NON C’È NIENTE DI SPECIALE AD ESSERE NORMALI: COME VIVERE LIBERI GRAZIE ALL’EROS

Dicembre 2016: Donald Trump viene eletto 45° presidente degli Stati Uniti, suscitando scalpore in tutto il Paese. Gli americani si dividono a causa delle sue rigide politiche anti-immigrazione e delle sue posizioni conservatrici: lo scorso gennaio, il giorno dopo l’insediamento alla Casa Bianca, in migliaia si riversano nelle strade per aderire alla “Marcia delle donne”, una manifestazione che, da rivendicazione dei diritti femminili, si è trasformata in una vera e propria contro-inaugurazione a sostegno di valori quali anti-razzismo e libertà personale.

 

Il multiculturalismo non è solo un’idea ma una realtà concreta, che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni anche noi: quando vengono costruite moschee o sinagoghe nel nostro quartiere, quando usciamo di casa e incrociamo i vicini in abiti tipici dei loro Paesi d’origine, quando il compagno di banco di nostro figlio parla un’altra lingua e capisce poco l’italiano.

La diffidenza verso ciò che è diverso non si rivolge solo contro persone di altre culture, ma anche contro i nostri concittadini che, per motivi personali, si discostano dalle scelte di vita più comuni: basta pensare alla discussione sulle coppie di fatto che, per mesi, ha infuocato tanto le sedi della vita politica quanto le strade e i talk-show.

 

Non vi sembra strano che ancora oggi, nel 2017, si senta il bisogno di rivendicare il diritto a manifestare apertamente il proprio modo di essere? Come si spiegano queste contraddizioni?

 

Per capirlo meglio partiamo da alcune riflessioni di Igor Sibaldi sul concetto di “normalità”

Che la normalità sia relativa è ormai un pensiero ampiamente condiviso: ognuno di noi è unico e mosso da desideri, aspirazioni e emozioni diverse da chiunque altro, perciò non può esistere un’idea di normalità comune a tutti, per quanto condivisibile.

 

Eppure, se la teoria mette tutti d’accordo, i fatti continuano a generare conflitti: in ogni società persistono concezioni talmente radicate da essere percepite come vere e proprie norme di vita a cui attenersi.

Si tratta di stereotipi che ingabbiano la nostra mente, di ruoli che continuiamo a cucirci addosso senza chiederci se ci rispecchiano davvero: il figlio che segue la strada dettata dai genitori solo per soddisfarne le aspettative, la moglie perfetta che smette di dedicare del tempo a se stessa per accudire la prole, il marito modello che soffre di stress pur di adempiere ad ogni richiesta della famiglia, e via dicendo.

 

Queste norme, che rischiano di entrare in contrasto con la nostra autorealizzazione, possono esserci trasmesse anche inconsapevolmente, ad esempio quando da piccoli facevamo sport.
La pratica sportiva è certamente un’esperienza edificante, che educa a valori fondamentali come l’impegno, la perseveranza e lo spirito di squadra. Tuttavia, in una competizione vi sono anche elementi di stress, in particolare:

  • si ha un obiettivo preciso a cui mirare e bisogna evitare qualsiasi distrazione per riuscirci;
  • si deve arrivare all’obiettivo prima degli altri perché il vincitore è unico: tutti gli altri sono rivali da battere, nemici;
  • è necessario rispettare le regole imposte da un’autorità indefinita, le quali non possono essere messe in discussione.

 

Se in una sfida questi tre elementi sono necessari per la vittoria, quando essi vengono trasferiti sul piano dell’essere individuale e delle relazioni interpersonali portano a dei conflitti interiori, a causa dei quali l’adolescente limita le proprie emozioni, i propri stimoli, i propri desideri: è così che la società ci rende “sudditi” uniformi e disciplinati, che operano in funzione dell’ordine stabilito.
Non bisogna farsi domande, né cercare soluzioni o opzioni alternative: ci viene solo richiesto di integrarci, ma non di integrarci tra noi, con rispetto e comprensione reciproci, bensì di adattarci seguendo la direzione verso cui tutti remano.

Si può uscire da questa condizione di “schiavitù” mentale?

Secondo Sibaldi sì: per farlo bisogna riscoprire una dimensione psichica comune a tutti nell’infanzia, un’energia insita nell’uomo fin dalla nascita, ovvero l’Eros.

È proprio per merito dell’Eros, infatti, che i bambini sono curiosi di tutto e non si pongono limiti nella scoperta del mondo, di sé e degli altri, privi di pregiudizi e inibizioni. Le loro azioni hanno un solo scopo: ricavare benessere, piacere e felicità da ogni esperienza concreta.

Chi risveglia l’Eros è capace di di liberarsi da convinzioni e ruoli imposti dall’alto: così può realizzare i propri veri desideri e seguire la propria coscienza in totale consapevolezza. In questo modo si aprono all’uomo infinite possibilità: chi si lascia guidare dall’Eros non vede più confini alla sua volontà, alle sue decisioni, ai suoi sentimenti, e sa che nel mondo non ci sono limiti a ciò che vale la pena provare, alle sfide in cui cimentarsi, alle persone con cui confrontarsi, cogliendo da tutto questo continua sorpresa e stupore.

 

Vuoi vivere personalmente questa profonda rinascita, uscendo dal tracciato della cosiddetta “normalità” per sviluppare la tua essenza autentica, libero da qualsiasi condizionamento limitante?
Partecipa al tour Le Scoperte dell’Eros nella città a te più vicina: Igor Sibaldi ti spiegherà come sprigionare l’Eros in modo da imboccare la strada che, ogni giorno, ti condurrà sempre più vicino ad essere eccezionale.

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ITALIANI SEMPRE PIÙ SINGLE: CHE FINE FARÀ SAN VALENTINO?

Oggi è il fatidico 14 febbraio: che voi siate in coppia o no, follemente innamorati o felicemente liberi da qualsiasi impegno, non potrete comunque ignorare le vetrine piene di cuoricini multicolore, candele profumate e petali di rosa sparsi un po’ ovunque, oppure l’esplosione di offerte per cene romantiche nei ristoranti della vostra città.
San Valentino non passa certo inosservato!

 

Sicuramente qualcuno starà pensando “per fortuna sono single, queste cose non fanno proprio per me!”; qualcun altro invece, si starà dicendo “peccato, mi sarebbe piaciuto ricevere un bel mazzo di fiori in ufficio”: è la prova che nessuno, né da una parte né dall’altra, è totalmente indifferente a San Valentino.
Sapete perché?

Perché nessuno, a prescindere da età e carattere, esclude l’amore dalla propria vita: c’è chi oggi lo dimostrerà al proprio compagno, chi ai figli, chi all’amica sempre disponibile oppure chi si immergerà con passione in un hobby o in un nuovo progetto professionale. Ecco perché si dice che l’amore muove il mondo: perché ci dà energia e motivazione in ogni circostanza.

 

Se ne sono accorti anche gli sviluppatori delle applicazioni per i nostri cellulari: il progresso tecnologico è stato accompagnato da un vero e proprio boom di dating app, cioè programmi che agevolano gli incontri tra persone che magari, nella vita reale, hanno basse probabilità di incrociarsi.
Se a questo aggiungiamo le serate per single, come gli speed-date, durante cui si cerca di conoscere più persone possibili in una sera, ci rendiamo conto che oggi le occasioni di trovare un partner sono molte più che in passato, per cui sarebbe lecito aspettarsi che trovare la propria dolce metà sia anche più facile…

 

 

Sbagliato! Secondo le statistiche i single in Italia sono aumentati del 41% negli ultimi 10 anni: a dispetto di ogni logica, inciampare nell’amore sembra sempre più difficile! Come si spiega tutto ciò?

