Scoprire le 3 verità secondo Igor Sibaldi

“La verità vi renderà liberi” è scritto nel Vangelo Secondo Giovanni.

Ma quale Verità?

“Verità” è una di quelle parole dal significato sfuggente.

Cerchiamo di approfondire cosa significa parlare oggi di Verità e di come questo aspetto possa accompagnarci nella nostra crescita personale.

I diversi significati di Verità

“Verità” è una parola latina ma il Vangelo, ricordiamo, è scritto in greco.

Verità in ebraico è ‘emmeth che in geroglifico significa “qualcosa che tu tieni dentro di te”.

È la stessa parola, in ebraico, di mamma perché la mamma è colei che tiene dentro di sé il bambino: ‘emmeth significa quindi “tira fuori quello che hai dentro”. È un’esortazione importante e di grande aiuto, specie nei momenti più difficili.

Quante volte abbiamo sentito il bisogno di non tenerci dentro ciò che ci faceva soffrire, ribollire o elucubrare all’infinito?

Ci è capitato talvolta di sentirci incalzare “Dimmi la verità!”: un’esortazione a tirar fuori ciò che celiamo dentro di noi. La verità: il racconto personale che ci portiamo dentro. La nostra versione degli eventi.

In quei momenti possiamo mettere in pratica l’esercizio della narrazione: “raccontiamo” ciò che abbiamo custodito interiormente a un interlocutore che ci ascolta, non implicato negli eventi. Esterniamo, portiamo al di fuori, o al di là di noi stessi, e possiamo trarne un effetto benefico: le nostre problematiche prendono una forma nuova, differente, meno intense di come apparivano se osservate dall’interno.

In latino verità è veritas , che significa “quello che è creduto”.

Non da noi, ma dagli altri. Tutti gli altri.

Questa veritas è di natura sociale. È quella che taluni raccontano a tutti gli altri. Spesso incontestabile.

È ciò a cui dobbiamo credere ( il mondo del dovere) e a cui è richiesto che ci conformiamo. Tramite la veritas si crea un “noi” conformante, privo di identità singole, che distingue in gruppi e spesso li mette in contrapposizione.

Non è possibile avanzare domande o proposte di cambiamento. Non sarà possibile essere scettici e mettere in discussione ciò che la nostra individualità sente incongruente, distante da sé o semplicemente che si desidera approfondire.

È un mondo poco libero.

Dunque arriviamo al greco, la lingua dei Vangeli, nei quali verità si dice alìtheia, che significa “togliere il velo”. La verità di cui parla Gesù è il togliere il velo.

velo

Se togliamo il velo noi a un certo punto ci sentiamo liberi.

Perché “il velo” rappresenta le verità, le storie degli altri che ci nascondono la nostra verità. Se togliamo il velo comincia la nostra verità.

Attenzione: comincia.

Esiste la verità assoluta?

Giovanni, nel suo Vangelo, scrive anche:

Io sono la via, la verità, la vita

che nella nostra lingua significa “quello che noi chiamiamo IO, è una verità – una storia – che ha una forma di via e una forma di vita”. E questo vuol dire che dobbiamo renderci conto che la verità assoluta non esiste.

La verità è una via che noi percorriamo individualmente.

Su questa personale strada vediamo solo per un poco cosa abbiamo davanti ma non possiamo sapere cosa accadrà tra breve, le diverse svolte, i cambi di direzione, cosa ci aspetta all’orizzonte.

Questo percorso è personale e riguarda la nostra vita e quella di nessun altro. Ed è misterioso, pieno di sorprese. L’IO è una vita che percorriamo e non sappiamo cosa ci capiterà, lo scopriremo man mano: questa è la verità.

Questa verità si incontra con il concetto di “libertà”. Essere liberi vuol dire non dover rispondere a nessuno. Libertà vuol dire “fare quello che piace”.

La maggior parte dei nostri contemporanei non sa ciò che gli piace. Conosce quello che deve piacere, concetto ben diverso.  Ricade nel mondo dei “doveri” e richiama al significato di veritas latina.

La verità personale è una narrazione

La verità, secondo l’espressione greca utilizzata anche nei Vangeli, fa riferimento al concetto di “punto di vista”, ovvero il modo in cui ci guardiamo attorno, la via che percorriamo e che costruisce, situazione dopo situazione, la nostra verità: gli occhi con i quali osserviamo ciò che ci accade creano una via, una narrazione, che man mano costruisce la nostra personale verità. Questa sarà tanto più libera quanto più sapremo scoprire e scegliere ciò che ci piace e ciò che desideriamo.

