginazione e Desideri: 8 ostacoli da superare per Realizzare ciò che Vogliamo

L’immaginazione permette di esplorare territori mai visti. È lo strumento con cui elaboriamo nuovi progetti e diamo forma al cambiamento, la dimensione da cui partono le linee del nostro destino.

L’immaginazione è più che mai necessaria quando abbiamo l’impressione di vivere in luoghi, situazioni e condizioni che non ci permettono di sperimentare la felicità, il piacere e la bellezza.

Per liberarci da questa sensazione, dobbiamo mettere in moto l’immaginazione ed esplorare la possibilità di un cambiamento importante e duraturo.

 

Iniziamo un Viaggio Imprevedibile

Tutti noi siamo divisi tra gli obblighi della vita quotidiana e il desiderio di libertà. In molti casi, la libertà che ci concediamo dipende dagli impegni che rincorriamo ogni giorno e dalle regole a cui ci adattiamo, anziché seguire le nostre aspirazioni.

È un po’ come se osservassimo il mondo attraverso un cannocchiale che restringe il nostro orizzonte, mentre dovremmo imparare a guardare con i nostri occhi se non vogliamo accontentarci di una vita che altri hanno deciso per noi.

Chi ha il coraggio di guardare oltre i confini di questo cannocchiale, usando la sua personale prospettiva, conoscerà la meraviglia e lo stupore.

 

Sorridi e la meraviglia sarà l’unica tua guida”, dice Igor Sibaldi.

Chi si nutre di stupore non sa dove va perché per lui tutto è nuovo e il futuro è spazioso, libero. Questa idea può spaventare, ma è assolutamente normale all’inizio, perché apre di fronte a noi infinite possibilità.

Esplorare orizzonti sconosciuti può comportare dei rischi: forse commetteremo qualche sbaglio, forse non sapremo subito che direzione prendere, ma che importa! Anche gli errori aiutano a crescere e a darci energia: avremo talmente tante cose da scoprire che non resterà tempo per i sensi di colpa!

La responsabilità è qualcosa che potremo lasciarci alle spalle perché riguarda chi segue quello che fanno tutti gli altri, ma non è questo ciò che noi vogliamo: essere liberi e trovare noi stessi.

come usare l'immaginazione

 

Il fascino dell’Intuizione

L’immaginazione consente di scoprire cose che non riusciamo ad esprimere a parole, ma di cui abbiamo comunque intuizione.

Accade tutte le volte che sentiamo qualcosa dentro di noi, ma le parole non bastano a descriverlo. Ciò avviene perché il pensiero arriva sempre dopo rispetto all’intuizione, ed è troppo piccolo per poter comprendere tutto ciò che il nostro Io intuisce.
Descrivere un’intuizione significherebbe comprimerla in un cassettino chiamato pensiero: un vero peccato.

Finché non raggiungeremo una più profonda comprensione di noi stessi e del reale, questo è l’unico modo che abbiamo per conoscere il mondo.

Quando usiamo l’immaginazione gettiamo uno sguardo sull’ignoto, senza averne paura: proviamo una sensazione di piacere, ne siamo affascinati. Il principio con cui funziona questo meccanismo è quello del “chiedi e ti sarà dato”.

Non dobbiamo mai esitare nel chiedere. Solo trovando le risposte alle domande che sorgono in noi spontaneamente potremo far scorrere libero il flusso dell’immaginazione e cogliere ciò che ancora non sappiamo, portando alla luce i nostri desideri nascosti.

La formula da seguire è:

VOLONTÀ + IMMAGINAZIONE = DESIDERIO

Quindi possiamo e dobbiamo osare!

 

Cosa ci impedisce di Desiderare?

Sono 8 gli elementi che impediscono a molti di noi di affidarsi all’immaginazione e di seguire i propri desideri:

  1. la rabbia, che spesso deriva da un senso di insoddisfazione
  2. il rimpianto per non aver ancora raggiunto ciò che vorremmo e potremmo ottenere
  3. il rimorso per gli errori commessi in passato
  4. il rancore, che corrisponde alla rabbia di cui non ci siamo liberati
  5. l’ignoranza, cioè non voler sapere o fingere di non sapere
  6. identificarsi nei problemi, fino a pensare di essere noi stessi il problema
  7. la paura, soprattutto quella di uscire dalla nostra zona di comfort
  8. il senso di colpa, a causa di cui pensiamo di essere sbagliati.

Superare questi 8 ostacoli ci permetterà di iniziare a chiedere ciò che vogliamo e di cui sentiamo il bisogno, perché solo chi chiede ottiene.

Là fuori, nella dimensione dei desideri, dove nascono nuovi modi di guardare e costruire il futuro, tutti potremo avere ciò a cui aspiriamo.

Seguiamo la nostra immaginazione, facciamo le nostre scoperte e i nostri sbagli, troviamo il coraggio di risolvere i nostri problemi e potremo così percorrere un cammino ricco di felicità e soddisfazioni, liberi da condizionamenti e norme imposti dall’esterno.