 

Pare che la motivazione abbia a che fare più con l’economia che col romanticismo e che, come in ogni mercato che si rispetti, sia tutta una questione di domanda e offerta.
Secondo Adam Smith una relazione felice si fonda su empatia, condivisione e amore di sé: tutti cerchiamo queste cose, creando la domanda, ma coloro che incontriamo, cioè l’offerta, non soddisfano le nostre aspettative. Nonostante i single rappresentino una parte consistente della società, essi chiedono più di quanto sono disposti ad offrire, e questo porta un’ampia percentuale di loro a non impegnarsi nonostante i numerosi appuntamenti possibili.

Se ci pensate bene, sarà accaduto anche a voi almeno una volta: magari la vostra ultima relazione è finita proprio perché non vi sentivate più appagati come prima e avete cominciato a pretendere sempre di più, oppure siete stati voi stessi a non voler più dare il massimo in un rapporto. In entrambi i casi, a un certo punto, l’equilibrio tra domanda e offerta si è rotto.

 

Proprio a questo si riferisce anche il filosofo Igor Sibaldi quando distingue nettamente Amore e Eros.
L’amore è un sentimento che porta a fare continue richieste, nonché a un desiderio di possesso verso l’altro. Ovviamente, dato che ognuno ritiene di essere speciale e unico per la propria metà, vogliamo che egli abbia occhi solo per noi e che faccia tutto il possibile per renderci felici, senza chiederglielo direttamente: l’altro dovrebbe quasi vivere in funzione del nostro benessere.

La conseguenza di un simile atteggiamento è la reciproca limitazione di azioni, aspirazioni e desideri, perché entrambi i soggetti coinvolti si aspettano che il partner faccia sempre ciò che è meglio per l’altro, senza preoccuparsi del fatto che questo potrebbe non coincidere con ciò che è meglio per lui.

 

 

L’esempio di una situazione del genere è la rottura a causa di un trasferimento per motivi di lavoro: magari la persona di cui ci innamoriamo decide, malgrado il nostro disappunto, di accettare un’importante promozione che lo porterà in un’altra città, e così finiamo col restare profondamente delusi perché non mette la nostra felicità al primo posto.
È qui che l’equilibrio domanda/offerta rischia di rompersi: alcune caratteristiche personali che prima rappresentavano un valore aggiunto per il rapporto, come l’ambizione e l’intraprendenza, all’improvviso diventano un ostacolo perché l’altro non tiene conto delle nostre richieste. Dall’altra parte, di riflesso, anche l’altro è deluso da noi, perché non siamo spontaneamente disposti a seguirlo o a trovare una soluzione di compromesso, considerando prioritaria la sua gratificazione.

 

Come rompere questo circolo vizioso?

 

La soluzione consiste nel superare tale visione limitante delle relazioni grazie all’Eros racchiuso in noi: la sua energia può guidarci alla scoperta di chi siamo davvero, liberandoci dallo schema domanda/offerta tanto nocivo per le relazioni. L’Eros permette di superare i comuni preconcetti su cosa un rapporto dovrebbe darci e su cosa dovremmo aspettarci da esso, consentendoci di conoscere a fondo noi stessi e di capire ciò di cui abbiamo bisogno.

L’Eros infatti, al contrario dell’amore comunemente inteso, non chiede conferme esterne: il suo coronamento è tutto nella consapevolezza a cui ognuno arriva dentro di sé, da sviluppare anche per merito della relazione con l’altro, ma non necessariamente. Esso ci permette, infatti, di realizzare i nostri intimi desideri liberi dall’inganno che spinge a cercare la soddisfazione personale in qualcun altro.

 

Pensi di non aver ancora provato questo sentimento nella tua vita? Non sei il solo. Di certo l’Eros non è una dimensione a cui veniamo educati, ma che può essere riscoperta smantellando vecchie convinzioni radicate nella nostra psiche.

Il tour di Igor Sibaldi Le Scoperte dell’Eros sta già facendo il tutto esaurito in diverse città italiane. Scopri come abbracciare quest’occasione unica per iniziare a vivere l’amore in modo più soddisfacente e felice!
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COME ASCOLTARE SE STESSI: ECCO UNA TECNICA CHE FUNZIONA

Famiglia, carriera, indipendenza, aiutare gli altri, viaggiare, avere fama e celebrità: qual è la vostra idea di felicità?

 

Questo è quello che si sono chiesti gli ideatori di The Great Brain Experiment, applicazione sviluppata per capire come pensiamo e come agiamo.

“Che cosa mi rende felice?” è uno dei quattro giochi proposti: gli utenti simulano scelte tipiche della vita quotidiana, totalizzando un punteggio in base alle decisioni prese.

Questo esperimento dimostra che le persone non sono più contente per merito delle ricompense economiche, bensì dei desideri realizzati e delle aspettative appagate: sono le esperienze positive, la condivisione e le relazioni interpersonali a gratificarci, come, ad esempio, trascorrere il tempo con gli amici, intraprendere un viaggio o suonare uno strumento.

 

Ciò vuol dire che l’uomo trae soddisfazione dalle azioni concrete con cui esprime il proprio spirito, inteso come insieme di idee, emozioni e percezioni: trovarsi in armonia con lo spirito favorisce il processo di cambiamento perché rende più consapevoli della direzione da seguire per raggiungere l’autentica felicità.

 

Allineare mente e spirito, tuttavia, non è facile, anzi: raramente ascoltiamo quel che le nostre percezioni più personali ci suggeriscono e questo ci porta a riempire le nostre vite di attività insoddisfacenti.
Pensate a quante persone svolgono annoiate tutti i giorni gli stessi compiti, aspettando con ansia il fine settimana nella speranza di trovare il tempo di dedicarsi un po’ a loro stesse e, invece, continuano a correre dietro a mille impegni, senza mai ascoltarsi. Spesso si ritrovano ad accontentare le richieste di partner, amici e familiari, e così si sentono sempre più soffocate.

 

 

Magari anche noi, come loro, in diverse occasioni abbiamo avvertito il bisogno di cambiare, eppure non abbiamo agito di conseguenza.

Perché?

 

Chi si comporta così non si ritiene capace di affrontare una simile trasformazione, non conosce le strategie per gestirla e non sa da che parte iniziare. Troppe volte la paura ci paralizza e ci porta a seguire vuote abitudini, ignorando tanto i nostri sentimenti quanto le risorse personali grazie a cui, invece, potremmo innescare una vera e propria rivoluzione nelle nostre vite.

Certo, il cambiamento può spaventare, perché obbliga ad uscire dalla propria zona di comfort e a correre dei rischi, eppure provate ad immaginare cosa accadrebbe se ascoltaste davvero voi stessi e deste voce a ciò che più vi rende sereni: vi siete mai domandati quante cose potreste realizzare e quanta felicità ne trarreste se solo trovaste il coraggio di iniziare?

 

Per riuscirci, prima di tutto, bisogna imparare a comunicare con il proprio spirito in modo da raggiungere l’autocoscienza e la consapevolezza dei propri desideri più profondi.

