Come tradire (e non essere scoperte) in 5 mosse

Il tuo fidanzato/marito è il compagno ideale: poco o nulla di cui lamentarsi.

C’è complicità, empatia, affinità intellettuale: insomma, sulla carta non manca proprio niente. Appunto, sulla carta. Perché poi o per noia, o per un’imprevista tempesta ormonale, o per dare quel pizzico di pepe in più alla relazione, o perché neanche noi stesse siamo in grado, da sole, di spiegarne i motivi, arriva, inesorabile, il desiderio di tradire.

Se quindi hai deciso di buttare all’aria anni e anni di fedeltà pagata a duro prezzo con l’imperturbabilità del saggio stoico, lezioni su lezioni di respirazione yogica (anche queste pagate a duro prezzo) per reprimere i più subdoli impulsi libidinosi, ore e ore di corso prematrimoniale volte a mostrare un lungo elenco di doveri e responsabilità e uno, ben più scarno, di piaceri e sei intenzionata a farti un’amante, allora non darti all’improvvisazione … a meno che tu non voglia essere scoperta. Tradire è sì cedere alla passione travolgente di un istante ma, per non commettere passi falsi, occorre essere attenti e calcolatori come dei veri e propri ninja.

In questa piccola mini-guida abbiamo pensato di raccogliere gli errori più comuni da evitare per tradire senza mettere a repentaglio la tua relazione.

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  1. Negare, negare, negare e ancora negare!

Lo inserisco come primo punto perché è la regola imprescindibile alla base di qualsiasi manuale del perfetto traditore. Specie se non si tratta di una semplice e occasionale scappatella ma di un amante a tutti gli effetti, sarà fondamentale vestire i panni del perfetto mentitore, dall’inizio fino a quando non deciderai di porre fine alla tua nuova liaison. In barba all’emotività, dovrai essere una vera e propria macchina da guerra anche quando il partner ti incalzerà con domande serrate e scomode, con la faccia di chi ha tutta la verità in tasca. È la tua occasione per far finalmente fruttare quel corso di recitazione fatto alle scuole medie e accantonato dopo lo spettacolo di fine anno scolastico.

  1. Non abbassare mai la guardia

È tipico del traditore alle prime armi. La paura di essere scoperta ti porta ad un’attenzione maniacale nell’elaborazione di bugie e di piani A, B, C, D, E – scomodando anche l’alfabeto cirillico, se possibile – solo ed esclusivamente nelle prime fasi dell’ “avventura”. Se non vieni scoperta nel giro di un mese, questa cura al dettaglio inizia a scemare: nulla di più sbagliato. Non ti adagiare nella convinzione di essere diventata abile a mentire se fino all’altro ieri non riuscivi nemmeno a dissimulare insofferenza verso l’ennesimo paio di calzini a pois regalato a Natale da tua zia.

 

  1. Non chiedere. Mai.

Non fare troppe domande sui programmi che il tuo partner ha per il fine settimana per capire quando e quanto campo libero puoi avere. Potrai ricavare le stesse informazioni in modo più sottile cercando di portare alla luce il discorso in modo indiretto. Per capirci, anziché l’autostrada prendi l’interna: più scomoda, più lunga ma in grado di portarti comunque a destinazione.

 

  1. Home sweet home? No, grazie!

Sembrerà banale ma se da un lato è facile cedere alla tentazione di un posto pratico e confortevole come casa propria, dall’altro è altrettanto facile essere colti in flagrante. Il timore che il tuo compagno possa rientrare da un momento all’altro farà pure innalzare il termometro della passione ma meglio che i bollenti spiriti vengano placati altrove. La vicina impicciona, ahimè, non è solo un cliché. Non dico di cambiare continente, che in pausa pranzo magari è un po’ scomodo, ma almeno di incontrarvi in un territorio neutro e lontano da occhi indiscreti.

 

  1. Il silenzio degli innocenti

Fedifraga, se vuoi avere la certezza quasi matematica di riuscire a farla franca, non raccontare le tue  marachelle ad amici o colleghi. Inutile invocare il silenzio: il rischio di innescare il gioco del “telefono senza fili” è sempre dietro l’angolo. O, ancora peggio, costringerai a sporcare la fedina “etica” dei tuoi amici, qualora siano anche amici del tuo partner.