 

Lungo il percorso dovremo affrontare dubbi e timori che spesso nascondono il nostro potenziale. Per evitare che queste difficoltà ostacolino la nostra crescita personale e la scoperta del nostro vero Io, dobbiamo seguire un metodo che ci aiuti, passo dopo passo, a raggiungere la piena consapevolezza di noi stessi.

A questo scopo, Igor Sibaldi sarà in diverse città d’Italia a partire da settembre con un nuovo tour, realizzato in esclusiva per Life Strategies: Il Metodo Metafisico.

Partecipando nella località a te più vicina potrai scoprire le tecniche che ti consentiranno di allargare gli orizzonti delle tue conoscenze e imparerai come risvegliare la meraviglia e la curiosità attraverso le giuste domande, quelle più coraggiose.

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Come farsi Capire dagli altri quando Spiegare non basta

Ognuno di noi si confronta ogni giorno con decine di persone: alcune sono conoscenti, altre colleghi, altre ancora familiari e, infine, amici. A queste categorie si aggiungono, poi, persone con cui intratteniamo rapporti su social network, forum online e applicazioni di messaggistica, divise tra chi conosciamo anche nella vita quotidiana e chi, invece, no.

Relazioni di vario genere che si svolgono su livelli differenti, in cui adottiamo comportamenti diversi. Tuttavia, gli elementi che entrano in gioco nella comunicazione sono sempre gli stessi: contenuto, forma e relazione.

Il contenuto riguarda il messaggio della comunicazione, ciò che vogliamo trasmettere agli altri; la forma ha a che fare con il modo in cui il messaggio viene veicolato, cioè con quali parole, espressioni, tono di voce e gestualità; la relazione è qualcosa di molto più sottile e sfuggente, perché coinvolge non solo il modo in cui il messaggio è costruito, ma anche quello in cui viene recepito, determinando il tipo di rapporto che si instaura tra noi e un’altra persona.

Ciò significa che la comunicazione incide in maniera determinante sulle nostre relazioni, sul modo in cui gli altri ci vedono e su come si pongono nei nostri confronti.

 

Entrare in sintonia con gli altri

Fare in modo che gli altri ci vedano come vogliamo non è semplice: a tutti capita di non riuscire ad entrare in sintonia con qualcuno nonostante l’impegno nel mostrare cortesia e disponibilità. Quando ciò accade, siamo soliti dire che “non siamo sulla stessa lunghezza d’onda”, come se le nostre relazioni dipendessero dal caso o dalla fortuna più che dalla nostra abilità di coltivarle.

La reciproca comprensione, invece, va costruita. Se vogliamo che gli altri ci capiscano dobbiamo comunicare con loro in modo da superare 3 ostacoli che la nostra mente ci pone davanti:

  1. L’effetto del falso consenso, a causa del quale pensiamo che tutti ragionino come noi e condividano le nostre opinioni
  2. L’effetto di falsa unicità, che ci fa credere che, in quanto unici, nessuno provi emozioni affini alle nostre o si comporti in maniera simile a noi
  3. L’illusione della trasparenza, in base a cui riteniamo che i nostri sentimenti siano facilmente intuibili, senza bisogno di fare luce su ciò che sentiamo o su ciò che vorremmo.

È vero che non sempre è possibile andare d’accordo con tutti nella stessa misura, ma ciò non toglie che la giusta comunicazione può aiutarci a migliorare qualsiasi genere di rapporto, anche quello apparentemente più conflittuale, stimolando chi abbiamo davanti ad accogliere il nostro punto di vista e a collaborare volentieri con noi verso obiettivi comuni, sia nella vita personale sia nel lavoro.

comunicazione come farsi capire

 

Come comunicare per capire gli altri e per farsi capire

Secondo le ricerche di Giorgio Nardone, considerato uno dei massimi rappresentanti della Scuola di Palo Alto, tra le tecniche più efficaci per entrare in sintonia con gli altri vi è l’uso del linguaggio performativo.

Il linguaggio performativo non ha lo scopo di fornire informazioni, come avviene nella maggior parte delle conversazioni quotidiane, bensì quello di suscitare negli altri sensazioni che li avvicinino a noi, al nostro modo di sentire e di pensare.

Nardone mostra come l’uso di determinate parole, espressioni, toni di voce e persino pause nel discorso sia in grado di far provare agli altri, in maniera diretta, ciò che vorremmo evocare in loro, ottenendo effetti che una semplice spiegazione non è in grado di raggiungere. Grazie a questa strategia le persone sono più propense ad ascoltarci, ci comprendono meglio e si immedesimano in noi più facilmente, agendo così in modo favorevole nei nostri confronti, senza bisogno di convincerle a cambiare idea o atteggiamento verso di noi.

Ripensiamo, ad esempio, alle discussioni ed ai conflitti che in adolescenza abbiamo affrontato con i nostri genitori. L’esperienza comune mostra che, in questi casi, le spiegazioni logiche e lineari non sempre agevolano la reciproca comprensione e che, di conseguenza, l’accordo tra punti di vista diversi viene difficilmente raggiunto. È proprio in simili situazioni che il linguaggio performativo può rivelare tutta la sua efficacia, grazie all’uso di espressioni e formule che toccano corde molto più profonde di quelle raggiungibili tramite semplici informazioni.