 

Lo spirito racchiude i nostri istinti e le nostre emozioni, al contrario dell’Io, che consiste nell’immagine di noi stessi da trasmettere al mondo esterno: esso include le idee e le convinzioni che seguiamo per rispondere alle aspettative altrui.

Ovviamente, quello che gli altri vorrebbero da noi non sempre coincide con le nostre aspirazioni, perciò, quando l’Io prende il sopravvento sullo spirito e lo soffoca, si genera insoddisfazione.

Come fare per rompere questo meccanismo che influisce negativamente sul nostro equilibrio interiore?

 

La soluzione è ristabilire un contatto con il proprio spirito. Per farlo ecco un semplice esercizio:

  1. sedetevi in una posizione comoda, con i piedi poggiati sul pavimento;
  2. cercate il vostro baricentro e rilassatevi, mantenendo comunque uno stato di attenzione, proprio come fanno i tuffatori mentre si preparano all’esecuzione. Bisogna essere rilassati e mentalmente presenti al tempo stesso;
  3. prestate attenzione al vostro corpo: ascoltatevi, percepite voi stessi e calmatevi;
  4. quando vi sentirete a vostro agio, iniziate a seguire il ritmo del respiro. Abbracciate la piacevole sensazione della respirazione che scorre lungo la spina dorsale e rivolgete pensieri positivi verso voi stessi: pensate a quello che sapete fare bene e a tutto quello che avete;
  5. quando vi sentirete padroni delle vostre emozioni, cercate il vostro centro d’energia. Percepitelo e individuatelo esattamente, proprio come se voleste toccarlo con una mano: è lì che si trova il vostro spirito;
  6. una volta focalizzata la sede dello spirito, scrivete cosa vorreste cambiare nella vostra vita e poi rileggete ad alta voce, lentamente: sentirete pian piano crescere in voi la consapevolezza dei vostri reali desideri;
  7. adesso è il momento di immaginare la direzione da dare al vostro futuro e di proiettarla nell’ambiente fisico intorno a voi. Visualizzate il vostro cambiamento e indicate la direzione che state immaginando con l’altra mano: il vostro futuro è proprio lì, che vi aspetta.

 

Quest’esercizio vi aiuterà a trovare la vostra centratura, cioè l’equilibrio tra l’Io e lo spirito, tra coscienza dei vostri bisogni attuali e rappresentazione ideale del vostro futuro. Grazie alla centratura potrete gestire i problemi in maniera costruttiva e acquisire la determinazione necessaria a perseguire i cambiamenti che davvero vi renderanno felici, perché saranno dettati dalle vostri bisogni più autentici.

Provateci: muovete qualche passo nella direzione in cui avete mentalmente proiettato il cambiamento. Non sentite che la paura della trasformazione inizia ad allentarsi? Vuol dire che è la direzione giusta per voi! Perciò, è arrivato il momento di agire!

Iniziate questo nuovo anno con azioni concrete che vi avvicinino alla felicità giorno dopo giorno: lasciatevi sorprendere da voi stessi e cominciate subito a diventare ciò che davvero desiderate!

 

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Potrai apprenderle direttamente da Robert Dilts, uno dei massimi esperti della PNL, Giorgio Nardone, fondatore del Centro di Terapia Strategica, e Jeffrey Zeig, direttore della Milton Erickson Foundation.

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COS’È LA BELLEZZA PER LA NOSTRA SOCIETÀ?

Chi di voi ha sorelle, cugine, nipoti o figlie adolescenti probabilmente avrà notato che oggi le giovani sono molto più attente all’aspetto estetico che in passato: sono poche quelle che hanno il coraggio di uscire di casa struccate anche solo per andare a scuola e, nonostante l’età, sono già esperte di make up  grazie ai tutorial di YouTube.

Se, invece, non avete queste esperienze dirette, vi basterà fare un giro in un qualsiasi negozio di prodotti cosmetici, dove troverete ogni tipo di articolo: dal classico fondotinta allo spray fissatore, dallo smalto fortificante al primer occhi. È la chiara dimostrazione che benessere e cura di sé sono dei valori nella nostra società, e ciò vale tanto per le donne quanto per gli uomini.

Ma è meglio fare attenzione: una simile esaltazione dell’aspetto esteriore può rivelarsi un’arma a doppio taglio.

La bellezza ci può trafiggere come un dolore”: se lo scrittore Thomas Mann, con queste parole, celebrava la bellezza per la sua capacità di scatenare forti emozioni in chi la ammira, oggi essa potrebbe addirittura rappresentare un rischio, in particolar modo per le donne.

 

La cronaca ci racconta periodicamente di episodi di violenza con l’apposito intento di privare le donne della propria bellezza: uno dei più recenti risale ad alcuni giorni fa a Rimini, quando una giovane ventottenne è stata sfregiata dall’ex fidanzato che le ha lanciato dell’acido in volto.

Cosa si cela dietro un gesto simile?

Si può parlare di desiderio di possesso esclusivo, di sete di vendetta, di rabbia, di delusione, ma nessuno di questi spiega perché oggi gli uomini si accaniscano tanto proprio contro la bellezza, uno dei valori che da sempre esalta.

 

La risposta è più complessa e va cercata nel significato storico-culturale della bellezza femminile.

La società non ha mai chiesto alle donne di essere indipendenti, o acculturate, o di raggiungere traguardi di successo nella vita; tuttavia, ha sempre preteso da loro che fossero belle.
Persino nelle favole è indifferente che la protagonista sia una principessa o una contadinella, l’importante è che la sua bellezza tolga il fiato; allo stesso modo attrici, presentatrici televisive, commesse, hostess e qualsiasi altra figura professionale a contatto con il pubblico deve avere come primo requisito un bell’aspetto.

 

A proposito del bisogno di adeguarsi a canoni ben definiti, lo scrittore Igor Sibaldi fa delle interessanti riflessioni, affermando che un modo per liberarsi da questa “tirannia” esiste: basta riscoprire l’amore-Eros.

Vediamo meglio di cosa si tratta.

 

Per Sibaldi sia le donne che gli uomini tentano di uniformarsi a dei modelli estetici, tuttavia lo fanno in modi diversi: se le donne usano il trucco, gli uomini enfatizzano i propri comportamenti.

La questione supera il semplice desiderio di mostrare un’immagine migliore di sé perché questi sono stratagemmi con cui tutti mentiamo non solo agli altri, ma anche a noi stessi.

Il trucco e le bugie, infatti, sono tentativi di eguagliare degli stereotipi: così facendo, mentre ci illudiamo di perfezionare la nostra immagine, in realtà la impoveriamo, perché nascondiamo la nostra identità, il nostro vero essere, tutto ciò che ci rende unici.

Da un lato, le donne coprono rughe, imperfezioni, correggono il colorito della carnagione, ingrandiscono gli occhi e allungano le ciglia; dall’altro, gli uomini si fingono più spavaldi, carismatici, galanti, assumono atteggiamenti innaturali per essere più attraenti.

In poche parole, tutti noi indossiamo delle maschere: “nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”, diceva Pirandello.

 

Questo comportamento, però, non può renderci felici, non solo perché ci costringe a tenere alta la maschera con cui otteniamo consensi, ma pure perché ci porta ad ignorare chi siamo davvero.

