Chiacchierando con Igor Sibaldi: un esercizio di Metafisica

La vita spesso ci regala situazioni o persone che ci aiutano a crescere.

Possono essere esperienze felici, ma anche circostanze complicate, in cui dobbiamo affrontare qualche problema. A volte capitano senza preavviso, altre volte siamo noi i primi a cercare modelli, punti di riferimento, maestri che possano ispirarci e offrirci spunti per vedere il mondo con occhi nuovi.

Hai mai incontrato qualcuno del genere? Hai mai seguito un maestro? Che rapporto hai con queste persone?

Voglio raccontarti la mia esperienza in senso… metafisico. Un po’ come ci insegna Igor Sibaldi che, a sua volta, lo voglia o no, un po’ maestro lo è.

 

Chiacchierare e Immaginare con Igor Sibaldi

Un giorno qualsiasi ero in cucina e ho immaginato di chiacchierare con Igor Sibaldi.
Cosa c’è di meglio di miscelare una figura innovativa come lui e l’immaginazione, per ritrovarsi a chiacchierare con il proprio Io più profondo proprio come lui insegna, l’Io che sta al di là di ciò che conosciamo?

Quella mattina il mio Io metafisico ha fantasticato di chiacchierare liberamente, mentre un Igor Sibaldi immaginario lo ascoltava.

Gli ho raccontato il mio rapporto con i vari insegnanti e maestri che ho incontrato nella vita.
Immagino sia successo anche a te di incontrarne, o addirittura sceglierne, uno o più di uno: guardare alle conoscenze altrui per trarne insegnamenti o ispirazioni è una cosa che accomuna tutti noi.

libro

 

Alcuni si saranno affezionati a qualcuno in particolare mentre altri, nel corso del proprio sviluppo interiore, avranno sperimentato più maestri e insegnamenti.

Igor Sibaldi oggi è considerato un maestro e molti di noi lo ascoltano, lo seguono, frequentano i suoi seminari. Lui stesso ci parla di maestri: antichi o attuali, interessanti o incoerenti.

Ha questa caratteristica: sposta la nostra attenzione da sé agli insegnamenti più antichi.
È come se dicesse: “non occuparti di me, ma del metodo metafisico che anticamente ci hanno tramandato perché è questo che veramente ti serve”.

Ho pensato: cosa farei se me lo trovassi davanti?
Gli racconterei una storia. La mia storia. E così ho fatto:

 

“Non mi sono mai davvero legata a nessuno dei maestri che ho incontrato o scelto durante la mia vita. Legata è la parola giusta: fa un certo effetto, e me l’ha sempre fatto, come se mi mancassero l’aria e la libertà. Ma li ho cercati spesso e ne ho trovati molti.

Alcuni sono state persone che ho incrociato per un certo periodo di tempo: mi hanno insegnato qualcosa, dato ispirazione, lasciato un segno. Alcuni sono stati animali. Quasi nessuno di loro sa di essere stato tra i miei maestri.”

 

Ho immaginato Igor Sibaldi sorridere a questa mia confessione, che sembra unica ma che, in realtà, credo possa accomunarci tutti.

 

“Ricordo il tizio che aveva un modo di affrontare le questioni completamente calmo e riflessivo, senza il timore di fare delle lunghe pause di silenzio e di lasciare che gli altri attendessero che i suoi pensieri prendessero forma.

Poi è arrivato quello curioso di tutto, che cercava cose nuove di continuo: ha suscitato la mia meraviglia e l’ho voluto imitare, cambiando un bel po’ il mio modo di affacciarmi al mondo, passando dall’accontentarmi al non accontentarmi più di ciò che già sapevo.

Una ragazza che ho conosciuto per caso ha così tanta energia che la descrivo come una cura di emergenza: se sei triste basta trascorrere un pomeriggio con lei e passa tutto.

Ho imparato a non avere timore nel quotidiano: nel fare le cose, nel parlare, nel chiedere, nel tentare.
Un paio di maestri inconsapevoli mi hanno mostrato che si può essere generosi senza aspettarsi nulla in cambio, senza lesinare se stessi, senza timore di delusioni. Uno dei due è un gatto.”

 

Questi sono solo alcuni dei maestri che ho incontrato, e sono certa che anche tu avrai i tuoi personalissimi insegnanti. Ma proseguiamo la chiacchierata immaginaria.

 

“Tutto questo è stato possibile perché ho osservato quelle persone da un punto di vista differente e ho voluto cogliere quanto di straordinario portavano con sé: piccoli spunti per cambiare e voler allargare i miei confini, anche solo di poco.
Anche solo un poco può essere un cambiamento straordinario. Sono persone che hanno lasciato il segno: in fondo noi tutti siamo maestri inconsapevoli di persone che incontriamo nella nostra vita”.

 

Poi ci sono i Maestri speciali

“Poi ci sono i maestri che nel nostro immaginario occupano il rango di persona speciale, quella che ha una sapienza e una conoscenza oltre ogni limite.

Ce ne sono stati nella storia e ce ne sono tuttora. Soprattutto, li abbiamo incontrati personalmente.
Io però ho sempre avuto un approccio un po’ distaccato nei loro confronti e non li ho mai considerati come delle star. Forse è un modo di fare un po’ superbo?”