Questo tipo di linguaggio è solo uno degli elementi che caratterizzano il Dialogo Strategico, forma di comunicazione avanzata che riprende i metodi della dialettica antica unendoli alle moderne scoperte della psicologia e della pragmatica della comunicazione.

Per conoscere tutte le altre tecniche del Dialogo Strategico sviluppate da Giorgio Nardone, clicca qui!

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Supera l’indecisione con le domande giuste!

Ambivalenza è un termine che spesso assume un’accezione negativa.

Nel pensiero comune un comportamento ambivalente denota indecisione, caratteristica poco apprezzata in una società come la nostra, che ci vorrebbe sempre pronti a reagire con freddezza e rapidità ad ogni circostanza, senza esitare un istante di fronte a quelle più insolite o per le quali non ci sentiamo preparati.

Cambiare città, mettersi alla prova con un nuovo lavoro, frequentare persone diverse dalla solita cerchia di amici, cimentarsi in hobby o sport che non abbiamo mai provato prima: molte persone nutrono in sé desideri simili e si dicono pronte a “mollare gli ormeggi” del porto sicuro per mettersi in discussione.

Come mai, se tante persone lo dicono, in poche lo fanno?

Perché tutti noi, in fondo, siamo un po’ ambivalenti.

Tutti siamo affascinati dall’idea di esplorare posti nuovi ma abbiamo paura di ciò che non conosciamo.
Tutti vorremmo accrescere le nostre conoscenze e migliorare le nostre abilità, salvo poi chiederci se saremo in grado di superare le sfide che incontreremo lungo il percorso.
E che dire del momento in cui ci troviamo tra sconosciuti su cui vorremmo fare una buona impressione, ma timidezza e insicurezza ci ammutoliscono, bloccando tutta l’intraprendenza che avremmo voluto sfoggiare?

In casi come questi l’indecisione può portarci ad evitare ciò che vorremmo ma, in altre situazioni, essa può anche aiutarci a comprendere meglio la complessità del reale.

È proprio per merito di un atteggiamento ambivalente che molti si prendono il tempo necessario per valutare pro e contro di una situazione, capire i propri punti di forza e debolezza, definire quali siano le priorità del momento e, così facendo, diventano consapevoli degli sforzi necessari per raggiungere i cambiamenti desiderati.

In altre parole, ambivalenza e indecisione possono anche essere sinonimo di riflessione, attenzione verso le proprie esigenze ed ascolto delle proprie emozioni: aspetti fondamentali per vivere con serenità ed equilibrio.

superare indecisione

 

Capire se stessi con le domande del Dialogo Strategico

Ascoltarsi implica anche sapersi parlare: quante volte, ad esempio, ci siamo ritrovati a rimuginare su una scelta importante, proiettando nella nostra mente tutti gli scenari possibili, fino a non sapere più che strada intraprendere?

Può capitare in ufficio, al cospetto di una promozione che implica maggiori responsabilità e un maggior carico di lavoro, oppure nel dover decidere se trasferirsi per frequentare un corso di studi o restare vicino ai propri affetti. In entrambi i casi siamo davanti a situazioni ambivalenti, dall’esito incerto, che offrono opportunità, ma nascondono anche difficoltà.

Per non esitare all’infinito e superare i dubbi su noi stessi e sul nostro futuro, porsi le domande giuste può aiutarci a fare chiarezza e a superare l’impasse dell’indecisione, come dimostrato dalle tecniche del Dialogo Strategico.

Si tratta di un metodo sviluppato dallo psicologo e psicoterapeuta Giorgio Nardone, in seguito all’osservazione diretta delle forme di interazione che intercorrono negli ambiti più disparati, dai contesti professionali e sportivi fino a quelli più comuni della vita quotidiana.

Tali ricerche sul campo hanno permesso al professore di individuare le strategie di comunicazione che meglio agiscono sulle nostre modalità di pensiero, consentendoci di raggiungere più efficacemente gli obiettivi, di migliorare i rapporti con gli altri e di correggere spontaneamente alcuni comportamenti di cui non sempre siamo consapevoli ma che, a volte, ci impediscono di agire con maggior decisione e fiducia in noi stessi.

Porre domande in modo strategico, infatti, permette alla nostra mente di considerare alternative prima nascoste, portando alla luce bisogni inespressi. In questo modo i nostri ragionamenti giungono spontaneamente ad una scelta chiara anziché vagare in modo confuso.

L’innovazione del Dialogo Strategico sta proprio nella capacità di guidare il libero sviluppo delle nostre idee senza mai forzarle: il suo scopo non è quello di spingerci in una direzione piuttosto che un’altra, bensì di mostrarci, attraverso il potere delle parole e delle espressioni non verbali (come gesti e toni di voce), possibilità fino a quel momento rimaste nell’ombra.
Grazie a queste strategie l’orizzonte delle nostre valutazioni si allarga e il processo decisionale viene agevolato.