Quest’ultima è la conseguenza più dannosa: a forza di recitare la parte che la società ci impone perdiamo la capacità di ascoltarci, di conoscerci, di capire i nostri reali desideri e obbiettivi, condannandoci all’infelicità.

 

Come uscire da questo circolo vizioso?

 

La soluzione, per Sibaldi, è proprio l’Eros.

 

 

Questo termine, perlopiù usato per parlare della sfera sessuale, in realtà ha un significato molto più profondo.

 

 

L’Eros è una delle componenti maggiori della nostra psiche ed una delle nostre principali energie emotive: esso ci spinge ad esprimere noi stessi attraverso azioni creative e a conoscerci per chi siamo davvero, esplorando i nostri sogni più autentici.

Inoltre ci spinge a desiderare la conoscenza assoluta, cioè la verità, senza illusioni né finzioni. Ecco perché coloro che provano amore-Eros (e non semplicemente amore) non si rifugiano in trucchi o bugie: essi accettano tutto sia di loro stessi che dell’altro perché vogliono conoscere la vera identità del loro amato, oltre alla maschera dietro cui essa si cela.

L’Eros permette di raggiungere una sincera consapevolezza di sé e degli altri, aiutandoci ad accogliere tutta la complessità dell’animo umano e a non nasconderci dietro inganni imposti dall’esterno: così questa importante facoltà della psiche può guidarci verso relazioni soddisfacenti e una vita pienamente felice.

 

Certamente la tentazione di seguire indicazioni altrui piuttosto che scoprire le nostre autentiche vocazioni può essere forte, perché la società in cui viviamo non ci educa ad ascoltare noi stessi e a seguire i nostri sentimenti profondi.

Credi di essere caduto in questo tranello anche tu?

La buon notizia è che è possibile risvegliarsi e porre fine a tutte le abitudini in cui non ti riconosci più: basta seguire l’energia dell’Eros che è racchiusa in ognuno di noi!
Per capire come fare, partecipa al tour Le Scoperte dell’Eros di Igor Sibaldi nella città a te più vicina: questa è la tua occasione per esprimere finalmente i tuoi lati ancora inespressi!

LIBERA IL POTERE CREATIVO DELL’EROS CHE SI NASCONDE IN TE!

Creare è stata sempre considerata un’attività elitaria: in antichità chi svolgeva mansioni intellettuali occupava le posizioni più alte della scala sociale perché le loro conoscenze, inaccessibili a tutti gli altri, conferivano un potere esclusivo.

Pensiamo agli scribi nell’antico Egitto o, andando avanti nella storia, alla raffinata educazione delle classi nobiliari in epoca moderna e ai mecenati nel Rinascimento, che aprivano le proprie corti ad artisti e uomini di cultura in modo da acquisire maggior prestigio.

E ancora: in epoca contemporanea, gli artisti hanno iniziato ad essere visti come dei ribelli che conducono vite fuori dall’ordinario, circondandosi di un alone quasi mistico: ricordiamo, ad esempio, il concetto romantico di “poeta maledetto”, il quale tende a una dimensione superiore rispetto a quella reale, o gli intellettuali che, durante i conflitti mondiali, si sono opposti alle imposizioni dei regimi, facendosi guide di intere parti di popolazione altrimenti inascoltate.
Pablo Picasso diceva che il principale nemico della creatività è il buonsenso: la cultura e la creatività sono sinonimi di coraggio, libertà ed esclusività; elementi che non tutti ritengono di possedere.

Ma ne siamo proprio sicuri?

Senza dubbio l’atto creativo è un fenomeno complesso che coinvolge numerosi elementi. Chi crea, indipendentemente dallo scopo finale, deve dimostrare di possedere competenze tecniche, affinabili col tempo e con la pratica, ma pure innate doti personali, quali l’intuizione, la sensibilità, la capacità di cogliere la giusta ispirazione e di analizzare il contesto socio-culturale in cui vive, dando forma a tutto ciò in un messaggio nel quale il pubblico si identifichi.

Stando a una simile descrizione, la creatività appare davvero come qualcosa di precluso alle persone comuni e che si rivela solo a pochi individui “illuminati”. Sarete quindi sorpresi di sapere che l’energia tipica di ogni processo creativo è racchiusa in tutti noi, perché si tratta di uno dei maggiori sistemi della nostra psiche: stiamo parlando dell’Eros.


Definire con precisione l’Eros non è semplice, in quanto il termine è stato variamente interpretato nel corso dei secoli via via fino ai giorni nostri, in cui è finito col coincidere con l’intimità fisica: la nostra società collega la sfera erotica alla sfera sessuale, sminuendo così il concetto molto più ampio che si cela dietro questa parola.

Igor Sibaldi, noto scrittore e filologo, ripercorre l’evoluzione storica del significato di Eros partendo dalla mitologia greca, in cui era immaginato come una divinità alata, figlio di Afrodite, la dea della Bellezza.
Celebrato dalla cultura pagana, Eros venne poi represso dal cristianesimo, che lo sostituì con rigidi valori morali ed etici.

 

Nella sua digressione storico-filosofica, Sibaldi si sofferma sulle concezioni di Eros di Platone e Socrate, da cui riprende aspetti centrali: egli vede nell’Eros il motore primario di ogni nostra azione, unendo l’idea platonica di Eros come conoscenza con quella socratica di Eros come fecondità, soprattutto psicologica.

In quest’ottica l’Eros, che non è limitato alla sfera fisica, spinge l’uomo a raggiungere la conoscenza assoluta, che segue a sua volta la conoscenza di sé.

L’Eros è quindi sapienza, ma non una sapienza fatta di concetti, teorie e idee senza riscontro nella vita reale: è un sapere che vuole raggiungere la verità e renderla concreta attraverso azioni tangibili.
E quale processo può conferire forma tangibile alla conoscenza se non quello creativo?

“La bellezza è verità, la verità è bellezza” scriveva John Keats.

Nel momento in cui verità e bellezza ispirano qualcuno, esse infondono l’energia vitale che poi si ritrova nelle opere d’arte e in qualsiasi altra produzione dell’uomo: creare, infatti, significa fare qualcosa di completamente nuovo, dare vita a qualcosa che, fino a poco prima, non esisteva ed era persino impensabile.

Così inteso, lo stimolo creativo non è prerogativa dei lavori artistici ma si manifesta in ogni elemento della vita umana, dalle azioni alle idee: il disegno fantasioso di un bambino, o la ricetta che avete inventato quasi per caso, oppure vostro padre che si diverte a fare bricolage nelle domeniche libere sono tutti esempi di questa energia.

 

 

È l’Eros a fornirci il coraggio indispensabile ad esplorare le dimensioni psichiche ed emotive che ancora non abbiamo indagato e grazie alle quali potremo diventare:

  • più consapevoli, perché avremo una maggior conoscenza di noi stessi e del mondo;
  • più positivi e proattivi, perché il sapere stimola il processo creativo necessario a dargli forme concrete;
  • più motivati, perché la creatività, una volta attivata, pervade il nostro modo di pensare e di agire, facendoci raggiungere risultati inaspettati e rendendoci di conseguenza più coscienti delle nostre capacità personali.

L’Eros coincide con la pienezza della vita e con la propria autorealizzazione. Per questo occorre riprendere contatto con la profonda energia racchiusa nell’Eros, così da poter ascoltare i propri desideri più intimi, assecondarli e poi dar loro forma concreta nel mondo.