 

Lui, l’Igor Sibaldi con cui dialogavo, sorrise su questo ma io non avevo capito cosa stesse pensando di me in quel momento.

 

“Per me i maestri sono persone che incontro sul mio cammino, ma restano comunque persone.

Li vedo come fonti di ispirazione, occasioni per allargare i miei confini, ma rimangono esseri umani, con tutti i loro difetti, i loro problemi, le loro vite, esattamente come chiunque altro. Sono maestri su certi aspetti ma su altri sono in cammino, come chiunque di noi.

cambiare

 

Non escludo che in certe questioni ciascuno potrebbe rivelarsi maestro per il proprio maestro e trasformarsi in continuazione: una bella prospettiva!”

 

Il mio Sibaldi immaginario ha detto: “esatto! Ciascuno di noi ha tutte le potenzialità per fare della propria vita un capolavoro!” proprio come aveva già detto altrove, in una qualche intervista.
Ho un’immaginazione a risparmio a volte.

 

Ho proseguito:

 

“Vedendo i maestri come persone capaci di ispirarmi, senza però lasciarli entrare in ogni aspetto della mia vita, ho sempre mantenuto una certa indipendenza: di scelta, intellettuale, intuitiva.

Ho citato l’intuito. Credo che sia l’intuito a guidarmi in queste scelte. Sento che perderei un certo grado di libertà se seguissi un maestro solo, per sempre, senza metterlo mai in discussione. Voglio mantenere il mio diritto a disobbedire!”

 

Quest’ultima frase l’ho detta in modo piuttosto teatrale, ridendo. Ci vuole complicità in questo desiderio di disobbedienza, anche quando sei in cucina sola con te stessa.

 

“Del resto, non è forse fondamentale che l’allievo superi il maestro? Che se ne distacchi, che tagli il cordone ombelicale? Ecco: ho sempre evitato di aggrapparmi a quel cordone, che poi diventa un cappio stretto stretto e non fa respirare bene.”

 

La Sorpresa

“Talvolta qualche maestro mi sorprende. A volte sono insegnamenti del tutto nuovi e mi ritrovo sorpresa ed emozionata di fronte a una nuova realtà che si dischiude: non sono più quella di prima. Sono certa che capisci cosa intendo.”

 

Forse non direi mai al vero Sibaldi “sono certa che capisci”… ma da sola, nella mia cucina, l’ho fatto. Tanto lui non lo saprà mai.

 

“A volte invece trovo chi ha il potere di dare corpo e forma a numerose intuizioni che si agitano dentro di me, da qualche parte in un luogo del mio Io. Riconosco il maestro perché non mi dice niente di nuovo, niente che in un certo senso non sapessi già, ma gli dà un ordine, un senso, un collegamento con tutto il resto.”

 

Unire i puntini, Estendere i Confini

“E così ogni maestro mi ha mostrato il significato di certe intuizioni. È come se fossi un vaso che non solo si riempie, ma che cambia, si estende, rinnova colore, forma, sostanza. In fondo perché mai dovrei rimanere sempre uguale a me stessa?

All’arrivo di una novità, non ho mai rinnegato le scoperte precedenti. Ogni scoperta si è mescolata con tutto il resto e ha dato forza ad un cambiamento originale e solo mio.

Un maestro dà la nota di partenza, ma il viaggio, la creazione, l’immaginazione per generare una me diversa sono solo miei. Se mi legassi troppo al maestro di turno, sento che perderei questa possibilità. I maestri sono come scintille da cui partire per qualcosa di nuovo, ma questo non è possibile se deleghiamo una parte di noi ad un’altra persona.

Ho cambiato spesso maestro e spesso i miei confini sono cambiati. Sono sorte nuove domande ed è cambiato il mio modo di concepire il mondo attorno a me.

Non è stato sempre casuale. A volte l’ho proprio voluto, desiderato. A volte qualcuno ha avuto la stessa forza di uno schiaffo in pieno viso: può essere utile se desideri uscire dallo status quo. Ma che male che fa!”

 

Penso che a volte serva molta energia per separarsi da una situazione che ci è familiare.

 

“A un certo punto però tu, Igor Sibaldi, hai tirato fuori altre cose che non conoscevo per niente e che non sapevo esistessero. Quella volta mi hai sorpreso e sorprendere è qualcosa di speciale, che modifica all’istante tutto il mondo che hai attorno. La sorpresa trasforma.

Rimani un messaggero del mio intenso desiderio di allargare i miei confini, come un sarto che confeziona il tuo nuovo abito.
Ecco: sei un maestro. Per ora, per questa parte di viaggio, per queste cose che insegni.

Mi auguro che verrà un giorno, presto, prestissimo, che quanto ci racconti sia compreso da tutti e che si possa tutti insieme andare a immaginare qualcosa che veramente superi ogni confine già scoperto o sentiero già percorso, per arrivare là dove nulla è mai stato scritto né detto.”

 

Ecco”, ha ribattuto.

Cosa replichi a chi ti racconta, sfrontata, queste cose?

Lui ha detto: “Basta solo desiderarlo.” E ha sorriso provocatorio, come fa sempre.

 

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