“La maggioranza dei problemi non deriva dalle risposte che ci diamo ma dalle domande che ci poniamo”.
Immanuel Kant

 

Per imparare a porti le domande giuste e risolvere così i dubbi che ti impediscono di superare le difficoltà della vita quotidiana, clicca qui.

Troverai tutti i dettagli del nuovo corso di Giorgio Nardone L’arte di Dialogare Strategicamente, in cui potrai apprendere le tecniche innovative del Dialogo Strategico ed esercitarti ad applicarle per esprimere a pieno il tuo potenziale, andando oltre i tuoi limiti.

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Come combattere la noia della routine quotidiana e Vivere con Entusiasmo

“Ora basta: da oggi cambio vita!”

Chi non ha mai pronunciato questa frase almeno una volta?

Vivere ogni giorno con entusiasmo e dare sempre il meglio di sé sono due atteggiamenti fondamentali per essere sereni e migliorare sia a livello personale, sia professionale. Farlo richiede impegno, non solo per chi vorrebbe intraprendere un profondo cambiamento nella propria vita, ma anche per chi ritiene di aver già raggiunto i propri obiettivi e si sente soddisfatto di sé.

Un elemento che può ostacolare questo approccio alla vita quotidiana e che spesso passa inosservato, nonostante tocchi da vicino tutti noi, è la routine.

Vi è mai capitato di iniziare un nuovo lavoro pieni di motivazione, o di concentrarvi su un progetto che vi appassionava, salvo poi sentire la vostra energia affievolirsi con il passare del tempo, senza averne chiaro il motivo?

Qualcosa di simile può accadere anche nelle relazioni interpersonali: è il caso, ad esempio, della fine di un rapporto di lunga data, quando sentimenti ed emozioni, anziché crescere giorno dopo giorno, si indeboliscono fino a spegnersi, anche se nessuno dei due ha fatto un torto all’altro.

In ognuno di questi esempi, tra le varie cause, la routine quotidiana assume un peso non trascurabile.

 

Gli effetti delle piccole certezze quotidiane

Alla nostra mente piace seguire schemi comprovati: tutto ciò che interferisce con l’ordine stabilito, gli avvenimenti abituali e le reazioni prevedibili implica uno sforzo di elaborazione e adattamento alle circostanze, che il cervello preferisce evitare.

Ecco perché la routine è così rassicurante per molte persone: non ci sono sorprese inaspettate che potrebbero turbare il normale andamento di una qualsiasi giornata, non si devono affrontare imprevisti dalle conseguenze incerte e, soprattutto, non ci si deve mettere in gioco né interrogare sulle proprie esigenze o sulle proprie emozioni.

La routine quotidiana assomiglia ad una bolla che protegge dalle interferenze, esterne o interne che siano: più seguiamo il tracciato che meglio conosciamo, senza porci domande su noi stessi, su ciò che vogliamo, sulle nostre relazioni con gli altri e sulla direzione che vogliamo dare alla nostra vita, meno corriamo il rischio di uscire fuori strada e perdere l’orientamento.

Questo atteggiamento, tuttavia, non assicura la serenità, anzi: con il tempo, quella che inizialmente percepiamo come una piacevole quiete può trasformarsi in noia, insoddisfazione, senso di incompletezza.

Le piccole certezze di ogni giorno non fanno che allontanarci sempre più dai nostri autentici desideri e dall’ascolto del nostro Io.

 

Come combattere la noia della routine quotidiana

Gli effetti dell’abitudine sui nostri comportamenti sono stati oggetto di diversi studi in ambito psicologico, nel tentativo di individuare le tecniche efficaci per spezzare la routine.

Una di queste è la cosiddetta “tecnica dello spiazzamento”, che consiste nell’inserire in un contesto abituale, dove le dinamiche sono prevedibili, un dettaglio inaspettato, per portare le persone a riflettere su ciò che stanno vivendo anziché reagire secondo automatismi scontati.

Ad esempio, è stato provato che la maggior parte delle persone ignora gli sconosciuti che chiedono dei soldi per strada. Al contrario, più della metà delle persone accontenta tale richiesta se, anziché chiedere genericamente qualche spicciolo, viene posta la domanda “Avrebbe 37 centesimi?”.

Qual è la spiegazione?

A fare la differenza è l’esattezza della cifra: un particolare inusuale che rompe lo schema della routine e, in un istante, riattiva l’attenzione delle persone, spingendole ad interagire.

Come possiamo applicare questo principio alla nostra vita e combattere la noia della routine quotidiana?

Un metodo ci viene offerto da Igor Sibaldi, autore, filologo e studioso di psicologia del profondo, che spiega come sollevare il velo delle abitudini, superare la paura dell’ignoto e andare oltre i limiti delle piccole certezze quotidiane grazie al Metodo Metafisico.

vivere con entusiasmo

 

Vivere con Entusiasmo: il Metodo Metafisico di Igor Sibaldi

“Io non so niente” e “Io non sono nessuno”: ecco le due “chiavi di volta” con cui il Metodo Metafisico ci permette di guardare ogni attimo della nostra giornata da una prospettiva diversa rispetto a quella comune.