Chi vuole avventurarsi in questo viaggio di esplorazione del proprio Io ha oggi un’occasione unica.

Igor Sibaldi porterà infatti il tour Le Scoperte dell’Eros in nove città italiane tra il 21 gennaio e il 1 aprile.

Se anche tu percepisci nel tuo animo la presenza di forze che vorrebbero esprimersi ma non sai comprenderle a pieno, questa è l’occasione che aspettavi.  Potrai finalmente elevare la consapevolezza di te stesso e, attraverso nuovi occhi, raggiungere la tua realizzazione personale.

La creazione di una realtà nuova e più soddisfacente parte da qui!

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COSA POSSIAMO IMPARARE DAL BLUE MONDAY?

Dopo il Black Friday di novembre, appuntamento imperdibile per chiunque fosse a caccia di sconti, ieri, 16 gennaio, è stato il turno del Blue Monday: il giorno più triste dell’anno.

Stando allo psicologo dell’Università di Cardiff Cliff Arnall, le cause dell’umore nero che ieri ci avrebbero afflitto sono:

  • rigide condizioni meteo: freddo, grigiore, sole pallido e scarse ore di luce non infondono certo allegria, tantomeno a noi italiani;
  • stress: siamo da poco rientrati a lavoro dalle ferie natalizie e ci ritroviamo con una pila di urgenze e scadenze arretrate da smaltire, di cui sentiamo la pressione;
  • sensi di colpa: dopo le festività, durante le quali ci siamo lasciati andare a qualche eccesso, ora dobbiamo fare i conti sia con i soldi spesi tra regali e bagordi, sia con i peccati di gola;
  • ansia: anche quest’anno abbiamo stilato una lunga lista di buoni propositi che adesso ci angoscia perché metterli in pratica risulta molto più difficile che non il semplice elencarli su carta o digitarli al cellulare.

Non sembra proprio una bella ricorrenza da celebrare, vero?
Eppure il Blue Monday può rivelare un lato meno negativo del previsto.

La tristezza non è che un muro tra due gradini”.
Questa frase del celebre poeta Khalil Gibran coglie in pieno il concetto di tristezza come stimolo ad avanzare.

 

Quando una persona è triste, infatti, è molto più concentrata su di sé rispetto al solito: preferisce starsene in solitudine a riflettere, ripercorrendo mentalmente gli episodi che l’hanno portata a sentirsi così e analizzando cosa avrebbe potuto fare per evitarli.
Si tratta di uno stato psicoemotivo delicato ma anche molto produttivo, tanto che studi scientifici hanno dimostrato che malinconia e silenzio, caratteristiche tipiche della tristezza, favoriscono le attività che richiedono una profonda concentrazione.

 

 

Una persona triste, perciò, non è passiva, anzi: si trova nella condizione di raccoglimento ideale per ritrovare dentro di sé gli elementi che le permetteranno di passare da una fase della propria vita ad un’altra.

Anche lo psicanalista James Hillman conferma questa idea, sottolineando che la tristezza viene oggi demonizzata proprio a causa della tranquillità e della riflessione che la accompagnano: “ognuno di noi è soggetto alla tirannia di una vita che va in fretta. E la malinconia è diventata un oltraggio, in questa società che corre senza sapere dove”.

 

Tuttavia, per essere certi di arrivare da qualche parte, sapere dove si sta correndo è fondamentale!
Persino la tristezza, con il bisogno di ascoltarsi che la caratterizza, può essere utile al nostro cambiamento.

Perciò, non serve necessariamente scappare dalle emozioni “negative” : il modo migliore per affrontarle ed evitare che ci rendano apatici è imparare a riconoscerle, accettarle e gestirle, traendone stimoli in grado di risvegliare le nostre risorse personali di cui non siamo ancora consapevoli.

Tutti possiamo riuscirci: basta applicare quelle strategie che ci permettono di scavare a fondo nel nostro spirito e nella nostra mente, rimettendo in contatto coscienza e desideri dimenticati o inascoltati. Capire se stessi è il passaggio fondamentale per imparare a gestire le emozioni: solo in seguito potremo indirizzarle nella direzione giusta per raggiungere cambiamenti concreti nelle nostre vite.

 

Una tecnica che aiuta a rimettersi in ascolto dei propri sentimenti e a trasformare le reazioni che ne conseguono è la riassociazione, molto usata nell’Ipnosi Ericksoniana.

La riassociazione può essere definita come la capacità di associare sensazioni positive a gesti, situazioni, frasi o altri elementi che solitamente suscitano in noi sensazioni negative.

 

Jeffrey Zeig, fondatore e direttore della Milton Erickson Foundation, racconta il caso di una donna di religione ebraica la cui famiglia scampò alle persecuzioni naziste. Questa donna si lacerava le unghie a causa del senso di colpa: il fatto che avesse una vita apparentemente felice la tormentava nei confronti dei propri genitori, i quali avevano tanto sofferto, perciò lacerarsi le unghie era per lei un modo di punirsi.

In casi come questo, una volta compresi i sentimenti alla base di certe azioni controproducenti, si potrebbe riassociare gli elementi collegati alle emozioni negative con altri che suscitino sensazioni positive.

Ad esempio, le mani, e di conseguenza anche le unghie, che per la donna di cui sopra erano oggetti carichi di e colpevolezza, potrebbero essere riassociate a tutte quelle immagini che, al contrario, ne fanno dei simboli di protezione, accompagnamento, sostegno: le mani che si accarezzano l’un l’altra e che accarezzano quelle di chi amiamo, oppure le mani che si stringono in segno di saluto e accoglienza, o ancora le mani di una madre che si prende cura del proprio figlio.

Si tratta quindi di un allenamento finalizzato a far scattare emozioni gratificanti e piacevoli di fronte a elementi o gesti che, in precedenza, suscitavano sentimenti negativi.

 

Ovviamente, dato che la nostra sfera emotiva non è regolata da meccanismi razionali, secondo questa strategia è molto più efficace usare metafore, raccontare storie e fornire esempi indiretti per far sì che le risorse sopite dentro di noi vengono risvegliate, piuttosto che fornire indicazioni chiare, precise e dirette su come riassociare tra loro gli elementi.

Uno degli scopi dell’Ipnosi Ericksoniana, che tanto usa la riassociazione, è proprio questo: fornire suggestioni attraverso cui le persone possano assumere nuovi occhi nei confronti della vita e delle relazioni, senza quasi rendersene conto, solo grazie all’attivazione delle potenzialità nascoste in loro stesse.

Questa è solo una breve anticipazione sulle tecniche che l’Ipnosi Ericksoniana utilizza per superare la paura delle emozioni e del cambiamento.

Per saperne di più clicca qui!

Potrai apprendere nuovi strumenti che ti porteranno a gestire meglio le tue emozioni e prendere il controllo della tua vita, direttamente da Jeffrey Zeig, che insieme a Giorgio Nardone e Robert Dilts sarà protagonista de Il Coraggio di Cambiare, un evento unico in Europa grazie al quale potrai capire davvero te stesso, i tuoi obiettivi e scoprire come affrontare i dubbi che non ti hanno ancora permesso di raggiungerli!
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UNA TECNICA PER SUPERARE LA PAURA DEL CAMBIAMENTO NELLA SOCIETÀ LIQUIDA DI BAUMAN

Il 2017 si apre con una grande perdita per il panorama culturale contemporaneo: il 9 gennaio ci ha lasciati il celebre sociologo Zygmunt Bauman.