Immaginiamo per un momento di guardarci da fuori. Non preoccupiamoci del risultato che produrremo: l’importante è che scopriamo di poterlo fare. Realizziamo quel famoso detto di Archimede:

“Datemi un punto d’appoggio e solleverò il mondo”.

Il punto d’appoggio è fuori dal nostro mondo personale, dalla nostra verità e per utilizzarlo dobbiamo “uscire” da noi stessi, dal nostro punto di vista e dalla nostra attuale strada di vita.

Esiste la possibilità di avere un punto di vista dal di fuori, in un mondo in cui esiste una verità ulteriore rispetto a quella che altri ci impongono (veritas) o rispetto a quella che ci raccontiamo (alìtheia)

Come possiamo fare?

Immaginiamo di essere in questo punto di appoggio al di fuori ed iniziamo a raccontare la storia come la stiamo vedendo in quel momento: quei problemi che prima sembravano insormontabili, visti da un “altrove” al di là del nostro mondo, non sono poi così grandi. Anche perché quegli stessi enormi problemi, ugualmente, sono storie raccontate, ma da dentro: è la visuale che cambia.

Noi siamo i padroni del racconto e possiamo cambiarlo quando vogliamo.

Cambiamo la visuale!

Impariamo a vivere il mondo come una narrazione e saremo liberi.

Potremo far avverare i nostri desideri e realizzare quelli che ancora non hanno trovato la via giusta, il giusto racconto, affinché prendano forma nella nostra vita.

I 4 comportamenti dannosi più diffusi che forse conoscerai

comportamenti

Tempo fa, leggere il giornale sorseggiando il caffè del mattino era un’abitudine molto comune; oggi, nell’era delle innovazioni tecnologiche, il giornale cartaceo è spesso sostituito dalle news in tempo reale sui social network. L’immediatezza nella diffusione delle notizie ha amplificato la nostra percezione di un mondo dominato dal veloce e costante cambiamento che, in molte circostanze, si traduce in incertezza sul futuro.

Se a livello professionale quest’incertezza è dovuta ad alcune caratteristiche dell’attuale contesto socio-economico e dell’odierno mondo del lavoro, come la concorrenza globale, l’utilizzo dell’online, la necessità di un continuo aggiornamento delle proprie competenze e conoscenze, a livello personale l’incertezza si riscontra nell’instabilità delle relazioni, nella trasformazione dell’ideale di famiglia e di coppia e nelle nuove forme di interazione con gli altri, magari tramite apposite applicazioni su smartphone.

Il mondo cambia ogni giorno sotto i nostri occhi e ci chiede di stare al passo con la sua rapidità. Per farlo, la flessibilità diventa una dote indispensabile in ogni ambito della nostra vita quotidiana, dal lavoro ai rapporti interpersonali.

 

Aprirsi al cambiamento grazie alla flessibilità

Sviluppare la flessibilità può rivelarsi più difficile del previsto. La nostra mente non ama le novità: ecco perché troviamo la routine così rassicurante. Inoltre, mettere in atto schemi già noti implica un risparmio di energia per il nostro cervello che, di conseguenza, tende a reiterare i comportamenti del passato, preferendo scenari che può prevedere ad altri totalmente ignoti.

Come scuotere la nostra mente da questa sorta di “pigrizia” e stimolare in noi atteggiamenti e modi di pensare più flessibili?

Lo psicologo e psicoterapeuta Giorgio Nardone, ideatore della Terapia Breve Strategica e del Problem Solving Strategico, che permettono di risolvere i problemi quotidiani e superare le difficoltà di ogni giorno in tempi brevi, ha individuato quattro comportamenti molto diffusi che ostacolano il nostro benessere psicofisico e il nostro equilibrio personale. Per ognuno di questi, inoltre, Nardone indica le soluzioni concrete più efficaci da applicare subito per andare oltre i propri limiti e iniziare a vivere la propria vita più determinati e sicuri di sé.

L’inganno delle aspettative

Quante volte siamo rimasti delusi perché ci aspettavamo una certa reazione, delle scuse o un gesto in particolare da parte di qualcuno, ma le nostre aspettative non si sono realizzate? La tendenza a supporre che gli altri usino i nostri stessi criteri di valutazione nell’interpretazione del mondo e che tutti si comportino esattamente come faremmo noi, non può che essere fonte di incomprensioni.