La nostra società identifica tutti noi in un ruolo: chi è genitore, chi è studente, chi è medico e così via.
Allo stesso modo, fin da piccoli impariamo una definizione ben precisa per tutto quello che ci circonda e le norme che regolano tutti i fenomeni del mondo.

Questa forma di conoscenza crea, nella nostra mente, quello che Igor chiama “sottomondo”, cioè un’idea del reale molto limitata, data solo da ciò che sappiamo e che ci è stato insegnato.

Si tratta però di una conoscenza che non ha nulla a che fare con l’esplorazione di se stessi e della realtà circostante, attraverso cui possiamo raggiungere dimensioni molto più vaste rispetto al piccolo sottomondo della nostra vita quotidiana.

Solo chi ha il coraggio di ricominciare a porsi le domande coraggiose che si faceva da bambino, seguendo la curiosità e la sete di sapienza innate in sé, può liberarsi della paura dell’ignoto e risvegliare l’entusiasmo di scoprire ogni giorno un mondo nuovo, muovendo i propri confini sempre un po’ più in là e trasformando ogni momento della propria giornata in una esperienza ricca di sorpresa e stupore.

Questo, per Sibaldi, significa fare Metafisica, come ci spiega in questo video:

 

Per accettare l’invito di Igor e ampliare i tuoi orizzonti sotto la sua guida, clicca qui.

Potrai scoprire tutte le tappe del suo nuovo tour Il Metodo Metafisico e partecipare nella città a te più vicina, esercitandoti insieme a lui ad applicare nella tua quotidianità questo metodo, grazie a cui abbracciare con entusiasmo le infinite opportunità nascoste oltre ciò che conosci.

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Il Metodo Metafisico Life Strategies

Igor Sibaldi, la Metafisica e i gatti: 3 insegnamenti per Vivere Meglio

Nei suoi seminari, libri e video, Igor Sibaldi parla anche dei gatti e di come queste creature possono aiutarci nel percorso di scoperta di un Io più grande, del vasto mondo che si espande al di là del deserto e di ciò che conosciamo.

Durante gli incontri dei suoi seminari egli cita, ad esempio, il gatto Wellington, che ritroviamo poi nel suo libro Il tuo Aldilà Personale, mentre in Al di là del deserto, libro in cui Sibaldi tenta di riportare la filosofia vicino alla gente, si parla delle trasformazioni che i gatti possono stimolare in noi, offrendoci la giusta motivazione per superare i nostri limiti.

Ecco i 3 insegnamenti da seguire per cogliere, partendo dall’osservazione dei gatti, il cuore del messaggio sibaldiano.

 

Il Metodo Metafisico e i gatti

Cercare questi insegnamenti nelle parole di Igor Sibaldi all’inizio non è semplice, ma una volta individuati si rivelano molto utili per vivere meglio e con maggior consapevolezza di sé.
Potremmo descriverli come una breve sintesi del Metodo Metafisico, degli spunti attraverso cui porci alcuni importanti interrogativi.

È come fare un viaggio oltre il nostro piccolo mondo quotidiano e guardare i nostri comportamenti da un punto di vista tanto diverso quanto necessario se vogliamo spingerci un po’ più in là. Ci vuole, come sempre, audacia e coraggio.

Molti di noi hanno un gatto, magari anche più di uno, e questo ci aiuterà a riconoscerci nei 3 insegnamenti che seguono.

 

1. Impariamo dal loro esempio

Quando i gatti ci guardano, sembra che vogliano comunicare con noi per insegnarci qualcosa.

Come possiamo comprendere ciò che vogliono dirci?

Sibaldi ci consiglia di prendere spunto dal loro esempio concreto: il gatto si occupa ogni giorno di cose importantissime, come riposare e dedicarsi a se stesso, azioni a cui dovremmo dare il giusto spazio anche noi. Non farlo è uno dei limiti che dobbiamo superare per vivere una vita piena e soddisfacente in ogni ambito.

 

gatto

2. Osserviamo con attenzione il mondo che ci circonda e ciò che c’è oltre

Dopo aver mangiato, i gatti riposano e osservano la natura, mentre noi spesso mangiamo e ci riposiamo guardando la televisione. In questo modo siamo spesso distratti, il che ci permette di notare solo aspetti piccoli di mondi piccoli, mentre perdiamo di vista lo spettacolo nascosto oltre ciò che conosciamo, in dimensioni molto più vaste di quelle a cui siamo abituati.

I gatti, probabilmente, considerano la televisione un po’ come uno strumento attraverso cui giochiamo al come se: concentrandoci su ciò che vediamo in tv facciamo viaggiare la nostra immaginazione e ci immedesimiamo nei protagonisti di storie che vorremmo vivere anche noi.

A questo proposito, è curioso il fatto che i nostri occhi, di solito, si muovono in continuazione, come avviene per quelli di una preda in pericolo. Ad un gatto, probabilmente, ciò appare strano, perché non capisce a cosa sia dovuta la nostra costante paura, dato che non vede minacce intorno a noi.