Polacco, Bauman scampò alle persecuzioni razziali e fu testimone del crollo delle ideologie politiche, della globalizzazione, della crisi economica internazionale e della rivoluzione digitale.

Un veloce susseguirsi di cambiamenti epocali che l’hanno portato a teorizzare il passaggio dalla società solida, caratterizzata da senso di stabilità e da quadri politici rigidi e autoritari, a quella che lui stesso coniò col termine di società liquida, in cui dominano incertezza e precarietà.

Tratto distintivo della società liquida è il continuo mutamento: proprio come l’acqua assume ogni forma e penetra in ogni fessura, allo stesso modo i fenomeni sociali odierni non sono circoscritti da confini precisi, ma si estendono capillarmente e investono aree molto distanti tra loro, con una rapidità mai vista prima.

Pensiamo, ad esempio, ai mercati finanziari, che risentono di congiunture politiche e di conflitti ovunque essi si svolgano, intaccando il nostro benessere economico in modo diretto.

Uno scenario per certi versi inquietante, riassunto nella frase che il sociologo pronunciò in riferimento al periodo bellico: “Allora la gente era ottimista, vedeva la luce alla fine del tunnel. Le insicurezze erano temporanee. Ora invece ci rendiamo conto che l’insicurezza è per sempre”.

 

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Questa riflessione, così categorica, solleva un interrogativo fondamentale che tocca da vicino ciascuno di noi: come può l’uomo orientarsi in un presente vago al punto da rendere il concetto di libertà, per cui tanto si è lottato, un sinonimo di caos e paura di decidere?

Rispondere non è semplice, tuttavia la soluzione esiste, ed è acquisire una maggior flessibilità nell’interpretazione del reale.

Cosa significa?

Vuol dire sfruttare tutte le occasioni che l’ambiente ha da offrirci, senza escluderne nessuna a causa di paure o dubbi che influenzano le nostre azioni e decisioni.

 

Se le precsuperare la paura del cambiamentoedenti generazioni programmavano il futuro secondo uno schema piuttosto rigido, questo oggi è impensabile: basta guardare quanti giovani laureati in Italia decidono di avviare un’azienda agricola, o quanti padri di famiglia, dopo anni di lavoro, decidono di trasferirsi in un altro Paese per ricominciare da zero.

Queste persone dimostrano sia di avere una percezione del reale molto elastica e libera da pregiudizi, sia di fare esperienza diretta delle opzioni che l’ambiente pone sul loro percorso.

Questa è la differenza sostanziale tra chi vede nell’incertezza un ventaglio di possibilità da cogliere e chi, invece, un fattore che blocca le scelte personali.

 

Per potenziare questa capacità, insita in tutti noi, si può partire da semplici esercizi quotidiani.

 

La Terapia Breve Strategica, approccio innovativo alla soluzione dei problemi sviluppato dagli psicoterapeuti Giorgio Nardone e Paul Watzlawick, può aiutarci a reagire alle circostanze che la vita ci presenta in modo più flessibile, combattendo la paura di decidere che blocca il cambiamento.

Un esercizio rapido ed efficace per superare le proprie paure è il seguente:

  • scrivete su un foglio le paure che vi trattengono dall’intraprendere un cambiamento che vorreste attuare. Ad esempio: “vorrei trasferirmi in un altro Paese per lavoro ma temo di non essere capace di imparare una nuova lingua abbastanza in fretta”;
  • iniziate a mettere in pratica le azioni che vi porterebbero a raggiungere l’obiettivo, partendo dalla più semplice: nel nostro caso, si potrebbe scaricare un’app per la didattica della lingua che permetta di interagire con altri studenti, oppure seguire una serie tv in lingua originale con sottotitoli che ne facilitino la comprensione. Nel farlo, ogni giorno, scrivete i timori che nutrite verso la giornata che affronterete: nella nostra ipotesi, una delle paure quotidiane potrebbe essere: “temo che lo studio si riveli più difficile del previsto e che ciò mi scoraggi”;
  • al termine della giornata controllate quante delle vostre paure si siano effettivamente realizzate e come le avete gestite. Tornando all’esempio dello studio, infatti, si potrebbe scoprire che questo non si è affatto rivelato difficile come si temeva, anzi: potrebbe essere risultato addirittura più divertente di quanto presunto;
  • continuate con questo esercizio giornaliero: stilate sempre nuovi elenchi di piccole azioni necessarie a raggiungere obiettivi intermedi che, col tempo, porteranno a raggiungere lo scopo finale, ed esaminate di volta in volta come risolvete i relativi timori. Otterrete così una serie di problemi e soluzioni che vi dimostrerà che siete perfettamente in grado di gestire tutti i passi indispensabili per arrivare alla meta desiderata.

 

Vi renderete conto che la paura spesso non è determinata da un problema concreto, ma è frutto di scarsa fiducia in se stessi: questa consapevolezza vi spingerà col tempo a sperimentare tutti quei piccoli grandi cambiamenti che finora avete rimandato.

Possiamo perciò concludere che la domanda da porsi non è tanto “come può l’uomo orientarsi in un presente così indefinito?” , bensì “come può l’uomo far sì che l’incertezza del presente rappresenti uno stimolo al cambiamento anziché un ostacolo?”.

La risposta è racchiusa nella cognizione che non esiste un momento ideale per avviare il proprio sviluppo personale: il potere di realizzare concretamente i propri obiettivi è nelle mani di ciascuno di noi, e stabilire quando e come farlo è una nostra scelta.

Non ci resta quindi che trovare dentro di noi Il Coraggio di Cambiare grazie a tecniche come quella sopra citata: il 2 e 3 giugno a Rimini Robert Dilts, Giorgio Nardone e Jeffrey Zeig  ne forniranno molte altre, tutte finalizzate a portare alla luce le risorse potenzianti sopite dentro di noi.

È arrivato il momento di superare la paura dell’incerto, smettere di rimandare le decisioni che ci spaventano e prendere il controllo della nostra vita: ora che sappiamo come farlo sta solo a noi iniziare!

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GESTIRE IL CAMBIAMENTO GRAZIE A UN MENTORE INASPETTATO!

La prima volta che gli italiani hanno potuto vederlo risale a quasi 40 anni fa.  Precisamente il 4 aprile 1978, sulla storica “Rete 2” Ufo Robot, l’indimenticabile cartone giapponese, faceva la sua prima apparizione nel bel Paese.

Se nel 1978 la prima puntata veniva guardata su uno schermo che, fino all’anno precedente, conosceva solo il bianco e nero, oggi quello stesso episodio viene cercato in streaming online o magari direttamente su Youtube dallo smartphone, ed è l’argomento di web forum a cui chiunque può partecipare virtualmente da ogni parte del globo.

In soli 40 anni il mondo che ci circonda e i costumi sono cambiati radicalmente.

La rivoluzione digitale innescata dall’avvento di internet è un vero e proprio spartiacque della società odierna, in cui convivono i cosiddetti “millenials” o “nativi digitali” e i figli dell’era Goldrake.

Quando si dice appartenere a due generazioni diverse: da un lato i nati a ridosso del millennio, che sanno usare intuitivamente tutti gli strumenti digitali e hanno totale padronanza sia di internet che dei social network, dall’altro gli ultraquarantenni, che in breve sono stati catapultati in un contesto completamente diverso da quello in cui sono cresciuti.