Questo inganno si crea perché, nell’aff­rontare le situazioni, non ci lasciamo guidare soltanto da libere valutazioni, ma pure da preconcetti su ciò che è giusto fare, da valori etico-morali, da regole e insegnamenti che la società e la famiglia ci hanno tramandato.  Di conseguenza, non riusciamo più a immaginare modalità alternative di pensare e di gestire la vita e, quando qualcuno segue principi diversi dai nostri, andiamo in crisi.

L’unica soluzione possibile per superare questo inganno consiste nell’esercitarci a guardare la realtà anche con gli occhi degli altri, non solo coi nostri o con quelli delle persone più affini a noi. Cercare, cioè, di assumere il punto di vista di tante persone differenti. Questo deve essere un esercizio costante se vogliamo evitare che la nostra mente ristabilisca le rigide schematizzazioni a cui è abituata, cadendo così nelle solite convinzioni.

L’inganno della coerenza

“Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione”, diceva James Russell Lowell. Viene allora spontaneo chiedersi: come mai dimostrare coerenza con le proprie idee e con i propri valori è considerata una qualità fondamentale dalla maggior parte delle persone? Pensiamo, ad esempio, a chi confonde la coerenza con l’ostinazione a difendere le proprie posizioni nonostante allontanino dalla felicità, perché non combaciano coi propri veri desideri.

In simili casi, la coerenza si trasforma in mancanza di flessibilità, rendendo intransigenti e incapaci di adeguarsi alle evoluzioni e ai molteplici aspetti del mondo in cui viviamo. La coerenza assoluta non fa parte della nostra realtà, perciò pretenderla dagli altri o dai noi stessi è un inganno da cui faremmo bene a salvaguardarci se vogliamo aff­rontare l’esistenza in modo equilibrato e felice.

La soluzione consiste nell’imparare ad accettare le incoerenze altrui oltre alle nostre ed evitare di imporsi come giudici severi degli altri e di noi stessi ogni volta che notiamo qualche discrepanza nelle azioni o nei comportamenti che ci circondano. Cambiare idea, rovesciare le proprie posizioni, tirarsi indietro di fronte a qualcosa in cui non crediamo più come prima non sminuisce il nostro valore, bensì è segno di intelligenza attiva. Sperimentare diverse strade, avviare più percorsi e poi scegliere quello più adatto a noi è il solo modo che abbiamo per prendere decisioni consapevoli.

L’inganno dell’evitamento

Capita a tutti: quando qualcosa ci spaventa, la evitiamo. Che sia un confronto diretto con un membro della nostra famiglia, oppure una richiesta ad un nostro superiore, scappare di fronte a situazioni considerate pericolose ha eff­etti controproducenti perché aumenta il senso di insicurezza. Quindi, paradossalmente, ciò che facciamo per sentirci protetti aumenta gradualmente il livello delle nostre paure.

Non ci sono molte alternative: l’unica soluzione efficace è affrontare quello che la vita propone, a maggior ragione se qualcosa ci spaventa e siamo tentati di evitarla. Dobbiamo fare esperienza diretta delle cose per poter decidere in modo consapevole se andare avanti o meno invece di evitarle a prescindere. Scappare dalle esperienze è segno di paura; al contrario, adottare un atteggiamento predisposto al confronto e poi, se necessario, interrompere un’azione ritenuta inadeguata o inutile, è segno di intelligenza.

attesa

L’inganno del rimandare

Tale inganno è simile all’evitamento, ma in questo caso il procedimento è diverso: il rimandare, infatti, non porta semplicemente a rinunciare di fare qualcosa, ma spinge a dire “lo farò più tardi, o domani, o nel prossimo futuro”: in questo modo ci illudiamo di mantenere il controllo delle nostre decisioni, ma non è a­ffatto così.

Tutti siamo caduti in questo tranello almeno una volta, tanto riguardo ad azioni di poco conto quanto a decisioni più importanti: ad esempio, voler seguire uno stile di vita più sano, mettendoci a dieta o andando in palestra e dirci ogni settimana “inizio da lunedì” per poi non farlo mai; oppure dover preparare un esame o un progetto di lavoro importante e molto impegnativo e, anziché concentrarci subito su di esso, dedicarci a tutta una serie di altre attività più leggere dicendoci “domani avrò più tempo a disposizione”.