Al contrario, quando guardiamo la tv, i nostri occhi si fissano sullo schermo: è a questo punto che i gatti possono provare a comunicare con noi, pensando che siamo tranquilli e focalizzati.
Per farlo si mettono al centro del nostro campo visivo, come sarà spesso capitato a molti! Solo quando si rendono conto che, in realtà, non stiamo prestando alcuna attenzione al mondo intorno a noi, se ne vanno.

Sembra quasi che rinuncino al tentativo di insegnarci ad osservare meglio ciò che ci circonda, superando le apparenze e le piccole certezze da cui ci lasciamo condizionare ogni giorno, ignari dello stupore e della meraviglia che la vita riserva a chi ha il coraggio di abbracciare anche gli aspetti più nascosti del reale.

 

3. Usciamo dalle regole delle abitudini quotidiane

A volte i nostri gatti ci guardano correre dietro a mille impegni, affannati e incerti, senza capire perché viviamo la nostra vita in questo modo. Si accorgono che prendiamo la quotidianità troppo sul serio, invece di ridere e affrontare ogni giornata con serenità e leggerezza.

Loro, invece, sanno quanto sia importante trovare occasioni per divertirsi ed è per questo che si ritagliano sempre un po’ di tempo per giocare e fare ciò che amano.

È un po’ come se volessero dirci che non dobbiamo vivere seguendo delle regole prefissate, che altri ci hanno insegnato allo scopo di mantenere un ordine ben preciso. Siamo noi stessi a dover delineare le regole della nostra vita, quelle che ci fanno sentire bene e che ci permettono di realizzare i nostri autentici desideri, affrontando ogni giorno con gioia e soddisfazione.

 

Seguire questi consigli di Igor e iniziare il nostro viaggio di ricerca attraverso il deserto non è facile: come ogni viaggio presenta delle difficoltà che richiedono coraggio.
Tuttavia, solo chi ha la forza di porsi domande e indagare il proprio Io può intraprendere questo percorso straordinario e raggiungere una nuova consapevolezza, dando forma alla vita che ha sempre voluto.

Per muovere i primi passi lungo la via indicataci da Igor e iniziare con lui questo straordinario viaggio di scoperta, partirà a settembre il nuovo tour Il Metodo Metafisico, realizzato in esclusiva per Life Strategies.

Partecipare sarà semplice, basterà scegliere la città a noi più vicina e scoprire direttamente con Igor Sibaldi come applicare il Metodo Metafisico alla nostra vita, per acquisire una nuova prospettiva e trasformare le proprie esperienze quotidiane nelle tappe di una continua crescita personale!

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Amicizia e Relazioni: come usare il Dialogo per Migliorare i Rapporti con gli altri

Il 30 luglio si festeggia la Giornata Mondiale dell’Amicizia, istituita dall’Onu allo scopo di promuovere la reciproca comprensione tra popoli e culture e di stimolare il confronto e l’arricchimento sia della persona, sia della società nel suo complesso.

 

Amicizia e Relazioni

L’amicizia è un valore fondamentale che ci accompagna in ogni fase della vita, evolvendo insieme a noi e trasformandosi nel tempo: se da bambini essere amici significa giocare e divertirsi insieme, con l’adolescenza l’amico diventa nostro complice, ci ascolta e supporta.

L’amicizia insegna a crescere insieme, a collaborare nelle difficoltà, a superare i conflitti per il bene dell’altro, a entrare in empatia con chi abbiamo davanti.

Instaurare e mantenere vivi dei rapporti d’amicizia autentici può rivelarsi difficile: prima di incontrare persone capaci di restare al nostro fianco anche in periodi complicati si potrebbe inciampare in qualche delusione, a dimostrazione che gli amici vanno scelti con cura, ma anche che noi per primi dobbiamo impegnarci a essere dei buoni amici per gli altri.

amicizia e relazioni

 

Come superare le incomprensioni con il Dialogo Strategico

A volte le amicizie si incrinano senza chiari motivi. Non sempre le persone si allontanano per ragioni precise, anzi, spesso ciò avviene in modo silenzioso, senza un vero e proprio confronto.

Forse a qualcuno sarà capitato di rimuginare sui propri comportamenti, chiedendosi quali siano stati i propri errori, ma di non riuscire a rispondere a questa domanda.

Non è semplice gestire le relazioni con gli altri: parole, gesti, sguardi, silenzi, toni di voce e atteggiamenti sono tutti elementi che possono determinare reazioni inaspettate.
Imparare a controllare la nostra comunicazione può aiutarci a stabilire una nuova sintonia con gli altri, evitare malintesi, superare facilmente le incomprensioni e prevenire conflitti non desiderati.

A questo scopo, le tecniche del Dialogo Strategico sviluppate dallo psicologo e psicoterapeuta Giorgio Nardone si rivelano strumenti efficaci che tutti possiamo applicare nella nostra vita quotidiana.

Si tratta di metodi definiti in decenni di ricerche sul campo, durante cui Nardone ha attentamente analizzato le dinamiche delle interazioni interpersonali, individuando le strategie che favoriscono la collaborazione reciproca e che permettono di adattare la propria comunicazione a diversi contesti, aiutandoci a costruire relazioni serene, attraverso cui raggiungere più facilmente i nostri obiettivi e migliorare la qualità della nostra vita.