La generazione over 40, infatti, non ha avuto modo di scoprire le nuove tecnologie crescendo, lasciandosi guidare dalla naturale curiosità, ma è stata costretta ad adattarsi velocemente a tutti i cambiamenti che ne sono derivati.

E se il ragazzino che rimaneva incollato allo schermo guardando le gesta di Actarus sarebbe stato entusiasta di questa rivoluzione, l’uomo maturo che la affronta oggi spesso storce il naso.

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La trasformazione del mondo del lavoro, ad esempio, è stata radicale, oppure pensate ai neologismi che sono stati introdotti nel linguaggio corrente: incomprensibili per intere generazioni di adulti, tanto da ostacolare ulteriormente la già difficile comunicazione tra genitori e figli.

Le nuove tecnologie hanno comportato una profonda trasformazione, al punto da generare un senso di ansia ed esclusione in chiunque non sia stato pronto ad adeguare i propri processi mentali ai nuovi ritmi della società.

Ovviamente l’avvento del digitale è solo un esempio delle centinaia di trasformazioni a cui la vita ci sottopone costantemente, sfidando la nostra capacità di adattamento e lettura dell’ambiente.

Per gestire al meglio periodi come quello che stiamo vivendo ci sono diverse tecniche che permettono di non essere in balia del cambiamento, ma anzi di controllarlo.

 

Una di queste è il “mentoring”, una tecnica sviluppata dalla Programmazione Neurolinguistica che consiste nell’assumere il punto di vista di un’altra persona in modo tale da percepire, interpretare e pensare esattamente come se fossimo lei.

Il mentore scelto non dev’essere necessariamente qualcuno che conosciamo da vicino: può essere un autore che stimiamo, il protagonista di un film che ci emoziona, un intellettuale che troviamo particolarmente acuto… Qualsiasi soggetto, insomma, che per qualche sua capacità riteniamo più capace di noi di affrontare una situazione in cui siamo in difficoltà.

Per utilizzare più efficacemente questa strategia dobbiamo porci delle domande che ci aiutino a immedesimarci nel nostro mentore, ad esempio:

– cosa farebbe lui/lei in questa situazione per risolverla?
– come reagirebbe a un evento del genere?
– che consigli mi darebbe per superare l’indecisione?
– chiederebbe aiuto? A chi si rivolgerebbe?

Simili quesiti ci aiutano a guardare una particolare circostanza con occhio imparziale e a non farci trasportare dalle nostre emozioni e dal nostro passato.

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Questo è tanto vero sia nella vita privata che al lavoro. Ad esempio, se il compito di un genitore è far fare i compiti al proprio figlio, il mentore da utilizzare in questo caso potrebbe essere una celebrità o un personaggio di fantasia verso cui i figli nutrono particolare stima, in modo da ricreare quel rapporto di fiducia che essi rivolgono al di fuori dell’ambiente familiare.

Oppure, nel caso si debba consegnare un lavoro importante che implica, magari, anche una presentazione in pubblico, potremmo calarci nei panni di un manager, un giornalista o un formatore che, coi suoi consigli, rappresenta per noi un punto di riferimento professionale.

In un certo senso anche il protagonista di Ufo Robot applica il mentoring quando usa Goldrake in battaglia, assumendone le sembianze e trasformandosi così in un supereroe che protegge la terra da invasioni aliene.

Grazie a questo metodo è possibile raggiungere subito risultati concreti e liberarsi dall’ansia provocata da bruschi cambi di scenario o situazioni inaspettate.

Così, se questo nuovo anno si preannuncia carico di cambiamenti e vuoi scoprire come gestirli al meglio, clicca qui.

Potrai scoprire, oltre al mentoring, alcune tra le migliori tecniche che ti permetteranno di gestire efficacemente il cambiamento nella tua vita, così da indirizzarlo esattamente nella direzione che hai scelto per te.

Grazie alle più innovative ricerche di Robert Dilts, Giorgio Nardone e Jeffrey Zeig, che si riuniranno insieme per la prima volta, potrai venire in contatto con i più efficaci strumenti derivanti da PNL, Terapia Breve Strategica e Ipnosi Ericksoniana, e finalmente vivere il futuro per quello che è: un insieme di grandiose possibilità!

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Come superare la gelosia grazie all’amore-eros

Ripensate ai vostri rapporti sentimentali passati o presenti: potete affermare di non essere mai stati gelosi o di non essere mai stati vittime della gelosia?

Sicuramente la risposta è no, e non c’è niente di sbagliato in questo.

Tante persone, spavaldamente, sostengono di non essere affatto gelose perché si fidano ciecamente del proprio partner, eppure una simile affermazione, per quanto importante, non è del tutto sincera.
È vero che la fiducia è essenziale per un amore maturo ed equilibrato, ma la gelosia fa comunque parte della nostra sfera emotiva, per cui, come ogni altro sentimento umano, non possiamo annullarla. Quello che possiamo fare è imparare a conoscerla, per capire come tollerarla e gestirla.

Riflettete ora sulla vita di tutti i giorni: chi non ha mai lanciato uno sguardo stizzito alla propria dolce metà mentre chiacchiera con un elegante collega? Chi può dire di non essersi mai ingelosita o ingelosito se il proprio compagno o compagna non ha immediatamente risposto al telefono mentre era ad una serata tra amici?
È evidente che le piccole e naturali dimostrazioni di gelosia fanno parte della quotidianità, perché derivano dal desiderio di essere considerati speciali dal proprio amato. Questa emozione è dunque un “male necessario” che può persino gratificare il soggetto verso cui è rivolta in quanto indice di attaccamento sentimentale.

Certe situazioni normali, tuttavia, possono decadere in “eccessi monomaniacali”. Prendiamo, ad esempio, il controllo del cellulare, oggi tanto diffuso. La presenza sempre più invadente di smartphone e social network nelle nostre vite ha senz’altro acuito le manifestazioni di gelosia all’interno delle coppie: pensate che, secondo dati raccolti dall’associazione “Avvocati Matrimonialisti Italiani”, nel 2015, i messaggi scambiati via chat costituiscono, in Italia, una delle principali cause di incomprensioni tra coniugi, tanto da portare a separazioni e divorzi nel 40% dei casi.

smartphone e gelosia

 

A queste esagerazioni, purtroppo, si affiancano anche situazioni molto più gravi, come gli episodi di violenza domestica e di femminicidio: in Italia, attualmente, stando ai dati raccolti dalla rete “Non una di meno”, si parla di una donna uccisa ogni 3 giorni. Per non parlare, poi, di quei Paesi in cui vigono usi e costumi che mortificano la libertà individuale e istituzionalizzano il predominio dell’uomo sulla donna.

Quelli fin qui elencati sono perlopiù vicende in cui la gelosia viene scatenata dalla presenza di rivali in amore o dal timore che ve ne siano. Ciò nonostante, l’interferenza di altri soggetti nella coppia non è l’unica circostanza in grado di scatenare questo sentimento. Infatti, esso può essere causato anche dalla soddisfazione personale della persona amata.