Per evitarlo, possiamo utilizzare quella che Nardone definisce paura terapeutica, il mezzo più potente di cui disponiamo per correggere alcuni dei nostri atteggiamenti sbagliati. In pratica, si tratta di temere le conseguenze del rimandare, cercando di immaginarne gli e­ffetti negativi: sareste ancora disposti a rimandare la dieta o l’allenamento fisico sapendo che, a breve, la vostra salute potrebbe essere compromessa? Continuereste a non concentrarvi sull’esame o sul progetto di lavoro se veniste minacciati da una bocciatura o da un licenziamento?
Di solito immaginare il peggiore scenario possibile sblocca dall’immobilismo anche i soggetti meno propensi: mettendo in pratica questo esercizio quotidianamente,  questo modo di pensare diverrà automatico per la vostra mente che inizierà a beneficiarne nella vita di tutti i giorni.

Per apprendere molte altre tecniche e strategie sviluppate da Giorgio Nardone, andare oltre le incertezze quotidiane e agire con maggior determinazione e sicurezza in te stesso, clicca qui.

Scoprirai come partecipare a MasterMind, il workshop di due intere giornate con Giorgio Nardone, Robert Dilts e Filippo Ongaro. Grazie alle loro recenti scoperte nell’ambito della Terapia Breve Strategica, della Programmazione Neuro-Linguistica e del Coaching della Salute, potrai elevare le prestazioni di mente e corpo ottenendo risultati efficaci in breve tempo, raggiungendo i traguardi che desideri sia in ambito personale, sia professionale.

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Traguardi personali e non. Questione di talento?

traguardi

Ognuno di noi vorrebbe avere successo in ciò che fa e raggiungere i più alti traguardi, sia a livello personale, sia professionale: avere una vita familiare serena da cui trarre sostegno nei momenti di difficoltà, essere riconosciuti per il proprio valore, ottenere gli obiettivi desiderati nonostante gli ostacoli ed essere abbastanza flessibili da gestire e superare efficacemente le difficoltà quotidiane.

Anche se questo è ciò a cui tutti ambiscono, sono pochi coloro che arrivano alla meta. Cos’è che permette ad alcune persone di riuscire là dove altri rinunciano?

Qualcuno dice che si tratti di talento innato. Secondo questa teoria, solo un piccolo numero di fortunati dalle doti particolari potrebbe vivere una vita all’altezza dei propri sogni.

C’è poi una seconda visione, secondo la quale chiunque può riscuotere risultati eccezionali in ogni ambito della quotidianità, perché questi dipendono da fattori su cui ognuno di noi può agire direttamente.

 

Come elevare le prestazioni di mente e corpo

Filippo Ongaro, coach certificato e primo medico italiano ad aver ottenuto una certificazione in medicina funzionale e anti-aging negli Stati Uniti d’America, in base ai suoi studi e alla sua esperienza (tra cui quella con gli astronauti presso l’Agenzia Spaziale Europea) afferma che non è il talento a fare la differenza nelle nostre prestazioni, ma un insieme di fattori che possono essere potenziati attraverso una serie di tecniche specifiche e mirate.

Nel corso della sua carriera, Ongaro ha collaborato con atleti e manager di ogni tipo, aiutandoli a sviluppare le loro capacità e utilizzare a pieno le risorse a loro disposizione per cambiare e migliorarsi. Tra i suoi obiettivi vi è anche quello di mostrare che tutti, dal businessman allo sportivo, dal professionista allo studente, devono lavorare su un insieme di elementi per ottenere il massimo delle prestazioni.

master mind

Secondo Filippo Ongaro la prestazione massima emerge da uno stato di grande coerenza tra bisogni profondi, valori personali e comportamenti. I risultati arriveranno come conseguenza. Ecco i 3 aspetti cardine su cui concentrarsi per raggiungere questo traguardo.

 

Fare pratica per aumentare la padronanza – 1 

Uno dei modi più efficaci per accrescere le proprie competenze è concentrarsi sui vari passaggi necessari per svolgere un’attività, uno alla volta. Selezionate un singolo compito su cui addestrarvi e, una volta che ne avrete acquisito la piena padronanza, passate al successivo. Quando i compiti sono complessi divideteli in diversi sotto-componenti per essere certi di mantenere il controllo di tutto.

 

Allenare uno stato mentale di profonda concentrazione – 2

Ongaro afferma che non è possibile ottenere prestazioni elevate se la mente è bombardata da troppi stimoli contemporaneamente. Essere focalizzati, al contrario, è ciò che meglio favorisce le performance di alto livello, sia personali, sia professionali.

 

Trarre motivazione dal piacere emotivo – 3

Ci sono attività che, nonostante i sacrifici e l’impegno, riescono a ricaricare la nostra energia, facendoci sentire più attivi anziché più stanchi. Il merito è proprio del piacere emotivo che proviamo quando le svolgiamo. Ecco perché è molto difficile ottenere una prestazione elevata in qualcosa che non ci piace davvero.