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Ora, fermati a riflettere: se sei certa di non voler rinunciare alla tua relazione ma senti il desiderio di un amante, allora questo è di certo il sintomo di problematiche ancora latenti che hanno bisogno di essere portate alla luce. Può trattarsi di difficoltà di comunicazione, di differenze che, improvvisamente, diventano inconciliabili (vedi Brangelina), di una temporanea perdita d’intesa con il tuo lui: non è sempre facile capire cosa sta accadendo alla nostra relazione, o perché siamo troppo coinvolti e poco disposti ad ammettere che qualcosa non vada o perché non possediamo gli strumenti giusti per accorgerci di cosa è venuto meno. Così si finisce per ricorrere a spiccioli escamotage, palliativi come quelli che ti ho illustrato, che non fanno altro che raggirare il problema, anziché risolverlo. Un cerotto non può sanare una ferita, può solo tamponarla.

 

 

 

E vissero per sempre felici e stressati

Lo stress è il male della nostra epoca

Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non ha dovuto fare i conti con un intenso periodo di stress e non abbia sperato di potersi disfare al più presto di questa pesante zavorra. Dello stress faremmo volentieri a meno, eppure i ritmi di vita che oggi ci vengono imposti decretano l’esatto contrario tanto da farlo apparire come il male dell’epoca contemporanea.

Saremmo anche disposti ad accettarlo se il prezzo da pagare non fosse una diminuzione della nostra felicità. E allora, quale soluzione ci resta? Essere stressati e quindi infelici?

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Rinunciare alla felicità non è un’ipotesi contemplabile

Rinunciare alla felicità non è un’ipotesi contemplabile. Già Aristotele, diversi secoli orsono, sosteneva che lo scopo ultimo della vita terrena è il raggiungimento della felicità personale e la realizzazione di sé stessi.

Ad ogni modo, negare che lo stress non abbia alcun peso sul conseguimento di questo obiettivo è pura illusione ed eliminarlo dalla quotidianità delle nostre giornate, sia nella vita privata che nel contesto lavorativo, non solo non è possibile ma non è nemmeno auspicabile.

Una certa dose di stress non solo non mina la nostra felicità ma addirittura può contribuire alla crescita personale

Tutto sta nel riuscire a individuare la giusta dose di stress che siamo in grado di gestire e tollerare così da trasformare lo stress da ostacolo ad opportunità. Per spiegare questo concetto è utile ricorrere alla metafora dell’arco e della freccia elaborata da Theo Compernolle. Il neuropsichiatra belga, specialista e consulente nella gestione dello stress in particolare per il mondo del business, sostiene che la tensione dell’arco è necessaria affinché la freccia arrivi al suo obiettivo. Senza lo stress dell’arco, la freccia non può arrivare da nessuna parte. Esagerando con la tensione, l’arco si rompe. Ciò sta a significare che una certa dose di stress non solo non mina la nostra felicità ma addirittura può contribuire alla nostra crescita personale.

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Senza una certa quantità di stress non si raggiunge niente. I riconoscimenti, i premi e i traguardi che si raggiungono nella vita sono sempre accompagnati da momenti emotivamente intensi e stressanti. Ce lo insegna anche il mondo dello sport. Dopo aver vinto la medaglia d’argento nel trampolino tre metri dei tuffi sincro alle recenti Olimpiadi di Rio, Tania Cagnotto ha dato l’annuncio del suo ritiro “Arrivare a questo argento è stato feroce, scortica, toglie la pelle. So che rimpiangerò lo sport ma sono a pezzi. Stanca di soffrire. Smetto per questo, perché è un fuoco che riscalda ma che consuma anche. Non solo te ma anche quelli che ti stanno attorno”.  Eccessiva tensione e l’arco si è rotto.

Lo stress non è qualcosa che appartiene a noi soltanto, ma logora anche ci sta intorno. Per questo è importante saper riconoscere quando il partner è stressato e comprendere qual è il  modo di affrontarlo

La confessione della pluripremiata tuffatrice ci offre anche un’altra importante lezione: lo stress non è qualcosa che appartiene a noi soltanto e che non influisce su chi ci sta intorno, specie nell’ambito delle relazioni di coppia. Saper intuire e comprendere quando il partner è snervato e qual è il suo modo di affrontare lo stress evita buona parte delle incomprensioni di un rapporto.

John Gray, psicologo e psicosessuologo, nel suo best- seller Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere, spiega che uomini e donne reagiscono in modo differente allo stress e, pertanto, in queste circostanze le necessità dei due sessi divergono. Mentre gli uomini tendono a chiudersi sempre di più in sé stessi focalizzandosi sul problema, le donne si sentono più coinvolte in ciò che le angustia e sopraffa. “L’uomo si sente meglio se risolve i problemi, la donna se ne parla”. Capire queste differenze e imparare a rispettarle riduce in modo netto le confusioni e i conflitti che improntano i rapporti con l’altro sesso. Senza qualcuno che sappia supportarci (e non solo sopportarci!) anche nei momenti di maggiore stress e tensione, la strada verso la felicità è di certo più lontana e tortuosa.