Ad esempio, vi è mai capitato di non sapere cosa fare quando un amico vi chiede un consiglio riguardo una questione delicata, temendo che le vostre parole possano ferirlo o allontanarlo da voi?

La soluzione non è assecondarlo, quanto piuttosto dire ciò che riteniamo giusto.

 

“Un amico può dirti cose che tu non vuoi dire a te stesso.”
Frances Ward Weller

 

Dobbiamo essere abbastanza abili da offrire al nostro amico delle prospettive diverse da quelle che ha considerato finora, aiutandolo a scoprire autonomamente la soluzione, senza forzature.

migliorare le relazioni con il dialogo

 

Per fare questo, possiamo usare alcune tecniche del Dialogo Strategico:

  • Non indaghiamo in modo troppo diretto le idee del nostro amico, altrimenti rischiamo di apparire aggressivi. Meglio adottare un atteggiamento rassicurante, che lo metta a suo agio e lo inviti a parlare spontaneamente: sguardo aperto e rilassato, sorriso naturale, mento abbassato come quando annuiamo, a dimostrargli assenso e disponibilità, palmi delle mani leggermente rivolti verso l’alto, per trasmettergli un senso d’accoglienza

 

  • Una volta che il nostro amico ha concluso il discorso, usiamo le cosiddette domande ad alternativa di risposta, offrendogli due possibili alternative.
    Questo tipo di quesiti permette, da un lato, di creare un’atmosfera di comfort e fiducia, mettendo in sintonia le persone, dall’altro, di guidare il nostro amico in una sequenza di domande e risposte che lo condurranno a scoprire, in modo spontaneo, delle opzioni ancora non valutate, senza accorgersi del nostro intervento.
    Ad esempio, invece di domandare “Cosa ne pensi di questa situazione?” domandiamo “Pensi che questa situazione sia frutto di una tua mancanza o che sia dovuta alle azioni di qualcun altro?”

 

  • Al termine di ogni spiegazione, parafrasiamo le parole del nostro amico, in modo da manifestare ulteriormente il nostro interesse e di evitare fraintendimenti.
    Iniziamo la frase con “Quindi, se ho ben capito, vuoi dire che …” e riformuliamo ciò che abbiamo ascoltato, riorganizzandolo in uno schema chiaro. Le parafrasi non hanno lo scopo di correggere l’altro, bensì di farlo sentire compreso e, al contempo, di mettere in luce i punti poco coerenti del suo discorso, permettendogli di risolverli sempre in modo spontaneo.

 

Usando queste strategie riusciremo a comunicare meglio in ogni ambito della vita, trasformando le difficoltà in occasioni per rafforzare i nostri rapporti interpersonali, sia privati sia professionali.

Le tecniche del Dialogo Strategico definite da Giorgio Nardone possono essere applicate alle circostanze più disparate e riguardano molti altri aspetti tipici delle nostre interazioni abituali.

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Scoprirai come partecipare a L’arte di Dialogare Strategicamente, il nuovo corso di Giorgio Nardone in cui apprenderai direttamente da lui i metodi più efficaci per entrare subito in sintonia con gli altri, instaurare relazioni durature, collaborare in modo proficuo con chi ti circonda e risolvere facilmente le incomprensioni attraverso le giuste domande.

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Comunicazione e lavoro di gruppo: le tecniche per Collaborare meglio

Il mondo del lavoro oggi ci pone davanti a sfide continue: qualunque sia l’ambito in cui ci muoviamo e la posizione che ricopriamo, a tutti noi vengono richieste non solo le competenze necessarie per svolgere al meglio le nostre attività, ma anche capacità che vanno al di là della sfera strettamente professionale.

Non si tratta più, semplicemente, di essere qualificati ed esperti nel proprio settore: oggi, per rispondere alle esigenze di un mercato del lavoro sempre più esigente, dobbiamo sviluppare doti che ci permettano di interagire al meglio con gli altri, in modo da raggiungere risultati che, da soli, sarebbe più difficile ottenere.

Stiamo parlando delle cosiddette “competenze trasversali”, caratteristiche personali che giocano un ruolo importante nelle modalità di pensiero e di comportamento, sia in contesti sociali sia di lavoro.
Esempi di competenze trasversali sono: capacità di diagnosi, di relazione, di problem solving, di decisione, di comunicazione, di organizzazione del proprio lavoro, di gestione del tempo e dello stress, spirito di iniziativa, flessibilità. Tali abilità sono determinanti per la nostra crescita professionale e personale.

 

Il lavoro di gruppo

Una situazione concreta che richiede l’uso di queste competenze, ormai parte della routine lavorativa di molti di noi, è il lavoro di gruppo.