Per saperne di più sulle tecniche da applicare quotidianamente per aumentare le tue prestazioni di mente e corpo, clicca qui. Scoprirai come partecipare a MasterMind, il workshop di due intere giornate in cui potrai esercitarti direttamente con Filippo Ongaro nei metodi che ti aiuteranno ad ottenere di più con meno sforzo. Inoltre, potrai ascoltare dal vivo Robert Dilts, uno dei precursori della Programmazione Neuro-Linguistica, e lo psicoterapeuta Giorgio Nardone, ideatore del Problem Solving Strategico e della Terapia Breve Strategica.

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Come esprimere al meglio i tuoi desideri con Igor Sibaldi

Molti sono interessati a dare inizio o a proseguire al meglio la notissima “Lista dei 101 desideri” di Igor Sibaldi.

Altri si interrogano su quale sia il modo migliore, il metodo, per poter esprimere i propri desideri e vederli realizzati.

Ma come si compila questa lista?

Come si formulano i desideri che teniamo segreti nel nostro cuore?

Come fare al meglio questo esercizio sorprendente ed entusiasmante che Igor Sibaldi ha messo a nostra disposizione per farci raggiungere le nostre stelle?

E come mai alcuni desideri, durante questo percorso, non si realizzano?

Ecco una lista in 10 punti che spiega passo dopo passo come fare e che potremo portare con noi durante questo percorso sorprendente.

 

Il momento della preparazione

Il primo obiettivo è arrivare a scrivere, su un quaderno, rigorosamente a mano, 150 desideri.

Niente paura, ci possono volere tanti giorni ma non dobbiamo né spaventarci, né farci prendere dall’ansia: è un percorso di lunga durata, che potrà accompagnarci anche per tutta la vita.

Terminata la lista dei 150 desideri, dobbiamo sceglierne 101 che andranno trascritti rigorosamente a mano, su carta, in un altro quaderno apposito.

Successivamente, terminata la trascrittura e la selezione, andranno letti una volta al giorno impegnandosi a terminarla entro 6 minuti al massimo: la mente razionale deve abituarsi alla bellezza di ciò che abbiamo scritto e verrà messa in moto la potenza interiore di cui siamo dotati.

La lettura dei 101 desideri continuerà per i successivi 365 giorni, ogni giorno, per massimo 6 minuti al giorno. Preferibilmente la lettura andrà fatta di primo mattino, poi messa da parte e per tutto il giorno non dovremo pensarci più.

Via via che i desideri si realizzano, li si sostituisce con nuovi desideri: potremo recuperare i 49 rimasti scartati alla prima selezione (nei 150 desideri) o inserirne di totalmente nuovi. Sentiamoci liberi in questo.

Desideri

10 punti per formulare i desideri

Ed ora veniamo ai 10 punti che esplicano nei minimi particolari come esprimere i nostri 150 desideri.

Possiamo portare con noi queste istruzioni: consultiamole, sfogliamole e utilizziamole durante il nostro percorso

1. “Io voglio ….. (la tal cosa)”

Una brevissima assunzione di responsabilità. Un messaggio chiaro per la coscienza;

2. Non usare il “non”

Mai usare il negativo;

3. Non si possono chiedere soldi perché il denaro è un mezzo e non un fine

I soldi non riguardano il “volere” ma riguardano il “dovere” e se chiediamo denaro è come se chiedessimo “Cosa devo volere?” e questo non va bene.

Per ottenere ciò che vogliamo, dobbiamo avere denaro: significa che siamo nella sfera del dovere.

Teniamo sempre in mente l’obiettivo, così arriverà più facilmente;

4. Esprimi solo desideri verificabili

Niente astrazioni, niente vaghezza.

La coscienza deve assumersi la responsabilità della scelta e tutti i dettagli ad essa legati. Esprimiamo qualcosa che piace e che sia preciso;

5. Evitiamo paragoni

Evitiamo il “come” comparativo, in quanto è un dialogo personale, di noi stessi con noi stessi. Non dobbiamo spiare gli altri!

6. Non si può chiedere per conto di qualcun altro

Non si può intervenire nelle storie altrui: porta guai!

7. Niente desideri seriali

Non si può ripetere il desiderio perché induce pensieri ossessivi, dannosi per noi stessi. Ogni desiderio sia qualcosa di nuovo, una scoperta;

8. Niente diminutivi né vezzeggiativi

I desideri vengono presi alla lettera e i diminutivi avranno il potere di ridurre il desiderio:  siate coraggiosi e precisi, dando il giusto peso alle parole

9. Ogni desiderio può avere al massimo 14 parole

           

“Io voglio …. + 12 “

 

Ogni desiderio deve durare al massimo quanto un respiro, quindi più parole usiamo e meno siamo convinti di ciò che desideriamo. Se una cosa la vogliamo veramente riusciamo a dirla  in modo conciso.