Come rivela il noto scrittore Igor Sibaldi nel suo libro Eros e Amore, la gelosia non si rivolge solo contro terze persone nel presente: essa può essere provocata anche dai successi professionali del proprio partner, dai suoi progetti futuri, dalle sue passioni, o addirittura dal suo passato.
Quando questo accade, la gelosia smette di essere una comune emozione e degenera in desiderio di possesso: l’innamorato vuole essere il fulcro delle attenzioni e delle azioni della persona amata, senza lasciarle alcuna possibilità di trovare gratificazione in altre componenti della propria esistenza.
Sensazioni di questo genere portano l’innamorato a voler cancellare tutto ciò che c’è stato prima di lui e che potrebbe esserci dopo, qualificandosi come unico elemento di valore nell’intera vita dell’altro.

Per Sibaldi questo tipo di gelosia è sostanzialmente inconciliabile con l’amore inteso come Eros. L’amore-Eros, infatti, è soprattutto desiderio di conoscenza: Sibaldi lo definisce il più grande strumento a nostra disposizione per conoscere chi siamo davvero e per raggiungere l’autentica autorealizzazione. Chi entra in contatto con Eros, quindi, non ha paura di conoscere nulla né di se stesso né del proprio amato, anzi! Chi conosce Eros è entusiasmato da ogni nuova scoperta.
Qualsiasi dettaglio, sia presente, che futuro, che passato, è una fonte di piacere inesauribile per l’Eros. Questo spiega perchè esso non soffra né di paura né di preoccupazione, ma trovi sempre stimoli che alimentano curiosità e interesse, avvicinando l’innamorato alla felicità. Ciò è possibile perché la curiosità dell’Eros non ha mai lo scopo di controllare l’altro, come avviene per chi è vittima di gelosia. Al contrario, essa è alimentata dalla gioia che scaturisce dalla conoscenza stessa.

Se vuoi approfondire la riflessione posta da Igor Sibaldi sul rapporto tra gelosia ed Eros, partecipa a Le Scoperte dell’Eros, il nuovo ed esclusivo tour di Life Strategies: avrai l’occasione di incontrare Igor personalmente e capire con lui come l’Eros può agire per migliorare la tua vita personale e professionale. Contattaci per ricevere tutte le informazioni.

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Come riconoscere le emozioni e gestirle

Prenditi 5 minuti di pausa e ripensa alla tua giornata di ieri: come la definiresti?

Stressante? Produttiva? Noiosa? Frenetica? Prova a descriverla con una sola parola.

Ora che hai trovato un aggettivo, rispondi a questa domanda: ti sei sentito così per tutto il giorno o hai cambiato diversi umori nel corso delle ore?

Sicuramente in alcuni momenti sarai stato più allegro, in altri più nervoso, in certi ti sarai sentito stanco oppure pieno di energia, e così via: se ci rifletti, scoprirai di aver attraversato tanti stati d’animo diversi nel corso delle ultime 24 ore.

Passare continuamente da uno stato emozionale ad un altro è assolutamente normale: tutti viviamo esperienze psicologiche diverse a seconda del momento, senza neanche rendercene conto. È proprio la mancanza di consapevolezza a rendere impossibile il controllo dei nostri stati interni.

Ti sembra un terreno inesplorato o qualcosa di troppo complicato? Non ti preoccupare! Robert Dilts, uno dei massimi esperti al mondo di Programmazione Neurolinguistica, svela qual è la tecnica migliore per riconoscere le proprie emozioni e gestirle.

La PNL dimostra che la nostra condizione emotiva, in un dato istante, influenza il modo in cui percepiamo le esperienze e anche il modo in cui rispondiamo ad esse. Perciò, se vogliamo essere padroni delle nostre sensazioni e delle nostre reazioni agli stimoli, il primo passo da compiere è fare un inventario degli stati emozionali interni e imparare ad assumere quello di volta in volta più adatto a raggiungere gli obiettivi.

Per individuare gli stati interni bisogna porre l’attenzione sulle posture (gesti, respirazione, movimenti), sulle submodalità (temperatura, luci, suoni) e sulle emozioni che li caratterizzano. In altre parole, dobbiamo diventare consapevoli sia di come ci muoviamo nello spazio, sia dell’ambiente che ci circonda, sia delle sensazioni che proviamo mentre sperimentiamo una specifica condizione emotiva.
Una volta catalogati più stati emozionali interni possibile, bisogna imparare come entrarvi ed uscirne a nostro piacimento, assumendone pieno controllo.

Dilts spiega che il miglior strumento per controllare gli stati interiori è il cosiddetto “ancoraggio”: esso permette di stabilire dei segnali in grado di riportare alla nostra mente tutti gli elementi distintivi di una certa condizione emozionale, in modo da ricrearla e quindi riattivarla.

Emozioni

Ph. by Rodion  Kutsaev

Ci sono vari tipi di ancore:

  1. le ancore spaziali: consentono l’accesso ad uno stato interno tramite una posizione.
    Come fare?
    Scegliete una posizione da associare a una condizione emotiva specifica ed assumetela. Mentre siete in questa posizione individuate posture, submodalità ed emozioni tipiche dello stato da riattivare. Una volta catalogati tutti gli elementi distintivi dello stato emozionale, abbandonate la posizione. Fatto ciò, esercitatevi più volte a riprendere la posizione della vostra ancora spaziale finché questa non vi permetterà di riaccedere automaticamente allo stato interiore.
  2. le ancore interne: permettono l’accesso a uno stato interno grazie a un colore o ad un suono.  Sappiamo che le submodalità dell’ambiente circostante influenzano la nostra condizione emotiva: usare un’ancora interna significa esercitarsi a riattivare un certo stato ogni volta che vediamo un determinato colore o che ascoltiamo un suono preciso.
  3. il “mentoring”: è un tipo particolare di ancoraggio con cui ci si mette nei panni di un mentore a nostro piacimento (reale o immaginario, in forma umana o non) ogni volta che vogliamo risvegliare alcune capacità riconosciute a lui ma non a noi stessi. Questo tipo di ancora ci aiuta a far affiorare in superficie doti sopite dentro di noi.

Dilts fa vari esempi pratici su come usare l’ancoraggio per muoversi tra diversi stati interni e spiega che l’unico modo per padroneggiare pienamente questo processo è esercitarsi il più possibile.

Usando la tecnica dell’ancoraggio descritta da Dilts possiamo imparare a calarci negli stati emozionali tipici delle 6 fasi del ciclo delle convinzioni, con cui è possibile avviare cambiamenti profondi nella percezione del mondo e di noi stessi. Ogni fase, infatti, è caratterizzata da una precisa condizione emotiva: per padroneggiare l’intero ciclo è indispensabile imparare a muoversi tra le emozioni che lo compongono. Quando saremo capaci di fare questo, potremo ripercorrere il ciclo ogni volta che abbiamo bisogno di attivare il cambiamento o raggiungere un obiettivo.

La PNL offre diversi strumenti e tecniche utili ad operare trasformazioni radicali nel modo di rapportarsi alle esperienze e agli altri, con lo scopo di realizzare il proprio potenziale. Di come riconoscere gli stati interni e influenzarli in modo che diventino il motore di un grande cambiamento parleremo a Rimini il 2 e 3 giugno durante il corso “Il Coraggio di Cambiare” con Robert Dilts, Giorgio Nardone e Jeffrey Zeig. Sarà un’occasione unica per scoprire tutti i metodi che favoriranno il tuo sviluppo personale! Contattaci per informazioni.

Il Coraggio di Cambiare: corso con Robert Dilts, Giorgio Nardone e Jeffrey Zeig