In realtà, il lavoro di gruppo fa parte delle nostre attività quotidiane fin dall’infanzia: già all’asilo, infatti, veniamo coinvolti in giochi di squadra e in compiti educativi che stimolano la nostra capacità di collaborare con gli altri. Crescendo, poi, questi compiti si trasformano in ricerche scolastiche da svolgere con i propri compagni di classe, colloqui di lavoro di gruppo e così via, fino all’interazione con team in cui possono rientrare anche esperti esterni al proprio ambiente di lavoro abituale.

 

collaborare

Poco importa che si lavori in una grande azienda, che si gestisca una piccola impresa o che si svolga una libera professione: a prescindere dal nostro ruolo e settore riferimento, ci ritroveremo più o meno frequentemente a collaborare con i colleghi per sviluppare un progetto, a confrontarci con i clienti per soddisfare le più disparate esigenze, a partecipare a riunioni di fronte a responsabili e superiori.

Ognuna di queste circostanze rappresenta, in modo diverso, un lavoro di gruppo in cui dovremo adoperare diverse competenze trasversali. I lavori di gruppo, infatti, non sono tutti uguali e non hanno tutti le stesse finalità:

  • Ci sono i gruppi creativi in cui diverse professionalità collaborano a un obiettivo comune, per raggiungere un risultato il cui valore sia maggiore della somma delle singole parti. Questi gruppi sono stimolati a produrre nuove idee, pensare fuori dagli schemi e mettere insieme le varie proposte in modo coerente e costruttivo
  • Ci sono i gruppi chiamati a risolvere problemi specifici e urgenti, che hanno lo scopo di snellire i processi e la comunicazione in modo da giungere a una soluzione in modo più efficace e tempestivo
  • Ci sono i gruppi che si riuniscono periodicamente per valutare insieme l’andamento di un progetto, di un processo, di un’attività particolare, analizzandone criticità e definendo sistemi di miglioramento.

Come lavorare in gruppo e migliorare le relazioni con gli altri: il Dialogo Strategico

Se, da un lato, lavorare in gruppo permette di tirare fuori il meglio da ciascun componente e di cooperare ad un progetto di ampio respiro, che esalti e accresca le abilità di tutti grazie all’apprendimento reciproco, raggiungere questo obiettivo può rivelarsi difficile.

Nelle relazioni con gli altri, infatti, possono sorgere dei conflitti dovuti al confronto tra modi di pensare e di agire diversi tra loro. Questo avviene naturalmente, a prescindere dal tipo di legame: che siano rapporti professionali, familiari, sentimentali o di amicizia, ogni forma di interazione richiede la capacità di superare le piccole incomprensioni e di giungere a compromessi.

 

Il Dialogo Strategico di Giorgio Nardone, psicologo e psicoterapeuta considerato il più illustre esponente della Scuola di Palo Alto, rappresenta una tecnica di comunicazione avanzata che può aiutarci a raggiungere questi obiettivi.

Infatti le tecniche del Dialogo Strategico, sviluppate in decenni di ricerche negli ambiti più disparati, si rivelano efficaci tanto nella sfera professionale quanto in quella personale, permettendoci di adattare la nostra comunicazione ad ogni circostanza della vita quotidiana.

Tutti sappiamo quanto siano delicati gli equilibri tra le persone: a volte basta una parola detta con leggerezza, un tono di voce percepito come troppo severo o uno sguardo mal interpretato a rovinare il clima di sintonia costruito con impegno nel tempo.
Per creare solide relazioni interpersonali, grazie a cui raggiungere più facilmente i nostri obiettivi, è quindi fondamentale padroneggiare i vari livelli della comunicazione e imparare come fare le domande giuste per ottenere in modo spontaneo le risposte che vogliamo.

 

migliorare le relazioni

A questo scopo, una delle tecniche usate nel Dialogo Strategico è il linguaggio performativo o suggestivo.
Si tratta di un linguaggio che non si limita a fornire informazioni o istruzioni, bensì mira a suscitare emozioni precise, che stimolino gli altri a compiere determinate azioni in modo del tutto volontario, senza nessuna forzatura.
Questo è possibile attraverso l’uso di analogie, aforismi e metafore che evochino delle immagini concrete, dando vita e forza alle parole anche grazie al giusto tono di voce, delle pause e del volume con cui le espressioni vengono formulate.

Ad esempio, quando ci troviamo di fronte a una persona molto introversa e chiusa in se stessa, può essere difficile coinvolgerla nelle attività di un gruppo semplicemente chiedendoglielo o spiegandole gli effetti negativi dei suoi comportamenti sul gruppo. Al contrario, una frase come “questo atteggiamento è simile a quello di una marionetta rotta, con gli occhi rivolti al suo interno anziché al mondo che ha di fronte”, se detta nel modo più efficace e seguendo i giusti accorgimenti, potrebbe suscitare una reazione immediata e destare il cambiamento necessario in tempi brevi.

Il Dialogo Strategico, grazie a strategie di comunicazione appositamente studiate, è perciò capace di far percepire sia agli altri sia a noi stessi ogni situazione da una nuova prospettiva, aiutandoci a superare le difficoltà quotidiane nei rapporti interpersonali.

 

Per apprendere le altre tecniche del Dialogo Strategico direttamente da Giorgio Nardone, clicca qui.

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