Più conflitti abbiamo verso quel desiderio e più parole ci serviranno per esprimerlo: abbiamo molte resistenze.

10. Non chiediamo storie d’amore o di sesso con persone precise

È un utilizzo improprio della volontà. È impadronirsi della sorte altrui. Si creano delusioni.

Si può chiedere “Io voglio avere storie d’amore ricambiate e felici.”

Chiediamo cose che ci rendano felici, non cose che ci vincolano.

Ed ora …. tocca a te!

 

Ma … dopo cosa accade?

Cosa può accadere durante questo percorso?

Ci concentriamo spesso sul concederci il permesso di desiderare, e questo è già un passo importante, ma altrettanto importante è osservare e vivere ciò che accade subito dopo, quando iniziamo ad esprimerci, quando iniziamo a chiedere, quando iniziamo ad aprirci a nuove possibilità.

Cosa succede dopo?

Perché alcuni desideri si avverano ed altri no?

Perché troviamo difficile, a volte, esprimere desideri?

Come mai rispettare queste semplici regole in realtà può essere difficoltoso?

È capitato anche a voi?

Facciamoci aiutare da Igor Sibaldi per scoprire cosa può accadere mentre stiamo puntando alle nostre stelle, de-siderando per noi un mondo più grande.

I desideri che non si avverano: cosa significa?

Durante la stesura dei primi 150 desideri ci sarà un continuo accorgersi di cose che ci riguardano e saremo travolti da numerosi interrogativi:

E se io avessi questo o quell’altro, quanto cambierebbe la mia vita?

lo voglio?

Il mondo delle domande è un mondo che ci fa scoprire nuove possibilità su noi stessi.

La mente razionale avrà paura di ciò che avremo scritto perché ritiene di non meritare ciò che abbiamo desiderato. Andrà educata pazientemente: le serviranno un paio di mesi per accettare questa serie di possibilità a portata di mano.

Nel frattempo alcuni desideri si saranno già realizzati!

Solitamente i primi a realizzarsi sono quelli ritenuti “impossibili”.

Sono quelli che ci avranno sorpreso perché sono nuovi, differenti, difficili e su quelli non avremo avuto mai il tempo di produrre delle resistenze mentali.

Per contro gli ultimi a realizzarsi sono i desideri noti del passato: vecchi obiettivi e vecchie idee su noi stessi che hanno prodotto tante resistenze e ne hanno avuto il tempo.

I desideri che non si realizzano nel primo anno sono i più importanti: dentro di essi vi si nasconde qualche profondo conflitto.

I desideri che non si realizzano sono quelli per cui abbiamo una segreta volontà di non vederli realizzati. È l’unico vero motivo ostativo.

A fine anno, quindi, prendiamo questi desideri irrealizzati, iniziamo a studiarli bene, a rileggerli, a fare il vuoto per ciascuno di loro e porre degli interrogativi. Indaghiamo per cercare di intuire cosa si oppone ad essi. Il solo fatto di dedicarsi a questo tipo di approfondimento li renderà più reali nella nostra vita e quindi sarà un primo passo verso la loro realizzazione.

Iniziare a desiderare ci porta ad ottenere risarcimenti per ferite che abbiamo subito.

Iniziare a desiderare ci porta ad ottenere risarcimenti per avvenimenti accaduti in altre vite.

Il fine ultimo è quello di andare in profondità che non è altro che quello che ci viene richiesto.

Le cose grandi sono nostre e sono doni per noi

Igor Sibaldi

Ciò che desideri si avvera

Desideri Igor Sibaldi

Igor Sibaldi, scrittore, filologo, esperto di psicologia del profondo e autore di La specie nuova, quando ci parla di desideri ci descrive alcune particolarità e comportamenti che taluni hanno approcciandosi al desiderare.

Altre volte, invece, possiamo ascoltare le esperienze degli altri e confrontarle con ciò che abbiamo noi stessi messo in pratica al momento di de-siderare, di “puntare alle stelle”.

 

Come vengono formulati i nostri desideri?

 Igor Sibaldi, durante i suoi seminari, ci ha detto che c’è un tipo di personalità che prende forma al momento di approcciarsi alla formulazione dei nostri desideri.

Non è un giudizio su di noi, bensì la descrizione di come tendiamo ad avvicinarci al mondo dei desideri: può essere insito in chiunque e denota una situazione ben precisa.

Spesso è quasi un passaggio dovuto, esperienziale. Anche importante.

Di cosa sto parlando?

Dell’esprimere i desideri in modo compulsivo.

Succede.

Specie quando scopriamo di poterci concedere il permesso di desiderare ed esplorare nuove possibilità.

Viviamo un’esperienza del tutto nuova che si fa strada tra quotidiani doveri e rinunce.

Iniziamo a redigere la nostra lista dei desideri e la riempiamo di richieste di ogni tipo.

È come se si fosse aperta in quel momento la possibilità di far avverare tutto quello che abbiamo sempre voluto ottenere ma mai osato chiedere, con la strana sensazione che ci sia una scadenza temporale. Cominciamo velocemente a riempire le pagine di desideri più svariati, spesso di tipo materiale e fisico:

Vorrei fare quel viaggio che ho rimandato, vorrei incontrare una certa persona, vorrei fare un altro viaggio, vorrei acquistare questo o quell’altro oggetto, vorrei una casa al mare, voglio una casa in montagna, voglio una casa in pianura, voglio fare questa professione, voglio risolvere quella data problematica, voglio quell’oggetto, voglio quel cagnolino, quel gattino, quel cricetino …

Sono una serie di cose che desideriamo ma senza un criterio e un’intuizione interiore.

Questi sono i desideri compulsivi: desideri immediati, che non rappresentano l’anima interiore della persona, non rappresentano “il suo IO più grande” – dice Sibaldi.

In ciò che formuliamo non c’è un legame con il nostro futuro, il nostro scopo, con l’ignoto e le nostre aspirazioni più profonde.

 

In questo caso alcuni desideri sono destinati a non avverarsi mai, semplicemente perché sono molto lontani dal nostro scopo nel futuro e lontani da quell’IO più grande che sta oltre (metà) il nostro Io piccolo , quello che sta compulsivamente riempiendo pagine e pagine di richieste.

Altri, invece, si avvereranno ma non avranno alcuna forza di cambiamento vero in noi. Il futuro e l’ignoto rimarranno lontani. Lo stupore (stupor) e l’Eros rimangono in attesa.

Insomma: non cambierà nulla, specie nel nostro livello di felicità.

desiderare

La mia esperienza personale da compulsiva

Posso fare una confessione?

Anche io ho stilato una serie di desideri molto materiali e fisici affiancati da una serie di desideri profondi e anche molto difficili da avverarsi ( di quelli che “questo non si avvererà mai!” ).

Paradossalmente ho visto realizzarsi nel giro di pochissimo tempo un desiderio molto molto difficile, quasi una magia, e al quale avevo dato anche un termine molto stringente: si è realizzato, precisamente, puntualmente, tranquillamente.

Si è avverato così immediatamente che nella mia misera lista di pochi desideri è stato cancellato subito.

Al contrario, un desiderio molto semplice e molto banale, nonostante sia qualcosa di materiale che io sento di desiderare davvero, non si è ancora realizzato.

Vi starete chiedendo di cosa si tratti, per capire quanto sia effettivamente complesso il mio desiderio.

Ebbene: voglio una carriola in dono da mettere in giardino per farci un’aiuola di petunie e fiori primaverili. Niente di così difficile qui in campagna. Eppure ….

Immagino il mio IO grande che mi fissa e mi dice “ma cosa c’entra questo con il tuo scopo???”.

In realtà un tentativo di argomentazione l’ho fatto, ma forse sono poco efficace come avvocato di me stessa.

Intanto continuo a guardare le carriole fiorite nei giardini degli altri…

Un avvertimento importante

In un gruppo di fan delle tematiche trattate da Igor Sibaldi si affronta spesso l’argomento dei desideri e della lista dei 101 desideri.

Ritroviamo frequentemente anche in letteratura e in cinematografia l’avvertimento classico di molte storie:

“Devi stare molto attento a ciò che desideri, perché potrebbe avverarsi!”

 

Effettivamente è così.

Molti nel gruppo vengono messi in guardia, o redarguiti se già accaduto, dalla prassi di desiderare qualsiasi cosa come fossero voglie o soddisfazioni da togliersi.

La modalità di esprimere desideri è importante e va trattata per ciò che è : non è un gioco che ci fa ottenere beni materiali o soddisfazioni effimere ma ha una valenza e uno scopo molto più grande.

Quale?

Quello di farci vedere nuove possibilità, di farci ampliare il nostro piccolo mondo in un mondo molto più grande, di farci prendere contatto col nostro Eros e la nostra capacità creativa, di immaginare e di metterci in comunicazione diretta con il nostro IO più grande per iniziare a realizzare ciò che abbiamo in serbo nel nostro personale futuro. Ci predispone all’ignoto e a un campo di possibilità molto più ampio. E’ un divenire.

Molti raccontano, dalla propria esperienza personale, che possiamo desiderare qualunque cosa ma se non è in linea con il nostro IO più grande ciò che si avvera non ci renderà felici ( Felix in latino o Happy in inglese).

In alcuni casi, con il senno di poi, si potrebbe pensare che sarebbe stato meglio non si fosse avverato mai.

esprimere un desiderio

Un caso reale: la donna che voleva essere chef

È capitato, fra i fan di Igor Sibaldi, che qualcuno raccontasse la propria esperienza: “ho espresso un certo tipo di desiderio e poi ho scoperto che non era quello che volevo davvero” oppure “non mi ha reso felice” oppure “non è cambiato nulla”.

Ricordo il caso di quella donna che raccontò che a suo tempo aveva desiderato di diventare cuoca e dedicarsi al mondo della ristorazione: era la sua scelta di vita.

Disse che il desiderio si era avverato, anche piuttosto rapidamente, ma che lavorando in quel campo aveva poi scoperto non essere la vita che voleva fare.

Ha poi cambiato lavoro.

In definitiva la considerava un’esperienza importante, non un errore, perché in questo modo ha scoperto che lavorare in cucina non le piaceva: come avrebbe potuto capirlo se non fosse riuscita a sperimentarlo?

 Se non avesse mai provato avrebbe vissuto una vita nel dubbio o nel rimpianto. Invece ha avuto la possibilità di conoscersi.

Ha chiuso una possibilità e ne ha aperte di nuove.

Ci è concesso sbagliare i desideri?

 In realtà stiamo entrando in un altro ambito, di cui Igor Sibaldi ci ha parlato spesso: il tema dello sbagliare e del non sbagliare.

Sibaldi ci rassicura se ci troviamo nella situazione in cui sentiamo di “aver sbagliato tutto”: sentire di aver sbagliato è importantissimo perché ci mette di fronte a noi stessi e ci mette di fronte alla conclusione di un percorso, per iniziarne un altro. Ne parla sempre, da molti punti di vista, tra cui anche il tema della speciazione culturale che probabilmente, lui ipotizza, è in atto in questo momento.

Se ci sentiamo sbagliati vuol dire che ciò che eravamo fino a poco tempo prima non ci basta più: siamo diventati più grandi e siamo in cerca di un ignoto che ancora non abbiamo scoperto ma che possa esprimere ciò che ora siamo.

Potrebbe essere nato un problema ( pro-blema: uno slancio in avanti dice Sibaldi ) che nasce dall’avverarsi di un desiderio che tuttavia non ci piace per nulla: ci troviamo in una situazione difficile causata proprio dall’essere stati soddisfatti.

Prendere coscienza che “abbiamo sbagliato tutto” effettivamente ci fa riconoscere che la situazione in cui ci troviamo va cambiata o che il  mondo in cui ci troviamo non ci basta più, non è più sufficiente per esprimere ciò che siamo diventati grazie a quel problema.

Niente paura.

Non c’è realmente “sbagliare o non sbagliare”: esprimiamo i nostri desideri, lasciamo che si avverino e lasciamo che eventualmente non ci piacciano. È giusto così.

Non è sbagliare, così come siamo abituati a concepire l’errore.

È sperimentare.

È provare.

È conoscere di più noi stessi, tramite il positivo ed il negativo: quello che ci piace e quello che non ci piace, per scoprire l’Eros che ci alimenta e sperimentare da cosa si genera.

Il nostro mondo, in questo modo, si amplia e ci accresce e ci fa vivere. Ci fa prendere direzioni differenti, come quando gli Europei presero la via per le Indie ma scoprirono un intero nuovo continente in cui nacquero nuovo mondi e nuove realtà: le Americhe!

Tutto è utile.

Per Igor Sibaldi, simpaticamente, il problema non si pone: sperimentiamo!

Portiamo a termine una vita, cominciamone un’altra, e poi un’altra ancora e facciamo tante cose diverse ampliando il nostro sguardo ( fino alle stelle ! )  perché “in fondo – lui dice – dovendo vivere solo 140 anni, sapete quante cose possiamo fare nel frattempo?”